“Le Grandi verticali”, il Pinot bianco sarà protagonista giovedì con le Città alle degustazioni di Capriva cuore del Collio

Passato l’importante appuntamento a Mariano con l’assemblea e con un interessenatissimo convegno, nel quale si è parlato di enoturismo e di vendemmia didattica, ora prosegue il cammino dele Grandi Verticali delle Città del Vino in Friuli Venezia Giulia. Appuntamento pertanto giovedì 25 gennaio, all’Accademia Vine Lodge della Città del Vino di Capriva, nel cuore della Doc Collio, per il sesto appuntamento del ciclo di incontri, che sarà dedicato al Pinot bianco.

Matteo Bellotto


Un momento di dialogo con produttori, wine lover ed esperti del settore, guidati da Matteo Bellotto, profondo conoscitore della storia e della tradizione vitivinicola del Friuli Venezia Giulia e scrittore conosciuto a livello internazionale. I partecipanti verranno condotti in un vero e proprio viaggio sensoriale, che seguendo il tema “evolvere per non invecchiare” vedrà la degustazione di annate differenti per ciascuna etichetta proposta. In questa serata, verrà condotta la degustazione del Pinot bianco delle cantine Castello di Spessa, Roncus, Russiz Superiore, Schiopetto e Villa Russiz.
La serata ha un costo di 35 euro a persona. Prenotazione obbligatoria: info@prolocomanzano.ud.it, telefono 391.3865981/347.0091764.

La rassegna è realizzata da Città del Vino Friuli Venezia Giulia in collaborazione con la Pro Loco Manzano, Pro Loco BURI – Buttrio, Proloco Mitreo Duino-Aurisina e il Formaggio Montasio.

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In copertina, grappoli di Pinot bianco in una bella immagine di Margherita Pisoni.

Città del vino Fvg, oggi a Cormons le grandi verticali. E domani si farà festa con Codroipo nuova arrivata

(g.l.) Verticale di un vino? Se ne legge o se ne sente spesso parlare, ma non tutti sanno esattamente che cosa si intenda con questo termine tecnico usato in una degustazione. Ebbene si tratta di una “comparazione” tra diverse annate dello stesso vino e dello stesso produttore, individuando le caratteristiche che le contraddistinguono al fine di stabilire una scala qualitativa delle stesse dalla quale trarre utili indicazioni anche per definire meglio le strategie produttive di un’azienda. Un impegno non da poco, ma che appassiona il degustatore.
Un aspetto dunque molto interessante del “pianeta enologico” e che verrà messo a fuoco questo pomeriggio a Cormons. Nel Municipio della cittadina, capoluogo della zona Doc Collio, la prima istituita in Friuli Venezia Giulia, alle 18.30 verrà infatti presentata la manifestazione “Le grandi verticali delle Città del vino – Evolvere per non invecchiare“. Con il coordinatore regionale Tiziano Venturini interverrà, per un saluto istituzionale, anche il sindaco Roberto Felcaro. Si tratterà, senza dubbio, di un viaggio sensoriale affascinante che si svilupperà da novembre a maggio con la guida di Matteo Bellotto, il quale aiuterà a confrontare le annate di alcune cantine del Vigneto Fvg, dialogando con produttori, winelover ed esperti del settore. I vini presi in esame saranno, tra i bianchi, Pinot grigio, Friulano (il vecchio Tocai), Vitovska, Sauvignon, Pinot bianco e Malvasia; tra i rossi, Merlot, Pignolo e Schioppettino di Prepotto e Cialla.
Intanto, come rilevavamo pochi giorni fa, in Friuli Venezia Giulia le Città del vino continuano a crescere con ritmo sostenuto. Sono infatti salite a quota 37 con l’importante arrivo del Comune di Codroipo, il cui territorio ha una ricca vocazione vitivinicola nel cuore delle Grave del Friuli. E domani avverrà la consegna ufficiale della “bandiera” dell’Associazione nazionale al sindaco Guido Nardini durante un incontro che si terrà alle 18, in sala consiliare, nell’ambito della tradizionale Fiera di San Simone. Nell’occasione, si terrà anche l’annunciato convegno sul tema “Sistema agroalimentare – Una risorsa per lo sviluppo del territorio”. Interverranno i professori dell’Università di Udine Francesco Marangon e Alberto Sillani, Eleonora Serpelloni di PromoTurismoFvg e Giovanni Litt di Sinloc Padova.

In totale i Comuni aderenti alle Città del Vino in regione sono quindi ora 37: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Cividale del Friuli, Codroipo, Cormòns, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Monrupino – Repentabor, Muggia, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Pocenia, Premariacco, Prepotto, San Dorligo della Valle-Dolina, San Floriano del Collio – Števerjan, San Giorgio della Richinvelda, San Giovanni al Natisone, San Quirino, San Vito al Tagliamento, Sequals, Sesto al Reghena, Sgonico – Zgonik, Trivignano Udinese, Torreano. Aderiscono anche 6 Pro Loco attive in altrettanti Comuni già Città del Vino: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina, Risorgive Medio Friuli Bertiolo, Manzano e Latisana.

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In copertina e all’interno ecco due momenti di una degustazione verticale di vino.

Vini, protagoniste anche oggi al Salone di Parigi le etichette di diciotto aziende Fvg

“Quella di Parigi è una vetrina importantissima dove i nostri vini si stanno facendo riconoscere per le peculiarità di una produzione locale capace di raccontare un i
ntero territorio. Grazie alla preparazione e al supporto di Ersa, anche quest’anno il Friuli Venezia Giulia si presenta agli esperti e alla stampa internazionale con diciotto aziende e una vasta gamma di etichette Doc, Docg e Igt protagoniste anche di due masterclass di livello”. È un bilancio più che positivo quello che l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, ha restituito nel corso della prima giornata al Wine Paris-Vinexpo Paris 2023, la rassegna fieristica internazionale B2B dedicata ai vini che si conclude proprio oggi al quartiere espositivo Paris Expo Porte de Versailles.
“La Regione è presente attraverso l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale-Ersa che ha curato l’organizzazione e la gestione complessiva della partecipazione in collettiva delle aziende vitivinicole regionali alla manifestazione, registrando un riscontro positivo da parte sia dei partecipanti che degli operatori specializzati presenti, con importanti ricadute in termini di visibilità della produzione vitivinicola regionale sui mercati europei ed internazionali”, ha spiegato Zannier, aggiungendo che “lo stand espositivo istituzionale in rappresentanza della produzione vitivinicola del Friuli Venezia Giulia accoglie quest’anno diciotto aziende, di cui otto in presenza con postazione individuale e dieci rappresentate attraverso due banchi di degustazione assistita supportati da sommelier di comprovata esperienza”.
Alle otto aziende presenti con una propria postazione autonoma è stato richiesto di presentare vini Doc, Docg e Igt del Friuli Venezia Giulia, fermi o spumantizzati. A ciascuna delle dieci aziende partecipanti con la modalità di degustazione assistita è stato richiesto di presentare quattro etichette, di cui due a scelta tra Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Chardonnay, Merlot, Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Prosecco e due a scelta tra Friulano, Ribolla gialla, vini bianchi e vini rossi da vitigno autoctono.
“Stamattina – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – si è svolta anche una delle due masterclass con cui Ersa ha reso più incisiva la partecipazione della Regione al Salone internazionale dei vini, al fine di presentare alla platea di professionisti del settore la produzione vitivinicola regionale. I vini protagonisti dei due appuntamenti sono stati selezionati, da una commissione di valutazione appositamente istituita, tra quelli proposti dalle diciotto aziende partecipanti alla collettiva”. La prima masterclass era dedicata al tema “Tra aromi e acidità il Friuli Venezia Giulia raccontato dai vitigni”, la seconda, in programma proprio oggi, sarà incentrata su “Passato, presente e futuro del Friuli Venezia Giulia”. I due appuntamenti fanno parte del programma di 54 masterclass proposti dalla fiera, alla quale sono già stati accreditati numerosi giornalisti internazionali e registrati oltre tremila incontri.
Le aziende presenti alla rassegna parigina nello stand del Friuli Venezia Giulia sono: Scarbolo – Friuli Colli Orientali, Borgo Veritas, Bortolusso Cav. Emiro, Bucovaz, Butussi Valentino, Draga – Miklus Winery, Dri Giovanni Il Roncat, Ermacora, Gigante Adriano, Il Roncal, Kurtin, Modeano, Obiz, Pitars, Stocco, Talis Wine, Tenimenti Civa, Tenute Tomasella.

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In copertina e qui sopra l’assessore Stefano Zannier all’apertura del primo masterclass sui vini regionali al Wine Paris-Vinexpo Paris.

La Collezione della Famiglia Coser fa subito centro: Malvasia Vino dell’anno

Ronco dei Tassi, storica azienda vinicola del Collio goriziano, presenta la Collezione di Famiglia – Malvasia, Pinot bianco e Sauvignon – ed è subito un successo. Infatti la Malvasia 2019 è stata incoronata Vino dell’anno ai Food and Travel Italia Awards 2021. Fresca novità della cantina Coser è stata l’uscita di tre nuovi, importanti, vini denominati appunto Collezione di Famiglia, ad indicare la loro particolarità ed unicità. Si tratta delle riserve di Malvasia e Pinot bianco 2019, che i Coser scelgono di imbottigliare nella loro azienda sul Monte Quarin a Cormòns solamente nelle annate che ritengono migliori (come appunto è stato il 2019), prolungandone l’affinamento proprio per testimoniare la longevità dei vini bianchi del loro territorio. Vini preziosi, che con il tempo affinano carattere e qualità, che hanno già conquistato pubblico e critica, tant’è che – oltre al podio ai Food and Travel Italia Awards 2021 – la Malvasia 2019, con 98 punti, è nella Top Ten dei bianchi italiani e al vertice della classifica dei vini friulani nella guida I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia 2022 firmata da Luciano Ferraro e Luca Gardin.

La Malvasia 2019 e il Pinot bianco della Collezione di Famiglia 2019 sono disponibili in 2 mila bottiglie numerate, che vengono proposte anche in eleganti cassette di legno da tre. Le loro fresche e vivaci etichette sottolineano il legame che – anche attorno alla creazione di un vino – unisce le generazioni della famiglia: riproducono infatti, rispettivamente, un disegno di Costanza, figlia di Enrico, e uno di Leone, figlio di Matteo.
Terzo vino della Collezione di Famiglia è Madame Sauvignon, una riserva “una tantum” voluta per valorizzare un’annata particolarmente felice, il 2020, impreziosita dall’etichetta dell’artista Giordano Floreancig.

Al Fosarin vanno, invece, i Tre Bicchieri Gambero Rosso 2022. E’ una spiccata vocazione verso i vini bianchi quella di Ronco dei Tassi: oltre alla Malvasia, al Pinot bianco e al Sauvignon, produce Friulano, Ribolla gialla, Pinot grigio e, appunto, il Fosarin, straordinario Collio Bianco che non teme il tempo, a base di Friulano, Malvasia, Pinot bianco, portabandiera dell’azienda, che nella Guida del Gambero Rosso 2022 ha avuto la conferma dei Tre Bicchieri. Ai Bianchi si affiancano l’interessante (e di grande potenzialità) Collio Rosso Cjarandon a base di Merlot e Cabernet, e il prezioso Picolit. Apprezzatissimi sul mercato estero (dove viene esportato circa il 60% della produzione), i vini di Ronco dei Tassi si trova nelle migliori enoteche, ma possono essere acquistati anche direttamente in azienda, dove su prenotazione è possibile fare interessanti degustazioni guidate. Vale la pena di andarci, anche per conoscere Fabio Coser e i suoi figli Enrico e Matteo, che lo affiancano da tempo, e capire, conoscendoli, quanta passione, impegno, maestria c’è dietro un bicchiere del loro stupendo vino.

Ronco dei Tassi – Località Montona 19, Cormòns (GO) – Tel. +39 048160155 – www.roncodeitassi.it – info@roncodeitassi.it

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In copertina, la famiglia Coser; all’interno, i tre vini della Collezione, la barricaia e i vigneti a Cormons.

 

“Toc’ in Braide” o intingolo del podere nelle tre proposte di Gianni Cosetti

(g.l.) Appuntamento con la “Ricetta del sabato”. E, proprio in coincidenza con la bella manifestazione di Sutrio (di cui abbiamo riferito ampiamente nell’articolo che precede questo), riproponiamo, pensando di far cosa gradita, la ricetta del “Toc’ in Braide”, ovvero l’intingolo del podere, che ci ha lasciato Gianni Cosetti, indimenticato chef del ristorante “Roma” di Tolmezzo. L’abbiamo tratta, come tante altre in passato, dal prezioso volume “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che Cosetti pubblicò nel 2000, un anno prima della prematura scomparsa, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Un piatto che, meglio di tutti, esprime attraverso una ricetta “tipica rinnovata” la cucina del grande cuoco tolmezzino con radici nella vicina Villa Santina, declinata in tre versioni stagionali:

“Toc’ in Braide”
intingolo del podere

Cosa serve
(40 minuti)

PREPARAZIONE DI BASE

per la polenta:
200 g farina di mais macinata sottile
2 dl acqua
2 dl latte
sale

per la salsa:
300 g tra formaggio di malga e ricotta fresca
e caprino
1 dl latte

per il condimento:
100 g burro
50 g farina di mais

COME FARE

In una casseruola fate bollire l’acqua e il latte, salate e versate a pioggia la farina mescolando energicamente con la frusta e badando di non formare grumi: cuocete per 30 minuti.
A cottura ultimata ne risulterà una polentina piuttosto tenera.
A parte fate fondere a bagnomaria i formaggi con il latte e frullate il tutto fino ad ottenere una crema piuttosto liquida.
In un tegame rosolate il burro e la farina di mais finché diventeranno color nocciola: otterrete così la “morchia”.
Servite in piatti singoli la polentina calda, versatevi sopra un mestolino di crema di formaggi e condite con qualche cucchiaio di morchia.
Ed ecco le varianti stagionali di Gianni Cosetti:

In Estate ed Inverno
Con una fettina di Torchon di foie gras e Malvasia.

In Primavera
Con punte di asparagi e Tocai (oggi chiamato Friulano), oppure frittura di capretto e Chardonnay affinato in barrique.

In Autunno
Con funghi trifolati e Pinot bianco o fette sottili di tartufo bianco e Sauvignon.

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In copertina, il piatto “Toc’ in Braide”; in alto, lo chef Gianni Cosetti.

La vendemmia secondo Assoenologi Fvg: -7 per cento. Ma di una qualità ottima

di Giuseppe Longo

Primi a partire con la vendemmia, all’inizio della settimana appena conclusa, con la raccolta del Pinot grigio, sono stati i viticoltori della Cantina di Casarsa. E ora si preparano i soci della Produttori di Cormons, ma anche altri viticoltori, singoli o in cooperativa, soprattutto delle zone rivierasche e del Medio Friuli. Due aree importanti del Vigneto Fvg dalle quali sono giunti segnali molto buoni per la stagione vitivinicola 2021, soprattutto in termini qualitativi grazie all’eccellente salute dei grappoli, mentre la quantità è ovunque stimata con un leggero calo, dovuto soprattutto ad avversità atmosferiche come le grandinate che hanno devastato importanti aree della Destra Tagliamento. Indicazioni confermate da Assoenologi Fvg, voce notoriamente autorevole in materia, attraverso la propria riunione prevendemmiale, dalla quale è emerso un decremento produttivo di circa il 7 per cento rispetto alla precedente campagna, che pure non era stata particolarmente generosa, per un totale che supera di poco 1 milione e 700 mila ettolitri di vino. Ma, appunto, di ottima qualità.

Calzavara, Rizzi, Zannier, Cotarella e Brogioni a Corno di Rosazzo.

Una “fotografia” scattata grazie alle parole di qualificati relatori, presenti i vertici di Assoenologi: a Corno di Rosazzo c’erano, infatti, il presidente Riccardo Cotarella e il direttore generale Paolo Brogioni, che hanno dato una “lettura” a livello nazionale del settore della vite e del vino proprio alla vigilia della vendemmia che è ormai quasi ovunque ai nastri di partenza (pur essendo sensibilmente posticipata rispetto alla media degli ultimi anni), eccettuate le zone più a nord dei Colli orientali del Friuli, non solo per questioni ambientali ma anche per la presenza di varietà tardive come Verduzzo (per il Ramandolo Docg) e il Refosco di Faedis (o nostrano) e dal peduncolo rosso, o il pochissimo ma eccelso Picolit.
C’era anche l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, il quale ha sottolineato che un ruolo determinante per la produzione vitivinicola, ma anche per la tutela e la valorizzazione del territorio, si ritrova proprio nella figura dell’enologo, che ha il compito di assicurare al processo produttivo dei vini, dalla coltivazione del vigneto alla diffusione delle bottiglie sul mercato, un percorso atto a garantire una qualità sostenibile e il successo tra i consumatori, portando giovamento all’intera economia del Friuli Venezia Giulia.
I temi principali affrontati dai qualificati relatori ruotavano attorno al concetto che il vino risulta essere sempre di più un “ambasciatore” della qualità del territorio che lo esprime, attraverso una realtà produttiva nella quale la necessità di coesione, del saper fare sistema – argomento questo che da sempre sta molto a cuore dell’assessore Zannier – risulta essere ancor di più oggi elemento cardine per la tenuta e la crescita di un settore che in certi segmenti ha ancora spazi di espansione, come quelli del Prosecco Doc e del Pinot grigio. Occorre però che l’intera filiera vitienologica si impegni, sempre più unita, per consolidare e rafforzare il livello di qualità, già alto, dimostrandosi altresì capace di affermare nel mondo l’immagine del vino Fvg. Per raggiungere questo traguardo – è stato sottolineato durante la convention prevendemmiale a villa Nachini Cabassi, dove ha sede anche il Consorzio Doc Friuli Colli orientali e Docg Ramandolo – bisogna essere in grado di affrontare e superare il confronto con le altre realtà di produzione, che hanno ormai consolidato la loro immagine.

Fabbro e Rizzi

Stefano Zannier

Albino Armani

Stefano Zanette

Per favorire questo processo, la Regione Fvg – ha assicurato l’esponente della Giunta Fedriga – è disponibile a fornire un sostegno mirato, nella consapevolezza che dovranno essere sempre le aziende e i loro Consorzi a voler investire con convinzione nella promozione, in quanto le istituzioni non si potranno sostituire alla loro capacità di conoscere e interpretare i mercati e le tendenze. Le quali sono spesso determinate da una non approfondita conoscenza delle specificità di un settore articolato e complesso qual è, appunto, quello della vitivinicoltura, tanto che proprio gli enologi possono dare un importante contributo alle stesse aziende, ma anche gli enti pubblici e ai consumatori, nell’affermazione di una cultura del territorio, attraverso la quale il Vigneto Fvg non potrà che vincere nuove sfide.
Approfondite le analisi dei relatori, presentati e moderati da Claudio Fabbro, intervenuto pure con le sempre interessanti e puntuali osservazioni sul settore, anche con richiami ad annate pregresse. La “scaletta” dei lavori prevedeva, infatti, dopo il saluto di Rodolfo Rizzi, presidente di Assoenologi Fvg, le relazioni del meteorologo Marco Virgilio, sull’andamento atmosferico primavera-estate; dell’agronomo Giovanni Bigot, sulla sanità e sul potenziale qualitativo delle uve; del professor Emilio Celotti, dell’Università di Udine, sulla vendemmia in generale e sulla necessità di vinificare con attenzione avendo come primo obiettivo proprio la qualità. C’erano anche Stefano Zanette, presidente della Doc Prosecco, e Albino Armani, leader della Doc Delle Venezie (Pinot grigio), i quali sono intervenuti con interessanti considerazioni riguardanti i rispettivi ambiti di competenza che sottendono settori ancora in piena espansione, veri e propri “fenomeni” produttivi del momento.

Vertici Assoenologi e relatori.


E, allora, via alla vendemmia 2021 che, come dicevamo, parte con il piede giusto perché lo stato sanitario delle uve è ottimale e solo in alcune varietà a grappolo compatto si è notato qualche lieve attacco di Botrite. «Allo stato attuale, rispetto allo scorso anno – ha osservato a tale riguardo Rizzi – la quantità di uva si attesta attorno ad un meno 7% e i primi dati analitici (rapporto zucchero-acido) fanno registrare la stessa concentrazione zuccherina della scorsa vendemmia, con un leggero aumento della componente acida, fondamentale per l’equilibrio aromatico del futuro vino». Dopo le basi spumante, scatta dunque l’ora per la raccolta in grande stile del Pinot grigio, Pinot nero e di alcuni cloni di Sauvignon, varietà che in Friuli ha trovato la sua “patria” di elezione facendosi amare in tutto il mondo. A seguire si vendemmieranno le uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera, varietà atta a dare il Prosecco (essendo questo soltanto il nome del vino e non del vitigno) e Ribolla gialla, altro “caso” produttivo di questi anni. Stando alle attuali condizioni climatiche – sono ancora le previsioni Assoenologi Fvg -, solo dopo il 20 di settembre dovrebbero arrivare nelle cantine i primi carri di uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet franc) per terminare con la raccolta delle varietà tardive (gli appunto già ricordati Verduzzo, Refosco e Picolit).
E il mercato? «Per quanto riguarda le contrattazioni, sul mercato delle uve – sono le osservazioni conclusive di Rodolfo Rizzi -, per ora c’è una certa stagnazione dei prezzi in attesa che si consolidino le varietà più richieste come il Glera per Prosecco e il Pinot grigio. Per le uve rosse, purtroppo ridotte a un venti per cento dell’intera produzione viticola regionale, un certo interesse è rivolto al Refosco, al Merlot, al Cabernet sauvignon e al Pinot nero che, dallo scorso anno, è entrato nella produzione del Prosecco Rosé». E’ chiaro che sul mercato hanno pesato finora, e non poco, gli effetti pandemici. Ma che un’estate così bella, soprattutto dal punto di vista turistico, potrebbe anche far presto dimenticare, o quasi. Ce lo auguriamo, per il bene di tutti. Intanto, però, buona vendemmia!

La foltissima platea.

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In copertina, grappoli perfettamente maturi di Pinot grigio, nel Cividalese, sui Colli orientali del Friuli.

LA RICETTA DI COSETTI – “Toc’ in Braide” intingolo del podere

di Gi Elle

Appuntamento con la consueta “Ricetta del sabato”. E, come annunciato la scorsa settimana, oggi diamo il via alla pubblicazione delle famose ricette di Gianni Cosetti, “anima” del Roma di Tolmezzo, e che lui stesso raccolse nel prezioso volume “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che pubblicò nel 2000, un anno prima di lasciarci prematuramente, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Apre la serie il piatto che, meglio di tutti gli altri, esprime attraverso una ricetta “tipica rinnovata” la cucina del grande chef tolmezzino con radici nella vicina Villa Santina, declinata in tre versioni stagionali:

“Toc’ in Braide”
intingolo del podere

Cosa serve
(40 minuti)

PREPARAZIONE DI BASE

per la polenta:
200 g farina di mais macinata sottile
2 dl acqua
2 dl latte
sale

per la salsa:
300 g tra formaggio di malga e ricotta fresca
e caprino
1 dl latte

per il condimento:
100 g burro
50 g farina di mais

COME FARE

In una casseruola fate bollire l’acqua e il latte, salate e versate a pioggia la farina mescolando energicamente con la frusta e badando di non formare grumi: cuocete per 30 minuti.
A cottura ultimata ne risulterà una polentina piuttosto tenera.
A parte fate fondere a bagnomaria i formaggi con il latte e frullate il tutto fino ad ottenere una crema piuttosto liquida.
In un tegame rosolate il burro e la farina di mais finché diventeranno color nocciola: otterrete così la “morchia”.
Servite in piatti singoli la polentina calda, versatevi sopra un mestolino di crema di formaggi e condite con qualche cucchiaio di morchia.
Ed ecco le varianti stagionali di Gianni Cosetti:

In Estate ed Inverno
Con una fettina di Torchon di foie gras e Malvasia.

In Primavera
Con punte di asparagi e Tocai (oggi chiamato Friulano), oppure frittura di capretto e Chardonnay affinato in barrique.

In Autunno
Con funghi trifolati e Pinot bianco o fette sottili di tartufo bianco e Sauvignon.

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In copertina, il piatto “Toc’ in Braide”; in alto, lo chef Gianni Cosetti.

E ora da Cormons arriva anche il vermouth rosso dal sapore mitteleuropeo

di Gi Elle

E ora il debutto ufficiale del Santòn Ròs, il vermouth rosso Made in  Fvg, esattamente sul Collio cormonese, che come quello bianco attinge alle tradizioni della Mitteleuropa e che, proprio per questo, non poteva che essere presentato a Trieste, la città cosmopolita e mitteleuropea per eccellenza, memore del suo passato imperiale: l’appuntamento è nel tardo pomeriggio di domani, 25 novembre,  al Caffè Tommaseo, sulle Rive. Si tratta di un autentico prodotto della terra e della vigna, oltre che una specialità tutta regionale: non un vino, quindi, ma un suo stretto parente, il vermouth appunto, un prodotto antico, il più celebre vino “fortificato” italiano, che non siamo più abituati ad associare all’uva e ai vitigni, prevalendo quasi totalmente la produzione industriale. Invece, il lavoro messo “in campo” in questi ultimi anni dell’azienda Borgo San Daniele – capitanata da Alessandra e Mauro Mauri, puntualmente segnalata tra i produttori dei migliori bianchi del Vigneto Fvg – è stato proprio quello di restituire a questo prodotto agricolo della tradizione una nuova dignità e un nuovo metodo di produzione: è nato così il Santòn, il primo vermouth agricolo del Friuli Venezia Giulia a totale filiera artigianale che unisce grandi vini prodotti da vitigni autoctoni, coltivati in regime naturale, a una serie di erbe e spezie dell’area regionale, costiera e, appunto, mitteleuropea.

Ecco il Santòn Ròs, nuovo gioiello di Alessandra e Mauro Mauri.

Il primo nato è stato, quattro anni fa, quello bianco che combina a celebri vini di alta qualità – Pinot bianco, Friulano e Malvasia istriana – 30 specie diverse di erbe spontanee delle nostre campagne e spezie aromatiche, con prevalenza di artemisie. Ma il vero protagonista del vermouth è l’assenzio: e Borgo San Daniele ha scelto di utilizzare l’assenzio marino (Artemisia caerulescens), chiamato Santonego nel dialetto locale, proveniente principalmente dalla laguna gradese, dove è proposto come un formidabile digestivo. L’ideale dopo una cena impegnativa.
Lo spirito tutto mitteleuropeo di questo prodotto artigianale arriva dalla ricetta di un’antica farmacia di Vienna creata più di cent’anni fa: l’azienda Borgo San Daniele l’ha reinterpretata per adattarla alle caratteristiche delle erbe locali modificando la ricetta e facendola propria.

Adesso è quindi la volta del nuovo nato, il vermouth rosso, appunto il Santòn Ròs, che sarà presentato per la prima volta assoluta a Trieste, al Caffè Tommaseo appunto domani: alle 18.30 alla stampa e agli operatori, mentre dalle 19.30 la degustazione pubblica sarà aperta a tutti gli interessati a scoprire questa “chicca” del nostro territorio. Una storia che più di raccontare un “prodotto” parla di cultura della terra, di tradizione, di produzione agricola: un’avventura “glocal” per far conoscere un intero territorio attraverso alcune delle sue essenze più peculiari.

Come dicevamo, Trieste è la città ideale per questo debutto: nel Santòn Ròs, infatti, al vino scelto per la variante in “rosso” – le uve di Gortmarin, la vigna più antica dell’azienda, abbinate a un grande vino rosso come il Pignolo Arbis Ròs – si uniscono spezie che rievocano subito le più autentiche tradizioni culinarie mitteleuropee e giuliane. Ecco, allora, che all’immancabile assenzio marino, si abbinano la cannella e i chiodi di garofano, la noce moscata, il timo, la salvia selvatica in un trionfo di sentori che richiamano immediatamente le più autentiche ricette gastronomiche della cucina triestina, le sue contaminazioni asburgiche e slovene, la cucina casalinga e della tradizione, con tutti gli aromi di Trieste e dintorni, tra Carso, Golfo e Laguna.

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In copertina e qui sopra vigneti dell’azienda Borgo San Daniele sul Collio cormonese.

Una buona vendemmia per Confagricoltura: “Ora si acceleri per la Doc Fvg”

di Gi Elle

«Sarà una buona vendemmia. La quantità di uva raccolta sarà certamente inferiore rispetto a quella molto alta del 2018. Ma, per quantificare più precisamente, serve ancora qualche giorno. Le maturazioni sono in ritardo e notiamo una certa difformità di maturazione tra i diversi vigneti. Riguardo alla qualità, ci sono tutte le premesse per definirla buona. Le escursioni termiche di questi giorni favoriscono decisamente lo sviluppo degli aromi e l’equilibrio tra i vari componenti dell’acino»: è quanto afferma Roberto Felluga, vignaiolo storico del Collio e presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg, a proposito appunto della nuova vendemmia che, come rilevavamo domenica, torna alla sua epoca tradizionale – complice il pesante ritardo vegetativo, causa maltempo, della primavera – dopo la super-precoce raccolta 2018. Quando era stato lo stesso Felluga ad annunciare l’avvio della raccolta del Sauvignon sul Collio addirittura il 13 agosto.
«Anche nelle Grave del Friuli la vendemmia promette bene – gli fa eco il vitivinicoltore e vicepresidente della stessa Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg, Michelangelo Tombacco –. La produzione sarà nella media degli ultimi anni e i grappoli si presentano sani. La vendemmia, probabilmente, avrà inizio verso la fine di agosto partendo con la raccolta, come da tradizione consolidata, dalle uve per le basi spumante (Chardonnay e Pinot bianco) per poi proseguire con il Pinot grigio, il resto dei bianchi e, infine, i rossi».
Ma Roberto Felluga coglie l’occasione anche per togliersi il classico sassolino da una scarpa.«Dispiace – aggiunge infatti – che questa sarà un’altra vendemmia senza l’istituzionalizzazione del Consorzio della Doc Friuli Vg, ma speriamo la si possa formalizzare presto vista anche la rappresentatività del territorio che il nome porta con sé. Da parte nostra, stiamo lavorando affinché ci sia l’apporto di tutte le componenti professionali e istituzionali per giungere a costruire delle regole condivise indirizzate all’ulteriore innalzamento della qualità dei vini regionali».

Roberto Felluga

Michelangelo Tombacco

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In copertina, si avvicina la vendemmia: prima i bianchi, poi i rossi.

 

 

Che cambio d’abito per la Cantina Produttori Cormons!

di Claudio Soranzo

Dev’essere buono il contenuto, ma bello anche il contenitore. Sotto questo aspetto la Cantina Produttori Cormons non ha rivali. Dopo aver prodotto un ottimo “Vino della Pace” e realizzato delle etichette artistiche, a concludere l’operazione restyling dell’importante “wine cellar” collinare è stata la nuova tinteggiatura degli edifici di produzione, amministrazione e vendita diretta.
A inaugurare il new look l’assessore regionale all’Agricoltura, Stefano Zannier, assieme ai vertici della Cantina e all’Area manager della Boero Bartolomeo Spa di Genova, che ha eseguito la nuova tinteggiatura con una tonalità grigio scuro per le costruzioni basse e oro per il “cubo” centrale con la gigantesca scritta “Cormòns” in rilievo in grigio. Un bellissimo colpo d’occhio per chi arriva dalla via Vino della Pace, con il color oro che contiene delle particelle di metallo che rifrangono la luce solare, al punto che in alcuni momenti della giornata l’effetto sulla vernice è formidabile, e si vede anche da lontano. Particolarmente affascinante poi al tramonto. Nel corso dell’opera è stato pure restaurato l’affresco che raffigura lo stemma di Cormòns, nonché vecchio logo della Cantina.

Ecco l’assessore regionale Zannier con i vertici della Cantina cormonese.

Una tonalità, la nuova, che ricorda la preziosità dei vini, il forziere del “Vino della Pace” e delle botti decorate dagli artisti, e l’oro antico del Picolit. L’azienda Boero ha un particolare legame con il Friuli Venezia Giulia, in quanto possiede anche il marchio Veneziani, quello delle note vernici navali sorto a Trieste nel 1863. Ai primi del ‘900 direttore commerciale della Veneziani e poi manager della filiale inglese fu nientemeno che lo scrittore Italo Svevo (Ettore Schmitz). Sposato con Livia Veneziani, passava spesso le vacanze nella villa di Lucinico, il paese del presidente della Cantina, Filippo Bregant. Lo scorso novembre, per la prima presentazione del libro “Il ricettario di casa Svevo”, i numerosi brindisi sono stati fatti con alcuni spumanti offerti dalla Cantina stessa.
Così ora, dopo aver cambiato il logo dell’azienda, il packaging (vincendo alcuni premi al Vinitaly 2018) ed essersi messa l’abito elegante, la Cantina Produttori Cormons corre più spedita verso altri traguardi, riguardanti la produzione di alcuni dei migliori vini del territorio, capitanati da un “Vino della Pace” non più ricavato da centinaia di barbatelle  arrivate a Cormons da ogni parte del mondo, ma da un blend studiato alla perfezione. Un uvaggio che rappresenta la punta di diamante della produzione, formato da un mix di cinque varietà, sapientemente dosate, che possa diventare il vino di riferimento della Città di Cormons, capoluogo indiscusso del vino regionale. Cinque grandi bianchi del territorio mixati con armonia intorno al 30% di Friulano, un altro 30% di Chardonnay, un buon 20% di Malvasia e il rimanente 20% quasi equamente diviso fra Pinot bianco e Ribolla gialla. Il vino ricavato ha riposato per 12 mesi in botti di quercia di tre essenze diverse e 6 mesi in bottiglia. La prima bottiglia della nuova produzione, vendemmia 2017, era stata stappata all’Enoteca di Cormòns lo scorso 14 maggio in occasione della presentazione ufficiale del nuovo vino, con la nuova etichetta su cui è riprodotto un disegno realizzato dal maestro Roberto Capucci, stilista di fama mondiale.

Alcune bottiglie da collezione e lo storico marchio restaurato.

Durante il brindisi inaugurale il nuovo direttore generale della Cantina Alessandro Dal Zovo ha ricordato che la prestigiosa guida Gilbert & Gaillard ha conferito il Gold award nell’International challenge del 2019 proprio al “Vino della Pace”, come pure al Pinot grigio e al Friulano Doc Collio, prodotti dall’azienda cormonese. Nel giro in cantina abbiamo pure ammirato alcune botti dipinte da artisti di fama, che fanno della “wine cellar” una vera e propria galleria d’arte enoica.

Preziose botti decorate.

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In copertina, come ora si presenta all’esterno la Cantina Produttori.