Città del vino, la bandiera a Muggia brindando con la “Malvasia in porto”

«Qui non si producono i grandi numeri, ma prodotti di altissima qualità: il nostro compito è farli conoscere in un territorio così bello e variegato, che può far assaporare al turista, e allo stesso cittadino del Friuli Venezia Giulia che non conosce ancora determinate peculiarità, prodotti unici. Non solo dobbiamo andare orgogliosi delle piccole eccellenze del nostro territorio, ma farne il perno della nostra offerta turistica». Lo ha sottolineato l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, inaugurando a Muggia la quarta edizione di “Malvasia in porto”.

«L’enoturismo è in crescita – ha osservato Roberti nella piazzetta di Porto San Rocco -, ma anche il turismo cosiddetto di massa ormai cerca di scoprire l’entroterra delle grandi località balneari: visto che il piccolo produttore ha spesso difficoltà a farsi promozione, ecco che il lavoro di rete e di squadra diventa fondamentale. Quindi – ha affermato l’esponente della Giunta Fedriga – grazie al Gal Carso e all’associazione Città del vino può diventare strumento di questa azione: la Regione, attraverso PromoTurismoFvg e la Direzione Risorse agroalimentari, è vicina per sostenere una promozione che, anche attraverso il marchio “Io sono Fvg”, dia un’immagine compatta ma rispettosa delle peculiarità della regione nel mondo».
Assieme a quattro artigiani panificatori, trentaquattro viticoltori giunti da Carso, Breg, Istria e da altri territori hanno presentato in degustazione una propria versione della Malvasia, vitigno autoctono del territorio attorno a Trieste che produce un vino secco, non aromatico a bacca bianca. “Malvasia in Porto” nasce per organizzazione del Gal Carso nel 2019 con l’obiettivo di promuovere il settore enogastronomico a lavorare con vini e prodotti locali, realizzati da piccole aziende, che ancora si basano sul lavoro manuale in vigna e, in cucina, trasformano materie prime rispettose dell’ambiente e dedicate a sfornare aromi che evocano convivialità e radici. Quest’anno “Malvasia in Porto” ha beneficiato anche del sostegno del Comune di Muggia, della Regione Fvg e dell’Associazione Viticoltori del Carso.
Durante l’inaugurazione, alla quale sono intervenuti il presidente del Gal David Pizziga e il vicesindaco Nicola Delconte, si è tenuta anche la consegna della bandiera Città del vino Fvg al Comune di Muggia: il coordinatore regionale dell’associazione che riunisce 35 Comuni del Friuli Venezia Giulia, Tiziano Venturini, ha consegnato i simboli del sodalizio al sindaco Paolo Polidori. Si tratta della terza bandiera delle Città del Vino nel territorio di Trieste, dopo Duino Aurisina-Devin Nabrežina e San Dorligo della Valle-Dolina, assegnata dall’associazione che opera per sostenere e sviluppare le qualità delle produzioni e dei territori delle città tramite iniziative e servizi nel campo della tutela, del sostegno allo sviluppo, della promozione e dell’informazione.

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In copertina, Venturini appunta la spilla delle Città del vino al sindaco Polidori; all’interno, immagini della consegna della bandiera di Città del vino Fvg al Comune di Muggia presente l’assessore Roberti.

Trieste e i suoi orizzonti rurali dal convegno in città alla biciclettata con “estremo” Barone sul Carso

Si chiama Orizzonti Rurali il progetto di cooperazione internazionale che ha come obiettivo recuperare, rafforzare e ricucire il legame storico-culturale tra le città e le aree rurali circostanti: un progetto che tocca diverse località della Lombardia, compresa la città di Milano – capofila del progetto con Gal Risorsa Lomellina – alcune località della Slovenia e anche Trieste con Gal Carso – Las Kras. Si tratta di un originale programma di riconnessione tra le città e il proprio territorio: il recupero del rapporto con la campagna che sta immediatamente fuori dalla cerchia urbana può essere motivo di grande attrattiva, con la possibilità di attivare filiere interessanti anche sotto il profilo economico.

La strada della Salvia.


Per il Gal Carso – Las Kras il progetto assume specifici connotati, basati sul concetto di un turismo rurale sostenibile che valorizzi la mobilità lenta ed elettrica dei sentieri del Carso, primo tra tutti la ciclabile Via Bora, nel segno di uno sviluppo turistico sostenibile. Via Bora – un percorso ciclabile proposto dal territorio ed emerso grazie al lavoro del Gal Carso-Las Kras – si propone di valorizzare e far apprezzare a residenti e turisti il meglio del territorio che va dal Carso goriziano fino al lembo più orientale d’Italia, la cittadina di Muggia, attraversando Trieste. Un percorso ancora in via di perfezionamento, un importante work in progress con l’obiettivo, nel corso dei prossimi anni, di far divenire la Via Bora un percorso cicloturistico a tutti gli effetti.

Dell’importante progetto si parlerà venerdì, 28 ottobre, nel corso di un convegno pubblico dal titolo “Trieste e i suoi orizzonti rurali” che per tutta la giornata, a partire dalla 9.30, riunirà al Savoia Excelsior Palace di Trieste (Riva del Mandracchio) esperti, docenti e rappresentanti istituzionali intorno al programma di cooperazione internazionale “Orizzonti rurali” e le novità legate al progetto ciclabile Via Bora. Ad aprire i lavori, moderati dall’editore del magazine Ies Trieste Lifestyle Federico Prandi, gli interventi del presidente di Gal Carso-Las Kras, David Pizziga, e di Enzo Sima, responsabile per PromoturismoFVG del nuovo settore turistico regionale del Bike. Seguiranno gli interventi di Luca Sormani del Gal Risorsa Lomellina, di Fabio Dandri del Servizio infrastrutture di trasporto, digitali e della mobilità sostenibile della Regione Fvg – che parlerà del sistema regionale per la mobilità ciclistica -, Mariangela Scorrano dell’Università degli Studi di Trieste che interverrà con Guido Piccoli di Alot (agenzia lombarda per i Trasporti e la Logistica) sul progetto Interreg Italia-Slovenia Muse e le Buone Pratiche per la mobilità sostenibile e la transizione energetica. Infine, Daniele Verga, sempre di Alot, su uno studio di fattibilità per la promozione della mobilità lenta ed elettrica della Via Bora e della rete di sentieri del Carso. Nella seconda parte della mattinata, protagonisti una serie di “casi di studio” con Joško Sirk dell’Associazione A’mare in bici, Martina Tommasi e i rappresentanti di Slow Food Italia, mentre nel pomeriggio spazio ai partner di progetto e ai tavoli di lavoro partecipati. Il convegno è aperto a tutti gli interessati previa prenotazione al link https://bit.ly/orizzontirurali.

Lorenzo Barone

Il giorno successivo, sabato 29 ottobre, sempre nell’ambito del progetto, in programma una biciclettata su uno dei percorsi legati a Via Bora, con partenza alle 10 dalla Locanda Devetak in località San Martino del Carso. Ospite d’eccezione l’escursionista e biker appassionato di traversate “estreme” Lorenzo Barone, che testerà alcuni percorsi della ciclovia. Appena venticinquenne, l’avventuroso giramondo umbro, che vanta migliaia di followers sui suoi canali social, è già stato protagonista di numerose imprese da record in svariate località del pianeta – dalla savana africana alla tundra artica – sempre a bordo della sua inseparabile bicicletta. Con lui anche Pietro Franzese, videoblogger appassionato di viaggi in bicicletta a scatto fisso. Per partecipare, info e prenotazioni su vizintin@galcarso.eu infoline: 040.9779539.

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In copertina, una salutare e rigenerante escursione in bici tra i vigneti del Carso.

La “vongola lupino” ormai sempre più rara: c’è un progetto per le lagune Fvg

«Il progetto di ripristino ambientale e conservazione della “Chamelea gallina” nel compartimento marittimo di Monfalcone è lo strumento per mettere a punto un metodo di solida base tecnico-scientifica che permetta di identificare le cause di fenomeni negli specchi d’acqua del Friuli Venezia Giulia come, nello specifico, la moria di vongole, che sta pesando enormemente sul comparto della molluschicoltura regionale». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e ittiche Stefano Zannier aprendo all’Ateneo di Trieste, come informa una nota Arc, il convegno conclusivo sul progetto affidato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali all’Ersa con il coinvolgimento di Arpa Fvg, Dipartimento Scienze della Vita dell’Università di Trieste e Cogemo, il consorzio di gestione pesca del Compartimento di Monfalcone.
La “Chamelea gallina” è un mollusco bivalve, conosciuto anche con il nome di “vongola lupino”, la cui presenza si è progressivamente rarefatta nelle lagune del Friuli Venezia Giulia negli ultimi vent’anni, segnando una particolare flessione dal 2009 e un vero e proprio azzeramento dopo la tempesta Vaia del 2018, con gravissime perdite di fatturato per i pescatori, che hanno dovuto ripiegare sulla cattura dei fasolari. «Il progetto portato avanti da Ersa ci permetterà di fare delle valutazioni sgombre dall’aspetto emotivo – ha rilevato Zannier – e capire se si può perseguire ancora con buoni risultati economici la coltura della “Chamalea”. In ogni caso,lo studio multidisciplinare ci offrirà un metodo, fatto di analisi, confronto, sperimentazione e monitoraggio, che risulterà utilissimo per tutte le attività di pesca in un’ottica di sviluppo sostenibile e di redditività economica».
Accanto alla parte di studio, l’iniziativa dell’Ersa dibattuta all’Ateneo triestino include anche attività sperimentali di ripristino della “Chamelea gallina” che sono state condotte al Banco della Mula di Muggia e alla Bocca d’Anfora, con risultati promettenti nel primo caso. Dal convegno è emerso che la decifrazione delle cause che hanno portato alla rarefazione e fin quasi alla scomparsa delle vongole è molto complessa: tra i fattori che possono incidere vi sono le correnti marine, l’ossigenazione e il grado di salinità del mare, la presenza di fitofarmaci, la torbidità dell’acqua, senza escludere il tema dei nutrienti, che possono essere stati sottratti dai processi di depurazione.

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In copertina, la “Chamelea gallina” e all’interno l’assessore Zannier al convegno dell’Università di Trieste.