E ora a Valle di Soffumbergo c’è il gran finale per la Festa con castagne e miele

Gran finale per i volontari della Pro Loco di Valle di Soffumbergo, in Comune di Faedis, che si preparano a vivere il terzo e ultimo fine settimana della “Festa delle castagne e del miele di castagno”, uno degli appuntamenti tradizionali dell’autunno in Friuli Venezia Giulia giunto alla 41ma edizione.

Brindisi con autorità e Dino Persello.


Il weekend di festa a Valle di Soffumbergo sarà scandito dai tradizionali appuntamenti. Domani, 22 ottobre alle ore 12, l’apertura dei chioschi enogastronomici (anche al coperto) e alle 14.30 la passeggiata guidata nel bosco con raccolta gratuita delle castagne. In caso di maltempo, le attività nel bosco saranno annullate. Dalle 16.30 fino a sera Musica e allegria con il “Trio Matajur”. Si prosegue domenica con l’apertura ai chioschi e il ritrovo per l’escursione guidata alla grotta Foran di Landri. Nell’ambito del progetto Montagna365 di PromoTurismoFvg, in collaborazione con Consorzio Pro Loco Torre Natisone, sarà possibile vivere una magica avventura alla scoperta del carsismo e delle grotte della Val Chiarò. Si visiterà il “Foran di Landri”, sede di un importante sito archeologico, addentrandosi nella grotta per ammirare il millenario lavoro dell’acqua. La camminata ha una difficoltà media, dura circa 3 ore ed è consigliata a partire dai dieci anni d’età. È necessario un adeguato equipaggiamento: vestiti adatti alla stagione, scarpe da trekking, giacca a vento, acqua, snack, bastoncini da trekking (consigliati). Per partecipare è necessaria la prenotazione entro le ore 18 del giorno precedente l’escursione (telefono 342.6229259 oppure 333.4564933 / torrenatisone@virgilio.it). Il costo è di 15 euro, 7,50 euro per ragazzi dai 12 ai 18 anni accompagnati e gratis per i minori di 12 anni o con Fvg card. Alle ore 11 la Santa Messa e dalle 13 pomeriggio di divertimento con i pony del Fabietto Fans Club. A seguire, dalle 14 fino a sera, musica e allegria con “Alvio & Elena”. Alle 16, il laboratorio di pasticceria per bambini con “Mamma Laura” (partecipazione gratuita).
La Festa vede il patrocinio del Comune di Faedis e la collaborazione del Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia dell’Unione Nazionale Pro Loco e del Consorzio Pro Loco Torre Natisone. Gode del marchio Sagra di Qualità dell’Unpli, di quello di Ecofesta e del marchio regionale Io sono Friuli Venezia Giulia – PromoturismoFVG. Sostegno da parte di Bcc Credifriuli e collaborazione della Julia Marmi con l’accesso al suo bosco per la raccolta delle castagne.

Torre-Natisone, annullata
sulla Bernadia

Annullata, causa maltempo in arrivo, l’uscita di domani sul monte Bernadia, sopra Nimis e Tarcento. Si sarebbe trattato del nuovo obiettivo del progetto turistico “I Sentieri della Pro Loco” all’interno del contenitore Montagna 365 di PromoTurismoFvg che consente di scoprire, assieme a guide esperte, le Valli del Torre e del Natisone, tra vette, acque, foreste e storia, trovando in questa parte del territorio regionale la collaborazione di 13 Pro Loco che, coordinate dal Consorzio Pro Loco Torre Natisone – Tor Nadisôn – Ter Nediža.

Scioperi, a Rosazzo
rinvio per Caprarica

Quale sarà la sorte della monarchia britannica dopo la scomparsa della Regina Elisabetta? Che imprinting darà Carlo al suo regno: non ancora incoronato, già si trova a fronteggiare non poche difficoltà come sovrano e come capo della famiglia Windsor. Di questo e di molto altro si sarebbe parlato oggi, 21 ottobre, alle 18 all’Abbazia di Rosazzo, con lo scrittore Antonio Caprarica, nel corso del quarto incontro della rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga” condotto dalla giornalista Margherita Reguitti, che è curatrice della manifestazione, con Elda Felluga in collaborazione con la Fondazione Abbazia di Rosazzo. Ma, purtroppo, l’incontro letterario è stato rimandato a data da destinarsi a causa dei trasporti pubblici annunciati proprio per la giornata odierna, in quanto l’autore è impossibilitato a raggiungere Rosazzo. Sarebbe stato sicuramente un incontro denso di aneddoti e riflessioni proposti dallo straordinario cronista per anni corrispondente da Londra della Rai e dunque “suddito temporaneo” ma di rilievo della Regina più longeva della storia. I recenti volumi usciti per Sperling & Kupfer, “Elisabetta regina per sempre” e “William & Harry, da inseparabili a nemici”, pubblicazioni fra le più complete e avvincenti dell’ultimo periodo di regno della sovrana e dell’ennesimo mare tribolato che la Corona britannica si trova ad affrontare, saranno un ulteriore motivo di approfondimento al dialogo. “Confidiamo – ha detto Elda Felluga – di potervi comunicare presto una nuova data”.

Ritorna il Ramandolo Docg a Friuli Doc in attesa della grande festa di novembre

Dopo due anni di assenza causa la pandemia da Covid-19, ritorna a Friuli Doc, nel contesto di Piazza Duomo, lo stand dei Produttori di Ramandolo Docg. Una presenza che si può ben definire storica: risale infatti alla prima edizione della kermesse udinese, nel 1995. Il vino Ramandolo non aveva ancora conseguito la prestigiosa Docg (denominazione di origine controllata e garantita, che sarebbe arrivata – la prima in Friuli Venezia Giulia – soltanto nel 2001), ma i produttori già riuniti in Consorzio dal 1988 avevano colto al volo l’opportunità di essere presenti in forma collettiva, con le note di elegante dolcezza di quello che è probabilmente il vino passito più conosciuto del Vigneto Friuli, in quella che sarebbe ben presto divenuta una tra le più importanti vetrine dell’agroalimentare regionale.
Una presenza che è proseguita senza soluzione di continuità anche dopo la fusione (nel 2009) del Consorzio Ramandolo con quello dei Colli Orientali e che dal 2012 viene curata, in perfetta sintonia con il Consorzio (che nel frattempo ha assunto la denominazione “Consorzio Tutela Vini Friuli Colli Orientali e Ramandolo) dall’Associazione costituita nel 2012 da un gruppo di produttori denominata “Oro di Ramandolo” con l’obiettivo di valorizzare assieme al vino anche il magico territorio alle pendici del Monte Bernadia. Una valorizzazione che sta dando risultati concreti e alla quale ha contribuito non poco la manifestazione anch’essa intitolata “Oro di Ramandolo”, che dopo due edizioni (nel 2018 e 2019) di grande successo e dopo i due anni di “stop pandemico” ritornerà il 12 novembre prossimo tra i vigneti e le cantine di Ramandolo per la gioia di enoturisti e winelovers.
Proprio da Friuli Doc partirà la promozione dell’iniziativa, con la distribuzione di “save the date” e del programma: sette tappe in altrettante location nelle quali saranno ad attendere ospiti una sessantina tra vignaioli, ristoratori e produttori dell’agroalimentare regionale. Otto sono invece le aziende che proporranno i loro vini – Ramandolo ma non solo – nello stand di piazza Duomo, tradizionalmente vicino a quello della Wolf Sauris (da provare l’abbinamento tra il Ramandolo Docg e il Prosciutto di Sauris Igp). I magnifici otto si chiamano Ca’ Felice, Comelli Andrea, Cussigh Maria, I Comelli, Micossi di Revelant Walter, Tenuta Vallombrosa, Vizzutti Sandro e Marco, Zaccomer Maurizio.
La partecipazione del Ramandolo Docg, così come l’edizione 2022 di Oro di Ramandolo, sono parte di un più vasto progetto di promozione di cui è capofila il Consorzio di Tutela, supportato supportato dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Friuli Venezia Giulia.

—^—

In copertina, la vendemmia del Ramandolo Docg (in una foto d’archivio) nei vigneti coltivati sulle pendici della Bernadia.

 

Una piccola, grande vendemmia a Nimis a vent’anni dalla Docg Ramandolo

di Giuseppe Longo

Piccola, grande vendemmia quella che si è appena conclusa nei “ronchi” di Nimis. L’affermazione fotografa, infatti, esattamente come sono andate le cose in vigna in questo 2021 che coincide anche con il ventennale dell’approvazione della Docg Ramandolo, la prima ad essere riconosciuta nel Vigneto Fvg. La qualità, infatti, è ai massimi livelli, grazie all’uva perfettamente matura, ma la quantità – complici la gelata tardiva e l’intensa piovosità primaverile – è risultata piuttosto avara. Anche del 40 per cento in meno, mi ha detto qualche giorno fa Sandro Vizzutti. Parole confermate da Ivan Monai, alla vigilia della raccolta degli ultimi, appassiti grappoli di Verduzzo prima dell’arrivo del maltempo, previsto dall’Osmer per domani, giorno dei Santi. «Devo raccogliere ancora quei grappoli che mi hanno lasciato uccelli e caprioli», ha aggiunto il produttore di Ramandolo evidenziando i danni prodotti dalla fauna selvatica, specie nei vigneti vicini a boschi o a terreni abbandonati. Un problema, questo, evidente ormai da anni e che sta molto preoccupando i viticoltori, non solo della zona di Nimis e Tarcento, quella appunto “ritagliata” per dare vita alla denominazione di origine controllata e garantita, massimo grado di espressione e tutela della qualità di un vino.

Refosco dal peduncolo rosso.


E della vendemmia in questo angolo dei Colli orientali del Friuli, fra l’altro il più settentrionale, tanto che i suoi vignaioli sono gli ultimi a portare in cantina il frutto dell’annata, si è occupato efficacemente martedì scorso anche il programma “Lo scrigno” che va in onda da molti anni su Telefriuli ponendo l’accento su tanti aspetti della vita nella “Piccola Patria”. La troupe guidata dal direttore Daniele Paroni ha ripreso il lavoro di raccolta delle uve, tutto fatto a mano in quanto in queste zone di collina la meccanizzazione è pressoché impossibile, soffermandosi soprattutto nei vigneti delle sorelle Daniela ed Elena Comelli (“Matie”), alla prima vendemmia senza i preziosi consigli del padre Sergio che, novantenne, si è spento quest’estate. Un lavoro fatto secondo i crismi della tradizione, descritto minuziosamente anche attraverso le parole della mamma Teresa. Nelle vigne anche il dottor Marco Malison, responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti, che ha espresso interessanti osservazioni anche di carattere generale su questa stagione, sulla quale pesano gli effetti del secondo anno pandemico, sebbene fortunatamente una certa, incoraggiante ripresa si sia cominciata a registrare. Concetti ripresi poi pure da Giorgio Bertolla, presidente locale della stessa organizzazione agricola, e da Paolo Comelli, mentre i suoi vendemmiatori raccoglievano cantando villotte i bellissimi grappoli nelle giovani vigne terrazzate sulle colline dirimpettaie al monte Bernadia.
Una vendemmia che, dunque, va in archivio anche nella zona di Nimis. Poco generosa in termini di ettolitri, ma di grande qualità, a cominciare appunto dal dolce Ramandolo e dal generoso Refosco, nostrano e dal peduncolo rosso. Ed è proprio la qualità che fa grande e famosa una zona che ora, come l’intero Vigneto Fvg, guarda con fiducia alla ripresa, dopo i gravi danni causati dalle misure adottate nell’ambito della emergenza sanitaria, con una forte riduzione dei consumi provocata dal prolungato blocco di un settore così importante e vitale come quello della ristorazione, che nella zona di Nimis è molto conosciuto e rinomato.

La vallata di Nimis da Ramandolo.

Infine, va registrata una bellissima notizia. Anche Nimis infatti fa parte, assieme ad altri 25 Comuni del Friuli Venezia Giulia, dell’Associazione nazionale Città del Vino: si è appena saputo che Duino Aurisina è stata proclamata “Città del Vino 2022”, come dire che tutta l’attenzione nazionale nel prossimo anno sarà calamitata dalla località carsica e, appunto, dai Comuni che aderiscono all’Associazione stessa. Un riconoscimento importante sul quale dedicheremo un approfondimento nei prossimi giorni.

—^—

In copertina, ecco alcuni grappoli di Verduzzo perfettamente maturi.

Città del Vino, Nimis rilancia la sua presenza con il “Ramandolo Docg”

di Giuseppe Longo

Nimis con il suo celebre “cru” del Ramandolo, prima Docg a essere istituita, nel 2001, in Friuli Venezia Giulia, fa parte da molti anni dell’Associazione nazionale Città del Vino che oggi conta in regione 25 località fra le più vocate alla vitivinicoltura. E oggi intende rilanciare la sua presenza all’interno dell’importante organismo. Proprio per questo i vertici regionali delle Città – il coordinatore Tiziano Venturini, già sindaco di Buttrio, e il suo più stretto collaboratore Maurizio D’Osualdo, vicesindaco di Corno di Rosazzo – si sono incontrati in municipio con la civica amministrazione: con la prima cittadina Gloria Bressani c’erano la vice Alessandra Domenighini e l’assessore alle Attività produttive e al Turismo, Fabrizio Mattiuzza.

Tiziano Venturini


Venturini e D’Osualdo hanno illustrato gli obiettivi “in itinere” delle Città del Vino in Italia e in regione, a cominciare dall’affermata manifestazione estiva di “Calici di Stelle”, per passare poi a progetti di più ampio respiro e prossimi a vedere la luce, come l’Erasmus vinicolo per gli studenti europei e la vendemmia turistica, nonché la sostenibilità ambientale con i nuovi regolamenti di polizia rurale anche attraverso una collaborazione con l’Università di Udine. Oltre a tutte queste iniziative, il coordinatore regionale – da poche settimane confermato nel suo ruolo – ha ricordato il successo delle dirette Facebook sulla pagina di @cittàdelvino che finora hanno riguardato Prepotto con il suo Schioppettino e Povoletto con il recente progetto di valorizzazione del settore vitinicolo. Prossimi appuntamenti saranno quelli di Corno di Rosazzo, dove ha sede il Consorzio dei Colli orientali del Friuli e Ramandolo – in calendario già venerdì 14 maggio -, e di Capriva del Friuli. E uno degli incontri successivi di “In Viaggio per le Città del Vino” potrebbe riguardare proprio Nimis al fine di mettere l’accento su problemi e prospettive della ricordata Docg Ramandolo, istituita esattamente vent’annni fa e che tutela i vigneti delle colline poste a cavallo fra Nimis e Tarcento ai piedi del monte Bernadia. A tale riguardo, l’amministrazione civica ha dimostrato interesse per cui, d’intesa con la stessa Associazione, valuterà il momento più opportuno per organizzarla, offrendo così una scena nazionale per i suoi pregiati vini e in primis, appunto, per il Ramandolo a denominazione di origine controllata e garantita.
Ricordiamo che, oltre a Nimis e alle citate Buttrio, Capriva, Corno di Rosazzo, Povoletto e Prepotto, Città del Vino del Friuli Venezia Giulia sono anche Aquileia, Bertiolo, Camino al Tagliamento, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale, Cormons, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Premariacco, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. Una bella e importante realta del Vigneto Fvg.

—^—

In copertina, uno scorcio dei vigneti nella zona del Ramandolo Docg.

 

Quinta tappa “virtuale” nelle cantine di Nimis. E un tour tv-online fra le grappe

di Giuseppe Longo

Da un’azienda storica, ma moderna nelle strutture e nei suoi impianti, a una piccola, specializzata in quelle produzioni pregiate ma di piccola quantità che oggi preferiamo chiamare di nicchia. Passando per altre due di riconosciuta fama con i vigneti sulle pendici del monte Bernadia, cuore della zona del Ramandolo Docg, e una di nuovissima concezione, scavata nella collina sopra San Gervasio. E’ arrivato, infatti, alla quinta tappa il viaggio della “corriera virtuale” alla scoperta delle cantine del territorio di Nimis al fine di conoscere i protagonisti dei luoghi di produzione delle eccellenze enogastronomiche di questo affascinante territorio dei Colli orientali del Friuli. Veicolo di questi messaggi sono la pagina Facebook dell’Ufficio turistico Nimis, che fa capo all’assessorato alle attività produttive e al turismo retto da Fabrizio Mattiuzza, e i gruppi in cui si parla del capoluogo e delle sue frazioni. Una bella e importante iniziativa, osservavamo in occasione del suo avvio, che sarà continuata e integrata anche con ristoranti, trattorie, agriturismi ed enoteche, esercizi strettamente legati al lavoro delle aziende vitivinicole e che, come è noto, a Nimis godono da sempre di ottima fama. E che insieme soffrono la grave crisi causata dal Covid-19, sulla quale proprio questo sito si è soffermato in questi giorni (dando voce a Coldiretti e Confagricoltura), soprattutto per quanto riguarda il settore vitivinicolo. C’è da sperare che le cose migliorino con le appena annunciate misure di allentamento delle norme anti-contagio, che scatteranno il prossimo 26 aprile. Ma, nel frattempo, continuiamo questo sicuramente appagante viaggio online fra le cantine di quest’area collinare e pedemontana.

LE AZIENDE – Il viaggio “virtuale” era cominciato poco più di un mese fa nella nuovissima cantina I Comelli gestita da una famiglia che da un paio di secoli è legata alla terra e alla produzione vitivinicola, divenuta famosa anche per l’agriturismo inserito nella storica casa di borgo Valle. Ed era proseguito nella cantina di Ivan Monai, a due passi dalla cinquecentesca chiesetta di Ramandolo: azienda nata nel 1983 e che è denominata “Anna Berra” nel ricordo della madre del produttore, il quale le ha dedicato anche una linea di vini. Terzo appuntamento ancora a Ramandolo nella piccola cantina di Alessandro e Dario Coos, che continua una secolare tradizione di famiglia. Dario è stato il principale artefice, sostenuto dalla civica amministrazione del tempo, per la valorizzazione, negli anni Ottanta, del Ramandolo prodotto nel territorio a cavallo fra i Comuni di Nimis e di Tarcento, promosso poi alla Docg nel 2001. Per la quarta tappa la singolare “corriera” è scesa a Nimis, salendo poi sul “Ronc dal Gjal” per visitare la originalissima cantina della famiglia Gori. Piero ha infatti realizzato una dozzina di anni fa la Gori Agricola. Una cantina che unisce l’innovazione con la tradizione: costruita su tre livelli, sfrutta il cosiddetto “metodo a caduta”. Ed ecco la quinta tappa del viaggio virtuale, in una piccola cantina, decisamente unica nel suo genere. E’ la “Feudo dei Gelsi”, creata dal veneziano Andrea Rizzo, il quale, spinto dalla passione per il vino, ha deciso di studiare enologia in Francia. Al rientro, nel 2002, è stato conquistato dalla zona di Nimis, dove  ha deciso di aprire la sua attività, ristrutturando una casa dell’800 e rinnovandone i vigneti.

LA DISTILLERIA – E collegata all’attività delle aziende vitivinicole è la distilleria Ceschia, la più antica del Friuli. La storica realtà – che ricava dal lontano 1886 grappe pregiate dalle vinacce dei colli di Nimis, in primo luogo quella famosissima di Ramandolo presentata nell’inconfondibile fiaschetto impagliato – domani sarà protagonista di una bella e importante iniziativa in tv e sulla rete: alle 21, sarà all’interno della puntata di “Spirito d’uva” sul canale 815 di Sky e sul canale youtube Winetv https://youtu.be/MX9GrQ_HsHQ, durante la quale il bartender Mauro Uva e il giornalista Federico S. Bellanca accompagneranno gli spettatori in un tour alla scoperta della storica azienda in riva al Cornappo #winetv #skytv #skyitalia #spiritoduva #grappe #grappafriulana #grappanemas. Ricordiamo che la distilleria nacque appunto 135 anni fa, quando Giacomo Ceschia iniziò a distillare le vinacce nell’alambicco che lui stesso aveva costruito. Negli anni la distilleria si è ovviamente evoluta, anche in seguito all’ingresso nel Gruppo Molinari, ma sono rimasti immutati passione,  tradizione e legami col territorio nel produrre distillati di riconosciuto pregio.

—^—

In copertina e all’interno ecco alcune immagini di vigneti e grappoli, nonché degli impianti di distillazione.

 

Nascono “Ponasen” e “Fabrin” i primi vini friulani affinati nelle Grotte di Villanova

Si chiamano “Ponasen” e “Fabrin” i primi vini delle Grotte di Villanova. A tre anni di distanza dall’avvio dell’esperimento, nascono un bianco e rosso – Friulano e Bordeaux – prodotti con le uve dei colli di Raschiacco (in Comune di Faedis) e conservati nelle famose cavità del monte Bernadia. Essendosi concluso il tempo dell’affinamento (a una profondità di 60 metri, con temperatura costante di 11°C e umidità del 98 per cento), è arrivato quello dell’imbottigliamento, epilogo vincente di una sfida cui in tanti, all’inizio, avevano guardato con scetticismo. E invece il sogno del presidente del Gruppo Esploratori e Lavoratori Grotte di Villanova, Mauro Pinosa, si è trasformato in realtà: due barriques da 220 litri e del peso di circa 260 chilogrammi l’una sono pronte ad offrire all’assaggio il proprio contenuto. Ma farle scendere nella cavità, lungo 189 gradini, era stata più che un’impresa.
«Un’idea pazza, mi aveva detto qualcuno. Un progetto impossibile. E invece eccoci qui, il risultato è arrivato: ora i due vini, “Ponasen” – il rosso, così chiamato in onore della nostra antica lingua slava – e “Fabrin”, in omaggio a mio suocero, l’indimenticabile Annibale Fabbrino, artigiano idraulico, carpentiere, lattoniere e tanto altro ancora, saranno travasati in bottiglie che verranno numerate, sigillate con ceralacca e poi vendute a scopi di beneficenza».

IL SUCCESSO CASUALE. L’idea di partenza, nel 2016, era quella di lasciare una piccola botticella di vino in grotta per alcuni mesi, per poi testare il risultato. Un brutto incidente sul lavoro occorso al presidente del Gelgv, però, ha cambiato i piani: «Mi ha fatto dimenticare tutto per un paio d’anni – racconta Pinosa -, finché mi sono ricordato del vino in attesa. L’ho recuperato ed era eccezionale: non lo riconosceva più neanche il produttore. Da qui l’idea, partita appunto tre anni fa, di replicare l’esperienza ma più in grande, con le barriques».

LA DISCESA DELLE BOTTI. Calare le barriques nelle profondità delle Grotte di Villanova, lungo una scalinata dalla notevole pendenza, era stata un’odissea. «Avevo disegnato e realizzato un apposito carro – ricostruisce Pinosa -, che tuttavia, alla prova dei fatti, non si era rivelato idoneo. L’ho così tagliato e modificato più volte, anche con l’aiuto degli amici Gianni Lovo e Xavier Pontelli, finché la struttura ha finalmente risposto alle necessità dell’impegnativo percorso. E se in tanti, come ho detto, non avrebbero mai scommesso sul risultato, c’è stato anche qualcuno – il noto enologo Emilio Del Medico, già paracadutista della Folgore – che ci ha creduto e ha seguito il progetto, sempre a titolo gratuito. A lui va la nostra gratitudine, per il fondamentale contributo: le ultime analisi hanno dato risultati eccellenti». Non a caso si sta già pensando al consolidamento del progetto.

I VITIVINICOLTORI. La voce dell’affinamento in profondità è circolata fra gli imprenditori vitivinicoli e alcuni noti produttori friulani hanno preso contatti con le Grotte. Qualcuno ha perfino già eseguito dei sopralluoghi. «Non appena avremo installato l’impianto di risalita meccanico nella nuova galleria di accesso – anticipa Pinosa – sarà possibile utilizzare la cavità anche per questa particolare attività».

LA BENEFICENZA. Nel frattempo, il Gelgv sta studiando la possibilità di organizzare in sicurezza – nel rispetto delle normative anti-contagio, non appena le restrizioni in essere si allenteranno un po’ – un evento in grotta, potrebbe essere un pranzo di beneficenza, per presentare e degustare questi specialissimi vini. Insomma: «Anche in questo periodo forzatamente vissuto senza visitatori – conclude il presidente Pinosa – nelle Grotte si continua a lavorare, guardando al futuro».

—^—

In copertina, Gianni Lovo e Mauro Pinosa con le barriques dei due vini affinati nelle Grotte di Villanova (all’interno in due immagini).

Frane a Tarcento, decolla un progetto “epocale” a difesa di case e vigneti

(g.l.) Un progetto “epocale”, parola del sindaco Mauro Steccati, per risolvere il grave problema delle frane nel territorio comunale di Tarcento, che negli anni hanno causato molti danni ai vigneti soprattutto delle colline di Coia e di Sedilis,  sulle pendici del monte Bernadia, dai quali si ottengono vini pregiati a cominciare dal Ramandolo Docg – il “cru” si estende infatti a cavallo dei Comuni di Nimis e di Tarcento -, oltre che alla viabilità e alla stabilità di numerose case.

Un momento dell’incontro.

«Il progetto presentato risponde alla strategia della prevenzione che, insieme all’operatività costante offerta dalla Protezione civile, garantisce la miglior risposta alla messa in sicurezza del territorio a fronte dei rischi generati dalla fragilità del suolo e dalle conseguenze degli eventi atmosferici», ha detto infatti il vicegovernatore con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, nel corso dell’incontro organizzato dal Comune di Tarcento e dedicato alla presentazione della progettazione degli interventi di sistemazione di movimenti franosi che interessano i versanti della località Coia nell’ambito della gestione commissariale delegata al presidente della Regione Fvg «per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico».
Nell’occasione, Riccardi – come informa Arc – ha riconosciuto al rappresentante del locale Comitato frane un atteggiamento costruttivo e lealmente ispirato al dialogo e al confronto con le istituzioni. «E non è un caso infatti – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga – che i risultati si vedano, con questa progettazione che rappresenta un passaggio importante per la soluzione del problema». Il vicegovernatore ha poi ricordato la messa a bilancio di 15 milioni di euro per gli interventi di Protezione civile Fvg, la ricognizione dei punti critici del territorio regionale inviata allo Stato per un stanziamento di risorse anche a livello europeo e la continuazione del Piano di opere per le aree montane colpite dalla tempesta Vaia con la previsione di ulteriori 100 milioni.
Nel dettaglio di quanto presentato dai tecnici nel corso dell’incontro, il progetto prende in considerazione la parte meridionale della collina di Coia, costituita da un terreno fragile e rischioso, prova ne sia che negli ultimi trent’anni nell’area tarcentina si sono complessivamente registrati 210 dissesti, i quali hanno previsto numerosi interventi della Protezione civile. Come è stato spiegato, l’impianto progettuale ha come priorità la sistemazione e il potenziamento del reticolo idrografico e dell’accessibilità. Una parte importante della fase antecedente all’opera sarà quella di coinvolgere i privati proprietari delle singole particelle. Soddisfatto infine il sindaco Steccati, il quale, come si diceva, ha definito il progetto “epocale”, proprio in virtù della finalità proiettata su un’idea di prevenzione.

—^—

In copertina e qui sopra lavori effettuati dalla Protezione civile Fvg una decina di anni fa a Sedilis.

Il vento e la grandine devastano i vigneti del “Ramandolo”

di Giuseppe Longo

NIMIS – Il meteo di ieri mattina non ipotizzava un maltempo di particolare violenza, sebbene  l’Osmer Fvg citasse la possibilità di “qualche isolato temporale più forte”, tanto che il simbolo con la saetta era posto proprio nel Tarcentino, nell’area a nord di Udine.  Previsioni dunque azzeccate e che, ancora una volta, confermano la veridicità dell’antico detto secondo cui un’avversità atmosferica, anche molto potente, è probabile nel giorno dei Santi Pietro e Paolo (altra data tenuta ogni anno sotto controllo è quella dei Santi Ermacora e Fortunato, il 12 luglio). I detti non nascono a caso: se i nostri vecchi avevano imparato a temere “el burlaz di San Pieri”, evidentemente avevano le loro ragioni. E ieri le condizioni c’erano tutte affinché si scatenasse la furia degli elementi, con grandine di grosse dimensioni e forte vento, soprattutto per la cappa di afa che ci opprimeva fin dal mattino. Per fortuna non si è trattato di un evento simile al fortunale abbattutosi il 10 agosto di tre anni fa, ma i danni sono stati comunque notevoli.


Tra le zone prese di mira, quella di Nimis, in particolare tra Ramandolo e Torlano ai piedi della Bernadia, è stata una fra le più pesantemente colpite. Per esempio, un vigneto “sorpreso” con le reti arrotolate  per agevolare la potatura verde è stato letteralmente distrutto. E la vitivinicoltura di pregio, a cominciare da quella dello stesso “Ramandolo Docg” – il celebre Verduzzo dolce che solo qui può fregiarsi del nome della località che lo produce con fatica (in un libro di una ventina di anni fa avevo fatto cenno a una “viticoltura eroica” in quella che può essere definita “la vigna giardino”) -, ha subìto un danno molto grave, soprattutto in quei vigneti che non sono stati protetti da quelle originali reti “a grembiule” ideate oltre quarant’anni fa, proprio qui a Nimis – e poi imitate anche altrove -, quando ormai ci si rendeva conto dell’inefficacia della difesa con i razzi antigrandine, che spesso non centravano le nubi cariche di tempesta, annullando così l’effetto di questa prevenzione che, peraltro (ne sono buon testimone), richiedeva anche molti sacrifici agli addetti nelle postazioni dislocate sul territorio. Ieri, una volta passato il maltempo, non si coglievano ancora in tutta la loro gravità gli effetti della grandine sui grappoli ormai in rapido accrescimento, ma è bastato il sole di stamane a denunciare la devastazione subita dai vigneti, soprattutto nelle zone di Torlano e di Ramandolo, appunto sulle pendici della montagna vegliata dalla storica Chiesetta ricoperte di ronchi bellissimi in cui si produce non solo il celebre bianco ma anche un generoso Refosco, di Faedis e del Peduncolo rosso (come mostra la foto di copertina) .


Produzione quindi notevolmente decurtata – perché la grandine è passata addirittura oltre le reti -, con un grave arresto della vegetazione che dovrà essere prontamente soccorsa con trattamenti anticrittogamici al fine di favorire una veloce cicatrizzazione delle ferite provocate sui tralci appunto dalla temutissima meteora, caduta con veemenza, e per preservarli da attacchi fungini. Quindi spese ulteriori che si sommano alle perdite per il mancato raccolto e ai danni causati alle aziende agricole, anche in questo angolo dei Colli orientali del Friuli, dall’emergenza sanitaria da Coronavirus che ha pesantemente influito sulla commercializzazione del prodotto della vendemmia precedente.

—^—

In copertina e all’interno i danni del maltempo di ieri sui vigneti di Ramandolo con la grandine passata anche oltre le reti.

A “Oro di Ramandolo” anche grandi vini da Faedis, Savorgnano e Prepotto

di Gi Elle

Ci saranno anche tre “special guest” – cioè ospiti speciali – nella grande giornata di “Oro di Ramandolo” in programma dopodomani, a Nimis. Faranno festa con il celebre Docg ottenuto sulle colline marnose ai piedi del monte Bernadia i vini bianchi di Savorgnano del Torre, il Refosco di Faedis e lo Schioppettino di Prepotto. A questi ultimi, due grandi rossi autoctoni che non temono confronti, sono state riservate specifiche sottozone, le quali nel tempo potrebbero preludere a due nuove denominazioni di origine controllata e garantita, che si aggiungerebbero, quindi a Ramandolo, ma anche a Picolit e a Rosazzo.
Un’ottima compagnia, quindi, per regalare agli enoappassionati che sceglieranno questa invitante meta nell’ambito della prima giornata di “Cantine Aperte a San Martino”, l’ormai affermata manifestazione autunnale organizzata dal Movimento turismo del vino del Friuli Venezia Giulia. Ma anche per fare festa con i produttori di Nimis che da alcuni anni organizzano la bella manifestazione, coordinati dal Consorzio tutela vini Colli orientali e Ramandolo, in collaborazione con il Comitato festeggiamenti Ramandolo ed il sostegno di Civibank. Si tratta, come già annunciato, di un evento enogastronomico “itinerante” che, appunto sabato per tutta la giornata, si snoderà tra colline e cantine ubicate a Nimis e nelle frazioni di Ramandolo e Cergneu. Quattro cantine (Andrea Comelli, I Comelli, Dario Coos e La Roncaia), la famosa Osteria di Ramandolo, una suggestiva country-house, il Ramandolo Club, ed il ritrovo agrituristico Là di Cjapen: in totale sono sette le tappe che ospiteranno sedici ristoratori, più di altrettanti vignaioli e numerosi artigiani del gusto” che proporranno delle specialità con cui accompagnare le degustazioni.

Ecco il Refosco di Faedis…

… e lo Schioppettino di Prepotto.

Protagonisti, in abbinamento a gustosi assaggi (piatti di stagione e prodotti di territorio), il Ramandolo e gli altri pregiati vini bianchi e rossi prodotti in zona. In ogni location è prevista la colonna sonora con musica dal vivo. Per chi oltre ad assaggiare ha piacere di saperne di più, il programma prevede anche sei degustazioni guidate (a numero chiuso, su prenotazione) dedicate ai due vitigni “clou” del territorio: il Ramandolo Docg ed il Refosco, appunto di Faedis (noto anche come Refoscone) o dal Peduncolo rosso.
Gli spostamenti di tappa in tappa verranno assicurati da alcuni pulmini messi a disposizione dall’organizzazione. Per cui le autovetture dovranno essere parcheggiate in via Valle a Nimis (cantina “I Comelli”, prima del bivio per Ramandolo-Torlano) dove funzionerà la reception e dove, a partire dalle 11, si potrà ritirare “pass”, bicchiere e programma-menu. Il tour si svolgerà a prescindere dalle condizioni meteo, in quanto tutte le degustazioni infatti, considerata anche la stagione, si svolgono in ambienti chiusi e riparati.

L’aperitivo – bollicine del territorio e vini fermi di Nimis e di un gruppo di giovani produttori di Savorgnano del Torre – verrà abbinato alle eccellenze dell’agroalimentare friulano, a cominciare dai prosciutti di San Daniele e di Sauris. Non mancherà una selezione di formaggi abbinati ai due famosi rossi “ospiti”: appunto, il Refosco di Faedis e lo Schioppettino di Prepotto (detto anche Ribolla nera). Il gran finale sarà ospitato nella tappa di partenza (dai Comelli) con il buffet dei dolci, il “banco d’assaggio” con il Ramandolo Docg di tutti i produttori aderenti alla manifestazione, la celebre Grappa di Ramandolo della Distilleria Ceschia, la più antica del Friuli, e il Caffè Illy.
Un programma più che invitante, dunque, per cui non resta che sperare in un miglioramento delle condizioni del tempo, che in questi giorni si è sbizzarrito con una vera e propria pioggia “a catinelle”. Come detto, se dovesse piovere, niente paura: tutto si terrà, opportunamente organizzato, al coperto. Ma ovviamente i  diciotto produttori del Ramandolo Docg impegnati nella manifestazione nutrono la fiducia che tutto andrà per il meglio.

Gli organizzatori consigliano di prenotarsi per tempo presso tutti gli esercizi di ristorazione e i vignaioli che partecipano all’iniziativa. Ulteriori informazioni sono disponibili in internet (www.orodiramandolo.it), sulla pagina Facebook Oro di Ramandolo oppure telefonando al numero 338 4656394.

—^—

In copertina, grappoli di Verduzzo giallo fatti appassire per ottenere il prezioso Ramandolo Docg.

Il Biwa 2019 premia Carso e Colli orientali con Vitovska e Picolit

di Gi Elle

Il Friuli Venezia Giulia ha piazzato due etichette fra le 50 che la giuria internazionale del Biwa (il Best Italian Wine Awards, ideato da Luca Gardini, sommelier già campione del mondo) ha scelto per l’annuale classifica. E si tratta di due vini di “nicchia” che provengono da altrettante prestigiose zone Doc: Carso e Colli orientali del Friuli. Eccoli: la Vitovska 2017  Venezia Giulia Igt di Zidarich e il Picolit Docg Cof 2016 di Dario Coos. Due piccole, ma rinomate aziende espresse da ambienti vitivinicoli fra i più considerati delle citate denominazioni di origine: Prepotto del Carso, in Comune di Duino Aurisina, e Ramandolo di Nimis, famose per altri grandi vini dei rispettivi territori come il Terrano e la Malvasia, nel primo caso; il Ramandolo Docg, del quale è in atto la vendemmia, proprio in questi giorni, nel secondo. E per quanto riguarda più espressamente il grande vino dolce – protetto dal primo marchio Docg concesso nel Vigneto Fvg -, ottenuto sulle colline digradanti dal monte Bernadia, si stanno definendo gli ultimi dettagli organizzativi in vista della ormai celebre manifestazione novembrina “Oro di Ramandolo”.

Picolit

Ma ecco la classifica completa:

  1. Tenuta San Guido – Sassicaia 2016 – TOSCANA
  2. Burlotto – Barolo Monvigliero 2015 – PIEMONTE
  3. Cantina Tramin – Terminum 2016 – ALTO ADIGE
  4. Petrolo – Galatrona 2017 – TOSCANA
  5. Lusignani Alberto – Vin Santo di Vigoleno 2009 – EMILIA ROMAGNA
  6. Florio – Donna Franca – SICILIA
  7. Casanova di Neri – Cerretalto 2013 – TOSCANA
  8. Poliziano – Le Caggiole 2016 – TOSCANA
  9. Grattamacco Collemassari – Grattamacco 2016 – TOSCANA
  10. Broglia- Vecchia Annata 2010 – PIEMONTE
  11. Ca’ del Bosco – Annamaria Clementi 2009 – LOMBARDIA
  12. Fratelli Alessandria – Barolo Monvigliero 2015 – PIEMONTE
  13. Cantina S. Michele Appiano – Appius 2014 – ALTO ADIGE
  14. Cantina Terlano – Terlaner I G. Cuvée 2016 – ALTO ADIGE
  15. Marco De Bartoli – Vecchio Samperi Perpetuo – SICILIA
  16. Giuseppe Quintarelli – Amarone classico 2011 – VENETO
  17. Donnafugata – Ben Ryé 2016 – SICILIA
  18. Ferrari – Giulio Rosé Riserva 2007 – TRENTINO
  19. Uberti – Dequinque Cuvée – LOMBARDIA
  20. Torre San Martino – 1922 2016 – EMILIA ROMAGNA
  21. Tornatore – Trimarchisa 2016 – SICILIA
  22. Roagna – Barbaresco Asili 2013 – PIEMONTE
  23. Elvio Cogno – Barolo Ravera 2015 – PIEMONTE
  24. Manincor – Réserve della Contessa 2018 – ALTO ADIGE
  25. Azelia di Scavino – Barolo Margheria 2015 – PIEMONTE
  26. AR.PE.PE. – Rocce Rosse 2009 – LOMBARDIA
  27. Dario Coos – Picolit 2016 – FRIULI VENEZIA GIULIA
  28. Cantine Dei – Madonna delle Querce 2015 – TOSCANA
  29. Valentini – Trebbiano d’Abruzzo 2015 – ABRUZZO
  30. Monte Rossa – Fuoriserie N.021 – LOMBARDIA
  31. Il Cellese – Sor Bruno 2014 – TOSCANA
  32. Cusumano – Alta Mora 2018 – SICILIA
  33. Sette Ponti – Vigna dell’Impero 1935 2016 – TOSCANA
  34. Il Marroneto – Madonna delle Grazie 2013 – TOSCANA
  35. Roccapesta – Calestaia 2015 – TOSCANA
  36. Frescobaldi – Mormoreto 2016 – TOSCANA
  37. Le Potazzine – Brunello di Montalcino 2015 – TOSCANA
  38. Donna Olimpia 1898 – Millepassi 2016 – TOSCANA
  39. Marisa Cuomo – Fiorduva 2017 – CAMPANIA
  40. Santa Barbara – Tardivo ma non tardo 2017 – MARCHE
  41. Giovanni Rosso – Barolo Vigna Rionda 2015 – PIEMONTE
  42. Isole e Olena – Cepparello 2016 – TOSCANA
  43. Zidarich – Vitovska 2017 – FRULI VENEZIA GIULIA
  44. Ca’ del Baio – Barbaresco Asili 2016 – PIEMONTE
  45. Conte Emo Capodilista – Donna Daria 2016 – VENETO
  46. Barale Fratelli- Barolo Bussia 2015 – PIEMONTE
  47. Podere Il Carnasciale – Il Caberlot 2016 – TOSCANA
  48. Elena Fucci – Titolo 2017 – BASILICATA
  49. Cavallotto – Barolo Riserva Vignolo 2013 – PIEMONTE
  50. Andrea Felici – Il Cantico della Figura 2016 – MARCHE

Vitovska

—^—

In copertina, colori d’autunno ormai nei vigneti del Friuli Venezia Giulia.