Il vino “cancerogeno”? Levata di scudi di Fvg, Veneto, Lombadia e Piemonte

di Giuseppe Longo

Assoenologi ha appena reso noti i dati definitivi dell’ultima vendemmia – 49 milioni di ettolitri, in Fvg 1 milione 853 mila – che sul settore vitivinicolo si abbatte come un uragano (ricordate Vaia poco più di tre anni fa?) una nuova avversità, normativa però, che si coniuga con quelle patite dai produttori nell’interminabile emergenza pandemica. Il vino, infatti, farebbe molto male – contrariamente a quanto si sapeva, sempre ovviamente con moderati consumi -, aprendo addirittura la porta all’insorgenza del cancro. Tanto che c’è stata una immediata levata di scudi da parte di quattro Regioni rinomate per la produzione enologica. Infatti, gli assessori alle Risorse agroalimentari di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia e Piemonte hanno fatto fronte comune dopo l’annuncio dei contenuti del Piano d’azione predisposto dalla Direzione generale per la sicurezza alimentare per la lotta al cancro (Europe’s Beating Cancer Plan), contenente alcune indicazioni che, dicono gli assessori, “hanno dell’incredibile”. Proprio perché – si sottolinea in una nota Arc – il consumo di vino, secondo il documento pubblicato pochi giorni fa dalla Commissione Ue, nuocerebbe gravemente alla salute: senza se e senza ma.

Stefano Zannier

“Il consumo moderato e consapevole del vino, che fa parte delle tradizioni e dello stile di vita degli europei, sarebbe quindi assimilato all’abuso di alcol e di superalcolici – scrivono invece in una nota congiunta gli assessori, tra i quali Stefano Zannier per il Friuli Venezia Giulia -. Rileviamo come tutto ciò si ponga in antitesi con quanto la comunità scientifica ha più volte affermato, riconoscendo al vino importanti ricadute positive sulla salute sia per i benefici apportati da piccole quantità di alcol sia per gli altri componenti di questa bevanda, tra i quali diversi antiossidanti sicuramente “amici” della nostra salute. Le conseguenze per uno dei settori più importanti dell’agricoltura italiana ed europea sarebbero devastanti: le politiche di sviluppo che da sempre accompagnano il settore sarebbero infatti messe pesantemente in discussione e tutto ciò sarebbe addirittura accompagnato dall’invito a riportare sulle etichette immagini e scritte che oggi siamo abituati a vedere sui pacchetti di sigarette“. Per i rappresentanti regionali le rassicurazioni che la vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas, si è affrettata a rilasciare, seppur incoraggianti, non sono però sufficienti ad eliminare le preoccupazioni in ordine ad un’iniziativa dettata dalla disinformazione degli uffici di Bruxelles che va censurata con decisione. “Ci adopereremo pertanto in tutte le sedi competenti, sia a livello nazionale sia a livello comunitario – concludono gli assessori -, per evitare che tutto ciò si traduca in un disastro annunciato”.

Rodolfo Rizzi

Se passasse, infatti, questa linea comunitaria sarebbe arrecato un gravissimo danno all’immagine del vino che, come è noto, è da sempre un alfiere delle nostre eccellenze agroalimentari, sia in fatto di quantità che di qualità. Una produzione che nell’ultima vendemmia – come ci ha comunicato il presidente di Assoenologi Fvg, Rodolfo Rizzi – si attesta nel Belpaese esattamente su 49.066.003 milioni di ettolitri, mentre in Friuli Venezia Giulia se ne sono prodotti 1.853.184, di cui 1.574.458 bianchi e 278.727 rossi. Tipologie che a livello nazionale quasi si equivalgono: 28.652.226 bianchi e 20.413.777 rossi. C’è quindi da sperare che la normativa “in itinere” sia bloccata e rivista come chiedono i quattro assessori regionali all’Agricoltura. Altrimenti, ai disastri causati dal Covid e dai provvedimenti anti-contagio, se ne aggiungerebbero altri, i cui effetti sarebbero facilmente immaginabili.

Vigneti collinari in Fvg.

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In copertina, il Friuli Venezia Giulia è vocato a produrre grandi vini bianchi sia fermi che spumanti.

 

 

In Fvg quasi 4 milioni per far fronte ai danni della cimice asiatica

Ci sono quasi 4 milioni di euro a disposizione degli agricoltori del Friuli Venezia Giulia per far fronte ai gravi danni subiti a causa della enorme diffusione, in certe zone, della ormai tristemente famosa cimice asiatica. Lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, il quale ha evidenziato che si tratta del risultato dell’intesa raggiunta in sede di Conferenza Stato-Regioni per la distribuzione nei territori italiani interessati dal fenomeno della somma complessiva di 110 milioni di euro, destinata proprio agli indennizzi agli agricoltori. In Fvg sono state presentate 100 domande per l’accesso ai benefici a ristoro dei danni causati della diffusione dell’insetto infestante (Halyomorpha halys).

Stefano Zannier

La somma complessiva di 110 milioni di euro – come si legge in una nota Arc – verrà prelevata dal Fondo di solidarietà nazionale e sarà ripartita tra Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Dei 3,68 milioni di euro effettivamente destinati alla nostra regione, 2,34 milioni potranno essere utilizzati nel 2020, 670mila euro nel 2021 e altrettanti nel 2022. Dopo la sigla dell’intesa tra il Governo e la Conferenza delle Regioni e il relativo riparto, il provvedimento dovrà ora essere approvato dal Consiglio dei ministri. Successivamente, lo stanziamento sarà a disposizione della Regione Fvg per l’assegnazione a coloro che hanno presentato richiesta di indennizzo.
L’assessore Zannier ha espresso soddisfazione per il risultato ottenuto a favore delle aziende agricole del Friuli Venezia Giulia che hanno patito gravi danni a causa della temutissima cimice. “Si tratta di un ristoro che era atteso da tempo dal nostro mondo rurale – ha aggiunto l’assessore -. Anche per questo, non appena il provvedimento avrà concluso il suo breve iter, la Regione applicherà procedure di pagamento rapidissime, con le quali poter andare incontro alle attese degli agricoltori rispetto alle richieste presentate, a fronte dei gravi danni arrecati dal fenomeno infestante.

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In copertina, esemplare di cimice asiatica: ai produttori presto gli indennizzi per i gravi danni subiti.

 

Barolo nel 2021 sarà prima Città Italiana del Vino. Un plauso a Duino Aurisina

di Giuseppe Longo

Sarà il Piemonte, con la magnificenza di Barolo, e non il Friuli Venezia Giulia che vi aspirava con la piccola Duino Aurisina, a esprimere la Città Italiana del Vino 2021. Alla località del Carso Triestino è stata però riconosciuta la sua importanza all’interno di una rinomata zona Doc, tanto che le è stata assegnata una menzione speciale, come alla ben più nota Montepulciano, sulle colline senesi, che pure ambiva al prestigioso riconoscimento. Per cui entra nella lista d’attesa la cittadina del costone carsico che, come è noto, stamane celebra una delle sue perle enologiche, la Vìtovska, nell’ambito della Giornata mondiale dell’enoturismo.

Il Nebbiolo.

Il famosissimo Comune delle Langhe è dunque la prima Città Italiana del Vino, quella che rappresenterà tutte le altre per un anno intero a livello nazionale fruendo altresì di una serie di benefici. Lo ha deciso ieri la commissione incaricata dall’Associazione Nazionale Città del Vino di scegliere, secondo specifici parametri quantitativi e qualitativi, tra le sette candidature pervenute attraverso altrettanti dossier inviati in risposta al bando lanciato per la prima volta dall’Associazione e aperto a tutte le Città associate. Al concorso hanno partecipato sette Comuni, per cui, accanto ai tre citati, c’erano anche Bianco (Reggio Calabria), Montespertoli (Firenze, Toscana), Taurasi (Avellino, Campania) e Tollo (Chieti, Abruzzo). Come si diceva, due le menzioni speciali decise dalla commissione, a conferma della qualità complessiva dei dossier di candidatura presentati, appunto Montepulciano e Duino Aurisina. E che saranno sicuramente tenute in considerazione quando si tratterà di scegliere la prossima Città da far emergere a livello nazionale.
Ma per quella vincitrice, cioè Barolo, cosa significa questa importante e ricercata attribuzione? Che per l’intero corso del 2021 il suo territorio sarà animato da un ricco, articolato e variegato programma di iniziative che porrà questa zona all’attenzione del Belpaese per 365 giorni grazie ad una serie di eventi che avranno il vino e l’intera filiera in primo piano. Quindi, una indubbia occasione per valorizzare ulteriormente la “regina” delle Langhe, conosciuta in tutto il mondo, attraverso un vino – il Barolo Docg, appunto, ottenuto esclusivamente da uve di Nebbiolo – che è un indiscusso alfiere dell’enologia italiana di alta qualità.

“Insignire Barolo del titolo “Città Italiana del Vino 2021” – afferma Floriano Zambon, presidente dell’Associazione nazionale – è un riconoscimento del lavoro e dell’impegno del Comune nell’aver saputo valorizzare l’indissolubile legame del suo territorio con il vino e l’enogastronomia oltre, naturalmente, a premiare le sue produzioni di eccellenza, che nascono dai sacrifici di viticoltori appassionati, il cui lavoro è fondamentale non solo per la produzione di ottimi vini, ma anche per il prezioso ruolo di sentinelle di un territorio di qualità, anche dal punto di vista della sostenibilità e della tutela dell’ambiente, oggi anche Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco”. “È stato difficile giungere alla scelta finale – aggiunge il leader nazionale delle Città del Vino, delle quali ben 25 sono espresse dal Vigneto Fvg – a conferma della validità dei dossier presentati da sette Comuni. Abbiamo comunque colto gli obiettivi che ci eravamo posti con l’avvio di questa prima edizione: mettere in risalto la cultura enologica ed enoturistica di un territorio, la sua influenza nella società e nell’economia locale; inoltre, vogliamo promuovere tutte quelle buone pratiche che valorizzano la biodiversità, la tutela dell’ambiente e che possano portare benefici anche permanenti in termini di servizi, infrastrutture, eventi”.  Secondo lo spirito per cui è stato ideato, il concorso deve essere uno stimolo per l’intera comunità locale, al fine di incoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini, delle categorie sociali ed economiche e del volontariato nei progetti proposti, con uno sguardo anche oltre i propri confini, consolidando legami con il territorio regionale e con altri territori vitivinicoli italiani. Le  25 Città Fvg, coordinate da Tiziano Venturini, sono dunque Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormòns, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio e, appunto, la stessa Duino Aurisina. Ma anche Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. Come si ricorderà, Moraro e Povoletto sono le ultime arrivate nell’importante elenco tricolore e festeggiate con la bandiera dell’Associazione.

La Vìtovska.

Infine, come si diceva, oggi è in programma la Giornata Mondiale dell’Enoturismo 2020 promossa da Recevin in collaborazione con le Associazioni nazionali delle Città del Vino europee. Pertanto, proprio in questo contesto, ricordiamo l’iniziativa (dalle 10) che il Comune di Duino Aurisina ha dedicato al tema “Vìtovska, un vino un territorio”. Al pregiato bianco del Carso triestino sarà riservato un interessante approfondimento che sarà diffuso in diretta su YouTube con la partecipazione di vitivinicoltori, pubblici amministratori e rappresentanti delle organizzazioni produttive. Il mancato riconoscimento nazionale indubbiamente sarà una delusione – Duino Aurisina e l’intera Doc Carso, infatti, ci tenevano moltissimo – che però deve essere soltanto passeggera. Anzi, dovrà offrire lo stimolo per fare ancora meglio per valorizzare questi vigneti “eroici”, coltivati su pastini rubati alla roccia e  sferzati dalla gelida Bora, prenotando fin d’ora una nuova candidatura. Perché la prossima volta, grazie alla ricca e puntuale documentazione presentata, potrebbe andare meglio. Dopo tutto, la difficile viticoltura del Carso lo merita!

Vigneti a Duino Aurisina.

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In copertina, ecco una immagine di Barolo, nella prestigiosa zona Docg delle Langhe in Piemonte.

Enoturismo, il Fvg con le sue Città del vino è d’esempio in Italia

L’enoturismo guarda al Friuli Venezia Giulia: per le Città del Vino ad agosto un evento su 5 è nella nostra regione. Nell’estate 2020, ricca di sfide per il comparto a causa dell’emergenza Coronavirus, la regione più a Nordest d’Italia si evidenzia come una delle più attive a livello nazionale con le sue proposte rivolte a visitatori che vogliano unire scoperta del territorio alla degustazione di grandi vini. Lampante il dato che arriva dall’Associazione nazionale Città del Vino, che sta organizzando la sua manifestazione principe, “Calici di Stelle”, nei giorni attorno alla notte di San Lorenzo: a fronte del fatto di essere una regione piccola sia a livello demografico che di superficie, il coordinamento delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia è riuscito a organizzare eventi in un numero di Comuni che rappresenta quasi il 20% di tutta la quota nazionale. Solo “colossi” come Toscana, Piemonte e Veneto (che stanno inviando ancora le loro adesioni in vista della prossima settimana) possono esprimere numeri di tale portata al momento. Merito della sinergia sul territorio tra enti comunali, volontari delle Pro Loco e cantine, unite al sostegno della Regione Autonoma Fvg (attraverso Promoturismo Fvg e Strada del Vino e Sapori del Friuli Venezia Giulia) e di BancaTer.

L’intervento di Tiziano Venturini alla recente presentazione di Orsaria.

“Si tratta di un’estate atipica in cui tutte le regioni devono affrontare delle difficoltà per organizzare eventi – ha commentato Tiziano Venturini, coordinatore regionale Città del Vino Friuli Venezia Giulia -: proprio per questo assume ancora più rilevanza quanto siamo riusciti a fare in poco tempo, allestendo un cartellone di tutto rispetto con 15 Città del Vino regionali. Fino al 13 agosto avremo modo stare di nuovo insieme, rispettando le misure di sicurezza e brindando con un buon calice dei nostri territorio, assaggiando specialità locali e godendo di spettacoli che spaziano dalla musica al teatro e all’osservazione delle stelle cadenti”.

Alle sfide dettate dal Coronavirus si è unito anche l’annunciato maltempo, che, purtroppo, ha portato all’annullamento dell’evento inaugurale di Prepotto-Dolegna di oggi 2 agosto. Ma tutti gli altri appuntamenti sono confermatissimi e per partecipare occorrerà prenotarsi ai riferimenti riportati nel nuovo sito www.cittadelvinofvg.it. Ecco pertanto l’elenco: 6 agosto Casarsa della Delizia Antico frutteto Palazzo Burovich De Zmajevich; 7 agosto Sequals Corte Morea, Duino Aurisina infopoint Promoturismo Fvg-Sistiana, Capriva del Friuli Piazza Vittoria; Aquileia, Piazza Capitolo e Piazza Patriarcato; 8 agosto Buttrio Villa di Toppo Florio, Capriva del Friuli Piazza Vittoria; Aquileia Piazza Capitolo e Piazza Patriarcato; 9 agosto Aquileia nelle cantine aderenti, Corno di Rosazzo Villa Nachini Cabassi; 10 agosto Bertiolo piazza della Seta, Gradisca d’Isonzo piazza Unità, Casarsa della Delizia Antico frutteto Palazzo Burovich De Zmajevich; 13 agosto Latisana Piazza Indipendenza e Parco Gaspari, Trivignano Udinese La Corte dei Vizi, Camino al Tagliamento Casa Liani, Cormòns, Piazza XXIV Maggio.

“E quindi uscimmo a riveder le stelle” è il tema nazionale dell’edizione, che vede la collaborazione tra Associazione nazionale Città del Vino e Movimento Turismo del Vino e il patrocinio dell’Agenzia nazionale turismo. La citazione della Divina Commedia invita alla ripartenza dopo la fase più acuta dell’emergenza Covid-19, con l’auspicio che nella notte di San Lorenzo, la notte appunto delle stelle cadenti, e in quelle prima e dopo di essa siano tanti gli enoturisti a brindare ad una nuova normalità.

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In copertina, la passata edizione di “Calici di Stelle” a Clauiano.

Da Silvia Tirel un aiuto a Collio e Brda candidati al marchio Unesco

di Claudio Fabbro

Anche l’approfondita e appassionata ricerca della neo-dottoressa Silvia Tirel sarà un prezioso sostegno al Collio e alla contermine Brda, l’area vitivinicola slovena, che aspirano a ottenere il prestigioso marchio Unesco. Martedì 24 marzo, infatti, la giovane caprivese, iscritta al corso di Laurea magistrale in Gestione del turismo culturale e degli eventi dell’Università degli Studi di Udine, ha discusso (in modalità streaming vista la nota situazione di emergenza sanitaria) la sua tesi intitolata “Candidatura Unesco del territorio transfrontaliero Collio-Brda” ottenendo il punteggio massimo di 110 e Lode.
Il lavoro di tesi ha come oggetto l’imminente candidatura del sito transfrontaliero Collio-Brda alla prestigiosa lista del Patrimonio mondiale Unesco; l’obiettivo è fornire un’analisi del territorio attraverso lo studio delle sue caratteristiche peculiari: sono infatti state fatte delle osservazioni riguardo gli aspetti paesaggistici, il clima, le diversità linguistiche, l’agricoltura e la gastronomia. Successivamente, è stata effettuata una ricerca circa le attività transfrontaliere volte a mantenere i rapporti, le tradizioni e gli scambi culturali tra le due aree storicamente unite e separate da un confine politico solamente in epoca recente, dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il sindaco Daniele Sergon.


L’Amministrazione comunale di Capriva del Friuli, tra gli enti promotori della candidatura, ha accolto con grande entusiasmo e prospettiva questo percorso di studi con tesi finale di Silvia. “Un simile lavoro di tesi, infatti, è certamente rilevante per il nostro territorio ed è verso la consapevolezza della popolazione, tutta nei confronti di un progetto così importante, che si deve lavorare”, le parole del sindaco Daniele Sergon. Se poi a farlo sono giovani, preparati, e così professionali nel loro iter di studio intrapreso, crediamo che sia una occasione importante per tutti.
La tesi ha proposto un ulteriore studio delle attività turistiche esclusive dell’area del Collio e degli eventi tradizionali tipici del Brda. Infine, dopo aver presentato l’organizzazione Unesco e illustrato i criteri necessari per candidare un sito e il relativo iter da seguire, il territorio è stato posto a confronto con altri siti già parte del Patrimonio Mondiale, al fine di evidenziarne eventuali similitudini ed elementi di unicità.
I criteri scelti per la selezione dei siti da porre a confronto sono quelli fondamentali per la candidatura di Collio-Brda, ovvero i criteri di selezione, la caratteristica transfrontaliera e la definizione di paesaggio culturale; sono quindi stati scelti rispettivamente il sito di Stari Grad in Croazia, il territorio transfrontaliero di Ferto/Neusiedlersee tra Austria e Ungheria ed infine il paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe, Roero e Monferrato. Ricordare infine l’importanza del “Prosecco” nella prestigiosa famiglia Unesco è “atto dovuto”.
“È per noi fondamentale che i cittadini siano consapevoli del valore del nostro territorio mostrandosi interessati a tali iniziative. Il marchio Unesco – ricorda infine Sergon – è sinonimo di valore e garanzia per il turista, pertanto è una potenziale risorsa per l’incremento turistico e la valorizzazione dell’area Collio-Brda, sapere che anche i giovani credono nel nostro territorio ci stimola a mantenere alto l’impegno verso tale progetto, auspicandoci che il lavoro della nostra concittadina Silvia possa essere d’aiuto alla candidatura“.

Ecco la zona vitivinicola collinare e il Castello di Spessa a Capriva.

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In copertina, la neo-dottoressa Silvia Tirel brinda alla sua laurea dedicata al Collio italiano sloveno.

A Gradisca d’Isonzo tre giorni con la Grande famiglia dei Refoschi

di Giuseppe Longo

“La grande famiglia dei Refoschi” è intitolata la tre giorni di studi e di degustazioni nell’ambito del Gran Premio Noè a Gradisca d’Isonzo. Un importantissimo vitigno friulano, dunque, sotto la lente per analizzarlo in tutte le sue sfaccettature, al fine di delineare meglio la fisionomia di una varietà – o meglio di un insieme di varietà, come indica il titolo della manifestazione – che dà uno dei vini rossi più prestigiosi del Vigneto Fvg: per semplificare, un po’ come il Barolo in Piemonte. E due sono le declinazioni più note, vale a dire il Refosco dal peduncolo rosso e il Refosco di Faedis (detto anche Refoscone). Ma c’è anche, pur con altre caratteristiche, il Terrano del Carso.
Gli incontri – organizzati dal Comune e dalla Pro Loco di Gradisca – si apriranno domani mattina, venerdì, in sala Bergamas, alle 10.30, con la Lectio magistralis “Dei Refoschi” del professor Angelo Costacurta, un esperto molto conosciuto e apprezzato anche dai vitivinicoltori friulani. Al termine, presentazione del Progetto 80 volte Refosco (che fa riferimento a un antico vigneto di Villa Chiozza, a Scodovacca) e quindi premiazioni. E’ annunciata la consegna dei riconoscimenti Gran Premio Noè 2019 a Claudio Fabbro, agronomo, enologo e giornalista; all’associazione dei produttori del citato Refosco di Faedis; all’Istituto per l’Agricoltura e il Turismo di Parenzo (Istria croata) e al vignettista Francesco Tullio Altan.

Claudio Fabbro con Gabriele Di Gaspero lunedì scorso a Dolegna.

Quindi sabato i lavori cominceranno alle 10 con il convegno “Sostenibilità in agricoltura e viti resistenti”: un argomento che ha fatto da sfondo lunedì anche alla consegna del Premio Falcetto d’Oro, a Dolegna del Collio, riconoscimento che quest’anno è stato attribuito al dottor Gabriele Di Gaspero che fa parte del gruppo di ricercatori dell’Iga, l’Istituto di genomica applicata che con l’Università di Udine e con la collaborazione dei Vivai cooperativi di Rauscedo ha dato origine in Friuli Venezia Giulia alle prime varietà resistenti, più forti cioè contro le avversità crittogamiche tanto da richiedere meno trattamenti chimici e quindi in grado di consentire di ridurre i costi di produzione nel vigneto. Al termine, presentazione del Progetto Biowine delle Città del vino e assaggio di vini appunto da viti resistenti e certificati Sqnpi.

Infine, domenica, alle 11, via alla terza giornata dedicata ai Refoschi, con un Incontro-degustazione “I vini ai tempi di Leonardo” (manifestazione inserita nell’ambito delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte del genio vinciano); quindi, assaggio di vini delle aziende più antiche della regione, mentre nel vicino parco comunale si terrà il Mercatino mitteleuropeo dell’usato.
Durante le tre giornate saranno allestiti banchi assaggio di Refosco e di Terrano – il prestigioso rosso del vicino Carso, goriziano e triestino, appartenente come dicevamo all’inizio alla stessa “famiglia” ampelografica -, abbinati a prodotti del territorio. Questi gli orari: venerdì e sabato dalle 17 alle 21 e domenica dalle 11 alle 18. Tre giornate imperdibili, insomma, all’insegna del grande, anzi dei grandi Refoschi.

Il Refosco di Faedis o Refoscone.

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In copertina, grappoli di Refosco dal peduncolo rosso, la principale varietà della “famiglia”.

Fvg e altre cinque Regioni insieme contro la cimice

di Gi Elle

Nasce un’intesa interregionale per far fronte al nuovo, grande flagello dell’agricoltura: la cimice asiatica. Gli assessori regionali alle Risorse agricole di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte si sono, infatti, riuniti per discutere della problematica relativa al pericoloso insetto in una prima seduta del tavolo coordinato dalla Regione Veneto. E’ stato deciso di sollecitare un incontro con il ministro delle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, e il titolare dell’Ambiente, Sergio Costa, per definire un piano di azione organico sia dal punto di vista fitosanitario, sia per quanto riguarda le risorse da mettere in campo a sostegno del mondo agricolo duramente provato da questa “invasione” che nella nostra regione è molto evidente, ormai da anni, soprattutto nella Bassa friulana e nel Codroipese.

L’assessore Stefano Zannier.

Le Regioni – come informa una nota Arc – chiedono un intervento a livello nazionale con l’istituzione di un fondo mutualistico o di un aiuto di Stato per assistere le imprese agricole in questo momento di grande difficoltà, nonché l’istituzione di un tavolo nazionale contro la cimice che si sta rivelando un vero e proprio disastro per le colture frutticole – dal pero al melo e al pesco, ma anche alla vite – del Nord Italia. Per questo motivo – così indicano gli assessori all’Agricoltura, tra cui Stefano Zannier per il Friuli Venezia Giulia – è necessario che il Ministero di Via Venti Settembre prenda consapevolezza della necessità urgente di un tavolo per fare il punto della situazione sulla sperimentazione dell’insetto antagonista, la cosiddetta “vespa samurai”, finora impiegata solo in prove in laboratorio. Parallelamente, chiedono che a livello nazionale si mettano a disposizione dei fondi per indennizzare gli agricoltori, così come è stato fatto per gli olivicoltori colpiti dalla Xylella, con le ingenti risorse investite per finanziare le reti di protezione (la Regione Friuli Venezia Giulia, si sottolinea ancora nella nota, con gli oltre 3 milioni stanziati ha destinato risorse maggiori di tutte le altre messe assieme). La sovvenzione già a suo tempo erogata in regime di aiuto di Stato, la possibilità dell’utilizzo del fondo di rotazione e le attività sperimentali con il lancio dell’antagonista autoctono sono il massimo ad oggi possibile con le misure regionali ed anzi vedono proprio “il Friuli Venezia Giulia come unica Regione ad aver attivato tali misure e con tale intensitá economica, ma purtroppo non bastano”.
“E fondamentale – ritengono gli assessori di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte – attivare un piano organico nazionale di risposta complessiva commisurata alla gravità della situazione, verificato che la stretta sinergia tra tutti i servizi sanitari delle Regioni, le Universitá ed Enti di ricerca non sta dando gli effetti sperati“.

La convocazione di un tavolo interministeriale di crisi per sostenere i produttori colpiti dalla cimice asiatica e prevedere un stanziamento di risorse straordinarie, visti gli ingenti danni provocati da questo insetto che sta causando perdite fino al 100 per cento al raccolto delle pere, è contenuta – riferisce l’Ansa – anche nella richiesta inviata in una lettera dal presidente di Alleanza cooperative agroalimentari, Giorgio Mercuri, al ministro Centinaio. Tra gli obiettivi del tavolo con la partecipazione di tutte le Regioni coinvolte, secondo l’Alleanza cooperative, è anche quello di accelerare l’introduzione dell’unico vero antagonista della cimice, ossia la già ricordata “vespa samurai”. È ormai fortissima la preoccupazione per una crisi che sta investendo la frutticoltura nel Nord Italia, in particolare in Emilia Romagna e Veneto, ma anche in diverse aree del Friuli Venezia Giulia, a causa della concomitante presenza dei danni causati dalla cimice asiatica, da malattie fungine fuori controllo e molto aggressive. Una situazione che risulta aggravata da un clima eccezionale che sta mettendo a rischio la sopravvivenza di molte aziende agricole e la competitività della stessa filiera produttiva, con perdite di produzione delle singole aziende stimabili dal 40% al 100 per cento. “Molte delle aziende agricole che conferiscono il prodotto alle nostre cooperative hanno danni sul 100% delle loro piante – denuncia Mercuri – la situazione è fortemente compromessa e si rischia in molte zone, specie nel ferrarese, di non raccogliere il prodotto”.

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In copertina e qui sopra la cimice asiatica in un un vigneto friulano.