Cultura, arte e divulgazione scientifica nel segno della sostenibilità saranno ancora al centro della prossima edizione di TreeArt Festival, in programma tra il 13 e il 16 luglio prossimi a Buttrio, nelle sedi della dimora, il parco botanico e il lapidarium di Villa di Toppo Florio. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua fissata dalle Nazioni Unite proprio per oggi, 22 marzo, il TreeArt Festival – sempre organizzato dal Comune di Buttrio con il contributo della Regione Fvg – svela adesso il tema dell’edizione 2023, che ruoterà intorno ad una delle tematiche di maggiore attualità del nostro tempo: la disponibilità di acqua nel pianeta, a partire dall’analisi di quanto accade anche nei nostri territori a causa del cambiamenti climatici che stanno attraversando tutte le regioni del mondo. Titolo esplicativo di questa quarta edizione è proprio “Siccità”, un problema sempre più sentito soprattutto in agricoltura.
Il festival – che quest’anno ha ottenuto dalla Regione l’importante riconoscimento di essere inserita nelle manifestazioni che ricevono incentivi triennali – riunirà a Buttrio artisti, scienziati, esperti e divulgatori per celebrare una visione della natura come strumento generativo di incontro e di relazione con una ricca proposta di performance, eventi espositivi, dibattiti e incontri per dialogare con i massimi esperti del settore di un tema che è ormai entrato nella vista quotidiano di noi tutti: lo spreco e la mancanza di acqua. Anche questa edizione sarà aperta da una serie di tavoli di lavoro partecipati che coinvolgeranno esperti, stakeholders e cittadini chiamati a confrontarsi sul tema portante dell’edizione. La prima giornata di festival sarà dedicata anche a fare il punto su quanto emerso dall’intenso lavoro che gli esperti hanno portato avanti nella passata edizione, quando il tema del festival è stato “Urban Forest”, tematica sempre incentrata sull’analisi del nostro tempo in chiave di sostenibilità e miglioramento della vita nei contesti urbanizzati.
Accanto a climatologi, divulgatori, scienziati ed esperti, saranno ancora l’arte e lo spettacolo ad accompagnare il pubblico in un excursus su un tema così urgente che non manca di coinvolgere anche il mondo della cultura e alcuni suoi noti protagonisti.
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In copertina e all’interno due eloquenti immagini dei gravi effetti causati dalla siccità.
Prosegue fino a domani con un pieno di iniziative e centinaia di giovani coinvolti il Festival Green del Friuli Venezia Giulia, “NanoValbruna”, che riunisce nella piccola comunità friulana di Valbruna, in Comune di Malborghetto, scienziati, imprenditori, docenti, e artisti per parlare di ambiente, tutela degli ecosistemi e sostenibilità: una manifestazione di respiro internazionale curata da Annalisa Chirico, Francesco Chirico e dai giovani dell’associazione ReGeneration Hub Friuli sotto la direzione scientifica del ricercatore di origine friulana e docente all’Università di Helsinki, Enrico Di Minin, noto per i suoi studi sulle interazioni tra biosfera, società ed economia in rapporto alla sostenibilità ambientale e per il suo lavoro sull’individuazione del contrabbando illegale di animali protetti sulle piattaforme online.
Enrico Di Minin
Da segnalare i panel scientifici e gli appuntamenti con esperti di politiche giovanili – i “Meeting with”, tra scienziati, imprenditori, ricercatori e i giovani presenti al festival – i laboratori per i più piccoli “Nanopiçule” e le “Green Experience”, con escursioni storico-naturalistiche, uscite in E-Bike, sedute di yoga nella natura e attività con i cani da slitta. In programma per la giornata di odierna, 22 luglio, la presentazione degli esiti del contest nazionale “Nanovalbruna Challenge for Circular Economy”, che ha coinvolto giovani ricercatori da tutta Italia. Sempre oggi, attese a Valbruna presenze internazionali d’eccezione per l’incontro “Capitalizzare il futuro: una bussola globale per giovani imprenditori”, che riunirà rappresentanti del mondo delle Nazioni Unite (Onu), della Banca Mondiale, nonché il presidente della Società Internazionale delle Piccole Imprese con base a Washington per l’incontro “Capitalizzare il futuro”; conduce l’incontro Paola Del Zotto Ferrari, presidente e fondatrice dell’Accademia di Gagliato Globale, partner del festival.
Gran finale domani, 23 luglio, alla presenza del “turista per caso” Patrizio Roversi. Volto storico della sensibilizzazione intorno ai temi della sostenibilità, l’autore e conduttore televisivo è noto per l’impegno consolidato a favore dei valori legati all’impatto sull’ambiente degli stili di vita, per la divulgazione del turismo sostenibile e la promozione di scelte sostenibili nella produzione e consumo agroalimentare. In programma in serata, a partire dalle 19.30, l’incontro presentato dalla giornalista Rai Marinella Chirico “Friuli Sostenibile (non per caso): parola di Patrizio Roversi”. A precedere l’incontro le parole del ricercatore faunistico Paolo Molinari che racconterà “La magia della Foresta di Tarvisio”, uno dei luoghi a più densa presenza di biodiversità al livello europeo.
Tutto il programma su: www.nanovalbruna.com
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In copertina, il giornalista Patrizio Roversi “turista per caso” in Valle d’Aosta.
Oggi, 17 giugno, è la Giornata Mondiale per la Lotta alla Desertificazione e alla Siccità, istituita nel 2015 dalle Nazioni Unite, dedicata quest’anno alla trasformazione dei terreni degradati in terreni sani. Entro il 2050, la combinazione del degrado del suolo, l’erosione e i cambiamenti climatici rischiano di ridurre i raccolti globali in media del 10 per cento, e fino al 50 per cento in alcune regioni, se non si interverrà con determinazione. A fronte di tali problematiche – afferma Confagricoltura – occorre avere la consapevolezza che gli agricoltori sono i principali protagonisti per salvaguardare un suolo produttivo e in salute. Con il 21 per cento della superficie a rischio, l’Italia è lo Stato che in Europa risente di più dei cambiamenti climatici.
Philip Thurn Valsassina
Fondamentale è, in particolare, il ruolo dell’agricoltura nel contrasto alla crisi idrica, che colpisce da oltre un decennio l’Italia come il resto d’Europa. Fenomeni atmosferici estremi, accompagnati da una scarsa manutenzione del patrimonio ambientale – afferma l’organizzazione degli imprenditori agricoli che in Friuli Venezia Giulia sono guidati da Philip Thurn Valsassina – stanno alimentando una vera e propria desertificazione di sempre più ampi pezzi di territorio. Tutelare le risorse idriche vuol dire prendersi cura della qualità del terreno.
Per questo la Confederazione sollecita la politica per una progettualità complessiva, dedicata alla gestione dell’acqua e del suolo, anche attraverso il riutilizzo delle acque reflue, di cui Arera stima in Italia un riutilizzo del 4 per cento a fronte di un potenziale del 20 per cento.
Nella rigenerazione dei terreni occorre sviluppare le sinergie utili a riportare la sostanza organica nel suolo, dando seguito ai principi della bioeconomia circolare per riutilizzare il più possibile i materiali utili all’agricoltura, a partire dai fertilizzanti organici.
Occorre – conclude Confagricoltura – prendere consapevolezza dell’importanza di incidere sulla capacità di immagazzinamento delle risorse idriche, ma anche sulla riduzione dei consumi e, soprattutto, sulle perdite nella rete nazionale. Al tempo stesso l’agricoltura è sempre più impegnata in coltivazioni e produzioni di qualità con un utilizzo oculato di acqua ed energia, in grado anche di offrire rese stabili in condizioni climatiche sempre più mutevoli.
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In copertina, terreni siccitosi un problema sempre più sentito.
«Nell’anno del Covid e delle nuove povertà, nell’anno che ci ricorda l’urgenza di una svolta concreta per la sostenibilità in rapporto alla salute dell’uomo e dell’ambiente, dall’8a Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare nasce una proposta precisa, misurabile negli obiettivi e negli strumenti: il Recovery Food, un “laboratorio permanente” di educazione alimentare e ambientale per la formazione dei cittadini e per la sensibilizzazione da parte degli enti pubblici e delle imprese. È il nostro “dono” – ha spiegato il triestino Andrea Segrè, ideatore della Giornata – per il Governo che verrà: l’auspicio è che il Recovery Food possa trovare spazio nel Pnrr come un capitolo speciale del Recovery Fund, dove i temi legati al cibo e alla prevenzione degli sprechi dovrebbero essere trattati con attenzione specifica». L’intervento del fondatore Spreco Zero si è avvicendato, nel corso del Forum organizzato per la Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, a quelli delle sottosegretarie uscenti alla Salute, Sandra Zampa, e al Lavoro Francesca Puglisi, e dell’ex ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti. Oltre a loro hanno preso parte all’evento il vicedirettore generale Fao Maurizio Martina, l’ambasciatrice Vincenza Lomonaco presso la Rappresentanza permanente delle Nazioni Unite a Roma, il direttore scientifico Ipsos Enzo Risso, il presidente Conai Luca Ruini, la presidente Future Food Institute Sara Roversi e i curatori scientifici del Rapporto Waste Watcher International Observatory 2021, Luca Falasconi (Il caso Italia) e Matteo Vittuari (A global glance).
«Il Recovery Food – ha dettagliato Andrea Segrè – focalizzato su cibo, salute e sostenibilità, dovrebbe includere una previsione organica delle risorse destinate alla formazione dei cittadini in tema di educazione alimentare e ambientale. A partire dalle scuole, quindi con risorse destinate a docenti sul campo sin dal primo ciclo della Scuola Primaria, e con una rete capillare e nazionale collegata ai Comuni per iniziative concrete, destinate alla sensibilizzazione dei cittadini intorno al binomio cibo e salute, per l’uomo e per l’ambiente. Temi ancora più imprescindibili dopo l’irruzione della pandemia covid 19, per avviare nel sistema-Italia quella rivoluzione culturale che ci permetterà di progredire nel complesso ma ineludibile cammino verso lo sviluppo sostenibile e il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Tuttavia ci si dovrà concentrare anche sulla filiera dello spreco: non solo per aumentare la sostenibilità del sistema, ma anche per favorire la solidarietà essendo la povertà alimentare in forte crescita causa l’effetto pandemico sull’economia. Serviranno quindi accordi di filiera ben strutturati che mettano in rete potenziali donatori di eccedenze e beneficiari con obiettivi e procedure ben definite e cogenti; l’attivazione di un sistema logistico e di conservazione sicuro, sostenibile e solidale; il coordinamento nazionale affidato a un Food Waste Manager capace di alimentare sinergie fra i tanti portatori di interesse da coinvolgere: Ministeri (Salute, Welfare, Agricoltura, Ambiente, Sviluppo economico), Città metropolitane e Comuni, la miriade di associazioni ed enti caritativi, le imprese della filiera agroalimentare: dalle aziende agricole alla ristorazione passando per l’industria e la distribuzione».
Ulteriore novità emersa dai lavori dell’8^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare è legata all’evoluzione dell’Osservatorio per i dati di Last Minute Market: il nuovo Waste Watcher International Observatory, con la partnership scientifica dell’Università di Bologna – Distal e la partnership tecnica di Ipsos per le rilevazioni. «In questi anni – ha ricordato Andrea Segrè, direttore scientifico Waste Watcher – abbiamo costantemente rilevato il comportamento di noi italiani, non solo rispetto allo spreco alimentare, ma anche a temi direttamente collegabili: l’economia circolare, la riduzione dei rifiuti, la produzione e il consumo responsabile, lo sviluppo sostenibile. Proprio in ragione dell’interesse mondiale sullo spreco alimentare – ricordo che negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU entro il 2030 dovremo dimezzare il dato globale (il 30% di ciò che si produce non arriva alle nostre tavole) – con il neo Vicedirettore generale della FAO Maurizio Martina e con l’Ambasciatore Vincenza Lomonaco, Rappresentante permanente delle Organizzazioni ONU a Roma, abbiamo presentato l’Osservatorio globale sugli sprechi alimentari. Waste Watcher International. Realizzato in partnership tecnica con IPSOS, indagherà le abitudini e i comportamenti in rapporto a cibo e sostenibilità degli italiani e degli altri cittadini del mondo. Nel 2020 l’ONU ha decretato una Giornata internazionale sulla consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari, il 29 settembre: per allora saremo pronti con il primo rapporto in ottica “transnazionale”. Una visione che non è più accessoria, e che deve accompagnarci in ogni fase, quindi anche nella pianificazione legata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».
Sono stati riepilogati i dati del Rapporto 2021, “fotografia” dell’Italia pandemica: la tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico, con “solo” 27 kg di cibo sprecati a testa nel 2020 (529 grammi a settimana), 3,6 kg in meno all’anno rispetto al 2020, ovvero l’11,78% e 222.000 tonnellate di cibo “salvato” in Italia per un risparmio di 6 € pro capite, 376 milioni € a livello nazionale, in un anno intero. Vale 6 miliardi e 403 milioni € lo spreco alimentare domestico nazionale, e sfiora il costo di 10 miliardi € l’intera filiera dello spreco del cibo in Italia, sommando le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione che ammontano a 3.284.280.114 €. In peso, significa che nel 2020 sono andate sprecate, in Italia, 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera (dati Waste Watcher International/Distal Università di Bologna per la campagna Spreco Zero e rilevazioni Ipsos).
Info e dettagli: sprecozero.it
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In copertina, il professor Andrea Segrè “anima” dell’anti-spreco.
Un terzo del cibo sulla Terra (1,3 mld circa di tonnellate) viene sprecato, senza neanche arrivare in tavola, ogni anno. Intanto, al mondo oltre 820 milioni di persone soffrono la fame: è il 10,8% della popolazione, ovvero 1 persona su 10 che abita il pianeta. C’è poi lo spreco alimentare legato alla gestione e fruizione del cibo nelle nostre case. Solo in Italia, lo spreco alimentare domestico pesa 529,9 grammi ogni settimana per ciascun cittadino (Diari di Famiglia Distal – Waste Watcher), pari a oltre 25 kg di cibo gettati ogni anno. Considerando l’intera popolazione italiana si arriva a un dato vertiginoso: 1.526.400 tonnellate di cibo ogni anno sprecate in Italia, nelle sole dinamiche di fruizione domestica del cibo.
Oggi, 29 settembre 2020, il mondo per la prima volta sarà riunito nella consapevolezza che si possono e si devono ridurre e prevenire gli sprechi e le perdite di cibo. La Giornata internazionale della Consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari (International Day of Awareness for Food losses and waste) è stata istituita a fine 2019 dalle Nazioni Unite per sensibilizzare congiuntamente i cittadini e le governance del pianeta sulla centralità della questione delle perdite e dello spreco di cibo e sulle possibili soluzioni. Dalle 16 è in programma l’evento digitale e globale a cura della Fao, Food and Agriculture Organization, che sarà introdotta dal direttore generale Qu Dongyu con il direttore esecutivo del programma Ambiente delle Nazioni Unite, Inger Andersen. In apertura dei lavori è previsto anche il messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Unico ricercatore italiano coinvolto nei lavori del meeting è Andrea Segrè che parlerà alle 17.10, nell’ambito del panel dedicato al rapporto fra sostenibilità e prevenzione degli sprechi alimentari.
Ecco un estratto dell’intervento che sarà tenuto dal docente triestino, professore di politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna e di economia circolare all’Università di Trento. Fondatore di Last Minute Market, spin off accreditato dello stesso ateneo emiliano e promotore della Campagna Spreco Zero per l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile:
«Quando, oltre vent’anni, fa avviammo il progetto Last Minute Market per il recupero a fini solidali di beni invenduti a partire dalla grande distribuzione non credevo che quest’azione, così intuitiva nella sua concezione (ridurre le eccedenze di cibo alimentando i bisognosi), potesse diventare una sorta di laboratorio anticipatore di alcune grandi questioni che caratterizzano il mondo contemporaneo. Tanto da far decidere alle Nazioni Unite di dedicare una Giornata Internazionale alla consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, il 29 settembre.
Alla fine degli anni 90 la crisi economica era lontana, la povertà relativamente ridotta, la pressione ambientale ancora poco sentita, lo spreco alimentare un fenomeno quasi sconosciuto. Allora volevamo capire come lo spreco alimentare potesse diventare occasione di riscatto promuovendo il dono come valore di relazionale fra chi ha un’eccedenza alimentare e chi soffre una carenza nutrizionale. Fin dall’inizio ci è stato chiaro che coniugare la solidarietà sociale (aiutare gli indigenti) con la sostenibilità ambientale (produrre meno rifiuti) ed economica (ridurre i costi dello smaltimento) era, anzi è possibile cercando nel contempo di promuovere un sistema più efficiente nell’uso delle risorse naturali ed economiche, ma rispettando nel contempo le “risorse” umane. Abbiamo poi esteso il “modello” di recupero anche a beni non alimentari a partire dai farmaci, per poi promuovere la prevenzione come miglior antidoto contro lo spreco: meglio agire prima che il danno sia fatto.
Da questa visione sono partire tante iniziative concrete: nel 2010 la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica Spreco Zero; la Giornata Nazionale per la prevenzione dello spreco il 5 febbraio; il Premio Vivere a Spreco Zero che ogni anno riconosce le migliori pratiche di enti, istituzioni, imprese, scuole, cittadini; l’Osservatorio Waste Watcher sullo spreco alimentare domestico con i rapporti periodici che monitorano il nostro comportamento alimentare e poi tanti progetti di educazione alimentare nelle scuole: il nostro futuro passa nelle mani, anzi nelle bocche e nelle menti, dei giovani. In un certo senso siamo arrivati ad una sorta di “quadratura del cerchio”, locuzione che si riferisce alla soluzione perfetta a un dato problema, pur sapendo che questa non esiste. Anche perché negli ultimi vent’anni gli squilibri economici, ambientali e sociali sono aumentati, e di molto. Ecco perché il “mercato dell’ultimo minuto” continua ad essere un laboratorio che produce innovazione sociale, ambientale ed economica trasferendo sul “campo” i risultati della ricerca».
La 1ª Giornata mondiale di consapevolezza delle perdite e sprechi alimentari offre l’occasione per presentare la ricerca Covid-19 lock-down e distanziamento sociale: l’impatto sullo spreco alimentare nelle famiglie Italiane, condotta dal Distal (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari di Bologna) su dati raccolti da Msi-Aci Europe nell’ambito della campagna Spreco Zero, a proposito di come il lockdown abbia cambiato le abitudini alimentari degli italiani. A nome del Gruppo di ricerca è proprio Andrea Segrè a illustrare i dati: il 51,6% ha sprecato meno cibo durante la quarantena rispetto al periodo precedente. Le donne sono state più un po’ più virtuose, anche se il 57,6% del campione donna ha acquistato più generi alimentari. Sommando chi ha dichiarato di aver sprecato cibo pari o inferiore rispetto a prima della quarantena, la percentuale sale al 91,7% (53% donne contro il 47% uomini). Fra i prodotti alimentari meno sprecati nel lockdown: farina e lievito (43,2%), carni rosse (42,8%), carni bianche (40,7%), latte (40,4%) e avanzi (44,9%). Da notare che il 47,2% dei consumatori ha usato più spesso la lista della spesa (che notoriamente aiuta a prevenire lo spreco e a comprare quello che realmente serve).
A cambiare è anche lo stile di vita: il 70,9% delle donne rispetto al 53,3% degli uomini ha fatto la spesa meno di frequente e ancora sempre più donne (68,9%) che uomini (53,3%) hanno passato meno tempo all’interno dei negozi. Quanto, infine, alla gestione degli avanzi, il 44,9% ne ha sprecato meno. La disponibilità di tempo, secondo la ricerca, è stato un elemento significativo, perché le restrizioni dovute al lockdown hanno permesso di dedicarsi maggiormente ad attività legate al cibo come cucinare in modo accurato, pianificare i pasti e organizzare meglio le scorte.
Il Gruppo di ricerca Distal è composto da: professor Andrea Segrè, professor Matteo Vittuari, dottor Matteo Masotti, dottoressa Elisa Iori, dottor Luca Falasconi e professoressa Tullia Gallina Toschi.
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In copertina, il professor Andrea Segrè che oggi parteciperà al meeting internazionale della Fao.
A conclusione del progetto europeo BioΔ4 (Nuovi strumenti per la valorizzazione della biodiversità degli ecosistemi forestali transfrontalieri), sono iniziate da alcuni giorni le previste attività turistiche tramite le quali i Comuni di Ampezzo e Sauris desiderano valorizzare la ricchezza della biodiversità della Foresta di Ampezzo. Sono tre le declinazioni proposte alla fruizione di tutti: biodiversità e arte con 3 laboratori di Land Art (26 luglio, 2 e 6 agosto, in Piano Flobia); biodiversità e benessere con 10 esperienze di forest bathing (bagno di foresta e yoga nella foresta, nelle vicinanze della casera Titina); biodiversità e gestione del bosco, con 16 escursioni organizzate, tra giugno e ottobre (le prenotazioni vanno effettuate agli Uffici Turistici di Sauris e di Ampezzo).
Il progetto Interreg Italia-Austria, prevede di “studiare, progettare e sperimentare un set di modelli operativi di Pagamento dei Servizi Ecosistemici (PES) delle foreste, contribuendo sia a supportare l’azione normativa sia a migliorare la biodiversità del bosco”. Infatti, “preservare e ripristinare gli ecosistemi e i loro servizi, implica che il valore economico dei servizi ecosistemici sia riconosciuto e la sua valutazione sia integrata nei processi decisionali sia a livello pubblico che privato”.
Oltre ai Comuni citati, anche la cooperativa Legno Servizi, assieme alla rete d’imprese FriûlDane, la rete d’imprese Sauris/Zahre, Federconsumatori Fvg, Consorzio Boschi Carnici e PromoTurismoFvg, sostengono le attività turistiche programmate e la ricerca di nuovi modelli promozionali per la Foresta di Ampezzo che, con il progetto BioΔ4, ha dimostrato di possedere un elevato contenuto di biodiversità.
Tra i partner di progetto figurano: Veneto Agricoltura (capofila), l’Università di Padova (tramite il proprio Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali) e Landwirtschaftskammer Tirol.
Il 2020 è l’anno conclusivo del decennio 2011-2020 che le Nazioni Unite hanno voluto dedicare alla biodiversità, fortemente ripreso dal Ministero per l’Ambiente italiano, ed è all’interno di questa riflessione mondiale che si colloca il corposo programma di iniziative che ruotano attorno alla Foresta di Ampezzo situata nell’alta Val Lumiei e comprendente alcuni tra i boschi più belli della Carnia: il bosco Bernon, il bosco della Stua, il bosco Cavallo, il bosco Flobia, il bosco Colmajer. Dalla sponda meridionale del Lago di Sauris e dal margine della selvaggia gola del torrente Lumiei, questi boschi, di notevole pregio naturalistico, si estendono fino al Passo del Pura (1.428 mslm) e alla base del Monte Tinisa. Proprio per questa sua ricchezza, la Foresta di Ampezzo è stata individuata dai partner del progetto quale luogo speciale di indagine e studio per metterne a fuoco i particolari elementi in grado di stimarne il grado di biodiversità e, quindi, di “spendibilità” quale forte strumento di promozione territoriale.
I boschi di Ampezzo, inoltre, sono dotati di diverse aree adatte allo sviluppo di attività legate all’educazione ambientale. La presenza di un biotopo importante per gli alti livelli di biodiversità, sia floristica che faunistica, presso Cima Corso; il sentiero naturalistico Tiziana Weiss; le aree schiantate da “Vaia” (che offrono la possibilità di uscite dedicate alla spiegazione dell’importanza della gestione forestale); il sentiero didattico del Pian del Cjavai e il sentiero didattico Bosco Flobia, attrezzato anche per non vedenti, creano diverse possibilità legate alla promozione e alla conoscenza dell’importanza della gestione umana per la conservazione della biodiversità. Da queste realtà, è emersa la possibilità di creare un’offerta turistica organizzata abbinata a un programma di educazione ambientale tramite visite naturalistiche guidate per l’estate 2020. Trattasi di 16 escursioni (l’ultima, il 31 ottobre) condotte da guide professionali iscritte ad Aigae dotate di particolare conoscenza dei luoghi di accompagnamento. Le visite saranno fondamentalmente orientate a far conoscere la biodiversità esistente nella foresta di Ampezzo così come studiata, quantificata e certificata con il progetto BioΔ4.
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In copertina e qui sopra suggestivi angoli della Foresta di Ampezzo; in alto, i boschi sul lago di Sauris.
2020, Super year for nature & biodiversity: 2020, anno speciale della natura e della biodiversità, così il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha ribattezzato l’anno che stiamo vivendo. «Con la pandemia Covid-19 – spiega il presidente di Fondazione Fico, Andrea Segrè – il 2020 è diventato punto di svolta obbligato per il pianeta: non possiamo ritardare l’attuazione di azioni incisive per concretizzare gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 e progettare uno sviluppo sostenibile». Oggi 22 maggio sarà la Giornata Mondiale della Biodiversità, e due settimane più tardi, venerdì 5 giugno, la Giornata Mondiale dell’Ambiente sarà quest’anno sempre nel segno della biodiversità: 15 giorni per riflettere sulla salute del nostro pianeta che sempre più velocemente disintegra il suo patrimonio di specie animali, vegetali e microrganiche. La natura viene distrutta a un ritmo da cento a mille volte più veloce della media degli ultimi 10 milioni di anni, a causa dell’attività umana: e la perdita di biodiversità è indicata fra le cause scatenanti di epidemie virali come quella del Covid-19. Secondo la più autorevole rivista scientifica mondiale, Nature, se il riscaldamento globale dovesse continuare con il ritmo attuale, entro la fine del 21esimo secolo scatterà un allarme estinzione per il 73% delle specie animali e vegetali di tutto il mondo. L’esposizione a temperature non più sostenibili rischia di avvenire in maniera rapida e improvvisa entro il 2030, e sino alle aree estreme del pianeta entro il 2050. Uno scenario con irreversibili conseguenze per il funzionamento degli ecosistemi (indagine a cura Royal society / National Science Foundation / African Academy of Sciences).
Andrea Segrè
(Photo by Roberto Serra – Iguana )
Per rilanciare le nuove sfide che ci attendono sui temi della biodiversità e sostenibilità Fondazione Fico promuove quest’anno la campagna di sensibilizzazione “Biodiversità, futuro della terra”, con molte iniziative che si svilupperanno a partire proprio da oggi, grazie alla collaborazione tecnica della Fao – Food and Agricolture Organization of the United Nations, e con la campagna Spreco Zero, Bologna Award – Premio internazionale per la sostenibilità agroalimentare e Fondazione Pordenonelegge.
Innanzitutto dal 22 maggio, ogni giorno alle 18, sui canali social e sul sito di Fondazione Fico (www.fondazionefico.org) sarà online il Forum Festival digitale “Biodiversità, ritorno al futuro”, che per 15 giorni darà voce ogni giorno, sul sito e i canali social di Fondazione Fico e, a grandi protagonisti dell’impegno per la sostenibilita’, come Mario Tozzi, Luca Mercalli, lo stesso Andrea Segrè, Filippo Giorgi, Eliana Liotta, Elisabetta Moro, Marino Niola, Davide Rondoni, Massimo Cirri, Duccio Caccioni, Salvatore Ceccarelli, Antonio Cianciullo, Matteo Dell’Acqua, Diego Pagani, Antonia Klugmann, Roberto Giovannini, Filippo La Mantia, Fede&Tinto, Rai Radio2, Decanter ed altri “ambasciatori” di biodiversità. Tutti i video prodotti e diffusi entreranno nella Digital Foodpedia promossa da Fondazione Fico, accessibile gratuitamente a tutti e arricchita da speciali proposte webinar per la formazione su temi specifici. Il Forum Festival di Fondazione Fico“Ritorno al futuro” sarà online ogni giorno dalle 18 sui social e youtube e sul sito fondazionefico.org con questo calendario: 22 maggio intervento introduttivo a cura della Fao e dell’agroeconomista Andrea Segrè, presidente di Fondazione Fico; e quindi gli interventi di: 23 maggio il geologo e divulgatore Mario Tozzi, 24 Massimo Cirri Caterpillar Radio2 e l’antropologa Elisabetta Moro; 25 maggio l’agronomo Duccio Caccioni e lo scienziato genetista Salvatore Ceccarelli; 26 maggio la divulgatrice scientifica Eliana Liotta e il poeta e scrittore Davide Rondoni; 27 maggio l’antropologo Marino Niola e lo chef stellato Moreno Cedroni; 28 maggio i giornalisti Antonio Cianciullo e Roberto Giovannini; 29 maggio l’apicoltore e presidente Conapi Diego Pagani e Sergio Guidi, Arpae Emilia Romagna coordinatore dei frutteti della biodiversità della regione; 30 maggio la chef stellata Antonia Klugmann; 31 maggio lo scienziato genetista Matteo Dell’Acqua; 1 giugno lo chef stellato Filippo La Mantia; 2 giugno lo scienziato climatologo Filippo Giorgi; 3 giugno il climatologo e divulgatore Luca Mercalli; 4 giugno Fede&Tinto Decanter Radio2, e infine il 5 giugno, per festeggiare la Giornata Mondiale dell’Ambiente 2020, saranno diffusi insieme i video di tutti i partecipanti al Forum.
Sempre oggi, per i giovani della generazione Z la 2a edizione del contest poetico INNESTO 2020 Bio_di_versi per autori under 30, promosso con Fondazione Pordenonelegge e con la rivista Il clandestino. La narrazione poetica, il sentire dei giovani, l’attenzione al futuro del pianeta: sono questi i tre “ingredienti” del contest, dedicato quest’anno a un tema chiave per l’anno che stiamo vivendo: “Salus, salute”, come obiettivo da ritrovare e al tempo stesso come parola – ponte per lo sviluppo sostenibile che può garantire un futuro ai cittadini del mondo e al pianeta. Ma il contest vuole essere anche uno strumento per congiungere le giovani generazioni con gli artisti che, dalla notte dei tempi, sanno usare le parole per dare slancio al sentire diffuso: i Poeti. Il bando sarà consultabile sul sito di Fondazione Fico www.fondazionefico.org La giuria degli esperti, composta da Andrea Segrè, Gian Mario Villalta, Davide Rondoni e Gianfranco Lauretano, selezionerà la terna finalista e il vincitore assoluto.
Fondazione Fico nel 2017 ha promosso con Arpae Emilia Romagna la realizzazione del Frutteto della Biodiversità: il parco dei gemelli delle grandi piante secolari, ovvero i “patriarchi” da frutto e forestali più significativi d’Italia, che hanno dimostrato grande resistenza alle avversità climatiche e parassitarie. Fra le 15 piante scelte fra le varie regioni d’Italia e messe a dimora a Fico ve ne sono alcune da primato nazionale, come il mandorlo più grande d’Italia che si trova a San Giovanni Rotondo in Puglia, il pero più grande d’Italia di San Severino Lucano in Basilicata, il noce più anziano d’Europa e più grande d’Italia che vive a Poggiodomo in Umbria, dall’Emilia Romagna il fico della Badia di Cavana e il Cipresso di San Francesco. Per la Lombardia c’è il Loto di Male; per il Piemonte troviamo il Melo grande Alessandro; la Sardegna è presente con il Fico d’India Longifoglia; la Sicilia con l’Acerone dei Nebrodi; per la Calabria, la secolare Vite Mantonico; per la Basilicata il Pero Pastore di San Severino Lucano vecchio oltre 300 anni. Dalla Campania, la Vite di Taurasi, bicentenaria e dal Molise l’anzianissimo – millenario! – Olivo di Venafro (Isernia). Per l’Abruzzo troviamo il Fico di Fossacesia – Chieti e per il Lazio il Melograno di Roma, plurisecolare; dal Trentino Alto Adige, il Melo di Fondo.
Info www.fondazionefico.org
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In copertina, alcuni dei protagonisti della riflessione sulla biodiversità che comincia oggi.
“Lo spreco alimentare è anche un problema ambientale, perché produce lo sperpero di materie prime, energia, risorse. Il Ministero dell’Ambiente crede molto in questo impegno, tanto che dal primo gennaio ho creato la prima Direzione generale dell’economia generale che si occuperà chiaramente anche di spreco”: lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, intervenendo ieri a Roma agli eventi della 7aGiornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, promossa dalla campagna Spreco Zero.
“Prima non esisteva un interlocutore unico che affrontasse questo tema, adesso abbiamo una struttura, che significa anche un capitolo di bilancio ad hoc – ha spiegato ancora Costa – per affrontare lo spreco alimentare nell’ambito dell’economia circolare. Un altro step del nostro impegno è l’accordo che stiamo chiudendo con la ristorazione, inclusi bar e pub, e alberghi, per farli aderire a un piano plastic free e anti spreco e plastic free. Sono tutti step, tutti mattoncini, che raccontano il nostro impegno concreto in questa battaglia. Vogliamo che quel 25% della riduzione dello spreco (attestato quest’anno dai dati dell’Osservatorio Waste Watcher) raddoppi e diventi il 50%”. Il ministro Costa ha anche ringraziato la campagna informativa sullo spreco alimentare e annunciato che dal prossimo anno scolastico l’educazione ambientale entrerà nelle scuole di ogni ordine e grado, dalle Primarie all’Università“.
E nella 7aGiornata nzionale di pevenzione dello spreco alimentare arriva il nuovo progetto dello “Shuttle 2030”, una “navicella sostenibile” che includerà azioni concrete da parte di enti pubblici, imprese, scuole e istituzioni per raggiungere gli obiettivi dell’agenda Onu in tema di spreco alimentare e lotta al cambiamento climatico: lo ha annunciato il Fondatore Spreco Zero Andrea Segrè, anticipando che punto di partenza dell’iniziativa il 29 settembre, 1a Giornata internazionale di consapevolezza dello spreco e le perdite alimentari, varata dalle Nazioni Unite. Per l’occasione Vincenza Lomonaco, ambasciatore presso la Rappresentanza Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a Roma, ha confermato l’impegno dell’Italia su questo fronte, con un’azione specifica finalizzata alla promozione della Dieta Mediterranea.
Dedicata a “Stop food waste, feed the planet!” la 7a Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare è stata introdotta dal presidente della Fondazione Enpam, Alberto Oliveti, e ha ospitato le relazioni di Roberto Morassut, sottosegretario all’Ambiente, del sottosegretario alla Salute Sandra Zampa e di Chiara Gadda, promotrice della legge nazionale sullo spreco alimentare. Sono stati inoltre proiettati i videosaluti di sensibilizzazione del divulgatore scientifico Piero Angela e dell’attrice Veronica Pivetti, alla quale va il Premio Vivere a Spreco Zero 2020 nella categoria testimonial.
L’intervento di Andrea Segrè.
Dettagli su www.sprecozero.it
In copertina, il ministro Sergio Costa al convegno anti-spreco alimentare tenutosi ieri a Roma.
Poche ore ormai ed ecco la notte di Natale, famosa per il suo “cenone” – anche se il pranzo di domani certamente non demerita – che fa il paio con quello che seguirà a Capodanno. Feste in cui la buona tavola, ma anche abbondante (troppo, il più delle volte!), è protagonista. In queste occasioni però sono di scena anche gli sprechi: ciò che è opportuno evitare, per una serie di ragioni, il più possibile.
Come utile premessa a quanto stiamo per dirvi, va rilevato che i risultati del recente vertice di Madrid – come ci hanno riferito le cronache – sono stati deludenti, ma che nel frattempo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre ha ufficialmente introdotto la Giornata internazionale della Consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari, International Day of Awareness for Food losses and waste.«Dal 2020, insieme al 5 febbraio, Giornata Italiana di Prevenzione dello spreco alimentare, il 29 settembre entrerà nell’Agenda sostenibile annuale della campagna Spreco Zero», annuncia il fondatore Andrea Segrè, che anticipa: «il 2020 porterà molte novità, come il progetto Spreco Zero 2030 di sensibilizzazione sugli Obiettivi che le Nazioni Unite hanno fissato per lo sviluppo sostenibile del pianeta».
Sarà uno “spin off” della storica campagna Spreco Zero per puntare al cuore degli obiettivi di sostenibilità che sono alla portata di tutti, ogni giorno. Nelle nostre case sprechiamo ogni anno cibo per un valore di 12 miliardi di euro, ovvero 700,7 grammi che ci costano 3,75 euro ogni settimana (dati Diari di Famiglia / Oss. Waste Watcher), ma la buona notizia è che la svolta siamo noi: un cambiamento culturale può aiutarci a invertire la direzione e a dimezzare lo spreco pro capite entro il 2030, come fissato negli obiettivi delle Nazioni Unite. Solo in Italia lo smaltimento dei rifiuti impropri (sprechi) produce 9,5 milioni di tonnellate di CO2 (anidride carbonica) e impoverisce 7.920 ettari di terreno, consuma inoltre 105 milioni di metri cubi d’acqua. Ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di CO2, in un anno se ne generano quindi oltre 8 milioni. Senza sprechi nel nostro Paese le emissioni CO2 potrebbero calare del 15% (Libro Nero degli Sprechi)». Ecco dunque, nel conto alla rovescia verso Natale 2019 e il Nuovo Anno, 5 regole must #sprecozero consigliate dal fondatore di Last Minute Market, il già citato dottor Segrè. Cinque semplici precauzioni perché festeggiare in casa non faccia rima con sprecare, un agile ripasso da rinnovare prima dei cenoni.
1° Check-in
Fai la lista della spesa passando in rassegna frigorifero e dispensa basandoti sul numero dei commensali. Ricorda che in cucina il detto “quanto basta” funziona sempre.
2° Chek-out
Evita le sirene del marketing: le offerte 3×2 e il sottocosto non servono se ti metti in viaggio per le feste. Se proprio non riesci a resistere acquista solo alimenti che puoi conservare.
3° Weight & Waste Watchers: ovvero, pesa e osserva
Pesa gli alimenti e soppesa i tuoi invitati prima di cucinare quantità che si adattano meglio a una caserma. L’eccesso a tavola fa male alla salute e all’ambiente se poi finisce nella spazzatura.
4° The Day After: il giorno dopo
Recupera tutto ciò che rimane di pranzi & cene della festa e crea un super pasto del giorno dopo da condividere con gli amici. Ciò che avanza congelalo, mangiandolo qualche mese dopo ti ricorderai con piacere delle feste.
5° #Zerowaste: #sprecozero
Differenzia nei bidoni e nei sacchi dedicati della spazzatura tutto ciò che resta a tavola e sotto l’albero, dal cibo agli imballaggi. Dagli una seconda chance: gli alimenti nell’umido per il compost delle piante, il packaging per un nuovo ciclo. La vita continua!
“Il metodo Spreco Zero”(Rizzoli Bur) dell’agroeconomista Andrea Segrè, triestino, professore ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata all’Università di Bologna, riunisce le regole per la gestione ottimale del cibo, dal suo acquisto al modo in cui lo custodiremo fra il frigo e la dispensa, al suo smaltimento. Nella distribuzione, che pure adotta da tempo comportamenti virtuosi e pratiche di recupero del cibo a ridosso di scadenza, la stima nazionale è di 220 mila tonnellate di cibo sprecato ogni anno, 2,89 kg/pro-capite, ovvero 18,7 kg di cibo sprecati ogni anno per metro quadro di superficie di vendita, soprattutto frutta e verdura, pane e prodotti da forno, latticini (progetto Reduce 2018). E nelle scuole? L’indagine Reduce sulla refezione scolastica ha calcolato un avanzo medio di 90 grammi nel piatto di ogni studente, e di 27 grammi di cibo intatto, abbandonato nelle mense per ogni pasto.
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In copertina, il professor Andrea Segrè con il suo libro dedicato tutto al “metodo spreco zero”.
Dal prossimo autunno, il Collio, prestigiosa zona Doc del Vigneto Fvg (la prima in regione a essere stata premiata negli anni Sessanta dalla denominazione di origine controllata), sarà alla portata di un clic che consentirà di aprire 7 percorsi narrativi, per 7 territori in 7 diversi Comuni con 7 portali di accesso. E questo grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia che ha avviato nel 2018 sotto la guida della presidente Roberta Demartin il programma triennale “Fondazione CariGO GREEN³”, realizzato con il fondamentale contributo di Intesa Sanpaolo, nel quale si sviluppano le linee strategiche della sua azione nel triennio 2018-2020 per la valorizzazione dei territori dell’Isontino nel segno della sostenibilità.
Dopo la prima fase realizzata nel 2018 con il progetto pilota dedicato al Monte San Michele per la conservazione della memoria storica della Grande Guerra in chiave multimediale, il secondo focus dell’intervento triennale è rivolto al Collio, che sarà raccontato attraverso i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile individuati dalle Nazioni Unite.
Il nuovo progetto della Fondazione, presentato a Cormons, è ancora realizzato con il coordinamento paesaggistico dalla Land Italia dell’architetto Andreas Kipar, e la realizzazione dall’azienda di Staranzano IKON digital agency, guidata da Enrico Degrassi, che per l’allestimento multimediale del Museo del San Michele è stata premiata dal WSA-World Summit Award come uno dei migliori progetti digitali al mondo per l’innovazione e la capacità di unire cultura, turismo e digitale.
Dopo quello del San Michele, anche il Progetto sul Collio ha come obiettivo rendere visibile l’invisibile, attraverso un modo del tutto innovativo di raccontare il paesaggio e la sua evoluzione e reinterpretare in chiave contemporanea il rapporto tra la natura e la memoria storica. Il Collio diventa così un laboratorio a cielo aperto per lo sviluppo sostenibile per offrire una fruizione innovativa e a zero impatto ambientale. Protagonista anche in questo caso l’applicazione della extended reality a cui si aggiunge l’ascolto immersivo e lo “storytelling”, il tutto racchiuso nella nuova app “Collio XR” realizzata dalla Ikon.
Come già nel caso del Museo e delle trincee del San Michele, anche questo nuovo progetto si basa su modalità altamente esperienziali ed emozionali. L’utilizzo del proprio device rimane fondamentale per il visitatore, ma con un approccio digitale non invasivo basato sulla narrazione e sull’ascolto audio, arricchito dalla visione dei contenuti virtuali e aumentati nelle aree di sosta.
Come detto, a disposizione del visitatore si apriranno 7 percorsi narrativi, per 7 territori in 7 diversi Comuni con 7 portali di accesso. I sette percorsi narrativi proposti sono: “Colline in divenire”, narrazione sul genere della fantascienza con un racconto sui futuri possibili e sui paesaggi in mutamento; nel percorso “In vino veritas”protagoniste saranno le confessioni di Giacomo Casanova ospite al Castello di Spessa, sul genere del romanzo storico; “Vigneti e protagonisti” con testimonianze di Donne e Uomini che hanno condiviso la fortuna del territorio; sul genere Fantasy il percorso “Le fate del Preval” per conoscere la magia della natura; la spy story caratterizza il percorso “Guerra e pace tra i vigneti”, racconti sul confine conteso fra Est e Ovest; “Collio noir” permetterà, invece, di immergersi in una narrazione di genere giallo: una storia oscura fra delitti impuniti e meticolose indagini; infine con “Mamma li Turchi” il racconto delle avventure di Blasio, sognatore che diventa eroe.
L’app CollioXR potrà essere scaricata e visionata da casa per avere un’anteprima delle sette esperienze proposte e, una volta sul posto, il visitatore potrà selezionare autonomamente l’esperienza desiderata tra le sette disponibili ed iniziare il suo percorso. I contenuti audio sono pensati per attivarsi quando si giunge in prossimità dei luoghi previsti dalla narrazione. Con l’utilizzo di un visore cardboard si potranno, inoltre, avere contenuti di realtà virtuale e visionare rappresentazioni dei luoghi nel passato, nel futuro o nel presente da punti di vista normalmente inaccessibili, come le riprese aeree con un drone. Inoltre, lungo i percorsi saranno posizionati alcuni pannelli informativi che, inquadrati, forniranno contenuti in Realtà Aumentata. Quello che si offrirà dunque al visitatore dall’autunno 2019, momento di avvio del progetto, è quindi basato su un approccio altamente immersivo ed esperienziale, con strumenti e contenuti che possano trasmettere non solo informazioni ma anche, e soprattutto, emozioni.
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In copertina e all’interno ecco come si presenterà la app dedicata al Collio.
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