Il 2024 partito all’insegna del rilancio della Cooperativa Pescatori San Vito con la vendita diretta del pesce fresco

La OP Cooperativa Pescatori San Vito di Marano Lagunare marcia spedita verso il risanamento e il rilancio. Infatti, al 31 dicembre 2023 è stata onorata l’ultima rata del debito previsto dal Piano concordatario completando così, con successo, la complessa procedura attivata nel 2019.
Inoltre, con effetto da questo mese di gennaio, è in corso la procedura per rimuovere l’annotazione di impresa ammessa al concordato in continuità e il consiglio di amministrazione ha predisposto il bilancio di previsione in equilibrio dopo anni di situazioni molto delicate sia sotto il profilo economico che finanziario.
«Nel frattempo – informa il presidente Sandro Caporale -, dopo l’uscita dalla gestione diretta del mercato ittico all’ingrosso, con l’inizio del 2024 la Cooperativa ha avviato la vendita diretta di pesce fresco (a cassette) anche ai privati. Gli interessati possono effettuare i loro acquisti direttamente, presso la Cooperativa, in via Serenissima 30, a Marano Lagunare, nei pomeriggi di martedì e venerdì, dalle ore 16 alle 17. Una bella opportunità di acquisto e consumo per la comunità maranese e per tutti gli amanti del pesce fresco».

Per ulteriori informazioni e per qualsiasi necessità, gli uffici della Cooperativa sono a disposizione al numero telefonico 0431.67004.

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In copertina, la vendita al dettaglio al mercato ittico di Marano Lagunare.

Confcooperative Fvg, coltivare il mare con la pesca sostenibile: gli scopi del progetto oggi in un convegno a Marano

Con il completamento della posa di 64 strutture artificiali sommerse, al largo di Lignano Sabbiadoro, si è conclusa la parte più impegnativa del progetto “Upi – Unità Produttiva Ittica” realizzato da Confcooperative Fvg su un’idea del consorzio Cogepa, con un sostegno europeo pari a 570mila euro, erogato dalla Regione Fvg tramite il fondo Feamp 2014-2020. Scopi e risultati attesi saranno illustrati dai protagonisti, oggi 5 dicembre, a Marano Lagunare (in Pescaria Vecia), a partire dalle ore 16.30.
Dopo l’introduzione del presidente regionale di Confcooperative Fvg, Daniele Castagnaviz, il progetto sarà descritto da Giovanni Dean, di Confcooperative FedAgriPesca Fvg. Ai partner del progetto è stato affidato il compito degli approfondimenti durante una breve tavola rotonda alla quale parteciperanno: Riccardo Milocco, presidente del Consorzio di pescatori Cogepa, che avrà il compito di gestire le Upi; il progettista Guido Beltrami; Pietro Gentiloni del Cirspe e Claudio Franci di Bio-Res. Walter De Walderstein, responsabile scientifico del Consorzio Cogiumar, porterà una panoramica di altre strutture simile presenti in Friuli Venezia Giulia. Gli interventi conclusivi sono stati affidati all’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, e al coordinatore del Settore pesca e acquacoltura di FedAgriPesca Fvg, Achille Ghenda.

Per sostenere il settore regionale della pesca e aumentare la biodiversità marina, a 9 e a 14 metri di profondità, rispettivamente a circa 2 e 3 km al largo di Lignano Sabbiadoro, sono stati immersi gli “scogli” artificiali realizzando due aree circolari che avranno lo scopo di offrire riparo e vita per pesci, molluschi e crostacei. La porzione di mare afferente al progetto, costantemente monitorato, investe una superficie di circa 800 ettari. Si tratta di un modello innovativo di gestione delle risorse marine e della pesca, sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Non si deve dimenticare, infatti, lo stato di crisi del comparto regionale, sia a causa della riduzione del pescato che delle flotte dedicate. Una crisi che colpisce soprattutto la pesca artigianale in conseguenza della mancanza di risorse ittiche, della riduzione dei “nutrienti”, dei cambiamenti ambientali e dell’invasione di specie “aliene”.
«Favorire il ripopolamento delle nostre acque significa dare prospettive concrete alla diversificazione delle attività legate alla gestione della risorsa mare che, in futuro, saranno sempre più importanti come il pescaturismo e l’ittiturismo – sottolinea Milocco -. Per rispondere alle sfide che la pesca ha davanti e per favorire il rinnovamento generazionale rendendo la professione più attrattiva per i giovani, i pescatori hanno l’esigenza di integrare la tradizionale attività di pesca con nuove fonti di reddito. Progetti come questo, insomma, possono davvero far fare quel passo nel futuro a tutto il comparto, dando continuità alla filiera della pesca nella nostra Regione, nei prossimi anni».
Le piramidi sono “protette” dalla pesca a strascico da apposite strutture posizionate sui fondali. Come detto, l’intervento ha lo scopo di aumentare le superfici sottomarine solide con degli scogli “artificiali” ottenendo un effetto protettivo per il pesce di taglia piccola e di aggregazione per la fauna ittica in generale, aumentando così anche la presenza della specie ittiche pregiate: spigole, orate, ombrine, sogliole, triglie di scoglio, come già verificato dai risultati dei primi monitoraggi, a 90 giorni dalla posa.
In futuro, ci si aspetta di vedere aumentare la presenza e la biodiversità ittica con la presenza di altre specie come saraghi, corvine, scorfani e anche qualche astice, tipiche dei fondali rocciosi e con apprezzabile valore commerciale. Nell’area di mare considerata, l’attività di pesca artigianale verrà condotta direttamente dai pescatori (“coltivatori del mare”), grazie a un regolamento di gestione redatto dal Cogepa, verificando costantemente quantità e qualità dei prelievi. Durante l’incontro maranese, il progetto verrà presentato anche tramite la proiezione di un filmato illustrativo realizzato dalla cooperativa Varianti di Udine.

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In copertina, pesca tradizionale a Marano Lagunare e all’interno la posa di tecno reef a Lignano.

(Foto Cooperativa Varianti)

Nuova casa per pesci, crostacei e molluschi con le piramidi sottomarine al largo di Lignano

Una serie di isole artificiali sommerse per sostenere il settore regionale della pesca e aumentare la biodiversità marina. Sono gli scopi principali del progetto “Upi – Unità Produttiva Ittica” ideato da Confcooperative Fvg, con un sostegno europeo pari a 570 mila euro e recentemente giunto nella fase pratica della sua realizzazione. Infatti, è in corso la posa delle strutture sottomarine a 10 metri di profondità, a circa 3 chilometri al largo di Lignano Sabbiadoro, che avranno lo scopo di offrire riparo e vita per i pesci, i molluschi e i crostacei dell’Alto Adriatico. La porzione di mare afferente al progetto, monitorato in precedenza e che continuerà a essere controllato nei prossimi mesi, in collaborazione con tecnici (anche subacquei), esperti, il Cogepa Monfalcone-Trieste e la validazione dell’Università di Udine, è di circa 800 ettari di un’area che Arpa Fvg ha definito con uno stato ecologico “buono”.


Un modello innovativo di gestione della risorsa e della pesca sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Non si deve dimenticare, infatti, lo stato di crisi del comparto regionale, sia a causa della riduzione del pescato (-74% a Grado e -54% a Marano Lagunare, negli ultimi 10 anni) che delle flotte (-20%). Una crisi che colpisce soprattutto la pesca artigianale in conseguenza della mancanza di risorse ittiche, della riduzione dei “nutrienti”, dei cambiamenti ambientali e dell’invasione di organismi in competizione (granchio blu, ctenofori ecc.).
«Favorire il ripopolamento dei nostri mari significa anche dare prospettive concrete alla diversificazione delle attività che, in futuro, saranno sempre più importanti come l’ittiturismo e le attività legate alla gestione della risorsa mare – sottolinea Riccardo Milocco, presidente del Consorzio Cogepa -. Per rispondere alle sfide che la pesca ha davanti e pure per favorire il rinnovamento generazionale rendendo la professione più attrattiva per i giovani, vogliamo aumentare il nostro protagonismo all’interno della “blue economy”. I pescatori hanno l’esigenza di integrare la tradizionale attività di pesca con nuove fonti di reddito. Progetti come questo non sono quindi semplici “infrastrutture”, ma possono davvero far fare quel passo nel futuro a tutto il comparto, dando continuità alla filiera della pesca nella nostra regione, nei prossimi anni».
Delle piastre ottagonali di calcestruzzo “naturale”, a superficie ruvida, con degli enormi fori circolari, costituiscono la base per i moduli assemblati in maniera stabile a formare 80 piramidi adatte a promuovere la vita marina. Le piramidi saranno “protette” dalla pesca illegale a strascico da apposite barriere posizionate sui fondali. Come detto, l’intervento ha lo scopo di aumentare le superfici sottomarine solide con degli scogli “artificiali” ottenendo un effetto di attivazione della catena alimentare e di aggregazione, aumentando così la presenza della popolazione ittica, soprattutto locale: branzini, orate, ombrine, cefali, sardoni, sardelle, suri. Nell’area di mare considerata, l’attività di pesca verrà condotta in modo sostenibile, grazie a un regolamento redatto dal Cogepa, verificando costantemente l’entità e la qualità dei prelievi. La fase realizzativa del progetto terminerà in novembre, ma i suoi effetti si vedranno negli anni futuri.

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In copertina e all’interno due immagini della posa delle strutture in mare a Lignano.

Pescatori “San Vito”, dalla barca al piatto con la guida affidata a Sandro Caporale

La recente assemblea degli oltre 160 soci della OP Cooperativa Pescatori “San Vito”, di Marano Lagunare, ha portato molte novità nel gruppo dirigente e nella progettualità dell’impresa di pesca nata nel 1951 e punto di riferimento della blu economy della Riviera friulana. Per la prima volta, infatti, per dare nuova linfa e slancio alla cooperativa, alla presidenza è stato eletto un tecnico: Sandro Caporale, vicepresidente regionale di Manageritalia, che commenta: «Su indicazione dell’assemblea sociale e di Confcooperative Fvg, Associazione di categoria alla quale la cooperativa di pescatori aderisce, mi sono messo a disposizione, con un incarico biennale, per affrontare con determinazione e impegno i tanti passaggi che ci aspettano, nel futuro prossimo, e realizzare le progettualità che il vecchio consiglio di amministrazione, in buona parte, aveva già disegnato».

Sandro Caporale


«Di questo progetto – spiega l’ex presidente e attuale consigliere d’amministrazione, Riccardo Milocco – fa parte il trasferimento della gestione diretta del Mercato Comunale la cui convenzione scadrà a fine mese di luglio, l’esternalizzazione di alcuni servizi amministrativi, e il riconoscimento europeo, avvenuto nei primi mesi del 2023, del passaggio da cooperativa a Organizzazione di produttori».
Nonostante alcuni anni di difficoltà, derivate pure dai cambiamenti biologici e ambientali avvenuti in laguna, l’OP “San Vito” mantiene un fatturato annuo di circa 7 milioni di euro e si avvia a realizzare un nuovo progetto assai ambizioso anche grazie al sostegno di Confcooperative Fvg e di FondoSviluppo Fvg che, complessivamente, hanno messo in campo 380 mila euro da aggiungere ai 500 mila euro che i soci hanno versato come capitalizzazione.
«Entro un anno, la nuova casa della Op “San Vito”, in quello che oggi è il Centro Spedizione Molluschi, sarà completata – aggiunge Nicola Galluà, segretario generale di Confcooperative Fvg -. Oltre ai molluschi, verranno lavorati tutti i pesci della flotta maranese che prenderanno la via del dettaglio con la realizzazione di impianti di lavaggio e preparazione del pescato. Ci sarà pure lo spazio per una pescheria vera e propria dove i consumatori potranno acquistare direttamente il frutto del lavoro quotidiano dei soci della OP. Dunque – conclude Galluà – il progetto sarà più in linea con la razionalizzazione della gestione, con l’aumento dei servizi forniti ai soci e con la valorizzazione della risorsa locale pesce con un occhio di riguardo per ciò che, in questi anni, chiedono i consumatori (turisti compresi): possibilità di acquisto di prodotti tipici, al giusto prezzo e con il minor numero di intermediari possibili accorciando la filiera “dalla barca del pescatore al piatto”».

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In copertina, alcuni pescherecci all’ormeggio e pronti a salpare a Marano Lagunare.

Il mare con i prodotti della pesca sarà anche oggi grande protagonista a Marano

Uscite in pescaturismo in laguna, attività di vallicoltura nella Valle Nalon, visite guidate alla riserva naturale Valle Canal Novo, visite guidate al Museo della Laguna e alla mostra “Regolazioni per i Pescattori”, show cooking coordinati da Franca Rizzi: la Pescaria Vecia di Marano Lagunare da ieri è il punto di riferimento per un fine settimane davvero unico.


È stato inaugurato, infatti, ieri mattina “Fish Very Good in Laguna” che sarà protagonista anche oggi, 28 agosto, con una serie di iniziative coordinate al fine di valorizzare le attività di pesca e di acquacoltura presenti sul territorio, l’habitat umano e naturale, il ricco patrimonio storico e culturale legato alle tradizioni della pesca, nonché di promuovere le eccellenze ittiche di mare e di laguna in cucina. La manifestazione è organizzata da Aries – società in house della Camera di commercio Venezia Giulia, in qualità di capofila del Flag (Fisheries Local Action Group ) Gac Fvg, in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Marano Lagunare.

Ad aprire ieri la manifestazione è stato il sindaco Mauro Popesso, rilevando quanto sia importante valorizzare il territorio attraverso la pesca che proprio a Marano vanta una grande professionalità. Professionalità sottolineata anche da Roberto Sesso, vicepresidente del Gac Fvg che, nel portare il saluto del presidente Antonio Paoletti, ed evidenziando che «il Gac Fvg già da dieci anni è impegnato a fianco degli operatori della pesca e acquacoltura per le loro tutele, per il loro incremento, promuovendo filiere corte e facendosi carico anche della promozione dell’ incentivazione dell’aspetto turistico di questo settore, come stiamo facendo anche in questi giorni proprio a Marano Lagunare».

Dopo la tre giorni di metà luglio in piazza del Ponterosso a Trieste con Fish Very Good – Il Salone a miglio e il matrimonio con la Malvasia nell’evento a Portopiccolo del 29 luglio, Fish Very Good è dunque sbarcato a Marano Lagunare, cuore pulsante e nevralgico della pesca e acquacoltura Made in Fvg. E lo ha fatto con ben 23 proposte di fruizione del territorio, in chiave turistica, culturale, paesaggistica, gastronomica, con sempre la pesca e l’acquacoltura al centro. «Show cooking – ha ricordato Paolo Marchese, di Aries Scarl – a base di prodotti ittici di mare e di laguna stagionali, uscite in barca in abbinamento a tour cicloturistici per le zone di pesca, visite guidate a luoghi di allevamento e cattura come valli da pesca e bilance, esperienze di pescaturismo in laguna, tour per canali e casoni, passeggiate storiche, visite a musei e mostre sono gli ingredienti dell’iniziativa».
Le esperienze e attività programmate sono per la maggior parte gratuite, altre ad un prezzo decisamente promozionale, grazie all’intervento del progetto Fish Very Good appunto, e dei finanziamenti assicurati da Fondo Europeo per la Pesca e le Attività Marittime, dal Ministero per le Politiche agricole alimentari e forestali e dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

“Fish Very Good in Laguna” è un’azione del progetto FVG – Fish Very Good – Fresco Vicino e Genuino, progetto di promozione del prodotto ittico locale e di valorizzazione delle zone di pesca e acquacoltura del Friuli Venezia Giulia, finanziato nell’ambito della strategia di sviluppo locale e relativo piano d’azione del Flag GAC FVG. Il Flag GAC FVG è il gruppo di azione locale per la pesca del Friuli Venezia Giulia composta da 11 partner pubblici e privati che ha elaborato una strategia di sviluppo locale e il relativo piano d’azione, finanziata dalla Misura 4.63 del P.O. Feamp 2014-2020 – Fondo Europeo per le Attività Marittime e della Pesca.

Programma e informazioni su www.fishverygood.it

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In copertina e all’interno alcune immagini della prima giornata di “Fish Very Good in Laguna” a Marano.

 

Schioppettino e… Otto Stagioni con la “Busoni” di Belli domani a Castelmonte

(g.l.) Quando il vino s’intreccia con la musica… E in questo caso si tratta di un celebre autoctono friulano, lo Schioppettino di Prepotto, che creerà una perfetta intesa con un’altrettanto celebre formazione musicale della nostra regione: la Nuova orchestra “Ferruccio Busoni”, diretta da Massimo Belli.

L’Orchestra con il maestro Massimo Belli.


Schioppettino e Busoni daranno infatti vita, domani, a un affascinante pomeriggio in un luogo di sicura suggestione: il Parco della Croce dinanzi al Santuario di Castelmonte, la meta più amata dai devoti del Friuli Venezia Giulia, ma non solo. Alle 18, nello splendido scenario, in occasione della Giornata mondiale della Diversità culturale per il Dialogo e lo Sviluppo, l’Orchestra del maestro Belli, con il violinista Lucio Degani, proporrà infatti un concerto dal singolare titolo “Le Otto Stagioni”, in quanto alle quattro classiche di Antonio Vivaldi si aggiungeranno quelle di Astor Piazzolla, il Maestro del Tango argentino, sulle… note proprio dello Schioppettino di Prepotto e di Cialla. Il concerto verrà presentato da un’annunciatrice d’eccezione, la sommelier Liliana Savioli, che alla fine della ricca proposta musicale guiderà una degustazione del grande vino rosso che risponde anche ai nomi di Ribolla nera e Pocalza (in lingua slovena).

Grappoli di Schioppettino.

Il concerto è organizzato dal Comune di Prepotto in collaborazione con la Nuova orchestra Ferruccio Busoni e con il contributo di Regione Friuli Venezia Giulia, Turismo Fvg, Santuario della Beata Vergine di Castelmonte e Ministero della Cultura: un’ottima premessa alle manifestazioni che la civica amministrazione di Prepotto, sotto la regia del sindaco Mariaclara Forti, ha indetto quale corollario alla tappa del Giro d’Italia del prossimo 27 maggio che, dopo la partenza da Marano Lagunare, si concluderà proprio ai piedi della famosa Chiesa mariana che da mesi, la notte, è immersa in una luce rosa, il colore della grande manifestazione ciclistica cui anche queste zone, collinari e montane, attribuiscono speciale rilevanza per il suo messaggio mediatico internazionale, prezioso per il rilancio turistico dell’area, ma anche per far conoscere i suoi prodotti d’eccellenza come appunto lo Schioppettino.

Il violinista Lucio Degani.

Ingresso libero con prenotazione fino ad esaurimento di posti – Cellulare o WhatshApp 333.7704167
Tutti i concerti della Nuova orchestra Ferruccio Busoni sono consultabili sul sito dell’Orchestra www.orchestrabusoni.it
Informazioni: Nuova orchestra Ferruccio Busoni – info@orchestrabusoni.it

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In copertina, il Santuario di Castelmonte “vestito” di rosa in attesa della tappa del Giro d’Italia farà da incomparabile  sfondo anche al concerto di domani pomeriggio.

Quando lo Schioppettino di Prepotto diventa un valido “pretesto” letterario

di Giuseppe Longo

PREPOTTO – Schioppettino di Prepotto protagonista nelle suggestive cantine sotterranee del Castello di Albana, tra boschi e vigneti che raccontano la storia della bellissima valle bagnata dalle acque del Judrio. Il motivo? La conclusione, con la consegna dei premi, del concorso letterario “Prepotto, i racconti dello Schioppettino”. Sì, perché il celebre rosso di questa terra di confine – la varietà, come noto, è la Ribolla nera o Pocalza – è diventato anche un valido “pretesto” per imbastire racconti e novelle che hanno per filo conduttore i vini e l’ambiente rurale di quest’area del Friuli, ultimo lembo a Est dei Colli orientali, perché poi, appena superato tra Albana e Mernico il “Ponte dello Schioppettino” (che bella serata a Calici di Stelle!) c’è Dolegna, e quindi il Collio.

L’incontro nel Castello di Albana mentre parla Pierpaolo Rapuzzi.

Mario Soldati, grande amico del Friuli – che pure i nostri telespettatori di una certa età ricorderanno per i famosi “Racconti del maresciallo”  -, aveva definito lo Schioppettino “un solitario senza macchia”. Ed è proprio questa affermazione-etichetta che ha rappresentato il tema conduttore di questa edizione del concorso organizzato dal Comune di Prepotto per celebrare le glorie di un vino veramente unico, inimitabile. Ecco dunque il verdetto della giuria: 1) “Come un re solitario” di Stefano Talamini, 2) “Come macchie senza nome” di Matteo Quaglia, 3) “Pergolati” di Raffaele Serafini. Nove invece gli scrittori scelti come finalisti (Sabina Dal Zovo, Emanuele Finardi, Rita Mazzon, Mariangela Miceli, Sandra Puccini, Rita Reggiani, Federica Savio, Paolo Steni ed Elena Vesnaver) su ben 180 partecipanti. Un numero molto consistente che dimostra quanto interesse abbia suscitato l’iniziativa letteraria – padrino il giornalista Luca Perrino, presidente dell’associazione “Leali delle notizie” – stimolando la civica amministrazione presieduta da Mariaclara Forti e l’Associazione Schioppettino di Prepotto, guidata dal giovane Mattia Bianchini, a continuare su questa proficua strada, aperta dalla felice idea di Barbara Pascoli, consigliere comunale, che si è tanto spesa per dare vita a questa bella e importante iniziativa per la valorizzazione del “gioiello” di Prepotto.
L’incontro nel Castello di Albana – d’estate cornice ideale per invitanti manifestazioni dedicate proprio all’enologia e alle bellezze di Prepotto – si era aperto con Duino & Book “Storie di Vini”, la cui chiusura ha avuto quale protagonista Massimo Romita, presidente del gruppo Ermada Flavio Vidonis, nonché assessore del Comune di Duino Aurisina, da pochi giorni proclamato Città del vino 2022: alla base dell’amicizia fra le due località, la presenza a due passi dal mare di un altro Prepotto, quello del Carso. Ma il pomeriggio ha offerto anche la possibilità di parlare tanto proprio di Schioppettino e della sua sottozona, una fra le più prestigiose, assieme a quella contermine, perché all’interno dello stesso Comune, di Cialla. Così, c’è stata una interessante disamina del professor Luca Iseppi, dell’Università di Udine, sul tema sempre più attuale della sostenibilità del vigneto, con dati e spunti offerti dagli ultimi studi e rilevazioni, oltre che sulla “montana” di Prepotto (ecosistema del bosco e bosco-terapia). Interessantissime poi le testimonianze di un discendente della famiglia Rieppi, storica produttrice di Schioppettino proprio ad Albana, e di Pierpaolo Rapuzzi, figlio maggiore dell’indimenticabile Paolo, l’appassionato viticoltore che, lasciata tutt’altra attività, con il convinto sostegno della moglie Dina Marangone, si avventurò appunto sulle colline di Cialla nella produzione di grandi vini: a lui si deve il merito di aver salvato, da ormai sicuro rischio di estinzione, proprio lo Schioppettino, tanto da meritare la prima edizione del Premio “Risit d’Aur” della Distilleria Nonino. Un’azione lungimirante, ripetutamente premiata e sottolineata come un luminoso esempio. Anche oggi, a distanza ormai di decenni, con uno Schioppettino sempre più protagonista. Non solo a tavolae e nelle degustazioni, ma appunto anche come “pretesto” letterario.
E per finire una nota… sportiva. Perché sotto le volte della cantina castellana sono risuonate anche le parole “Giro d’Italia”, che in Friuli come tutti sanno hanno qualcosa di “magico”. Il bravissimo Enzo Cainero è riuscito, infatti, a riportare sulle nostre strade la carovana rosa anche del prossimo maggio. E la tappa che prenderà il via tra i pescatori di Marano Lagunare si concluderà a Castelmonte, il cui Santuario mariano è amato da tutti, ancora in Comune di Prepotto. Ma all’arrivo i ciclisti, superata la non facile salita da Carraria, con cosa brinderanno? Con lo Schioppettino, ovviamente!

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In copertina il tipico grappolo dello Schioppettino e qui sopra colline nella suggestiva zona di Cialla.

Pescatori in rivolta, Sos anche dal Fvg. Milocco: l’Ue ci costringerà a chiudere

Sos dai pescatori anche del Friuli Venezia Giulia. L’Alleanza delle Cooperative Italiane ha infatti dichiarato lo stato di agitazione della categoria della pesca e ha indetto una giornata nazionale di protesta per domani 12 giugno. Il motivo? La Commissione europea, con le sue decisioni, rischia di far chiudere le imprese della pesca in Mediterraneo con la progressiva riduzione dei giorni annui di attività in mare. Non è bastata la riduzione del 20 per cento di sforzo di pesca attuata dall’Italia in tre anni, con la demolizione della flotta di oltre il 16 per cento nell’ultimo decennio. Si vuole continuare a ridurre, oltre al limite, la redditività delle imprese, portandole inevitabilmente a sbarcare gli equipaggi e a chiudere. Si afferma pure che lo strascico è l’attività più dannosa per il fondo marino senza considerare che è questo sistema di cattura che rifornisce i nostri mercati ittici.

«Ma lo strascico dei mari del Nord o dell’oceano non è lo stesso di quello del Mediterraneo, dell’Adriatico e, dunque, del Friuli Venezia Giulia – spiega Riccardo Milocco, portavoce regionale della mobilitazione unitaria del settore pesca per l’Aci e coordinatore del settore pesca di Confcooperative Fvg -. Nella nostra regione le imbarcazioni che usano lo strascico si sono ridotte a poco più di una dozzina, sono di piccole dimensioni (solo qualcuna arriva a poco più di 18 metri di lunghezza) e praticano la pesca di giornata o, meglio, di poche ore, non avendo sistemi refrigeranti a bordo – prosegue Milocco -. Inoltre, hanno reti piccole e poco pesanti con un impatto limitato sui fondali. Per cui, niente a che vedere con quanti pescano giornate intere e di continuo, senza fare scalo. Negli anni scorsi i pescatori del Fvg hanno anche esperimentato nuove attrezzature per diminuire l’impatto, installando dei sensori sulle reti che trasmettono in cabina il posizionamento della stessa».  «A differenza delle grandi pescate di merluzzi nei mari del Nord – conclude Milocco -, noi non peschiamo un’unica specie, ma molte specie diverse, differenziando così il prelievo e il prodotto offerto ai mercati. Nonostante le poche imbarcazioni, la loro presenza è fondamentale per l’economia ittica regionale: solo nel mercato di Marano Lagunare, del prodotto conferito dai circa 200 soci della cooperativa pescatori San Vito, un terzo del valore è dato dal pescato dello strascico. Il nostro è un pesce di qualità, destinato per la maggior parte alla ristorazione, con benefiche influenze anche sul turismo. Ci immaginiamo cosa vorrebbe dire togliere quella parte del pescato dalle tavole dei nostri ristoranti?».

Ma in mare non ci sono soltanto i pescatori, osserva polemicamente Confcooperative Fvg. Il mondo della pesca e dello strascico in particolare è visto come il capro espiatorio di tutti i mali e la soluzione perseguita da anni da parte dell’Ue è quella di togliere imbarcazioni. Però il pesce non aumenta anche perché le acque marine sono diversamente frequentate: pescatori abusivi, piattaforme petrolifere, oleodotti, elettrodotti, navi mercantili e crocieristiche. E in Fvg, la sofferenza del mare è data da altre cause: scarsità di nutrienti, cambiamenti climatici con aumento della temperatura dell’acqua e minore portata dei fiumi, invasione di specie “aliene” nocive che predano le uova dei pesci e intasano le reti, o il proliferare delle meduse che impedisce di pescare.
Occorre invertire la rotta adesso attraverso una visione più ampia delle componenti che incidono sugli stock ittici con un approccio olistico, lavorando con uno sguardo ampio e in un campo largo dove entrino in gioco tutte le matrici che influenzano lo stato ambientale marino. Occorre prendere in seria considerazione l’impatto di tutte le altre attività antropiche (a terra più che in mare) in grado, purtroppo, di alterare in maniera permanente e grave l’equilibrio dei mari e delle risorse viventi.

Il pescatore, al contrario del quadro che qualcuno vuol dipingere anche nei palazzi di Bruxelles, è un lavoratore come ogni altro che lotta tutti i giorni con le avversità meteomarine, con la burocrazia, la crisi economica generale e, da ultimo, con la pandemia, rischiando anche la vita per garantire l’approvvigionamento ittico sulle tavole di tutti i cittadini europei. «Assistiamo a un accanimento crescente contro la pesca che noi per primi fatichiamo a giustificare come necessario per la difesa dell’ambiente visto che i pescatori – conclude Milocco – sono sempre in trincea nel rispetto dell’ecosistema e nei progetti di pulizia del mare dai rifiuti e dalle plastiche che sono altri a produrre e gettare in modo indiscriminato. Siamo i primi a essere interessati affinché il mare resti sano e produttivo, ricco di biodiversità. Il mare è la nostra vita».

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In copertina, l’appello di Riccardo Milocco; all’interno, barche per la pesca a strascico a Marano Lagunare, reti e pescatori in porto a Grado.

Anche la pesca dei fasolari in difficoltà: crollo di quasi metà fatturato

(g.l.) L’emergenza sanitaria, come è noto, ha assestato un duro colpo anche alla pesca del Friuli Venezia Giulia e uno dei settori che esce maggiormente provato dal Covid è quello della raccolta dei fasolari, molluschi di qualità richiesti soprattutto sulle tavole delle feste, ma soprattutto nella ristorazione di buon livello, comparto economico-produttivo che pure lamenta gravissime perdite a causa delle restrizioni anti-contagio, come la prolungata chiusura delle attività tra Natale, Capodanno ed Epifania. Se una barca di fasolari, mediamente, nell’ultimo triennio fatturava 80 mila euro, il 2020 si chiude con una media di circa 45 mila, con un crollo intorno al 45 per cento. E questo dimostra quanto sia stato rilevante il calo dei consumi, con un danno molto grave che colpisce tutti gli operatori da Marano Lagunare e Grado fino al Golfo di Trieste.

La pesca notturna dei fasolari.


Tuttavia, in questo clima di evidenti difficoltà, il presidente del Cogemo, Marino Regeni, esprime grande soddisfazione per la proficua collaborazione creatasi, nel corso del 2020, con la Capitaneria di Porto di Monfalcone nel seguire le attività del Consorzio Gestione Molluschi, in particolare proprio nella pesca dei fasolari. Un’attività autorizzata dal Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali, tramite il rilascio di un numero definito di autorizzazioni ad altrettante imbarcazioni. Solo chi dispone di questa autorizzazione può pescare e, nella nostra regione, si tratta attualmente di 29 imbarcazioni “turbosoffianti” sulle 40 aderenti al Consorzio, mentre le rimanenti si dedicano alla pesca delle vongole e dei cannolicchi.
Purtroppo, nelle nostre acque, probabilmente a causa dei cambiamenti climatici e di alcune condizioni dell’ambiente marino, queste due specie sono in forte diminuzione, tanto da consigliare la sospensione della pesca e la messa in atto di progetti per favorirne il ripopolamento. Però chi pescava queste specie si trova, nel frattempo, senza lavoro. Per venire loro incontro, in un’azione di solidarietà, i pescatori di fasolari nel 2020 hanno deciso, chiedendo l’autorizzazione al Mipaaf, di suddividere le loro quote di pesca con i colleghi più sfortunati, pescando a turno.
«La gestione risulta complessa, in quanto bisogna permettere a tutti di pescare e di ottenere lo stesso reddito, facendo turnare le barche in pesca. Un grosso aiuto ci è stato fornito dalla Guardia costiera di Monfalcone, alla quale rivolgiamo un sentito ringraziamento, che ha dimostrato una grande sensibilità e attenzione nel cogliere l’importanza dell’assicurare a tutti la possibilità di lavorare nel rispetto delle regole – spiega ancora Regeni -. Ci ha aiutato nello stabilire le modalità per programmare la turnazione e nell’individuare gli schemi più semplici ed efficaci di comunicazione reciproca, fra Consorzio e Guardia costiera». La solidarietà fra operatori e l’importante frenata ai consumi dovuta all’emergenza Covid ha portato, però, a una drastica diminuzione del fatturato per tutti: come si diceva, se una barca di fasolari, mediamente, nell’ultimo triennio fatturava 80 mila euro, il 2020 si chiude con una media di circa 45 mila. Un durissimo colpo, insomma.
«La situazione delle risorse non è ancora migliorata e, per questo – conclude il presidente Regeni -, abbiamo chiesto al Mipaaf di riconfermare la presente metodologia di lavoro, sperando in un recupero del mercato e, di conseguenza, in un miglior reddito per tutti».

Pescatori nel porto di Grado.

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In copertina, i gustosissimi fasolari molto ricercati nella ristorazione.

 

 

Ecco “Fish Very Good” un piano per rilanciare il prodotto del mare Fvg

La somma di oltre 450 mila euro provenienti dai fondi europei per le attività marittime e della pesca (Feamp) sarà messa a disposizione per la promozione del prodotto ittico del Friuli Venezia Giulia. Lo stanziamento, approvato dall’assemblea del Gruppo d’azione costiera Fvg (Flag Gac Fvg) prevede – come specifica l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, che ha partecipato all’assemblea – “il sostegno a un progetto per diffondere la conoscenza delle produzioni locali a favore del consumatore finale”. “In questo momento – sostiene Zannier – risulta estremamente necessaria una forte attività di informazione sulla produzione di alta qualità realizzata con le risorse ittiche che vantiamo in regione, al fine di valorizzare il comparto ma anche per sensibilizzare i cittadini del Friuli Venezia Giulia a privilegiare il consumo di prodotti provenienti dalla nostra realtà”.

Stefano Zannier


Il Gruppo di azione costiera, presieduto da Antonio Paoletti, è costituito – come informa una nota Arc – sottoforma di Ats da undici soggetti pubblici e privati, i quali hanno formalizzato un partenariato per l’attuazione di misure di sviluppo sostenibile per le zone di pesca e acquacoltura. Ne fanno parte i Comuni di Duino Aurisina, Grado e Marano Lagunare, le associazioni di categoria e sindacali del settore ittico e Aries Scarl-Camera di commercio Venezia Giulia con il ruolo di capofila.

Il “boreto a la graisana”.


Il finanziamento fa seguito ad una serie di approfondimenti, nel corso dei quali sono state messe a fuoco le difficoltà del settore e individuate alcune delle iniziative da mettere in campo. Una di queste è il piano “Fish Very Good” il quale ha a che fare con un progetto di promozione e divulgazione per indirizzare i consumi verso le produzioni locali, facendo conoscere e valorizzare le diverse tipologie di pesce “nostrano” e i prodotti dell’acquacoltura, assieme alla loro stagionalità, andando oltre l’attuale orientamento dei consumatori verso quelli più conosciuti. L’intento è anche quello di promuovere i prodotti trasformati ricavati dalle risorse ittiche locali, che mantengono le caratteristiche di qualità del pescato e del prodotto degli allevamenti interni e costieri.
“Il progetto – conclude Zannier – vuole non solo accompagnare la crescita del settore ittico regionale favorendone l’ampliamento, ma anche sostenere il processo di preparazione di prodotti semilavorati all’interno del Friuli Venezia Giulia. Ciò avverrà con una serie di azioni che andranno dalla presenza alle fiere e ai saloni, alle azioni di marchio, a eventi di sensibilizzazione e campagne informative, alla individuazione di nuovi canali di vendita nonché al rafforzamento dei partner della filiera ittica regionale.

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In copertina, un peschereccio nel porto di Grado e qui sopra uno scorcio della laguna.