Una piccola, grande vendemmia a Nimis a vent’anni dalla Docg Ramandolo

di Giuseppe Longo

Piccola, grande vendemmia quella che si è appena conclusa nei “ronchi” di Nimis. L’affermazione fotografa, infatti, esattamente come sono andate le cose in vigna in questo 2021 che coincide anche con il ventennale dell’approvazione della Docg Ramandolo, la prima ad essere riconosciuta nel Vigneto Fvg. La qualità, infatti, è ai massimi livelli, grazie all’uva perfettamente matura, ma la quantità – complici la gelata tardiva e l’intensa piovosità primaverile – è risultata piuttosto avara. Anche del 40 per cento in meno, mi ha detto qualche giorno fa Sandro Vizzutti. Parole confermate da Ivan Monai, alla vigilia della raccolta degli ultimi, appassiti grappoli di Verduzzo prima dell’arrivo del maltempo, previsto dall’Osmer per domani, giorno dei Santi. «Devo raccogliere ancora quei grappoli che mi hanno lasciato uccelli e caprioli», ha aggiunto il produttore di Ramandolo evidenziando i danni prodotti dalla fauna selvatica, specie nei vigneti vicini a boschi o a terreni abbandonati. Un problema, questo, evidente ormai da anni e che sta molto preoccupando i viticoltori, non solo della zona di Nimis e Tarcento, quella appunto “ritagliata” per dare vita alla denominazione di origine controllata e garantita, massimo grado di espressione e tutela della qualità di un vino.

Refosco dal peduncolo rosso.


E della vendemmia in questo angolo dei Colli orientali del Friuli, fra l’altro il più settentrionale, tanto che i suoi vignaioli sono gli ultimi a portare in cantina il frutto dell’annata, si è occupato efficacemente martedì scorso anche il programma “Lo scrigno” che va in onda da molti anni su Telefriuli ponendo l’accento su tanti aspetti della vita nella “Piccola Patria”. La troupe guidata dal direttore Daniele Paroni ha ripreso il lavoro di raccolta delle uve, tutto fatto a mano in quanto in queste zone di collina la meccanizzazione è pressoché impossibile, soffermandosi soprattutto nei vigneti delle sorelle Daniela ed Elena Comelli (“Matie”), alla prima vendemmia senza i preziosi consigli del padre Sergio che, novantenne, si è spento quest’estate. Un lavoro fatto secondo i crismi della tradizione, descritto minuziosamente anche attraverso le parole della mamma Teresa. Nelle vigne anche il dottor Marco Malison, responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti, che ha espresso interessanti osservazioni anche di carattere generale su questa stagione, sulla quale pesano gli effetti del secondo anno pandemico, sebbene fortunatamente una certa, incoraggiante ripresa si sia cominciata a registrare. Concetti ripresi poi pure da Giorgio Bertolla, presidente locale della stessa organizzazione agricola, e da Paolo Comelli, mentre i suoi vendemmiatori raccoglievano cantando villotte i bellissimi grappoli nelle giovani vigne terrazzate sulle colline dirimpettaie al monte Bernadia.
Una vendemmia che, dunque, va in archivio anche nella zona di Nimis. Poco generosa in termini di ettolitri, ma di grande qualità, a cominciare appunto dal dolce Ramandolo e dal generoso Refosco, nostrano e dal peduncolo rosso. Ed è proprio la qualità che fa grande e famosa una zona che ora, come l’intero Vigneto Fvg, guarda con fiducia alla ripresa, dopo i gravi danni causati dalle misure adottate nell’ambito della emergenza sanitaria, con una forte riduzione dei consumi provocata dal prolungato blocco di un settore così importante e vitale come quello della ristorazione, che nella zona di Nimis è molto conosciuto e rinomato.

La vallata di Nimis da Ramandolo.

Infine, va registrata una bellissima notizia. Anche Nimis infatti fa parte, assieme ad altri 25 Comuni del Friuli Venezia Giulia, dell’Associazione nazionale Città del Vino: si è appena saputo che Duino Aurisina è stata proclamata “Città del Vino 2022”, come dire che tutta l’attenzione nazionale nel prossimo anno sarà calamitata dalla località carsica e, appunto, dai Comuni che aderiscono all’Associazione stessa. Un riconoscimento importante sul quale dedicheremo un approfondimento nei prossimi giorni.

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In copertina, ecco alcuni grappoli di Verduzzo perfettamente maturi.

Vigneto Fvg, è sempre più drammatica la situazione del vino ancora invenduto

di Giuseppe Longo

Veramente drammatica, e purtroppo lo sarà sempre più se non interverranno cambiamenti in tempi rapidi, la situazione economica anche all’interno del Vigneto Fvg, a causa dei devastanti effetti dell’emergenza sanitaria e dei provvedimenti adottati per contrastarla, con il blocco pressoché totale, da mesi, della ristorazione (Horeca). Impressionante, infatti, la quantità di vino ancora invenduto che è pari a quello ottenuto in un’intera vendemmia (circa 2 milioni di ettolitri!). Come dire, che quanto raccolto nel 2020 – l’anno dello scoppio della pandemia, con le prime gravissime ripercussioni sul settore vitivinicolo – è praticamente ancora tutto fermo nelle cantine. Perché la distribuzione è appunto bloccata, ma anche perché i consumi sono ulteriormente calati a causa proprio delle accresciute difficoltà. Alla faccia dei risparmi personali che sarebbero in costante aumento…
«I numeri delle giacenze del vino, a fine marzo, comunicati dagli organi competenti sono preoccupanti – spiega infatti Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica viticola di Confagricoltura Fvg -. Quello che i numeri non dicono, purtroppo, è quanto di questo vino sia già imbottigliato e fermo. Tra l’altro, a esempio, nel primo trimestre del 2021 (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) l’imbottigliamento del Prosecco Doc è cresciuto del 7,4%; quello del Pinot grigio delle Venezie, dell’11,2%. Ciò non significa, però, che si vende più vino, ma semplicemente che ci si prepara a vendere quel vino (o, almeno, si spera di venderlo presto). Perciò – aggiunge Pace Perusini – il focus dell’attenzione dovrebbe essere posto proprio all’aspetto economico della questione con i produttori stretti in una morsa».

Michele Pace Perusini


«Da un lato – prosegue l’imprenditore di Corno di Rosazzo, braccio destro del presidente Philip Thurn Valsassina – l’Horeca che non paga le forniture a motivo delle aperture (e chiusure) a singhiozzo dei mesi scorsi (utilizzando i fornitori per finanziarsi, sostanzialmente); dall’altra, le nuove spese che l’azienda deve accollarsi per imbottigliare e prepararsi alle prossime aperture dei mercati. Mercati che sono cambiati nei tempi della pandemia. Infatti, se fino ad alcuni mesi fa funzionava ancora il mercato italiano ed europeo, attualmente riprendono a “tirare” i mercati esteri dove il programma di vaccinazione è avanzato (Stati Uniti, a esempio) e rallenta dove ancora il piano vaccinale stenta a decollare. Serve perciò – è la conclusione di Pace Perusini – accelerare realmente sul piano vaccinale e tutelare il credito dei produttori vitivinicoli anche con una norma, come proposto da Confagricoltura, che preveda di collegare l’erogazione dei sostegni pubblici alle aziende con la verifica del pagamento delle pendenze con i fornitori».

Bollicine di Prosecco.


Ma dicevamo del vino invenduto. «Circa 200 milioni di litri di vino in più rispetto allo scorso anno (da 54 a 56 milioni di ettolitri) giacciono ancora nelle cantine del nostro Paese per effetto della chiusura di ristoranti, bar ed enoteche in Italia e all’estero che ha fatto crollare i consumi fuori casa con gravi difficoltà per il settore vitivinicolo, in particolar modo quello legato ai vini a denominazioni di origine e indicazione geografica, a maggior valore aggiunto», afferma Coldiretti nel sottolineare che le difficoltà della ristorazione si trasferiscono a valanga sull’intera filiera dove sono impegnati in Italia 250 mila produttori di uve. E contribuire a questo dato, secondo l’ultimo aggiornamento reso disponibile dal ministero delle Politiche agricole, è purtroppo anche la nostra regione, come informa la Coldiretti del Friuli Venezia Giulia con il responsabile del settore vitivinicolo Marco Malison. «Le giacenze sul territorio – spiega –  ammontavano infatti, a fine marzo, a 2.079.886 ettolitri, circa l’equivalente di una vendemmia, con un incremento di quasi 4 milioni di litri sullo stesso periodo del 2020».
«Le giacenze di vino nella nostra regione sono di poco superiori a quelle del 2020 – commenta Malison –. Tuttavia, siamo ugualmente molto preoccupati. Primo perché le eccedenze italiane deprimono anche il mercato dei vini locali. Secondo perché il dato regionale è frutto di una forte adesione a misure di riduzione volontaria della produzione messe in atto dai viticoltori la scorsa vendemmia. Peccato però che gli aiuti economici collegati a questo impegno, che dovevano arrivare entro la fine di dicembre, ad oggi devono ancora essere liquidati. E questo aumenta la crisi di liquidità delle imprese già duramente provate dal lockdown e sta facendo infuriare i produttori».
Si tratta di produzioni di alta qualità in un Paese come l’Italia che è leader mondiale davanti alla Francia con la produzione tricolore è destinata per circa il 70% a vini Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 % per i vini da tavola. «In gioco – conclude Coldiretti – c’è il futuro del primo settore dell’export agroalimentare Made in Italy che sviluppa un fatturato da 11 miliardi di euro e genera opportunità di lavoro per 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in campi, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio e nell’indotto».

Grappoli di Pinot grigio.

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In copertina, operazione di imbottigliamento in Fvg.