I kiwi friulani conquistata la Nuova Zelanda ora puntano dritti all’Asia

di Giuseppe Longo

E ora il kiwi friulano va alla conquista dell’Asia, proprio da dove partì nell’Ottocento per le strade del mondo diffondendosi, nel secolo scorso, soprattutto in Nuova Zelanda e arrivando anche qui una quarantina di anni fa. Curiosa, vero, l’evoluzione di questo frutto che è un autentico concentrato di vitamina C (più ancora degli agrumi), preziosa per contrastare i malesseri dell’inverno. Ma oltre a questa salutare proprietà è molto gradevole sulla tavola – ricorda alquanto la fragola -, ottimo nelle macedonie, ma anche così, al naturale, tagliato a fettine. E’ prodotto dalla pianta che botanicamente si chiama Actinidia chinensis, perché è proprio la Cina che nelle campagne più calde e umide della sua parte meridionale lo coltiva da parecchie centinaia di anni, attestandosi come primo produttore mondiale. Poi, da qui, la coltura ha appunto cominciato a diffondersi, trovando un ambiente ideale soprattutto in Nuova Zelanda – dove ha assunto il nome che, data la sua forma ovale e pelosa, ricorda l’uccello simbolo di quella nazione -, terra dalla quale ha poi preso altre vie, arrivando anche in Europa, dove l’Italia ne è diventato il maggior produttore (secondo a livello mondiale), e il Friuli l’ha subito “adottata” con convinzione, realizzando moderni impianti che danno un prodotto di alta qualità. Che non soddisfa ovviamente soltanto le nostre tavole, ma anche quelle di mezzo mondo, attraverso un export diretto con successo anche verso il lontano Paese australe dal quale ci arrivano i frutti quando le nostre scorte sono esaurite. E che ora guarda anche all’Asia, proprio alla terra di origine della specie.

Frutti vicini alla raccolta. (Wikipedia)

Produttrice di punta in regione è la Friulkiwi di Rauscedo, paese in riva al Tagliamento che è leader mondiale delle barbatelle. E ora, terminato l’ampliamento, sviluppatosi in più annualità, per la cooperativa agricola (costituita nell’ormai lontano 1984), è tempo di bilanci operativi e progetti per il futuro. Il recente ammodernamento della struttura, di cui la nuova cella per il prodotto confezionato è l’anello finale, ha portato la Friulkiwi ad avere a disposizione una capacità frigorifera pari a 6.400 tonnellate complessive di prodotto di cui 200 tonnellate, circa, per il prodotto confezionato, congiuntamente a una linea di calibratura completamente automatica e a diverse linee di confezionamento. Tutto ciò finalizzato alla conservazione, preparazione per il mercato e commercializzazione del prodotto dei propri soci che hanno le loro sedi aziendali, principalmente, nelle provincie di Udine e Pordenone.

Il presidente, Juri Ganzini, afferma con soddisfazione: «A oggi, la base produttiva è composta da 120 soci con una superficie totale di circa 300 ettari. La quasi totalità della produzione è venduta al di fuori dell’Europa, principalmente in Nord America, ma anche in Australia e Nuova Zelanda (terzo produttore mondiale!). Ad ampliamento completato, ora la cooperativa guarda all’Asia, mercato estremamente interessante per l’Actinidia, senza perdere di vista la sostenibilità e il miglioramento della qualità. Per tale ragione la Friulkiwi, da ormai un decennio, fornisce gratuitamente le piante di Actinidia ai nuovi produttori che desiderino mettere a dimora nuovi impianti purché si associno alla cooperativa senza, per questo, trascurare i produttori esistenti non associati ai quali è in grado di offrire diverse opportunità di relazione commerciale. Non bisogna dimenticare, inoltre – conclude Ganzini -, che una concentrazione del prodotto friulano in un’unica struttura avrebbe il doppio vantaggio di dare risposte concrete al territorio (in alternativa ai seminativi, a esempio) creando, nel contempo, nuovi posti di lavoro».
Parole significative, dunque, dal presidente di Friulkiwi e che dimostrano come questa produzione sia in ottima salute – proprio come quella che i suoi frutti ci regalano -, anche per le interessantissime prospettive commerciali che ora le si dischiudono pure nell’immenso continente asiatico. Insomma, una preziosa boccata d’ossigeno per l’economia assicurata dall’agroalimentare friulano.

La sede di Rauscedo e kiwi in cassetta pronti per il mercato.

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In copertina, i caratteristici frutti che sono un concentrato di vitamina C.

“Le Radici del Vino” a Rauscedo: etichette da tutto il mondo

Sempre più vicine “Le Radici del Vino”, la grande manifestazione autunnale di Rauscedo che celebra l’intera filiera vitivinicola presente in questa frazione di San Giorgio della Richinvelda, dalle barbatelle fino alla bottiglia. Giunta alla sua sesta edizione, la rassegna si terrà dall’11 al 13 ottobre.
Nell’attesa di conoscere il programma ufficiale, che sarà presentato sabato 5 ottobre, stanno arrivando alla sede dell’associazione “Le Radici del Vino” bottiglie da tutto il mondo per il progetto “Il vino torna alle sue radici”. Infatti, nell’enoteca della manifestazione, il pubblico potrà degustare circa 150 tra tutte le tipologie di vino, dai bianchi ai rossi passando per gli spumanti fino ai vini dolci e quelli ottenuti da vendemmia tardiva. Le etichette provengono dalle varie regioni Italiane e da una decina di Paesi esteri: i vini sono tutti ottenuti da vigneti realizzati con barbatelle partite dai principali vivaisti del luogo (Vivai Cooperativi di Rauscedo, Vitis Rauscedo, Dea Barbatelle).

L’enoteca delle “Radici del vino”.


“Per la prima volta – ha detto il sindaco Michele Leon – accoglieremo vini da fuori Europa, comprese Cile, Argentina, Sudafrica e Nuova Zelanda, oltre ai consueti “ospiti” da Francia, Spagna e altre realtà continentali dedite alla viticoltura, nonché dalla varie regioni italiane. Rauscedo è la capitale mondiale del vivaismo della vite, visto che qui cresce il 40% globale delle barbatelle: nei giorni de ‘Le Radici del Vino’ lo sarà ancora di più”.
Non solo: nella kermesse saranno assegnati i premi del Festival della Ribolla gialla. “Un progetto – ha concluso il primo cittadino di San Giorgio della Richinvelda – che punta a valorizzare, con una vetrina speciale, questo vitigno così importante per il Friuli Venezia Giulia e sempre più strategico, anche a livello commerciale, soprattutto nella sua versione spumantizzata“. Attese etichette da una trentina di cantine, tra le quali saranno proclamate le migliori.

Le Radici del Vino è organizzato dal Comune di San Giorgio della Richinvelda e dall’associazione omonima “Le Radici del Vino” con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Friulovest Banca. Partner preziosi la Banca stessa, Confcooperative Pordenone e Onav Pordenone. Sostengono il progetto VivaiCooperativi Rauscedo, Cantina Rauscedo, Circolo Agrario Friulano, Vitis Rauscedo, Cooperativa di Consumo di Rauscedo, I Magredi e altri partner locali.

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In copertina e all’interno immagini della produzione di barbatelle ai Vivai Cooperativi Rauscedo.