Claudio Fabbro da mezzo secolo ascoltata “voce” del Vigneto Fvg

di Giuseppe Longo

Conosco Claudio Fabbro esattamente da mezzo secolo, dall’ormai remoto 1972, quando frequentavo la quarta all’Istituto Agrario di Cividale. Una scuola ancora piccola, viaggiava sul centinaio di studenti o poco più, ovviamente senza il corso di Enologia arrivato più tardi. E il giovanissimo tecnico, fresco di laurea in Scienze agrarie all’antichissima Università di Bologna, dove aveva discusso una monumentale tesi sulla vitivinicoltura in Friuli Venezia Giulia e in particolare nelle sue terre, tra Collio e Isonzo (preparata con il professor Cesare Intrieri), esordì proprio al “Paolino di Aquileia” quale insegnante di materie importanti per i futuri periti agrari: un biennio in cattedra, fra studenti attivamente coinvolti dalle sue lezioni e con molti dei quali è rimasta, anche se sono passati cinque decenni, una sincera amicizia, nel mio caso corroborata anche dalla passione comune per l’affascinante mondo della vite e del vino che ci ha fatto incontrare, e come avviene tuttora, moltissime volte. Un 50° anniversario che l’agronomo – ma anche attivissimo, oltreché molto apprezzato, giornalista con spiccata prevalenza per i temi del Vigneto Fvg (proprio ieri, su questo blog, è apparso un suo importante articolo sull’attività della sezione regionale di Assoenologi, che ha suscitato grande interesse) – ha giustamente festeggiato e che oggi anch’io desidero sottolineare, riassumendo appunto mezzo secolo di attività – e non è poco! – fra i filari, le cantine e la intensa comunicazione.

Con i compagni di corso…

… e il professor Intrieri.

– Caro Claudio, mezzo secolo da quel 1972.

Sì, è vero, sono passati 50 anni, ma sembra ieri! Fu precisamente il 16 febbraio di quell’anno che conseguii la Laurea in Scienze agrarie all’Università di Bologna (Tesi: “La viticoltura nel Friuli Venezia Giulia; indagine sulle Doc Collio ed Isonzo“), seguita 1l 16 marzo dall’esame di Stato per la libera professione di agronomo. Il direttore del Corso di Viticoltura, il chiarissimo professor Baldini, mi aveva affidato al suo assistente dottor Cesare Intrieri, con il quale iniziai un percorso professionale ed umano invidiabile e stimolante alquanto per chi, come me, dopo il corso di studi all’Ateneo bolognese ed una bella esperienza quale insegnante all’Itas di Cividale, dove ci siamo conosciuti, avrebbe maturato un’esperienza pratica proprio nel Collio e nell’Isonzo, alla direzione dei rispettivi Consorzi di tutela presieduti dagli indimenticabili conte Douglas Attems, di Lucinico, ed ingegner Sergio Cosolo di Fogliano-Redipuglia.

– Ma, dopo questi anni d’esordio, la tua attività professionale è ulteriormente evoluta.

Infatti, sono entrato alla Direzione regionale dell’Agricoltura, allora guidata dall’altrettanto indimenticabile Giuseppe Pascolini, nella sede centrale di Udine. In seguito, l’attività è proseguita al Servizio Fitosanitario di Gorizia. Curioso il fatto che nella tesi di laurea un approfondimento dovuto riguardasse il vivaismo viticolo post-fillosserico, sia nel cosiddetto Friuli austriaco e goriziano che nei Vivai Cooperativi di Rauscedo e in varie realtà friulane. Di questo ed altro ebbi modo di parlare proprio con il professor Intrieri dal 2006 in poi in seno all’Accademia Italiana della Vite e del Vino, che mi accolse su proposta dell’amico Marco Felluga.

Con Attems e Pascolini.

Nobile del Ducato dei vini.

– Affascinante il settore del miglioramento della vite.

Dalla resistenza alla resilienza, come si dice oggi in quest’epoca pandemica, il passo non è breve, ma il ricorso storico che richiama i portinnesti, gli innesti, gli ibridi produttori e dintorni ha conosciuto un progresso significativo, grazie alla ricerca dell’Università di Udine, dell’Istituto Genomica Applicata e agli stessi Vivai di Rauscedo.

– E oggi abbiamo le viti “resistenti”.

In tempi relativamente recenti, dal 1998 in poi, l’interesse per le viti “resistenti” da parte mia è cresciuto a livello esponenziale, frequentando ricercatori di chiara fama che dal 2015 sono riusciti a sfondare, superando i paletti burocratici, in un mondo difficile, dove il nuovo suona spesso per concorrenza commerciale. La mia frequentazione di protagonisti locali della ricerca è stata confrontata, ricorsi storici, con periodici incontri con il mio Maestro, cioè il professor Cesare Intrieri che, accademico dei Georgofili come me (presentato dal professor Piero Susmel, dell’Università di Udine, ne faccio orgogliosamente parte dal 2006) e prima di me, non poteva trascurare questo settore così importante e che di seguito venne approfondito nel 2019 in un suo lavoro accademico di grande spessore.

Con Cesare Intrieri in questi anni.

Ma si potrebbe continuare ancora, con altre domande e risposte, tanti sono gli argomenti che Claudio Fabbro ha approfondito, anzi “vissuto”, durante la sua vita professionale. Da parecchio tempo ormai, l’agronomo-enologo è felicemente in pensione (come me, abbiamo sette anni di differenza), ma la sua attività non ha mai conosciuto un momento di sosta. Essendo libero da incarichi e impegni ufficiali, ha infatti intensificato soprattutto l’attività divulgativa su vari e importanti organi d’informazione, quotidiana e settoriale, che beneficia di un suo aggiornamento attento e costante. Soprattutto del mondo della vite e del vino, infatti, non gli sfugge nulla e oltre a esserne una importante e ricercata “memoria storica” – le cui basi si trovano proprio nella tesi di laurea di mezzo secolo fa – è un’autorevole e ascoltata “voce” sui problemi e sulle prospettive del Vigneto Fvg. Che, oggi, gli deve essere grato!

Ai tempi dell’Agrario nel 1972.

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In copertina, il dottor Claudio Fabbro, mezzo secolo fa, riceve le congratulazioni per la laurea in Scienze agrarie appena conseguita all’Ateneo di Bologna.

 

 

Pietro D’Andrea torna alla guida dei Vivai Cooperativi Rauscedo

Dopo sette anni, Pietro D’Andrea torna alla guida dei Vivai Cooperativi Rauscedo. La sua elezione è avvenuta in occasione del rinnovo del consiglio di amministrazione, e quindi della presidenza, della importante realtà produttiva del Comune di San Giorgio della Richinvelda – associata a Confcooperative Pordenone – che coltiva e commercializza il 20% della produzione europea di barbatelle. La cooperativa è formata da oltre 200 soci e ha un fatturato consolidato di 82 milioni di euro. Grazie alla ricerca scientifica condotta assieme all’Università di Udine e all’Iga (Istituto di genomica applicata), si sta confermando leader anche nelle barbatelle di ultima generazione, ovvero quelle “resistenti” che sono più green ed ecologicamente sostenibili.

Pietro D’Andrea

L’assemblea dei soci ha infatti rinnovato l’organo amministrativo che guiderà la società nei prossimi tre anni. Nel consiglio, composto da 11 soci, sono stati riconfermati 5 amministratori uscenti mentre 6 sono di nuova nomina, con diversi giovani esponenti, positivo esempio di rinnovamento della compagine amministrativa. Sono risultati eletti Alessandro Leon, Antonio Cesaratto, Pietro D’Andrea, Claudio Moretti, Enrico D’Andrea, Daniele D’Andrea, Stefano Volpe, Marco Cocitto, Giorgio Giacomello, Mario Lovisa e Maurizio Marchi. Nel corso della prima seduta del nuovo consiglio sono stati nominati, alla carica di presidente appunto Pietro D’Andrea e come vicepresidenti Claudio Moretti e Alessandro Leon. L’assetto direzionale rimane inalterato con Eugenio Sartori, in qualità di direttore generale, e Mauro Bertolin, direttore amministrativo.

Per Pietro D’Andrea, si tratta dunque di un ritorno alla presidenza, dopo essere stato alla guida della cooperativa dal 2008 al 2013. “Puntiamo – ha dichiarato nel suo primo intervento – a consolidare la nostra posizione di leader mondiali del settore vivaistico, affrontando le nuove sfide che lo scenario internazionale, causa l’emergenza Coronavirus, ci sta ponendo. Proseguiremo nell’innovazione e nella ricerca, senza dimenticare le nostre radici e la comunità da cui proveniamo. Sapremo affrontare questi impegni grazie al lavoro collegiale che auspico da parte del consiglio, il quale sarà da me coinvolto nelle decisioni”.
“Per ognuna delle nostre cooperative – ha commentato il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli – il rinnovo del consiglio è un momento in cui si coniuga la continuità delle buone pratiche mutualistiche con la visione innovativa del futuro: per questo auguro al presidente D’Andrea e al consiglio buon lavoro. Recentemente abbiamo potuto essere ospiti dei Vivai per la nostra assemblea provinciale, apprezzandone ancora una volta la grande organizzazione e forza”.

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In copertina e qui sopra due immagini dei Vivai Cooperativi Rauscedo.