Peste suina, Cia Fvg all’assessore Zannier: bene la prevenzione ma troppa burocrazia nei piccoli allevamenti

«C’è una forte preoccupazione tra gli allevatori friulani sull’avanzare della Psa dei suini. Per questo, con spirito collaborativo e di trasparenza, abbiamo chiesto un incontro di approfondimento con l’assessore regionale alle risorse agroalimentari, Stefano Zannier, che ha ci ha prontamente risposto – dice Franco Clementin, presidente della Cia Fvg-Agricoltori Italiani -. Il nostro obbiettivo è quello di affrontare la problematica nel suo complesso e fotografare la situazione delle misure preventive e di contrasto al temibile virus che, a ora, non ha mezzi efficaci di cura».

L’assessore Zannier e Franco Clementin.


Zannier, durante l’incontro con la delegazione della Cia Fvg, guidata appunto da Clementin e dal direttore Luca Bulfone, ha tracciato un quadro esaustivo della situazione che, dal 2020, vede la Regione Fvg molto attiva con tutta una serie di misure preventive. «È vero che i cinghiali sono dei formidabili trasmettitori del contagio – ha precisato l’esponente della Giunta Fedriga – ma è altrettanto vero che tutti i più recenti focolai italiani che hanno interessato Liguria, Piemonte, Lombardia, Lazio e Calabria hanno avuto origine dalla diffusione di alimenti contaminati. Per questo siamo partiti da una campagna di informazione alla popolazione, affiancata da un intervento per la riduzione del numero di cinghiali che in regione, stimiamo, sono presenti in un numero vicino ai 5 mila capi. Attualmente, è attivo un monitoraggio passivo che è finalizzato all’analisi di tutte le carcasse di selvatici rinvenute. Inoltre, abbiamo ampliato al massimo consentito (dall’1 aprile al 15 gennaio) la stagione venatoria per la caccia al cinghiale e abbiamo affiancato, alle Guardie Forestali e ai cacciatori formati, ulteriori 300 nuovi operatori formati. Ciò ha portato, nell’ultimo anno, a un incremento dei prelievi dei selvatici di circa il 30-40%. Infine – ha concluso Zannier – abbiamo approvato due annualità di finanziamenti destinati a sostenere la biosicurezza degli allevamenti, con una capienza finanziaria che, dati alla mano, riteniamo adeguata».
«Come sappiamo, però – ha aggiunto Bulfone –, la preoccupazione per la diffusione dell’infezione è pervasiva all’interno del comparto produttivo e delle strutture di controllo veterinario che fanno capo alla Direzione Salute. Su questo tema – ha proseguito Bulfone -, segnaliamo che l’eccessiva pressione burocratica su piccoli allevamenti e agriturismi, che allevano e macellano in proprio, può portare all’impossibilità di mantenere in piedi un’attività caratteristica e distintiva per i prodotti trasformati e artigianali di qualità». Trattandosi di problematiche di competenza dell’assessorato alla Salute, Zannier, condividendo le preoccupazioni dei rappresentanti di categoria, ha manifestato la propria disponibilità a contribuire ad agevolare un percorso di dialogo e di soluzione della questione.

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In copertina, una famiglia di cinghiali specie responsabile della diffusione del morbo.

Nei campi troppi danni dai cinghiali: richiamo da Cia Fvg alle Riserve di caccia

«L’invasione dei seminati da parte della fauna selvatica, cinghiali in particolare, ha raggiunto livelli intollerabili – è la denuncia di Luca Bulfone, direttore di Cia Fvg-Agricoltori Italiani – e un tanto abbiamo anche ribadito all’assessore alle Risorse agroalimentari e alla caccia del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, durante un recente incontro svoltosi a Udine, presso la Regione, al quale erano presenti una decina di agricoltori della Bassa friulana (di Chiopris Viscone, Medea, Fratta, Borgnano, Aquileia), i rappresentanti della Kmecka Sveza e alcuni direttori delle Riserve di caccia e dei Distretti venatori competenti per territorio. Abbiamo anche formulato una precisa richiesta: le Riserve, i Distretti venatori e i loro direttori devono essere chiamati alla diretta responsabilità per i danni che la fauna selvatica causa all’agricoltura e alla pubblica sicurezza. I dirigenti venatori, infatti – prosegue Bulfone – non sempre ascoltano le richieste d’aiuto degli agricoltori i quali, in alcuni casi, hanno addirittura deciso di non seminare il mais a causa dell’invasione dei selvatici che scorrazzano indisturbati per i campi distruggendo irrimediabilmente il loro lavoro. Alcuni di questi direttori, nello specifico, hanno ritardato i tempi dell’apertura dei prelievi in deroga. I cacciatori, inoltre, non sono nemmeno usciti e continuano a non uscire perché attendono di poter abbattere animali di un peso maggiore (a scapito degli agricoltori, ovviamente). Tutto ciò, non solo negando i danni subiti dai coltivatori, ma anche mettendo in campo uno scarso senso di responsabilità nella prevenzione sanitaria, poiché sappiamo quanto sia grave l’eventuale diffusione della peste suina africana trasmessa dai cinghiali che, dopo il Piemonte e Liguria (109 i capi ammalati), è stata segnalata anche a Roma dove è appena stato trovato un animale infetto».

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In copertina, un esemplare di cinghiale adulto: enormi i danni causati da questi animali in campagna.