Confagricoltura Fvg, carne di selvaggina scelta etica, salubre e sostenibile: a Manzano una nuova filiera di qualità

Confagricoltura Fvg, in collaborazione con l’Ente Tutela Fauna Fvg, ha organizzato per domani, alle ore 17, nella sede dell’azienda agricola Conti di Maniago, a Manzano (Borgo Soleschiano 10), un incontro informativo dal titolo: “Una scelta etica, salubre e sostenibile: la carne di selvaggina”.
A introdurre l’evento sarà Gianluigi D’Orlandi (L’importanza delle aziende faunistico venatorie), presidente dell’Ente Tutela Fauna Fvg. A seguire, sono previsti gli interventi del direttore del Servizio prevenzione, sicurezza alimentare e sanità pubblica della Regione Fvg, Manlio Palei (Peste suina africana, a che punto siamo?); di un rappresentante del Comando dei Carabinieri per la tutela della salute (Nas) di Udine (Tracciabilità e salubrità delle carni di selvaggina, i controlli dall’abbattimento alla tavola) e dell’onorevole Marina Berlinghieri, responsabile per le Relazioni Istituzionali della Fondazione Una-Uomo Natura Ambiente (“Selvatici e buoni”, la filiera della carne di selvaggina è realtà).
Una serie di riflessioni e spunti su un problema, quello della gestione della fauna selvatica, che può trasformarsi da emergenza continua in opportunità come, in parte, lo è già e lo si potrà toccare con mano visitando proprio il macello predisposto per la lavorazione delle carni di selvaggina dell’azienda che ospiterà l’incontro. Uno dei tanti tasselli necessari e utili per costruire una (nuova) filiera di qualità per i prodotti carnei della nostra regione. La partecipazione all’incontro è libera e gratuita. Si consiglia la prenotazione chiamando lo 0432.507013 o scrivendo ad assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it

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In copertina, un esemplare di cinghiale adulto e qui sopra di capriolo.

 

Previsioni positive per i suini Fvg sebbene i capi allevati siano calati e ci sia l’incertezza sui prezzi al consumo

«Sulla carta il 2024 potrebbe rivelarsi un anno positivo per la suinicoltura del Friuli Venezia Giulia, anche se non mancano le incognite, a partire dalla diffusione della Peste suina africana. Un altro elemento di incertezza è legato ai consumi, in quanto i prosciutti crudi sono stati messi a stagionare con costi di acquisto delle cosce particolarmente elevati: a quali prezzi dovranno essere posti in vendita per garantire marginalità? E il consumatore acquisterà?», sono le previsioni e i dubbi di David Pontello, suinicoltore e responsabile della Sezione zootecnica di Confagricoltura Fvg.

David Pontello


Uno scenario che potrebbe avere delle ripercussioni sul mercato del vivo che, però, per Pontello sono poco giustificate. «L’offerta di suini disponibili continua a essere scarso e il prezzo di mercato che viene espresso da agosto a questa parte non è veramente il frutto di domanda e offerta, ma è più una scelta politica. Si tenga conto, inoltre, che le difficoltà degli anni passati e le nuove complessità burocratiche e normative hanno spinto molti allevatori a chiudere. In Friuli Venezia Giulia, a esempio, i capi allevati nel 2023 sono stati poco più di 224 mila, a fronte dei quasi 268 mila dell’anno precedente, con una riduzione di quasi il 9%».
Anche gli equilibri internazionali potrebbero influire sui fattori produttivi, a partire dai prezzi di cereali e semi oleosi (soia). Sullo sfondo, altri elementi di incertezza. «Abbiamo difficoltà – conclude Pontello – a reperire manodopera specializzata, con la conseguenza che le scrofaie fanno fatica a sopravvivere e gli investimenti nel settore sono fermi per le incertezze delle normative legate al benessere animale e la spada di Damocle della legislazione sulle emissioni in atmosfera, in cui per ora gli allevamenti di suini sono il capro espiatorio in luogo del comparto bovino. Tutti fattori di insicurezza sul futuro».

Coldiretti, assemblea oggi a Roma per eleggere il nuovo presidente nazionale

Stamane al Centro congressi Rospigliosi, a Roma, si riunisce l’Assemblea nazionale della Coldiretti con le rappresentanze degli agricoltori da tutte le province e regioni d’Italia e dei movimenti dei giovani, delle donne e dei pensionati che eleggeranno il nuovo presidente e la giunta esecutiva per i prossimi cinque anni, in rappresentanza di 1,5 milioni di iscritti della maggiore Organizzazione di settore a livello europeo. L’appuntamento “Nutriamo il futuro” avrà al centro dei lavori l’innovazione in agricoltura tra conflitti e crisi climatiche, ma anche il tema del credito, le misure a favore dei più fragili e i contenuti della manovra all’esame del Parlamento e le scadenze del Pnrr. Assieme al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo ci sarà anche il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida.
Focus sulle scelte di acquisto delle famiglie alla vigilia delle feste dalle quali dipende il futuro di centinaia di migliaia di aziende italiane ma anche la difesa del lavoro, del territorio e del patrimonio di biodiversità, con il rapporto Coldiretti/Ixe’ “Il Natale sulle tavole degli italiani”. Saranno illustrati la spesa prevista, le tavolate, i consumi dei prodotti simbolo, le sfide storiche tra le diverse specialità ma anche i nuovi trend 2023, con la sfilata dei dolci tipici locali durante la quale saranno svelati i segreti delle ricette conservate da generazioni nelle campagne.

Peste suina e indennizzi:
domande dal 15 gennaio

Si possono presentare dal 15 gennaio e fino al 15 febbraio prossimi le domande per gli aiuti riconosciuti alle aziende suinicole italiane che hanno subìto danni indiretti per le misure adottate al fine del contenimento dei focolai di peste suina africana. Si tratta degli interventi relativi al periodo dal 1° luglio 2022 al 31 luglio 2023. Le risorse stanziate per l’anno in corso sono pari a 19.644.443,25 euro, di cui il 60% destinato alle piccole e medie imprese e alle micro che operano nella produzione agricola e il restante 40% al settore della macellazione e della trasformazione. L’aiuto verrà pagato in un’unica soluzione dal 3 giugno. Il 14 dicembre sono state pubblicare le istruzioni Agea con le modalità operative su richiesta ed erogazione del sostegno. Gli indennizzi sono riconosciuti alle imprese che svolgono produzione agricola primaria e alle Pmi e microimprese del settore della trasformazione e macellazione, nei limiti del de minimis. Sono compresi anche gli gli stabilimenti autorizzati a esportare nel 2022 nei Paesi terzi, ma che non hanno potuto effettuare le spedizioni per i bandi sanitari delle autorità estere, notificati dal ministero della Salute italiano.
Per ottenere l’indennizzo previsto per le aziende agricole il richiedente deve risultare detentore/operatore o proprietario di un allevamento di scrofe da riproduzione a ciclo aperto, a ciclo chiuso e da ingrasso (comprensivi di allevamenti da svezzamento e magronaggio), in uno dei comuni assoggettati a restrizioni sanitarie indicati nelle disposizioni del ministero della Salute e/o nelle ordinanze del Commissario governativo alla Peste Suina Africana. L’allevamento doveva risultare attivo nel periodo tra il 1° luglio 2022 e il 31 luglio 2023. Le categorie merceologiche per le quali è concesso l’aiuto sono: verri; scrofe; scrofette; suini da ingrasso e suinetti. Il sostegno può coprire fino al 100% il danno totale subìto, calcolato, per ciascuna fattispecie, sulla base degli importi unitari. Per quanto riguarda le aziende che operano nella macellazione e trasformazione le categorie merceologiche ammesse sono verri; scrofe; scrofette; suini da ingrasso; suinetti; prosciutti; prodotti di salumeria; e tagli di carne suina.

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In copertina, il presidente nazionale uscente di Coldiretti Ettore Prandini.

Peste suina, istituita l’Unità di crisi. Grata Cia Fvg: lo avevamo sollecitato da tempo

La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia attiva l’Unità di crisi per l’emergenza della Peste suina africana (Psa), dopo numerosi accertamenti del contagio avvenuti in Italia, prima di tutto in Piemonte e Liguria e, poi, in Lazio. L’Esecutivo Fedriga ha infatti approvato l’istituzione dell’organismo di prevenzione per coordinare le attività di monitoraggio della Psa e per segnalare, alla stessa Giunta, i provvedimenti da adottare. L’Unità di crisi sarà composta dai rappresentanti delle Direzioni competenti ed è previsto anche il coinvolgimento delle categorie interessate (agricole, venatorie, ambientalistiche) e delle parti sociali sensibili al problema.
«La Psa è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce esclusivamente i suini e i cinghiali. Seppure non trasmissibile all’uomo, potrebbe avere pesanti ripercussioni economiche sul settore zootecnico e l’industria agroalimentare (allevamenti e prosciuttifici in primis), con percentuali di letalità che possono arrivare al 90 per cento – ricorda il presidente della Cia Fvg Agricoltori Italiani, Franco Clementin -. È dal mese di marzo che, come organizzazione, richiediamo alla Regione un tavolo di crisi per affrontare la problematica che si innesca sull’oramai questione annosa dei cinghiali e delle altre specie dannose. Ben venga dunque, finalmente, l’istituzione del tavolo. Qui non si tratta di fare le cassandre – chiosa infine Clementin -, ma di affrontare per tempo le problematiche strutturali. Così come per la siccità, si tratta di immaginare e progettare soluzioni strutturali di lungo periodo con una visione politica pluriennale».

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In copertina, i cinghiali sono una specie suina che si infetta e trasmette il virus.

Peste suina africana, la Regione Fvg ha pronto un piano frenare i contagi

Il Friuli Venezia Giulia è pronto a mettere in campo un piano di intervento per il contenimento della diffusione della Peste suina africana, un’infezione virale che non si trasmette all’uomo ma che si diffonde tra i cinghiali e può mettere ad alto rischio gli allevamenti di maiali nel Nord Italia. È quanto ha confermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, durante l’incontro divulgativo promosso dal Servizio Prevenzione regionale in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

Stefano Zannier


Zannier, come informa Arc, ha rimarcato «la necessità di attivare una Unità di crisi ristretta per il coordinamento delle azioni da intraprendere a breve termine e un gruppo allargato di analisi e azione che coinvolga anche il Servizio caccia, con l’intento di aumentare la segnalazione di ritrovamenti di eventuali carcasse di cinghiali, primi portatori della malattia». Quanto alla difesa degli allevamenti, Zannier ha ricordato che a livello nazionale il Ministero dell’Agricoltura ha stanziato 50 milioni di euro per il contenimento della Peste suina africana, di cui 15 milioni per l’installazione di reti e 35 milioni per interventi di biosicurezza negli stabilimenti. «Anche la Regione Fvg lo scorso anno ha aperto una linea contributiva per 800mila euro, ma abbiamo ricevuto richieste per soli 200 mila», ha sottolineato l’assessore.
Nel corso del confronto Gioia Capelli, direttore sanitario dell’Izsve ha ricordato come l’ingresso dell’infezione in Italia fosse atteso da Est, mentre attualmente ha fatto ingresso in Piemonte e Liguria. Se da un lato, ciò consente di avere più tempo a disposizione, resta fondamentale mettere in atto piani di contenimento condivisi, rapidi ed efficaci. Denis Vio, veterinario dirigente della sezione di Pordenone dell’Izsve, ha quindi precisato che dal 2021 esiste un piano di sorveglianza e prevenzione, basato su un sistema di allerta precoce, ma altri fattori importanti sono la formazione degli allevatori sulla diffusione della malattia e sulla gestione delle popolazioni di cinghiali. Francesca Scolamacchia, veterinario della sezione Epidemiologia dell’Izsve, ha invece illustrato la proposta di contenimento attraverso recinzioni non elettrificate lungo i confini tra Italia e Slovenia; il programma stima una barriera di 206 chilometri che andrebbe ad isolare oltre 260 allevamenti, consentendo di sorvegliarne indirettamente ulteriori 300. Infine, Vittorio Guberti, ricercatore veterinario dell’Ispra, ha richiamato la pratica delle recinzioni già attuata in Belgio e in Repubblica Ceca, auspicando un’iniziativa nazionale per attivare un sistema emergenziale univoco.

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In copertina, un cinghiale specie suina vettore per la trasmissione del virus che costituisce una seria minaccia per gli allevamenti di maiali del Nord.

Bisogna fermare la Peste suina africana. La Coldiretti: bene l’ordinanza statale

«È importante la tempestiva adozione del provvedimento che consente alle attività produttive di continuare a lavorare in sicurezza, fornendo rassicurazioni in merito alle esportazioni». Lo afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento alla firma dell’ordinanza dei ministri della Salute, Roberto Speranza, e delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, per fermare la diffusione della Peste suina africana (Psa) dopo i casi riscontrati su cinghiali in Piemonte e Liguria, ma anche in Germania, Belgio e Paesi dell’Est Europa. Il virus può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagioso e spesso letale per questi animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani, i quali hanno già abbastanza a che fare con il Covid e le sue varianti. «Siamo costretti ad affrontare questa emergenza perché è mancata l’azione di prevenzione e contenimento come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne da nord a sud dell’Italia dove si contano ormai più di 2,3 milioni di esemplari», ricorda Prandini nel sottolineare l’importanza «di vigilare oltre che sul piano sanitario anche contro le speculazioni di mercato a tutela degli allevatori e del sistema economico ed occupazionale».

Il presidente Ettore Prandini.

Il provvedimento – informa Il Punto Coldiretti – prevede il divieto di ogni attività venatoria salvo la caccia selettiva al cinghiale nella zona stabilita come infetta da Peste suina africana, ossia 114 Comuni di cui 78 in Piemonte e 36 in Liguria, dove la presenza di allevamenti è per fortuna molto contenuta. Nell’area circoscritta sono altresì vietate la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e le altre attività di interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti. L’ordinanza in vigore per sei mesi si pone l’obiettivo di “porre in atto ogni misura utile ad un immediato contrasto alla diffusione della Psa e alla sua eradicazione a tutela della salute del patrimonio faunistico e zootecnico suinicolo nazionale e degli interessi economico connessi allo scambio extra Ue e alle esportazioni verso i Paesi terzi di suini e prodotti derivati”.
Una necessità dopo che sono state attivate misure precauzionali alle frontiere di Svizzera, Kuwait e in Oriente (Cina, Giappone e Taiwan) dove è stato previsto un temporaneo stop alle importazioni dall’Italia di carni e salumi. Le esportazioni di carni suine e derivati Made in Italy ammontano complessivamente nel mondo a 1,7 miliardi ma va sottolineato che oltre il 60% è destinato a Paesi dell’Unione Europea che riconoscendo il principio della regionalizzazione prevedono eventuali blocchi solo dai comuni delimitati, dove peraltro l’attività di allevamento è molto contenuta.

Un comportamento analogo peraltro – annota ancora Il Punto Coldiretti – è stato adottato anche da paesi come Regno Unito, Usa e Canada dove è diretta la maggioranza dell’export extra Ue per i casi analoghi che si sono verificati in Germania, Belgio e Paesi dell’Est Europa e per questo diventa ora importante una azione diplomatica per formalizzare questo orientamento e non penalizzare la filiera. Abbiamo più volte evidenziato il rischio della diffusione della Peste Suina Africana (Psa) attraverso i cinghiali e la necessità della loro riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette.
Adesso serve subito – avverte Prandini – un’azione sinergica su più fronti anche con la nomina di un commissario in grado di coordinare l’attività dei prefetti e delle forze dell’ordine chiamate ad intensificare gli interventi, per tutelare e difendere gli allevamenti e compensare i danni economici alle imprese. Si ravvisa infine la necessità di avviare iniziative comuni a livello europeo perché – conclude il presidente Coldiretti – è dalla fragilità dei confini naturali del paese che dipende l’elevato rischio di un afflusso non controllato di esemplare portatori di peste.

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In copertina, due maialini e qui sopra un branco di cinghiali.

 

La Peste suina africana ora allarma gli allevatori di Confagricoltura Fvg

«Il focolaio di Peste suina africana (Psa) scoperto nei giorni scorsi in provincia di Alessandria (Piemonte), ci preoccupa molto», dice David Pontello, responsabile del comparto suinicolo di Confagricoltura Fvg. «È la prima volta che l’infezione si manifesta sul territorio italiano (Sardegna esclusa) e ciò comporta, a esempio, che alcuni Paesi hanno già bloccato le loro importazioni di carne e trasformati suini nazionali (Cina, Giappone, Taiwan, Serbia), considerando la nostra Penisola non più “indenne da Psa”, con gli immaginabili contraccolpi economici per l’intera filiera suinicola, insaccati e salumi compresi. Difatti, già questo provoca una perdita di circa 20 milioni di euro al mese, per il comparto nazionale. Se verrà confermato, come già indicato dall’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, Centro di referenza nazionale per le malattie da pestivirus, che l’origine dell’infezione (altamente contagiosa, ma non trasmissibile agli esseri umani) proviene da una o più carcasse di cinghiali infetti, si ripropone la tematica, anche per la nostra regione, del controllo non solo dello stato sanitario dell’intera popolazione suinicola e della fauna selvatica, ma della numerosità della popolazione dei cinghiali. Certamente, in passato la nostra Regione ha già pianificato degli interventi di controllo degli allevamenti (sostegno alle misure di biosicurezza) e limitazione della proliferazione dei selvatici, ma a questo punto c’è da chiedersi se le misure adottate siano state sufficienti o, nell’ottica di quanto sta accadendo, vadano implementate. Il Friuli Venezia Giulia, a questo punto, si trova al centro di tre diversi focolai epidemici: quelli provenienti da Est (Polonia, Slovacchia, Romania, Serbia, Ungheria), da Nord (Belgio e Germania) e, ora, quelli ora provenienti da Ovest (Piemonte e Liguria). Se è vero, come dicono alcuni specialisti, che il virus si sposta alla velocità di 3-5 km all’anno, il tempo per agire con efficacia deve subire necessariamente un’accelerazione per tutelare un comparto che vale l’8,5 per cento della Plv agricola regionale. In questa fase, poi – conclude Pontello – è anche fondamentale il rigore delle informazioni ai consumatori, evitando altresì qualsiasi speculazione commerciale».

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In copertina e qui sopra suini allevati e un branco di cinghiali.

 

Suinicoltura Fvg in crisi con prezzi crollati: “Comprate prodotti italiani”

di Gi Elle

La crisi suinicola torna ad abbattersi in Friuli Venezia Giulia ed è già la seconda volta che accade in quest’anno sfortunato, dominato dall’emergenza pandemica che ha contribuito notevolmente ad aggravare la situazione. Per cui scatta pressante l’appello ai consumatori di Confagricoltura Fvg: comprate carne allevata e macellata in Italia. «In soli 30 giorni, a novembre, il prezzo della carne suina è crollato del 20 per cento», è infatti la denuncia di David Pontello, coordinatore della Sezione economica suinicoltura della organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina. «Su base annuale, il valore è sceso in maniera ancora più sensibile: di oltre il 30 per cento. Un anno fa, infatti, la carne di suino valeva 1,80 euro al chilo circa. Ora siamo a 1,22 euro al chilo (con tendenza verso l’euro), molto al disotto della convenienza economica per l’allevatore», aggiunge amareggiato Pontello. In questa condizione drammatica si trovano tutti i 765 suinicoltori della nostra regione che, ogni anno, allevano oltre 245 mila suini.

David Pontello


«L’attuale situazione ha origine in Germania dove, da settembre, sono scoppiati un paio di focolai di Peste suina africana (Psa). Di conseguenza, sono scattate alcune misure di contrasto alla pandemia e i Paesi asiatici (Cina in testa) hanno smesso di acquistare la carne suina tedesca che si è riversata sul mercato italiano facendo crollare i prezzi – spiega Pontello -. A questo grave fatto, si è aggiunta la chiusura del canale Horeca a causa dei nuovi confinamenti conseguenti alla seconda ondata di Covid-19 che ha ulteriormente ristretto le opportunità di mercato. Durante tutti questi mesi difficili – è la considerazione di Pontello – gli allevatori hanno garantito i rifornimenti di carne su tutti i mercati disponibili, in quantità e qualità, pur tra mille difficoltà. Nelle prossime settimane, dunque, confidiamo che il nostro appello di acquistare carne allevata e macellata in Italia venga ampiamente accolto dall’opinione pubblica e dai consumatori, nel tentativo di dare qualche soddisfazione agli allevatori e alle filiere nazionali. Purtroppo – conclude l’esponente di Confagricoltura Fvg –, le nuove etichette sull’origine delle carni sono entrate in vigore con una deroga che le rende veramente visibili ai consumatori solo a partire dall’1 febbraio 2021. Ma sul mercato si trovano già molti prodotti completamente “Made in Italy”, a cominciare dai prosciutti a Dop».

Prosciutto Dop

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In copertina, suinetti allevati in Friuli: si riaffaccia la crisi del settore.