Le viti “resistenti” tra presente e futuro: se ne parlerà domani a Farra d’Isonzo

(g.l.) “Le varietà viticole resistenti, presente e futuro”: questo il tema, molto interessante per coloro che operano nel settore vitivinicolo, che sarà sviluppato domani mattina, con inizio alle 10, nella sede del Museo della civiltà contadina di Farra d’Isonzo, in riva della Grotta 8. L’incontro è organizzato dalla civica amministrazione tramite l’assessore all’agricoltura Pierino Blasig.
Il convegno, che sarà moderato dal dottor Claudio Fabbro, vedrà la presentazione di varie relazioni di spessore. Ecco, pertanto, oratori e temi trattati: Raffaele Testolin La creazione delle varietà resistenti; Dènes Pálfi Le varietà resistenti in Ungheria; Paolo Sivilotti Esperienze di coltivazione sul nostro territorio; Eugenio Sartori Stato attuale del mercato; Marco Fragiacomo Esperienze e prospettiv; Robert Spinazzè I vini delle varietà resistenti, prospettive di mercato; Stefano Trinco Le varietà resistenti nelle denominazioni. I lavori saranno conclusi da una degustazione di vini ottenuti da uve di vitigni resistenti.
Ricordiamo che si tratta di nuove varietà di vite contraddistinte dall’acronimo Piwi e che vedono in prima fila gli studi e le ricerche dell’Università di Udine, tramite l’Istituto di genomica applicata, e dei Vivai cooperativi di Rauscedo, leader a livello mondiale nella produzione di barbatelle. Hanno caratteristiche che le rendono, appunto, “resistenti” alle avversità patologiche, con la possibilità di ridurre sensibilmente il numero dei trattamenti antiparassitari a tutto vantaggio dell’equilibrio ambientale.

È gradita la conferma di partecipazione al numero
329.5956799 o via mail: blasig.pierino@gmail.com

Agricoltura Fvg, è allarme: nel 2100 la regione potrebbe trasformarsi in… Sicilia

(g.l.) Allarme clima! Nel 2100 il Friuli Venezia Giulia potrebbe essere come la Sicilia. I rapporti tra i cambiamenti climatici, l’agricoltura e la sostenibilità sono stati, infatti, al centro del convegno annuale organizzato dal Collegio dei Periti agrari e Periti agrari laureati del Friuli Venezia Giulia. I relatori intervenuti hanno tracciato un quadro esaustivo e preoccupante sulla situazione del clima, sulle cause delle sue alterazioni e sulle possibili misure di adattamento e mitigazione attuabili in questo territorio.

Giovanni Cattaruzzi e Luigi Pravisani.

Dirigenti con i premiati.


Dopo gli interventi di Enos Costantini, divulgatore di cultura agraria, e di Fabrizio Goffredi, della Fondazione Agrifood e Bioeconomy Fvg, Andrea Cicogna, esperto di monitoraggio del clima di Arpa Fvg, ha descritto l’andamento dei principali parametri e fenomeni climatici (temperatura, piovosità, gelate e grandinate), nei vari periodi storici e le previsioni nel breve, medio e lungo periodo, sottolineando che, in caso di inerzia termica, la nostra regione potrebbe presentare, appunto entro il 2100, un clima analogo a quello attuale della Sicilia, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili per l’agricoltura della nostra regione.
Stefano Bongiovanni, direttore dell’area tecnica del Consorzio di Bonifica della Pianura Friulana, ha descritto le strategie finalizzate alla razionalizzazione dell’uso della risorsa idrica su scala comprensoriale, citando i numerosi progetti di ammodernamento della rete irrigua, volti a convertire il sistema di distribuzione da scorrimento superficiale a “pluvirriguo”. Quest’ultimo sistema presente attualmente in misura del 67 per cento delle superfici agricole regionali, determina un risparmio idrico del 50 per cento.
Durante l’incontro si è pure ricordata l’elezione di Giovanni Cattaruzzi (presidente del Collegio Fvg per 11 anni) a componente del consiglio del Collegio nazionale, con il sostegno dei Collegi del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, e presentato ai membri del Collegio regionale (che conta 380 iscritti) il nuovo presidente, Luigi Pravisani, eletto alla carica nel settembre scorso. Pravisani, proveniente dal mondo della scuola e dell’Università, è un libero professionista esperto in tematiche ambientali.
L’appuntamento svoltosi a Udine, infine, ha rappresentato l’occasione per consegnare due targhe per meriti professionali e didattici al perito agrario Paolo Del Zotto e a Marco Fragiacomo, dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Agrario “Brignoli” di Gradisca d’Isonzo. Ai lavori hanno partecipato anche Bernardino Lattarulo, coordinatore della Gestione separata della Cassa di previdenza Enpaia e il presidente del Consiglio nazionale, Mario Braga.

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In copertina e qui sopra colture in terreni aridi: quello che potrebbe avvenire in Fvg.

 

E all’Anteprima del Gran Premio Noè debutta il “resistente” Bianco Preval

di Giuseppe Longo

GRADISCA D’ISONZO – Si scrive Piwi (acronimo dal tedesco Pilzwiderstandfähig, cioè vitigni meglio attrezzati ad affrontare le malattie funginee), ma si legge più semplicemente “viti resistenti”. In Friuli Venezia Giulia, grazie all’Università di Udine (Istituto di genomica applicata) e ai Vivai di Rauscedo, come è noto, sono state create diverse nuove varietà, che hanno pure cominciato a produrre uva e quindi a dare i primi vini, peraltro subito promossi e apprezzati, anche perché ottenuti da vigneti meno trattati e quindi più in linea con il rispetto dell’ambiente. Come il Bianco Preval (dal nome di una nota area cormonese) degustato fra i numerosi Friulani e spumanti proposti a Gradisca d’Isonzo al termine dell’incontro organizzato quale Anteprima al Gran Premio Noè, la prestigiosa manifestazione dedicata al Vigneto Fvg.


Bianco Preval è un vino tutto Made in Gradisca, perché frutto del lavoro di studenti, insegnanti e personale tecnico dell’Istituto Agrario Giovanni Brignoli, diretto dal professor Marco Fragiacomo. Come informa la controetichetta, “è ottenuto dai vitigni resistenti Soreli e Fleurtai, derivati per incrocio con una varietà locale. La coltivazione biologica e il limitato numero di trattamenti permettono di ridurre l’impatto ambientale, mentre l’inerbimento, l’assenza di irrigazione e il ridotto numero di gemme a ettaro contengono la produzione. L’uva, raccolta manualmente, dopo una soffice pressatura, viene vinificata in acciaio con frequenti “battonage”. Il risultato è un vino dagli aromi intensi e persistenti, floreali e fruttati, con note di erbe aromatiche e spezie”.
La degustazione ha seguito, come si diceva, la cerimonia avvenuta in sala Bergamas dove c’era stata anche una interessante tavola rotonda, coordinata da Stefano Cosma, sul tema “Tocai Friulano: presente e futuro di un vino autoctono declinato al femminile”. Dopo l’intervento di Claudio Fabbro, autore del libro “Il Vigneto Friuli dall’arrivo dei romani alla partenza del Tocai”, hanno parlato Cristina Burcheri, coautrice del libro “Vitti di Tocai… 300”, Adriano Gigante, presidente del Consorzio delle Doc Fvg, e Stefano Gri, presidente dell’Associazione Piwi Fvg, quella appunto che riunisce i produttori di vini da “viti resistenti”. C’era anche Mariaclara Forti, sindaco di Prepotto, ancora raggiante per il successo del concerto a Castelmonte (con abbinata degustazione di otto Schioppettini di Prepotto e di Cialla, perfettamente presentati dalla sommelier Liliana Savioli, pure presente all’Anteprima gradiscana) della sera precedente e oggi ancora più felice per lo straordinario esito della tappa del Giro d’Italia conclusasi ieri pomeriggio proprio dinanzi allo storico Santuario mariano.
La degustazione, abbinata a prodotti del territorio, in collaborazione con le Pro Loco di Gradisca d’Isonzo e di Duino Aurisina – entrambe Città del vino Fvg e la seconda investita, come è noto, anche dall’onore di rappresentare quest’anno non solo le trenta della nostra regione, ma anche tutte le Città che sono disseminate lungo lo Stivale e nelle Isole – ha visto una applaudita passerelle di ottimi bianchi, quasi tutti Friulano (ex Tocai) e spumanti, accanto appunto al Bianco Preval “resistente” prodotto a Gradisca. Ecco i protagonisti: con l’Istituto Brignoli, c’erano Butussi, Cantina di Cormons, Sant’Elena, Blason, Borgo Trevisan, Sirch, Conte d’Attimis Maniago, Antonutti, Cantina Rauscedo, Gri Alessio, Scubla, Uninersità di Udine Oro Patriarchi, Venica, Specogna, Felluga Marco, Luisa, Collavini, Zorzettig, Bortoluzzi, Terre Faet Andrea Drius, Castello di Buttrio, Vie d’Alt, Canus, Muzic e Gigante. Vini che ancora una volta hanno dimostrato, ma non ce n’era bisogno, di quanto il Vigneto Fvg sia vocato alla produzione di bianchi, tanto che si sono affermati in tutto il mondo. E il caro, vecchio Tocai – che oggi si chiama, ingiustamente, solo “Friulano” – continua a esserne il portabandiera, anche se quantitativamente da tempo superato da altre varietà che, secondo le mode del momento, vanno per la maggiore.

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In copertina e qui sopra la degustazione; all’interno, il Bianco Preval e la tavola rotonda in sala Bergamas.

Gradisca e la “Rosa dell’Isonzo” radicchio pregiato da far conoscere e valorizzare

di Claudio Fabbro

Città del Vino, Gradisca d’Isonzo in Provincia di Gorizia, ricca di storia, di cultura ed arte. Doveva essere molto importante anche nei secoli passati se riuscì a scomodare persino Leonardo da Vinci, cui venne affidata la progettazione d’opere finalizzate a difenderla dagli attacchi dei Turchi e che tuttora fanno da cornice, con castello e cinte murarie. È sede di una storica Enoteca Regionale (“La Serenissima”, di cui si attende ansiosamente la riapertura) e di un benemerito Istituto Tecnico Agrario, il “Brignoli”, che – presieduto da un professore appassionato e carismatico al contempo, Marco Fragiacomo, nel 2018 insignito del Premio Foglia d’Oro a Dolegna del Collio – sta formando da anni tecnici preparatissimi sia in settore vitivinicolo (vini fermi, ma anche spumanti) che in altre specializzazioni. Fra questi troviamo anche giovani attratti da realtà agricole di nicchia fra cui, in particolare, l’ortofloricoltura. Presso l’Istituto ha sede, infatti, l’Associazione Produttori “Rosa dell’Isonzo”, le cui aziende si trovano a cavallo dello storico fiume Isonzo, in diverse Città del Vino: fra queste anche le new entry Moraro e Mariano del Friuli.

Fragiacomo con Fabbro a Dolegna.


Era partito subito con il piede giusto il Progetto di valorizzazione della “Rosa dell’Isonzo”, che fu anche protagonista prima dello scoppio della pandemia di tre giornate dedicate all’orticoltura, alla storia ed ovviamente alla degustazione, anche in abbinamento con diversi vini Doc Friuli Isonzo. Il progetto per la selezione di un nuovo radicchio ha quale capofila, appunto, l’Istituto Tecnico Agrario “Brignoli” e 25 produttori situati fra Gorizia e Fiumicello.
È stato registrato il marchio “Rosa dell’Isonzo”, si sono create le cassette ed i sacchetti per il confezionamento, si è costituito un Consorzio (www.rosadellisonzo.it), redatto un disciplinare e soprattutto sviluppato, in collaborazione con l’Ersa, un lavoro di selezione genetica degli ecotipi per giungere a definire una o due varietà standard, caratterizzate da caratteristiche estetiche e organolettiche ben definite. Il progetto ha una valenza sia didattica, volta a formare gli studenti nell’ambito della filiera orticola specializzata che imprenditoriale, in quanto si stanno aggregando e coordinando i produttori, creando massa critica di uno specifico prodotto.
In questo contesto, nel 2019 si era tenuta a Gradisca d’Isonzo una festa dedicata proprio alla Rosa dell’Isonzo nel parco della città. Tra chef che sperimentavano curiosità culinarie e una mostra dei produttori, il coordinatore dell’evento, perito agrario Giovanni Cattaruzzi, assieme agli organizzatori gradiscani Lucio Vittor e Paolo Mucchiut, aveva voluto inserire alcuni interventi tecnici volti a presentare compiutamente lo stato dell’arte del progetto.
Nell’occasione, era stato presentato il libro “La Rosa dell’Isonzo – Colori e sapori di una squisita storia del Friuli Venezia Giulia”. Quindi, in una successiva ed affollata tavola rotonda, che ho avuto il piacere di coordinare, erano intervenuti, con relazioni di apprezzato spessore, oltre al preside Marco Fragiacomo, l’assessore del Comune di Gradisca, David Cernic, i periti agrari Paolo Cappelli (Coldiretti – Campagna Amica ) e Giovanni Cattaruzzi (coordinatore del Progetto). Le conclusioni erano state affidate al presidente del Consorzio, Franco Baiutti, orticoltore e frutticoltore in Fiumicello, il quale aveva voluto rimarcare come ”l’intelligenza , disponibilità e lungimiranza imprenditoriali e l’eccellente rapporto fra Istituzioni (“Brignoli” in primis) ed organizzazioni professionali (Coldiretti, Campagna amica) siano riuscito, nel breve periodo, a superare divisioni e presunte classificazioni territoriali attivando un sistema da portare ad esempio”.
A seguire le degustazioni guidate di interpretazioni gastronomiche diversificate dal noto chef Giorgio Dal Forno (Antica Trattoria “Alle Viole” di Gradisca), intervistato dalla brillante Lisa Rossi, ed incontri diretti da parte di centinaia d’enogastronomi con gli allora 23 produttori della Rosa in un territorio felice ed altamente vocato che unisce l’Isontino alla “Capitale della Pesca” Fiumicello, in un significativo e molto gradito esempio di “Km Zero“.
L’occasione era stata propizia – per chi scrive – per illustrare ai partecipanti il ruolo importante che l’Associazione nazionale Città del Vino riveste e che da una trentina d’anni ha dato (e dà) molto per valorizzare le produzioni vitivinicole del cosiddetto “Vigneto Friuli”. Amministrazioni ed organizzazioni professionali, produttori singoli ed associati, oggi in Friuli Venezia Giulia – con il coordinamento apprezzato e puntuale di Tiziano Venturini – si ritrovano in un progetto condiviso e molto utile per dare visibilità e consolidare l’immagine di realtà in crescita, in un positivo ricambio generazionale che unisce le colline (Collio e Colli orientali) all’Isonzo, alle Grave ed Riviera friulana.

Il convegno del 2019.

CAMPAGNA DI PRODUZIONE
2021/2022

Andamento stagionale

La campagna di produzione del radicchio invernale Rosa dell’Isonzo si è svolta in condizioni climatiche favorevoli. Le gelate (con temperature mai al di sotto di -2/-3 °C) hanno consentito di ottenere un’ottima materia prima già in campo, pronta per la forzatura. Il prodotto è risultato infatti caratterizzato da un’accesa colorazione rosso rubino brillante e bianco avorio, organoletticamente caratteristico ed una qualità complessiva superiore alla media. L’annata si è protratta fra fine dicembre 2021 e metà marzo 2022 e può essere considerata fra le migliori degli ultimi anni.

Dati statistici socio-economici

Hanno partecipato alla campagna di produzione 22 soci le cui aziende sono collocate in 11 Comuni con un indotto occupazionale stimato di 60 unità lavorative fra familiari e dipendenti. La produzione commercializzata di prodotto fresco ha toccato i 25.400 chili per un fatturato che sfiora i 350.000 euro. La produzione di conserve e prodotti trasformati (radicchio in agrodolce e creme) è ancora limitata, ma in via di progressivo aumento.

Canali commerciali

Nella campagna 2021/2022 la Rosa dell’Isonzo ha contribuito in modo decisivo a sostenere l’economia delle piccole aziende a conduzione familiare che hanno commercializzato il radicchio tramite vendita diretta in azienda (oltre 8.900 chili), mentre i produttori più strutturati hanno utilizzato canali commerciali specializzati come i mercati generali (10.900 chili), Gdo – Grande Distribuzione Organizzata (1.900 chili), Horeca – Ristoranti e gastronomie (1.300 chili) e dettaglianti (2.400 chili).

Destinazione del prodotto
Gran parte della produzione è stata commercializzata in Friuli Venezia Giulia (21.500 chili) ed anche sul restante territorio nazionale, in particolar modo in Veneto, Trentino, Lombardia, Campania e Toscana; stanno assumendo un significativo peso economico le esportazioni caratterizzate da una domanda progressivamente sempre maggiore proveniente dall’Austria e dalla sua capitale Vienna.

Conclusioni

La Rosa dell’Isonzo costituisce una filiera agroalimentare fortemente orientata allo sviluppo di collaborazioni fra produttori con l’obiettivo di migliorare le ricadute economiche e sociali sul Friuli Venezia Giulia 86%, altre regioni italiane 7% territorio, Estero 7%. Dall’analisi dei dati della terza annata produttiva si può evincere l’importanza dell’idea progettuale a scopo didattico ed imprenditoriale partita dall’Istituto Tecnico Agrario “Brignoli” di Gradisca d’Isonzo e proseguita grazie all’impegno dei 25 soci effettivi del Consorzio.

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In copertina e qui sopra la “Rosa dell’Isonzo” un radicchio pregiato con ottime prospettive.

Fvg, la vitivinicoltura che cambia con l’arrivo delle “varietà resistenti”

di Claudio Fabbro

Obiettivo sulla nuova vitivinicoltura Fvg domani a Gradisca d’Isonzo, dove si porrà l’accento sulle ormai note “varietà resistenti” che coniugano la qualità della produzione con la salvaguardia dell’equilibrio ambientale, richiedendo meno interventi chimici per la loro difesa dagli attacchi parassitari. Nel Teatro comunale, dalle 15 alle 18, si terrà infatti un convegno sul tema “Le varietà e i vini resistenti del Friuli Venezia Giulia”, organizzato dal locale Isis “Brignoli-Einaudi-Marconi” con la collaborazione di Piwi Fvg e con il patrocinio del Comune di Gradisca.
La maggior parte delle varietà di vite coltivate è colpita da ampelopatie causate da funghi, virus, fitoplasmi ed insetti, verso i quali le piante non dispongono di resistenze intrinseche. La protezione da questi patogeni richiede pertanto un pesante ricorso a pesticidi, soprattutto nelle aree temperate, con piovosità ed umidità elevate. Nonostante la lotta fitosanitaria oggi sia condotta con principi attivi sicuramente più rispettosi dell’ambiente, la viticoltura resta l’attività agricola maggiormente impattante. In tale contesto, la diminuzione dell’utilizzo di anticrittogamici e la salvaguardia delle risorse ambientali sono considerate delle priorità.

Fragiacomo “Foglia d’Oro” (2018)…


Una delle più importanti soluzioni a questi problemi è, appunto, l’utilizzo delle “varietà resistenti” (“Piwi” acronimo dal tedesco Pilzwiderstandfähig che letteralmente significa “viti resistenti ai funghi”) ottenute da incroci naturali tra la Vitis Vinifera europea e una selezione di Vitis selvatiche di origine americana e asiatica, donatrici della resistenza alle malattie fungine.
Fin dalla metà del secolo XIX, con l’arrivo prima della fillossera e poi di altre malattie, gli incroci si sono resi necessari per evitare l’estinzione della viticoltura e per perseverarne la coltivazione. Già dal 1890 ci furono i primi incroci tra vite selvatica americana (Vitis labrusca) e Vitis vinifera europea, tuttavia con risultati qualitativi modesti (uva Isabella o Fragola) e con un successivo rallentamento della ricerca. Tutto cambiò a partire dagli anni Cinquanta, con un nuovo forte interesse di ricerca dovuto alla pressante necessità di coesistenza ambientale della vite con fattori inquinanti e scarsità idrica, e con nuovi incroci che furono realizzati tra Vitis vinifera europea e Vitis di origine asiatica presso vari istituti di ricerca soprattutto del centro ed est Europa (come ad esempio l’Istituto di Friburgo e Geiweilerhof in Germania, l’Università di Novi Sad in Serbia, l’Università Brno in Repubblica Ceca, l’Istituto Eger in Ungheria). Incroci multipli e successivi per impollinazione, mixando varietà e preservando i geni della resistenza ai patogeni associandoli alla validità della vinificazione. Oggi le uve e i vini ottenuti da varietà resistenti sono perfettamente corrispondenti alle uve tradizionali da vino e iscritti ai Cataloghi vitivinicoli nazionali.

… e alla Rosa dell’Isonzo (2019).

L’AGRARIO “BRIGNOLI”
DI MARCO FRAGIACOMO

Particolarmente sensibile al problema – come ci conferma il dirigente scolastico Marco Fragiacomo – è l’Istituto agrario “Brignoli” con uno staff motivato alquanto per proporre, grazie ad una seria preparazione degli allievi, dei prodotti destinati ad un consumatore sempre più attento alla sostenibilità ambientale, alimentare e dintorni. Non a caso, sin dal 2016 il “Brignoli” ha iniziato a sperimentare in località Preval, cioè fra Mossa, il Collio e la Brda, la coltivazione di “viti resistenti” in un vigneto biologico in cui ritroviamo protagonista il vitigno autoctono Tocai friulano, declinato in nuovi incroci che porteranno sulle tavole vini al netto di chimica invasiva, sia a valere per i trattamenti antiparassitari (Oidio e Peronospora in primis) che diserbanti vari. Leggeremo allora in etichetta nomi varietali quali Soreli e Fleurtai, rigidamente Piwi.
Per saperne di più – prosegue il professor Fragiacomo (Premio “Foglia d’Oro” del Comune di Dolegna del Collio nel 2018) – allievi, tecnici e viticoltori potranno ritrovarsi al Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo il 28 marzo, dalle ore 15 alle 18, per ascoltare da ricercatori di chiara fama, quali Stefano Gri e Alexander Morandel (Piwi Fvg e International), Gabriele Di Gaspero (Iga ovvero Institute of Applied Genomics), Luca Grizzo (Progetto Natura), Flavio Montanino (“Brignoli”), Emanuele Serafin (enologo) e Luca De Palma (winemaker) tutte le novità che animano questo affascinante nuovo mondo della vitivinicoltura.
Dopo il convegno, cui collaborano il Comune di Gradisca d’Isonzo e la Bcc Staranzano-Villesse – moderato dal perito agrario Giovanni Cattaruzzi – i partecipanti potranno anche degustare i vari vini Piwi, guidati dagli assaggiatori dell’Onav di Gorizia e dell’Associazione Narratori del Gusto. Come è noto, l’Istituto “Brignoli” è anche impegnato da anni nella valorizzazione della “Rosa dell’Isonzo”, prezioso radicchio che non può mai mancare nel menù invernale dei ristoranti impegnati nella valorizzazione dei prodotti dell’Isontino.

Fleurtai…

L’ASSOCIAZIONE PIWI
FRIULI VENEZIA GIULIA

L’associazione è nata nel 2018 con lo scopo di unire l’eccellenza delle aziende regionali che producono vini da “varietà resistenti”e promuovere l’interscambio di informazioni a riguardo di questa tipologia di viticoltura. Terre di Ger è socio fondatore dell’associazione.
A seguito delle autorizzazioni a coltivare queste tipologie di viti, nel 1999 ad Einsiedeln (Svizzera) si costituì l’associazione “Piwi International” con lo scopo di raggruppare le cantine produttrici di vini ottenuti da vitigni resistenti e promuovere lo scambio di informazioni tra esse. Ad oggi sono circa 400 i produttori iscritti e 2000 i soci simpatizzanti tra enologi, vivaisti e tecnici del settore.
Le nazioni dove si utilizzano i vitigni Piwi sono: Austria, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia, Polonia Belgio, Francia, Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Canada e Cina. In Italia, attualmente, solo in alcune regioni, soprattutto nel Nord-Est, è possibile coltivare queste nuove varietà.
La prima autorizzazione di impianto dei “vitigni resistenti” è avvenuta nella provincia di Bolzano, grazie alle sperimentazioni fatte dagli Istituti di San Michele all’Adige, Laimburg e Fondazione Mach e quindi alla costituzione della prima Piwi regionale italiana dell’Alto Adige nel 2003, integrata dalla Piwi Trentino nel 2010, con i primi vigneti autorizzati lungo la Val d’Adige da Egna e scendendo fino a Trento, coinvolgendo anche la Cantina Sociale di Trento. Nel 2015 la Regione Veneto definì le varietà resistenti Iper-biologiche e, grazie all’intervento di Veneto Agricoltura e della Scuola Enologica di Conegliano che hanno analizzato le caratteristiche organolettiche delle uve, si è proceduto all’autorizzazione di tutte le venti varietà iscritte al Ministero delle Politiche Agricole. Nello stesso anno a Mel (Belluno) è nata la Piwi Veneto. Nell’anno successivo (2016) a seguito delle autorizzazione di impianto è stata costituita la Piwi Lombardia.

VCR E UNIVERSITA’ DI UDINE:
I PRIMI DIECI VITIGNI

Il Friuli ha percorso una via sostanzialmente diversa, approcciando la ricerca grazie ai Vivai Cooperativi di Rauscedo e all’Università di Udine.
Già nel 2006, i Vcr avevano percepito la necessità di dare risposte concrete alle emergenti necessità in tema di sostenibilità vivaistico-viticola; per tale motivo, hanno instaurato una proficua collaborazione con l’Università di Udine e l’Istituto di Genomica Applicata con l’obiettivo di mettere a disposizione dei viticoltori nuove varietà di uva da vino resistenti alle più pericolose malattie.
Le prime dieci varietà italiane resistenti, di cui Vcr è licenziatario esclusivo, sono il risultato di un lungo percorso di molti anni. L’ultima tappa di questo progetto riguarda la valutazione agronomica ed enologica dei nuovi vitigni, ed ha consentito l’iscrizione al Catalogo nazionale nel 2015 di:
FLEURTAI® (B.) SORELI® (B.) SAUVIGNON KRETOS® (B.) SAUVIGNON NEPIS® (B.) SAUVIGNON RYTOS® (B.) MERLOT KHORUS® (N.) MERLOT KANTHUS® (N.) CABERNET EIDOS® (N.) CABERNET VOLOS® (N.) JULIUS® (N.) e la successiva loro diffusione in Italia e all’estero. Oggi, dopo aver raggiunto questo primo traguardo, la valutazione è concentrata su sette nuovi vitigni, sempre costituiti dall’Università di Udine nati dall’incrocio di Pinot nero e Pinot bianco con nuovi e più performanti donatori di resistenza, tra cui il “99-1-48” cortesemente fornito dall’ibridatore Pal Kozma. Tra questi sarà richiesta l’iscrizione al Catalogo nazionale di quattro nuovi incroci: 109-033 (B.) 109-052 (B.) 156-537 (N.) 156-312 (N.). Nelle pubblicazioni Quaderno 18 dei Vivai di Rauscedo sono elencate tutte le caratteristiche organolettiche e le esperienze in campo degli ultimi sette anni.
Nel 2018 la Regione Fvg ha autorizzato (seppure in osservazione) l’impianto delle varietà resistenti sopra elencate e sulla base di questo storico risultato è stata fondata l’associazione “PIWI Friuli Venezia Giulia”, con lo scopo di unire l’eccellenza delle aziende regionali che producono vini da varietà resistenti e promuovere l’interscambio di informazioni riguardanti questa tipologia di viticoltura.

… e Cabernet Eidos.

LA GESTIONE DEL VIGNETO
“OLTRE IL BIOLOGICO”

L’Associazione ha lo scopo principale di raggruppare i produttori da “varietà resistenti”, i simpatizzanti e gli operatori di settore con l’intento di diffondere e promuovere la sostenibilità viticola attraverso un modo di gestire il vigneto “oltre il biologico”, contenendo gli interventi di difesa e incentivando la naturalezza delle uve. Sostenibilità dentro il vigneto, attorno al vigneto, e a favore del consumatore è lo slogan primario.
L’Associazione ha un proprio atto costitutivo regolarmente registrato e uno statuto che sono stati approvati dalla “Piwi International”.
Lo statuto prevede due categorie di associati, gli Ordinari e i Gold.
La categoria Gold raggruppa tutti coloro che:
hanno piantato un vigneto resistente tracciabile e individuabile;
presentano una scheda tecnica di gestione a fini statistici del vigneto;
presentano una denuncia delle uve prodotte;
presentano una documentazione di conduzione in conversione Bio o certificazione Global Gap.
hanno una dichiarazione di resa massima consentita per ettaro rapportata alla Doc di appartenenza.
I soci hanno la possibilità di utilizzare il marchio “Piwi Friuli Venezia Giulia” nella loro documentazione e di partecipare alle degustazioni itineranti e masterclass con i loro vini, nonché di sviluppare un trend di mercato riconoscibile e certificato. L’obiettivo è lo sviluppo di incontri itineranti di confronto e osservazione tra le varie Province, documentando aspetti agronomici ed enologici diversi e fornire supporto statistico certo alla ricerca. Gli associati Ordinari sono tutti coloro che simpatizzano e partecipano alle attività ed agli eventi programmati.

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In copertina, Chardonnay e Bianco Preval prodotti dall’Istituto agrario “Brignoli” di Gradisca d’Isonzo.