Pescatori in rivolta, Sos anche dal Fvg. Milocco: l’Ue ci costringerà a chiudere

Sos dai pescatori anche del Friuli Venezia Giulia. L’Alleanza delle Cooperative Italiane ha infatti dichiarato lo stato di agitazione della categoria della pesca e ha indetto una giornata nazionale di protesta per domani 12 giugno. Il motivo? La Commissione europea, con le sue decisioni, rischia di far chiudere le imprese della pesca in Mediterraneo con la progressiva riduzione dei giorni annui di attività in mare. Non è bastata la riduzione del 20 per cento di sforzo di pesca attuata dall’Italia in tre anni, con la demolizione della flotta di oltre il 16 per cento nell’ultimo decennio. Si vuole continuare a ridurre, oltre al limite, la redditività delle imprese, portandole inevitabilmente a sbarcare gli equipaggi e a chiudere. Si afferma pure che lo strascico è l’attività più dannosa per il fondo marino senza considerare che è questo sistema di cattura che rifornisce i nostri mercati ittici.

«Ma lo strascico dei mari del Nord o dell’oceano non è lo stesso di quello del Mediterraneo, dell’Adriatico e, dunque, del Friuli Venezia Giulia – spiega Riccardo Milocco, portavoce regionale della mobilitazione unitaria del settore pesca per l’Aci e coordinatore del settore pesca di Confcooperative Fvg -. Nella nostra regione le imbarcazioni che usano lo strascico si sono ridotte a poco più di una dozzina, sono di piccole dimensioni (solo qualcuna arriva a poco più di 18 metri di lunghezza) e praticano la pesca di giornata o, meglio, di poche ore, non avendo sistemi refrigeranti a bordo – prosegue Milocco -. Inoltre, hanno reti piccole e poco pesanti con un impatto limitato sui fondali. Per cui, niente a che vedere con quanti pescano giornate intere e di continuo, senza fare scalo. Negli anni scorsi i pescatori del Fvg hanno anche esperimentato nuove attrezzature per diminuire l’impatto, installando dei sensori sulle reti che trasmettono in cabina il posizionamento della stessa».  «A differenza delle grandi pescate di merluzzi nei mari del Nord – conclude Milocco -, noi non peschiamo un’unica specie, ma molte specie diverse, differenziando così il prelievo e il prodotto offerto ai mercati. Nonostante le poche imbarcazioni, la loro presenza è fondamentale per l’economia ittica regionale: solo nel mercato di Marano Lagunare, del prodotto conferito dai circa 200 soci della cooperativa pescatori San Vito, un terzo del valore è dato dal pescato dello strascico. Il nostro è un pesce di qualità, destinato per la maggior parte alla ristorazione, con benefiche influenze anche sul turismo. Ci immaginiamo cosa vorrebbe dire togliere quella parte del pescato dalle tavole dei nostri ristoranti?».

Ma in mare non ci sono soltanto i pescatori, osserva polemicamente Confcooperative Fvg. Il mondo della pesca e dello strascico in particolare è visto come il capro espiatorio di tutti i mali e la soluzione perseguita da anni da parte dell’Ue è quella di togliere imbarcazioni. Però il pesce non aumenta anche perché le acque marine sono diversamente frequentate: pescatori abusivi, piattaforme petrolifere, oleodotti, elettrodotti, navi mercantili e crocieristiche. E in Fvg, la sofferenza del mare è data da altre cause: scarsità di nutrienti, cambiamenti climatici con aumento della temperatura dell’acqua e minore portata dei fiumi, invasione di specie “aliene” nocive che predano le uova dei pesci e intasano le reti, o il proliferare delle meduse che impedisce di pescare.
Occorre invertire la rotta adesso attraverso una visione più ampia delle componenti che incidono sugli stock ittici con un approccio olistico, lavorando con uno sguardo ampio e in un campo largo dove entrino in gioco tutte le matrici che influenzano lo stato ambientale marino. Occorre prendere in seria considerazione l’impatto di tutte le altre attività antropiche (a terra più che in mare) in grado, purtroppo, di alterare in maniera permanente e grave l’equilibrio dei mari e delle risorse viventi.

Il pescatore, al contrario del quadro che qualcuno vuol dipingere anche nei palazzi di Bruxelles, è un lavoratore come ogni altro che lotta tutti i giorni con le avversità meteomarine, con la burocrazia, la crisi economica generale e, da ultimo, con la pandemia, rischiando anche la vita per garantire l’approvvigionamento ittico sulle tavole di tutti i cittadini europei. «Assistiamo a un accanimento crescente contro la pesca che noi per primi fatichiamo a giustificare come necessario per la difesa dell’ambiente visto che i pescatori – conclude Milocco – sono sempre in trincea nel rispetto dell’ecosistema e nei progetti di pulizia del mare dai rifiuti e dalle plastiche che sono altri a produrre e gettare in modo indiscriminato. Siamo i primi a essere interessati affinché il mare resti sano e produttivo, ricco di biodiversità. Il mare è la nostra vita».

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In copertina, l’appello di Riccardo Milocco; all’interno, barche per la pesca a strascico a Marano Lagunare, reti e pescatori in porto a Grado.

Pescatori di Grado e Marano in crisi: già all’attacco le “noci di mare”

di Gi Elle

Proprio senza pace questo disastroso 2020 (bisestile a tutti gli effetti)! La durissima batosta sull’economia assestataci dal Coronavirus, il maltempo che non ci molla – con altri gravi effetti su agricoltura e turismo – e ora anche le “noci di mare”. Come se non bastassero le meduse… Nuova grana, infatti, per i pescatori del Friuli Venezia Giulia perché, in anticipo sulla stagione, anche quest’anno sono arrivate le “bufole”, nomignolo dato agli ctenofori o appunto “noci di mare”, organismi gelatinosi predatori che da alcuni anni invadono, in estate, anche le nostre acque, in particolare quelle della Laguna di Grado e Marano, distruggendo latterini e gamberetti, che sono alla base delle nostre gustose fritture.

Le voracissime “noci di mare”.

Gli ctenofori sono organismi alieni, arrivati dal Mar Nero (ne hanno fatta di strada, anzi di acqua…), dove hanno messo in ginocchio proprio l’attività dei pescatori. I dati in possesso di Fedagripesca Fvg, confermati anche dall’Ogs (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) di Trieste, indicano la loro presenza nel nostro territorio, in modo massivo, almeno dal 2016. Si tratta di esseri altamente dannosi per la pesca per due motivi: galleggiano nell’acqua e sono voracissimi, predando tutto quello che è alla loro portata (plancton, uova e larve di pesce e di molluschi) creando un grave problema ecologico che si ripercuote su tutto il comparto ittico.
Inoltre, facendosi portare dalle correnti, finiscono nelle reti, in particolare nei cogolli dove, con la loro consistenza gelatinosa, ostruiscono i fori e riempiono il cogollo rendendolo inservibile. Questo succede in particolare con i “cogoi fissi”, a maglie molto strette, che servono per la cattura del latterino e del gambero di laguna, ingredienti tipici, come si diceva, del delizioso fritto di mare e che rappresentano oltre l’80 per cento del pescato nella Laguna di Marano e Grado.

La cattura con i “grasiui” è fra le più tradizionali della pesca lagunare, ricca di storia e adattatasi all’ambiente, tanto da essere a impatto ambientale nullo o quasi. Proprio i pescatori che la praticano sono i più colpiti dall’invasione degli ctenofori: negli anni hanno visto ridursi il reddito da latterino di circa il 60 per cento, raggiungendo, per il gambero, un taglio di oltre il 70. Normalmente, le “noci di mare” diventano numerose con il caldo, a luglio-agosto – sono favorite, proprio come le meduse, dalle alte temperature del mare -, ma quest’anno sono già presenti in maniera massiccia, essendo stato un inverno molto mite, tanto che i pescatori stanno pensando di riportare a casa le reti, essendo praticamente impossibile lavorare. Il mondo scientifico, in particolare l’Ogs, è allertato e sta studiando il fenomeno, ma le imprese del settore – sottolinea Fedagripesca Fvg – hanno bisogno di un sostegno immediato, in attesa di capire cosa si possa fare per far sì che una pesca e un prodotto tipico delle nostre marinerie possano continuare a sopravvivere.

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In copertina e qui sopra pescatori al lavoro nel Porto di Grado.