Orzo e frumento in Fvg, indicazioni per la semina dei cereali vernini: giovedì incontro con Confagricoltura a Basiliano

“Orzo e frumento: prove e indicazioni per la prossima campagna” è il titolo dell’incontro tecnico in programma giovedì 23 ottobre, alle ore 15, al Consorzio Agrario di Basiliano. La giornata di approfondimento, promossa da Confagricoltura Fvg, in collaborazione con Agrisoluzioni, Ersa, Cifo e la Regione Fvg, rientra nell’ambito del programma Sissar 2025 (Misura sezione B) finanziato dall’Amministrazione regionale Fvg. Durante l’incontro verranno illustrati i risultati delle sperimentazioni condotte nel 2024 su orzo e frumento in campi prova del Friuli Venezia Giulia; dati che saranno oggetto delle successive valutazioni agronomiche relativamente alle prossime semine per la campagna cerealicola 2025-2026.


In Friuli Venezia Giulia, le coltivazioni di cereali invernali sono di primaria importanza: il frumento tenero copre circa 18 mila ettari e l’orzo oltre 16 mila. Queste colture autunno-vernine sfruttano la fertilità residua nel terreno dopo il mais e rappresentano una valida alternativa alle classiche monosuccessioni a granturco o soia nel piano di rotazione agraria. Il convegno, quindi, fornirà un’occasione preziosa per gli imprenditori agricoli di aggiornarsi sui dati di campo. Saranno affrontati temi quali: il confronto varietale, le tecniche colturali (dalla semina alla concimazione), le pratiche di difesa fitosanitaria, in modo da orientarsi al meglio per la prossima campagna di semine.
Tra i relatori previsti, moderati da Alberto Vendrame, presidente di Anga Fvg, figurano esperti del settore scientifico e tecnico. Maurizio Martinuzzi, ricercatore dell’Ersa, specializzato in cerealicoltura e biodiversità del suolo, presenterà i risultati regionali sulle prove di orzo, frumento e triticale. Successivamente, interverrà Attilio Quartucci, amministratore delegato di Cereal Factory srl, che parlerà dell’orzo da consumo umano, una potenziale nuova frontiera produttiva per la nostra regione. A chiudere, Gianandrea Ettorre, dell’ufficio tecnico Cifo, che tratterà il tema della semina e dei diserbi in pre-emergenza.
L’incontro fa parte dell’attività formativa valida per gli iscritti all’Albo dei Periti agrari e all’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali del Fvg. La partecipazione è gratuita, ma è richiesta la prenotazione obbligatoria telefonando allo 0432.507013, o inviando un messaggio su Whatsapp sempre allo stesso numero, o tramite e-mail: assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it

—^—

In copertina e all’interno coltivazioni di cereali vernici (orzo e frumento) nelle campagne del Friuli Venezia Giulia.

Soia ormai prima in Fvg. Il Consorzio agrario: occhio alle speculazioni prezzi

Superato il solstizio d’estate, è tempo di fare il punto anche per il Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia, prima azienda del settore primario regionale, con 25 centri di raccolta e tre essiccatoi di lavorazione capaci di stoccare 1,4 milioni di quintali di cereali.

Davide Bricchi


Archiviato un primo semestre positivo, in linea con l’anno scorso nonostante i mesi di aprile e maggio non siano stati dei più favorevoli e abbiano causato anzi la perdita di alcune semine, il direttore generale Davide Bricchi, assieme al responsabile del settore ammassi Daniele Diamante, guarda in prospettiva alle dinamiche internazionali che immancabilmente influenzeranno anche l’agricoltura regionale. «L’ultimo anno – spiega – è stato caratterizzato da forti tensioni sui mercati internazionali sia per i cereali che per la soia. Le ragioni? Da un lato l’andamento climatico avverso, dall’altro l’aumento dei consumi registrato soprattutto in Cina, causa quest’anno di un’ulteriore erosione del -7,7% delle scorte mondiali, il più basso dell’ultimo quadriennio, record negativo destinato a crescere considerata la previsione di un aumento dei consumi di cereali in questo 2021, stimata in 2,1 milioni di tonnellate, +1,3% rispetto alla campagna 2017-2018». Andamento climatico, aumento dei consumi e viceversa calo delle scorte sono sfociati in un’impennata dei prezzi che non sembra destinata a terminare. Favorevole (ma rischiosa) per gli agricoltori, deleteria per gli allevatori, che devono fare i conti con l’ennesimo aumento dei costi.
In Fvg, ricordiamolo, la superficie a seminativi è di 120mila ettari totali 50mila dei quali a soia, che si afferma per superfici la prima coltura, seguita da 48mila ettari a mais per finire con grano, orzo, sorgo, girasole e colza principalmente.
«Negli ultimi mesi – fa sapere ancora Bricchi – mais e soia hanno subito fortissime oscillazioni dei prezzi, con rialzi che hanno superato il 50% del loro valore nei momenti di picco per attestarsi intorno a una media del +40%». A incidere non sono stati solo il clima e l’andamento dei consumi. «Hanno pesato molto logiche speculative, legate alla grande liquidità presente sui mercati finanziari e al ristagno dell’economia causato dal Covid. In questo contesto, le materie prime sono diventate il bene rifugio per gli investitori, che hanno riparato sulle derrate agricole, ma anche sui metalli quali ferro e rame. «In questo contesto – sottolinea Diamante – il Consorzio ha svolto e sta svolgendo un ruolo strategico, cercando di accompagnare i suoi 2.200 soci con un mix di formule contrattuali e ai contratti di precampagna – +120% quelli stipulati per la soia -, nei quali il prezzo viene fissato ex ante, affianca contratti in fase di raccolta e anche post, così da spalmare il rischio». Logica opposta alle vendite spot sul mercato, dove il rischio invece diventa molto alto. «Agli agricoltori consigliamo di affidarsi a noi – conclude Diamante – perché giocare con le oscillazioni del mercato comporta un rischio altissimo». Il futuro? L’auspicio di Bricchi è che «la ripresa economica sposti l’interesse degli investitori e che insieme alle buone stime produttive porti a un riequilibrio delle quotazioni riducendo le forti oscillazioni degli ultimi mesi e confermando prezzi che diano la giusta remunerazione alle aziende con l’arrivo del nuovo raccolto».

—^—

In copertina, la coltura della soia in Friuli Venezia Giulia è leader.

 

Mais, soia e vite dominano le superfici coltivate in Fvg

Nel Friuli Venezia Giulia, al momento, la maggior parte della superficie agricola coltivata con specie arboree è destinata alla viticoltura, con 27 mila ettari di vigneto. Mentre, tra le orticole praticate all’aria aperta, è in crescita quella dell’asparago, con 180 ettari. Le coltivazioni cerealicole più diffuse sono il mais con 40.021 ettari, il frumento tenero con 8.780, l’orzo con 8.223 e il sorgo con 1.640 ettari. Questi dati, assieme a quelli delle altre principali colture praticate in Fvg, si ricavano dalle rilevazioni periodiche effettuate dall’Ersa, l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale, per adempiere agli obblighi Istat.

Un dato rilevante, è stato evidenziato, come riferisce Arc, in occasione di una visita all’Ersa dell’assessore regionale alle Risorse rurali e agroalimentari, Stefano Zannier, proviene dalla conferma della consistenza delle colture specializzate, come i radicchi (50 ettari) o le zucchine (10). “Tengono” anche le legnose fruttifere, delle quali fa parte pure la vite: tra esse, l’actinidia o kiwi, coltivazione introdotta in Friuli Venezia Giulia sperimentalmente una trentina d’anni fa e che ora interessa ben 520 ettari di superficie avendo la specie trovato un ottimo ambientamento. Mantiene le posizioni rispetto al passato anche l’olivicoltura, con 260 ettari coltivati, che genera prodotti di pregio rappresentativi della qualità raggiunta dal mondo rurale regionale.
Tra le leguminose, risulta stabile la coltivazione del pisello che, con 800 ettari, costituisce un elemento importante dell’economia agraria. Ma notevole consistenza per l’economia dell’agricoltura Fvg, rivestono anche le piante oleaginose: la soia con 28.733 ettari, il girasole con 3.858 e il colza con 2.636 ettari.

Quelli che, a livello puramente statistico, l’Istat definisce come “altri cereali”, cioè farro, miglio, panico, tritordeum, grano saraceno e spelta, interessano una superficie di 200 ettari. Infine, la patata, per quanto attiene alle sue varietà comuni, non precoci, è presente su 126 ettari.
I dati sulle superfici agrarie coltivate, raccolti dalla Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche, con la quale ha collaborato la Direzione generale della Regione, sono stati ricavati da fascicoli aziendali gestiti da Agea. Le rilevazioni sono in linea con quelle presentate nel Rapporto 2019 alla congiuntura del settore agricolo nel Friuli Venezia Giulia, pubblicate sul sito dell’Ersa.

—^—

In copertina coltivazione di mais e all’interno di vite e soia.

A Sutrio “Farine di Flor” tra le delizie di Carnia

Nelle verdi e rocciose montagne della Carnia, il terreno è reso fertile e coltivabile da un’antichissima tradizione. In particolare, dal Medioevo si iniziarono a seminare i cereali, che ben si adattarono alle condizioni climatiche: soprattutto grano, orzo, grano saraceno (pajan), segale e, dopo la metà del 1700, anche il granoturco, che diventò il più diffuso ed utilizzato. Per macinare e frantumare i chicchi, i corsi d’acqua si punteggiarono di piccoli mulini, alcuni dei quali sono ancora oggi funzionanti. In tempi recenti, alcuni agricoltori hanno poi rivalorizzato vecchi cereali dai sapori dimenticati. Un mondo agricolo autentico e genuino, che “Farine di Flor, mulini, farine e delizie della Carnia” in programma a Sutrio domenica 6 ottobre contribuisce a fare riscoprire.


Al centro della festa, che animerà per l’intera giornata questo incantevole borgo carnico dell’Alta Valle del But, ci saranno le molteplici varietà di farina e i loro molti e vari impieghi in campo gastronomico, dalla polenta alle minestre, dal pane ai biscotti, dalla polenta alla pastafrolla. Nelle caratteristiche vie, nelle piazzette e nelle corti del centro storico saranno sei le aree dove i visitatori potranno sostare per scoprire prodotti e degustare piatti rustici e genuini abbinati alle pregiate birre di sei birrerie artigianali del Friuli Venezia Giulia. Tra i particolarissimi sapori da provare ci saranno, tra gli altri, il Pan di Sorc accompagnato dalla Vahrackara, entrambi Presidi Slow Food del Friuli Venezia Giulia, il pane di segale con il Pastorut di Sutrio (formaggio erborinato a pasta molle, in cui dolce e piccante convivono armoniosamente), piatti della tradizione come il Suf di Zucca e la Meste (gnocco al cucchiaio fatto con latte e una miscela di farine di grano tenero, mais e segale condito con burro fuso, ricotta affumicata e salame) e un’ampia varietà di dolci tipici. In ciascuna tappa, che porterà il nome di un mulino ancora attivo (o comunque visitabile), saranno anche esposte le farine, gli oggetti di lavoro, gli attrezzi da cucina e si potranno apprendere le lavorazioni di un tempo e quelle di oggi, e i migliori utilizzi per ogni tipologia di prodotto.

Farine di Flor può essere lo spunto per trascorrere un piacevole weekend in Carnia, alloggiando nelle accoglienti stanze (o meglio miniappartamenti con cucina arredati di tutto punto) dell’albergo diffuso Sutrio Zoncolan ricavate dalla ristrutturazione di antiche case di Sutrio (www.albergodiffuso.org).

—^—

In copertina, la farina al centro della bella manifestazione in arrivo questa domenica a Sutrio.