“Dop economy”, il Fvg è leader in Italia: vale 1 miliardo e 162 milioni di euro

«Il Friuli Venezia Giulia è la regione italiana in cui le produzioni dell’agroalimentare Dop e Igp hanno registrato la crescita maggiore nel 2021. L’incremento del 63 per cento, rispetto all’anno precedente, nel valore generato dalle produzioni a marchio tipico rispetto al totale della produzione agroalimentare pone la nostra regione al primo posto in Italia per il tasso di aumento che si è registrato nell’anno post-pandemia rispetto al 2020». A renderlo noto è stato, a Roma, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier proprio in occasione della presentazione del ventesimo Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole certificate Dop Igp Stg, che descrive i dati del settore dei prodotti registrati a origine protetta e tipici e analizza i consumi delle stesse tipologie di prodotti nel mercato italiano nel 2021, con un focus anche sull’andamento e l’evoluzione nel corso del 2022.
«Il dato di crescita record, il 63 per cento nell’ultimo anno quando la media nazionale è del 21 per cento – ha sottolineato l’assessore – rappresenta un risultato molto importante per il comparto agroalimentare del Friuli Venezia Giulia. In numeri e i dati che pongono la regione in vetta alla classifica del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 testimoniano anche la capacità del settore e delle sue imprese a reagire con le strategie giuste nonostante le diverse difficoltà che non sono mancate nella congiuntura internazionale». L’analisi territoriale del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 ha un nuovo indicatore “Peso Dop Igp” che, per ogni regione, esprime l’incidenza del comparto sul totale del settore agroalimentare regionale.
In Friuli Venezia Giulia il peso della “Dop economy” equivale a un valore pari a un miliardo e 162 milioni di euro. Il settore delle produzioni a marchio tipico comprende 26 prodotti (oltre a molti vini, tra le produzioni certificate più “blasonate” e conosciute vi sono Prosciutto di San Daniele, formaggio Montasio, olio Tergeste, la Pitina, la Brovada, il Prosciutto di Sauris) e occupa circa 3.650 addetti. Sul valore complessivo la parte del leone è rappresentata dai vini: 803 milioni di valore economico, quasi tremila occupati e una crescita di oltre il 35 per cento nel 2021 rispetto al 2020. Nel segmento del cibo l’incremento è stato di circa il 7 per cento e il valore nella “bilancia” complessiva delle produzioni a marchio registrato è di 359 milioni di euro. Nelle filiere, quella vitivinicola rappresenta il 69% del totale, mentre quella dei prodotti a base di carne il 29%.
«I risultati che emergono dal Rapporto – ha concluso l’assessore Zannier, a margine della presentazione dei dati alla quale era presente anche il neoministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida – mostrano che la strada intrapresa dalle imprese del settore e dalle politiche regionali degli ultimi anni in difesa e per la valorizzazione delle produzioni certificate va perseguita con ancora maggiore determinazione. Nella convinzione che non serve competere sulla quantità ma bisogna saper investire sulla qualità e sulle tipicità».

Dop e Igp, il Friuli Venezia Giulia è leader in Italia nella crescita post-pandemica

«Il Friuli Venezia Giulia è la regione italiana in cui le produzioni dell’agroalimentare Dop e Igp hanno registrato la crescita maggiore nel 2021. L’incremento del 63 per cento, rispetto all’anno precedente, nel valore generato dalle produzioni a marchio tipico rispetto al totale della produzione agroalimentare pone la nostra regione al primo posto in Italia per il tasso di aumento che si è registrato nell’anno post-pandemia rispetto al 2020». A renderlo noto è stato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenuto a Roma proprio in occasione della presentazione del ventesimo Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole certificate Dop Igp Stg, che descrive i dati del settore dei prodotti registrati a origine protetta e tipici e analizza i consumi delle stesse tipologie di prodotti nel mercato italiano nel 2021, con un focus anche sull’andamento e l’evoluzione nel corso del 2022.

Grandi protagonisti anche il prosciutto…


«Il dato di crescita record, il 63 per cento nell’ultimo anno quando la media nazionale è del 21 per cento – ha sottolineato l’assessore – rappresenta un risultato molto importante per il comparto agroalimentare del Friuli Venezia Giulia. I numeri e i dati che pongono la regione in vetta alla classifica del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 testimoniano anche la capacità del settore e delle sue imprese a reagire con le strategie giuste nonostante le diverse difficoltà che non sono mancate nella congiuntura internazionale”. L’analisi territoriale del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 ha un nuovo indicatore “Peso Dop Igp” che, per ogni regione, esprime l’incidenza del comparto sul totale del settore agroalimentare regionale».
In Friuli Venezia Giulia il peso della “Dop economy” equivale a un valore pari a un miliardo e 162 milioni di euro. Il settore delle produzioni a marchio tipico comprende 26 prodotti (oltre a molti vini, tra le produzioni certificate più “blasonate” e conosciute vi sono Prosciutto di San Daniele, formaggio Montasio, olio Tergeste, la Pitina, la Brovada, il Prosciutto di Sauris) e occupa circa 3.650 addetti. Sul valore complessivo la parte del leone è rappresentata dai vini: 803 milioni di valore economico, quasi tremila occupati e una crescita di oltre il 35 per cento nel 2021 rispetto al 2020. Nel segmento del cibo l’incremento è stato di circa il 7 per cento e il valore nella “bilancia” complessiva delle produzioni a marchio registrato è di 359 milioni di euro. Nelle filiere, quella vitivinicola rappresenta il 69% del totale, mentre quella dei prodotti a base di carne il 29%.
«I risultati che emergono dal Rapporto – ha concluso l’assessore Zannier, a margine della presentazione dei dati alla quale era presente anche il neoministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida – mostrano che la strada intrapresa dalle imprese del settore e dalle politiche regionali degli ultimi anni in difesa e per la valorizzazione delle produzioni certificate va perseguita con ancora maggiore determinazione. Nella convinzione che non serve competere sulla quantità, ma bisogna saper investire sulla qualità e sulle tipicità».

… e il formaggio di qualità.

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In copertina, i grandi vini Fvg sono l’elemento di traino nel “paniere” Dop e Igt.

Premio Trivelli, di Cavasso Nuovo e Tarcento i migliori piatti con la Pitina

L’osteria Ai Cacciatori di Cavasso Nuovo ed il ristorante Costantini di Collalto di Tarcento si sono aggiudicati – a pari merito – la decima edizione del “Premio Mattia Trivelli”, nato nel 2012 per valorizzare un tradizionale salume delle Valli Pordenonesi – la Pitina – che da prodotto a rischio di estinzione è divenuto una vera e propria icona del territorio dove nasce e al quale dal 2018 è stato riconosciuto il marchio comunitario della Igp, l’Indicazione geografica protetta).

Osteria Ai Cacciatori

Ristorante Costantini

La cerimonia di premiazione – trasmessa anche sulla pagina Facebook dell’Ecomuseo delle Dolomiti Friulane Lis Aganis – è avvenuta domenica nella sala consiliare del “Palazàt”, il municipio di Cavasso Nuovo, dove ha fatto gli onori di casa il sindaco Silvano Romanin. Il saluto degli organizzatori è stato portato dalla vicepresidente dell’Ecomuseo, Marina Crovato, che ha ribadito come nel sottotitolo del Premio (“La Pitina, prodotto culturale”) sia condensata la storia di questo gustoso salume, da prodotto di sopravvivenza a ingrediente protagonista di piatti gourmet. Da sempre l’Ecomuseo tutela il patrimonio culturale e valorizza i saperi che le comunità tramandano anche attraverso i prodotti della tradizione: il cibo è cultura! Il saluto dei produttori di Pitina è stato portato dal presidente della loro Associazione, Manuel Gambon; quello dell’Istituto alberghiero Ial di Aviano (dove sono avvenute le degustazioni dei piatti in concorso) è stato affidato invece ad un videoclip realizzato dagli allievi che hanno collaborato e assistito ai lavori della Giuria, composta da Ubaldo Alzetta (ristoratore e socio fondatore dell’Associazione Produttori Pitina), Giuseppe Damiani (esperto di turismo sostenibile), dal giornalista enogastronomo Bepi Pucciarelli e da Giorgio Viel, direttore del Centro studi Friuli Venezia Giulia dell’Accademia Italiana della Cucina, che ha presentato e commentato i piatti in concorso.
Per la prima volta in dieci anni la Giuria ha deciso per un premio “ex aequo”, attribuito al piatto “Blecs di farina di castagne con Pitina, mele antiche e ricotta stagionata” (Osteria ai Cacciatori) e allo “Gnocco di rape rosse ripieno di formaggio Asino e Pitina” (Ristorante Costantini). «Due piatti – ha sottolineato la Giuria nelle motivazioni del Premio – assolutamente diversi, ma entrambi di altissimo livello. I Blecs di Danêl (Daniele Corte, l’oste dei Cacciatori) sono un concentrato di tradizione e di storia del territorio, nel quale gli ingredienti – farina di castagne, Pitina, mele antiche e ricotta stagionata – sono tenuti insieme da un collante fatto di esperienza e amore. Passione e ricerca sono gli ingredienti non scritti dello Gnocco studiato e realizzato da Marco Furlano, chef del ristorante Costantini: anch’esso un piatto quasi a km zero e realizzato con un occhio particolare alla sostenibilità». La Giuria ha anche segnalato come meritevoli del tradizionale “Premio Speciale” il piatto presentati da Gelindo dei Magredi, di Vivaro, e dal maestro pasticciere Stefano Venier dell’Arte Dolce, di Spilimbergo.
In chiusura della cerimonia di premiazione (alla quale ha partecipato anche il consigliere regionale Emanuele Zanon), gli organizzatori hanno confermato la volontà di proseguire con il Premio Mattia Trivelli, la cui formula a partire dall’edizione 2022 sarà “riveduta e corretta”. Verranno aggiornati il Regolamento ed il “format” del Premio, facendo tesoro dell’esperienza accumulata in questo primo decennio; verrà anche ampliata e valorizzata la collaborazione – positivamente testata nell’ultimo biennio – con l’Istituto alberghiero Ial di Aviano. Il progetto è finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con la Lr 21/2016.

Associazione Lis Aganis Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane APS Via Maestri del Lavoro, 1 33085 Maniago (Pn) – tel 0427.764425 – cell. 393.9494762/3 info@ecomuseolisaganis.it – www.ecomuseolisaganis.it

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In copertina, la Pitina (da Il Cibario, Ersa Fvg) e qui sopra la premiazione: da sinistra il sindaco di Cavasso Nuovo Silvano Romanin, Daniele Corte (Osteria ai Cacciatori), Marina Crovato dell’Ecomuseo Lis Aganis, lo chef del Ristorante Costantini Marco Furlano e Manuel Gambon.

“Il profumo del mirto” oggi a Cormons: Kiodo e il suo pecorino sardo-friulano

Francesco Mattu, per gli amici e per tutti quelli che lo conoscono più semplicemente Kiodo, ha portato la Sardegna nella Val Tramontina sulle montagne pordenonesi – la terra della Pitina – dove risiede da oltre un decennio e dove ha trapiantato un gregge di pecore sarde da cui produce un formidabile pecorino, “sardo-friulano” come lo chiama lui, e una strabiliante ricotta. Classe 1976, dopo l’infanzia vissuta a Ovodda, nel centro della Barbagia, Kiodo si è trasferito a Olbia, e nel 2007 ha deciso di replicare la scelta di un suo amico, un pastore sardo trasferitosi da tempo nelle montagne friulane. È proprio lui, Francesco Mattu, il protagonista del film “Il profumo del mirto”, una produzione di Karel film scritta e diretta da Christian Canderan – regista, autore e produttore friulano, fondatore di Sunfilms – che si presenta al Teatro Comunale di Cormons nella serata di oggi, 18 ottobre, con repliche mercoledì 20 al Teatro Miotto di Spilimbergo, giovedì 21 al Teatro Pasolini di Casarsa e venerdì 22 ottobre a Cervignano, Teatro Pasolini. Realizzato con la fotografia di Luca Melis e la colonna sonora d’eccezione firmata dal maestro compositore e cantautore sardo Piero Marras, il film è prodotto in collaborazione con Sunfilms. Il progetto è sostenuto da un ampio pool di partners: il Ministero della Cultura, Film Commission Sardegna, Regione Autonoma della Sardegna, Fondo Regionale dell’Audiovisivo Friuli Venezia Giulia e Unione dei Comuni della Barbagia.
Nel documentario “Il profumo del mirto” scorre una vita di emozionanti ricordi, che toccano l’essenzialità della vita di Francesco e della sua gioventù in Sardegna, dove ogni piccola cosa che lo circondava aveva un immenso valore. È un’opera che focalizza sulla storia, la cultura, i costumi, i paesaggi, la musica e ovviamente la tradizione agroalimentare e i sapori della Sardegna e del Friuli Venezia Giulia, come sottolinea l’autore Christian Canderan, per evidenziare il forte legame che unisce da sempre queste due regioni e le loro genti, seppur molto lontane fra loro. Traspare l’ironia del popolo sardo, che in vari momenti del film si intreccia a quella friulana. Set privilegiato per le riprese in Friuli è stata la Val Tramontina con l’ovile di Kiodo: la sua quotidianità è stata ripresa in vari momenti dell’anno. Scorci stupendi della valle si rincorrono nelle riprese dei suoi viaggi in motocicletta con un accattivante passaggio anche alle pozze smeraldine. Altre cartoline che compongono questo particolare mosaico sono la laguna di Marano e i suoi splendidi casoni per una scena in barca, un passaggio a Maniago e Spilimbergo in qualche negozio tipico, e una grotta di una valle limitrofa dove si stagionano formaggi tipici. La Sardegna e in particolar modo la Barbagia, fanno scoprire invece un territorio e una cultura non molto conosciuti con momenti estremamente onirici, fra Domus de Janas, nuraghi, querce secolari e scorci veramente da favola. Nel cast oltre a molti volti sardi conosciuti, incuriosiscono le partecipazioni straordinarie di “Catine” Caterina Tomasulo (da anni ormai volto della comicità friulana) e Paolo Massaria (attore triestino di fiction e produzioni internazionali).

www.karel.it

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In copertina, Francesco Mattu, per gli amici Kiodo, ha portato la Sardegna nella Val Tramontina.

 

Pitina da tre anni Igp, si va verso un aggiornamento del disciplinare

Da qualche anno, la Pitina, celebre prodotto agroalimentare della tradizione delle valli pordenonesi, è protetta dal marchio Igp. Ma ora si prospetta un nuovo “passaggio” normativo. Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, d’intesa con la Regione Friuli Venezia Giulia, ha infatti provveduto alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie Generale – numero 220 del 14 settembre 2021, della proposta di modifica del disciplinare di produzione dell’indicazione geografica protetta “Pitina”. Lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, rilevando che si tratta di un doveroso passaggio tecnico, appunto a tre anni dall’approvazione della Igp, utile a migliorare il disciplinare e atteso dai produttori.
Le eventuali osservazioni alla proposta pubblicata, adeguatamente motivate, dovranno essere presentate dai soggetti interessati al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, Dipartimento delle politiche competitive della qualità agroalimentare della pesca e dell’ippica – PQAI IV, Via XX settembre 20 – 00187 ROMA, PEC: saq4@pec.politicheagricole.gov.it entro 60 giorni dalla data di pubblicazione della citata proposta nella Gazzetta ufficiale (cioè entro il 13 novembre prossimo). Lo scopo dell’avviso – ha osservato l’assessore – è di dissipare ogni incertezza tra i produttori e di garantire l’assoluta salubrità e sicurezza del prodotto ai consumatori.

Spilimbergo, alimentazione
e sostenibilità agricola

Il valore della sostenibilità agricola spesso cozza di fronte alla poca flessibilità delle norme nazionali in materia. E questo aspetto rappresenta un ostacolo che rischia di mettere in discussione il tentativo di avere a disposizione sistemi che il mercato attualmente sta richiedendo in maniera sempre maggiore. Su questo concetto si è soffermato lo stesso assessore Zannier partecipando a Spilimbergo alla rassegna “Alimentazione: tra ambiente e società” organizzata dal Comune del mosaico che ha visto al tavolo dei relatori anche i rappresentanti dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica e di Agrifood Fvg. Di fronte alla convinzione secondo cui le superfici in cui è possibile mettere in atto agricoltura sostenibile sono in riduzione, è stato osservato, questo assunto non corrisponde a realtà per il Friuli Venezia Giulia: all’interno delle foreste, le superfici dedicate a questo specifico ambito sono in crescita del 10 per cento. Su questo tema per l’esponente dell’esecutivo Fedriga il problema sta a monte, in una legislazione troppo rigida che prevede l’inviolabilità di ciò che diventa foresta, quando invece in questo settore ci sarebbero ampi margini di manovra ad esempio per la zootecnia sostenibile. Si è cercato poi di ragionare su quali siano le disponibilità di terreni in Friuli Venezia Giulia per ospitare i diversi tipi di coltivazione, evidenziando come le superfici vitate siano di gran lunga superiori alla media nazionale. Un problema, questo, che si ripercuote sul resto delle produzioni, spesso destinate al consumo animale. Infine, l’assessore si è soffermato sulla necessità di poter identificare i prodotti che derivano da materie prime locali in un mercato che spesso ne utilizza altre provenienti da diverse zone dell’Italia e del mondo. A tal proposito, è stato introdotto il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” che permette di dare riconoscibilità e tracciabilità alle nostre produzioni.

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In copertina e all’interno ecco due immagini nella Pitina Igp.

 

Pitina, ecco i piatti superstar del “Premio Mattia Trivelli” che invita al decennale

«La vostra adesione a questa edizione del Premio Trivelli, data a settembre e riconfermata poco più di un mese fa, ha per noi un valore immenso. Testimonia il vostro attaccamento al vostro lavoro, al territorio, alla Pitina e alle altre eccellenze dell’agroalimentare di queste valli. Una testimonianza che ci impegna a fare sempre di più e meglio per la promozione, soprattutto quando – speriamo presto – inizierà il post-pandemia». E ancora: «Già dalle prossime settimane inizieremo a lavorare per il Mattia Trivelli del decennale, in calendario per l’autunno di quest’anno. Nel ricordo di Mattia Trivelli e con i produttori di Pitina vogliamo sostenere il rilancio (e, ci auguriamo, il ritorno alla normalità) dei ristoratori del territorio, che hanno dato e stanno dando una grande prova di professionalità, resistenza, e resilienza».  Con queste parole il presidente dell’Ecomuseo delle Dolomiti Friulane Lis Aganis, Giampaolo Bidoli, ha concluso a Maniago, nella sede del Museo dell’arte fabbrile e coltellerie, la cerimonia per la consegna dei riconoscimenti del “Premio Mattia Trivelli”, il concorso tra i ristoratori per il miglior piatto a base di Pitina, giunto alla IX edizione. Una cerimonia che non ha visto il tradizionale convegno itinerante (ospitato tutti gli anni in un diverso Comune del territorio di produzione) e neppure la presenza del pubblico, che ha invece potuto seguire l’evento sui canali social dell’Ecomuseo. Il Premio Mattia Trivelli 2020 è andato all’Albergo ristorante Belvedere di Sequals.


Hanno portato il loro saluto “in presenza” l’assessore al turismo di Maniago Cristina Querin ed il presidente dei produttori di Pitina, Filippo Bier, che assieme all’Ecomuseo (ed ai partner Uti delle Valli e Dolomiti Friulane e Accademia Italiana della Cucina) organizza dal 2012 la manifestazione, con il supporto dell’Amministrazione regionale. Supporto che ci sarà anche per il futuro, come ha assicurato il direttore marketing di PromoTurismo Fvg Bruno Bertero che ha inviato il suo saluto attraverso un video. Come pure la responsabile del settore alberghiero Ial, Anna Gandini, che ha commentato positivamente l’esperienza (novità dell’edizione appena conclusa) di portare ad Aviano le degustazioni dei piatti in concorso.

Dopo gli interventi di saluto, è seguita la presentazione in video dei piatti in concorso con la lettura del verbale della Giuria. Questi, dunque, i ristoranti migliori: i premi speciali – quattro, “secondi a pari merito”- sono andati a:
– Trattoria Ai Cacciatori di Cavasso Nuovo con il piatto Arancino con Pitina e porcini, dorato con farina di mais;
– Albergo Ristorante Costantini di Collalto di Tarcento con i Ravioli ripieni al mais con Pitina croccante;
– Trattoria La Santissima di Polcenigo con la Fantasia di trota con Pitina caramellata;
– Antica Trattoria Vigna di Castelnuovo del Friuli per il Risotto mantecato con zucca, noci di Castelnovo, provola affumicata e chips di Pitina.

Come detto, il Premio Mattia Trivelli 2020 è andato all’Albergo ristorante Belvedere di Sequals, che ha stupito la Giuria con i Biscotti alla Pitina: non si tratta di un dessert, ma di morbidi frollini salati che, accompagnati da una pallina di gelato al Montasio ed una quenelle di “formai tal cit”, si trasformano in un antipasto da ricordare.
Le degustazioni della Giuria sono state effettuate come si è detto nella sede della Scuola alberghiera Ial di Aviano. La commissione era composta da Giuseppe Damiani, esperto di turismo sostenibile, Bepi Pucciarelli giornalista enogastronomo e dal direttore del Centro studi regionale dell’Accademia Italiana della Cucina, Giorgio Viel.

La Fantasia della Santissima.

Inizialmente programmato per il consueto periodo autunnale e poi rinviato causa pandemia, il concorso 2020 ha visto l’adesione di 26 esercizi (numero che è anche la media storica di nove edizioni): considerata la situazione contingente, un numero di tutto rispetto che testimonia e premia gli sforzi degli organizzatori. I piatti degustati sono stati 23, in quanto tre iscritti sono stati costretti a rinunciare per ragioni contingenti; ma riceveranno ugualmente l’attestato di partecipazione. Complessivamente, dal 2012 a oggi, sono ben 74 i pubblici esercizi che hanno partecipato almeno una volta al premio.
Archiviata, dunque, la sofferta edizione 2020, fin d’ora si pensa al futuro. Per cui dalle prossime settimane partiranno i lavori per il Mattia Trivelli del decennale, in calendario per l’autunno. E sarà una manifestazione degna appunto dei primi dieci anni finora collezionati dalla bella iniziativa volta a valorizzare e a far conoscere un prodotto, la Pitina appunto, orgoglio delle Valli pordenonesi.

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In copertina, il presidente dell’Ecomuseo Lis Aganis , Giampaolo Bidoli, consegna il premio Trivelli 2020 a Silva Delle Case, titolare del ristorante “Belvedere” di Sequals.

 

Premio Mattia Trivelli: domani si conoscerà il miglior piatto con la Pitina

Al Museo dell’arte fabbrile e coltellerie di Maniago, appuntamento domani, 28 febbraio, con la cerimonia conclusiva del Premio Mattia Trivelli, il concorso tra i ristoratori per il miglior piatto a base di Pitina, giunto alla IX edizione. Nel rispetto delle normative in vigore, saranno presenti, opportunamente distanziati, i rappresentanti degli Enti organizzatori (l’Ecomuseo Lis Aganis e l’Associazione Produttori Pitina) e la Giuria; i ristoratori in gara ed il pubblico potranno partecipare virtualmente, assistendo alla diretta che sarà trasmessa a partire dalle 10 sui canali Facebook e YouTube dell’Ecomuseo.
«Con la proclamazione dei vincitori archivieremo l’edizione 2020 – spiega il presidente dell’Ecomuseo, Giampaolo Bidoli – che non si è potuta svolgere in autunno come di consueto a causa della seconda ondata del Covid-19. Siamo soddisfatti e orgogliosi della risposta dei ristoratori che, nonostante le difficoltà di questo periodo si sono messi come sempre in gioco ed hanno aderito con entusiasmo».
Soddisfazione anche da parte dello Ial Friuli Venezia Giulia, che ha ospitato nella Scuola Alberghiera di Aviano i ristoratori in concorso, trasformando i lavori della Giuria in un entusiasmante momento didattico che ha coinvolto docenti e allievi. Per testimoniare il positivo avvio di un nuovo capitolo nella storia del Premio Trivelli, parteciperà alla cerimonia di premiazione la responsabile del settore alberghiero Ial, Anna Gandini. Porteranno il loro saluto il presidente dei produttori di Pitina, Filippo Bier, il sindaco di Maniago Andrea Carli ed il direttore marketing di PromoTurismo Fvg Bruno Bertero.
Annullato (causa Covid) il tradizionale convegno, si pensa fin d’ora alla prossima edizione:  «Già dalle prossime settimane – conferma Bidoli – inizieremo a lavorare per il Mattia Trivelli del decennale, in calendario per l’autunno di quest’anno. Nel ricordo di Mattia Trivelli e con i produttori di Pitina vogliamo sostenere il rilancio (e, ci auguriamo, il ritorno alla normalità) dei ristoratori del territorio, che hanno dato e stanno dando una grande prova di professionalità, resistenza e resilienza».

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In copertina e qui sopra la Pitina che si fregia del marchio Igp.

LA RICETTA – Risotto con la Pituccia (o Pitina) di Maniago

di Gi Elle

Tra oggi e domani, Maniago vive un intenso weekend dedicato a due prodotti trainanti dell’economia del suo territorio: i Coltelli e la Pitina. E proprio al tipico salume di queste valli pordenonesi oggi dedichiamo la consueta rubrica quindicinale “La ricetta del sabato” per proporvi un bel piatto, di facile preparazione, elaborato dalla macelleria Polesel che si trova proprio nel centro storico della città dei coltellinai, in via Umberto I, quasi in piazza Italia, quella della caratteristica fontana. In realtà, la ricetta è fatta con la Pituccia. Infatti, la Pitina viene declinata in nomi diversi, all’interno della stessa zona di produzione, a seconda della composizione del suo impasto. Ecco, dunque, il gustoso primo piatto:

“Risotto con Pituccia”

Ingredienti:
mezza cipolla
aglio
burro
Pituccia
mezzo bicchiere di vino bianco

Preparazione:
Rosolate mezza cipolla, precedentemente sminuzzata, in un tegame con aglio e burro.
Aggiungete la Pituccia tagliata a dadini e annaffiate questo soffritto con mezzo bicchiere di vino bianco delle Grave del Friuli. Quando il vino è evaporato versate il riso e del brodo di carne caldo. Quando il riso è quasi cotto spegnete il fuoco ed aggiungete a quest’ultimo delle noci di burro. Servitelo caldo.

Vino:
Un fresco Friulano (ex Tocai) delle Grave o se preferite un leggero Merlot della stessa Doc.

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Ma torniamo alla festa in corso a Maniago. E’ stata organizzata dall’Associazione Produttori della Pitina Igp, nell’ambito di un progetto di promozione finanziato dal Psr 2014-20 per il tramite del Gal Montagna Leader. L’iniziativa si avvale del supporto organizzativo dell’Ecomuseo Lis Aganis, a conferma di una ormai storica collaborazione avviata nel 2012 con l’istituzione congiunta del Premio Trivelli. Con il claim “La Pitina prodotto culturale”, il riconoscimento intitolato al tramontino Mattia Trivelli (cui va l’indiscusso merito di aver salvato dall’oblio un prodotto dalle caratteristiche uniche), nell’arco di otto edizioni (dal 2012 al 2019), è riuscito a coinvolgere ben 72 pubblici esercizi (ristoranti, trattorie, agriturismi, ma anche pasticcerie) con una partecipazione media che negli ultimi anni si è stabilizzata intorno ai 30 locali. Da questo “sodalizio virtuoso” è nata l’idea di un progetto di co-marketing finalizzato a consolidare e a rendere operativa lungo tutto l’arco dell’anno la collaborazione, allargandola al mondo della coltelleria e agli altri prodotti di eccellenza della gastronomia del territorio. L’obiettivo è quello di creare attorno alla Pitina Igp un “club” che promuova in modo integrato il prodotto, i ristoratori, il territorio con le sue risorse enogastronomiche, culturali e ambientali. Il progetto e il “logo” della nuova iniziativa verranno presentati, in piazza Nicolò di Maniago, nel corso di un convegno che sta per cominciare proprio in questi minuti e che avrà come punto centrale la lectio magistralis sul tema “Lame e Pitine” del professor Angelo Floramo.

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In copertina, la Pitina tipico prodotto della montagna pordenonese.

Coltelli e Pitina protagonisti a Maniago: anche un convegno

Coltelli e Pitina in scena durante un weekend tutto dedicato a due espressioni trainanti dell’economia del Maniaghese. I due prodotti saranno infatti protagonisti a Maniago, sabato 5 e domenica 6 settembre, in una manifestazione organizzata dall’Associazione Produttori della Pitina Igp, nell’ambito di un progetto di promozione finanziato dal Psr 2014-20 per il tramite del Gal Montagna Leader. L’iniziativa si avvale del supporto organizzativo dell’Ecomuseo Lis Aganis, a conferma di una ormai storica collaborazione avviata nel 2012 con l’istituzione congiunta del Premio Trivelli.
Con il claim “La Pitina prodotto culturale”, il premio intitolato al tramontino Mattia Trivelli (cui va l’indiscusso merito di aver salvato dall’oblio un prodotto dalle caratteristiche uniche) nell’arco di otto edizioni (dal 2012 al 2019) è riuscito a coinvolgere ben 72 pubblici esercizi (ristoranti, trattorie, agriturismi, ma anche pasticcerie) con una partecipazione media che negli ultimi anni si è stabilizzata intorno ai 30 locali. Da questo “sodalizio virtuoso” è nata l’idea di un progetto di co-marketing finalizzato a consolidare e a rendere operativa lungo tutto l’arco dell’anno la collaborazione, allargandola al mondo della coltelleria e agli altri prodotti di eccellenza della gastronomia del territorio. L’obiettivo è quello di creare attorno alla Pitina Igp un “club” che promuova in modo integrato il prodotto, i ristoratori, il territorio con le sue risorse enogastronomiche, culturali, ambientali.
Il progetto e il “logo” della nuova iniziativa verranno presentati sabato pomeriggio, alle 16.30, in piazza Nicolò di Maniago, nel corso di un convegno che avrà come punto centrale la “lectio magistralis” sul tema “Lame e Pitine” del professor Angelo Floramo.
Densa, poi, di iniziative la giornata di domenica, che inizierà alle 9.30 con l’apertura, nello spazio verde attiguo al Museo dell’Arte Fabbrile e delle Coltellerie, del Mercatino con i prodotti del Territorio: Pitina, coltelli e molto altro verranno proposti dagli oltre 50 espositori aderenti. Il programma della giornata prevede inoltre una passeggiata in Val Piccola, laboratori per grandi e bambini, visite guidate al Museo e (con trasferimento in minibus a cura dell’organizzazione) a una coltelleria artigianale e a un laboratorio di produzione della Pitina Igp. La colonna sonora del Mercatino sarà a cura della Filarmonica di Maniago.
E’ stata invece annullato – e rinviato a data da destinarsi – il “percorso enogastronomico” con i ristoratori del Premio Trivelli che avrebbe dovuto aver luogo lunedì sera nei saloni di Palazzo d’Attimis Maniago. Un rinvio legato all’incertezza sull’evoluzione, negli ultimi giorni, a livello nazionale, dei dati Covid: “Di questi tempi – ha sottolineato il presidente dell’Associazione Produttori PItina Igp, Filippo Bier – la prudenza e il buon senso devono avere la precedenza”.

L’iniziativa gode del patrocinio del Comune di Maniago, della Camera di Commercio di Pordenone – Udine, di Promoturismo Fvg e del Consorzio Coltellinai di Maniago. Il programma completo delle iniziative è disponibile su www.ecomuseolisaganis.it sezione eventi oppure sulla pagina Facebook Pitina Igp.
Per la partecipazione al convegno di sabato, alle visite guidate e ai laboratori di domenica è obbligatoria la prenotazione, che può essere fatta direttamente dal sito dell’Ecomuseo.

 

“Cucinare”, a Pordenone con le Pro Loco Fvg in scena i sapori tipici

Dai Cjarsons carnici alla Pitina, dagli asparagi alla zucca, i gusti tipici del Fruli Venezia Giulia grazie alle Pro Loco approdano anche quest’anno a “Cucinare”, il salone di riferimento per gli appassionati di cucina e i professionisti della ristorazione del Nordest in programma in Fiera a Pordenone dal 15 al 17 febbraio. Le aderenti al Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione nazionale Pro loco d’Italia saranno ospiti dello stand di PromoTurismoFvg (padiglione 8), dove proporranno al pubblico degli showcooking nei quali saranno utilizzati come materie prime i migliori prodotti locali certificati del Friuli Venezia Giulia.
“Saremo presenti – ha commentato il presidente del Comitato regionale, Valter Pezzarini – per il quarto anno consecutivo a questa fiera gastronomica così importante nel panorama del Nordest. Con entusiasmo siamo pronti a far conoscere, tramite i volontari delle nostre attive Pro Loco, alcuni tra i prodotti tipici più gustosi della regione declinati in imperdibili ricette tradizionali. I visitatori potranno assaggiarle e ci auguriamo possano poi ricercarle poi lungo l’anno nelle varie manifestazioni organizzate dalle nostre aderenti le quali hanno nell’aspetto enogastronomico di qualità uno dei loro punti di forza”.

Ecco il calendario degli showcooking. Sabato 15 febbraio si parte con la Pro Loco Sutrio che darà vita a due piatti tradizionali: alle 10.30 e alle 13.30 cucinerà i tipici “Cjarsons”, il primo piatto tipico della Carnia in cui emerge la ricotta affumicata, e poi alle ore 12 “La Pite”, la torta di mele carnica realizzata con una varietà di pomi antichi dell’Alto Friuli. Sarà poi il turno della Pro Loco Alta Val Malina di Attimis che, in tre momenti, alle 15, alle 16.30 e alle 18 proporrà il suo risotto alle fragole, preparato con riso friulano coltivato a Pocenia.
Nella giornata di domenica 16 febbraio si terrà, invece, una vera e propria staffetta culinaria tra tre Pro Loco: Pro Cordenons, Pro Porcia e Pro Venzone. La prima, quella cordenonese, si presenterà alle 10.30 con un “roestli” di patate con Pitina e formaggio latteria stagionato e poi alle 12 con un sandwich fritto con crema di asparagi e trota affumicata. Mentre la Pro Porcia darà vita, alle 13.30, ad un cestino di Montasio croccante con orzotto alla zucca e granella di mandorle e alle 15 a rotolini dolci di mascarpone e arance caramellate e rotolini salati con ricotta e radicchio rosso. A chiudere, la Pro Venzone preparerà alle 16.30 e alle 18 la torta “Il borgo dei borghi”, ovvero un dolce a base di zucca ispirato al territorio da cui proviene.
Lunedì 17 febbraio è, infine, la volta della Pro Loco Nediške Doline-Valli del Natisone (di San Pietro) che alle 10.30 e alle 13.30 darà dimostrazione di come si preparano gli “Žličnjaki” ovveri gli gnocchi di acqua e farina con formaggio delle Valli. Mentre alle 12 e alle 15 cucinerà lo “Štakanje”, il pestato di patate con verdure di stagione e “ocvjerki” (lardo). Alle 16.30 e alle 18 è, poi, la volta della Pro Loco di Sacile che preparerà gli gnocchi della nonna Anna con patate di Ovoledo e sugo d’anatra e le crespelle della tradizione a base di zucca.

Assieme agli chef delle Pro Loco anche i visitatori della fiera avranno la possibilità di cucinare: come lo scorso anno, sono otto le postazioni a disposizione – per un totale di 16 posti – che permetteranno a pubblico e appassionati di partecipare attivamente alle lezioni preparando le ricette proposte dai cuochi in cattedra (per prendere parte all’iniziativa è necessario accreditarsi al punto informativo dello stand di PromoTurismoFvg, fino a esaurimento posti).

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In copertina, i “Cjarsons”, tipico piatto della Carnia in scena alla Fiera di Pordenone.