A Trieste ritorna “Olio Capitale” protagonisti oltre 200 espositori

«La Regione è orgogliosa di essere al fianco della Camera di commercio Venezia Giulia, che anche quest’anno ha saputo innovare e rinnovare una manifestazione di grande rilevanza come “Olio Capitale”. Un evento che promuove le eccellenze del Friuli Venezia Giulia e dell’Italia nel mondo, grazie alla presenza di espositori da tutta la Penisola e un ampio pubblico internazionale». Lo ha detto l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente ed energia, Fabio Scoccimarro, alla presentazione della sedicesima edizione del Salone degli oli extravergini tipici e di qualità in programma a Trieste dall’8 al 10 marzo al Generali convention center di Trieste, alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia Antonio Paoletti, il sindaco del capoluogo regionale Roberto Dipiazza, la presidente della Fipe Federica Suban e Serena Tonel in rappresentanza dell’Associazione nazionale Città dell’Olio.

La presentazione del Salone a Trieste.

(Foto Regione Fvg)

Auspicando una futura partecipazione a Olio Capitale anche del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Scoccimarro ha evidenziato che «l’Amministrazione regionale sta investendo in maniera rilevante sul marchio ‘Io Sono Friuli Venezia Giulia’, attraverso il quale vengono promosse tutte le eccellenze del nostro territorio a partire da quelle enogastronomiche in Italia e all’estero. Un brand che sta dando ottimi risultati e che si inserisce bene nel contesto complessivo di tutela delle produzioni Made in Italy».  Il presidente dell’ente camerale Paoletti ha evidenziato alcuni dei numeri di Olio Capitale 2024: 220 espositori, 168 oli che partecipano al concorso e poi buyer da tutta Europa e da altri Paesi. Come sempre la manifestazione sarà aperta dal convengo “Le Radici dell’Oleoturismo. Alla scoperta delle Comunità dell’Olio”, dedicato alle radici dell’oleoturismo, anche in chiave turistica. Paoletti ha quindi rimarcato la collaborazione con i ristoranti locali per proporre l’olio a tavola e quella con i bar per i cocktail a base di olio.


Olio Capitale è la prima occasione dell’anno per provare il meglio della produzione olivicola italiana 2023 con 220 produttori che proporranno il meglio della loro offerta in un contesto ricco di eventi e appuntamenti che renderanno l’Evo protagonista dentro e fuori il salone. Appuntamento immancabile, inoltre, il Concorso Olio Capitale al quale partecipano 120 aziende per complessivi 168 oli in valutazione provenienti da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto, Croazia, Grecia e Spagna.
La fiera è organizzata dalla Camera di commercio Venezia Giulia attraverso la sua azienda in house Aries, in collaborazione con l’Associazione nazionale Città dell’Olio, la co-organizzazione del Comune di Trieste e che vede quali partner Unioncamere nazionale, il network Mirabilia, Io Sono Friuli Venezia Giulia e il Trieste Convention and Visitors Bureau.

Agriturist Fvg: siamo esclusi dal sostegno alle eccellenze agroalimentari, rimediate!

«Siamo stupiti e amareggiati della grave anomalia contenuta nel decreto 24 gennaio 2024 – di attuazione del Decreto Mipaaf del 4 luglio 2022 recante i criteri e le modalità di utilizzazione del “Fondo di parte capitale per il sostegno delle eccellenze della gastronomia e dell’agroalimentare italiano” -, che inserisce tra i soggetti beneficiari solo le attività di ristorazione con codice Ateco 56.10.11, ma non quelle connesse alle aziende agricole: codice Ateco 56.10.12». En quanto afferma Mariapia Bianchi, referente Agriturist per il Fvg (organizzazione di settore di Confagricoltura).
Con uno stanziamento di 76 milioni di euro, il Ministero delle Politiche agricole mira a valorizzare il patrimonio enogastronomico italiano precludendo l’accesso ai fondi proprio alle aziende agricole e agrituristiche. «Un non senso che assume caratteristiche straordinarie di fronte alle tanto sbandierate convinzioni della necessità di sostenere il cibo “Made in Italy” e le filiere corte e locali. Intanto, all’atteso click day previsto per l’1 marzo (a cui possono partecipare pure i ristoranti etnici), anche i 711 operatori agrituristici del Fvg non potranno usufruire di tale opportunità. «Proprio queste aziende in cui somministriamo alimenti autoprodotti e tipici, che hanno a cuore il territorio d’origine di prodotti famosi in tutto il mondo», aggiunge Mariapia Bianchi.
Agriturist e Confagricoltura Fvg chiedono dunque, con forza, di inserire tra i soggetti beneficiari le attività di ristorazione connesse alle aziende agricole (codice Ateco 56.10.12), in virtù dell’effettivo lavoro svolto dagli agriturismi nel promuovere sapori e saperi locali soprattutto nelle aree rurali, oggi meta sempre più ambita dai turisti anche stranieri.
Nel 2022, primo anno di applicazione del suddetto Decreto, fu apportata tale correzione su richiesta di Agriturist, sicché molti agriturismi riuscirono a presentare con successo le domande di agevolazione: nel 2023 la richiesta rimase inascoltata. E nel 2024?

—^—

In copertina, un agriturismo a San Vito al Tagliamento nel Pordenonese.

Calamità, prorogata la conta dei danni: strutture agricole colpite per 73 milioni

La Giunta regionale Fvg, su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier, ha richiesto al Ministero delle Politiche agricole di dichiarare l’esistenza di eccezionale calamità naturale per le avversità atmosferiche che si sono abbattute sul Friuli Venezia Giulia il 13, 24 e 25 luglio e il 6 e 7 agosto. «Si tratta – come ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga – di un passaggio necessario per garantire indennizzi anche alle strutture aziendali non assicurabili dal Piano di gestione dei rischi in agricoltura 2023. Anche queste ultime, infatti, alla luce dei controlli effettuati dai funzionari dell’Ispettorato regionale dell’agricoltura della Direzione centrale, risultano tra quelle danneggiate dal maltempo con precipitazioni eccezionali di quei giorni. Al momento sono state ricevute oltre 2.000 segnalazioni, delle quali circa 1.200 riguardano danni alle strutture aziendali per una stima di poco superiore ai 73 milioni – ha reso noto l’assessore -. Proprio per la complessità delle operazioni di individuazione e calcolo dovuta alla sovrapposizione degli eventi calamitosi, la Regione si è avvalsa – con questa delibera – della proroga di trenta giorni del termine per la ricognizione dei danni e la definizione dell’ammontare delle spese causate alle strutture dal maltempo», ricognizione che il decreto legislativo 102 del 2004 sugli aiuti compensativi affida alle Regioni.
Per usufruire delle provvidenze previste dal decreto 102, le imprese agricole che hanno subito danni dovranno presentare le domande di indennizzo entro il termine perentorio di 45 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto ministeriale di declaratoria dell’esistenza di eccezionalità dell’evento. La delibera della Giunta, infine, si completa con la definizione puntuale dell’elenco dei Comuni del Friuli Venezia Giulia che rientrano nei territori colpiti dagli eventi eccezionali.

—^—

In copertina, un fabbricato rurale devastato dal maltempo in un’immagine dei Vigili del fuoco.

Ragogna, nuovo successo dei Fratelli Molinaro: lo speck tra i Grandi Salumi del Gambero Rosso

Il nuovo anno è iniziato sotto i migliori auspici per il prosciuttificio Fratelli Molinaro di Ragogna: lo “Speck di collina” è stato, infatti, inserito tra le eccellenze della norcineria italiana dalla Guida Grandi Salumi 2023 del Gambero Rosso. Per capire l’importanza del prestigioso riconoscimento, basti dire che nel prestigioso vademecum sono presenti 402 prodotti di 162 aziende; di questi, solo 35 in tutta Italia sono stati giudicati al massimo livello.
“Equilibrato, coinvolgente, soprattutto per l’incredibile dolcezza che evoca la crema pasticcera. Grasso eccezionale, che si sposa perfettamente con i sentori di erbe aromatiche e di caramello espressi dalla carne. Affumicatura da manuale. Eccellente, anche per l’assenza di conservanti”: questa la motivazione stilata dal panel di degustazione, un giudizio che premia l’impegno dei fratelli Monika e Renato – i quali portano avanti con passione l’attività avviata da papà Bruno e mamma Maria Assunta negli anni ‘70 del secolo scorso – e dei loro collaboratori.
Prosegue, quindi, il trend positivo dell’azienda friulana, che lo scorso anno ha festeggiato l’inserimento del “Prosciutto di Ragogna” nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali, lista che viene aggiornata con cadenza annuale dal Ministero delle Politiche agricole. Nella guida del Gambero Rosso, “I Molinaro” sono presenti, oltre che con lo speck, anche con il Prosciutto di Ragogna 18 mesi e con il “Persut taront”, denominazione aziendale che identifica la “culatta”, ovvero il prosciutto crudo disossato e privato del “fiocco” e dello stinco.

—^—

In copertina, lo “Speck di collina” dei Fratelli Molinaro di Ragogna.

L’eroica “viticoltura di montagna” presenta i suoi vini ai degustatori

di Giuseppe Longo

Giornata importante oggi per la “viticoltura di montagna”. I vini ottenuti dalle sperimentazioni in Carnia nelle ultime tre annate saranno, infatti, sottoposti a un’analisi tecnica e sensoriale che si terrà, dal tardo pomeriggio, nella sede dell’azienda vitivinicola “Pitars” a San Martino al Tagliamento. È annunciato un parterre di alto livello con la partecipazione di una quarantina tra ricercatori, esperti degustatori, agronomi, enologi ed imprenditori, oltre alla dirigenza dei Vivai cooperativi Rauscedo e della Vitis. Ci sarà anche il dottor Alexander Morandell, presidente di Piwi International, organizzazione il cui acronimo sottintende le “viti resistenti” agli attacchi fungini, e quindi in perfetta sintonia con l’esigenza di difendere l’ambiente, ma anche alle avversità climatiche. A ispirare il progetto sono state varie considerazioni, come la mancanza di una viticoltura “eroica” in Friuli Venezia Giulia e la presenza di nuove varietà resistenti al freddo e alle malattie. Obiettivi? La riconversione di terreni agricoli incolti e la possibilità di offrire nuove opportunità di lavoro.


Oggetto di discussione e di analisi sensoriale i vini ottenuti dalle varietà Solaris e Soreli coltivate nei vigneti sperimentali impiantati a Forni di Sotto e a Forni di Sopra. Verranno degustate e comparate appunto le ultime tre annate di entrambe le varietà. «Seguirà una breve presentazione – come anticipa l’enologo Paolo Valdesolo, il quale dall’inizio segue questa “rivoluzionaria” iniziativa – che riassumerà tutto il periodo dal risveglio vegetativo del vitigno alla produzione dell’uva e alla vinificazione con relative analisi di grappoli, mosto e vino». Ricordiamo, in particolare, che Solaris è stato registrato già nel 2013 al Ministero delle Politiche agricole ed ha un’alta resistenza al freddo (fino a -24 gradi), è caratterizzato da germogliamento tardivo e maturazione precoce, oltre che da un’alta resistenza alle principali malattie.
Della “eroica” viticoltura in quota si era parlato recentemente anche a Tolmezzo, capoluogo della Carnia, nell’ambito della riuscita manifestazione “Il Filo dei Sapori”, dove c’era stato un convegno di spessore dal titolo “Varietà autoctone e varietà resistenti in sperimentazione. Un’opportunità per una viticoltura più sostenibile?”, ma si era parlato anche di clima che cambia – è da anni sotto gli occhi di tutti – e che, pertanto, favorisce l’innalzamento dei limiti di coltivazione della vite. «La viticoltura in montagna – aveva osservato al riguardo Claudio Coradazzi, vicepresidente della Comunità di montagna della Carnia – è un esempio della tenacia e innovazione che permetteranno tra poco più di un anno di avere il nostro vino e una nuova possibilità di sviluppo dei nostri territori».


La sperimentazione in atto rientra nel progetto Italia-Austria “Biovitis – Viticoltura biologica nelle regioni della Val Canale, Gaital e Carnia (KGC)”, oggetto di una presentazione che, come molti ricorderanno, si era tenuta in marzo sempre a Tolmezzo. Nell’occasione erano finiti sotto la lente d’ingrandimento i quattro vigneti montani,  posti a quote altitudinali superiori ai 700 metri sul livello del mare, la salubrità delle loro uve, dei mosti e dei vini, attraverso lo studio delle percentuali di rame ed acido gluconico. Si era altresì analizzata la vitalità dei lieviti, per isolare eventuali nuovi ceppi resistenti proprio al freddo. «Il punto di partenza delle indagini – ci aveva riferito il dottor Roberto Baldovin, responsabile della sperimentazione – sono i vigneti esistenti nell’area del progetto (uno a Forni di Sotto, uno a Malborghetto-Valbruna e due in Carinzia). Le aziende pioniere si sono affidate ai nuovi vitigni resistenti ai funghi (Piwi): queste varietà possono produrre rese stabili in quantità e qualità anche nelle elevate precipitazioni e nelle condizioni fresche della regione alpina». Nell’ambito del progetto, lo sviluppo e lo stato di salute di questi vigneti sono stati esaminati in modo più dettagliato e confrontati tra loro a livello transfrontaliero. Tra gli obiettivi, inoltre, la creazione di una mappa climatica viticola dell’intera area del progetto. «I risultati – aveva annunciato ancora Baldovin – saranno pubblicati in una relazione finale e dovrebbero servire da orientamento per coloro che, in futuro, fossero interessati ad una viticoltura con queste caratteristiche climatiche».
A partire dal 2015, si sono realizzati campi sperimentali, in particolare, a Drogne di Forni di Sotto (865 metri), nel Comune di Forni di Sopra, a Cella (900 metri) e a Pradàs (940) e perfino a Tavarons (1100!). Durante questi studi le viti sono state sottoposte anche a dure prove climatiche, come la gelata tardiva dell’aprile 2017 – che aveva causato gravi danni in tutto il Vigneto Fvg -, il Burian russo del febbraio 2018 seguito dalla tempesta Vaia di fine ottobre e delle piogge intensissime del novembre 2019. Sono stati impiegati otto vitigni resistenti diversi. Oltre ai citati Solaris e Soreli, Valnosia e Sauvignon Kretos, tutti bianchi, e i rossi Cabernet Cortis, Julius, Merlot Kanthus e Volturnis. Con Baldovin e Valdesolo collaborano al progetto Nicola Macrì (tutor agronomo) e Paolo Antoniali (analisi aromatiche ed isolamento lieviti). Sovrintende all’intera sperimentazione la Fondazione “Edmund Mach” di San Michele all’Adige, in Trentino.

—^—

In copertina e all’interno immagini della sperimentazione in atto a Forni di Sotto con la varietà resistente Solaris.

 

Oscar Green, Coldiretti premia i giovani “innovativi” che credono nel futuro

In questi anni di difficoltà il settore agricolo ha dimostrato una grande adattabilità e gli Oscar Green sono la testimonianza che i giovani imprenditori, con la loro proposta di soluzioni innovative, sono la luce per guardare con speranza al futuro. Questa la sintesi del messaggio che l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna ha rivolto a Udine – nell’ambito di Friuli Doc, manifestazione che oggi vivrà la sua ultima giornata – in occasione della consegna dei premi Oscar Green, sedicesima edizione del concorso promosso da Coldiretti Giovani Impresa nazionale e patrocinato dal Ministero delle Politiche agricole – presente alla premiazione anche il suo titolare – che riconosce l’innovazione, valorizza i progetti dei giovani imprenditori e promuove l’agricoltura di qualità.

I giovani agricoltori premiati.


L’assessore si é soffermato anche sull’attuale emergenza energetica da affrontare con un intervento comune, unitario e significativo per la produzione sostenibile, sia in termini ambientali che economici, altrimenti nessuna soluzione sarà efficace a mantenere e sviluppare il mercato. A nome della Regione Fvg ha poi rivolto un ringraziamento a Coldiretti e alle attività imprenditoriali, definite un baluardo del fare agricoltura sostenibile oltre il mero paradigma ideologico.
I premi sono stati consegnati a “Sviluppo lento” di Fasan Nicola Agribirrificio Borgo Decimo di Azzano Decimo; “Basta credere – Dopo di noi” di Davide Samsa Società agricola Samsa Paolo & Css di Fogliano; “Bastano semplicità e rispetto” – Marta di Piller Roner azienda agricola Plodar Kelder di Sappada; “La sostenibile leggerezza dell’uva” de La Delizia Vini – Viticoltori friulana S.c.a; “Refoscollection. Il giardino del Refosco” di Marco Tonutti azienda agricola Tonutti Dino e Marco di Tavagnacco; “Spiripau, Spirulina bio italiana” – Federico Paulitti Società Agricola Paulitti & C. di Pocenia.
I progetti premiati vanno dalla birra artigianale che “sa aspettare”, alla fattoria che ospita ragazzi con disabilità intellettive, alla riscoperta di un antico formaggio sappadino, alla bottiglia interamente sostenibile, a un viaggio tra i Refoschi e alla coltivazione sostenibile dell’alga Spirulina.
Il Friuli Venezia Giulia conta circa 800 giovani imprenditori agricoli in rappresentanza del 6 per cento degli imprenditori di settore.

Allarme di Cia Fvg: una nuova tempesta burocratica si abbatterà su vini e vigneti

«Una nuova tempesta burocratica è pronta ad abbattersi sulla filiera vitivinicola»: è l’allarme lanciato da Franco Clementin, presidente regionale di Cia – Agricoltori Italiani. «Con un recente decreto, infatti, l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari del Ministero delle politiche agricole (Mipaaf), ha modificato il Piano dei controlli per i vini Doc e Igt. Le principali novità riguardano i controlli in vigneto. Siccome i Disciplinari di produzione attribuiscono grande importanza alla resa di uva per ettaro ai fini della qualità del vino, il Mipaaf chiede un maggiore impegno nella verifica di questo parametro attraverso controlli ispettivi durante la maturazione e la raccolta dei grappoli – prosegue preoccupato Clementin -. Qualora, dopo l’applicazione di opportune tolleranze, dovessero emergere valori di resa non compatibili con i Disciplinari, verrebbero imposte azioni correttive fino all’impossibilità di utilizzare la Doc. Inoltre, il nuovo Piano prevede che il 30 per cento dei controlli venga effettuato durante la vendemmia e che almeno il 5 per cento (nelle Doc) e il 3 per cento (nelle Igt) delle visite ispettive si svolga senza alcun preavviso al produttore interessato.

Franco Clementin


«Oggetto del controllo – continua nella sua nota Franco Clementin – saranno la tracciabilità dei carichi e delle pesate, la qualità delle uve, le operazioni enologiche, la coerenza dei quantitativi con i carichi risultanti dal registro telematico o dai documenti giustificativi, eccetera. Queste nuove norme, è evidente, porteranno a ulteriori complessità burocratiche per gli operatori vitivinicoli già ipercontrollati con conseguenze rilevanti soprattutto per le piccole aziende. Inoltre, ci sarà una lievitazione dei costi dei controlli (che sono a carico dei produttori) a motivo della necessaria assunzione di nuovi ispettori che dovranno farsi carico delle verifiche previste in un brevissimo arco di tempo. Infine, ma non meno importante, la questione della sicurezza che, nelle fasi di lavoro accelerato delle vendemmie, trova persone estranee all’azienda coinvolte nelle operazioni di raccolta e prima vinificazione. Chi risponderà in caso di incidente? Il solito viticoltore? Cia Fvg chiede almeno che ci sia un esonero di queste norme per le piccole aziende e che si apra un tavolo regionale, tra le principali organizzazioni sindacali, per fare pressione su Governo e Regione, invitandoli allo snellimento e alla ragionevolezza. Quanto prima – conclude Clementin – sarà nostra cura spedire gli inviti per questa riflessione che non si può più rimandare».

La “vongola lupino” ormai sempre più rara: c’è un progetto per le lagune Fvg

«Il progetto di ripristino ambientale e conservazione della “Chamelea gallina” nel compartimento marittimo di Monfalcone è lo strumento per mettere a punto un metodo di solida base tecnico-scientifica che permetta di identificare le cause di fenomeni negli specchi d’acqua del Friuli Venezia Giulia come, nello specifico, la moria di vongole, che sta pesando enormemente sul comparto della molluschicoltura regionale». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e ittiche Stefano Zannier aprendo all’Ateneo di Trieste, come informa una nota Arc, il convegno conclusivo sul progetto affidato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali all’Ersa con il coinvolgimento di Arpa Fvg, Dipartimento Scienze della Vita dell’Università di Trieste e Cogemo, il consorzio di gestione pesca del Compartimento di Monfalcone.
La “Chamelea gallina” è un mollusco bivalve, conosciuto anche con il nome di “vongola lupino”, la cui presenza si è progressivamente rarefatta nelle lagune del Friuli Venezia Giulia negli ultimi vent’anni, segnando una particolare flessione dal 2009 e un vero e proprio azzeramento dopo la tempesta Vaia del 2018, con gravissime perdite di fatturato per i pescatori, che hanno dovuto ripiegare sulla cattura dei fasolari. «Il progetto portato avanti da Ersa ci permetterà di fare delle valutazioni sgombre dall’aspetto emotivo – ha rilevato Zannier – e capire se si può perseguire ancora con buoni risultati economici la coltura della “Chamalea”. In ogni caso,lo studio multidisciplinare ci offrirà un metodo, fatto di analisi, confronto, sperimentazione e monitoraggio, che risulterà utilissimo per tutte le attività di pesca in un’ottica di sviluppo sostenibile e di redditività economica».
Accanto alla parte di studio, l’iniziativa dell’Ersa dibattuta all’Ateneo triestino include anche attività sperimentali di ripristino della “Chamelea gallina” che sono state condotte al Banco della Mula di Muggia e alla Bocca d’Anfora, con risultati promettenti nel primo caso. Dal convegno è emerso che la decifrazione delle cause che hanno portato alla rarefazione e fin quasi alla scomparsa delle vongole è molto complessa: tra i fattori che possono incidere vi sono le correnti marine, l’ossigenazione e il grado di salinità del mare, la presenza di fitofarmaci, la torbidità dell’acqua, senza escludere il tema dei nutrienti, che possono essere stati sottratti dai processi di depurazione.

—^—

In copertina, la “Chamelea gallina” e all’interno l’assessore Zannier al convegno dell’Università di Trieste.

Alla Cantina di Ramuscello e San Vito nasce il primo “vino vegano” Fvg

di Giuseppe Longo

Vegano: sempre più frequente sentire o leggere questo vocabolo. Tanto che non riguarda più soltanto la cucina (nessun alimento di origine animale) e lo stile di vita (fra cui, grande dedizione al rispetto dell’ambiente), ma addirittura il vino. Una novità molto significativa per il Friuli Venezia Giulia che vede domani il suo debutto a Ramuscello di Sesto al Reghena, nella Bassa pordenonese.

Rodolfo Rizzi


«Con la vendemmia 2021, la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito – ci riferisce infatti con soddisfazione il suo direttore, Rodolfo Rizzi – ha iniziato un nuovo progetto per la produzione del “vino vegano”. Questo importante traguardo è frutto del lavoro, intrapreso nel 2020, che ci ha portato alla Certificazione Sqnpi e che ora, assieme alla produzione del “vino vegano” (prima Cooperativa in Friuli-Venezia Giulia), ci permette di affrontare nuovi mercati con l’obiettivo di aumentare la remunerazione delle uve dei nostri soci. A suggello di questo percorso – conclude il tecnico, che è anche presidente di Assoenologi Fvg -, l’Ente di certificazione Ceviq martedì 14 dicembre, alle ore 11, presso gli Uffici della Cantina, ci consegnerà ufficialmente la “Certificazione di Vino Vegano”».
Come avevano ricordato a suo tempo, l’uva di buona parte della vendemmia 2021 di tutte le cantine cooperative del Fvg sarebbe stata sostenibile e certificata. Infatti, la stessa Cantina produttori Ramuscello e San Vito, assieme alla Cantina Viticoltori Friulani La Delizia, alla Cantina produttori Cormòns, alla Cantina Vini San Giorgio (della Richinvelda) e alla Cantina Rauscedo, ha aderito allo schema di certificazione, gestito dal Ministero delle Politiche agricole, Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata) che consente, a chi lo desidera, anche di apporre sull’etichetta il simpatico logo dell’”apetta” su sfondo bianco e contorno verde.
Un’adesione massiccia dei soci – riferivamo la scorsa estate -, coordinata in maniera convinta dai dirigenti che pongono la regione enologica-cooperativa del Friuli Venezia Giulia ai vertici nazionali dove il 51 per cento delle cooperative ha già aderito a uno standard di certificazione volontaria (Sqnpi in primis, ma anche Equalitas e Viva). Sono 350 i soci produttori coinvolti per una superficie di vigna interessata di oltre 3 mila ettari, in un contesto in cui la cooperazione vitivinicola raccoglie e vinifica oltre il 40 per cento dell’intera produzione regionale di uva, per un fatturato complessivo che supera gli 85 milioni di euro. E c’è già chi guarda al biologico, come sta facendo la Cantina Rauscedo (partendo dalla coltivazione di viti resistenti alle principali fitopatie) e, appunto, la Cantina Ramuscello e San Vito che, come detto, proprio domani riceverà dal Ceviq la “Certificazione di Vino Vegano”. Che sarà la prima del Vigneto Fvg.

—^—

In copertina, il marchio Sqnpi della Qualità sostenibile nei vigneti della Cantina di Ramuscello e San Vito.

“Albero dell’anno”, infine oggi a Buttrio si proclamerà il più bel castagno d’Italia

Il progetto del Comune di Buttrio “TreeArt”, che ha avuto il suo apice nel festival dell’ultimo weekend di settembre, si conclude adesso ufficialmente con un evento pubblico in programma domani, alle 20, nella settecentesca Villa di Toppo Florio in occasione della Giornata Mondiale dell’Albero. “TreeArt” è una manifestazione che abbraccia e sostiene l’importanza della tutela e della salvaguardia degli alberi, promuovendo ed organizzando per l’Italia, grazie al partner scientifico Giant Trees foundation Onlus – anche in collaborazione con la Direzione centrale delle Foreste Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali -, il contest “Tree of the Year”, una vera caccia agli alberi più belli, antichi, popolari e più alti d’Italia, il cui vincitore partecipa alla sfida “European Tree of the Year”, concorso internazionale nato per valorizzare la storia di questi alberi, la loro connessione con la popolazione, il territorio e l’ambiente. Proprio domani, a conclusione dell’edizione 2021 della manifestazione di Buttrio e in occasione appunto della Giornata Mondiale dell’Albero, verrà data ufficialmente proclamazione del vincitore, quello che è risultato il più votato sul sito della Giant Trees Foundation tra i quattro candidati di questa edizione: il Castagno dei 100 Cavalli in Sicilia, il Castagno di Grisolia in Calabria, il Castagno di Nardo in Abruzzo e il Castagno di Laion in Trentino Alto Adige.
A conclusione della premiazione dell’Albero dell’anno, è in programma una conversazione pubblica tra l’agronomo Andrea Maroè – direttore scientifico della Giant Trees Foundation e responsabile tecnico “Alberi Monumentali” della Regione Fvg – e l’arboricoltore torinese Luigi Delloste dal titolo “Il castagno vecchio del bosco e il giovane platano di città”.L’ingresso alla serata è libero con l’obbligo di green pass.

—^—

In copertina un albero monumentale e qui sopra i quattro castagni finalisti: domani a Buttrio l’atteso verdetto.