LA RICETTA DI GIANNI COSETTI – “Frìco di Cjàrgne”

(g.l.) Il “frico” è senza dubbio uno dei piatti più amati della cucina tradizionale friulana e carnica, avente come base l’inconfondibile Montasio sia nella declinazione, classica, con le patate, sia in quella friabile che non le prevede, ma che è ottenuto soltanto con il formaggio grattugiato. Così, oggi, nel quindicinale appuntamento con “La ricetta del sabato”, vi proponiamo il gustoso Frico di Carnia di Gianni Cosetti. L’abbiamo tratta, come le altre finora pubblicate su questo sito che si occupa anche di enogastronomia, dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che il grande cuoco pubblicò nel 2000, con i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta di una ricetta tipica originale che l’indimenticato chef nato a Villa Santina aveva valorizzato: una preparazione facile facile, alla portata di tutti. Eccola, dunque:

“Frìco di Cjàrgne”

Cosa serve
(40 minuti)
400 g di Montasio stagionato da 16 a 18 mesi, grattugiato
1 tegamino antiaderente da 16 cm di diametro

Come fare
Scaldare il tegamino sopra la piastra e non a fiamma diretta.
Quando è ben caldo versate a pioggia 1/4 del formaggio e lasciatelo sciogliere lentamente; con l’aiuto di una forchetta, premete sopra il frico, giratelo dall’altra parte ed eliminate la parte grassa.
Girate e rigirate per 10 minuti facendo attenzione che non diventi di colore rosso.
Modellatelo su una bottiglia perché prenda una forma cilindrica.
Quando sarà freddo, se è stato fatto bene, risulterà friabile.

Cosa bere
Collio Friulano (ex Tocai)

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In copertina, ecco il frico friabile secondo la ricetta di Gianni Cosetti.

Già tempo di asparagi: eccoli gratinati e nei versi di Rosinella Celeste Lucas

(g.l.) Grazie alle sempre più diffuse ed efficaci tecniche di forzatura (con gli ormai famosi teli neri), è già tempo di asparagi, i gustosi turioni che allieteranno anche le tavole pasquali. Tanti i modi per prepararli, dalle ricette più semplici a quelle più elaborate. Ma oggi, nell’ambito della quindicinale rubrica “La ricetta del sabato”, ve ne proponiamo una che appartiene proprio al primo gruppo e che è alla portata di ognuno di noi: gli asparagi gratinati. Un piatto appagante e appunto di facile preparazione che abbiamo tratto dall’ormai “storico” libro La cucina triestina di Maria Stelvio (Edizioni Italo Svevo Trieste 1990). E alla fine della ricetta vi proponiamo un siparietto culturale, con i versi dedicati al “re degli ortaggi” da Rosinella Celeste Lucas.

“Asparagi gratinati”

Ingredienti
750 g asparagi
parmigiano
sale
40 g burro
40 g pangrattato
per la salsa:
20 g burro
25 g farina
1/4 di litro di latte
sale
noce moscata
(45 minuti)

Preparazione
Preparare gli asparagi e lessarli. Quando saranno raffreddati, imburrare una pirofila e stendere sul fondo uno strato di salsa béchamel. Cospargere abbondantemente di parmigiano, sistermarvi gli asparagi, condirli nuovamente con il formaggio e uno strato di salsa; completare con pane grattugiato, parmigiano e pezzetti di burro. Gratinare in forno ben caldo finché sulla superficie si formerà una leggera crosticina dorata. Servire nella pirofila di cottura.

Vino
Un fresco Friulano (ex Tocai) del Vigneto Fvg.

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IL PARADOSSO DELL’ASPARAGO

Questa luce che precipita in abissi
Seziona il tuo corpo terrigno
-il sole non dimentica-
e stai cucito nel sacco di juta della terra,
misterioso asparago
acuto verticale nobile eppur discreto
elementare, nudo!

Sprofondi nel seno buio
In un distacco dormiente.
E nudo tronco sparato verso il cielo
Sprizzi fuori in primavera, atteso
Come per lavarti gli occhi
-vinte le ore lunghe e fredde-
emergi con colori d’alba
in un grido:”Sono la luce”

Carpiti ai teli neri, i raggi
Tingono di lieve madrepora
L’apice del turione.
Un sogno d’oltremare, d’aria marina
Scioglie in bocca la tua rigidità
In un sapore fluviale
Di umida erba antica come la memoria.

Ma sei anche profumo di neve bianca
Bagnata di luna.

Rosinella Celeste Lucas

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In copertina, un mazzo di asparagi bianchi del Friuli Venezia Giulia.

LA RICETTA – Rosa (dell’Isonzo) e mimosa secondo Roberto Franzin

(g.l.) La Festa internazionale della donna è appena passata. E suo simbolo universalmente riconosciuto, come tutti sanno, è la mimosa. Ed è proprio a questo bellissimo fiore primaverile (interpretato però con le uova sode) che si ispira il piatto che vi presentiamo oggi per l’appuntamento quindicinale con “La ricetta del sabato”. L’ha ideato lo chef Roberto Franzin e l’abbiamo tratto dal libro “La Rosa dell’Isonzo” pubblicato nel 2019 dalla casa editrice “L’orto della cultura”. Come sempre, la ricetta è studiata come sempre per quattro persone. Eccola:

“Rosa e mimosa”

Ingredienti
300 g di Rosa dell’Isonzo
200 g di Radicchio Canarino
200 g di cuore di scarola
100 g di insalatine di campo
100 g di prezzemolo
80 g di rucola
20 g di acciughe sott’olio “Le Isolane”
20 g di capperi sott’aceto
8 uova
olio extravergine doliva
sale

Preparazione

Far rassodare le uova cuocendole per 8′ dal bollore. Mondare le insalate e tagliare a pezzetti quelle con le foglie più grandi. Preparare la salsa verde frullando il prezzemolo con 80 g di olio, le acciughe, i capperi, l’aceto e il sale, se serve. Otterrete una salsa piuttosto consistente e asciutta. Montare l’insalata a piacere alternando le foglie, creando un misto di colori, sbriciolare le uova e aggiungere la salsa verde. Servire.

Vino
Collio Bianco Riserva Giulio Locatelli. L’equilibrio che questo uvaggio crea fra le sue diverse uve si amalgama con delicatezza alla varietà gustativa che questo piatto (solo all’apparenza semplice) offre.

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In copertina, “Rosa e mimosa” il piatto dello chef Roberto Franzin.

LA RICETTA DI COSETTI – Brovàde crude e pestùm

(g.l.) Soprattutto nei mesi invernali, in Friuli diventano protagonisti i piatti della tradizione, come quelli a base di brovada, cioè le rape inacidite nella vinaccia. Quello più conosciuto fa ottima compagnia con il cotechino – “brovade e muset” in friulano -, ma ci sono anche delle varianti. Come quella curiosa e senza dubbio appetitosa che abbiamo scelto per la quindicinale rubrica “La ricetta del sabato”: “Brovàde crude e pestùm”, vale a dire le rape crude macerate con salame fresco. L’abbiamo trovata in quella “miniera” di bontà che è il libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che Gianni Cosetti pubblicò nel 2000, con i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta di una ricetta tipica rinnovata proprio dal famoso e indimenticato chef del ristorante “Roma” di Tolmezzo. Eccola:

“Brovàde crude e pestùm”
Rape crude macerate con salame fresco

Cosa serve
(20 minuti)
600 g di brovada macerata sotto le pere oppure sotto vinaccia
400 g di salsiccia affumicata
4 cucchiai di aceto di vino
1 dl di olio extravergine d’oliva

Come fare
Scaldate a bagno-maria la brovada. Sbucciate e sbriciolate la salsiccia; ponetela quindi in un tegamino e rosolatela bene sul fuoco eliminando il grasso che ne esce.
Spruzzate con l’aceto e lasciate evaporare.
Preparate sul piatto caldo la brovada a fontana ed al centro disponete la salsiccia cotta.
Condite con l’olio extravergine d’oliva.

Cosa bere
Merlot giovane Cof, cioè Colli orientali del Friuli.

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In copertina, il piatto tipico rielaborato dallo chef Gianni Cosetti (nella foto interna).

 

LA RICETTA DI COSETTI – Trippa in bianco

di Gi Elle

Nelle feste di fine e inizio anno, in Friuli Venezia Giulia ma anche nel resto d’Italia, è antica tradizione vedere sulle nostre tavole un bel piatto di trippe, da mangiare sia asciutte sia accompagnate al brodo con fette di pane raffermo o crostini e una generosa spolverata di formaggio grattugiato. Le più frequenti sono quelle alla parmigiana, cioè in rosso. Ma ottime sono anche quelle in bianco, vale a dire senza pomodoro. Così oggi, nella consueta rubrica “La ricetta del sabato” vi proponiamo la “Trippa in bianco” alla maniera di Gianni Cosetti. L’abbiamo tratta, come quelle che vi abbiamo segnalato nei mesi scorsi, dal libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che il famoso chef del “Roma” di Tolmezzo, pubblicò nel 2000, con i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi per conto della Casa Editrice Leonardo di Pasian di Prato, con la collaborazione dell’allora Camera di Commercio di Udine nell’ambito dell’iniziativa promozionale Made in Friuli. Si tratta di una proposta che figurava nel menu del citato, storico ristorante, dove impareggiabile protagonista era proprio l’indimenticato Cosetti. Eccola:

“Trippa in bianco”

Cosa serve
(120 minuti)
1 kg di trippa fresca di manzo
1 dl di olio extravergine di oliva
1 cipolla
1 spicchio d’aglio
1/2 sedano rapa piccolo
1 carota
2 bicchieri di vino bianco
1 ciuffo di prezzemolo
3 dl di brodo di carne
sale e pepe qb
100 g parmigiano grattugiato

per lessare:
1 carota
1 gambo di sedano
2 foglie d’alloro
1 cipolla steccata con chiodi di garofano

Come fare
Fate bollire la trippa per 90 minuti a fuoco lento in abbondante acqua salata con la carota, il sedano, l’alloro e la cipolla steccata.
Scolatela, lasciatela raffreddare, quindi tagliatela a listerelle lunghe 3 cm e larghe un dito.
In una pentola fate soffriggere nell’olio la cipolla, l’aglio, il sedano e la carota ben tritati, unite le trippe, pepate e mescolando fate rosolare per 20 minuti.
Bagnate con il vino, lasciate evaporare e continuate a cuocere per altri 20 minuti sempre mescolando ed aggiungendo lentamente il brodo. A cottura ultimata cospargete con il prezzemolo tritato e servite con abbondante parmigiano grattugiato.
Un’ottima variante è la zuppa che otterrete mettendo in una ciotola un mestolo di trippe e due di brodo, dei crostini di pane profumati di aglio abbrustoliti e del parmigiano grattugiato.

Cosa bere
Collio Merlot

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In copertina, ecco la trippa di manzo prima di essere tagliata e lessata.

LA RICETTA – Dadolata di cervo con finocchietto, aceto d’uva e sale

di Gi Elle

Nuovo appuntamento con la quindicinale rubrica “La ricetta del sabato” per offrirvi un bel piatto preparato dallo chef Alessandro Gavagna del ristorante La Subida di Cormons, locale che fa parte del Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori guidato da Walter Filiputti. Ecco dunque le dosi e le modalità di preparazione della “Dadolata di cervo, con finocchietto selvatico, aceto di uva e sale”, valevoli come sempre per quattro persone:

“Dadolata di cervo
Il finocchietto selvatico, l’aceto di uva ed il suo sale”

Ingredienti
210 gr di filetto di cervo,
1 spicchio d’aglio,
1 rametto di timo e maggiorana,
5 gr di pepe nero schiacciato.

Per il condimento:
3 gr di paprika dolce,
1 spruzzata di aceto di uva,
olio extra vergine di oliva,
sale.

Per guarnire:
il sale all’Aceto,
finocchietto selvatico tritato grossolanamente,
aceto di uva.

Per l’insalata di finocchi:
1 radice di finocchio,
il succo di 1/4 di limone,
un pizzico di sale,
un filo di olio extravergine di oliva.

Preparazione
Cura il filetto di cervo da tutte le nervature e dalle pellicine. Metti quindi a marinare la carne con l’aglio, il pepe, il timo e la maggiorana, chiudila in un sacchetto sottovuoto e lasciala riposare per almeno 24 ore.
Pulisci e lava il finocchio e taglialo a fettine sottili. Condisci l’insalata così ottenuta con il succo di limone, l’olio extravergine di oliva e il sale.
Taglia il filetto già marinato a piccoli dadini, condiscilo con la paprika, l’aceto di uva, l’olio extravergine di oliva e il sale all’aceto. Mescola quindi la carne così condita con un cucchiaio finché tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati.

Presentazione
Disponi un bel ciuffo di insalata di finocchi nel centro del piatto. Adagiaci una quenelle di dadolata di cervo e guarnisci con il sale all’aceto, il finocchietto tritato, un filo di olio extravergine di oliva e una spruzzata di aceto di uva.

Vino
Un elegante Pinot nero del Collio.

LA SUBIDA

Via Subida 22
34071 – Cormòns
Tel. 0481.60531
info@lasubida.it
www.lasubida.it
Proprietari: Famiglia Sirk
Chef: Alessandro Gavagna

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In copertina e all’interno, il piatto e il sale nelle foto di Loredana Bensa e Dean Dubokovic.

LA RICETTA – Risotto alle pere, noci e formaggio ubriaco

di Gi Elle

Primo sabato di novembre: anche nelle nostre città sono state accese le prime luci di Natale, per cui si comincia a respirare il clima delle festività di fine anno che si stanno rapidamente avvicinando. E così, con la speranza che questa nuova morsa pandemica si allenti quanto prima, permettendo anche alla nostra economia di tornare a “respirare”, riprendiamo la pubblicazione della ormai consueta rubrica settimanale dedicata alla enogastronomia Made in Fvg e, appunto, intitolata “La ricetta del sabato”. Oggi, pertanto, vi proponiamo un bel primo piatto di stagione del ristorante “Carnia” di Venzone. Il locale, gestito da tantissimi anni da Livio Treppo, fa parte del circuito di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori, guidato da Walter Filiputti, protagonista in questi mesi di inizio autunno di una originalissima iniziativa che va sotto il nome di “La Nuova Cucina”, il cui finale, dopo il recente rinvio a causa delle disposizioni anti-Covid, è stato fissato per il 29 novembre al ristorante Costantini di Tarcento e al ristorante Al Paradiso di Pocenia. Ma di questo riparleremo a suo tempo. Per cui oggi ci soffermiamo proprio sulla invitante ricetta elaborata dalla chef Samantha Bigucci. Eccola:

“Risotto alle pere, noci e formaggio ubriaco”

Ingredienti
Per la preparazione del riso:
200 g di riso
½ cipolla tritata
1 cucchiaio di olio
2 pere ruggini
100 g di noci sgusciate
1 bicchiere di vino bianco
100 g di formaggio ubriaco
50 g di burro
sale q.b.
brodo vegetale q.b.

Per la preparazione della guarnizione:
1 fetta di pera disidratata
50 g di panna fresca
100 g di formaggio ubriaco

Preparazione
Rosolare la cipolla con l’olio. Scaltrire il riso, bagnare con vino bianco, iniziare la cottura con il brodo e aggiungere le pere a cubetti. Quando il riso è cotto, mantecare con il burro, il formaggio ubriaco a scaglie e le noci tagliate grossolanamente. Adagiare il riso sul piatto, poi guarnire con una fetta di pera disidratata. Sciogliere il formaggio ubriaco rimasto con la panna sino a ottenere una crema omogenea e, con un cucchiaio, adagiarla su un angolo del piatto. Infine, appoggiarvi sopra tre gherigli di noci.

Vino
Un Friulano Doc Friuli Colli orientali.

CARNIA
Via Canal del Ferro, 28
33010 VENZONE
Tel. 0432978013
info@hotelcarnia.it
www.hotelcarnia.it

Proprietario: Livio Treppo
Chef: Samantha Bigucci

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In copertina, ecco un’immagine del piatto del ristorante “Carnia”.

LA RICETTA – Risotto con la Pituccia (o Pitina) di Maniago

di Gi Elle

Tra oggi e domani, Maniago vive un intenso weekend dedicato a due prodotti trainanti dell’economia del suo territorio: i Coltelli e la Pitina. E proprio al tipico salume di queste valli pordenonesi oggi dedichiamo la consueta rubrica quindicinale “La ricetta del sabato” per proporvi un bel piatto, di facile preparazione, elaborato dalla macelleria Polesel che si trova proprio nel centro storico della città dei coltellinai, in via Umberto I, quasi in piazza Italia, quella della caratteristica fontana. In realtà, la ricetta è fatta con la Pituccia. Infatti, la Pitina viene declinata in nomi diversi, all’interno della stessa zona di produzione, a seconda della composizione del suo impasto. Ecco, dunque, il gustoso primo piatto:

“Risotto con Pituccia”

Ingredienti:
mezza cipolla
aglio
burro
Pituccia
mezzo bicchiere di vino bianco

Preparazione:
Rosolate mezza cipolla, precedentemente sminuzzata, in un tegame con aglio e burro.
Aggiungete la Pituccia tagliata a dadini e annaffiate questo soffritto con mezzo bicchiere di vino bianco delle Grave del Friuli. Quando il vino è evaporato versate il riso e del brodo di carne caldo. Quando il riso è quasi cotto spegnete il fuoco ed aggiungete a quest’ultimo delle noci di burro. Servitelo caldo.

Vino:
Un fresco Friulano (ex Tocai) delle Grave o se preferite un leggero Merlot della stessa Doc.

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Ma torniamo alla festa in corso a Maniago. E’ stata organizzata dall’Associazione Produttori della Pitina Igp, nell’ambito di un progetto di promozione finanziato dal Psr 2014-20 per il tramite del Gal Montagna Leader. L’iniziativa si avvale del supporto organizzativo dell’Ecomuseo Lis Aganis, a conferma di una ormai storica collaborazione avviata nel 2012 con l’istituzione congiunta del Premio Trivelli. Con il claim “La Pitina prodotto culturale”, il riconoscimento intitolato al tramontino Mattia Trivelli (cui va l’indiscusso merito di aver salvato dall’oblio un prodotto dalle caratteristiche uniche), nell’arco di otto edizioni (dal 2012 al 2019), è riuscito a coinvolgere ben 72 pubblici esercizi (ristoranti, trattorie, agriturismi, ma anche pasticcerie) con una partecipazione media che negli ultimi anni si è stabilizzata intorno ai 30 locali. Da questo “sodalizio virtuoso” è nata l’idea di un progetto di co-marketing finalizzato a consolidare e a rendere operativa lungo tutto l’arco dell’anno la collaborazione, allargandola al mondo della coltelleria e agli altri prodotti di eccellenza della gastronomia del territorio. L’obiettivo è quello di creare attorno alla Pitina Igp un “club” che promuova in modo integrato il prodotto, i ristoratori, il territorio con le sue risorse enogastronomiche, culturali e ambientali. Il progetto e il “logo” della nuova iniziativa verranno presentati, in piazza Nicolò di Maniago, nel corso di un convegno che sta per cominciare proprio in questi minuti e che avrà come punto centrale la lectio magistralis sul tema “Lame e Pitine” del professor Angelo Floramo.

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In copertina, la Pitina tipico prodotto della montagna pordenonese.

Omaggio alla cucina di Gianni Cosetti “cantore” della Carnia

di Giuseppe Longo

Se c’è un cuoco che ha scritto una indelebile pagina nella storia della cucina friulana, e prima ancora carnica, non ci sono dubbi: è Gianni Cosetti, anima per tanti anni del mitico “Roma” di Tolmezzo, dove per Luigi Veronelli – grande amico del Friuli – i suoi menù erano «immensi, inarrivabili, superiori». Per l’indimenticabile giornalista enogastronomico, Cosetti era «il cuoco più moderno che l’Italia abbia mai avuto, perché ha intuito primo fra tutti il valore assoluto delle sue erbe, dei suoi funghi, dei prodotti delle sue malghe». Nato a Villa Santina nel 1939 e spentosi, ancora in giovane età, nella cittadina che, appunto, l’ha visto dare il meglio di sè, aveva infatti capito l’importanza di rimanere legato alla sua montagna, ai suoi prodotti, alle sue tradizioni. Lo spiega lui stesso nel bellissimo libro “Vecchia e nuova cucina di Carnia” che già nel titolo riassume il senso della sua missione tra i fornelli: al passato, sempre portatore di saggezza, innestare la fantasia e lo spirito di iniziativa che in uno chef che si rispetti non devono mai mancare. «Anche per me, l'”orso” di Carnia, sono d’obbligo – scriveva lo stesso Gianni Cosetti – alcune righe di prefazione per presentare questo libro che non vuol essere un trattato di cucina ma una raccolta di ricette della mia terra. Ognuna di queste trova le sue origini nell’ingegnosa cucina delle donne carniche di un tempo che, facendo di necessità virtù, riuscivano con amore e fantasia ad inventare numerose pietanze nonostante la scarsa varietà degli ingredienti di base. Solo grazie all’insostituibile aiuto e sostegno da parte di tutta la mia famiglia sono però riuscito, dai numerosi appunti raccolti disordinatamente negli ultimi 20 anni, a giungere alla stesura di questa raccolta».
Ebbene, proprio attingendo a questo prezioso volume, vi proporremo di volta in volta un piatto nella settimanale rubrica enogastronomica “La ricetta del sabato” che riprenderà il 4 aprile prossimo. Il libro fu pubblicato da Gianni Cosetti nel 2000, appena un anno prima della sua prematura, dolorosa scomparsa: lo dedicò alla mamma Gabriella, fonte di tanti insegnamenti, estendendo, nel contempo, “un ringraziamento particolare al mio collaboratore Daniele Cortiula e alle mie figlie Gabriella, Anna, Silvia”. Alla stampa provvide l’Editrice Leonardo di Pasian di Prato in collaborazione con l’allora Camera di Commercio di Udine, nell’ambito della sua iniziativa promozionale Made in Friuli, per i tipi della Società Editoriale Ergon di Ronchi. Il progetto grafico è di Federica Plazzotta e l’immagine di copertina è di Raffaele Larice. Vi sono pubblicate anche tre splendide fotografie di Ulderica Da Pozzo, impareggiabile con il suo obiettivo nel descrivere la sua Carnia.
Una proposta, quindi, che vuole essere sì un omaggio a Gianni Cosetti alla vigilia del ventesimo anniversario della morte, ma anche alla sua terra, difficile ma indubbiamente affascinante. Cominceremo con un piatto fra i più famosi e imitati, il “Toc’ in braide”, per continuare, settimanalmente o quasi, con le ricette più attinenti al momento stagionale, ripescandoli fra antipasti, primi, secondi, verdure, salse e dolci. Un vero peccato che non tutti siano accompagnati da una foto, ma in questi casi lasceremo libertà alla immaginazione dei lettori.
Tutte ricette, insomma, che attingono a quella fonte inesauribile di aromi e sapori che è la «cucina carnica, la sola che gli piacesse – scriveva Gianni Mura, che ci ha lasciato appena una settimana fa -, che gli uscisse da dentro, dai ricordi d’infanzia, dalle facce di casa”». «Il nostro “cuocosauro” – così simpaticamente lo chiamava il grande giornalista – rifiuta il progresso delle microonde e le seduzioni degli astici e dei branzini: solo fuochi di legna, solo ingredienti del posto. La cucina carnica è povera per definizione e antica fame, ma ricca nei sapori che il formaggio affumicato sottolinea, le erbe di campo ingentiliscono». Caratteristiche sulle quali era d’accordo lo stesso Veronelli. Della Carnia infatti diceva: «… mi conquista, mi affascina, mi assorbe la sua cucina. Una cucina maschia, lineare, senza tentennamenti da che si misura sulla fiamma odorosa dei legni e sui frutti senza mediazione, carichi di millenari afrori e sapori, della terra alpina, difficile sino ad asprezza». Concludendo con un elogio a Cosetti: «Gianni ha percorso strada via strada, sentiero per sentiero, pietra per pietra, alla ricerca e alla raccolta prima, poi alla catalogazione e alla stesura della ricetta dell’immenso patrinonio cucinario della sua terra». E, allora, arrivederci con “La ricetta del sabato” del 4 aprile. Con Gianni Cosetti vi insegneremo a fare il suo “Toc’ in braide”.

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In copertina, Gianni Cosetti e qui sopra il suo “Toc’ in braide”.

LA RICETTA – Ecco come si fa la pastiera in scena a Cividale

di Gi Elle

A Cividale oggi e domani la gubana prodotta in città e nelle Valli del Natisone mette in atto la sua nuova appassionante sfida: quest’anno, come è noto, è la volta della famosa pastiera napoletana. Così, dopo il verdetto espresso dalla giuria tecnica che si è riunita l’altra sera – e che rimarrà top secret fino alle premiazioni di lunedì pomeriggio -, sarà la volta dei clienti del centralissimo Caffè San Marco a dire la loro, assaggiando i due dolci offerti in degustazione e segnando la propria preferenza su apposite schede. Intanto, nella consueta rubrica “La ricetta del sabato”, vi proponiamo il metodo per realizzare proprio la pastiera attraverso le esaurienti spiegazioni sulla ricetta originale che abbiamo trovato su lacucitaitaliana.it

“La pastiera napoletana”

Ingredienti:
600 g Farina 00
300 g Strutto
400 g Zucchero semolato
8 Uova
500 g Latte
600 g Ricotta di pecora
250 g Grano cotto
100 g cedro e arancia canditi, a dadini
Mezza busta di vanillina
Mezzo baccello di vaniglia
Acqua di fiori d’arancio
Limone
Cannella in polvere
Sale
Arancia
Burro
Durata: 12 h 25 min
Livello: Medio
Dosi: 10 persone

Preparazione:
1 – Per preparare la pastiera napoletana secondo la ricetta classica, seguite tutti i nostri step passo dopo passo. Lessate il grano in acqua bollente per 2 ore, poi scolatelo e cuocetelo nel latte con un tocchetto di cannella, un po’ di scorza di arancia e 1 baccello di vaniglia, finché non avrà assorbito tutto il latte (ci vorranno circa 15 minuti). In alternativa potete usate 500 g di grano cotto già pronto, scaldandolo in 250 g di latte, utilizzando gli stessi aromi (cannella, arancia e vaniglia), per circa 10-15 minuti. Fate raffreddare il composto.

2 – Impastate in una grande ciotola la farina, lo strutto, 150 g di zucchero e un pizzico di sale, fino ad ottenere un composto sbriciolato, poi unitevi 2 uova e proseguite lavorando prima con la punta delle dita e poi con le palme delle mani, ricavando un panetto di pasta frolla. Ponete l’impasto in frigo in una ciotola sigillata con la pellicola da cucina per 30 minuti.

3 – Lavorate la ricotta con il resto dello zucchero, aggiungendolo un poco alla volta. Separate 2 uova, tenendo da parte gli albumi e incorporando solo i tuorli nel composto di ricotta; poi unitevi le altre 4 uova intere, uno alla volta, e mescolate bene con la frusta; aggiungete un po’ di scorza grattugiata di limone e di arancia, i canditi e 2 cucchiai di acqua di fiori di arancio. Eliminate gli aromi dal grano cotto. Montate gli albumi e amalgamateli al composto insieme con il grano cotto, ottenendo così il ripieno della pastiera. Per ottenere un ripieno più cremoso, potete frullare una parte di grano prima di aggiungerlo al resto del composto.

4 – Imburrate e infarinate una tortiera (ø 25 cm, h 6 cm), meglio se con la cerniera apribile. Stendete la pasta frolla su un piano infarinato fino ad ottenere uno spessore di 5 mm: ricavate due fasce alte come il bordo della tortiera e abbastanza lunghe da ricoprirne interamente il perimetro, poi fate un disco dello stesso diametro del fondo. Posizionate prima le fasce sul bordo, poi il disco sul fondo e premete bene per sigillare. Stendete la pasta in eccesso e tagliatela in 10 nastri larghi 2 cm.

5 – Riempite la frolla con il ripieno, posizionatevi sopra 5 nastri di pasta, in modo che siano equidistanti fra loro, e gli altri 5 sopra i precedenti, ma in obliquo. Infornate a 170 °C per 1 ora e 30 minuti. Sfornate e fate raffreddare la pastiera per almeno 8 ore in un luogo asciutto. Se lo gradite, potete spolverare la pastiera con dello zucchero a velo, ma soltanto una volta raffreddata, prima di servirla.

Vino:
Un Ramandolo Docg o un Verduzzo dolce dei Colli orientali del Friuli. Ma per chi preferisce un vino secco ottima una Ribolla gialla spumantizzata.

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In copertina, ecco la pastiera napoletana nella sua ricetta originale.

(Esclusi i consigli per il vino da abbinare, il testo è stato redatto dagli esperti de “La Cucina Italiana” che ringraziamo)