Alle soglie del 2030 un patto fra le generazioni è prioritario, per sostenere le strategie concrete di gestione del cibo: un cambio di paradigma pragmatico, che punta a salvare gli alimenti, prevenire gli sprechi e concretamente contribuire a un nuovo modello di sviluppo. Per questo la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, celebrata il 5 febbraio, estende il suo raggio d’azione al fine settimana successivo e promuove una “challenge” inedita, il primo Wastebusters Pride Weekend, oggi e domani. Una sfida di alfabetizzazione operativa, 48 ore nelle quali ritagliarsi 15 minuti per l’operazione #FrigoTrasparente: l’azione collettiva #sprecozero che porterà in prima fila il sapore, attenzionando il cibo in scadenza imminente, nel segno della prevenzione degli sprechi. «Lo spreco alimentare si affronta con le micro-competenze quotidiane – sottolinea Luca Falasconi, curatore del Cross Generation Food Report -. Dobbiamo trasformare la velocità digitale dei giovani in consapevolezza organizzativa. Il frigorifero è il luogo dove il cibo diventa invisibile prima di diventare rifiuto. Renderlo trasparente significa restituirgli valore». Operativamente, #frigotrasparente sarà non una “’ispezione”, ma una liberazione di sapori. Rendere il frigorifero “trasparente” significa smettere di nascondere il cibo per iniziare a cucinarlo, un gesto concreto per trasformare la dimenticanza – causa principale dello spreco soprattutto per i più giovani – in una nuova abitudine organizzativa.
#Frigotrasparente è una challenge articolata in 15 minuti: si parte con la Ricognizione (minuti 0-4), ovvero l’Appello del Frigo: non guardare solo cosa c’è dentro, ma guarda dove è finito. Apri il frigorifero e svuotalo parzialmente, spesso il cibo va a male perché diventa invisibile. Cerca di estrarre e attenzionare tutto ciò che è nascosto negli angoli bui del tuo frigo. Si prosegue con l’Azione e la Gerarchia del Sapore (minuti 5-9): perché non tutti i cibi sono uguali, alcuni hanno fretta e meritano la Prima Fila. Identifica i “codici rossi” con scadenza entro 48 ore, o poco più. Spostali fisicamente sul ripiano ad altezza occhi. Quello è il tuo “VIP lounge del sapore”. Terzo step, l’Arte del Raggruppamento (minuti 10-13), un modulo di organizzazione visiva. I Boomers insegnano: la stagionalità e l’ordine salvano la spesa, cerca di unire gli avanzi in contenitori trasparenti (se non li vedi, non li mangi). Dividi i cibi freschi da quelli a lunga conservazione.
E infine, quarto e ultimo passaggio: lo Scatto d’orgoglio (minuti 14-15). Ecco la tua testimonianza Wastebuster, rendi pubblico il tuo impegno perché la consapevolezza cresce, se condivisa. Scatta una foto al tuo frigo “riordinato, sarà la tua risposta al 2030 Calling. Postala con gli hashtag #sprecozero #2030Calling, #FrigoTrasparente e #WastebustersPride.
«Nell’anno del Covid e delle nuove povertà, nell’anno che ci ricorda l’urgenza di una svolta concreta per la sostenibilità in rapporto alla salute dell’uomo e dell’ambiente, dall’8a Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare nasce una proposta precisa, misurabile negli obiettivi e negli strumenti: il Recovery Food, un “laboratorio permanente” di educazione alimentare e ambientale per la formazione dei cittadini e per la sensibilizzazione da parte degli enti pubblici e delle imprese. È il nostro “dono” – ha spiegato il triestino Andrea Segrè, ideatore della Giornata – per il Governo che verrà: l’auspicio è che il Recovery Food possa trovare spazio nel Pnrr come un capitolo speciale del Recovery Fund, dove i temi legati al cibo e alla prevenzione degli sprechi dovrebbero essere trattati con attenzione specifica». L’intervento del fondatore Spreco Zero si è avvicendato, nel corso del Forum organizzato per la Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, a quelli delle sottosegretarie uscenti alla Salute, Sandra Zampa, e al Lavoro Francesca Puglisi, e dell’ex ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti. Oltre a loro hanno preso parte all’evento il vicedirettore generale Fao Maurizio Martina, l’ambasciatrice Vincenza Lomonaco presso la Rappresentanza permanente delle Nazioni Unite a Roma, il direttore scientifico Ipsos Enzo Risso, il presidente Conai Luca Ruini, la presidente Future Food Institute Sara Roversi e i curatori scientifici del Rapporto Waste Watcher International Observatory 2021, Luca Falasconi (Il caso Italia) e Matteo Vittuari (A global glance).
«Il Recovery Food – ha dettagliato Andrea Segrè – focalizzato su cibo, salute e sostenibilità, dovrebbe includere una previsione organica delle risorse destinate alla formazione dei cittadini in tema di educazione alimentare e ambientale. A partire dalle scuole, quindi con risorse destinate a docenti sul campo sin dal primo ciclo della Scuola Primaria, e con una rete capillare e nazionale collegata ai Comuni per iniziative concrete, destinate alla sensibilizzazione dei cittadini intorno al binomio cibo e salute, per l’uomo e per l’ambiente. Temi ancora più imprescindibili dopo l’irruzione della pandemia covid 19, per avviare nel sistema-Italia quella rivoluzione culturale che ci permetterà di progredire nel complesso ma ineludibile cammino verso lo sviluppo sostenibile e il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Tuttavia ci si dovrà concentrare anche sulla filiera dello spreco: non solo per aumentare la sostenibilità del sistema, ma anche per favorire la solidarietà essendo la povertà alimentare in forte crescita causa l’effetto pandemico sull’economia. Serviranno quindi accordi di filiera ben strutturati che mettano in rete potenziali donatori di eccedenze e beneficiari con obiettivi e procedure ben definite e cogenti; l’attivazione di un sistema logistico e di conservazione sicuro, sostenibile e solidale; il coordinamento nazionale affidato a un Food Waste Manager capace di alimentare sinergie fra i tanti portatori di interesse da coinvolgere: Ministeri (Salute, Welfare, Agricoltura, Ambiente, Sviluppo economico), Città metropolitane e Comuni, la miriade di associazioni ed enti caritativi, le imprese della filiera agroalimentare: dalle aziende agricole alla ristorazione passando per l’industria e la distribuzione».
Ulteriore novità emersa dai lavori dell’8^ Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare è legata all’evoluzione dell’Osservatorio per i dati di Last Minute Market: il nuovo Waste Watcher International Observatory, con la partnership scientifica dell’Università di Bologna – Distal e la partnership tecnica di Ipsos per le rilevazioni. «In questi anni – ha ricordato Andrea Segrè, direttore scientifico Waste Watcher – abbiamo costantemente rilevato il comportamento di noi italiani, non solo rispetto allo spreco alimentare, ma anche a temi direttamente collegabili: l’economia circolare, la riduzione dei rifiuti, la produzione e il consumo responsabile, lo sviluppo sostenibile. Proprio in ragione dell’interesse mondiale sullo spreco alimentare – ricordo che negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU entro il 2030 dovremo dimezzare il dato globale (il 30% di ciò che si produce non arriva alle nostre tavole) – con il neo Vicedirettore generale della FAO Maurizio Martina e con l’Ambasciatore Vincenza Lomonaco, Rappresentante permanente delle Organizzazioni ONU a Roma, abbiamo presentato l’Osservatorio globale sugli sprechi alimentari. Waste Watcher International. Realizzato in partnership tecnica con IPSOS, indagherà le abitudini e i comportamenti in rapporto a cibo e sostenibilità degli italiani e degli altri cittadini del mondo. Nel 2020 l’ONU ha decretato una Giornata internazionale sulla consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari, il 29 settembre: per allora saremo pronti con il primo rapporto in ottica “transnazionale”. Una visione che non è più accessoria, e che deve accompagnarci in ogni fase, quindi anche nella pianificazione legata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».
Sono stati riepilogati i dati del Rapporto 2021, “fotografia” dell’Italia pandemica: la tendenza a una netta diminuzione dello spreco alimentare domestico, con “solo” 27 kg di cibo sprecati a testa nel 2020 (529 grammi a settimana), 3,6 kg in meno all’anno rispetto al 2020, ovvero l’11,78% e 222.000 tonnellate di cibo “salvato” in Italia per un risparmio di 6 € pro capite, 376 milioni € a livello nazionale, in un anno intero. Vale 6 miliardi e 403 milioni € lo spreco alimentare domestico nazionale, e sfiora il costo di 10 miliardi € l’intera filiera dello spreco del cibo in Italia, sommando le perdite in campo e lo spreco nel commercio e distribuzione che ammontano a 3.284.280.114 €. In peso, significa che nel 2020 sono andate sprecate, in Italia, 1.661.107 tonnellate di cibo in casa e 3.624.973 tonnellate se si includono le perdite e gli sprechi di filiera (dati Waste Watcher International/Distal Università di Bologna per la campagna Spreco Zero e rilevazioni Ipsos).
Info e dettagli: sprecozero.it
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In copertina, il professor Andrea Segrè “anima” dell’anti-spreco.
Secondo l’ultima indagine Waste Watcher dopo il primo lockdown, 4 italiani su 10 hanno cambiato il loro stile alimentare e 6 italiani su 10 dichiarano di privilegiare abitualmente un regime nutrizionale ispirato alla dieta mediterranea perché più salutare, con cibi freschi, molta frutta e verdura, legumi e proteine prevalentemente vegetali. Italiani dunque consum-attori: protagonisti della loro spesa e non vittima di carrelli assemblati in modo estemporaneo. Lo spiega l’indagine dell’Osservatorio Waste Watcher (Last Minute Market/Swg) “Il cibo è un vaccino? A tavola con gli italiani nel 2020 pandemico”, realizzata in occasione del 16 novembre 2020, decennale della proclamazione della Dieta Mediterranea a patrimonio immateriale Unesco. La ricerca va di pari passo con la “scoperta” di una tesi di laurea discussa il 10 novembre all’Università di Bologna: scegliere mediterraneo permette di risparmiare 7 euro alla settimana: il carrello per la spesa della dieta mediterranea non è solo più salutare, ma anche più conveniente e costa 46,27 euro per i menu settimanali, a differenza di quello standard che ha un costo di 53,55. Alimentarsi in modo sano e sostenibile, dunque, è alla portata del consumatore medio come dimostra la tesi di Mara Berengoi “La dieta mediterranea e le abitudini alimentari degli italiani: un confronto dal punto di vista economico e nutrizionale”, relatore il professor Andrea Segrè, correlatore il professor Luca Falasconi.
Andrea Segrè
foto di Massimo Paolone
L’indagine Waste Watcher rileva ancora che il 27% degli intervistati si dichiara attento alle scelte di un’alimentazione proteica per affrontare le difficoltà del 2020 fra la prima e la seconda ondata pandemica. Una percentuale superiore, il 33%, guarda anche ai “comfort food” come dolci e cioccolata per smorzare l’ansia del periodo e ritrovare momenti di gratificazione. Il 43,5% degli intervistati ha acquistato più verdure fresche, il 43,1% degli intervistati ha acquistato più frutta fresca e il 36,8% ha acquistato più legumi. Il 60,3% degli intervistati ha dichiarato di aver acquistato più farina e lievito e il 68% considera la dieta mediterranea determinante o utile per la prevenzione dello spreco alimentare. Soprattutto, sei italiani su 10 dichiarano di aver cambiato il modo di fare la spesa: il 25% anche in ragione di un diminuito potere d’acquisto, per sostenere i costi, ma il 18% dichiara di essere più selettivo nella qualità del cibo acquistato. Un italiano su 10 riscopre i negozi al dettaglio e il 9% si dedica all’e-commerce anche per l’acquisto di prodotti alimentari.
Ancora: 1 italiano su 2 (il 47,2%) ha introdotto la lista della spesa e il 20% dichiara di averla sistematicamente adottata. Un italiano su 2 acquista più di prima prodotti a lunga conservazione e ingredienti per piatti da preparare in famiglia (dolci, focacce, ecc). La dieta mediterranea è al centro di un’evoluzione più complessa negli stili di vita e di scelte alimentari: la lunga permanenza fra le mura domestiche, nel 2020 del Covid-19, ha introdotto buone pratiche nella pianificazione dell’acquisto, gestione e fruizione del cibo, favorendo la prevenzione degli sprechi. Un italiano su 2 (51,6%) dichiara di sprecare senz’altro di meno adesso, malgrado sia aumentato l’acquisto dei generi alimentari nel 58% dei casi. In particolare si è ridotto lo spreco di farina e lievito per il 43,2% dei cittadini, di avanzi dei pasti precedenti nel 45% dei casi, di carni rosse e bianche e di latte per 4 italiani su 10 (dati Distal Università di Bologna/SprecoZero). La maggiore disponibilità di tempo, favorita dallo smart working, permette agli italiani di dedicare più tempo alla cucina: lo dichiara il 58.6% degli intervistati. A sorpresa: il pesce (38%) attira più della carne, e di pari passo con l’attrazione per i fornelli cala l’interesse per i prodotti pronti di gastronomia (27%) e solo 1 italiano su 5 pratica talvolta il take away (21%).
«Alla Dieta Mediterranea, nel decennale dalla proclamazione a patrimonio Unesco di questo stile alimentare e di vita, è dedicata non a caso una categoria del Premio Vivere a #sprecozero – ricorda il triestino Andrea Segrè, fondatore Last Minute Market e campagna Spreco Zero -. I dati dell’indagine Waste Watcher sono importanti perché gli attuali sistemi alimentari non generano problemi solo per la salute umana, ma anche all’ambiente in cui si produce il cibo. L’agricoltura è responsabile del 30% delle emissioni di gas serra e del 70% dello sfruttamento e dello spreco delle risorse naturali. Una dieta sostenibile dovrebbe garantire la sicurezza alimentare, promuovere stili di vita sani, evitare perdite e sprechi alimentari, contribuire alla riduzione degli impatti ambientali e al miglioramento del benessere delle generazioni attuali e future. La dieta mediterranea va appunto in questa direzione: la riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari contribuisce a migliorare la sostenibilità dei sistemi e può contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra. Il raggiungimento di un sistema di produzione alimentare sostenibile e la riduzione dello spreco di cibo sono fondamentali per contrastare la malnutrizione e la sottoalimentazione di larghe fasce di donne e uomini sulla terra».
Il Premio Vivere a #sprecozero 2020 ha selezionato nella short list finalista il progetto La cucina del riciclo, ricettario prodotto dal Liceo “Q. Orazio Flacco” di Portici in collaborazione con il MedEatReserarch: una ricerca antropologica sulla tradizione mediterranea di riciclare gli avanzi di cucina per rigenerarli in nuovi piatti; il progetto di Conserve Italia-Valfrutta che, in partnership con l’Istituto Oncologico Romagnolo, promuove stili di vita corretti e salutari soprattutto tra i bambini e gli adolescenti. E Il Grande viaggio vitaminico, una coinvolgente storia illustrata di sensibilizzazione alimentare prodotta per il coordinamento di Anna Eriksson, veicolata presso gli studenti delle Scuole Primarie della Provincia di Trento durante il lockdown. I vincitori saranno premiati giovedì 26 novembre, info e dettagli sprecozero.it
Ricordo di Pellegrino Artusi con Segrè domani negli Usa
Il modello italiano, ovvero la dieta mediterranea come prezioso alleato per la prevenzione e riduzione degli sprechi alimentari: è proprio “The Italian way: mediterranean diet vs food waste” il tema della lezione magistrale che domani, 17 novembre, l’agroeconomista Andrea Segrè, ordinario di Politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna, terrà per l’Università del Wisconsin – Madison alle 20.15 (US time 13.15) , nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Pellegrino Artusi. In Italia il 68% dei cittadini ritiene che la Dieta mediterranea sia determinante o utile per la prevenzione dello spreco alimentare (dati Osservatorio Waste Watcher Last Minute Market / Swg, settembre 2020). Nei dieci anni dalla proclamazione Unesco della Dieta Mediterranea patrimonio immateriale dell’umanità, l’efficacia della Dieta Mediterranea nell’ottica dello sviluppo sostenibile è un dato scientifico. Gli attuali sistemi alimentari non generano problemi solo per la salute umana, ma anche per l’ambiente in cui si produce il cibo. L’agricoltura è responsabile del 30% delle emissioni di gas serra e del 70% dello sfruttamento e dello spreco delle risorse naturali. «Una dieta sostenibile – spiega il prof. Andrea Segrè – dovrebbe garantire la sicurezza alimentare, promuovere stili di vita sani, evitare perdite e sprechi alimentari, contribuire alla riduzione degli impatti ambientali. Il raggiungimento di un sistema di produzione alimentare sostenibile e la riduzione dello spreco di cibo sono fondamentali per contrastare la malnutrizione e la sottoalimentazione di larghe fasce di donne e uomini sulla terra». La lezione magistrale, proposta con accesso pubblico attraverso il link Zoom disponibile nella pagina Facebook Italian at UW-Madison, sarà preceduta dai saluti introduttivi di Thomas Botzios, console generale italiano a Chicago, Luca Di Vito, direttore dell’Istituto italiano di Cultura a Chicago, Laila Tentoni, presidente di Casa Artusi, Grazia Menechella docente all’Università del Wisconsin-Madison. Nel 2020 si festeggia il bicentenario della nascita di Pellegrino Artusi, padre della cucina italiana e autore di uno studio di riferimento, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” (1891). All’Università UW-Madison, Artusi conserva un posto di rilievo nei corsi e nelle attività accademiche, e la Biblioteca universitaria custodisce diverse edizioni speciali del suo libro. Nella sua conferenza, il professor Segrè evidenzierà le caratteristiche della Dieta mediterranea come modello di uno stile di vita sostenibile sulla base anche del motto “pensa locale, agisci globale” che sottolinea il legame fra le azioni personali e le loro implicazioni rispetto all’evoluzione del pianeta.
Pellegrino Artusi
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In copertina e all’interno i classici prodotti della dieta mediterranea.
Un terzo del cibo sulla Terra (1,3 mld circa di tonnellate) viene sprecato, senza neanche arrivare in tavola, ogni anno. Intanto, al mondo oltre 820 milioni di persone soffrono la fame: è il 10,8% della popolazione, ovvero 1 persona su 10 che abita il pianeta. C’è poi lo spreco alimentare legato alla gestione e fruizione del cibo nelle nostre case. Solo in Italia, lo spreco alimentare domestico pesa 529,9 grammi ogni settimana per ciascun cittadino (Diari di Famiglia Distal – Waste Watcher), pari a oltre 25 kg di cibo gettati ogni anno. Considerando l’intera popolazione italiana si arriva a un dato vertiginoso: 1.526.400 tonnellate di cibo ogni anno sprecate in Italia, nelle sole dinamiche di fruizione domestica del cibo.
Oggi, 29 settembre 2020, il mondo per la prima volta sarà riunito nella consapevolezza che si possono e si devono ridurre e prevenire gli sprechi e le perdite di cibo. La Giornata internazionale della Consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari (International Day of Awareness for Food losses and waste) è stata istituita a fine 2019 dalle Nazioni Unite per sensibilizzare congiuntamente i cittadini e le governance del pianeta sulla centralità della questione delle perdite e dello spreco di cibo e sulle possibili soluzioni. Dalle 16 è in programma l’evento digitale e globale a cura della Fao, Food and Agriculture Organization, che sarà introdotta dal direttore generale Qu Dongyu con il direttore esecutivo del programma Ambiente delle Nazioni Unite, Inger Andersen. In apertura dei lavori è previsto anche il messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Unico ricercatore italiano coinvolto nei lavori del meeting è Andrea Segrè che parlerà alle 17.10, nell’ambito del panel dedicato al rapporto fra sostenibilità e prevenzione degli sprechi alimentari.
Ecco un estratto dell’intervento che sarà tenuto dal docente triestino, professore di politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna e di economia circolare all’Università di Trento. Fondatore di Last Minute Market, spin off accreditato dello stesso ateneo emiliano e promotore della Campagna Spreco Zero per l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile:
«Quando, oltre vent’anni, fa avviammo il progetto Last Minute Market per il recupero a fini solidali di beni invenduti a partire dalla grande distribuzione non credevo che quest’azione, così intuitiva nella sua concezione (ridurre le eccedenze di cibo alimentando i bisognosi), potesse diventare una sorta di laboratorio anticipatore di alcune grandi questioni che caratterizzano il mondo contemporaneo. Tanto da far decidere alle Nazioni Unite di dedicare una Giornata Internazionale alla consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, il 29 settembre.
Alla fine degli anni 90 la crisi economica era lontana, la povertà relativamente ridotta, la pressione ambientale ancora poco sentita, lo spreco alimentare un fenomeno quasi sconosciuto. Allora volevamo capire come lo spreco alimentare potesse diventare occasione di riscatto promuovendo il dono come valore di relazionale fra chi ha un’eccedenza alimentare e chi soffre una carenza nutrizionale. Fin dall’inizio ci è stato chiaro che coniugare la solidarietà sociale (aiutare gli indigenti) con la sostenibilità ambientale (produrre meno rifiuti) ed economica (ridurre i costi dello smaltimento) era, anzi è possibile cercando nel contempo di promuovere un sistema più efficiente nell’uso delle risorse naturali ed economiche, ma rispettando nel contempo le “risorse” umane. Abbiamo poi esteso il “modello” di recupero anche a beni non alimentari a partire dai farmaci, per poi promuovere la prevenzione come miglior antidoto contro lo spreco: meglio agire prima che il danno sia fatto.
Da questa visione sono partire tante iniziative concrete: nel 2010 la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica Spreco Zero; la Giornata Nazionale per la prevenzione dello spreco il 5 febbraio; il Premio Vivere a Spreco Zero che ogni anno riconosce le migliori pratiche di enti, istituzioni, imprese, scuole, cittadini; l’Osservatorio Waste Watcher sullo spreco alimentare domestico con i rapporti periodici che monitorano il nostro comportamento alimentare e poi tanti progetti di educazione alimentare nelle scuole: il nostro futuro passa nelle mani, anzi nelle bocche e nelle menti, dei giovani. In un certo senso siamo arrivati ad una sorta di “quadratura del cerchio”, locuzione che si riferisce alla soluzione perfetta a un dato problema, pur sapendo che questa non esiste. Anche perché negli ultimi vent’anni gli squilibri economici, ambientali e sociali sono aumentati, e di molto. Ecco perché il “mercato dell’ultimo minuto” continua ad essere un laboratorio che produce innovazione sociale, ambientale ed economica trasferendo sul “campo” i risultati della ricerca».
La 1ª Giornata mondiale di consapevolezza delle perdite e sprechi alimentari offre l’occasione per presentare la ricerca Covid-19 lock-down e distanziamento sociale: l’impatto sullo spreco alimentare nelle famiglie Italiane, condotta dal Distal (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari di Bologna) su dati raccolti da Msi-Aci Europe nell’ambito della campagna Spreco Zero, a proposito di come il lockdown abbia cambiato le abitudini alimentari degli italiani. A nome del Gruppo di ricerca è proprio Andrea Segrè a illustrare i dati: il 51,6% ha sprecato meno cibo durante la quarantena rispetto al periodo precedente. Le donne sono state più un po’ più virtuose, anche se il 57,6% del campione donna ha acquistato più generi alimentari. Sommando chi ha dichiarato di aver sprecato cibo pari o inferiore rispetto a prima della quarantena, la percentuale sale al 91,7% (53% donne contro il 47% uomini). Fra i prodotti alimentari meno sprecati nel lockdown: farina e lievito (43,2%), carni rosse (42,8%), carni bianche (40,7%), latte (40,4%) e avanzi (44,9%). Da notare che il 47,2% dei consumatori ha usato più spesso la lista della spesa (che notoriamente aiuta a prevenire lo spreco e a comprare quello che realmente serve).
A cambiare è anche lo stile di vita: il 70,9% delle donne rispetto al 53,3% degli uomini ha fatto la spesa meno di frequente e ancora sempre più donne (68,9%) che uomini (53,3%) hanno passato meno tempo all’interno dei negozi. Quanto, infine, alla gestione degli avanzi, il 44,9% ne ha sprecato meno. La disponibilità di tempo, secondo la ricerca, è stato un elemento significativo, perché le restrizioni dovute al lockdown hanno permesso di dedicarsi maggiormente ad attività legate al cibo come cucinare in modo accurato, pianificare i pasti e organizzare meglio le scorte.
Il Gruppo di ricerca Distal è composto da: professor Andrea Segrè, professor Matteo Vittuari, dottor Matteo Masotti, dottoressa Elisa Iori, dottor Luca Falasconi e professoressa Tullia Gallina Toschi.
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In copertina, il professor Andrea Segrè che oggi parteciperà al meeting internazionale della Fao.
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