La Delizia, il virus rallenta le bollicine ma non i vini fermi

Secondo le indicazioni che si coglievano prima della pandemia, questo sarebbe stato un altro anno con previsioni di crescita a doppia cifra per i Viticoltori Friulani La Delizia, cantina tra le prime nove d’Italia nella produzione di spumanti e tra le più importanti del comparto vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia. Invece si è abbattuto il tornado del Coronavirus, con danni gravissimi all’economia italiana, mondiale e ovviamente friulana. Ma ogni situazione di emergenza può generare anche nuove opportunità, se si sanno cogliere, tanto che l’azienda di Casarsa continuerà, nonostante tutto, a crescere: infatti durante il lockdown ha proseguito a lavorare rispettando le disposizioni di sicurezza, vedendo aumentare la sua quota di mercato nella grande distribuzione (Gdo) del 15 per cento, comprensivo delle vendite sia a livello nazionale che internazionale. Il tutto mentre a causa del Covid-19 il settore HoReCa italiano – acronimo che sta per “Hotellerie, Restaurant, Catering” – era completamente fermo: ma anche qui, con l’avvio della fase 2, si sta tornando con questo mese di maggio a programmare il futuro.

Mirko Bellini

“Già nella prima settimana in cui ristoranti, bar e locali hanno riaperto – spiega il direttore commerciale Mirko Bellini – abbiamo registrato una prima ripartenza confortante, con un valore di circa il 15% di quanto fatturato lo scorso anno nell’analoga settimana, valore simbolico che dimostra la voglia di ripartire. L’italia si sta rimettendo in moto con velocità diverse: abbiamo notato una ripresa sulle aree periferiche rispetto alle grandi città che vivono prevalentemente di turismo, come Roma, Firenze e Milano. Siamo anche in attesa che il mercato della Campania si riattivi. L’effetto Covid-19 nel settore HoReCa è iniziato il 10 marzo e si è pesantemente rivelato ad aprile, causando un blocco quasi totale delle vendite: siamo vicini ai nostri clienti, sapendo che la ripresa sarà lenta, soprattutto considerando che se i locali dedicati alla movida inizieranno a lavorare rispettando le disposizioni di sicurezza, purtroppo verranno a mancare le vendite generate da quella parte di mercato legato invece alle cerimonie, a partire dai matrimoni. Va considerato, poi, che l’effetto Covid-19 ha avuto un risvolto negativo sui costi delle famiglie che sommato in alcuni casi alla cassa integrazione, a cui certe aziende sono dovute ricorrere o al calo del lavoro, ha determinato una riduzione del potere di acquisto del cliente finale, sancendo di fatto una nuova priorità negli acquisti del beni del settore agroalimentare”.
E se le bollicine patiscono la nuova situazione sociale ed economica, i vini fermi invece continuano a essere richiesti. “Proprio perché legati a situazioni di consumo più quotidiane – ha aggiunto Bellini – e perché sono un bene che il consumatore ama comprare anche nella grande distribuzione, dove le rilevazioni ci dicono che i vini fermi sono stati più richiesti degli spumanti, proprio per le sopracitate mancate occasioni di festa e aggregazione sociale. Questa pronta risposta all’aumento della richiesta di vini fermi è un elemento che ancora una volta conferma la forza della nostra azienda, la quale potendo contare su varie linee di prodotto a proprio marchio, generate da una filiera interna completa che va dalla vite all’imbottigliamento alla commercializzazione, può gestire al meglio le emergenze e i cambiamenti repentini del mercato”.
La situazione in Italia prevede una ripresa graduale del mercato. All’estero, nel frattempo, La Delizia continua a vendere. “I mercati esteri stanno reagendo bene – ha sottolineato Bellini – considerando i mercati primari di riferimento della nostra cantina, ovvero Usa, Regno Unito e Russia, ove la situazione sanitaria si è aggravata 20 giorni dopo l’Italia e ora stanno attraversando il periodo di lockdown preparandosi alla graduale apertura. Nel frattempo, le loro strutture, che per noi sono soprattutto nella grande distribuzione, hanno continuato a essere in linea con le annate precedenti, anche in alcuni casi registrando importanti segni positivi. Speriamo anche all’estero in una rapida ripresa del canale HoReCa”.

E ora si guarda alla nuova annata in vigna con uno sguardo già al prossimo anno. “Penso – ha concluso Bellini – che usciremo da questa emergenza solo ragionando in ottica di biennio 2020-2021 sia a livello economico che a livello produttivo specifico per il comparto vitivinicolo. La Delizia, inserita nel contesto produttivo-commerciale del territorio pordenonese che da sempre ha rappresentato un’area ‘locomotiva’ del sistema economico regionale, si prepara anche in questa fase ad affrontare questa nuova sfida. Da questa situazione si esce principalmente investendo, in idee, comunicazioni e strutture in grado di soddisfare le richieste e nel contempo addattarsi ad un mercato in rapida cambiamento, in cui le aziende riescono a rimanere competitive solo se aumentano le proprie performance produttive, con un calo dei costi e un aumento della competitività sui mercati, riuscendo sempre a farsi riconoscere la qualità dei propri prodotti”.

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In copertina, brindisi con bollicine, il prodotto ideale per le feste che ha subito di più i danni da Coronavirus.

Gardening boom in Fvg: si riscoprono i fiori e l’orto

Il lockdown ha fatto il bene di terrazzi e giardini. Chiusi in casa in ossequio alle norme di distanziamento sociale molti friulani hanno infatti riscoperto il piacere del verde. Giardino o terrazzo poco importa. Anche chi non dispone di grandi superfici ha trovato il modo di sfogare la propria voglia di natura, colorando i balconi di fiori o allestendo un orto in vaso. Ad aprile c’è stata una vera e propria corsa all’acquisto di orticole, semi, terriccio, concimi e di tutta la cassetta degli attrezzi necessaria per la cura del proprio angolo verde che al Consorzio agrario del Fvg, prima azienda dell’agricoltura regionale, è valsa un balzo in avanti a doppia cifra.
«Nel settore gardening abbiamo registrato aumenti nell’ordine del 15-20% rispetto ai volumi dell’anno scorso – racconta il presidente del Consorzio, Dario Ermacora -. Molte persone hanno preso d’assalto i nostri punti vendita, non solo i market verdi, ma anche quelli agricoltura professionale, quasi 40 negozi che si sono improvvisamente ritrovati a gestire una richiesta inattesa».
I friulani hanno, dunque, riscoperto il pollice verde e il piacere di prendersi cura degli spazi esterni alle proprie case, divenuti in tempi di Covid-19 quanto mai preziosi, per tutti e in particolare per i più piccoli. «Stando ai feedback che ci arrivano dai negozi, molte famiglie hanno riscoperto o scoperto ex novo il piacere del fare l’orto coinvolgendo nei lavori di preparazione e poi nella cura delle piante i bambini – fa sapere Elsa Bigai, direttore del Consorzio agrario Fvg -. Dal canto nostro non ci siamo limitati a vendere i prodotti ma, rispondendo a più di qualche richiesta in tal senso, abbiamo cercato di fornire qualche istruzione per l’uso a chi per la prima volta si cimentava con l’orto e devo dire che c’è stato grande apprezzamento».
Per i consigli, i prodotti e non ultimo l’organizzazione dei market che si sono dovuti ripensare in funzione dell’emergenza con corsie d’ingresso e uscita, dove non sono mancate le code. In questi mesi il Consorzio agrario – azienda da oltre 200 dipendenti e 2.200 soci – non ha mai smesso di lavorare, essendo al servizio del settore primario che a sua volta ha continuato a operare no stop. Dalla manutenzione e vendita dei mezzi agricoli alla fornitura di sementi, fertilizzanti e di tutto ciò di cui necessita l’agricoltura la grande coop di Basiliano è rimasta, nonostante le difficoltà, un punto di riferimento per il settore.

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In copertina e qui sopra immagini colte al Consorzio agrario Fvg.

Spreco alimentare in tempo di Covid: ecco com’è andata

Il patto degli italiani col cibo è probabilmente una delle conquiste più significative del lockdown affrontato nelle ultime settimane: il cibo non solo come acquisto-rifugio per l’impossibilità di concedersi altri svaghi, ma come scelta consapevole per la propria salute e il benessere. Tanto che nel lungo isolamento fra le mura di casa l’aumento del cibo in dispensa ha generato contenimento degli sprechi e non ha prodotto aumento di rifiuti. Sono i dati del Rapporto #iorestoacasa 2020 dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, diffusi dalla campagna “Spreco Zero” all’alba della fase 2, quando l’auspicio è di lasciarsi alle spalle la rigida quarantena per cercare di ripartire, con le corrette norme di sicurezza. L’indagine Waste Watcher è stata condotta dal 29 aprile al 5 maggio su 1.200 soggetti secondo un campione statistico per sesso, età, macroaree di residenza, ampiezza del comune di residenza.

«Il primo dato rilevante è legato allo spreco del cibo – spiega il fondatore della campagna Spreco Zero, il triestino Andrea Segrè – perché in quarantena l’acquisto di generi alimentari è decisamente aumentato: 1 italiano su 3 ha fatto la spesa più frequentemente e sempre 1 italiano su 3 ha acquistato maggiore quantità di cibo rispetto al passato. Ma, più ancora della quantità, cresce la qualità del cibo acquistato in lockdown per il 34% degli italiani». Sul piano della tipologia di alimenti, gli intervistati sembrano dividersi equamente fra cibi freschi e cibi confezionati. Proprio queste scelte di acquisto si sono tradotte in una maggiore attenzione alla gestione del cibo comprato: «è stimata infatti in 430 grammi la quantità del cibo sprecato a casa settimanalmente – annuncia Segrè -, un dato coerente con il trend registrato dal rapporto Waste Watcher 2020 (diffuso in occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco, 5 febbraio), quando il calo di spreco era stato di circa il 25% rispetto al 2019». Monitorando lo spreco di una sola giornata, nulla finisce nella pattumiera per 6 italiani su 10 (61%). Ma cosa abbiamo sprecato, soprattutto, in periodo di quarantena? In termini di frequenza, verdura e frutta restano in testa alla hit degli sprechi, seguite da pasta e riso cotto, prodotti in scatola, carne e pane. In termini di quantità, invece, è soprattutto il pane a pesare con 40 g in media per porzione gettata, seguono i legumi (37 g), prodotti in scatola (34 g) e quindi frutta e verdura (32 e 31 g).

Fra le notizie più significative del periodo di lockdown c’è lo scarso utilizzo da parte degli italiani del food delivery, che non ha sfondato in quarantena: quasi 1 italiano su 2 (48%) ha dichiarato a priori di non volerlo praticare, e per chi invece prevedeva la possibilità di farsi recapitare a casa del cibo pronto la periodicità è estremamente diradata: meno di una volta a settimana per 1 italiano su 3 e da 1 a 6 volte per 1 italiano su 5 (20%).
Al contrario, non stupisce che nelle settimane di lockdown sia stata la cucina ad appassionare nelle case: se 1 italiano su 3 dichiara di aver dedicato alla preparazione del cibo lo stesso timing della “vita” precedente, ben 7 italiani su 10 si sono cimentati ai fornelli con frequenza più rilevante rispetto a prima, e ben 4 su 10 lo hanno fatto con rilevanza estremamente superiore rispetto al passato. Il cibo, in ogni caso, è sempre meglio “guardarlo negli occhi”, al momento dell’acquisto: meno di 1 italiano su 5 (18%) si è affidato agli acquisti online, per 3 italiani su 4 (76%) la meta di riferimento resta il supermercato, e per 4 italiani su 10 i negozi al dettaglio (fruttivendoli, forni, macellai, pescherie ecc), se praticabile il mercato rionale per 1 intervistato su 10. Per i pochi che scelgono l’acquisto online, è Amazon (o simili) a fare la parte del leone per ben 1 italiano su 2 (50%), mentre per altri 4 acquirenti on line su 10 la scelta ricade sullo stesso supermercato, tramite consegna (44%), 1 su 4 sceglie produttori locali (24%).
A sorpresa, il confronto con la bilancia è un po’ meno drammatico del previsto: 4 italiani su 10 (41% degli intervistati) dichiarano di aver conservato lo stesso peso che avevano prima della quarantena, per gli altri 6 si profila invece un periodo di regime alimentare controllato: 1 su 4 ha preso oltre 2 kg (24%), e 1 su 5 ha contenuto l’aumento di peso entro i 2 chili. Ma c’è persino che dichiara di essere dimagrito, poco meno di 1 italiano su 10 (8%).
Nella parte a valle della filiera del cibo ci sono i rifiuti: e gli italiani in lockdown hanno prestato grande attenzione a non farsi sommergere da quel che resta del cibo. Per 1 italiano su 2 (50%) la quantità di rifiuti è rimasta la stessa del periodo ante-quarantena. Per 1 italiano su 5 (19%) la quantità è scesa fra i 300 e i 500 grammi in oltre 6 casi su 10), e per 1 intervistato su 4 (24%) la quantità è aumentata fra 300 e 500 grammi settimanali in 1 caso su 2).

L’Osservatorio Waste Watcher si è costituito per iniziativa di Last Minute Market / SWG in partnership con Expo 2015, per fornire strumenti di analisi dello spreco di cibo e delle abitudini alimentari degli italiani, insieme agli impatti di natura sociale, ambientale, economica. Nel tempo il raggio di osservazione dello spreco alimentare e delle abitudini di acquisto e gestione del cibo a livello domestico è stato sistematicamente collegato all’impatto in ottica di sviluppo sostenibilie ed economia circolare. La veicolazione dei dati avviene nell’ambito della campagna di sensibilizzazione Spreco Zero.
Info e dettagli: sprecozero.it

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In copertina, il professor Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero.