Allevamenti, pesante il ciclone Covid in Fvg: latte ai minimi e venti stalle chiuse

(g.l.) In Friuli Venezia Giulia il prezzo del latte è letteralmente crollato e venti stalle non ce l’hanno fatta, tanto che si sono dovute rassegnare alzando bandiera bianca. L’onda d’urto dovuta al ciclone pandemico, infatti, c’è stata e pure pesante, sebbene vada osservato che, fortunatamente, rispetto ad altri settori quello dell’allevamento, tutto sommato, ha resistito alla batosta Covid. «Non siamo ancora riusciti a superare definitivamente gli effetti della pandemia, che naturalmente ci sono stati, ma tutto sommato non hanno inciso pesantemente dal punto di vista dell’andamento economico finanziario», ha detto ieri mattina il presidente dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, Renzo Livoni, aprendo l’assemblea dei soci a Codroipo che ha approvato i conti dell’anno passato e il bilancio di previsione 2021. Nonostante la tenuta complessiva, non sono però mancati i problemi, appunto anche gravi. In alcuni periodi dell’anno scorso, specie durante l’estate, il settore ha pagato infatti gli effetti delle speculazioni sui beni agroalimentari, che hanno generato riflessi negativi anche a monte. A farne le spese è stata ancora una volta, soprattutto la zootecnia da latte. All’incontro ha partecipato anche l’assessore regionale delle Risorse agricole, Stefano Zannier, che ha portato il saluto della Giunta Fedriga, soffermandosi sui problemi del settore alla luce dell’emergenza sanitaria e sulle misure messe in atto per fronteggiarla.

Lugo, Livoni e Zannier.

MUNGITURE AVARE – Dai 39 centesimi di febbraio, il prezzo pagato alla stalla per un litro di latte era sceso a 38 centesimi a marzo, per poi toccare i minimi termini, appena 34 centesimi, tra luglio e agosto. «Dinamiche – ha affermato il presidente Livoni – ingiustificate perché se è vero che da un lato il blocco della ristorazione durante il lockdown ha azzerato il mercato legato all’Horeca, è vero anche che i consumi di prodotti lattiero-caseari nella grande distribuzione organizzata sono cresciuti a doppia cifra, così come quelli di altri prodotti agroalimentari». Logica avrebbe voluto che vi fosse un bilanciamento. Così invece non è stato. E a farne le spese, ancora una volta, sono state le stalle. In 20 non hanno retto l’onda d’urto e hanno chiuso. Ma le difficoltà non si sono limitate alla zootecnia da latte. «La carne bovina così come quella suina e tutto il comparto delle carni bianche ha subito cali delle quotazioni per chilo che in certi momenti hanno sfiorato il -50%», ha fatto sapere ancora Livoni rilevando che queste dinamiche non sono passate senza mietere qualche vittima: «Chi ha potuto immagazzinare – ha aggiunto -, congelando il prodotto, è riuscito a sopravvivere, ma diversi operatori del settore hanno dovuto ammainare bandiera. L’attuale ripresa dei consumi ci dirà ora se, chi è riuscito a superare il 2020, sarà in grado di restare sul mercato».

MALGA MONTASIO OK– Nell’ambito dell’attività associativa, si è giovata della pandemia malga Montasio, che nell’estate 2020 ha raccolto migliaia di visitatori in fuga dalle città, dall’afa e ovviamente dal Covid. Al contrario, l’anno non è stato eccellente per il rifugio Divisione Julia, struttura che l’Aafvg ha preso in affitto dal Cai nel maggio 2019 per farne un’importante vetrina dedicata al prodotti delle stalle associate. Se nel periodo estivo, così come in malga Montasio, il rifugio ha fatto ottimi risultati, nel periodo invernale le restrizioni applicate dal Governo per il manifestarsi della seconda ondata di Covid-19 hanno limitato fortemente l’attività di ristorazione e alloggio. «La beffa – ha evidenziato il direttore Andrea Lugo – si è avuta poi nella parte finale dell’anno, quando sono iniziate le abbondanti nevicate, promessa di una stagione “sold-out”, che invece non c’è stata».

SEME BOVINO IN CINA – Durante l’estate scorsa, il Centro tori e stalloni di Moruzzo, unica struttura regionale nel campo della riproduzione delle specie animali allevate, oltre ad aver rafforzato il canale di esportazione del seme bovino con la Turchia, ha aperto un nuovo canale commerciale con la Cina, grazie a una partnership con Horizon Genetics, azienda che si occupa dell’esportazione del seme bovino in America e nel Far East. «Le prime esportazioni sono state effettuate a cavallo del 2020 e 2021 ed ora si stanno implementando ulteriormente essendo trascorsi i 6 mesi di quarantena necessari per l’autorizzazione all’esportazione. Questo progetto – ha sottolineato Lugo – dovrebbe tendere a regime ad una produzione e successiva esportazione di circa 300.000 dosi all’anno che rappresenteranno un considerevole sbocco di mercato per le nostre capacità produttive».

CONTROLLI FUNZIONALI – L’attività “core“ dell’associazione è naturalmente proseguita a beneficio delle quasi 1.000 aziende associate. Nonostante il calo delle bovine controllate, passate dai 35.506 capi del 2019 ai 33.022 del 2020, dovuto sostanzialmente a un paio di grosse realtà zootecniche che hanno cessato l’attività oltre ad alcune perdite fisiologiche di strutture zootecniche di piccola dimensione, la percentuale del latte controllato in regione rimane ad alti livelli: 2.172.559 sono infatti i quintali di latte monitorato nell’anno tramite i controlli funzionali, l’81,7% del totale di 2.657.733 quintali di produzione regionale complessiva. «Un grazie va a tutto il personale – hanno concluso Lugo e Livoni – per l’impegno, la dedizione e la collaborazione che ci ha consentito, anche nell’anno della pandemia, di essere sempre al fianco degli allevatori, sia per le necessità tecniche che per quelle morali, volvendo un ruolo ancor più insostituibile che in passato».

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In copertina e all’interno immagini di allevamenti e di malga Montasio sulle Alpi Giulie.

 

 

Renzo Livoni sarà ancora leader degli allevatori Fvg. Subito la questione latte

di Gi Elle

La caduta libera del prezzo del latte alla stalla sarà il problema più scottante che si troverà di fronte Renzo Livoni, appena confermato leader dell’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia. Il consiglio direttivo, uscito dal recente rinnovo, lo ha infatti rieletto alla presidenza. Per l’allevatore di Merlana, affiancato alla vicepresidenza da Franco Baselli e Lino Mazzolini, è il terzo mandato consecutivo alla guida dell’importante organizzazione zootecnica. Una conferma naturalmente gradita, che Livoni ha però intenzione di interpretare con senso prospettico, formando in questi tre anni coloro che dalle sue mani e da quelle dei consiglieri più “anziani” nel prossimo futuro riceveranno le redini dell’associazione. «Perché noi – esordisce il presidente – non siamo eterni e per questo abbiamo apportato nuova linfa al consiglio direttivo dell’AaFvg con ben metà dei consiglieri eletti che sono new entry». Sette su tredici sono infatti alla loro prima esperienza in consiglio. Così è per Maurizio Sain, Matteo Stefanutti, David Allegro, Lino Mazzolini, Moreno Caron, Riccardo Castellani e Nicolò Panciera di Zoppola Gambara, affiancati da consiglieri già in forze quali Baselli e Mazzolini, Matteo Delle Vedove, Gabriele Giacchetto, Agostino Listuzzi e Omar Maruccelli.

Il mandato del nuovo consiglio si apre con un ordine del giorno carico di problemi ormai annosi. Su tutti, come dicevamo all’inizio,  la caduta libera del prezzo del latte. «L’allevamento delle bovine da latte sta nuovamente facendo i conti con un prezzo del litro di latte alla stalla crollato a 35 centesimi», denuncia Livoni evidenziando che sono troppo pochi anche solo per coprire le spese di produzione. Il differenziale tra il prezzo di un litro di latte alla stalla e quello che il consumatore trova sul banco frigo è abissale. In media si va oltre 1,30 euro, in molti casi anche oltre. A guadagnarci sono la rete distributiva e quella commerciale a discapito delle stalle. «Siamo ancora una volta alle prese con una dinamica speculativa messa in atto in particolare dalle grandi catene commerciali. L’obiettivo – conclude il neo-rieletto presidente – dev’essere quello di cercare di trattenere una maggior quota di valore aggiunto nelle stalle, che sono obiettivamente quelle che fanno i maggiori sacrifici e garantiscono la qualità del prodotto, ma che oggi non si vedono adeguatamente remunerato lo sforzo».

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In copertina, il neo-rieletto Renzo Livoni nella sua stalla di Merlana.