Vigneto Fvg, vino del futuro sempre più legato al suo territorio: convegno Assoenologi oggi all’Agrario di Cividale

(g.l.) Importante convegno stamane all’Istituto Agrario di Cividale con obiettivo puntato sulla vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia. “La pulizia sensoriale come elemento distintito dell’identità territoriale, perché il vino del futuro si riconosce ad occhi chiusi” è, infatti, il tema dell’incontro tecnico che vedrà protagonista la sezione Fvg di Assoenologi guidata da Matteo Lovo in collaborazione con il “Paolino d’Aquileia” che, come è noto, da molti anni offre anche la specializzazione enologica. L’invito, oltre che ai tecnici della vite e del vino, è infatti rivolto in primo luogo proprio agli studenti dell’Istituto. Il convegno si terrà dunque nell’aula magna con inizio alle 9.30.

Matteo Lovo

Interverranno il professor Luigi Moio, ordinario di enologia all’Università di Napoli, esperto di analisi sensoriale e autore di numerosi testi di riferimento, tra cui “Il respiro del vino”, e Graziana Grassini, consulente enologa di fama internazionale. La mattinata incentrata sul Vigneto Fvg sarà così dedicata ad un approfondimento tecnico e culturale sul ruolo della pulizia sensoriale e della riconoscibilità olfattiva come elementi chiave nella costruzione e nella comunicazione dell’identità territoriale del vino.
«L’incontro – anticipa il presidente Lovo – si articolerà in una “lectio” introduttiva sulle tecniche enologiche che mettono in risalto o deprimono l’identità territoriale, alla quale seguirà una tavola rotonda che metterà a confronto approcci scientifici, esperienze produttive e visioni enologiche, con l’obiettivo di riflettere sul vino del futuro: un vino sempre più riconoscibile, coerente e profondamente legato al proprio territorio».

“Diamo un taglio alla sete”, due giorni a Nimis con la grande festa della solidarietà per aiutare l’Africa bruciata dal sole

Torna per il diciottesimo anno, sabato 15 e domenica 16 giugno nella Cantina “I Comelli”, a Nimis (all’uscita del paese sulla strada che si divide prima di salire a Ramandolo o a Torlano), l’atteso appuntamento di “Diamo un taglio alla sete”. La Festa della solidarietà richiama ormai migliaia di persone ogni anno per una due giorni che unisce la beneficenza allo stare insieme con gioia, musica, amicizia e voglia di pace.
Tutto ebbe inizio nel 2007 quando gli enologi del gruppo “Fuori di sesta” – provenienti dalla sesta classe di enologia dell’Istituto agrario di Cividale, diplomati nel 1994 – decisero di imbottigliare il “Vitae”, un vino speciale proposto dal 2013 nelle due versioni “bianco” e “rosso” che non si trova in commercio, ma che viene distribuito in cambio di un’offerta.

Fratel Dario Laurencig in Africa.


“Vitae” è il risultato di una grande gara di generosità nella quale una ventina di cantine di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte e Toscana offrono la materia prima, mentre i loro fornitori mettono a disposizione gratuitamente bottiglie, tappi, etichette, imballaggi. L’imbottigliamento viene garantito dalla storica collaborazione con il laboratorio mobile del Centro di riferimento enologico di Giuseppe Lipari. In 18 anni tanti amici si sono uniti ai “Fuori di Sesta” e nel 2016 è nata una Organizzazione di volontariato, la Diamo un taglio alla sete Fvg Odv.
Quest’anno sono state confezionate oltre 4 mila bottiglie e 200 magnum da 1,5 litri, per il 60 per cento rosso, il resto bianco: sabato e domenica prossimi si troveranno a Nimis alla Festa della solidarietà e con le offerte raccolte, a completare il “miracolo” di trasformare il vino in acqua per combattere la grande sete dell’Africa, ci penserà fratel Dario Laurencig, missionario comboniano originario delle Valli del Natisone, in Africa da 50 anni. È lui che, grazie alle sue doti di rabdomante, trova e realizza pozzi di acqua potabile in Turkana (Kenya), Sud Sudan e altre regioni aride di quell’immenso continente bruciato dal sole.
La “Festa della Solidarietà” di Diamo un taglio alla sete, si aprirà sabato, alle 18, con la una nuova edizione della rassegna Cucine dal Mondo: un “giro del mondo gastronomico” – reso possibile dalla collaborazione di tanti amici provenienti da Paesi lontani, residenti nella nostra Regione – con 33 proposte che spaziano dalla nostra regione a Emilia, Puglia, Sardegna, a una serie di paesi europei (Slovenia, Croazia, Bosnia, Romania, Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria), dal continente africano (Algeria, Etiopia, Marocco), dalle Americhe (Argentina, Brasile, Messico, Perù, Santo Domingo, USA) e dall’Asia (Pakistan). Il tutto accompagnato dalla musica: si alterneranno sul palco gli Az. Tonelli’s&co, Back in blues, Blues metropolitano, Il Mercatovecchio.
Domenica, poi, la festa riprenderà con l’apertura dei chioschi, a partire dalle 10. La proposta gastronomica avrà il suo pezzo forte nel tradizionale “spiedone”, con contorno di patate fritte. Non mancheranno i prodotti degli sponsor tradizionali, tra cui i salumi della Wolf Sauris; il gelato di Giancarlo Timballo di Udine; lamponi e mirtilli caldi della Pro Loco di Avasinis; le frittelle di mele della Pro Loco di Sutrio; l’immancabile IllyCaffè. La colonna sonora della festa (dalle 11 in poi) sarà offerta da Sand of Gospel, Note Nove, Zero Six, Parsound, Cartoni Ardenti, La banda di Piero, Alessandro Lepore & band, Power Flower, Sabina, The Rookies Trio, 19songs friend, A-shell. Per i più piccoli ci sarà, come di consueto, un attrezzato parco giochi con gonfiabili e intrattenimento. La sicurezza sarà garantita dalla Croce Rossa Italiana (sezione di Tarcento), che sarà presente con i suoi mezzi e volontari.

I volontari dell’imbottigliamento.

Ulteriori informazioni sono disponibili al sito www.diamountaglioallasete.it o alla pagina Facebook @diamountaglioallasete

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In copertina, ecco uno dei pozzi di acqua potabile realizzati nell’Africa assetata.

Istituto agrario di Cividale, una storia cominciata un secolo fa. E oggi la scuola è sempre più aperta all’innovazione

Quello dell’Istituto agrario di Cividale è un percorso, lungo cento anni, che ha avuto un ruolo importantissimo per lo sviluppo dell’agricoltura e dell’enologia in regione e continuerà ad averlo in un futuro strettamente legato ai processi di innovazione e automazione. Questo, in sintesi, il contenuto del messaggio portato ieri dagli assessori regionali all’Istruzione e alle Risorse agroalimentari alla cerimonia del centenario dell’Istituto tecnico agrario “Paolino d’Aquileia” di Cividale. Nato nel 1924 come Scuola pratica di agricoltura e poi divenuto Scuola tecnica agraria, è il più antico istituto agrario del Friuli Venezia Giulia. Dal 1960 al 2023 sono oltre 4 mila gli studenti che hanno conseguito il diploma e più di 500 gli specializzati in viticoltura ed enologia.

Due immagini della cerimonia di ieri.

(Foto di Rodolfo Rizzi)

Come ha rilevato l’assessore all’Istruzione, nessun’altra filiera è così rappresentata in Friuli Venezia Giulia come quella legata alla viticoltura e all’enologia, all’interno della quale l’Istituto agrario di Cividale rappresenta un simbolo del territorio. Da parte della Regione Fvg l’attenzione e il sostegno sono costanti e trasversali, in quanto intersecano istruzione e formazione con l’attività e la visione connessa al comparto agroalimentare. Quest’ultimo, ha sostenuto l’assessore, sarà protagonista nel processo di istituzione delle filiere tecnico professionali, con una stretta sinergia tra enti di formazione, Its e il sistema universitario per garantire ai giovani strumenti all’avanguardia per contribuire alla crescita del settore.
L’assessore alle Risorse agroalimentari ha sottolineato come l’agricoltura dovrà mantenere quel ruolo di produttore primario da cui non si può prescindere per il sostentamento della popolazione globale. Fondamentale sarà inoltre rafforzare l’attività formativa e di aggiornamento tecnico per consentire agli imprenditori agricoli di continuare a operare nel settore. L’assessore ha concluso mettendo in luce l’importanza che l’Istituto “Paolino d’Aquileia” riveste nel dare linfa al sistema agricolo regionale attraverso la formazione dei propri studenti.
Nel corso dell’incontro è stata presentata la pubblicazione “Un viaggio lungo un secolo. Cento anni di istruzione agraria a Cividale del Friuli 1924-2024”, che ripercorre in 160 pagine e oltre 500 immagini la storia dell’Istituto agrario e comprende l’elenco, classe per classe, di tutti i diplomati degli ultimi 60 anni. Assieme gli assessori regionali hanno partecipato all’evento, tra gli altri, il dirigente scolastico dell’Istituto, il sindaco di Cividale, numerosi ex allievi ed ex dirigenti.

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In copertina, ecco lo storico ingresso dell’Istituto tecnico agrario “Paolino d’Aquileia” a Cividale.

Claudio Fabbro da mezzo secolo ascoltata “voce” del Vigneto Fvg

di Giuseppe Longo

Conosco Claudio Fabbro esattamente da mezzo secolo, dall’ormai remoto 1972, quando frequentavo la quarta all’Istituto Agrario di Cividale. Una scuola ancora piccola, viaggiava sul centinaio di studenti o poco più, ovviamente senza il corso di Enologia arrivato più tardi. E il giovanissimo tecnico, fresco di laurea in Scienze agrarie all’antichissima Università di Bologna, dove aveva discusso una monumentale tesi sulla vitivinicoltura in Friuli Venezia Giulia e in particolare nelle sue terre, tra Collio e Isonzo (preparata con il professor Cesare Intrieri), esordì proprio al “Paolino di Aquileia” quale insegnante di materie importanti per i futuri periti agrari: un biennio in cattedra, fra studenti attivamente coinvolti dalle sue lezioni e con molti dei quali è rimasta, anche se sono passati cinque decenni, una sincera amicizia, nel mio caso corroborata anche dalla passione comune per l’affascinante mondo della vite e del vino che ci ha fatto incontrare, e come avviene tuttora, moltissime volte. Un 50° anniversario che l’agronomo – ma anche attivissimo, oltreché molto apprezzato, giornalista con spiccata prevalenza per i temi del Vigneto Fvg (proprio ieri, su questo blog, è apparso un suo importante articolo sull’attività della sezione regionale di Assoenologi, che ha suscitato grande interesse) – ha giustamente festeggiato e che oggi anch’io desidero sottolineare, riassumendo appunto mezzo secolo di attività – e non è poco! – fra i filari, le cantine e la intensa comunicazione.

Con i compagni di corso…

… e il professor Intrieri.

– Caro Claudio, mezzo secolo da quel 1972.

Sì, è vero, sono passati 50 anni, ma sembra ieri! Fu precisamente il 16 febbraio di quell’anno che conseguii la Laurea in Scienze agrarie all’Università di Bologna (Tesi: “La viticoltura nel Friuli Venezia Giulia; indagine sulle Doc Collio ed Isonzo“), seguita 1l 16 marzo dall’esame di Stato per la libera professione di agronomo. Il direttore del Corso di Viticoltura, il chiarissimo professor Baldini, mi aveva affidato al suo assistente dottor Cesare Intrieri, con il quale iniziai un percorso professionale ed umano invidiabile e stimolante alquanto per chi, come me, dopo il corso di studi all’Ateneo bolognese ed una bella esperienza quale insegnante all’Itas di Cividale, dove ci siamo conosciuti, avrebbe maturato un’esperienza pratica proprio nel Collio e nell’Isonzo, alla direzione dei rispettivi Consorzi di tutela presieduti dagli indimenticabili conte Douglas Attems, di Lucinico, ed ingegner Sergio Cosolo di Fogliano-Redipuglia.

– Ma, dopo questi anni d’esordio, la tua attività professionale è ulteriormente evoluta.

Infatti, sono entrato alla Direzione regionale dell’Agricoltura, allora guidata dall’altrettanto indimenticabile Giuseppe Pascolini, nella sede centrale di Udine. In seguito, l’attività è proseguita al Servizio Fitosanitario di Gorizia. Curioso il fatto che nella tesi di laurea un approfondimento dovuto riguardasse il vivaismo viticolo post-fillosserico, sia nel cosiddetto Friuli austriaco e goriziano che nei Vivai Cooperativi di Rauscedo e in varie realtà friulane. Di questo ed altro ebbi modo di parlare proprio con il professor Intrieri dal 2006 in poi in seno all’Accademia Italiana della Vite e del Vino, che mi accolse su proposta dell’amico Marco Felluga.

Con Attems e Pascolini.

Nobile del Ducato dei vini.

– Affascinante il settore del miglioramento della vite.

Dalla resistenza alla resilienza, come si dice oggi in quest’epoca pandemica, il passo non è breve, ma il ricorso storico che richiama i portinnesti, gli innesti, gli ibridi produttori e dintorni ha conosciuto un progresso significativo, grazie alla ricerca dell’Università di Udine, dell’Istituto Genomica Applicata e agli stessi Vivai di Rauscedo.

– E oggi abbiamo le viti “resistenti”.

In tempi relativamente recenti, dal 1998 in poi, l’interesse per le viti “resistenti” da parte mia è cresciuto a livello esponenziale, frequentando ricercatori di chiara fama che dal 2015 sono riusciti a sfondare, superando i paletti burocratici, in un mondo difficile, dove il nuovo suona spesso per concorrenza commerciale. La mia frequentazione di protagonisti locali della ricerca è stata confrontata, ricorsi storici, con periodici incontri con il mio Maestro, cioè il professor Cesare Intrieri che, accademico dei Georgofili come me (presentato dal professor Piero Susmel, dell’Università di Udine, ne faccio orgogliosamente parte dal 2006) e prima di me, non poteva trascurare questo settore così importante e che di seguito venne approfondito nel 2019 in un suo lavoro accademico di grande spessore.

Con Cesare Intrieri in questi anni.

Ma si potrebbe continuare ancora, con altre domande e risposte, tanti sono gli argomenti che Claudio Fabbro ha approfondito, anzi “vissuto”, durante la sua vita professionale. Da parecchio tempo ormai, l’agronomo-enologo è felicemente in pensione (come me, abbiamo sette anni di differenza), ma la sua attività non ha mai conosciuto un momento di sosta. Essendo libero da incarichi e impegni ufficiali, ha infatti intensificato soprattutto l’attività divulgativa su vari e importanti organi d’informazione, quotidiana e settoriale, che beneficia di un suo aggiornamento attento e costante. Soprattutto del mondo della vite e del vino, infatti, non gli sfugge nulla e oltre a esserne una importante e ricercata “memoria storica” – le cui basi si trovano proprio nella tesi di laurea di mezzo secolo fa – è un’autorevole e ascoltata “voce” sui problemi e sulle prospettive del Vigneto Fvg. Che, oggi, gli deve essere grato!

Ai tempi dell’Agrario nel 1972.

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In copertina, il dottor Claudio Fabbro, mezzo secolo fa, riceve le congratulazioni per la laurea in Scienze agrarie appena conseguita all’Ateneo di Bologna.