Un nuovo agriturismo a Ramandolo: inaugurato “Borgo Romanzo” della rete Terre del Friuli Venezia Giulia

«Realtà come “Borgo Romanzo” hanno la bontà di far conoscere la storia del nostro territorio attraverso i suoi profumi e sapori, i suoi frutti e le sue produzioni migliori, di eccellenza, in una splendida cornice naturale e d’ambiente. Spazi che raccontano la tradizione e l’orgoglio del lavoro in vigna e nelle campagne: radici agresti di cui andiamo fieri, che fanno parte del nostro passato e del nostro presente. Un plauso, allora, alla famiglia Casasola che, con grande passione e anche con sacrificio, ha creduto nel suo sogno, coronandolo oggi con l’inaugurazione ufficiale di una parte del complesso di accoglienza che sorge sulle dolci colline del Ramandolo». Sono le parole del vicepresidente del Friuli Venezia Giulia, Mario Anzil, che ieri pomeriggio è intervenuto a Ramandolo, in Comune di Nimis, al taglio del nastro del nuovo agriturismo “Borgo Romanzo”, che fa parte della rete di piccoli imprenditori agricoli, per lo più a conduzione familiare, “Terre del Friuli Venezia Giulia”.


«Uno spazio ideale per conversare, per stare insieme, per condividere passioni, nella quotidianità delle nostre giornate: le osterie, così come le campagne, sono spazi che ci appartengono da sempre, nei quali ci si incontra, che tramandano i valori dei nostri avi, così come il loro ricordo», ha aggiunto il vicepresidente Anzil. Presenti al taglio del nastro numerosi primi cittadini della zona con il commissario comunale Giuseppe Mareschi, il parroco di Nimis, monsignor Rizieri De Tina, che ha benedetto la struttura, il già presidente della Regione Fvg, Renzo Tondo, il vicepresidente del Consiglio regionale, Stefano Mazzolini, oltre a numerosi imprenditori e agricoltori della zona.
I nuovi spazi di accoglienza enogastronomica, realizzati anche col supporto della Regione, sono stati edificati per scelta di vita di Michele Casasola, giovane tolmezzino, e dal fratello Manolo Leon, spinti dall’amore per la terra trasmesso anche dal padre. Il progetto prevede anche la ristrutturazione di uno stabile attiguo da adibire a resort, dove ospitare e far conoscere le bellezze di questa splendida zona del Friuli Venezia Giulia. Oggi il complesso di “Borgo Romanzo” comprende 9 ettari di terra coltivata a vigneti e oliveti. Qui si producono vini Igt e Doc Friuli Colli orientali: Friulano, Refosco, Merlot, Cabernet Franc, Schiopettino e il celebre Ramandolo Docg, oltre a olio d’oliva e birra agricola con orzo coltivato in tenute a roseto.

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In copertina e all’interno due immagini della cerimonia inaugurale alla quale è intervenuto il vicepresidente della Regione Fvg Mario Anzil.

Nimis, quell’antica osteria di Valle rimasta senza il sorriso di Teresa

di Giuseppe Longo

NIMIS – L’antica osteria “da Ridolf” in borgo Valle, a Nimis, è senza ombra di dubbio una fra le più belle e autentiche del Friuli, nella quale c’è il tradizionale angolo del “fogolâr” con il fuoco che durante tutto l’inverno scoppietta, permettendo di assaporarne il calore dai caratteristici “cadregoni”. Un angolo di storia e di vecchio paese che ora è rimasto senza il suo “angelo custode”: la cara Teresa ha chiuso la sua laboriosa “giornata” e se ne è andata in punta di piedi, con quella stessa discrezione e semplicità di modi che ha caratterizzato tutta la sua vita, lasciando alla figlia Annamaria il compito di portare avanti questo bellissimo ritrovo conosciuto e amato da tutti coloro che desiderano un onesto bicchiere di vino. Magari da accompagnare con un piatto di quel meraviglioso salame e formaggio.

Teresa accanto all’amato “fogolâr”…


Teresa Comelli vedova Tomada aveva 88 anni e da ben 31, era ottobre come adesso, tempo di vendemmia, era rimasta senza il suo Guido (di “Gjên”), morto prematuramente. Ma non si è scoraggiata e, assieme alla figlia, ha portato avanti l’attività fino a quando le forze l’hanno sorretta, con quel sorriso che sul suo volto non è mai mancato. L’ha ricordato, durante il funerale celebrato l’altro pomeriggio nel Duomo di Santo Stefano, anche monsignor Rizieri De Tina che ha preso spunto per la sua predica, in friulano, dalla pagina delle Beatitudini di Matteo, rammentando, appunto, la discrezione e il rigore morale di Teresa. «Quante ne ha sentite nella sua osteria – ha detto l’arciprete, ricordando, con una similitudine, la sempre più grave crisi della confessione -, ma dalla sua bocca non è mai uscito nulla».
Con la scomparsa di Teresa Comelli si chiude pertanto un’altra pagina di vita paesana, vissuta proprio fra le mura di quell’antica osteria – che soprattutto per quelli di borgo Valle è “Là dal Pic”, il soprannome della famiglia -, dove rimane indelebile anche il ricordo degli altri suoi “custodi”: oltre a Guido, dal carattere un po’ ruvido e sbrigativo ma dal cuore d’oro, il padre di Teresa, Toni, e “gnagne Anute”, un vero personaggio d’altri tempi, che assieme alla nonna l’avevano allevata essendo rimasta purtroppo presto senza madre. Tutti autentici volti della vecchia Nimis, di quelli che non si vedranno mai più. Ma che continueranno a vivere nel ricordo di chi li ha conosciuti. E soprattutto nel cuore di Annamaria.

… e alla vendemmia con Guido.

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In copertina, Teresa Comelli dietro il banco della sua storica osteria di borgo Valle.

A Torlano una nuova vita per il “Friuli” che ora riparte nel ricordo di Turo

di Giuseppe Longo

Natale nel Comune di Nimis con un nuovo locale, anzi con un graditissimo ritorno, seppur con un’altra, innovativa impostazione. A Torlano ha infatti appena riaperto – e la cosa merita d’essere adeguatamente sottolineata in un momento delicato come l’attuale, con una pandemia che dopo quasi due anni ancora non si vuole arrendere – la storica e rinomata Trattoria “Al Friuli”, da tempo tristemente chiusa facendo sentire la sua mancanza fra i buongustai e i tanti clienti affezionati. Arturo Petrossi – per tutti Turo – è mancato infatti poco più di quattro anni fa, ottantaseienne, dopo aver gestito il “tempio” della carne alla griglia e della selvaggina per oltre mezzo secolo.

Stefano Bertoni

Arturo Petrossi

Ora al timone del locale ai piedi della Bernadia c’è il giovane Stefano Bertoni che, forte della grande esperienza maturata con il padre Livio nel conosciutissimo ristorante “Lis Campanelis” alle porte di Nimis, ha rilevato la trattoria dello zio, dandogli una nuova veste, un “taglio” giovane in sintonia con la sua età, con una proposta “rivoluzionaria” che probabilmente anche Arturo, uomo di grandi vedute e aperto alle novità, avrebbe approvato. Ha, insomma, creato una paninoteca, abbinata a una cucina legata alla tradizione friulana – che propone ovviamente l’immancabile “frico” – da accompagnare con birre e vini di qualità, questi provenienti tutti dai vigneti di Torlano o comunque del territorio di Nimis che eccelle per il Ramandolo Docg e per alcuni grandi rossi come il Refosco. Una curiosità: è subito molto piaciuta l’idea di chiamare ogni proposta gastronomica con i nomi delle località più note, declinati in lingua friulana: a parte “Nimis” e “Tamar” che hanno la stessa grafia, gli hamburger sono “Val Montane” e “Torlan”; i fishburger “Cornap”, “Tor” e “Crosis”; le schiacciate “Clotz”, “Mondiprat”, “Chialminis” (ma sarebbe meglio “Cjalminis”), “Bernadie” e “Ramandul”. E si potrebbe continuare, ma Stefano assicura che in ogni caso si tratta di “panins di lusso in chel di Torlan”.
La riapertura del locale è avvenuta in una folta cornice di amici e vecchi estimatori del “Friuli”, presenti una commossa Anita, la vedova di Turo che per decenni è stata l'”anima” della cucina dalla quale uscivano piatti deliziosi – come non ricordare i famosi “tris” di primi, con quelle pappardelle al sugo di capriolo o di cinghiale… -, il sindaco Gloria Bressani e l’assessore Serena Vizzutti, che nella civica amministrazione rappresenta proprio la comunità di Torlano. La benedizione l’ha impartita monsignor Rizieri De Tina, accompagnandola con parole beneauguranti per questa nuova importante avventura nel settore della ristorazione che, da sempre, nel Comune di Nimis è molto rinomata e frequentata. E un grande merito spetta proprio a Turo: a Stefano Bertoni ora il compito di portare avanti il buon nome della trattoria “Friuli”. Cosa che sicuramente saprà fare, proprio nel ricordo dell’indimenticabile zio.

La benedizione di monsignor De Tina.

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In copertina, ecco uno dei gustosi panini preparati alla rinata Trattoria “Al Friuli” di Torlano.

 

L’addio di Ramandolo ad Albino Coos storico vignaiolo con la penna nera

di Giuseppe Longo

NIMIS – Gagliardetti schierati dinanzi alla Chiesetta di San Giovanni Battista, a Ramandolo, per l’ultimo saluto ad Albino Coos, 98 anni, alpino e da sempre viticoltore fra i più apprezzati nella frazione di Nimis, sui faticosi ronchi della Bernadia. Sul feretro era infatti posto quel cappello con la penna nera che l’anziano aveva portato con orgoglio tutta la vita, a ricordo della durissima esperienza, poco più che ventenne, sui monti della Slovenia durante l’ultima guerra.

Albino Coos aveva 98 anni.

Albino era il padre di Dario Coos – l’altro figlio, Renzo, purtroppo morì giovanissimo in un incidente oltre quarant’anni fa – la cui azione fu determinante, in qualità di allora presidente della Cooperativa agricola di Ramandolo, per l’avvio nei primi anni Ottanta della procedura, con il sostegno del Comune di Nimis e della Comunità montana Valli del Torre, per il riconoscimento della Doc Ramandolo nell’ambito dei Colli orientali del Friuli, poi tramutata in Docg, massimo grado di tutela della qualità, cosa che avvenne esattamente vent’anni fa, tanto che proprio domani si terrà in Municipio, alle 17, un incontro dedicato all’importante anniversario, ma anche alla presentazione delle nuove iniziative dell’Associazione “Oro di Ramandolo” atte a valorizzare un vino fra i più pregiati del Vigneto Fvg.
Il rito d’addio ad Albino Coos è stato officiato da monsignor Rizieri De Tina, il quale ha sottolineato la laboriosità e la rettitudine dello scomparso. «Ho chiesto a Dario – ha confidato l’arciprete di Nimis – cosa ricorda di suo padre. E lui mi ha risposto che amava il lavoro, la famiglia e la caccia». Caratteri che nella gente friulana, tutta d’un pezzo, rappresentano molto spesso un tratto comune.
Al termine, la salma è stata accompagnata nel cimitero del capoluogo, dove è stata sepolta a pochi metri dalla tomba della moglie scomparsa poco meno di due anni fa. Prima della benedizione finale, Gianni Paganello ha letto la struggente “Preghiera dell’alpino”, esprimendo ai familiari e alla comunità il cordoglio del Gruppo Ana di Nimis. Mandi Albin “Paut”, storico vignaiolo di Ramandolo con la penna nera.

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In copertina, vigneti nella zona di Ramandolo, dove Albino Coos era nato nel lontano 1923.