Pacchetto Vino, importante passo avanti in Ue secondo il Consorzio Doc Venezie ma va definito il quadro dei prodotti con una bassa gradazione alcolica naturale

(g.l.) Il nuovo Pacchetto Vino varato dall’Unione Europea rappresenta un significativo passo avanti per il settore viticolo comunitario – e quindi anche per il Vigneto Fvg – in quanto consentirà di vedere rafforzati promozione ed enoturismo, leve strategiche di crescita per imprese e territori vocati, assieme a maggiori strumenti di flessibilità per i produttori. Della sua approvazione avevamo già dato notizia nelle scorse settimane riportando anche i positivi commenti dell’Associazione nazionale Città del vino attraverso le parole del presidente Angelo Radica. Oggi ci soffermiamo, invece, sull’altrettanto positiva presa di posizione del Consorzio Doc delle Venezie, quello che sovrintende alla produzione di Pinot grigio nelle regioni viticole di Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento e Veneto.
L’organismo di tutela che ha sede a Verona ed è presieduto da Luca Rigotti, dopo averne ricevuto il testimone da Albino Armani, accoglie infatti con favore il via libera del Parlamento europeo all’accordo di trilogo sul pacchetto vino, che – mediante l’adozione di misure finalizzate a sostenere la ripresa del settore e di strumenti di semplificazione e di competitività – introduce un aggiornamento significativo del quadro normativo comunitario. In particolare, si ritengono di grande rilievo le norme per poter gestire con maggiore efficacia il potenziale viticolo, mediante una maggiore flessibilità nella gestione delle autorizzazioni al reimpianto, dei nuovi impianti e della possibilità per gli Stati membri di finanziare, laddove necessario, misure di crisi.

Dai grappoli di Pinot grigio…

… al vino in bianco o ramato.

Particolarmente importante risulta, poi, il rafforzamento della promozione nei mercati dei Paesi terzi così come degli investimenti legati all’enoturismo e la maggiore dotazione finanziaria utile per contrastare i cambiamenti climatici, tema quest’ultimo che è stato al centro dell’ultimo Convegno annuale organizzato dal Consorzio Doc delle Venezie che si è tenuto lo scorso novembre a Trento. Rispetto al segmento NoLo, il pacchetto vino – integrando quanto già stabilito dal Regolamento (UE) 2021/2117 – ha introdotto una specifica terminologia per i vini dealcolati e parzialmente dealcolati, con l’obiettivo di armonizzarne l’utilizzo in tutti gli Stati membri dell’Unione a beneficio di una corretta informazione ai consumatori. In coerenza con una tale impostazione, si ritiene importante introdurre una pari nomenclatura anche per i vini a bassa gradazione alcolica naturale, cioè i vini più leggeri ottenuti a partire da una differente e mirata gestione agronomica e colturale del vigneto, senza il ricorso alle pratiche di dealcolazione.
«Il settore si colloca all’interno di una fase di transizione, determinata dalla convergenza di fattori geopolitici, economici e di mercato che impongono delle riflessioni per adeguare il quadro normativo e ripensare al rapporto tra produzione, territori viticoli e modelli di consumo – osserva Stefano Sequino, direttore del Consorzio Doc delle Venezie –. In tal senso l’approvazione del pacchetto vino segna un passaggio importante nella definizione di una regolamentazione più vicina ai fabbisogni della filiera vitivinicola. Resta tuttavia irrisolto un tema per noi fondamentale: la crescente attenzione dei consumatori verso i prodotti No- e Low-alcohol richiede chiarezza normativa e strumenti di comunicazione coerenti, affinché il consumatore possa orientare le proprie scelte d’acquisto in modo consapevole. Pertanto – ha proseguito Sequino – riteniamo sia necessario riconoscere e definire i vini a bassa gradazione alcolica naturale, direzione già intrapresa sotto il profilo tecnico-scientifico dal Consorzio e che, in termini generali, si ritiene particolarmente indicata per i vini Dop e Igp, che tuttavia oggi non trova uno specifico inquadramento normativo. È auspicabile che anche questa tipologia, in una logica di differenziazione dell’offerta, possa essere oggetto di una classificazione chiara e coerente, capace di valorizzarne l’identità merceologica e garantirne una chiara riconoscibilità in etichetta».

Luca Rigotti

Infine, il Consorzio Doc delle Venezie considera il nuovo quadro regolatorio un ulteriore passo avanti verso una maggiore modernizzazione del settore vitivinicolo europeo, nella consapevolezza che l’innovazione debba procedere in equilibrio con la tutela delle denominazioni d’origine e con la valorizzazione delle specificità produttive legate ai territori. Ricordiamo che il Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie è stato costituito nel 2017 dalla comune volontà dell’intera filiera vitivinicola del Nordest d’Italia di creare il più grande modello di integrazione interregionale, includendo in un’unica grande denominazione di origine la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia, la Provincia Autonoma di Trento ed il Veneto. Con una superficie produttiva di 27 mila ettari ed una quantità pari a 230 milioni di bottiglie – nel contesto di una filiera produttiva composta da 6.141 viticoltori, 575 aziende di vinificazione e 371 aziende di imbottigliamento –, la Doc delle Venezie rappresenta oggi l’85% del Pinot grigio italiano ed il 43% di quello mondiale.

www.dellevenezie.it

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In copertina, il direttore del Consorzio Doc delle Venezie Stefano Sequino.

Cucina Italiana Patrimonio Unesco: brinda al successo la Doc delle Venezie con il suo Pinot grigio leader dell’export del Made in Italy vinicolo nel mondo

Il Consorzio Doc delle Venezie – la più estesa denominazione d’origine italiana, modello di integrazione interregionale che riunisce la filiera produttiva del Pinot grigio di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento – esprime grande soddisfazione ed orgoglio per il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco, prima al mondo a essere riconosciuta nella sua interezza.

Luca Rigotti


«Si tratta di un traguardo che onora la nostra storia e il valore culturale ed identitario della tavola italiana nel mondo», ha affermato Luca Rigotti, presidente del Consorzio Doc Delle Venezie, che continua: «Un riconoscimento che sentiamo nostro perché riflette i valori della tradizione, della territorialità e del saper fare italiano. Un successo che riguarda anche il vino che da millenni accompagna la Cucina Italiana come elemento di convivialità e che rafforza il nostro ruolo di promozione e di valorizzazione del Pinot grigio Doc delle Venezie, primo vino bianco fermo italiano per volumi di export e ambasciatore del Made in Italy nel mondo. Vorrei ringraziare le Istituzioni – ha concluso Rigotti – ed in particolare il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida per aver promosso con determinazione il percorso di riconoscimento Unesco che consolida il valore e riconosce il lavoro ed il fondamentale ruolo sociale ed economico dell’intero comparto agroalimentare italiano».

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In copertina, il Pinot grigio nelle versioni in bianco e ramato da sempre alleato della buona tavola.

Cantina di Ramuscello, 60 vendemmie e una crescita continua nella qualità

di Claudio Soranzo

SESTO AL REGHENA – Sessanta vendemmie, 60 e più anni di lavoro nei campi, soprattutto in vigna, sono un vero e proprio record che la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito ha festeggiato alla grande, non solo con un sontuoso party, ma soprattutto con una tavola rotonda che ha visto in qualità di relatori un parterre di tutto rispetto e un uditorio davvero imponente. Moderato e soprattutto stuzzicato da un presentatore d’eccezione qual è il direttore di Wine Meridian, Fabio Piccoli, il dibattito con il tema “La cooperazione vitivinicola tra tradizione e riorganizzazione manageriale” ha avuto momenti molto importanti, vista la competenza e l’autorevolezza dei relatori.

Il presidente Gianluca Trevisan…

… e il direttore Rodolfo Rizzi.

 

A dare il “la” al convegno è stato il presidente del Comitato Nazionale Vini del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Attilio Scienza: «Le Doc, i territori vitivinicoli e la riscoperta delle varietà autoctone devono ringraziare la cooperazione che, in tempi non sospetti, ha capito quanto fosse importante stabilire nuove regole per la rinascita del vino italiano. Le cantine cooperative sono chiamate ora a un nuovo salto di qualità per affrontare i cambiamenti in corso e diffondere le nuove conoscenze». «La cooperazione vitivinicola, attraverso la quale passa il 58% del vino della Penisola – gli ha fatto eco Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, apparso da remoto sul megaschermo -, assieme ai produttori e agli enologi ha assunto un ruolo determinante per il rinnovamento del comparto e delle sue numerose diversità. In questo contesto, la Cantina Produttori di Ramuscello ha saputo trovare un significativo spazio d’avanguardia in molti campi, compreso quello della sostenibilità praticata, e non solo parlata». A porre, poi, l’accento sull’importanza di un totale coordinamento, facendo rete per non disperdere la capacità di azione del movimento cooperativo – che deve ancora prendere completa consapevolezza della sua forza e responsabilità nel governo del settore – sono stati i cooperatori Luca Rigotti, coordinatore del Settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari; Corrado Casoli, presidente del Gruppo Italiano Vini e il padrone di casa Gianluca Trevisan, presidente della Cantina. Al partecipato appuntamento (oltre 300 i convenuti) hanno preso parte anche Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari; Albino Armani, presidente del Consorzio Doc “Delle Venezie”, e Stefano Zanette, presidente del Consorzio Doc “Prosecco”, pronti a sottolineare l’importanza che il comparto vitivinicolo ha assunto nell’intero Nordest d’Italia, nel quale la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito è inserita a pieno titolo.

I relatori e il foltissimo parterre.

 


Il direttore della Cantina, enologo Rodolfo Rizzi, ha quindi illustrato alla perfezione le bottiglie celebrative della 60ma vendemmia, dedicate al Pinot grigio e al Refosco dal peduncolo rosso, mentre la vicepresidente Laura Bertolin ha ripercorso con dovizia di particolari la prestigiosa storia della cooperativa pordenonese e della sua crescita quantitativa e soprattutto qualitativa. È emerso, tra l’altro, che nell’anno in corso il bilancio della Cantina supererà i 13 milioni di euro di fatturato (3,5 milioni in più rispetto all’esercizio precedente) e i 100 mila quintali di uve raccolte, dai 750 ettari vitati appartenenti ai 158 vignaioli soci, che fanno riferimento alla cooperativa da ben 21 Comuni di tre diverse province, Pordenone, Udine e Treviso.
È stato pure messo in evidenza che con in progetto di miglioramento qualitativo dei vini in produzione, nel 2020 ha preso avvio l’esperienza del Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (Sqnpi), uno schema di certificazione che ha come obiettivo quello di valorizzare le produzioni agricole vegetali ottenute in conformità ai disciplinari regionali di produzione integrata, riconosciuto a livello comunitario) coinvolgendo 466 ettari vitati di 34 soci. Quest’anno i soci interessati sono raddoppiati (66) e gli ettari coinvolti sono saliti a 630.

Nel 2021, per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, grazie al protocollo di Ceviq (Certificazione Vini e prodotti Italiani di Qualità), sono stati certificati 5.400 ettolitri di vino vegano. Una notizia che ha sollevato molto interesse in regione e a livello nazionale. È di pochi giorni fa, infine, l’annuncio della certificazione biologica per la Cantina. «La qualità e la sostenibilità non sono solo delle parole ma, per noi, significano agire concretamente – ha commentato il presidente Gianluca Trevisan -. Siamo vicini anche al raggiungimento della certificazione Iso 9001 e Ambientale e a quella Zero Residui, convinti che possano pure rappresentare degli interessanti tratti distintivi per la valorizzazione del vino “Made in Friuli Venezia Giulia”». E tra un paio di mesi, o poco meno, partirà la vendemmia numero 61. Buon raccolto a tutti!

La certificazione ambientale in vigna.

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In copertina, ecco una veduta d’insieme delle strutture della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito.