Prepotto, quel ponte che unisce Colli orientali del Friuli e Collio nel quinto concorso dedicato allo Schioppettino

Dopo “Un solitario senza macchia” nel 2021 (come Mario Soldati definì lo Schioppettino di Prepotto), “Terra di confine” nel 2022 (come la terra che dà vita a questo grande vino), “Fuorilegge ” nel 2023 (come lo Schioppettino quando, negli anni ’70, venne messo al bando dalla Comunità Europea) e “Note di pepe” nel 2024 (come il caratteristico sentore speziato di questo caratteristico prodotto), è ora la volta di “Un ponte che unisce”. Il tema del 2025 del concorso letterario I racconti dello Schioppettino prende le mosse dal Ponte dello Schioppettino, a Prepotto, che oggi congiunge i Colli orientali del Friuli e il Collio ma che, un tempo, segnava il confine tra l’Italia e l’Austria-Ungheria. L’iniziativa è come sempre organizzata dal Comune di Prepotto con la regia dell’assessore alla cultura Barbara Pascoli e la supervisione del sindaco Mariaclara Forti. I racconti si possono inviare fino al 20 luglio 2025 alla segreteria del concorso (Schioppettino.Prepotto@gmail.com). Il concorso è inserito nel programma 2025 di “12 DuinoBook #le origini” e il bando è scaricabile dal sito del concorso https://i-racconti-dello-schioppettino.webnode.it

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In copertina, i caratteristici grappoli dello Schioppettino (Ribolla nera).

“I racconti dello Schioppettino” premiano Laura Chiabudini. Prepotto subito al lavoro per il quarto concorso letterario

(g.l.) La pordenonese Laura Chiabudini, con “L’Aruspice”, è la vincitrice della terza edizione del concorso letterario “Prepotto. I racconti dello Schioppettino”. Nel Castello di Albana, che sovrasta i bellissimi vigneti dove la vendemmia si è appena conclusa e dove lo Schioppettino domina incontrastato, sabato pomeriggio sono stati infatti proclamati i vincitori della fortunata manifestazione culturale organizzata dal Comune di Prepotto e inserita nel programma “Duino Books, Storie di Pietre”. Ispirato proprio al celebre vino ottenuto dalla Ribolla nera – prodotto di punta del territorio di Prepotto, tanto da aver meritato per legge una sottozona tutta sua nell’ambito dei Colli orientali del Friuli -, il concorso ha visto quest’anno ben 198 iscritti, che si sono misurati sul tema “Fuorilegge”.

Ideato e organizzato da Barbara Pascoli, consigliere del Comune bagnato dal Judrio e scrittrice, con la supervisione del sindaco Mariaclara Forti, il concorso esplora in ogni edizione una diversa caratteristica dello Schioppettino. Si è partiti, infatti, nel 2021 con Mario Soldati, che lo definì “Un solitario senza macchia”. Nel 2022 è stata poi la volta di “Terra di confine”, come quella che dà vita a questo vino unico. Per quest’anno si è rispolverato, invece, quanto accaduto allo Schioppettino negli anni Settanta, quando la Comunità Europea emanò un regolamento che vietava l’impianto di vitigni non riconosciuti dai disciplinari delle Doc: siccome lo Schioppettino non figurava tra i vitigni autorizzati o raccomandati per la Provincia di Udine, diventò appunto “fuorilegge” e venne messo al bando assieme a molte altre varietà autoctone. Poi, come è noto, l’intraprendenza di  lungimiranti produttori, sostenuti dalle istituzioni locali e regionali, ha permesso di salvaguardare questo prezioso vitigno friulano rilanciandone la coltivazione. Il coraggio e l’impegno, in particolare, dell’indimenticato Paolo Rapuzzi di Cialla furono premiati con il primo “Risit d’Aur” istituito dai Distillatori Nonino di Percoto.
A conquistare il primo posto dell’edizione 2023 è stata, dunque, la pordenonese Laura Chiabudini, originaria delle Valli del Natisone, con “L’Aruspice”, seguita al secondo posto dalla trevigiana Nicoletta Riato e, al terzo, da Giuliano Citti, un altro valligiano. I tre racconti, assieme a quelli degli altri nove finalisti, sono raccolti in un’antologia, il cui progetto grafico è firmato da Roberto Duse.

Come detto, la premiazione, tenutasi sabato nel Castello di Albana e presentata da Marina Dorsi, presidente della Giuria dei Tecnici, ha visto la partecipazione di Martina Delpiccolo, nella duplice veste di madrina e di scrittrice. Prima della cerimonia, è stato infatti presentato per la rassegna “Donne!”, coordinata sempre da Barbara Pascoli, il libro “Una voce carpita e sommersa”, su Bruna Sibille-Sizia. A dialogare con Martina Delpiccolo è stata un’altra scrittrice, Carmen Gasparotto, del comitato scientifico del Concorso. E ora, chiusa la terza edizione, gli organizzatori stanno già lavorando alla quarta: quale caratteristica dello Schioppettino sceglieranno per il 2024? Ve la sveleremo appena possibile.

LE MOTIVAZIONI

I classificato: “L’Aruspice” di Laura Chiabudini. Marina Dorsi, presidente della Giuria dei Tecnici, ha scritto la motivazione. “Se questa è la legge, è una cosa che non mi riguarda” afferma il protagonista il cui nome incarna una biblica ribellione. Dove sta il bene e dove il male? Dove stanno le buone e le cattive azioni? Chi, nella vita, è veramente fuori legge? La sensibilità dell’autrice, che si rispecchia in una scrittura sobria e controllata, fa riflettere il lettore e, in contrasto con l’aridità umana, spesso maligna, lo avvolge nell’abbraccio confortante della natura.

II classificato: “Bin Laden” di Nicoletta Riato. La motivazione, scritta da Sandra Puccini, finalista alla I edizione del concorso, 2° classificata alla 2a edizione e in giuria dei tecnici alla 3a. “Esistono creature che non accetteranno mai di sottomettersi a regole e vincoli che non gli appartengono. Fuorilegge per natura che rifiutano briglie e catene. Accade così che a un pastore sardo tocchi come cane da pascolo un incorreggibile latitante ma che l’uomo, piuttosto che provare a cambiarlo, lo accetti così com’è: indomito e ribelle. Forse perché a lui non è toccata la stessa sorte, piegato dagli eventi e costretto ad abbandonare la sua terra e le sue origini. Un racconto toccante che trabocca di buoni sentimenti. Amicizia, fedeltà, fiducia e rispetto reciproco: valori che possiamo e dobbiamo difendere ad ogni costo. Uno sguardo sulla vita che resiste. La storia di due anime accomunate dalla libertà di scegliere chi essere, fino alla fine”.

III classificato: “Agli occhi del mondo” di Giuliano Citti. La motivazione è scritta da Monia Merli, coordinatrice di PnLeggeBookLovers e membro della giuria dei tecnici. “Un racconto capace di raccontarci l’atrocità della guerra e della morte con la poesia di chi, imbracciando un fucile, riesce ancora ad accorgersi della bellezza della montagna e ad ascoltare il canto del barbagianni. Un racconto che piano piano ci prepara a quello che sarà l’epilogo finale, e lo fa quasi dolcemente come quelle parole che, dalla trincea, il protagonista pare scrive (ma probabilmente immagina solo di fare) alla moglie lontana e a quella figlia che lui non potrà vedere crescere. Un racconto che in una manciata di battute riesce a farci commuovere e a provare empatia con quel protagonista stanco di uccidere, stanco di combattere, che nella consapevolezza di non poter più essere l’uomo che un tempo è stato, sceglie di “non tornare”.

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In copertina, la premiazione di Laura Chiabudini, prima classificata; all’interno, il secondo e terzo premio; Massimo Romita per le animatrici del concorso; il sindaco Mariaclara Forti; foto di gruppo con i premiati e pubblico nel Castello di Albana.

Quando lo Schioppettino di Cialla e Prepotto ti “innamora” e ti fa cambiare anche mestiere…

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – Lo Schioppettino è veramente la carta che sempre più va giocata a Prepotto e a Cialla, località che con le loro sottozone, ritagliate all’interno dei Colli orientali del Friuli, ne hanno “consacrato” una valenza ormai riconosciuta da tutti. E una conferma, semmai ci fosse stato bisogno, è venuta anche da un vero e proprio evento, anche perché originale, che ha avuto quale cornice il ristorante “Al Castello” che domina Cividale, la città longobarda Patrimonio dell’Umanità. Pretesto azzecatissimo la presentazione del volume “Custodi del vino – Storie di un’Italia che resiste e rinasce” (Slow Food Editore), un affascinante racconto di viaggio che Laura Donadoni ha fatto dopo essere andata alla scoperta di vigne e cantine, dalla Valle d’Aosta fino alla Sicilia, che lavorano ogni giorno per costruire e promuovere un messaggio di resilienza, capace di far uscire loro stesse, ma anche tutti noi, dai due anni tormentati dell’emergenza pandemica.

Gli intervenuti mentre parla Fabbro.


E, in questo viaggio tutto da scoprire sfogliando e leggendo le pagine del libro, bello e interessante, nel Vigneto Fvg l’autrice ha posato la lente d’ingrandimento proprio sulla zona dello Schioppettino di Prepotto e di Cialla, “indagando” nel lavoro appassionato dei suoi “Custodi”. Che, nella fattispecie, sono quattro affermati e anche storici produttori – Ronchi di Cialla, Spolert Winery, Ronchi Soreli e Vie d’Alt -, tre dei quali sono approdati al settore vitivinicolo dopo aver fatto tutt’altre attività. Apripista fu oltre mezzo secolo fa, anno più anno meno, il compianto Paolo Rapuzzi che, sostenuto dall’amore e dalla comprensione della moglie Dina – presente alla bella serata con i figli Ivan e Pierpaolo -, decise di impiantare un’azienda viticola proprio sulle colline di Cialla, da sempre terra di vini autoctoni di valore, come appunto lo Schioppettino, allora in serio pericolo di definitiva scomparsa, ma che la tenacia e l’intraprendenza di questi novelli viticoltori hanno permesso di salvare, anche grazie al determinante appoggio dei distillatori Nonino di Percoto che attribuirono proprio ai Rapuzzi, per questo loro coraggioso impegno – arrivarono a sfidare la legge che addirittura ne vietava la coltivazione – la prima edizione del Premio “Risit d’Aur”. Una storia rievocata da Claudio Fabbro che ha condotto l’incontro, fra dati e aneddoti, presentando appunto il libro, la sua autrice – il cui lavoro si divide tra California e Italia – e i quattro produttori. Ma anche i personaggi che hanno contribuito a rilanciare l’immagine del Vigneto Friuli come Luigi Veronelli, Gianni Brera e Mario Soldati.

Il saluto del sindaco Mariaclara Forti…

… e l’intervento di Laura Donadoni.

Simile l’avventurosa esperienza di Riccardo Caliari, veronese, ingegnere, da quattro anni a Prepotto dopo una importante parentesi a Montalcino, area fra le più celebrate della Toscana. Affascinato dalla ricca biodiversità di questa terra di confine, coltiva nove ettari a Novacuzzo, riservando un occhio di riguardo proprio allo Schioppettino – il vitigno, come è noto, è la Ribolla nera, in sloveno Pocalza – che affina in legno, come richiesto dal disciplinare, ma anche in anfora. Anche se veneto di origini, crede molto nelle tradizioni locali, tanto da chiamare l’azienda “Spolert”, il nome friulano della vecchia cucina in mattoni. Attribuisce grande importanza all’enoturismo, anche questa una carta da giocare sempre con maggior convinzione.

Alessandro Cossa

Pierpaolo Rapuzzi


Pure Flavio Schiratti ha cambiato vita, a cinquant’anni, dando vita a Ronc Soreli. Provenendo dal mondo industriale, ha molto investito a Prepotto acquistando una trentina di ettari, quasi tutti coltivati con vitigni a bacca bianca, fatta eccezione per il poco Schioppettino. Nel 2008 la prima vendemmia coincidente con la nascita della prestigiosa sottozona, che ha seguito dopo alcuni anni proprio quella di Cialla. Il suo Schioppettino ha rappresentato, con successo, il Vigneto Fvg alla recente degustazione nazionale condotta da Assoenologi al Vinitaly di Verona.
Autoctona invece, come il suo vino, Vie d’Alt, cantina presentata da Nadia Venica che con altre due sorelle porta avanti una bellissima realtà fondata dal nonno nel 1915. Un’azienda quindi tutta al femminile, diciotto ettari, in posizione panoramica invidiabile – da cui appunto il nome – a due passi dal Bosco Romagno. Lo Schioppettino è il rosso di punta, versatile ed elegante, per la produzione del quale le sorelle hanno appassionato anche i rispettivi mariti. Anche queste tre donne intraprendenti credono molto nel futuro enoturistico della zona.
“Nelle mani abbiamo un tesoro, guai a distruggerlo”, ha quindi ammonito Pierpaolo Rapuzzi ricordando proprio il lungimirante lavoro del padre. Un vino che ha una storia antica, tutta giocata tra Cialla e Prepotto, per il quale si dischiude un grande futuro, perché – per usare ancora le sue parole – è “semplice, facile da bere, ma complesso e di grande longevità”, caratteristico per quel singolare sentore di pepe nero originato dal rotundone. E poi si dice che il Friuli è soltanto terra di vini bianchi…

La degustazione degli 8 Schioppettini.

Tutte caratteristiche emerse anche nella degustazione che è seguita alla illustrazione delle aziende, le quali hanno presentato ognuna due Schioppettini, per cui si è trattato di un originale confronto tra ben sedici bottiglie di varie annate che hanno entusiasmato la platea, condotta alla scoperta delle peculiarità di questo grande, inimitabile vino, dalle parole appropriate del giovane sommelier-enotecaro Alessandro Cossa che ha sostituito egregiamente Liliana Savioli, impossibilità all’ultimo momento a intervenire. Tra gli estimatori del grande Schioppettino posto sotto i riflettori anche Giampiero Colecchia, voce autorevole delle Città del vino, che ha sottolineato l’opportunità di rafforzare le arcate di quel “ponte” già innalzato tra Prepotto e l’omonima frazione di Duino Aurisina proprio all’insegna del prodotto della vite, il professor Fulvio Ursini che, luminare dell’Università di Padova, ha scelto le colline di Dolegna del Collio per il suo “buen retiro”, e Ben Little, irlandese trapiantato in Friuli, “Pignolo dipendente”, ma innamorato anche degli altri vini di questa terra benedetta. E quindi anche dello Schioppettino di Prepotto e di Cialla. A tutti aveva dato il benvenuto, aprendo l’incontro, l’avvocato Mariaclara Forti, sindaco del piccolo Comune in riva al Judrio che crede molto nei progetti di valorizzazione dello Schioppettino e non perde occasione per escogitare e sostenere qualcosa di utile allo scopo. Tanto che un paio di anni fa le Donne del vino Fvg l’hanno premiata, facendola entrare nel loro benemerito sodalizio.

I grappoli dello Schioppettino.

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In copertina, i quattro produttori c on il sindaco Mariaclara Forti e la scrittrice Laura Donadoni.

Quando lo Schioppettino di Prepotto diventa un valido “pretesto” letterario

di Giuseppe Longo

PREPOTTO – Schioppettino di Prepotto protagonista nelle suggestive cantine sotterranee del Castello di Albana, tra boschi e vigneti che raccontano la storia della bellissima valle bagnata dalle acque del Judrio. Il motivo? La conclusione, con la consegna dei premi, del concorso letterario “Prepotto, i racconti dello Schioppettino”. Sì, perché il celebre rosso di questa terra di confine – la varietà, come noto, è la Ribolla nera o Pocalza – è diventato anche un valido “pretesto” per imbastire racconti e novelle che hanno per filo conduttore i vini e l’ambiente rurale di quest’area del Friuli, ultimo lembo a Est dei Colli orientali, perché poi, appena superato tra Albana e Mernico il “Ponte dello Schioppettino” (che bella serata a Calici di Stelle!) c’è Dolegna, e quindi il Collio.

L’incontro nel Castello di Albana mentre parla Pierpaolo Rapuzzi.

Mario Soldati, grande amico del Friuli – che pure i nostri telespettatori di una certa età ricorderanno per i famosi “Racconti del maresciallo”  -, aveva definito lo Schioppettino “un solitario senza macchia”. Ed è proprio questa affermazione-etichetta che ha rappresentato il tema conduttore di questa edizione del concorso organizzato dal Comune di Prepotto per celebrare le glorie di un vino veramente unico, inimitabile. Ecco dunque il verdetto della giuria: 1) “Come un re solitario” di Stefano Talamini, 2) “Come macchie senza nome” di Matteo Quaglia, 3) “Pergolati” di Raffaele Serafini. Nove invece gli scrittori scelti come finalisti (Sabina Dal Zovo, Emanuele Finardi, Rita Mazzon, Mariangela Miceli, Sandra Puccini, Rita Reggiani, Federica Savio, Paolo Steni ed Elena Vesnaver) su ben 180 partecipanti. Un numero molto consistente che dimostra quanto interesse abbia suscitato l’iniziativa letteraria – padrino il giornalista Luca Perrino, presidente dell’associazione “Leali delle notizie” – stimolando la civica amministrazione presieduta da Mariaclara Forti e l’Associazione Schioppettino di Prepotto, guidata dal giovane Mattia Bianchini, a continuare su questa proficua strada, aperta dalla felice idea di Barbara Pascoli, consigliere comunale, che si è tanto spesa per dare vita a questa bella e importante iniziativa per la valorizzazione del “gioiello” di Prepotto.
L’incontro nel Castello di Albana – d’estate cornice ideale per invitanti manifestazioni dedicate proprio all’enologia e alle bellezze di Prepotto – si era aperto con Duino & Book “Storie di Vini”, la cui chiusura ha avuto quale protagonista Massimo Romita, presidente del gruppo Ermada Flavio Vidonis, nonché assessore del Comune di Duino Aurisina, da pochi giorni proclamato Città del vino 2022: alla base dell’amicizia fra le due località, la presenza a due passi dal mare di un altro Prepotto, quello del Carso. Ma il pomeriggio ha offerto anche la possibilità di parlare tanto proprio di Schioppettino e della sua sottozona, una fra le più prestigiose, assieme a quella contermine, perché all’interno dello stesso Comune, di Cialla. Così, c’è stata una interessante disamina del professor Luca Iseppi, dell’Università di Udine, sul tema sempre più attuale della sostenibilità del vigneto, con dati e spunti offerti dagli ultimi studi e rilevazioni, oltre che sulla “montana” di Prepotto (ecosistema del bosco e bosco-terapia). Interessantissime poi le testimonianze di un discendente della famiglia Rieppi, storica produttrice di Schioppettino proprio ad Albana, e di Pierpaolo Rapuzzi, figlio maggiore dell’indimenticabile Paolo, l’appassionato viticoltore che, lasciata tutt’altra attività, con il convinto sostegno della moglie Dina Marangone, si avventurò appunto sulle colline di Cialla nella produzione di grandi vini: a lui si deve il merito di aver salvato, da ormai sicuro rischio di estinzione, proprio lo Schioppettino, tanto da meritare la prima edizione del Premio “Risit d’Aur” della Distilleria Nonino. Un’azione lungimirante, ripetutamente premiata e sottolineata come un luminoso esempio. Anche oggi, a distanza ormai di decenni, con uno Schioppettino sempre più protagonista. Non solo a tavolae e nelle degustazioni, ma appunto anche come “pretesto” letterario.
E per finire una nota… sportiva. Perché sotto le volte della cantina castellana sono risuonate anche le parole “Giro d’Italia”, che in Friuli come tutti sanno hanno qualcosa di “magico”. Il bravissimo Enzo Cainero è riuscito, infatti, a riportare sulle nostre strade la carovana rosa anche del prossimo maggio. E la tappa che prenderà il via tra i pescatori di Marano Lagunare si concluderà a Castelmonte, il cui Santuario mariano è amato da tutti, ancora in Comune di Prepotto. Ma all’arrivo i ciclisti, superata la non facile salita da Carraria, con cosa brinderanno? Con lo Schioppettino, ovviamente!

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In copertina il tipico grappolo dello Schioppettino e qui sopra colline nella suggestiva zona di Cialla.

Il mio ricordo di Isi Benini grande cantore dei vini friulani

Esattamente un mese fa, la solenne cornice di sala Ajace, nel palazzo municipale del capoluogo friulano, aveva ospitato la cerimonia di consegna dei premi della prima edizione del Concorso giornalistico Isi Benini – Città di Udine, promosso dall’Arga Fvg, l’associazione della Stampa agricola presieduta da Carlo Morandini. Oggi, dell’indimenticato giornalista nato a Moggio nel 1924 e morto prematuramente a Montevideo nel 1990, proponiamo l’affettuoso ricordo che Rosinella Celeste presentò anni addietro al Ducato dei vini friulani, il sodalizio voluto e creato proprio da Benini. Eccolo:

di Rosinella Celeste

Ringrazio la Corte ducale per avermi concesso l’opportunità di leggere un piccolo ricordo di un grande uomo, unico tra Gente Unica. E dedico questo mio scritto a tutti coloro che lo hanno conosciuto, a suo figlio Marco e alla moglie Bruna, ai Nobili di ieri e ai nuovi Nobili d’oggi. Sono pochi ma significativi ricordi: la memoria, si sa, va centellinata come il buon Vino!
Isi Benini, per noi Friulani, rimarrà sempre nelle “botti” della memoria, tra i ricordi più vividi e belli, più veri e appassionati, legati all’universo Vino! Fu questo eclettico giornalista del Messaggero Veneto, poi della Rai-Ts e oggi non del tutto scomparso, ma passato “a miglior vita” (se il Paradiso fosse un vigneto…!),  a far riscoprire i valori del vino friulano e regionale, a inventarlo e a darne coscienza delle sue qualità fino allora misconosciute.
Cominciò a parlarne nella rubrica radiofonica, da lui voluta, “Vita nei Campi”, dove esprimeva la passione per la civiltà contadina ed enoica, con entusiasmo quasi fisiologico e a volte con impennate poetiche, quasi fosse un nuovo Orazio friulano!
Ma non gli bastò: inventò la prestigiosa rivista “Il Vino”, corredata di carta patinata e artistiche fotografie, servendosi di collaboratori, giornalisti e scrittori di fama regionale e nazionale: Sergio Maldini, Piero Fortuna, Mario Soldati, Luigi Veronelli… Quest’ultimo disse di lui: “Di Isi Benini, che conobbi nel periodo più lieto e fattivo della mia vita, avevo molto da invidiare. Dico sul piano del giornalismo, della cultura e della simpatia. Lo invidiavo. La rivista “Il Vino” fu il primo veicolo per far conoscere in Italia l’enogastronomia del Friuli Venezia Giulia”.
Da ultimo, fu promotore e fondatore, nel 1972, del Ducato dei vini friulani; e da allora, i nobili si sono moltiplicati a dismisura. E il Ducato ha fatto viaggiare in tutto il mondo, come per una Via lattea, anzi una Via Enoica, i nostri vini. Personalmente, conobbi Isi Benini nella sede del quotidiano Messaggero Veneto di Udine negli anni 60… e subito gli scrissi (io, pressoché ventenne) che ammiravo il suo essere giovane!

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In copertina, Rosinella Celeste con il giornalista Isi Benini in una rara foto degli anni Sessanta.