Vinitaly al via, importante termometro del gradimento e delle attese di mercato tra le preoccupazioni del momento. Protagonista anche la Riviera friulana

di Carlo Morandini

Ritorna il Vinitaly, dal 6 al 9 aprile alla Fiera di Verona, per presentare in particolare a tecnici, operatori e giornalisti, uno spaccato esaustivo del panorama del mondo del vino. Nato nel 1967, quando l’Italia enogastronomica doveva ancora vivere le emozioni create nel tempo da Gino Veronelli a tavola, a Nordest e non solo da Isi Benini, giornalista gourmet che trovava sponda a riflettere i suoi messaggi in personaggi fondanti del giornalismo globale come Gianni Brera, il prodotto enologico si stava appena sganciando dal vino da consumo, in Friuli il “vin di famee” o vino di casa, ha vissuto in 56 edizioni tutte le tappe delle difficoltà, gli ostacoli, gli scandali, le crisi, le demonizzazioni che in 58 anni hanno attraversato il pianeta enologico e con esso, negli anni recenti sempre di più, non soltanto l’agricoltura ma l’intera economia italiana ed europea.
Anche questa volta lo stato d’animo dei 4 mila 300 espositori, tra viticoltori, produttori oleari e di birra che animeranno non solo Veronafiere ma anche il centro della città, non sarà del tutto sereno. Sul settore pendono infatti le nubi minacciose dei dazi sulle esportazioni, ma nel contempo si aprono scenari nuovi come quello dei vini dealcolati. In uno scenario complessivo nel qualii timori generati dal nuovo Codice della strada negli automobilisti sta contribuendo a cambiare le abitudini dei degustatori, spinti al consumo a casa e, nei locali, a ridurre le consumazioni al bicchiere. Il vino rischia dunque di perdere il ruolo di elemento socializzante che in Europa, in particolare in Italia ha sempre avuto, ancora dai tempi dell’antica Roma, per essere sempre più destinato ai degustatori più attenti. In crisi sono soprattutto le produzioni di superalcolici, che evidentemente ormai sempre meno commensali scelgono per il bicchiere della staffa al ristorante, dovendo più mettersi alla guida delle proprie automobili. In difficoltà, perché con prospettive incerte, sono anche i produttori del Friuli Venezia Giulia, che essendo numerosi in una terra vocata ma in una regione di dimensioni limitate rispetto ad altre della Penisola, in questi anni hanno puntato molto sulle esportazioni, soprattutto verso gli Stati Uniti che stanno per gravare le importazioni verso gli Usa con nuovi e pesanti dazi.
Al Vinitaly 2025, come evidenziato dall’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Zannier che di concerto con l’assessore alle Attività produttive Sergio Bini e Promoturismo segue il “racconto” del vino Fvg con un investimento da 2 milioni di euro, le aziende della Doc unica Fvg saranno 142, 56 nello stand collettivo, le altre in propri spazi espositivi assieme a 6 biologiche. Un numero leggermente inferiore rispetto alle edizioni degli inizi del terzo millennio, ma che rispecchia anche il pubblico al quale esse si rivolgono. Tra le aziende della Riviera friulana ci sono quelle che hanno deciso di limitare la partecipazione al Prowein di Dusseldorf o al Salone del vino di Parigi, balzato di recente all’attenzione di degustatori, enologi e pubblico, come la aziende agricole Toniatti, dei fratelli Toniatti, di San Michele al Tagliamento e Latisana, altre che hanno optato per la partecipazione ad altri eventi ma si basano soprattutto su un plafond di estimatori ormai consolidato nel Friuli Venezia Giulia e nel Veneto, come Lorenzonetto Cavalier Guido di Pertegada di Latisana, con Guido assieme al figlio enologo Marco sempre attento alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e al carattere del vino locale, e a ottenere dai terreni in prossimità del fiume Tagliamento il massimo, come Blancjuris, biancori in lingua friulana, un vigneto che si sviluppa su terreni resi bianchi dal salmastro dell’acqua che sgorga dal sottosuolo.
Altre come Isola Augusta di Palazzolo dello Stella di Massimo Bassani, assecondato anche all’estero, a Bruxelles in particolare dal figlio Jacopo, che nel proprio stand amplierà ancora, se ce ne fosse bisogno, la platea degli estimatori della Ribolla gialla spumantizzata. E’ il cavallo di battaglia dei produttori fondanti del Vigneto Friuli, tra i quali Massimo Bassani che con suo padre Renzo fece tesoro dell’osservazione di Gino Veronelli, in visita a Isola Augusta negli anni ’70, il quale definì quei terreni a metà strada tra le zone di bonifica e sabbie e ghiaie un “Cru” da valorizzare. A est nella Riviera friulana ecco un’altra realtà resiliente, come lo sono la gran parte di quelle citate nella Riviera friulana, perché capaci di realizzare da terreni forse beneficiati da un clima influenzato positivamente dalla vicinanza dell’Alto Adriatico una qualità premiata anche nei concorsi mondiali mono varietali. È Feudi di Romans di Renzo Lorenzon, uno dei pionieri dell’area che oggi condivide l’ulteriore sviluppo dell’azienda con i figli, Davide, enologo, e Nicola, alla promozione, il quale proprio mentre l’abbiamo sentito per questa nota stava viaggiando verso Genova per una serata degustazione con i vini prodotti a Pieris da Feudi di Romans, distintivi del territorio fatto di grave e sabbie, perché il risultato dei depositi alluvionali del fiume Isonzo. A conferma che i vini della Riviera friulana, come molti del Vigneto Friuli ipotizzato da Piero Pittaro, hanno un forte appeal anche in terre lontane e tra appassionati con una diverse formazione e consuetudine enologica al gusto e ai profumi.
Infatti, i Lorenzon puntano, e punteranno anche al 57° Vinitaly nello stand personale come quello dei Bassani, le loro attenzioni su Sontium, un blend di uve bianche fortemente voluto da Enzo Lorenzon che porta il nome antico latino dell’Isonzo. È il fiume che pur tra le ghiaie e i microclimi insoliti gli ha consentito di inventare grandi vini, come la Ribolla gialla, una sfida recente e una “chicca” per estimatori, che viene fatta maturare in anfore interrate per un anno. Ma si tratta davvero di una produzione di nicchia. Come per gli altri produttori della Riviera friulana difficilmente escono dalle loro cantine, frutto di vigneti beneficiati dall’aria leggermente sapida della brezza marina prodotti enologici che non ottengano il riscontro dei degustatori e dei tecnici. La scelta di seguire le tecniche tradizionali, e pure in presenza di un clima, freddo a parte, spesso estremo nelle assolate giornate estive, di mantenere il giusto livello alcolico e l’adeguata presenza di aromi e profumi, ha generato vini gradevoli e di facile interpretazione e beva. Ora tutti attendono con ansia l’esito di questo Vinitaly, frequentato ormai da tecnici e operatori (lo scorso anno meno di 30 mila) per favorire gli scambi, i contatti con una clientela selezionata, e la possibilità, per chi sarà presente, di fruire di un contatto diretto con i produttori e con le loro eccellenze.

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In copertina, etichette del Vigneto Fvg protagoniste al Vinitaly di Verona.

Da dieci anni i Colloqui di Rosazzo che ricordano Livio Felluga patriarca del vino friulano e la sua carta geografica

Compiono dieci anni i Colloqui letterari a Rosazzo dedicati alla memoria di Livio Felluga, il patriarca del Vigneto Fvg scomparso ultracentenario nel 2016. Ed è pronta al debutto la nuova edizione che si occuperà di confini e loro genti, ma anche di intrecci di storie e culture a cavallo di frontiere tangibili e intangibili. Quest’anno riparte in anticipo la sezione invernale de “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”, la fortunata rassegna curata e condotta da Elda Felluga e Margherita Reguitti che, come da tradizione, è ospitata nella storica Abbazia di Rosazzo, in Comune di Manzano.

Elda Felluga


Il primo incontro è fissato per il 31 gennaio (ore 18) per proseguire con altri quattro fino al 14 marzo. Cinque dunque gli appuntamenti, uno in anteprima nazionale e due novità regionali, nel calendario pensato dalla curatrici per il “salotto con la scrittura di viaggio” promosso dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo e dalla Livio Felluga.
I primi due incontri avranno come protagonista il confine, tema di grande attualità, vista l’imminente inaugurazione l’8 di febbraio di Nova Gorica e Gorizia Capitale della Cultura Europea. Pertanto, venerdì 31 gennaio sarà protagonista Toni Capuozzo con il suo ultimo libro “Vite di confine” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine). Il giornalista, inviato di guerra e scrittore, propone un racconto attraverso le vite di uomini e donne che in guerra e in pace, in politica e nell’arte, da ideologie e pensieri a volte opposti, hanno vissuto questa terra amandola od odiandola. Il confine attraverso i protagonisti, non necessariamente quelli più importanti, italiani e sloveni, a volte contesi eroi di frontiere diverse. Una Spoon river vagando fra le pietre del cimitero ebraico di Valdirose-Rožna Dolina alla periferia di Nova Gorica.
Seguirà giovedì 13 febbraio, in anteprima nazionale,“Storie dal Confine”(edicicloeditore) con gli autori Donatella Tretjak e Guido Barella. Un viaggio nei luoghi della Guerra fredda lungo il confine orientale d’Italia. Il racconto di aneddoti, microstorie, curiosità che restituiscono il clima che si respirava allora. Giovedì 20 febbraio il viaggio continuerà con l’anteprima regionale di ”Come si uccide un gentiluomo” (Neri Pozza- I Neri), l’ultimo romanzo ecothriller del pordenonese Tullio Avoledo ambientato fra la Francia, Milano e il Friuli. Giovedì 6 marzo, Raffaele Testolin, ricercatore e docente di Agraria all’Università di Udine, autore di “Piante e Popoli: le specie che hanno fatto la storia dell’uomo” (Forum) ci guiderà alla sorprendente scoperta di come alcune piante hanno rivoluzionato la storia dell’umanità.
Infine, venerdì 14 marzo, in anteprima regionale, ritornerà ospite della rassegna Beppe Severgnini per presentare “Socrate, Agata e il Futuro. L’arte di invecchiare con filosofia” (Rizzoli). Beppe Severgnini riflette sul tempo che passa e gli anni complicati che stiamo attraversando. «Le cose per cui verremo ricordati – scrive – non sono le cariche che abbiamo ricoperto e i successi che abbiamo ottenuto. Sono la generosità, la lealtà, la fantasia, l’ironia. La capacità di farsi le domande giuste».

L’Abbazia di Rosazzo tra i pregiati vigneti.

(Foto Luigi Vitale)

La rassegna letteraria è nata nel 2016 per celebrare i 60 anni dell’inconfondibile etichetta di Livio Felluga: “la carta geografica”, appunto, indagando e raccontando il tema emozionante del viaggio, declinato nelle varie forme, filo conduttore che lega incontri e autori. La rassegna è realizzata dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo e dalla Livio Felluga, in collaborazione con l’associazione culturale Vigne Museum ed il sostegno del Comune di Manzano e di Banca Intesa SanPaolo. L’orario di inizio dell’incontro è alle 18; è gradita la prenotazione all’indirizzo fondazione@abbaziadirosazzo.it, ingresso libero fino al raggiungimento dei posti disponibili. Tutte le informazioni sul sito: www.abbaziadirosazzo.it e sulle pagine social.

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In copertina, Livio Felluga con una bottiglia vestita dall’inconfondibile etichetta della carta geografica friulana.