Allevatori Fvg, discreto il prezzo del latte e bene l’e-commerce: il 2023 è stato anno dinamico per Associazione e produttori

Secondo il presidente Renzo Livoni, il 2023 dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia sarà ricordato come uno degli anni più dinamici. «Una serie importante di iniziative sta andando a regime – ha spiegato Livoni nel corso dell’Assemblea sociale svoltasi nella sede di Codroipo -. Mi riferisco alla riorganizzazione dell’Ufficio Ambiente e Territorio (con uno staff tecnico che ha fornito oltre 250 consulenze), allo sviluppo del progetto di e-commerce “Fattorie Friulane”, alla sistemazione dello stabilimento di Rodeano per la lavorazione della carne e a una serie di investimenti effettuati in Malga Montasio. Gli investimenti effettuati in Malga Montasio si sono resi necessari – prosegue il presidente – sia per adeguare la struttura ad alcune norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sia per migliorare l’efficienza delle lavorazioni in caseificio. Il 2023 è stato un anno dinamico anche per i nostri soci allevatori che hanno finalmente potuto beneficiare di prezzi di vendita del latte piuttosto sostenuti (oltre i 0,55 euro/l) nella prima parte dell’anno, con una flessione costante dal mese di aprile tale da scendere sotto i 0,50 euro/l ad agosto-settembre; da ottobre, invece, un’altra discesa a circa 0,47 euro/l, per poi risalire in chiusura d’anno a 0,50 euro/l. Questa prima parte del 2024 si mantiene con prezzi medi oscillanti tra i 0,48 e i 0,50 euro/l che, se si stabilizzassero, potrebbero dare un po’ di respiro agli allevatori. Riguardo alle consegne di latte, purtroppo, dobbiamo registrare un calo sensibile delle produzioni che si attesta al –7,57% rispetto a un dato medio italiano di –7,77%. Siamo la regione che, dopo Lazio e Campania, ha risentito della riduzione maggiore di latte prodotto (240.101 t, nel 2023, contro le 259.775 t del 2022). I dati dei primi tre mesi del 2024 registrano invece un aumento dell’1,19% rispetto allo stesso periodo del 2023», conclude Livoni.
«La piattaforma web per il commercio elettronico denominata “Fattorie Friulane” che ha visto partecipare inizialmente 56 imprese agricole, e oggi ne conta 63 – aggiunge il direttore, Andrea Lugo -, ha implementato con continuità le vendite degli oltre 400 prodotti inseriti superando, in poco più di un anno, i 30.000 follower. Da un’analisi dei siti internet di e-commerce di prodotti agroalimentari la piattaforma, in termini di gradimento riscontrato presso i visitatori, si posiziona al secondo posto dietro al Pur Sudtirol e davanti a realtà ben più storiche (Lattebusche e Shop Piemonte) della neonata Fattorie Friulane. L’andamento nei primi mesi dell’anno (gennaio-maggio) registra un aumento delle vendite piuttosto importante se raffrontato allo stesso periodo dell’anno precedente. Questi e altri parametri indicano che ci sono prospettive di crescita ulteriore dell’e-commerce realizzato dalla nostra Associazione».

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In copertina, bovini nei pascoli della malga Montasio nell’Alto Friuli.

Sella Nevea, nella Malga riecco il Festival del Montasio che celebrerà un formaggio con una storia cominciata 250 anni fa

Un “invecchiamento” storico di 250 anni, per il formaggio Montasio Dop, una delle bandiere agroalimentari del Friuli Venezia Giulia e del Veneto Orientale. Ed è, sicuramente, un buon motivo per fare festa, anzi: Festival. Infatti, il più antico documento fin qui ritrovato dove si parla del “formaggio di Montasio vero”, è datato 22 agosto 1773 ed è stato emesso a Udine. Il compleanno, poi, sarà anche l’occasione, sabato 6 luglio, proprio in Malga Montasio (di Sella Nevea) gestita dall’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, per creare un evento nell’evento, con l’inaugurazione dei recenti lavori eseguiti in malga.


«Prima dell’apertura estiva – spiega il presidente Renzo Livoni – abbiamo provveduto alla ristrutturazione del mini-caseificio della Malga, all’allacciamento alla corrente elettrica e alla realizzazione di sei vasche di raccolta dell’acqua piovana che consentiranno la piena autosufficienza idrica dell’articolato complesso zootecnico. Tutti investimenti necessari sia per adeguare la struttura ad alcune norme sulla sicurezza sia per migliorare l’efficienza delle lavorazioni in caseificio. Il taglio del nastro è previsto per le ore 14, con molte autorità».
«È la prima edizione di un evento che speriamo di riproporre negli anni – aggiunge il direttore del Consorzio di Tutela della Dop, Renato Romanzin –. Un autentico ritorno alle origini lontanissime di questo prodotto genuino che, ancora oggi, si fa come una volta con materia prima locale e latte non pastorizzato. Quello inventato qualche centinaio di anni fa, meravigliosamente, dagli abati di Moggio che avevano avuto in custodia la Malga dal Patriarca di Aquileia, si fa ancora oggi, in un contesto naturalistico meraviglioso e lo condividiamo con i consumatori e i turisti che vorranno venire a conoscere questa storia nella giornata del Festival».
Alle 10.30 apriranno ufficialmente gli stand enogastronomici. Durante tutto l’arco della giornata si susseguiranno una serie di laboratori creativi per i bambini; passeggiate guidate, musica dal vivo e possibilità di degustare gli ottimi prodotti della Malga, ovviamente il Montasio Dop, il prosciutto di San Daniele Dop e molte altre eccellenti specialità tipiche. Il Festival del Montasio (www.festadelmontasio.it) gode del sostegno di “Io Sono Friuli Venezia Giulia” e della collaborazione con l’Associazione Friulana Tenutari Stazioni Taurine.

@Daniele Mari

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In copertina, Malga Montasio sui monti sopra Sella Nevea nell’Alto Friuli.

Non solo formaggi, a Malga Montasio ecco l’amaro con le erbe dei pascoli

Non solo latte e prodotti caseari. Malga Montasio, la struttura gestita dagli Allevatori Fvg che anche quest’anno si sta confermando tra i protagonisti dell’estate turistica in Friuli Venezia Giulia, allarga il suo paniere. All’agriturismo condotto dall’associazione sono stati, infatti, appena presentati i liquori prodotti con le erbe dei pascoli e con il latte prodotto dalle vacche – oltre 200 anche quest’anno – condotte in quota.
I nuovi prodotti sono quattro: l’Amaro del Montasio, a base di erbe dei pascoli della malga, e il Liquore al latte di malga, aromatizzato alla menta, al caramello e alla liquirizia. Le bottiglie da mezzo litro sono una piccola opera d’arte: fasciate in un’elegante etichetta che riproduce su carta la profondità dell’altopiano, abbracciato dalle Alpi Giulie e affacciato sulla maestosa catena del Canin.
«Abbiamo pensato di valorizzare ulteriormente la malga, nota per essere quella che dà il nome all’unica Dop del settore lattiero caseario in Fvg, il formaggio Montasio, anche per produrre liquori, distillati di profumi e sapori dell’altopiano, da servire a fine pasto alle migliaia di turisti che salgono in quota e si fermano all’agriturismo e da vendere allo spaccio, insieme ai nostri prodotti tipici, dal latte ai formaggi, passando per burro e ricotta», spiega il direttore dell’Aafvg, Andrea Lugo.
Con l’appoggio dei soci, a partire dal presidente Renzo Livoni, il direttore ha spinto con forza e determinazione sullo sviluppo della malga, divenuta in questi ultimi anni, grazie a importanti investimenti, a ricchi calendari d’iniziative e non ultimo all’arrivo del Giro d’Italia, una meta “classica” delle scampagnate fuori porta, anche di qualche giorno, grazie alle sette camere dell’agriturismo.

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In copertina, l’Amaro del Montasio e qui sopra gli altri prodotti della Malga.

 

Bene il prezzo del latte nel 2022, ma preoccupa molto il “caro energia”

Il prezzo del litro di latte alla stalla torna sopra i 40 centesimi, soglia minima per rendere l’attività degli allevatori economicamente sostenibile. Nei primi tre mesi dell’anno il prezzo pagato alle aziende zootecniche è passato da 41 centesimi a gennaio fino ad arrivare a 43 centesimi a marzo, “tanti” – si fa per dire – gli allevatori non ne vedevano da anni, anche se la crescita è purtroppo in gran parte assorbita dagli aumenti di mangimi ed energia. Variabili che hanno condizionato i risultati del 2021, come sottolineato dal presidente e dal direttore dell’Associazione allevatori Fvg, Renzo Livoni e Andrea Lugo, durante l’assemblea dei soci che, a Codroipo, ha approvato il bilancio 2021.

LATTE – “Nelle aspettative, il 2021 doveva rappresentare l’anno del riscatto dopo un 2020 segnato pesantemente dalla pandemia da Covid-19, invece, lo è stato solo in parte. Infatti, a un primo semestre piuttosto soddisfacente anche in termini di remunerazione del prezzo del latte – ha esordito Livoni -, nella seconda parte dell’anno il settore ha dovuto far fronte sempre più ad aumenti dei costi energetici e a seguire anche delle materie prime, che hanno di fatto annullato i margini realizzati fino a quel momento, dovuti a una quotazione del latte che da diversi anni non superava i 40 centesimi al litro”. Un trend che purtroppo è proseguito nei primi mesi del 2022, accentuato dal conflitto russo-ucraino.

CARNE – Segnali incoraggianti nel 2021 se ne sono registrati anche per la carne bovina e suina, oltre che per le carni bianche, con quotazioni aumentate nella seconda metà dell’anno, che anche in questo caso però sono state in parte vanificate dagli aumenti spropositati dei costi energetici e delle materie prime. “Gli effetti negativi che purtroppo si stanno trascinando anche in questi primi mesi del 2022 – ha fatto sapere Livoni – porteranno a un’ulteriore selezione delle imprese del settore zootecnico, con riflessi negativi anche sulla struttura della nostra associazione”.

STALLE – La contrazione delle stalle in questi anni è proseguita inesorabile, con la progressiva contrazione delle aziende zootecniche. L’anno scorso l’associazione ne ha controllate 403 su un totale regionale di circa 620, 21 allevamenti in meno rispetto ai 424 dell’anno precedente. Parallelamente si è ridotto anche il numero delle vacche controllate pari a 32.323 capi, 699 in meno rispetto all’anno precedente. “Nel totale regionale – sottolinea il direttore Lugo – l’incidenza del patrimonio in controllo rimane notevole, stimabile oltre l’85% delle vacche e in circa l’88% del latte con i capi in controllo (2,4 milioni di quintali su 2,7 milioni totali).

CENTRO MORUZZO – Nel 2021 è proseguita positivamente l’attività del Centro di Fecondazione Artificiale di Moruzzo, che ha visto il passaggio di testimone tra il Responsabile del Centro Tori, Antonio Menegoz e Paolo Scarbolo, e tra il responsabile della commercializzazione del seme equino Paolo Merlo con Roberta Natali. “La partnership con Horizon Genetics iniziata un paio d’anni fa è proseguita nel binario della massima collaborazione anche nel corso del 2021, rafforzando e consolidando il mercato del seme bovino verso la Cina – fa sapere Lugo -, così come è proseguito proficuamente il rapporto con la Selfarm, importatore del nostro seme per la Turchia”.

MALGA MONTASIO – Eccellente la stagione in Malga Montasio grazie al maggior afflusso di visitatori “che probabilmente – evidenzia il direttore – non vedevano l’ora di poter uscire dalle proprie abitazioni e tornare a respirare aria di libertà dopo un 2020 contrassegnato da continui lockdown”. Tendenza che ha positivamente investito anche il rifugio Divisione Julia a Sella Nevea e che promette di consolidarsi quest’anno. Aperto da poche settimane, l’agriturismo di Malga Montasio in particolare sta già riscuotendo grande successo, complice l’arrivo in quota, nei giorni scorsi, di circa 200 vacche che resteranno al pascolo fino all’inizio di ottobre.

E-COMMERCE – Tra le iniziative che vedono impegnata l’associazione e che decolleranno nei prossimi mesi svetta infine l’e-commerce. “Un progetto in divenire – precisa il direttore – sul quale ci siamo spesi molto anche con il supporto dell’amministrazione regionale”. Si tratta di una piattaforma web per il commercio elettronico che sarà gestita direttamente dall’AAFvg e alla quale aderiranno prioritariamente i soci allevatori e trasformatori con i loro principali prodotti lattiero-caseari e derivati della carne, oltre ad una serie di imprese della produzione agroalimentare regionale che forniranno prodotti quali vino, birra, olio, panificati, sottolio e sottaceti, confetture e conserve.

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In copertina, Renzo Livoni presidente dell’Associazione Allevatori del Fvg.

Malga Montasio riapre i battenti: da metà mese 200 bovine saranno al pascolo

Riapre i battenti malga Montasio ed è subito presa d’assalto. Alzate le serrande lo scorso fine settimana, l’agriturismo gestito dall’Associazione allevatori Fvg, che ogni estate accoglie migliaia di visitatori sia dal Nordest che dai Paesi vicini, non ha dovuto attendere l’arrivo dei primi turisti. Complice il caldo atipico per l’inizio di giugno e la voglia di libertà lasciataci dal lungo periodo di pandemia, che ben si coniuga con gli spazi aperti dell’altipiano sopra Chiusaforte, il primo weekend di attività è stato subito di grande lavoro per il personale della struttura che oltre al ristoro agrituristico gestisce anche il caseificio, lo spaccio e il pascolo. Per vedere animato quest’ultimo ci vorrà ancora una decina di giorni. “Le vacche – spiega Andrea Lugo, direttore dell’AaFvg – arriveranno verso la metà del mese di giugno. Anche quest’anno ne ospiteremo circa 200. A oggi abbiamo prenotazioni per 193 capi, di cui 155 vacche e 38 tra manze e giovenche. A queste si aggiungono 15 maiali. Gli animali arrivano da 35 allevamenti di 24 Comuni della regione”.
Al pascolo si potranno ammirare diverse razze a partire dalla Pezzata rossa friulana, passando per esemplari di Frisona, Bruna, Grigio Alpina e Pinzgauer. Un vero spettacolo per quanti raggiungeranno da qui a fine settembre i 1.500 metri di quota della malga.
L’Associazione allevatori del Friuli-Venezia Giulia gestisce la malga dal lontano 1960 e ogni anno arricchisce l’offerta con qualche novità. Così, nel corso dell’ultimo decennio, sono state aperte le stanze (quasi sempre sold-out), è stato arricchito il menu dell’agriturismo, che oggi va dall’antipasto al dolce, la Dop Montasio (che dall’altopiano prende il nome e qui ha la fascetta numero 0) viene lavorata usando solo latte di Pezzata rossa e marchiata prodotto di montagna, ed è stato ospitato pure il Giro d’Italia per il primo arrivo in malga nella storia della corsa rosa. Quest’anno è stato rinnovato l’interno dell’agriturismo, con una nuova posizione del banco, che contribuisce a migliorare gli spazi e a renderli più ariosi.
Insomma, al netto della gestione del pascolo, l’AaFvg ha saputo inventare un sistema turistico sul Montasio che è diventato un vero e proprio marchio, un valore per il sistema allevatoriale della regione che fa bene anche alla montagna, al turismo, all’immagine del Friuli Venezia Giulia.

 

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In copertina e all’interno due immagini dello spaccio di Malga Montasio.

Nuova stagione record sul Montasio: ora in malga c’è anche un totem digitale

Volge al termine la stagione dell’alpeggio in malga Montasio. Ennesima estate di successo dopo un 2020 da record che aveva visto arrivare in quota, nell’arco dei tre mesi di apertura, oltre 15mila persone. Numeri che quest’anno si vanno confermando – già oltre 14mila, per la chiusura della malga i primi di ottobre le presenze raggiungeranno e forse supereranno quelle dello scorso anno – e che dimostrano come la malga gestita dall’Associazione Allevatori Fvg sia meta sempre più gettonata, più che mai oggi, sull’onda della riscoperta degli spazi aperti indotta dalla pandemia.


Come ogni anno a fine stagione, in questi giorni si sta completando la discesa a valle delle 230 bovine che hanno alpeggiato in malga per tutta l’estate. Seguiranno la chiusura del caseificio e dell’agriturismo, non senza un’ultima sorpresa, inaugurata ieri mattina e a disposizione di tutti coloro che da qui in avanti raggiungeranno l’altopiano. Si tratta di un totem digitale, collocato appena fuori dall’agriturismo, che consentirà di accedere a tutta una serie di contenuti informativi e multimediali, acquistato dall’Associazione Allevatori Fvg con il sostegno della Fondazione Friuli e la collaborazione del Parco Naturale Prealpi Giulie. «Il progetto – spiega il presidente Renzo Livoni – è rivolto alle migliaia di visitatori che ogni anno raggiungono la malga e che, grazie alla tecnologia touch, consente di visitare virtualmente gli ambienti dell’agriturismo, del caseificio, dello spaccio per la vendita e una serie di itinerari e percorsi circostanti, situati sull’altopiano del Montasio».
L’utilizzo del totem è intuitivo e consente di scegliere tra molti contenuti, foto, schede tecniche, video e siti web che descrivono le caratteristiche del territorio e offrono riferimenti storici precisi, ad esempio sulla posizione delle trincee risalenti alla Grande Guerra, ancora visibili in prossimità della malga. «Si tratta – aggiunge dal canto suo il direttore dell’AaFvg, Andrea Lugo – di un utile strumento messo a disposizione di quanti vorranno andare alla scoperta della malga e dell’altipiano. In ragione degli spazi molto ristretti e delle stringenti normative non ci è possibile far entrare fisicamente le persone al caseificio, un ostacolo che abbiamo voluto superare con questo totem, che regala una panoramica completa e suggestiva di questo piccolo mondo antico».
Oltre ai vertici dell’associazione, all’inaugurazione del totem ieri mattina sono intervenuti, chiudendo simbolicamente la stagione in malga, anche l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, e il presidente e il direttore della Fondazione Friuli, Giuseppe Morandini e Luciano Nonis. Nell’occasione, il direttore Lugo ha tirato le somme di un’altra stagione di grandi soddisfazioni, che nell’arco di soli tre mesi ha portato alla produzione di 353 forme di Montasio Dop, 1.783 forme di formaggio di malga, 614 caciotte, 530 chili di burro e 4.560 litri di yogurt.

«La collaborazione e la sinergia aiutano a raggiungere traguardi che per il singolo ente pubblico sarebbero difficili da perseguire e la realizzazione  inaugurata sull’Altipiano del Montasio è un esempio concreto di questo tipo di percorso virtuoso», ha detto Zannier. Partendo da una visione d’insieme, ha aggiunto l’assessore, è possibile fare in modo che ogni soggetto coinvolto nel progetto faccia la sua parte in modo da accelerare processi spesso semplicemente frenati dalla burocrazia. Il sistema forestale, la filiera, l’intero sistema regionale sono composti da una molteplicità di soggetti che devono essere in grado di connettersi tra loro. Per esempio, il sistema degli allevatori, così come quello degli operatori forestali, rappresenta – ha osservato – già di per sé un tassello fondamentale per la promozione del territorio, perché consente di realizzare prodotti capaci di attrarre e fidelizzare gli utenti, in questo caso dell’intera montagna. Non solo, ma entrambi i soggetti citati, come gli altri presenti nell’area, sono in grado di fornire informazioni utili a chi frequenta il territorio montano, per farlo meglio conoscere e apprezzare.
«Compito della Regione – ha proseguito l’esponente della Giunta Fedriga – è anche quello di assecondare i progetti che agevolano i visitatori del territorio, perché essi fanno parte di un volano economico capace di rendere sostenibili anche le attività di montagna. Per questo, ben vengano i progetti che mirano a favorire la diffusione di informazioni attraverso gli operatori, ma anche, per esempio, tramite il punto di reperimento delle biciclette elettriche. L’obiettivo principale che ci dobbiamo porre – ha concluso l’assessore – deve piuttosto essere quello di fare in modo che in tutti i punti di riferimento dei turisti che compongono quel moderno modo di visitare con attenzione il territorio chiamato “turismo lento” ottengano le stesse, corrette, adeguate e immediate informazioni in qualsiasi punto della nostra montagna essi si trovino e si stiano muovendo. Informazioni che consentano di orientare rapidamente gli ospiti del nostro splendido territorio».

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In copertina, il totem inaugurato ieri; all’interno, il direttore di Fondazione Friuli, Luciano Nonis, il presidente dell’Associazione Allevatori Fvg, Renzo Livoni, l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, il presidente di Fondazione Friuli, Giuseppe Morandini, e il direttore di AaFvg, Andrea Lugo.

 

Allevamenti, pesante il ciclone Covid in Fvg: latte ai minimi e venti stalle chiuse

(g.l.) In Friuli Venezia Giulia il prezzo del latte è letteralmente crollato e venti stalle non ce l’hanno fatta, tanto che si sono dovute rassegnare alzando bandiera bianca. L’onda d’urto dovuta al ciclone pandemico, infatti, c’è stata e pure pesante, sebbene vada osservato che, fortunatamente, rispetto ad altri settori quello dell’allevamento, tutto sommato, ha resistito alla batosta Covid. «Non siamo ancora riusciti a superare definitivamente gli effetti della pandemia, che naturalmente ci sono stati, ma tutto sommato non hanno inciso pesantemente dal punto di vista dell’andamento economico finanziario», ha detto ieri mattina il presidente dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, Renzo Livoni, aprendo l’assemblea dei soci a Codroipo che ha approvato i conti dell’anno passato e il bilancio di previsione 2021. Nonostante la tenuta complessiva, non sono però mancati i problemi, appunto anche gravi. In alcuni periodi dell’anno scorso, specie durante l’estate, il settore ha pagato infatti gli effetti delle speculazioni sui beni agroalimentari, che hanno generato riflessi negativi anche a monte. A farne le spese è stata ancora una volta, soprattutto la zootecnia da latte. All’incontro ha partecipato anche l’assessore regionale delle Risorse agricole, Stefano Zannier, che ha portato il saluto della Giunta Fedriga, soffermandosi sui problemi del settore alla luce dell’emergenza sanitaria e sulle misure messe in atto per fronteggiarla.

Lugo, Livoni e Zannier.

MUNGITURE AVARE – Dai 39 centesimi di febbraio, il prezzo pagato alla stalla per un litro di latte era sceso a 38 centesimi a marzo, per poi toccare i minimi termini, appena 34 centesimi, tra luglio e agosto. «Dinamiche – ha affermato il presidente Livoni – ingiustificate perché se è vero che da un lato il blocco della ristorazione durante il lockdown ha azzerato il mercato legato all’Horeca, è vero anche che i consumi di prodotti lattiero-caseari nella grande distribuzione organizzata sono cresciuti a doppia cifra, così come quelli di altri prodotti agroalimentari». Logica avrebbe voluto che vi fosse un bilanciamento. Così invece non è stato. E a farne le spese, ancora una volta, sono state le stalle. In 20 non hanno retto l’onda d’urto e hanno chiuso. Ma le difficoltà non si sono limitate alla zootecnia da latte. «La carne bovina così come quella suina e tutto il comparto delle carni bianche ha subito cali delle quotazioni per chilo che in certi momenti hanno sfiorato il -50%», ha fatto sapere ancora Livoni rilevando che queste dinamiche non sono passate senza mietere qualche vittima: «Chi ha potuto immagazzinare – ha aggiunto -, congelando il prodotto, è riuscito a sopravvivere, ma diversi operatori del settore hanno dovuto ammainare bandiera. L’attuale ripresa dei consumi ci dirà ora se, chi è riuscito a superare il 2020, sarà in grado di restare sul mercato».

MALGA MONTASIO OK– Nell’ambito dell’attività associativa, si è giovata della pandemia malga Montasio, che nell’estate 2020 ha raccolto migliaia di visitatori in fuga dalle città, dall’afa e ovviamente dal Covid. Al contrario, l’anno non è stato eccellente per il rifugio Divisione Julia, struttura che l’Aafvg ha preso in affitto dal Cai nel maggio 2019 per farne un’importante vetrina dedicata al prodotti delle stalle associate. Se nel periodo estivo, così come in malga Montasio, il rifugio ha fatto ottimi risultati, nel periodo invernale le restrizioni applicate dal Governo per il manifestarsi della seconda ondata di Covid-19 hanno limitato fortemente l’attività di ristorazione e alloggio. «La beffa – ha evidenziato il direttore Andrea Lugo – si è avuta poi nella parte finale dell’anno, quando sono iniziate le abbondanti nevicate, promessa di una stagione “sold-out”, che invece non c’è stata».

SEME BOVINO IN CINA – Durante l’estate scorsa, il Centro tori e stalloni di Moruzzo, unica struttura regionale nel campo della riproduzione delle specie animali allevate, oltre ad aver rafforzato il canale di esportazione del seme bovino con la Turchia, ha aperto un nuovo canale commerciale con la Cina, grazie a una partnership con Horizon Genetics, azienda che si occupa dell’esportazione del seme bovino in America e nel Far East. «Le prime esportazioni sono state effettuate a cavallo del 2020 e 2021 ed ora si stanno implementando ulteriormente essendo trascorsi i 6 mesi di quarantena necessari per l’autorizzazione all’esportazione. Questo progetto – ha sottolineato Lugo – dovrebbe tendere a regime ad una produzione e successiva esportazione di circa 300.000 dosi all’anno che rappresenteranno un considerevole sbocco di mercato per le nostre capacità produttive».

CONTROLLI FUNZIONALI – L’attività “core“ dell’associazione è naturalmente proseguita a beneficio delle quasi 1.000 aziende associate. Nonostante il calo delle bovine controllate, passate dai 35.506 capi del 2019 ai 33.022 del 2020, dovuto sostanzialmente a un paio di grosse realtà zootecniche che hanno cessato l’attività oltre ad alcune perdite fisiologiche di strutture zootecniche di piccola dimensione, la percentuale del latte controllato in regione rimane ad alti livelli: 2.172.559 sono infatti i quintali di latte monitorato nell’anno tramite i controlli funzionali, l’81,7% del totale di 2.657.733 quintali di produzione regionale complessiva. «Un grazie va a tutto il personale – hanno concluso Lugo e Livoni – per l’impegno, la dedizione e la collaborazione che ci ha consentito, anche nell’anno della pandemia, di essere sempre al fianco degli allevatori, sia per le necessità tecniche che per quelle morali, volvendo un ruolo ancor più insostituibile che in passato».

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In copertina e all’interno immagini di allevamenti e di malga Montasio sulle Alpi Giulie.

 

 

In Cina nasceranno vitelli con origine Fvg: una luce in un 2020 da dimenticare

(g.l.) E ora anche in Cina nasceranno vitelli con origine Friuli Venezia Giulia grazie a un importante accordo per l’esportazione del seme dei nostri tori. Questa è una delle pochissime luci, assieme a quella della stagione positiva di Malga Montasio, per gli allevatori friulani. Per il resto, si è trattato di un 2020 tutto da dimenticare. Anno molto difficile, infatti, per le nostre stalle che hanno dovuto fare i conti con il crollo del prezzo del latte, passato dai 40 centesimi di gennaio ai 35 di fine anno, e a quello della carne, in particolare bovina e suina, con quest’ultima che nell’arco dei 12 mesi ha perso oltre un terzo del valore al chilo, passando dall’iper-valutazione di gennaio, quando la sia vendeva a 1,50 euro, alla discesa sotto l’euro di dicembre. Ciò, nonostante gli appelli, sia nazionali che regionali, rivolti ai consumatori affinché, ancor più durante la pandemia, acquistassero prodotti locali. «Sembra che questi inviti a preferire prodotti italiani purtroppo non abbiamo giovato al sistema: le importazioni non si sono fermate e tantomeno paiono aver rallentato». A fare il punto della situazione, concluso un anno che ha pagato un prezzo altissimo all’epidemia di Covid-19, sono il direttore e il presidente dell’Associazione allevatori Fvg, Andrea Lugo e Renzo Livoni, che in uno scenario a tinte per lo più fosche vedono la luce solo, come si è detto, in Malga Montasio e nell’attività del Cts di Moruzzo.

LATTE. L’andamento dei mercati del latte e dei formaggi nel 2020 è stato piuttosto altalenante, in certi periodi anche poco interpretabile rispetto alla formazione del prezzo, che non sempre ha seguito le logiche della domanda e dell’offerta. «Per il latte – spiega Lugo – nel primo trimestre il prezzo del litro alla stalla è stato ancora soddisfacente, pari a 40 centesimi tra gennaio e febbraio, per poi iniziare a scendere in concomitanza con il primo lockdown a marzo. Da quel momento – ricorda ancora il direttore -, nonostante il mercato soprattutto dei formaggi freschi abbia avuto incrementi considerevoli nei volumi di vendita della Gdo, che ha raggiunto quote anche maggiori al 25% rispetto allo stesso periodo del 2019, il prezzo del latte ha prima frenato per poi iniziare una discesa continua fino ai 35,50/36,00 centesimi al litro di settembre-ottobre». Negli ultimi due mesi del 2020 si è assistito a una leggera ripresa del prezzo a livello nazionale, che si è attestato a 37 centesimi al litro, non in Fvg. «In regione – aggiunge Lugo – il mercato non si è più ripreso toccando in alcuni casi livelli ancora inferiori ai 35 centesimi, che non bastano nemmeno a coprire i costi di produzione».

CARNE. Il settore della carne ha forse pagato ancor più degli altri una diminuzione dei consumi legati alle restrizioni imposte dall’emergenza Covid al settore della ristorazione. Si è assistito a un vero e proprio crollo del prezzo al chilo nel settore bovino e a un andamento anomalo e altalenante in quello suinicolo. «A inizio 2020 – rileva ancora il direttore Lugo – il prezzo di vendita dei suini era addirittura troppo alto, pari a 1,40/1,50 euro al kg, poi con la crisi dovuta al Covid e a causa di una certa speculazione, anche da parte di alcuni macelli, il prezzo è letteralmente crollato, arrivando a novembre e dicembre sotto l’euro».

MONTASIO. L’unica soddisfazione in un anno del resto da dimenticare agli allevatori l’ha data Malga Montasio. «Nonostante le premesse non fossero delle migliori, il riscontro reale è stato notevole – racconta dal canto suo il presidente Livoni -, c’era molta voglia e necessità da parte dei turisti di frequentare luoghi all’aria aperta che garantissero o quantomeno fornissero le condizioni ideali di distanziamento sociale come richiede purtroppo ancora oggi l’emergenza Covid e in questo senso Malga Montasio è stata una delle mete più gettonate. Anche l’attività del Rifugio Divisione Julia a Sella Nevea si è attestata ad alti livelli nonostante, terminata la stagione estiva, abbia dovuto fare i conti con il secondo lockdown, costretta a chiudere proprio nel momento di ripresa dell’attività invernale quando, complici le abbondanti nevicate in arrivo, la stagione si annunciava di quelle da tutto esaurito».

CTS MORUZZO. Ulteriore soddisfazione all’associazione è venuta dal lavoro ormai decennale del Centro di fecondazione tori e stalloni di Moruzzo (Cts) che nel 2020 ha raggiunto un promettente accordo con una società statunitense che esporta seme bovino in Cina aprendo così un altro fronte di mercato dopo le importanti esperienze in Turchia e in Egitto.

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In copertina, il presidente dell’Associazione Allevatori Fvg Renzo Livoni.

Allevatori Fvg, e ora Livoni tira le somme: “Altri tre anni spesi bene”

di Gi Elle

Si chiude con un bilancio più che positivo l’era di Renzo Livoni, per due mandati alla guida dell’Associazione Allevatori Friuli Venezia Giulia. “In tre anni – ha detto infatti il presidente uscente – abbiamo messo a segno partite importanti, dagli investimenti sul laboratorio al salvataggio del macello di Cordenons, passando per il record di presenze in Malga Montasio”. Inoltre, per quanto riguarda l’attività a favore delle stalle associate, nell’anno passato si sono fatti più di 250 mila controlli su 35 mila bovine.
Ieri mattina, l’assemblea dei soci ha così dato il via libera al bilancio consuntivo 2019 e ha eletto il nuovo consiglio di amministrazione, che risulta ridotto in quanto i suoi componenti passano da 17 a 13. Sono Franco Baselli, Moreno Caron, Riccardo Castellani, Matteo Delle Vedove, Gabriele Giacchetto, Agostino Listuzzi, Omar Maruccelli, Lino Mazzolini, Nicolò Bambara, Maurizio Sain, Matteo Stefanutti, David Allegro (nominato dalla Regione), oltre allo stesso Renzo Livoni. Sarà ora compito del consiglio, nella sua prima seduta, eleggere il nuovo presidente chiamato a raccogliere appunto l’eredità dei due mandati di Livoni, caratterizzati da diverse, rilevanti iniziative, che lui stesso ha voluto ricordare in assemblea (riunita sia in presenza che da remoto).

Renzo Livoni e Andrea Lugo.

Macello di Cordenons. «L’associazione ha svolto un importante ruolo di mediazione con il Comune e il gestore della struttura Franco Gattel che si è conclusa – ha ricordato Livoni – con la partnership tra la ditta Gattel e la nostra associazione per il salvataggio della struttura che rischiava di chiudere. Un epilogo che non potevamo permetterci: il macello di Cordenons risulta infatti strategico per molti allevatori non solo della provincia di Pordenone, ma anche per molti altri del territorio regionale orfani di strutture come Uanetto e Larice». Risolto il caso Cordenons, resta il tema delle macellazioni d’urgenza, servizio che ante abolizione delle province era gestito dall’ente intermedio di Pordenone con ottimi risultati. «Soppressa la Provincia nulla è più stato realizzato, ma l’obiettivo per noi resta estendere quella positiva esperienza a livello regionale» ha aggiunto Livoni, prima di spostare l’obiettivo su un altro fronte che ormai da anni impegna l’Aafvg.

Malga Montasio. Sulla carta, la stagione si annunciava tutta in salita e invece l’estate in malga è stata un successo. A dispetto delle previsioni, il Covid non ha fermato i turisti che ordinatamente hanno preso d’assalto la struttura gestita dall’Aafvg. «Il 2020 – ha fatto sapere ancora il presidente – si è chiuso addirittura con un aumento di fatturato rispetto all’anno precedente, che già era stato archiviato come un’annata eccezionale». Nel corso del 2019 l’associazione è subentrata nella gestione del rifugio Divisione Julia a Sella Nevea andando così ad aggiungere 49 posti letto ai soli 10 della malga, quasi sempre sold out. In un locale della stessa struttura gli allevatori hanno poi realizzato un magazzino per lo stoccaggio delle forme di Montasio a fine stagione – ben 440 contro le 294 dell’anno precedente – annoso problema che ha trovato finalmente soluzione. Unica nota dolente: «La necessità di intervenire sul minicaseificio della malga che necessità investimenti per 300mila euro, per i quali – ha proseguito il presidente – sarà importante il sostegno della Regione».

Bovine al pascolo.

I numeri. Nel 2019 l’Aafvg ha controllato 35.056 vacche per un totale 2,2 milioni di quintali di latte prodotto riferito a 442 aziende in controllo con una media di capi pari a 88,2 (media costantemente in crescita). Sempre l’anno scorso i campioni prelevati e analizzati dal laboratorio dell’associazione sono stati complessivamente 258.860, un numero imponente che quest’anno è in flessione per via dello stop di due mesi imposto ai controlli durante il lockdown. Anche il laboratorio nel corso dell’ultimo triennio è stato oggetto di investimenti importanti, in nuova strumentazione, per circa 400mila euro di spesa, sostenuta grazie al contributo della Regione Fvg.

Centro di fecondazione. Da Moruzzo l’associazione commercia seme equino e bovino ben oltre i confini nazionali grazie al canale aperto con la Turchia qualche anno fa e recentemente con l’accordo stretto con la società Horizon Genetic che si occupa di esportazione del seme negli Usa e in Cina: si stima che a regime potranno essere prodotte 300mila dosi di seme bovino di pezzata rossa per questi mercati, facendo fare al centro un nuovo, importante passo avanti sul fronte della redditività.

Ringraziamenti. In coda alla sua relazione, il presidente ha rivolto un «plauso al direttore Andrea Lugo e a tutti i componenti del consiglio, che nuovamente ringrazio – ha detto – per il supporto ricevuto durante questo mandato e per i tanti risultati positivi. Mi auguro che il nuovo consiglio possa amministrare con altrettanta oculatezza la nostra associazione».

Malga Montasio sulle Alpi Giulie.

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In copertina, una stalla friulana seguita dall’Associazione Allevatori.

 

Malga Montasio riaccoglie i suoi ospiti affezionati

Da ieri, primo giugno, ha riaperto i battenti Malga Montasio, tornando ad accogliere turisti e visitatori nell’agriturismo e nello spaccio che l’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia ha ripensato in funzione dell’emergenza Covid-19. Adeguando spazi interni ed esterni (i tavoli andranno riservati previa prenotazione telefonica come previsto dalla normativa), ingressi e uscite. In particolare, appena fuori dall’agriturismo sono stati montati 6 gazebo allestiti ognuno con un tavolo e sedie per ospitare singole famiglie che potranno così godersi in sicurezza l’offerta gastronomica della malga e il suo panorama mozzafiato. L’associazione ha pensato anche a una soluzione per tutti coloro che ai tavoli preferiscono le coperte stese sul prato: pranzo al sacco, con una porzione di gnocchi, una di frico e una fetta di torta. «Abbiamo lavorato intensamente nelle ultime settimane – spiegano il presidente dell’Aafvg, Renzo Livoni, e il direttore Andrea Lugo – per far sì che il primo giugno fosse tutto pronto ad accogliere i visitatori che quest’anno, se le premesse si confermeranno, dovrebbero essere ancor più numerosi. In queste settimane di emergenza abbiamo visto le persone attendere con ansia la possibilità di tornare a passeggiare, a correre, in generale di riappropriarsi degli spazi all’aperto e in questo senso malga Montasio offre un’esperienza insuperabile».
A 1.500 metri d’altezza, la malga si estende su 1.064 ettari dedicati per la metà al pascolo, ospita una latteria, un punto vendita di prodotti caseari e un ristoro agrituristico gestiti come detto dall’Associazione allevatori Fvg che è impegnata nella gestione e promozione della malga, simbolo del più importante formaggio della nostra regione cui dà il nome, la Dop Montasio, dal lontano 1960. Un impegno crescente per gli allevatori che nel tempo hanno strutturato la malga prima con il ristoro poi con le camere, regolarmente sold out, prenotate addirittura da una stagione all’altra. «Tutto questo – proseguono Livoni e Lugo – è stato possibile grazie alla fruttuosa collaborazione con l’associazione tenutari e con l’amministrazione di Chiusaforte cui va il nostro ringraziamento». Un Comune, quello della Val Raccolana, dove l’Aafvg l’anno scorso ha raddoppiato il suo impregno facendosi carico della gestione del rifugio Divisione Julia a Sella Nevea che a sua volta ha riaperto i battenti sempre nella giornata di ieri. «A Sella abbiamo a disposizione una grande struttura che ci consente di gestire al meglio, con tutti gli spazi necessari, l’afflusso delle persone. Sarà una stagione in salita a causa dell’epidemia – concludono Livoni e Lugo -, ma siamo pronti ad affrontarla con il solito entusiasmo e con tutte le accortezze necessarie, convinti che nonostante il momento difficile sia a Sella che in Malga possiamo regalare alle persone un momento di svago con i prodotti dei nostri allevatori e con un panorama che è tra i più belli del Friuli».

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In copertina, bovine al pascolo sui prati del Montasio; qui sopra, uno dei gazebi allestiti in malga.