La Malvasia “Harmo” della Cantina Cormons fra le migliori scelte dal Gambero Rosso. Ma vola anche il Collio Bianco Uve Autoctone 2022

Anche la Malvasia “Harmo” della Cantina Produttori Cormons è fra le undici migliori Malvasie del Friuli per rapporto qualità-prezzo selezionate dal Gambero Rosso, la prestigiosa Guida dell’enologia italiana. La Malvasia è uno dei vitigni coltivati in Italia dalla storia affascinante, dal quale in Friuli Venezia Giulia si ottengono ottime etichette. La Malvasia istriana, infatti, è una varietà in grado di regalare dei grandi bianchi, che riescono ad unire e a tenere in equilibrio struttura, calore, pienezza e finezza.
Fra i migliori vini regionali che offrono un grande rapporto qualità prezzo, ovvero i prodotti che, in enoteca e negli shop online, costano meno di 20 euro, emerge la Malvasia “Harmo” 2022 Doc Friuli della Cantina Produttori Cormons, equilibrata e armonica, ottenuta da uve di Malvasia istriana della pianura isontina, dalle quali nasce questo vino elegante e profumato, espressione autentica del territorio. Già premiata con 91 punti ai Decanter World Wine Awards 2024, quest’anno si è aggiudicata anche le Quattro Viti dall’importante Guida Vitae 2025 dell’Associazione Italiana Sommelier. È un vino che si presenta pieno e deciso all’olfatto, floreale e leggermente aromatico, per poi regalare un sorso morbido, sapido, vellutato, elegante e persistente. Un vino che fa parte della linea “Selezioni” a rappresentare un lavoro da parte della Cantina rivolto verso l’eccellenza.
«Questa apprezzata realtà del mondo vitivinicolo regionale – si legge nella recensione – è nata da una bella storia di convivenza e collaborazione che ebbe inizio negli anni Sessanta del secolo scorso quando un gruppo di viticoltori cormonesi, impossibilitati a vinificare singolarmente, decisero di unire le proprie forze. Qualche anno fa, l’inserimento in azienda di Alessandro Dal Zovo nel ruolo di direttore generale, supportato dalla presidenza di Filippo Bregant, è coinciso con un significativo impulso verso la produzione di qualità».
Di recente, la Cantina si è distinta anche con un blend indigeno (Friulano, Malvasia e Ribolla), il Collio Bianco Uve Autoctone 2022, che ha ricevuto la medaglia d’argento al concorso internazionale Mundus Vini 2025, oltre ad aggiudicarsi 93 punti ai Decanter World Wine Awards 2024, 92 punti dalla Guida Falstaff 2024 e la Corona, il massimo riconoscimento assegnato dalla Guida Vinibuoni d’Italia 2025.

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In copertina, ecco la sede della Cantina Produttori Cormons.

Premi alla Cantina Produttori Cormòns che al tradizionale sughero ora preferisce il più moderno e innovativo tappo a vite

Anche se le degustazioni vengono fatte alla cieca, un aspetto non è sicuramente sfuggito a chi apriva le bottiglie: non ha dovuto utilizzare il cavatappi. Infatti, sia la Malvasia “Harmo” che il Riesling “Medegis” hanno una chiusura col tappo a vite. I nuovi prodotti della Cantina Produttori Cormòns sono entrambi Doc Friuli, Consorzio nel cui Cda siede anche il presidente della cooperativa Filippo Bregant. La prima, uscita nel 2021 con l’annata 2019, ha subito ottenuto il successo al concorso mondiale di Parenzo con la Medaglia d’oro, proseguendo su quella strada e pochi giorni fa è arrivata la comunicazione dalla redazione di Vinibuoni d’Italia che ha conferito alla Malvasia “Harmo” Doc Friuli, annata 2021, la corona, il massimo riconoscimento della Guida del Tci.

Malvasia “Harmo”

Riesling “Medegis”

«Ottenuta da uve di Malvasia istriana della pianura isontina, elegante e profumata, espressione autentica del nostro territorio, di cui – spiega il direttore generale Alessandro Dal Zovo -, anche la bottiglia non passa inosservata, che si distingue per il tappo a vite e per un’etichetta speciale. Stessa cosa per il Riesling “Medegis”, il cui nome si rifà alla localià di Medea, dove sorgono i vigneti. Le etichette sono ambedue realizzate dalla grafica Emanuela Serato, premiata proprio l’anno scorso al Gran Premio Noè di Gradisca per le sue qualità artistiche».
La chiusura a vite, scelta con coraggio da diversi produttori pluripremiati, sta dimostrando la sua efficacia e la sua sostenibilità: «Un patto di armonia tra uomo e pianeta – ha detto Davide Rampello – conservando la qualità come il pedale del pianoforte, per mantenere sapori e aromi. D’altra parte, l’etimologia del nome dell’organo “vite” nasce dall’omonima pianta, perché essa si attorce, se pensiamo alla curva dei tralci».
Il professore Fulvio Mattivi, ricercatore della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, è recentemente intervenuto a sostegno dell’utilizzo del tappo a vite riportando le analisi dell’Australian Wine Research Institute che già nel 1999 ha condotto le prime interessanti sperimentazioni su quattordici diverse tipologie di chiusure del vino compreso il tappo a vite, che presenta una permeabilità all’ossigeno molto più bassa e variabile a seconda del rivestimento utilizzato all’interno del tappo. «Nelle bottiglie con questa chiusura, a distanza di anni, il vino dimostrava un colore ancora brillante e presentava delle caratteristiche organolettiche ideali. Anche per i vini bianchi le bottiglie con tappo a vite erano uguali alle migliori bottiglie con tappo di sughero». Oggi quattro bottiglie su dieci sono imbottigliate con tappo a vite, con una percentuale che in Europa Occidentale, storicamente più tradizionalista, è passata dal 29% nel 2015 al 34% nel 2021 (con un 22% in Italia). Infine, anche Falstaff, rinomata guida per i Paesi di lingua tedesca, ha giudicato con 92 punti il Collio Doc da uve autoctone 2021, e con 90 punti sia il Sauvignon Collio 2022 che il Pinot grigio Collio 2022 della Cantina Produttori.