Cresce la Friulfruct: da Spilimbergo le mele che piacciono ai Paesi Arabi

Friulfruct, una realtà in salute e in piena espansione, in quanto a strutture e a forza produttiva. Prosegue, infatti, la crescita della più grande cooperativa di melicoltori del Friuli Venezia Giulia, con sede a Spilimbergo: nel corso dell’assemblea annuale, svoltasi sia in presenza che in streaming rispettando le normative anticontagio, i soci hanno approvato all’unanimità il bilancio, chiusosi con un fatturato di oltre 7 milioni di euro e un utile in lievitazione attestatosi sui 109 mila. Oltre alle cifre che raccontano di una realtà appunto in ottima forma, il presidente Livio Salvador e il direttore Armando Paoli hanno relazionato sul programma di espansione che prevede l’ampliamento della sede (già realizzate, con un gran lavoro e tempistiche record durante l’estate, 20 nuove celle per la conservazione delle mele con un investimento di 4,5 milioni di euro, sostenuti anche dalla Regione Fvg), nuove assunzioni e l’aumento della superficie di meleti dei soci con le varietà più apprezzate dal mercato. Mercato che, nonostante il Covid-19, continua a richiedere le gustose mele friulane non solo in Italia, ma anche nel resto dell’Europa e altrove (da citare il gradimento dei Paesi Arabi e Nordafrica).

Livio Salvador


“Nonostante la pandemia – ha affermato con orgoglio Salvador – siamo riusciti in pochi mesi, da giugno a ottobre, a costruire la nostra nuova sede di stoccaggio, fondamentale per accogliere la nostra produzione in crescita: si è trattato di un grande lavoro di squadra. Guardiamo al futuro ora, attraverso pure un’azione di capitalizzazione approvata dai soci che renderà la cooperativa ancora più solida. Siamo uno dei motori di sviluppo del territorio, con anche un valore sociale, visto che i prossimi ampliamenti porteranno a un aumento di circa 20 unità tra i dipendenti stagionali più altri 50 nell’indotto e un valore ambientale, dal momento che abbiamo aumentato nel bilancio di previsione lo stanziamento per la lotta integrata”.

Armando Paoli

Come è noto, i bilanci delle cooperative agricole coprono la stagione delle colture, ovvero dal mese di luglio a quello dell’anno successivo. Il raccolto 2019, per 118 mila quintali, aveva dovuto fare i conti con una primavera davvero dura a causa della grandine e del freddo. “Ma poi – ha aggiunto il direttore Paoli – siamo riusciti a immettere sul mercato tutta la quantità con una soddisfacente resa dei prezzi, cosa che stimiamo possa avvenire pure per quest’annata 2020, in cui la raccolta si sta concludendo ma che stimiamo già in crescita per un totale di 153 mila quintali, frutto sia delle buone condizioni meteo ma soprattutto dell’ampliamento della superficie coltivata effettuato negli ultimi tre anni con nuove piante di mele che forniscono più prodotto e di qualità. Il nostro piano di sviluppo, che ci ha fatto crescere fino agli attuali 365 ettari coltivati, ci porterà ad avere una produzione prevista di 200 mila quintali nel 2022, da accogliere nella zona produttiva che continuerà a migliorarsi con un secondo lotto da 5 milioni di euro per la riqualificazione delle celle di conservazione esistenti e un terzo da 2,5 milioni di euro riguardante l’ammodernamento dei macchinari. Tutte operazioni che miglioreranno le nostre economie di scala e la redditività per i nostri soci che è già interessante: si tratta di una marginalità di 15 mila euro per ettaro, stando l’attuale livello medio di liquidazione di 0,35 centesimi di euro per chilogrammo di mele conferito che abbiamo saldato loro quest’anno”.
Uno sguardo al futuro davvero convinto, nonostante l’epidemia sanitaria e la cimice asiatica che aveva colpito duro negli scorsi anni. “Noi ci rivolgiamo alla grande distribuzione – conclude il direttore di Friulfruct- e questa anche nei periodi di lockdown continua a chiedere mele di qualità come le nostre. La pressione della cimice quest’anno è diminuita, anche in zone dove non sono stati immessi insetti antagonisti: un segnale davvero confortante. In più, siamo sempre attenti all’ambiente: le nuove varietà di mele, come la Inored Story che abbiamo piantato in questi ultimi mesi assieme a varietà più tradizionali, sono naturalmente resistenti ai parassiti e hanno ottime qualità organolettiche”.

Il conferimento delle mele.

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All’assemblea sono intervenuti anche il presidente di Confcooperative Pordenone Luigi Piccoli (in videocollegamento), che ha lodato la cooperativa per il gran lavoro di riqualificazione della sua attività compiuto in questi anni e il revisore indipendente Daniele Tosolini che ha certificato, al pari del collegio dei revisori dei sindaci, la solidità di Friulfruct.

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In copertina, ecco le nuove celle frigo alla Friulfruct di Spilimbergo.

I cereali e le oleaginose sono ok nella cooperazione del Friuli occidentale

Fortunatamente, ci sono anche delle note positive in questa difficile annata, contraddistinta dall’emergenza sanitaria, ma non solo. E riguarda il settore cerealicolo-oleaginoso della Destra Tagliamento. L’estate 2020, con caldo mite e piogge in quantità ottimale, ha infatti favorito in Friuli occidentale la coltivazione, con aumenti in doppia cifra percentuale in media, di cereali (mais in primis e poi grano e orzo) e oleaginose (piante utilizzate per la produzione di olii come soia, colza e girasoli). Il settore, che si rivolge sia all’alimentazione umana che animale, a livello territoriale è trainato dalle cooperative agricole di raccolta associate a Confcooperative Pordenone: un mondo che conta oltre mille 600 soci sempre più impegnati verso un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, attenta ai consumi energetici e che coltiva prodotti di qualità.
Come nel caso dell’Essiccatoio intercomunale cereali di Torricella a San Vito al Tagliamento. “Dal 2012 – spiega il presidente Tomaso Pietro Fabris, che è referente provinciale del comparto nonché vicepresidente di Confcooperative Pordenone – ci siamo dotati di un impianto biogas che produce 999 watt/ora utilizzando sottoprodotti dalla lavorazione del mais e liquami suini e bovini: tutti materiali forniti dai soci della cooperativa, per un’economia veramente circolare, che ricicla gli scarti ed è orientata alla produzione di energia pulita”. Dalla raccolta che si sta concludendo in questi giorni nei terreni dei 250 soci ci si aspettano note liete. “Le condizioni climatiche ottimali di quest’anno – ha aggiunto Fabris – ci stanno facendo raccogliere oltre il 10% in più di prodotto rispetto al 2019. La qualità del prodotto stessa è in aumento, facendoci confidare quindi che possa trovare agevole collocazione nei mercati”.

Previsioni confermate dal Circolo agrario friulano di San Giorgio della Richinvelda, il quale vanta 790 soci conferenti. “Siamo fiduciosi – sottolinea il presidente Paolo Pittaro insieme al responsabile del settore cereali Christie Castellarin -: la situazione climatica del 2020, con un caldo mite e la pioggia giunta al momento giusto, ha senza dubbio favorito la produzione di cereali e delle oleaginose, tanto che al momento si registra in media un aumento delle rese del 12%-15% ad ettaro”. Anche il Centro intercomunale di Essiccazione mais – Ciem di San Quirino punta all’energia verde: vi aderiscono 450 soci presieduti da Luigi Boschian Cuch. “La raccolta sta vedendo una crescita del 10% rispetto allo scorso anno – sottolinea il direttore Paolo De Biasio – per mais, soia, grano tenero, orzo, girasole e colza. Siamo dotati di un impianto fotovoltaico che produce 121 kw e provvediamo inoltre a macinare in sede il mais per circa 50 mila quintali l’anno”.


La Cooperativa agricola Bannia di Fiume Veneto presieduta da Claudio Zuccato ha 197 soci con il 60% di essi che attualmente conferiscono prodotto. “Oltre alle piogge ottimali – spiega il direttore Ezio Colin – da segnalare la bassa presenza di insetti dannosi. Prevediamo un incremento produttivo per colza e girasoli, mais e soia in media del +20%, con prezzi in rialzo. Anche orzo e grano, che hanno avuto nei terreni dei nostri soci un calo di superficie a semina, otterranno comunque prezzi leggermente più elevati”. Da ricordare, poi, come sul territorio raccolgano i prodotti dei soci pure le Cooperative agricole di Castions di Zoppola, presiedute da Umberto Scodeller, che poi li avviano ai vicini essiccatoi.
“L’impegno delle nostre aderenti – ha concluso il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli – è costante per un’agricoltura rivolta al futuro ma con le radici salde nei valori della cooperazione. Siamo al loro fianco per questa visione rispettosa dei territori e delle comunità”.

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In copertina e all’interno la raccolta del mais e una coltivazione di soia.

Le Cantine cooperative del Friuli occidentale pronte per la vendemmia

Si avvicina la vendemmia 2020 che, in base alle condizioni meteo dei prossimi giorni, dovrebbe partire tra il 20 e il 24 agosto: anche quest’anno, il cuore delle produzione regionale a livello di cooperative sarà nel Friuli occidentale, territorio nel quale è attiva la maggior parte delle cantine regionali più grandi, associate a Confcooperative Pordenone. Un mondo composto da oltre 1.200 viticoltori (e relative famiglie) e quasi 5 mila ettari di vigneto e soprattutto un territorio leader in alcune varietà a livello regionale (per esempio in provincia di Pordenone c’è la maggiore superficie vitata del Friuli Venezia Giulia a Pinot grigio e la seconda d’Italia dopo Treviso).
Che annata sarà? In sintesi, si prospetta una buona qualità delle uve, quantità stabile rispetto lo scorso anno o leggermente in diminuzione (il che non è negativo visto che aumenta di contro la qualità dei grappoli). La vera incognita è rappresentata dall’andamento dei mercati tra l’autunno e l’inverno prossimi in seguito a come si muoverà la pandemia Covid-19, sia per quanto riguarda i consumi italiani che esteri. L’estate ha visto una prima ripresa che si spera però di non vanificare. Sul fronte dei prezzi dell’uva, il sistema cooperativistico si conferma quello che tutela maggiormente il lavoro dei viticoltori.

I Viticoltori Friulani La Delizia di Casarsa hanno 400 soci e 2.000 ettari di vigneto. “Siamo tra le realtà che hanno retto meglio durante il lockdown grazie alla differenziazione dei nostri vini e dei canali commerciali – spiega il presidente Flavio Bellomo -: speriamo che i segnali incoraggianti dell’estate nei consumi del settore Ho.Re.Ca. (Hotellerie-Restaurant-Café, ndr) non vengano meno con le prossime stagioni a causa di nuove chiusure. Prevediamo una vendemmia in linea con quella dello scorso anno, ideale sia per la vinificazione che per la successiva commercializzazione. Nel frattempo proseguiamo nel nostro cammino di investimenti e innovazione, per vini sempre più apprezzati dai consumatori”.

La Cantina di Rauscedo ha 390 soci e 1700 ettari. “Tra le novità della vendemmia 2020 – commenta il presidente Antonio Zuliani -, per la quale prevediamo una buona qualità delle uve visto il meteo che finora è stato equilibrato, c’è che abbiamo ulteriormente potenziato la nostra parte tecnica con un’ulteriore persona a fianco dei soci nei vigneti per consigliarli e aiutarli. In tutto siamo a 4 tecnici rispetto all’unica unità di due anni fa, una bella crescita. Con il potenziamento del servizio tecnico sul campo si vuole elevare la qualità già, peraltro, riconosciuta alta dal mercato”.

La Cantina produttori di Ramuscello e San Vito conta 150 soci che lavorano 650 ettari vitati. “Le condizioni meteorologiche sono state fino ad oggi ideali per la coltivazione della vite – sottolinea il presidente Gianluca Trevisan – e con la Vendemmia 2020 possiamo contare sull’80% dei nostri soci che hanno aderito al progetto SQNPI, al fine di utilizzare delle pratiche di agricoltura integrata rispettose, sia dell’ambiente che del prodotto finale. Il numero dei soci è in costante ascesa, segno di come la nostra cooperativa stia facendo un percorso virtuoso, con importanti investimenti tecnologici al fine di garantire la giusta remunerazione dell’uva ai soci conferenti”.

La cantina Vini San Giorgio della Richinvelda ha 80 soci e 400 ettari. “Un’annata che si prospetta all’insegna della qualità delle uve – sottolinea il presidente Ivan Volpatti – mentre la quantità, per quanto ci riguarda, calerà. Ci stiamo preparando, meteo permettendo per iniziare attorno al 23 agosto con la vendemmia”. In Friuli occidentale è attiva anche la Cantina di Conegliano e Vittorio Veneto, che si è fusa con la Cantina di Fontanafredda e Sacile da cui ha ereditato 180 soci.

“Una vendemmia di prospettiva – ha chiosato Pietro Tomaso Fabris, referente provinciale di Fedagripesca e vicepresidente di Confcooperative Pordenone – che deve fare i conti con l’incertezza dettata dal Covid-19 ma che vede le nostre cantine pronte a rispondere alle esigenze dei mercati con prontezza, professionalità e passione nonché una serie di interventi innovativi sia nel campo dei prodotti, sia della vinificazione e sia infine della coltivazione salvaguardando l’ambiente. Alla fine della raccolta trarremo i bilanci, ma nel frattempo ci prepariamo a questo momento così fondamentale nella vita delle nostre cooperative”.
“Il comparto – ha aggiunto Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca – è compatto nell’impegno per una vendemmia di qualità e ha messo in essere, già dagli scorsi anni, una serie di visioni comuni e innovazioni in corso d’opera che permettono ora di salvaguardare il lavoro delle cantine cooperative. La collaborazione con i territori vicini, all’interno dei consorzi di tutela a partire dai nostri vini di maggior richiesta, Pinot grigio e Prosecco, sta dando i suoi frutti e il sistema cooperativistico concorre decisamente a una tenuta dei prezzi dell’uva per i viticoltori”.
“Il mondo agricolo – ha concluso il presidente di Confcooperative Pordenone Luigi Piccoli – da sempre rappresenta uno dei punti di forza della cooperazione in Friuli occidentale. Come altri settori, anche quello vitivinicolo che nella nostra realtà e tra i più vocati all’esportazione, deve fare fronte alla nuova situazione mondiale. Le radici mutualistiche, ancora una volta, hanno dimostrato di essere forti per distribuire benessere agli associati anche in tempi difficili”.

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In copertina, uve bianche, ormai mature, pronte per la vendemmia.

Pietro D’Andrea torna alla guida dei Vivai Cooperativi Rauscedo

Dopo sette anni, Pietro D’Andrea torna alla guida dei Vivai Cooperativi Rauscedo. La sua elezione è avvenuta in occasione del rinnovo del consiglio di amministrazione, e quindi della presidenza, della importante realtà produttiva del Comune di San Giorgio della Richinvelda – associata a Confcooperative Pordenone – che coltiva e commercializza il 20% della produzione europea di barbatelle. La cooperativa è formata da oltre 200 soci e ha un fatturato consolidato di 82 milioni di euro. Grazie alla ricerca scientifica condotta assieme all’Università di Udine e all’Iga (Istituto di genomica applicata), si sta confermando leader anche nelle barbatelle di ultima generazione, ovvero quelle “resistenti” che sono più green ed ecologicamente sostenibili.

Pietro D’Andrea

L’assemblea dei soci ha infatti rinnovato l’organo amministrativo che guiderà la società nei prossimi tre anni. Nel consiglio, composto da 11 soci, sono stati riconfermati 5 amministratori uscenti mentre 6 sono di nuova nomina, con diversi giovani esponenti, positivo esempio di rinnovamento della compagine amministrativa. Sono risultati eletti Alessandro Leon, Antonio Cesaratto, Pietro D’Andrea, Claudio Moretti, Enrico D’Andrea, Daniele D’Andrea, Stefano Volpe, Marco Cocitto, Giorgio Giacomello, Mario Lovisa e Maurizio Marchi. Nel corso della prima seduta del nuovo consiglio sono stati nominati, alla carica di presidente appunto Pietro D’Andrea e come vicepresidenti Claudio Moretti e Alessandro Leon. L’assetto direzionale rimane inalterato con Eugenio Sartori, in qualità di direttore generale, e Mauro Bertolin, direttore amministrativo.

Per Pietro D’Andrea, si tratta dunque di un ritorno alla presidenza, dopo essere stato alla guida della cooperativa dal 2008 al 2013. “Puntiamo – ha dichiarato nel suo primo intervento – a consolidare la nostra posizione di leader mondiali del settore vivaistico, affrontando le nuove sfide che lo scenario internazionale, causa l’emergenza Coronavirus, ci sta ponendo. Proseguiremo nell’innovazione e nella ricerca, senza dimenticare le nostre radici e la comunità da cui proveniamo. Sapremo affrontare questi impegni grazie al lavoro collegiale che auspico da parte del consiglio, il quale sarà da me coinvolto nelle decisioni”.
“Per ognuna delle nostre cooperative – ha commentato il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli – il rinnovo del consiglio è un momento in cui si coniuga la continuità delle buone pratiche mutualistiche con la visione innovativa del futuro: per questo auguro al presidente D’Andrea e al consiglio buon lavoro. Recentemente abbiamo potuto essere ospiti dei Vivai per la nostra assemblea provinciale, apprezzandone ancora una volta la grande organizzazione e forza”.

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In copertina e qui sopra due immagini dei Vivai Cooperativi Rauscedo.

Confcooperative Pordenone a Rauscedo capitale delle “viti bambine”

di Gi Elle

Se Rauscedo oggi è leader mondiale per la produzione di barbatelle, merito è soprattutto della cooperazione che ha saputo mettere insieme le varie energie del paese in riva al Tagliamento, con uno spirito di intesa e solidarietà che ha mirato prioritariamente alla crescita della comunità rispetto a quella dell’individuo, all’insegna del detto, sempre valido, che “l’unione fa la forza”. La cooperazione, quindi, come chiave del successo nella produzione delle “viti bambine”, ma non solo, tanto che San Giorgio della Richinvelda vanta il titolo, non da poco, di “Comune delle Cooperative”. Dove organizzare, allora, se non nel paese dei vivaisti viticoli l’assemblea generale di Confcooperative Pordenone, principale associazione di rappresentanza delle cooperative nella Destra Tagliamento, la prima a tenersi in Friuli occidentale dopo il lockdown tra quelle dei più importanti enti economici: programmata inizialmente per fine febbraio e poi posticipata a causa dell’emergenza Coronavirus, si terrà rispettando le misure di sicurezza sanitaria proprio oggi, 1 luglio, alle 15, nella sede dei Vivai Cooperativi Rauscedo. L’appuntamento, intitolato “Costruttori di bene comune per lo sviluppo delle comunità”, concluderà il mandato quadriennale e ne aprirà uno nuovo, visto che sono previste anche le elezioni per il rinnovo del presidente e del consiglio.

Luigi Piccoli

I lavori avranno al centro la relazione del presidente uscente Luigi Piccoli, sul cui possibile secondo mandato si è registrata in questi giorni l’adesione delle cooperative, riunitesi nelle assemblee di settore, tra cui anche quelle agricoltura e pesca. Conoscenza, intersettorialità donne e giovani, solidarietà e mutualità, competenza e coesione: ecco le direttrici sviluppate negli ultimi quattro anni e che saranno alla base per l’azione futura post Covid-19 . In questo quadriennio il mondo di Confcooperative Pordenone (che è uno tra i più attivi a livello cooperativo regionale) ha dimostrato una decisa propensione anticiclica: in tempi di crisi economica e occupazionale, ha aumentato i fatturati del +34% e quasi raddoppiato gli addetti. Numeri che ora andranno confrontati con la situazione determinata nel 2020 dal Covid-19, con cooperative che hanno dovuto affrontare importanti cali di fatturato (come quelle del settore cultura e spettacolo) e altre che sono state chiamate in prima linea a rispondere alle esigenze della popolazione costretta nelle proprie abitazioni (come la filiera agricola e quella del consumo). Nell’occasione, Piccoli ringrazierà per il lavoro svolto assieme il consiglio uscente con i vicepresidenti Maurizio Tantin, Fabio Dubolino e Giorgio Giacomello. Inoltre, sarà ricordato Riccardo Fioretti, revisore dei conti dell’ente nonché storico direttore, recentemente scomparso.

Una manifestazione a Rauscedo.

Le 151 cooperative con oltre 50 mila soci associate a Confcooperative Pordenone sono una vera e propria “locomotiva”, economica e sociale, non solo del Friuli occidentale ma dell’intero Friuli Venezia Giulia: basta infatti pensare che con oltre 500 milioni di euro di fatturato, rappresentano più del 50% del valore della produzione complessiva delle cooperative associate a Confcooperative a livello regionale. Una serie di realtà che dà occupazione anche in anni di crisi economica, tanto da aumentare gli occupati (tra soci lavoratori e dipendenti) dalle 4.550 unità del 2013 alle oltre 8 mila attuali. Tra i positivi esempi di questa capacità di generare occupazione, quello del Servizio civile attraverso il Consorzio di cooperative sociali Leonardo, che negli ultimi dieci anni ha coinvolto oltre un centinaio di giovani nelle cooperative che si occupano di disabili, con una ventina di loro che poi sono anche stati assunti. Per quanto riguarda i fatturati in totale in questi ultimi anni si è assistito a una variazione per le cooperative del +34%, sviluppo che è stato riversato sulla società e sulle comunità.
Per quanto riguarda il settore primario, fa parte della “grande famiglia” della cooperazione in Destra Tagliamento anche Fedagripesca. Sono 43, infatti, le società del settore agricolo e della pesca aderenti a Confcooperative Pordenone, per un totale di 5 mila 541 soci e un capitale sociale di oltre 17 milioni di euro. Il tasso di mutualità è di oltre il 78% e danno lavoro a 2.700 persone. Il loro fatturato è di oltre 391 milioni di euro. Per il sostegno delle attività economiche sono due le banche di credito cooperativo aderenti a Confcooperative Pordenone (Bcc Pordenonese e Monsile, Friulovest Banca), per un totale (al 31 dicembre 2018) di oltre 20 mila soci e 350 dipendenti. Ammontano invece a 4,5 milioni di euro la raccolta e gli impieghi delle due banche operative sul territorio.

Pietro D’Andrea fondatore dei Vcr.

L’Unione friulana delle Cooperative e mutue della Destra Tagliamento, ovvero Confcooperative Pordenone, nacque il 15 settembre 1951. La data non è un errore: nacque addirittura prima della Provincia pordenonese, che sorgerà solamente nel 1968. Ciò fu reso possibile dal fatto che questo territorio già da fine Ottocento aveva dato vita a diverse esperienze cooperativistiche, prima nel credito con le casse rurali e poi in ambito agricolo e del consumo. Una presenza talmente forte che in quel 1951 si ottenne addirittura una deroga ai regolamenti nazionali di Confcooperative, la quale prevedeva unioni territoriali solamente in corrispondenza dei territori provinciali. Sfogliando i libri di storia emergono altri passaggi epocali. La prima cooperativa, una latteria, sorse a Maniago nel 1882, zona dove poi sorsero realtà legate ai coltellinai. E poi il credito cooperativo, anche grazie a figure carismatiche come Leone Wollemborg e monsignor Giuseppe Lozer. Infine, ancora prima della nascita dell’Unione provinciale, da segnalare come nel 1949, anno di costituzione dell’Associazione Cooperative Friulane a Udine, la cooperazione pordenonese aveva già un suo ufficio distaccato, retto da Orlando Fioretti.

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In copertina e qui sopra un impianto a Rauscedo in cui si fanno crescere le barbatelle, le “viti bambine”.

 

Fiume Veneto, come l’ortofloricoltura combatte l’emarginazione

Imparare le tecniche per coltivare piante da orto e fiori, binomio di formazione e integrazione sociale per persone svantaggiate: questo l’obiettivo del corso professionalizzante in Tecniche di Orticoltura e Floricoltura, conclusosi recentemente alla Cooperativa sociale Il Seme Onlus di Fiume Veneto. Il progetto è stato curato dall’ente di formazione Soform Scarl, ente di Confcooperative Pordenone, nell’ambito del Programma specifico 18/18 “Formazione a favore di persone svantaggiate, a rischio di esclusione, marginalità, discriminazione” del Por Regione Fvg, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo. Fondamentale anche in questa occasione il supporto del Dipartimento di Salute Mentale dell’AAS5 di Pordenone che ha dato il suo contributo alla Cooperativa Il Seme fin dal 1981. Il direttore del Dipartimento, dottor Fulvio Tesolin, ha sostenuto la realizzazione del corso rivolto agli utenti, al fine di promuovere l’inserimento lavorativo e l’integrazione sociale di persone in stato di disagio ed emarginazione.
Alla consegna degli attestati ai partecipanti è intervenuta anche la responsabile del Dipartimento di Salute mentale dell’AAS5 di Pordenone, dottoressa Carmen Schifilliti. “Un’iniziativa – ha affermato la  presidente de Il Seme, Laura Lenardon – davvero preziosa per le reti sociali del nostro territorio: un modo per non escludere, anzi favorire l’inserimento socio lavorativo di persone svantaggiate”.

La consegna degli attestati.


Attualmente vi sono 55 mila metri quadri di superficie agricola coltivata dalla cooperativa, in convenzione con il Comune di Fiume Veneto, che garantisce una produzione di ortaggi freschi, piante da orto e da fiore, tutti venduti per la maggior parte a privati nella bottega collocata nella sede. Da circa un anno, Il Seme commercializza l’innovativo prodotto “Le Conserve del Seme”, realizzato con verdure e frutti coltivati direttamente dai suoi utenti, tra i quali quelli inseriti nel progetto di reinserimento lavorativo.
“Una chiara testimonianza – ha concluso Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone – di come il lavoro sinergico tra vari attori cooperativi permetta di realizzare progetti dal grande valore sia sociale che economico. Il cammino formativo realizzato da Soform e Il Seme insieme al Dipartimento di Salute Mentale è una buona pratica da far conoscere per il suo grande valore umano“.

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In copertina e qui sopra i lavori in campagna e la vendita dei prodotti alla cooperativa sociale.

 

 

“Le Radici del Vino” da record: 30 per cento in più

Un’edizione da ricordare, quella 2019, per “Le Radici del Vino”, grande vetrina della filiera vitivinicola e fiera della viticoltura d’eccellenza che si è appena conclusa a Rauscedo di San Giorgio della Richinvelda (membro delle Città del Vino e primo Comune delle Cooperative). La manifestazione ha fatto registrare nel weekend dall’11 al 13 ottobre l’affluenza di 22 mila persone, ovvero il 30% in più rispetto l’edizione dello scorso anno. Successo quindi per i 36 eventi in programma, adatti a tutti i gusti ed età, resi possibili dalla passione dei 450 volontari coinvolti dal Comune insieme con l’associazione Le Radici del Vino. Oltre ai numeri record, lascito della kermesse sono anche le idee e gli spunti per affrontare il futuro, come quelle uscite dal convegno realizzato insieme a Confcooperative Pordenone sulle sfide dell’alimentazione da qui a fine secolo, di cui riferiamo anche nell’articolo sottostante.
“Siamo davvero soddisfatti – ha affermato il sindaco, Michele Leon – per l’alta affluenza, la più alta mai registrata in sei edizioni. Segno di come Le Radici del Vino, oltre ad aver consolidato il proprio pubblico friulano, sa attrarne anche di nuovo, come ho potuto constatare con gli espositori della Fiera Viticoltura d’eccellenza, i quali mi hanno riferito di una grande presenza di persone dal Veneto, regione alla quale quest’anno abbiamo allargato la nostra attività promozionale. Praticamente tutti gli eventi organizzati hanno riempito gli spazi disponibili, a partire dai convegni tecnici per i viticoltori, con le sale sempre piene”.

La giornata conclusiva ha visto toccare l’apice. “Solo al mattino – ha aggiunto il primo cittadino – per la marcia abbiamo avuto 550 runner e camminatori, quasi cento in più dello scorso anno, che si sono poi fermati a pranzo unendosi al resto dei visitatori tanto che fino alle 14 c’è stato il tutto esaurito. Ma la nostra organizzazione ha risposto bene all’affluenza, ricevendo anche i complimenti di tante persone. Per questo, in vista del prossimo anno, valuteremo possibili ampliamenti dell’area ristorazione e dei parcheggi, per gestire ancora meglio questa magnifica affluenza la quale dimostra come Le Radici del Vino sia entrata nel cuore delle persone”.

“Alimentare il futuro”, convegno del sabato nella sede dei Vivai cooperativi Rauscedo, ha lasciato diversi spunti per agricoltura e viticoltura locale che si dovranno confrontare con sfide sempre più globali. “Il gruppo di relatori – ha commentato il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli – ha evidenziato molto bene lo scenario che ci attende e ancora una volta abbiamo capito come la cooperazione, a partire da Rauscedo che è una comunità dall’elevato Dna cooperativistico, può essere una delle soluzioni per avere più cibo sano, rispettoso dell’ambiente e che basti a una popolazione umana la quale a fine secolo, secondo le stime, raggiungerà quota 11 miliardi di persone. Siamo lieti di essere stati anche quest’anno tra i partner de Le Radici del Vino, manifestazione in continua crescita, non solo nei numeri ma anche a livello qualitativo“.

La foltissima schiera di volontari.

Le Radici del Vino è stato organizzato dal Comune di San Giorgio della Richinvelda e dall’associazione omonima “Le Radici del Vino” con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Friulovest Banca. Partner preziosi la Banca stessa, Confcooperative Pordenone e Onav Pordenone. Hanno sostenuto il progetto VivaiCooperativi Rauscedo, Cantina Rauscedo, Circolo Agrario Friulano, Vitis Rauscedo, Dea barbatelle, Crai Rauscedo, Marchi Volpe, Gruppo Bisaro, Sina, I Magredi, Vini San Giorgio, Juliagraf, Ambiente e Servizi, Ondulkart, Vivaistica D’Andrea, Assoenologi Fvg, Pordenone Fiere.

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In copertina, l’ormai affermato logo della rassegna “Le Radici del Vino”.

 

 

 

 

Agricoltura più efficiente per le nuove sfide: il messaggio di Rauscedo

L’agricoltura mondiale sarà chiamata a grandi sfide nei prossimi decenni, visto dovrà garantire risorse alimentari a una popolazione globale che, stando gli attuali trend di crescita, arriverà nel 2100 a quasi 11 miliari di persone. Aumentare la produzione (le stime parlano di almeno il +50% in media) non sempre sarà possibile, visti i cambiamenti climatici in atto che riducono le aree fertili, e quindi rendere ancora più efficace l’attuale resa è fondamentale, anche grazie alla ricerca genetica. Che nel settore viticolo è utilizzata per esempio nella selezione dei vitigni resistenti, il cui approccio si confronta con quello delle vigne biologiche, il tutto in un quadro in cui l’Italia è sì il maggiore produttore mondiale di vino, ma ancora non lo vende ai prezzi a cui invece arrivano, per esempio, le aziende francesi. Questi, in estrema sintesi, i temi messi ieri mattina sul tavolo dal convegno “Alimentare il futuro. Le sfide dell’agricoltura tra alimentazione, ambiente, mercato e globalizzazione” , proposto a Rauscedo all’interno della rassegna vitivinicola “Le Radici del Vino”, oggi arrivata all’ultima giornata che offre ancora numerose e interessanti proposte, sia dal punto di vista tecnico sia da quello del semplice trascorrere una domenica in relax.

I relatori dell’importante convegno.

I saluti istituzionali sono stati portati da Michele Leon, sindaco di San Giorgio della Richinvelda, che ha evidenziato come “Le Radici del Vino” sia un momento di riflessione per l’intero comparto, alla fine della vendemmia, in un territorio dalla grande vocazione vitivinicola; Luigi Piccoli, presidente Confcooperative Pordenone, che ha lodato la fiera per il grande cammino di crescita svolto nelle sue sei edizioni, sempre con un occhio attento alle dinamiche cooperative; Stefano Volpe, presidente dei Vivai Cooperativi Rauscedo, che ha ricordato la posizione di leader mondiali nella produzione di barbatelle, ovvero le giovani viti che daranno vita ai vigneti (più di un quarto della produzione planetaria trae origine proprio a Rauscedo grazie a varie realtà vivaistiche); Lino Mian, presidente Friulovest Banca, che ha sottolineato come l’Istituto di credito sia sempre attento alle esigenze del territorio; Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari Ittiche e Forestali, che, ragionando sulla prossima Pac, la Politica agricola comunitaria, ha anticipato che la Regione farà la sua parte nel sostenere gli agricoltori con misure complementari. Infine, Eugenio Sartori, direttore dei Vivai Cooperativi Rauscedo, ha auspicato una cabina unica di regia nazionale per l’accettazione delle varietà di vitigno resistenti a fronte dell’attuale quadro che vede ogni singola Regione chiamata a dare il suo beneplacito.

Si sono poi confrontati, moderati dal giornalista Lorenzo Tosi (coautore di Terra e vita), illustri esperti: Eugenio Pomarici, professore ordinario del Dipartimento Tesaf Cirve dell’Università di Padova, a fronte di una popolazione mondiale in crescita ha quantificato in più 100 milioni gli ettari coltivabili necessari, riducendo al contempo lo spreco di cibo e sviluppando biotecnologie per salvaguardare allo stesso tempo indipendenza di agricoltori e biodiversità. In questo quadro, l’Unione europea dovrà prepararsi per tempi futuri in cui è probabile che l’autosufficienza alimentare possa tornare di attualità; Raffaele Testolin, professore ordinario del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine, illustrando i vitigni resistenti ha auspicato una collaborazione continua tra genetisti, patologi, tecnici e viticoltori; Tiziana Sarnari, analista di mercato dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare Ismea, partendo dal primato italiano nella produzione di vino, ha evidenziato invece come il nostro Paese possa crescere nel valore del prodotto venduto, soprattutto nelle bottiglie di fascia medio alta (costo dai 3 euro a salire) dove ci sono grandi potenzialità, a partire da mercati emergenti come la Cina dove siamo ancora solo il 5°importatore per volume e valore o come negli Usa dove siamo i primi per volume, ma i secondi per valore dietro ai francesi.

Michele Morgante, direttore scientifico dell’Istituto di genomica applicata di Udine, ha quindi  fatto un excursus sulla situazione futura dell’agricoltura, quando la produzione in Europa aumenterà a fronte di un calo della popolazione mentre in altre aree accadrà drammaticamente il contrario, ipotizzando come soluzione l’intensificazione sostenibile tramite la sinergia tra genetica, chimica e tecniche agronomiche anche nelle aree della Terra più svantaggiate in queste previsioni; Cristina Micheloni, presidente dell’Aiab, l’Associazione Italiana per l’agricoltura biologica Friuli Venezia Giulia, ha infine illustrato come in regione siano attivi già mille operatori agricoli biologici con una crescita del 13% nel 2018 rispetto all’anno precedente e di come i consumatori stiano sempre più richiedendo prodotti biologici i quali, ha concluso, possono dare il loro contributo a fronte della crescente domanda di cibo. Per tutti i relatori al termine una barbatella donata dal Comune di San Giorgio della Richinvelda.

Le Radici del Vino è organizzato dal Comune di San Giorgio della Richinvelda e dall’associazione omonima “Le Radici del Vino” con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Friulovest Banca. Partner preziosi la Banca stessa, Confcooperative Pordenone e Onav Pordenone. Sostengono il progetto VivaiCooperativi Rauscedo, Cantina Rauscedo, Circolo Agrario Friulano, Vitis Rauscedo, Dea barbatelle, Crai Rauscedo, Marchi Volpe, Gruppo Bisaro, Sina, I Magredi, Vini San Giorgio, Juliagraf, Ambiente e Servizi, Ondulkart, Vivaistica D’Andrea, Assoenologi Fvg, Pordenone Fiere.

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In copertina, l’enoteca della rassegna vitivinicola che oggi si chiude a Rauscedo, capitale delle barbatelle.

“Alimentare il futuro”: Rauscedo invita a una riflessione

“Alimentare il futuro. Le sfide dell’agricoltura tra alimentazione, ambiente, mercato e globalizzazione”: questo il titolo del momento di approfondimento clou della rassegna vitivinicola “Le Radici del Vino”, in programma nel fine settimana a Rauscedo. Il convegno si terrà infatti domani, alle 10.30, nella sala dei Vivai Cooperativi Rauscedo. Sarà l’occasione per riflettere su come l’agricoltura viva, in maniera sempre più insistente, in rapporto alle logiche di globalizzazione dei consumi, anche in funzione della sempre maggiore facilità di spostamento delle merci, esponendo gli agricoltori a una difficile battaglia legata alla competizione dei prezzi. Per questo l’agricoltura deve competere su marginalità estremamente risicate con ricadute importanti sulle scelte dei produttori. L’intento del convegno è quello di illustrare le evidenze scientifiche in merito alla situazione dell’agricoltura italiana, europea e mondiale per capire quali dovrebbero essere le linee di sviluppo del settore, quali dovrebbero essere gli investimenti da perseguire per rimanere competitivi, quali siano gli impatti finora misurati delle diverse agricolture e, infine, individuare le indicazioni per il mondo della viticoltura, mondo che si vede coinvolto nelle medesime sfide.

Si confronteranno, moderati dal giornalista Lorenzo Tosi (coautore di Terre e vita), illustri esperti: Raffaele Testolin, professore ordinario del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine; Eugenio Pomarici, professore ordinario del Dipartimento Tesaf Cirve dell’Università di Padova; Michele Morgante, direttore scientifico dell’Istituto di genomica applicata di Udine; Tiziana Sarnari, analista di mercato dell’Istituto di Servizi per il Mercato agricolo alimentare Ismea, e Cristina Micheloni, presidente dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica.
Porteranno i saluti istituzionali Michele Leon, sindaco di San Giorgio della Richinvelda; Luigi Piccoli, presidente Confcooperative Pordenone; Stefano Volpe, presidente dei Vivai Cooperativi Rauscedo; Lino Mian, presidente Friulovest Banca; Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse Agroalimentari Ittiche e Forestali; Eugenio Sartori, direttore dei Vivai Cooperativi Rauscedo.

“Rauscedo – ha detto il sindaco Leon – è la capitale mondiale del vivaismo della vite, visto che qui cresce il 40% globale delle barbatelle: nei giorni de Le Radici del Vino lo sarà ancora di più, insieme al nostro territorio comunale dove è presente tutta la filiera della vite, dalla barbatella alla bottiglia. Il convegno sarà un prezioso momento di confronto”. “Come ogni anno – ha aggiunto Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone  – siamo lieti di collaborare a questo momento di approfondimento in una delle zone a più alta concentrazione cooperativistica del Friuli occidentale. Sarà anche un’utile occasione per fare il punto della situazione del comparto vitivinicolo dopo la vendemmia e analizzare le prossime sfide”.

L’incontro è organizzato dal Comune di San Giorgio della Richinvelda assieme a Confcooperative Pordenone e Vivai Cooperativi Rauscedo. Sostengono l’iniziativa la Regione Autonoma Fvg, Friulovest Banca e le Città del Vino.

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In copertina, anche il settore vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia riflette a Rauscedo sul  futuro.

 

 

Tutto pronto a Rauscedo per “Le Radici del Vino”. Ma quante proposte!

Tutto pronto, a Rauscedo, per “Le Radici del Vino 2019”, grande vetrina della filiera vitivinicola e fiera della viticoltura d’eccellenza che nella frazione di San Giorgio della Richinvelda (membro delle Città del Vino e primo Comune delle Cooperative) dall’11 al 13 ottobre proporrà un ricco programma, quest’anno ancora più a misura di famiglia con tanti momenti per bimbi, eventi culturali, una piazza dei sapori, la mostra artigiana, approfondimenti per addetti ai lavori, intrattenimento, sport e degustazioni rivolti a tutti. Ma con un occhio particolare rivolto, ovviamente, alla vite e al vino, essendo questa la “culla mondiale” delle barbatelle, delle “viti bambine”, candidate a produrre uve che daranno vini di qualità non solo nel Vigneto Fvg ma in tutto il pianeta.
“Rauscedo – ha affermato, infatti, il sindaco Michele Leon – è la capitale mondiale del vivaismo della vite, visto che qui cresce il 40% globale delle barbatelle: nei giorni de Le Radici del Vino lo sarà ancora di più, assieme al nostro territorio comunale dove è presente tutta la filiera della vite, dalla barbatella alla bottiglia”.

I saluti del sindaco Leon e del presidente Piccoli, di Confcooperative Pordenone.

Cornice della presentazione ufficiale  della manifestazione Villa d’Andrea, a Rauscedo, dove c’è stata anche la prima del nuovo video promozionale del territorio sangiorgino e della filiera delle barbatelle. Sono intervenuti, oltre al sindaco Leon, il presidente dell’associazione Le Radici del Vino, Domenico Gottardo, che ha ricordato come l’evento sia reso possibile dalla passione di 450 volontari, il vicesindaco Luca Leon che ha illustrato il ricco programma, il vicepresidente di Friulovest Banca Sergio Covre, che ha ricordato la storica vicinanza dell’Istituto di credito alla kermesse e a tutto il territorio sangiorgino, nonché il parlamentare europeo Marco Dreosto che ne ha elogiato la grande organizzazione.
“Come ogni anno – ha aggiunto Luigi Piccoli, presidente di Confcooperative Pordenone, riferendosi al convegno di sabato – siamo lieti di collaborare a questo momento di approfondimento in una delle zone a più alta concentrazione cooperativistica del Friuli occidentale. Sarà anche un’utile occasione per fare il punto sulla situazione del comparto dopo la vendemmia e analizzare le prossime sfide”.

Da sinistra, Covre, Dreosto e Piccoli.

I NUMERI – Dando uno sguardo ai numeri della manifestazione Le Radici del Vino, saranno ben 36 gli eventi in programma, comprese le degustazioni guidate dell’Onav ai migliori vini Fvg e d’Italia, più una Piazza dei sapori con prodotti tipici gastronomici, mostre e spazi espositivi oltre all’area bimbi nella quale i più piccoli potranno divertirsi con i laboratori dedicati all’uva. Nell’Arena del gusto ben 32 specialità tipiche, mentre l’enoteca offrirà 150 vini dalle principali regioni vitivinicole d’Italia e del mondo, con uno speciale focus sulla Ribolla gialla. La Fiera Agricola Viticoltura d’Eccellenza potrà contare su oltre 50 espositori con tante novità per gli agricoltori in aiuto al loro lavoro tra le vigne.

AGRICOLTURA GREEN – “Alimentare il futuro. Le sfide dell’agricoltura tra alimentazione, ambiente, mercato e globalizzazione”: questo il titolo del momento clou della rassegna, ovvero l’incontro di sabato 12 ottobre, alle 10.30, nella sala convegni dei Vivai Cooperativi Rauscedo. Si confronteranno, moderati dal giornalista Lorenzo Tosi (coautore di Terre e vita), illustri esperti: Raffaele Testolin, professore ordinario del Dipartimento di Scienze agroAlimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine; Eugenio Pomarici, professore ordinario del Dipartimento Tesaf Cirve dell’Università di Padova; Michele Morgante, direttore scientifico dell’Istituto di genomica applicata di Udine; Tiziana Sarnari, analista di mercato dell’Istituto di Servizi per il Mercato agricolo alimentare Ismea, e Cristina Micheloni, presidente dell’Associazione Italiana per l’agricoltura biologica (Aiab).

FIERA AGRICOLA – Le Radici del Vino 2019 inizierà ufficialmente alle 16 di venerdì 11 ottobre (alle 17 il taglio del nastro alla presenza delle istituzioni), alzando il sipario sulla sesta edizione della Fiera agricola Viticoltura d’Eccellenza, che si terrà con la presenza record di 50 espositori i quali presenteranno le più recenti novità nel campo dei macchinari e prodotti agricoli, dalle irroratrici alle vendemmiatrici, dai trattori alle barbatelle solo per citarne alcuni, senza dimenticare le ultime frontiere teconologiche come l’utilizzo dei droni per monitorare i vigneti. La Fiera Agricola Viticoltura d’Eccellenza, che per la prima volta si allungherà verso piazza delle Cooperative, è aperta con i seguenti orari: venerdì 11 dalle 16 alle 21, sabato 12 e domenica 13 dalle 9 alle 21.

VINO ALLE RADICI – Bottiglie da tutto il mondo per il progetto “Il vino torna alle sue radici”. Infatti, nell’enoteca della manifestazione, il pubblico potrà degustare circa 150 tra tutte le tipologie di vino, dai bianchi ai rossi passando per gli spumanti fino ai vini dolci e quelli ottenuti da vendemmia tardiva. Le etichette provengono dalle varie regioni Italiane e da una decina di Paesi esteri (per la prima volta anche da fuori Europa grazie a etichette provenienti da Cile, Argentina, Sudafrica e Nuova Zelanda): sono tutti ottenuti da vigneti realizzati con uve nate da barbatelle partite dai principali vivaisti di Rauscedo (Vivai Cooperativi di Rauscedo, Vitis Rauscedo, Dea Barbatelle).

Ecco la Ribolla gialla spumante.

RIBOLLA ED ENOTECA – La Ribolla Spumante è un prodotto di assoluto valore e Le Radici del Vino già da cinque anni si propongono di valorizzare le migliori produzioni della nostra regione con un concorso “Festival della Ribolla gialla”. Numerose cantine anno aderito all’iniziativa anche quest’anno e i vini in concorso saranno esposti per l’assaggio negli spazi dedicati.

LABORATORI – I Laboratori del Gusto sono le straordinarie degustazioni guidate proposte da Le Radici del Vino assieme all’Onav (Organizzazione nazionale assaggiatori vino) nella sala del sodalizio, sempre a Rauscedo. Tre laboratori, distribuiti nelle diverse giornate, per approcciare al vino sotto lo sguardo di un esperto. Tramite una selezione di assaggi è possibile immergersi in uno dei molteplici capitoli della enorme biblioteca del vino che quest’anno racchiude oltre 150 etichette diverse. Il primo laboratorio si terrà venerdì, alle 20.30, e ha come tema “Blanc de Noirs” con l’enologo Stefano Trinco. Domenica, alle 15, degustazione sul tema “L’altoatesino Gewürztraminer” e sarà guidato da Simona Migliore, vicepresidente Onav Fvg. Infine, sempre domenica, alle 17.45, degustazione “Il signor Sangiovese” a cura dell’enologo Giovanni Sordi. Ogni degustazione prevede un costo di 30 euro a partecipante (per i soci 25) ed è necessaria la prenotazione in quanto i posti sono limitati (info: 3394178660).

ARENA DEL GUSTO – Le Radici del Vino sarà anche l’occasione per gustare i piatti della tradizione friulana. Venerdì alla sera, sabato e domenica sia a pranzo che a cena sarà possibile degustare, nei diversi spazi allestiti, ben 32 diverse prelibatezze inserite nel menù (tre proposte per gli antipasti, nove per i primi, dieci per i secondi e tanti dolci). Solo per citare alcune specialità gastronomiche: “marinda dal contadin”, gnocchi di zucca, crespelle ai funghi porcini freschi, prosciutto in crosta con ciuffo di patate, “lacais” (lumache) in umido e poi frittelle di mele, semifreddo ai frutti di bosco, strudel, torta sbriciolata con crema di ricotta al limone e molto altro ancora. Le pietanze sono servite su piatti e posate riutilizzabili per valorizzare le pietanze e ridurre la produzione di rifiuti.

La mostra dei trattori.

SAPORI E ARTIGIANI – Immergersi nei sapori della tradizione con un tour tra i produttori è una delle esperienze più significative de “Le Radici del Vino”. Il pomeriggio di sabato e l’intera giornata di domenica sarà possibile degustare, nei diversi spazi allestiti, salumi, formaggi, farine, confetture, miele, dolci e altre produzioni locali. E poi il grande protagonista della festa: il vino. La Piazza dei Sapori, domenica, intreccerà proprie vie con la Mostra Artigiana: intarsiatori, pittori, scultori e hobbisti presenteranno a propria arte tra gli spazi dedicati per un momento pensato per la famiglia.

GRAPPE E FORMAGGI – Novità di questa edizione è il laboratorio della Premiata Distilleria Pagura. L’appuntamento è per sabato, alle 21.30 (in sala degustazioni), quando la storica azienda presenterà l’abbinamento grappa e formaggio. Il sommelier Isis Brunoni  guiderà le persone ad accogliere le diverse sfumature di 4 grappe distinte e a confrontarle con il sapore di altrettanti formaggi friulani selezionati per un piacevole abbinamento. La degustazione prevede un costo di 15 euro e si potranno assaggiare: Grappa Schioppettino di Prepotto 2018 con formaggio ubriaco, Grappa Aromatica di Traminer con formaggio stagionato su letto di paglia, Grappa Segno Riserva con “formadi frant” al pepe nero, Grappa Segno Gran Riserva 10 anni con formaggio stagionato in foglie di tabacco.

INCONTRI TECNICI – Quest’anno ancora più momenti tecnici organizzati nello spazio incontri. Si parte sabato, alle 9, con “I Vitigni naturalmente resistenti e marketing in un mercato in evoluzione” a cura di Friulovest Banca. Alle 14 incontro tecnico con Luca Truant di Agabuna srl “Agabuna: irrigazione di precisione per la viticoltura”, mentre alle 15.30 si tratterà il tema “Uso sostenibile dei prodotti fotosanitari” a cura di Ersa, Agenzia regionale per lo sviluppo agricolo con gli interventi di Pietro Candon e Sandro Bressan. Alle 17.30, “Agricoltura di precisione nel vivaio, macchine e tecnologie”, a cura di Arvatec srl, con gli interventi di Savio Landonio. Domenica, alle 10.30, nello spazio incontri (sala verde) il Circolo Agrario Cooperativo proporrà il convegno il “Successo della difesa fitosanitaria in funzione della qualità della distribuzione degli agrofarmaci”, con i contributi di Agostino Cecchinato e Stefano Facchina. Sempre alle 10.30, ma nello spazio incontri (sala rosa) il convegno “Il sistema, la storia e le prospettive irrigue del territorio” con moderatore Umberto Massaro.

ORGANIZZATORI. Le Radici del Vino è organizzato dal Comune di San Giorgio della Richinvelda e dall’associazione omonima “Le Radici del Vino” con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Friulovest Banca. Partner preziosi la Banca stessa, Confcooperative Pordenone e Onav Pordenone. Sostengono il progetto VivaiCooperativi Rauscedo, Cantina Rauscedo, Circolo Agrario Friulano, Vitis Rauscedo, Dea barbatelle, Crai Rauscedo, Marchi Volpe, Gruppo Bisaro, Sina, I Magredi, Vini San Giorgio, Juliagraf, Ambiente e Servizi, Ondulkart, Vivaistica D’Andrea, Assoenologi Fvg, Pordenone Fiere.

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In copertina, barbatelle, le “viti bambine”, di cui Rauscedo è leader mondiale nella loro produzione.