Le acque della montagna, ad Ampezzo dibattito su sfruttamento e tutela

Nell’arco alpino italiano meno del 10% dei corsi d’acqua mantiene le sue caratteristiche originarie. Negli ultimi anni gli incentivi statali alle fonti energetiche rinnovabili hanno scatenato una rincorsa alla costruzione di centinaia di nuove centrali idroelettriche, in particolare di piccola taglia, anche in contesti ambientali e paesaggistici di particolare pregio e fragilità, mettendoli ulteriormente a rischio.

Franceschino Barazzutti

Paolo Rumiz

E, allora, come conciliare l’esigenza di produrre energia pulita senza alterare comunque l’ambiente? “Âgas di mont” è il titolo della conversazione che Vicino/lontano mont propone domani, mercoledì, alle 18, ad Ampezzo, in piazza Carnia Libera 1944 (nella sala del Teatro parrocchiale in caso di pioggia). La animeranno lo scrittore e giornalista Paolo Rumiz – che sarà in ottobre il protagonista di Dedica 2021 –, la fotografa Ulderica Da Pozzo, che ha pubblicato con Forum il volume “Le voci dell’acqua”, con il commento alle immagini dello stesso Rumiz, e Franceschino Barazzutti, fondatore del Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento, con la moderazione della giornalista Anna Dazzan. Nel pomeriggio, Barazzutti, con partenza alle 16.30 da piazza Carnia Libera 1944, sarà la guida speciale di “Âga”, una breve passeggiata verso il “Poçon” di Navais, che si concluderà con le improvvisazioni musicali, in tema di acqua, di Flavio Bortuzzo alla chitarra, Paolo Forte alla fisarmonica ed Emma Montanari al violoncello.

Il trio Forte, Montanari, Bortuzzo

Barazzutti, classe 1936, laureato all’Università Statale Lomonosov di Mosca, dove ha anche lavorato, è stato – tra le molte sue cariche e attività – sindaco di Cavazzo, presidente dell’Associazione sindaci della Ricostruzione, fondatore con Giorgio Ferigo del movimento Mont, ed è senza dubbio una delle voci più autorevoli della Carnia, oltre che l’anima e il punto di riferimento di tutte le lotte per l’acqua libera: dalla difesa dei torrenti di montagna minacciati dalle mini-centraline idroelettriche, alla rinaturalizzazione del lago di Cavazzo, alla tutela del fiume Tagliamento. I due appuntamenti si realizzano in collaborazione con il Consorzio Bim Tagliamento, il Comune di Ampezzo e Fridays For Future Carnia, che con l’occasione promuoverà la petizione – già attiva su change.org – per ripristinare, nei periodi dell’anno in cui è possibile farlo, l’integrità e la portata naturale del Tagliamento, quasi desertificato dagli impianti idroelettrici realizzati negli anni Cinquanta, e per restituire al tratto montano del fiume una portata adeguata nel corso dell’intero anno.

Ulderica Da Pozzo

“Di Âga e di Lat. Luoghi, storie, memorie” è il titolo della mostra fotografica di Ulderica Da Pozzo che verrà inaugurata il giorno successivo, giovedì 19, alle 18, a Cjasa da Duga a Salârs di Ravascletto (posti limitati). Interverranno il condirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini e la docente di Diritto del Lavoro all’Università di Trieste, Roberta Nunin. La mostra lega al tema della tutela delle acque la necessità di preservare antichi mestieri della montagna e racconta per immagini l’abilità del produrre e trasformare una materia che arriva ogni giorno nelle nostre case. Un lavoro che è stato un tempo soprattutto maschile e che ora giovani donne coraggiose stanno cercando di fare sopravvivere. La mostra si realizza in collaborazione con il Consorzio Bim Tagliamento e con il Comune di Ravascletto.

Tagliamento e San Simeone.

(Foto Marco Pradella)

Tutti gli appuntamenti di Vicino/lontano mont sono gratuiti, con prenotazione online sul sito vicinolontano.it, salvo dove diversamente indicato in programma. Solo in caso di posti ancora disponibili sarà possibile registrarsi in loco. Come richiesto dalla nuova normativa, l’accesso agli eventi sarà riservato a chi è in possesso del green pass.

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In copertina, acqua sui monti della Carnia in una suggestiva immagine scattata da Ulderica Da Pozzo.

 

Casarsa, tredici disabili a tu per tu con i ritmi antichi della Val Resia

Spesso, per chi ha una disabilità, viaggiare non è facile; ma il viaggio rappresenta non solo un momento di svago e relax, ma anche un’importante occasione di crescita. Ecco perché la cooperativa sociale Il Piccolo Principe, di Casarsa della Delizia, in collaborazione col team della Tana in Val Resia e della cooperativa Farfalle nella Testa di Bordano, ha organizzato, per il terzo anno consecutivo, il progetto di turismo inclusivo “Anche io Amo Viaggiare” destinato a persone in difficoltà o con disabilità. Un sogno che è diventato realtà quest’anno per 13 persone (suddivise in due gruppi distinti) che dall’1 all’11 settembre scorsi hanno soggiornato in Val Resia, grazie al sostegno di Fondazione Friuli, che ha finanziato il progetto.
«L’idea nuova di “Anche io Amo Viaggiare” – ha spiegato Giuliana Colussi, responsabile dell’Area Integrazione Sociale – è quella di portare gli ospiti a vivere il territorio non soltanto dal punto di vista naturalistico, ma anche e soprattutto dal punto di vista culturale e sociale. Le attività non sono state pensate per la disabilità, ma al contrario, seguendo l’esempio del turismo lento ed esperienziale, sono attività per tutti che con dei piccoli accorgimenti sui tempi e sulle esigenze individuali, risultano idonee anche a persone con bisogni speciali».

Il programma in Val Resia ha previsto diverse tappe: la visita ai principali musei, l’esplorazione dei più interessanti siti naturalistici tra cui il Fontanone di Barman e la Sella Carnizza, la visita al Centro visite del Parco naturale delle Prealpi Giulie che ha permesso al gruppo di entrare in contatto con il territorio e i suoi ritmi antichi, la visita del Museo dell’Arrotino e all’abitato di Stolvizza che ha consentito di prendere confidenza con la popolazione, con gli usi e i costumi tipici della Val Resia, la visita a Bordano alla Casa delle Farfalle, caratterizzata da un laboratorio didattico a tema naturalistico e dall’immersione nella foresta tropicale e l’esplorazione delle rive del Lago di Cavazzo. I due gruppi sono stati accompagnati da 6 educatori (il primo gruppo includeva persone con bisogni assistenziali elevati, quindi la necessità di garantire la presenza di 4 educatori), da 1 volontaria e da 2 guide naturalistiche. «Molto emozionante l’esperienza in Malga Confin – ha aggiunto Giuliana Colussi – dove i partecipanti si sono potuti cimentare nei lavori da malgaro tra cura degli animali e lavoro in latteria. E poi, durante le serate, sono state fatte camminate notturne per ascoltare le “voci della foresta” ed osservare il cielo. Non sono mancate neppure le musiche e le danze tipiche del territorio della Val Resia accompagnate da un ottimo barbecue preparato in collaborazione con i partecipanti».

Il progetto “Anche io Amo Viaggiare”, finanziato da Fondazione Friuli, costituisce per i partecipanti un’importante occasione di conoscenza del territorio, di inclusione sociale e di crescita personale, visto che per molti rappresenta l’unica occasione di vivere una vacanza in autonomia. «Si tratta di un momento di fraternità e amicizia – hanno fatto sapere gli educatori – in cui la cornice naturale costituisce lo sfondo perfetto per rapporti interpersonali rilevanti e duraturi». Infatti, grazie al progetto, è stata offerta la possibilità alle persone con disabilità e agli altri partecipanti di sperimentare momenti di socialità e svago al di fuori del contesto familiare. «L’opportunità è unica per vivere momenti di condivisione lontani da casa, ognuno con le proprie abitudini – hanno aggiunto gli educatori -. Ciascuno si è trovato ad affrontare una condivisione nuova di spazi e tempi all’insegna del clima da vacanza ed è stato un modo per conoscersi meglio. E se per alcuni è uno dei tanti viaggi, per altri è un’esperienza nuova in cui le emozioni e l’allontanamento dalla famiglia diventano un momento di crescita. Il viaggio in Val Resia ci ha permesso di scoprire la montagna vicino a noi, con i suoi tesori naturali e le imprese dell’uomo che sa relazionarsi con la natura. Cose semplici che ci avvicinano alla natura fino a toccarla».

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In copertina e  all’interno alcune immagini della bella esperienza a Malga Confin in Val Resia.