Viticoltura biologica, a Corno di Rosazzo domani mattina una riflessione tecnica al termine di un’annata difficile

(g.l.) “Viticoltura biologica. Che cosa si impara dalle annate difficili”: questo il tema, molto importante, che sarà sviluppato domani mattina, con inizio alle 9.30, nel salone dei Cavalirs a Villa Nachini Cabassi (dove ha sede anche il Consorzio per la tutela dei vini Doc e Docg Friuli Colli orientali e Ramandolo), a Corno di Rosazzo. Nell’occasione, sarà presentato il progetto finanziato dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia tramite l’Ersa, l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale, con partner scientifico l’Aiab, la sezione Fvg dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica.
Numerose e interessanti le relazioni che saranno presentate durante la mattinata, dopo il saluto introduttivo di Cristina Micheloni, agronomo e presidente Aiab Fvg. Aprirà la serie degli interventi Enzo Mescalchin, già coordinatore dell’Unità agricoltura biologica presso la Fondazione Mach (Elementi essenziali nella gestione della peronospora e della flavescenza dorata in viticoltura biologica); seguirà Stephane Becquet, responsabile del settore vino biologica di Itab (Institut techinique de l’Agriculture biologique) sul tema: Com’è andata la stagione 2023 per la viticoltura francese. Quindi Davide Mosetti, agronomo e tecnico esperto in viticoltura, presenterà Osservazioni e insegnamenti sulla gestione della peronospora in Friuli Venezia Giulia. Seguiranno Federico Tacoli, tecnico Aiab Fvg (Un’esperienza di contenimento della flavescenza dorata), e Antonio Noacco, tecnico Uni.Doc Fvg (L’aiuto che la biodiversità porta al vigneto biologico). Seguirà il dibattito, quindi le conclusioni dell’importante e sicuramente proficua mattinata di studio su un’annata che, a causa delle particolari condizioni meteorologiche (anche molto gravi), sarà ricordata fra le più difficili da gestire da parte di vignaioli e tecnici.

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In copertina, vigneti friulani in tenuta invernale; qui sopra, villa Nachini Cabassi a Corno di Rosazzo.

 

Produttori di Ramuscello e San Vito verso una vendemmia settembrina con produzione che sarà leggermente ridotta

«Quella del 2023 sarà sicuramente una vendemmia all’insegna della prudenza e della consapevolezza», anticipa il direttore della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, Rodolfo Rizzi. La cooperativa, una delle più importanti del Friuli Venezia Giulia, nell’annata 2021/2022 ha fatturato quasi 13 milioni di euro (con previsioni di crescita) e superato i 128 mila quintali di uve raccolte dagli 810 ettari dei 159 vignaioli associati che fanno riferimento alla struttura da ben 21 Comuni di tre diverse province: Pordenone, Udine e Treviso.


«Meteorologicamente parlando, l’annata è stata completamente diversa rispetto a quella siccitosa del 2022 – prosegue Rizzi con un’analisi che si incrocia con quella presentata ieri pomeriggio da Assoenologi Fvg all’annuale incontro prevendemmiale tenutosi ai Vivai cooperativi di Rauscedo -. Le piogge di luglio e le grandinate hanno messo in difficoltà le viti dal punto di vista sanitario e produttivo. Fitopatie (peronospora) ed eccesso idrico hanno colpito soprattutto le varietà a grappolo compatto (Pinot grigio, Pinot nero, Sauvignon) ingrossando eccessivamente gli acini e provocando, in alcuni casi, la rottura della buccia. Il gran caldo della seconda metà di agosto ha, in parte, provveduto a una chirurgia riparativa. Minori problemi li registriamo sulle varietà a grappolo spargolo: Glera (per Prosecco), Malvasia, Refosco dal peduncolo rosso. Di converso, c’è stata una significativa riduzione delle necessità irrigue che si sono limitate a pochi interventi di soccorso».
«Da tutto ciò, in previsione, ci possiamo attendere una leggera riduzione della produzione dei soci, rispetto all’annata media, che potremmo compensare con nuovi ingressi di conferitori – aggiunge il presidente Gianluca Trevisan -. Fin qui, gli agronomi hanno dato una grande mano ai nostri soci per gestire comunque, nel migliore dei modi, un’annata viticola problematica, senza rinunciare alla sostenibilità. Nel 2020 ha preso avvio l’esperienza della Sqnpi, a esempio che, a oggi, coinvolge 66 soci e 630 ettari di vigna. In ogni caso, con la Cantina già operativa per le eventuali prime consegne, lunedì 28 agosto riuniremo i soci per fare il punto dell’annata e della vendemmia». Per cui, come appare evidente, la raccolta sarà soprattutto settembrina.
«Ora la palla passa agli enologi – conclude Rizzi – che dovranno gestire i momenti della raccolta e della prima trasformazione con la massima attenzione e adottando le più corrette e opportune scelte tecniche (e la Cantina è assolutamente attrezzata in tal senso anche grazie ai recenti investimenti in moderne attrezzature) assistiti, come speriamo, da un meteo clemente. Per la qualità dei vini saranno determinanti proprio questi fattori».

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In copertina, la vendemmia del Pinot grigio; all’interno, il direttore Rodolfo Rizzi con il presidente Gianluca Trevisan e Riccardo Cotarella, leader nazionale Assoenologi, insigniti nobili del Ducato dei vini friulani.

Nei vigneti (soprattutto biologici) ormai è emergenza peronospora. Confagricoltura Fvg: una deroga per i quantitativi di rame

Il comparto vitivinicolo regionale (e nazionale) ha bisogno di urgenti interventi per sostenere i vignaioli, vittime dei danni prodotti dalla peronospora. Dopo gli allarmi lanciati nelle scorse settimane, Confagricoltura Fvg torna a chiedere provvedimenti immediati, a livello regionale, nazionale ed europeo per contrastare la fitopatia che sta mettendo in crisi le produzioni di questa difficile stagione. Le piogge intense e prolungate del periodo di maggio e giugno, infatti, hanno favorito la diffusione dell’infezione fungina che colpisce foglie e grappoli.
«Una specifica attenzione va prestata alle produzioni biologiche prevedendo un’opportuna deroga ai limiti posti all’uso del rame in determinate annate come questa – spiega Moira Pizzaia dell’azienda “La Fornase” di Pasiano di Pordenone –. Coltiviamo a vigna bio (dal 2011) 70 ettari e, a ora, stimiamo un danno del 25-30%. Il rame è il principale e più efficace prodotto consentito in biologico e, fin che la ricerca non troverà altre soluzioni, questo può diventare un grosso limite».
Altre comunicazioni arrivano dal Pordenonese e dal Medio Friuli con aziende bio che dichiarano un danno superiore al 65% (soprattutto sulle varietà più sensibili). In linea di massima, in molte aree regionali, i quantitativi di rame consentiti, sono già stati superati a metà del mese di luglio. Ascoltate le numerose segnalazioni provenienti dalle aziende associate, Confagricoltura Fvg si renderà parte attiva, in questi giorni, nei confronti della Regione per chiedere una deroga all’utilizzo del rame: un tema che coinvolge oltre 1.600 ettari di vigne biologiche, equivalenti al 6,5% del vigneto regionale.

I ristori economici – Servirà anche, dicono in Confagricoltura, l’attivazione di un Tavolo tecnico, che definisca le azioni di ristoro. La strada da percorrere è quella di un intervento legislativo con copertura finanziaria, che includa pure una specifica deroga all’esclusione dalle agevolazioni delle categorie di danni (alle produzioni e alle strutture) previste dal sistema dell’assicurazione agevolata, anche laddove le fitopiatie non siano previste tra le cause. In questo modo si permetterebbe sia alle aziende colpite di accedere agli interventi compensativi e sia di incrementare i fondi destinati alle compensazioni.
A livello europeo potrebbe essere opportuno chiedere alla Commissione di concedere flessibilità che permettano l’uso dei fondi dell’Ocm Vino come compensazione del mancato reddito, causato dalle fitopatie. Ulteriori risorse da destinare ai ristori possono essere recuperate all’interno del recente provvedimento della Commissione sui sostegni finanziari di emergenza. Queste misure – dedicate, ad esempio, alla compensazione dei redditi erosi da problemi alle produzioni – sono destinate anche all’Italia per una quota pari a 60,5 milioni di euro. A tale somma potrebbe aggiungersi un contributo statale concesso fino al 200% della somma stanziata da Bruxelles.
La peronospora ha trascinato il comparto del vino italiano in una vera e propria emergenza che non ha bisogno soltanto di interventi immediati. Altrettanto fondamentale è tutelare qualità e quantità delle produzioni future. Ecco perché il monitoraggio e la prevenzione con adeguati trattamenti da un lato e le nuove tecniche di genomica assistita (Tea) dall’altro sono gli strumenti che, secondo Confagricoltura, devono essere alla base di strategie di medio-lungo periodo.

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In copertina, foglie di vite attaccate dalla peronospora con le caratteristiche macchie.

Vigneto Friuli, è primavera ma con incubo vendemmia

di Claudio Fabbro

Già il fatto di aver mutuato frasi lette o ascoltate in altre sedi o momenti conferma che la certezza, ma anche la fantasia, in questo momento non viaggiano col turbo, bensì con un modesto “Landini a testa calda“, trattore probabilmente sconosciuto al millennial, salvo chi va ancora in qualche museo di agricoltura di persona e non sui social.  E poi c’è il “Coronavirus” che – chi va di fretta (oggi? per andare dove?) preferisce “Covid-19” – sta segnando un momento epocale fra prima (che fra un elicottero e un drone già ci sembrava futuro) e dopo, cioè quanto ci aspetta al varco, senza sapere chi e cosa sia.
Viaggiare nel buio a fari spenti crea angoscia; se insisti o trovi il fossato o il palo della luce. Pertanto, quanto leggeremo in futuro su questa esperienza virale traumatica ed imprevista invaderà le edicole, che fino a pochi mesi fa hanno vissuto bene riproponendo scritti relativi a due altri traumi e cioè la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Ovviamente, spunteranno santoni che già lo avevano previsto, leggendo la mano o l’oroscopo altrui. Quindi ci sarà lavoro per molti faccendieri.

Vicina l’ora dei primi trattamenti.

Cantina a “chilometro zero”

Ma ci sarà lavoro anche per altre categorie, quali gli avvocati ed i magistrati (con ben quattro autodichiarazioni, elasticamente interpretabili, in un mese è inevitabile che le sanzioni, a fine pandemia, supereranno il numero dei contagiati!).
Grande lavoro anche per psicanalisti, psicoterapeuti e psichiatri (ogni riferimento al grande Basaglia è puramente casuale).
Dovranno lavorare sodo anche i dietologi, poiché in un piccolo appartamento con un grande frigo il percorso avviene in automatico.
Se poi la cantina è a “chilometro zero” allora il cerchio si chiude.
Infine, le Pompe funebri: ora stanno lavorando alla grande; in futuro ancora di più.
Previsioni pessimistiche o realistiche? Parliamone.

Malattie funginee sempre in agguato.

Quando raccogliere: 2021?

Ma torniamo al Vigneto Friuli a noi più familiare della psicanalisi. Nelle vigne, dopo le potature, in aprile già si stanno preparando gli atomizzatori, dosando gli anticrittogamici per i primi trattamenti contro Oidio e Peronospora che alla prossima precipitazione (regola dei “tre 10″… cioè 10 gradi di temperatura, 10 mm di pioggia e 10 cm dei germogli) presenteranno il conto.
E con i trattamenti si dovrà andare avanti fino a luglio, con una coda forse in agosto (ma fra “viti resistenti” e cambiamenti climatici in futuro probabilmente si vendemmierà ai primi di agosto, non solo per farne bollicine…).
Dunque, fra tre-quattro mesi, il vignaiolo dovrà aggiungere al vino di cui ha le cantine già piene a metà (ovvio, se il cliente beve il doppio – ma solo in casa, con enoteche e trattorie ko -, ma deve ancora saldare): è il caso di riflettere cosa fare della vendemmia 2020.
Quindi già si interroga: gli conviene continuare a fare costose irrorazioni e farsi fare preventivi per nuove vasche inox, che dovrà collocare in giardino avendo già le cantine full, oppure riflettere se rinunciare al prossimo raccolto e pensare già al 2021?
Questa sarebbe una scelta epocale, drammatica, storicamente non nota (almeno a me).
E se poi tutto si normalizza, come potrà vivere la vite, seppur ben trattata, reggendo quei meravigliosi grappoli mai raccolti?
Interrogativi cui chi scrive non è in grado di rispondere, ma sono ipotesi da non scartare.
Conclusioni, ovviamente, non è il caso di trarne.

E poi d’estate bisogna irrigare.

Ma c’è la creatività

La creatività e la voglia di andare comunque avanti, soprattutto nelle aziende che hanno forze giovani ed hanno saputo ben gestire il ricambio generazionale, è stata ed è, in questa occasione, ammirevole. Basti pensare alle piccole e medie aziende vitivinicole che stanno facendo consegne a domicilio h 24, agli anziani che hanno sempre schivato cellulari e computer ed ora, soccorsi dai nipoti, loro malgrado si ritrovano sulla tastiera davanti al monitor, invece di godersi “Linea Verde “ o speciali radiotelevisivi del genere a loro più familiari, nazionali o nostrani.
Scoprono, nella neo lingua, che frontale è sostituito da remoto!
Mancano tremendamente, dopo una giornata in vigna, la partita a carte, la bottiglia in compagnia, il confronto su politica, squadra di calcio del cuore e conversazioni tradizionali per chi vive ed ama il mondo contadino. Un comparto, questo, che per gli ampi spazi in cui si muove l’agricoltore (vuoi mettere la triste vita condominiale!), per la manualità quotidiana e per i tanti interessi che offre la natura dovrebbe essere l’ultimo ad entrare in depressione.
Almeno così si spera!

Claudio Fabbro però invita a sperare.

info@claudiofabbro.it

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In copertina, la vite durante il “pianto”: fase conclusa che lascia spazio alla ripresa vegetativa.

(Foto di Claudio Fabbro)