Mais, una coltura alla riscossa: martedì a Basiliano incontro con Confagricoltura

Confagricoltura Fvg e Agrisoluzioni srl hanno organizzato, per martedì 26 novembre, alle ore 15, al Consorzio Agrario di Basiliano (via Magrini 2), un incontro dal titolo “Mais, una coltura alla riscossa”. Nel corso dell’evento si approfondiranno una serie di temi che ruotano attorno a questo cereale così importante per l’economia rurale e le filiere zootecniche del Friuli Venezia Giulia e non solo.

Cesare Soldi


Un quadro generale della coltura nel nostro Paese sarà tracciato da Cesare Soldi, presidente dell’Associazione Maiscoltori Italiani. A seguire: Enrico Costa, tecnico dell’Aires (Micotossine, nuove criticità); Michele Morgante, direttore scientifico dell’Istituto di Genomica Applicata di Udine (Tea, a che punto siamo); Massimo Andreotti, National key account Cifo (Cambiamento climatico: biostimolanti per piante in condizioni difficili) e, a chiudere, Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg, proverà a rispondere alla domanda: “Il mais in Fvg è ancora redditizio?”. Un quesito non banale visto che, secondo l’Istat, nel 2015 nella nostra regione sono stati seminati 53.310 ettari di mais per un raccolto pari a quasi 6 milioni di quintali di granella ma, nel 2024, le semine si sono fermate a 35.188 ettari per un raccolto di “soli” 3.700.000 quintali.
La partecipazione all’incontro formativo, organizzato nell’ambito dell’attività Sissar 2024 (in collaborazione con la Regione Fvg), è libera e gratuita. La prenotazione è obbligatoria scrivendo ad assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it

 

Crescita continua per gli agriturismi Fvg. Thurn Valsassina (Confagricoltura): vacanze molto attrattive e creano valore

Il 2022, secondo l’Istat, conferma la crescita degli agriturismi del Friuli Venezia Giulia. Infatti, il loro numero è passato dai 703 del 2021 agli attuali 711, con un +1,1%. Complessivamente, le nuove aperture sono state 28, mentre le cessazioni 20, con un saldo positivo di 8 unità. L’ospitalità agrituristica regionale, oggi, offre 65.800 posti a sedere e quasi 12 mila posti letto. Collocando il Fvg al sesto posto tra le regioni italiane per densità di strutture con 9 aziende ogni 100 kmq. Tra i 20 Comuni italiani scelti dall’Istat come “polo agrituristico regionale” sulla base di sei diversi indicatori, Cividale si colloca al terzo posto.

Philip Thurn Valsassina


«L’ampliamento dell’offerta economica, con l’integrazione tra i tradizionali servizi di ristorazione, alloggio e degustazione con altre attività come, ad esempio, le fattorie didattiche, è uno degli aspetti più significativi della “metamorfosi” di successo in atto nel settore – sottolinea Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg -. L’aumento delle strutture multifunzionali mette in evidenza la sempre più forte connessione tra il settore agrituristico e quello del vasto e variegato “mondo” dei prodotti di qualità: due settori, questi, che contribuiscono al successo del Made in Italy e mantengono attrattivi i nostri territori rurali, anche quelli “periferici”».
Il valore corrente della produzione agrituristica italiana supera 1,5 miliardi di euro (+32,5% nel Nord Est), che contribuisce per il 4,4% alla formazione del valore economico dell’intero settore agricolo, sul quale gli agriturismi incidono per poco più del 2,3%. Il report dell’Istat segnala un numero di vacanzieri in agriturismo che supera l’anno pre-pandemia e il ritorno di turisti stranieri. Nel 2022 gli arrivi nelle strutture agrituristiche hanno superato i 4 milioni registrando, quindi, un forte recupero non solo rispetto al 2021 (+41% nel Nord Est), ma anche rispetto al 2019 (+8,5%), l’anno pre-pandemia.
Dal confronto con l’anno precedente gli agrituristi italiani aumentano dell’11,5% e quelli stranieri oltre il 73%. Complessivamente, le aziende agrituristiche del Centro e del Nord Est ospitano il 73% degli agrituristi (rispettivamente il 40,3% e il 32,9%). Il rapporto tra agrituristi italiani e stranieri è 11 a 10 (era di 17 a 10 lo scorso anno). La durata media della permanenza nelle strutture è di 4,6 giorni per gli stranieri e 3,1 giorni per gli italiani.

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In copertina, ecco un nuovo agriturismo aperto di recente sulle colline friulane.

Confagricoltura Fvg: inflazione e siccità hanno molto penalizzato i produttori

Nel 2022 la produzione dell’agricoltura italiana si riduce dello 0,7 per cento in volume. Scendono anche il valore aggiunto ai prezzi base (-1 per cento in volume) e le unità di lavoro (-1,4 per cento). Superati gli effetti della crisi pandemica, c’è il pieno recupero delle attività secondarie e dei servizi (agriturismo compreso), ma la ripresa è frenata dal sostenuto rialzo dei prezzi degli input e dalla siccità. Notevole l’incremento dei prezzi dei prodotti venduti (+19,1 per cento) e ancora più rilevante quello dei prezzi dei mezzi tecnici impiegati (+23,6 per cento) con un differenziale del 4,5 per cento, dice la recente stima preliminare dell’Istat.


«Ciò significa che gli agricoltori – spiega il presidente regionale di Confagricoltura, Philip Thurn Valsassina (foto) – per continuare a lavorare hanno dovuto erodere il loro monte risparmi o rinunciare a una parte consistente dei ricavi o rivolgersi agli istituti di credito. Inoltre, la riduzione della produzione di cereali (-10,4 per cento), delle piante foraggere (-5,5 per cento), delle colture industriali (-4,5 per cento), delle patate (-1,9 per cento) e degli ortaggi freschi (-1,8 per cento) sottolinea in maniera numericamente chiara quanto la siccità abbia inciso sui raccolti e come rimanga tuttora alto l’allarme sulla carenza idrica ancora in corso e che potrebbe ripetersi e caratterizzare negativamente pure la prossima stagione estiva».
Secondo l’Istat, infine, l’annata è stata favorevole per frutta (+6,8 per cento) e florovivaismo (+1,1 per cento); stabili i settori della zootecnia (ma con un calo del 2,8 per cento del suinicolo) e quello vitivinicolo.

Imprese e superfici in calo preoccupano Cia Fvg che critica la gestione idrica

Non si arresta la diminuzione del numero delle imprese agricole professionali in Friuli Venezia Giulia che nel 2020, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, sono 7.650 contro le 7.721 del 2019 (-0,9 per cento, in linea con il dato nazionale). Va peggio per la superficie agricola dalle stesse utilizzata che passa dai 174.056 ettari agli attuali 168.884 (-2,9 per cento, più del doppio del dato nazionale che è del -1 per cento).

Franco Clementin


«Questi numeri sono per noi motivo di preoccupazione, ovviamente – commenta Franco Clementin, presidente di Cia Fvg – Agricoltori Italiani -. È vero che il 2020 è stato l’anno della pandemia, ma il trend della diminuzione pare inarrestabile. Spiace soprattutto perché questi dati sono riferiti alle aziende professionali, maggiormente strutturate, che si interfacciano direttamente con il mercato e che, dunque, dovrebbero essere quelle più resilienti, ma è il contesto nelle quali esse operano che, probabilmente, non ne favorisce lo sviluppo. Ritardi infrastrutturali, burocrazia pervasiva, pessima gestione delle risorse idriche, sono alcuni dei nodi che attendono ancora di essere sciolti in maniera efficace. A tal proposito – rimarca Clementin – abbiamo espresso tutta la nostra disapprovazione sugli incrementi tariffari annunciati dal Consorzio di bonifica Pianura Friulana. Si è così passati da un +49 per cento a un +39 per cento. Ma non è ancora sufficiente. È evidente che senza un piano di classifica preciso, tale incremento colpirà indiscriminatamente tutti gli agricoltori: quelli delle zone dove si utilizza l’energia per pompare l’acqua, come quelli delle aree nelle quali tale operazione non è necessaria. E ciò è scorretto. Dunque, chiediamo alla presidente Rosanna Clocchiatti di sospendere gli aumenti nelle more dell’approvazione di un piano di classifica che possa razionalmente suddividere i costi a seconda dell’uso dell’acqua».
I dati rilasciati dall’Istat si riferiscono alle imprese agricole iscritte al Registro Asia Agricoltura. Tale Registro amplia il campo di osservazione del Registro delle imprese attive Asia, estendendo la copertura anche al settore di attività economica dell’Agricoltura, Silvicoltura e Pesca (sezione A della classificazione Nace Rev. 2 e Ateco 2007). Il Registro Asia Agricoltura copre esclusivamente le imprese agricole che rappresentano la parte principale del settore che vende i suoi prodotti sul mercato e costituiscono, pertanto, un sottoinsieme della totalità delle aziende agricole, costituendo quindi la parte market core.

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In copertina, un rotolone di tubi utilizzato per l’irrigazione di soccorso in Fvg.

Confagricoltura Fvg, dopo lo stop del 2020 l’agriturismo riprende a crescere

Dopo l’arretramento subìto nel 2020, quest’anno segna la ripresa dell’attività di agriturismo in Friuli Venezia Giulia. Infatti, il numero delle aziende è passato dai 674 del 2020 ai 703 del 2021 con un +4,3 per cento, contro una media italiana del +1,3 per cento (la migliore performance regionale annuale, dopo la Sicilia), come conferma il recente report dell’Istat. Cresce il numero delle strutture gestite da imprenditrici donne (+4,4 per cento), rispetto a quelle gestite dai maschi (+4,2 per cento). Complessivamente, le nuove aperture sono state 42, mentre le cessazioni 13, con un saldo positivo di 29 unità. La ristorazione agrituristica regionale, oggi, offre quasi 65.000 posti a sedere.

Philip Thurn Valsassina


«L’agriturismo come “luogo” è il risultato di un lungo processo di radicamento territoriale e di innovazione imprenditoriale. In tal senso, la multifunzionalità adottata da numerose aziende diventa, innanzitutto, una strategia economico-imprenditoriale che ha notevoli ricadute positive sia in campo sociale (si pensi alle fattorie didattiche), sia in quello ecologico-naturalista, caratterizzando questo settore che rappresenta una delle “vie italiane” alla modernizzazione (e alla resilienza) dell’intero comparto agricolo», dice Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg.
Rispetto al 2020 il valore economico delle aziende agrituristiche italiane cresce del 44,8 per cento, ma rimane ancora sotto il livello pre-pandemia del 2019 (-26 per cento). L’incremento varia dal 51,7 per cento del Nord-est al 44,8 per cento del Nord-ovest, del Sud e delle Isole, fino al 38,3 per cento del Centro. Poco più 50 per cento del valore economico è generato dalle aziende agrituristiche del Nord, in particolare da quelle del Nord-est (39,3 per cento). Il valore medio della produzione per azienda (valore economico del settore diviso numero delle aziende agrituristiche) è di poco superiore a 45mila euro (era 32mila nel 2020 e 63mila nel 2019). L’incremento maggiore si registra nel Nord-est, che supera i 62mila euro (+20.800 euro rispetto allo scorso anno).

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In copertina, ecco l’accogliente interno di un agriturismo del Friuli Venezia Giulia.

L’accordo sul grano dell’Ucraina: soddisfazione di Confagricoltura

«Con la ripresa delle esportazioni via mare dall’Ucraina, circa 20 milioni di tonnellate di grano potranno essere collocate sui mercati internazionali, con il risultato di ridurre sensibilmente il rischio di una crisi alimentare globale. Adesso valuteremo gli effetti dell’intesa sul mercato, anche alla luce della flessione che le produzioni hanno subito e subiranno a causa della siccità». È il commento del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, sull’accordo appena firmato per lo sblocco dell’export agroalimentare dai porti ucraini.

Massimiliano Giansanti

Philip Thurn Valsassina


Secondo i dati della Fao – evidenzia Confagricoltura – sono più di 50 i Paesi in via di sviluppo che, fino allo scorso anno, dipendevano dal grano esportato dall’Ucraina per la copertura del fabbisogno totale interno. Nel 2021, ha fatto sapere la Commissione europea, le esportazioni agroalimentari dell’Ucraina ammontarono a circa 24 miliardi di euro. Le vendite all’estero di grano e semi oleosi hanno inciso per l’84 per cento sul totale. Quasi il 90 per cento dell’export complessivo di settore è stato effettuato via mare.
«L’accordo raggiunto è positivo anche sotto un altro aspetto di rilievo – prosegue il presidente Giansanti attraverso una nota rilanciata da Confagricoltura Fvg guidata da Philip Thurn Valsassina -. La ripresa delle vendite all’estero da parte dell’Ucraina consentirà di liberare le strutture necessarie per lo stoccaggio dei nuovi raccolti, facilitandone l’ordinata commercializzazione. Seguiremo con particolare attenzione anche gli eventuali effetti che lo sblocco dell’export agricolo ucraino potrà avere sulle quotazioni internazionali dei cereali», conclude il leader della Confederazione.
Secondo i dati ancora provvisori dell’Istat, nei primi tre mesi di quest’anno il saldo valutario dell’Italia per l’interscambio con l’estero di cereali, semi oleosi e farine proteiche è risultato negativo per 781 milioni di euro, con un incremento di 240 milioni sullo stesso periodo del 2021.

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In copertina, mietitrebbia al lavoro per la raccolta del frumento: sospiro di sollievo dopo l’accordo appena raggiunto.

Giovani di Confagricoltura Fvg ottimisti sulla ripresa: a disposizione del Governo

Anche il 2021 sarà un anno difficile per l’Italia, ma i giovani imprenditori sono sicuri di farcela. Fiducia nella ripresa, grazie alle capacità individuali, ma anche al valore aggiunto di fare squadra, sia a livello generazionale, sia professionale: è questa, infatti, la sintesi dell’indagine “Focus IMPatto Giovani”, dell’omonimo tavolo interassociativo di cui fanno parte i Giovani di Confagricoltura – Anga. Lo studio era dedicato alla percezione per il 2021 di imprenditori, manager e professionisti under 40 sull’economia, sul lavoro e sul tessuto produttivo, ed è stato presentato alla presenza del ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini.

Enrico Giovannini


«Sin dal primo giorno dell’insediamento del presidente Draghi, l’attenzione ai giovani è stata prioritaria per il nuovo Esecutivo – ha affermato Tommaso Pace Perusini, presidente dei Giovani di Confagricoltura Fvg -. L’alleanza dei giovani imprenditori dei vari settori si mette a disposizione del Governo per contribuire a costruire un Piano di Next Generation Eu per uscire dalla crisi e incrementare la competitività delle imprese».

Per la maggioranza degli intervistati, nonostante la grave crisi, la percezione del futuro resta positiva: per il 74,4 per cento è «molto positiva» e per il 16,5 per cento è «abbastanza positiva». Il dato è confermato da due fattori: il 40 per cento degli imprenditori prevede di assumere e il 46,6 ha in programma di investire nel corso dell’anno. Nel 44,4 per cento dei casi, nel 2021, le imprese prevedono di accedere alla misura che azzera i contributi per chi assume le donne, mentre una percentuale più alta, il 62 per cento, utilizzerà lo sgravio per l’assunzione dei giovani under 35.
Questi risultati, tuttavia, sono condizionati da fattori esterni e interni: la risoluzione dell’attuale pandemia incide per il 48,7 per cento degli intervistati, mentre per il 40,4 per cento è l’alleanza strategica tra imprenditori, professionisti e manager a fare la differenza.
E se per il 2021, pur facendo leva sui propri sforzi, nel complesso la percezione degli under 40 appare positiva, il sondaggio rileva grande preoccupazione sul Sistema Paese nel suo complesso: il 71,9 per cento prevede che sarà un anno difficile per l’Italia. Tra i fattori che determinano questa percezione negativa ci sono l’eccesso di burocrazia (62,8 per cento), la crisi economica (57,9) e le conseguenze della pandemia sul tessuto sociale (46,9), mentre per il 45,8 per cento l’instabilità/conflittualità politica è uno dei primi ostacoli da superare.

Secondo gli under 40 le priorità delle aziende per ripartire sono formazione, digitalizzazione e innovazione. Ma saranno necessari interventi a tutto campo come la riduzione fiscale (55,1 per cento), lo snellimento della burocrazia (45,8) e un’azione decisa sull’istruzione e la formazione (37,4). Per quanto riguarda il Programma Next Generation Eu, sono state individuate principalmente tre aree d’intervento su cui concentrare le risorse europee: la riduzione del costo del lavoro per il 53,8 per cento, la sanità per il 37,9, l’efficienza energetica e il digitale per il 37.

«La crisi pandemica, oltre a farci realizzare l’interconnessione tra i fenomeni, ha reso evidente la necessità di accelerare verso un nuovo modello di sviluppo, che sia sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale – ha commentato il ministro Giovannini -. Le imprese che hanno avviato politiche di sviluppo sostenibile, oltre ad averne guadagnato in termini di produttività, come ha evidenziato l’Istat, sono state le più resilienti, hanno resistito e reagito meglio allo choc e sapranno sfruttare le opportunità di ripresa. I giovani imprenditori hanno nelle mani il futuro del Paese, la responsabilità di cambiare verso il nuovo paradigma, quello che l’Europa ci chiede per sfruttare al meglio le risorse che mette a disposizione. Il Ministero che guido sostiene con convinzione questa nuova visione, verso la quale orienterà le risorse del Next Generation Eu, così come gli altri fondi europei e nazionali, in linea con il cambio del nome del Dicastero».

Tempo di lavori al terreno.

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In copertina, Tommaso Pace Perusini presidente dei Giovani di Confagricoltura Friuli Venezia Giulia.

In Fvg anno disastroso per l’agriturismo che però continua a crescere

di Gi Elle

Si sta per concludere un anno disastroso, a causa dell’emergenza sanitaria, anche per l’agriturismo del Friuli Venezia Giulia. Tuttavia, il settore conferma la sua lenta crescita, con un incremento delle aziende attive, tanto che oggi la nostra è la quinta regione italiana per densità agrituristica.
In Fvg, nel 2019, si è infatti mantenuta stabile al 2,8 per cento la crescita degli agriturismi attivi, tanto che il loro numero è salito dai 670 del 2018 ai 676 attuali (erano 643 nel 2015), confermando il trend positivo dell’anno precedente (in Italia la crescita media è stata del 4,4 per cento), come confermano le elaborazioni del Centro studi di Confagricoltura Fvg sull’annuale rilevazione settoriale dell’Istat, secondo la quale, nell’arco dei dodici mesi, le chiusure di attività sono state 14 e le nuove aperture 20.
«Pur di fronte alla costante diminuzione del numero di aziende agricole nazionali e regionali, si assiste a una altrettanto lieve crescita delle strutture agrituristiche – commenta il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina -. Ciò significa che le nostre imprese rurali sono impegnate con convinzione nella diversificazione aziendale e nella multifunzionalità. Azioni imprenditoriali dalle quale si può trarre reddito: principale o integrativo, in anni economicamente abbastanza critici per tutto il comparto e con un 2020 difficilissimo per tutti. Nonostante ciò, il Friuli Venezia Giulia si conferma la quinta regione italiana per densità agrituristica, con una struttura attiva ogni 394 ettari, contro una media nazionale di 1 ogni 679 ettari».

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In copertina, un agriturismo in collina e qui sopra il presidente di Confagricoltura Fvg Philip Thurn Valsassina.

Mais, soia e vite dominano le superfici coltivate in Fvg

Nel Friuli Venezia Giulia, al momento, la maggior parte della superficie agricola coltivata con specie arboree è destinata alla viticoltura, con 27 mila ettari di vigneto. Mentre, tra le orticole praticate all’aria aperta, è in crescita quella dell’asparago, con 180 ettari. Le coltivazioni cerealicole più diffuse sono il mais con 40.021 ettari, il frumento tenero con 8.780, l’orzo con 8.223 e il sorgo con 1.640 ettari. Questi dati, assieme a quelli delle altre principali colture praticate in Fvg, si ricavano dalle rilevazioni periodiche effettuate dall’Ersa, l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale, per adempiere agli obblighi Istat.

Un dato rilevante, è stato evidenziato, come riferisce Arc, in occasione di una visita all’Ersa dell’assessore regionale alle Risorse rurali e agroalimentari, Stefano Zannier, proviene dalla conferma della consistenza delle colture specializzate, come i radicchi (50 ettari) o le zucchine (10). “Tengono” anche le legnose fruttifere, delle quali fa parte pure la vite: tra esse, l’actinidia o kiwi, coltivazione introdotta in Friuli Venezia Giulia sperimentalmente una trentina d’anni fa e che ora interessa ben 520 ettari di superficie avendo la specie trovato un ottimo ambientamento. Mantiene le posizioni rispetto al passato anche l’olivicoltura, con 260 ettari coltivati, che genera prodotti di pregio rappresentativi della qualità raggiunta dal mondo rurale regionale.
Tra le leguminose, risulta stabile la coltivazione del pisello che, con 800 ettari, costituisce un elemento importante dell’economia agraria. Ma notevole consistenza per l’economia dell’agricoltura Fvg, rivestono anche le piante oleaginose: la soia con 28.733 ettari, il girasole con 3.858 e il colza con 2.636 ettari.

Quelli che, a livello puramente statistico, l’Istat definisce come “altri cereali”, cioè farro, miglio, panico, tritordeum, grano saraceno e spelta, interessano una superficie di 200 ettari. Infine, la patata, per quanto attiene alle sue varietà comuni, non precoci, è presente su 126 ettari.
I dati sulle superfici agrarie coltivate, raccolti dalla Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche, con la quale ha collaborato la Direzione generale della Regione, sono stati ricavati da fascicoli aziendali gestiti da Agea. Le rilevazioni sono in linea con quelle presentate nel Rapporto 2019 alla congiuntura del settore agricolo nel Friuli Venezia Giulia, pubblicate sul sito dell’Ersa.

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In copertina coltivazione di mais e all’interno di vite e soia.

Le colture ai raggi X in Fvg: bene il melo, ma ora vola il nocciolo

“La situazione attuale delle colture in Friuli Venezia Giulia conferma il buon andamento del melo con oltre 1.200 ettari e registra il forte incremento della coltivazione del nocciolo le cui superfici superano i 250 ettari, ripartiti tra le province di Udine e Pordenone”. Lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, sulla base delle rilevazioni su alcune colture effettuate dall’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (Ersa) per adempiere agli obblighi Istat attuate nello scorso mese di giugno. I dati delle superfici, in ettari, provengono da Agea, mentre le produzioni, in quintali, sono state stimate a partire dalla resa, parametro che cambia a seconda delle condizioni e l’Ersa in questo caso ha utilizzato valori validati per il Fvg con fonti interne e del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea). Alla raccolta e alla validazione dei dati hanno collaborato la Direzione generale della Regione Fvg e la Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche. L’Istat ha chiesto, al momento, di considerare le seguenti colture: patata novella, carciofo e alberi da frutto quali melo, pero, pesco, pesco nettarina, mandorlo e, appunto, nocciolo.

Stefano Zannier

Per la patata (126 ettari di superfice coltivata) – informa una nota Arc – si tratta della prima raccolta, che coinvolge quelle varietà precoci (circa il 10% di quelle coltivate in regione) inadatte alla conservazione e destinate alla vendita diretta, mentre il carciofo resta una coltura marginale (meno di un ettaro investito). Per quanto riguarda invece gli alberi da frutto, si nota la marginalità dell’incidenza del mandorlo (solo 5 ettari in regione) rispetto alle altre colture fruttifere. Tra queste non sorprendono i dati raccolti di melo (oltre 1.200 ettari per varietà commerciali come Gala, Golden Delicious, Red Delicious, Granny Smith, Fuji, Pink Lady, senza dimenticare la nicchia costituita dalle varietà antiche tipiche della regione – Gialla di Priuso, di Corone, Ruggine Dorata, Rosso Invernale, Chei di Rose, Naranzinis, Striato Dolce, Zeuka, Marc Panara, Blancon – e poi pero e pesco, in quanto le superfici investite risultano in linea con quelle degli altri anni (rispettivamente 122 e 109 ettari).

Si registra un’impennata delle superfici destinate al nocciolo, che superano i 250 ettari, ripartiti tra le province di Udine e Pordenone. La messa a dimora di nuovi alberi, infatti, è iniziata circa due anni fa, per soddisfare la richiesta sempre maggiore di nocciole italiane, sia per il consumo fresco sia per la trasformazione nell’industria dolciaria. Si tratta di una specie molto adattabile. Ad oggi, in Italia, la quasi totalità della produzione avviene solo in Campania, Lazio, Piemonte e Sicilia. Per questo motivo, il nocciolo ha attirato l’attenzione di diversi agricoltori in Friuli Venezia Giulia, e l’Ersa ha svolto un importante studio sull’attitudine dei suoli alla sua coltivazione, che ha determinato un rilevante riscontro positivo. Si ricorda, tuttavia, che la presenza della cimice asiatica nel 2019 ha rappresentato, purtroppo, un problema, in quanto il nocciolo ne è risultato vulnerabile. Anche nel pesco è stata segnalata la presenza di adulti del temutissimo insetto, talvolta anche con danni ai frutti.

La provincia di Udine – ha rilevato infine l’assessore Zannier – rappresenta oltre il 60% della superficie agricola utilizzata, di conseguenza è facile immaginare che anche le colture esaminate siano concentrate in questa area: per la patata si arriva al 71% (segue Pordenone con 22%), per il melo 53% (segue Pordenone con il 45%), per il pero 78% (segue Gorizia col 20%), per il pesco 77% (segue Gorizia col 19%), per il pesco nettarina 71% (segue Gorizia col 25%), per il mandorlo l’80% (il rimanente 20% a Pordenone), per il nocciolo il 54% (segue Pordenone con il 45,9%). Trieste rappresenta meno dell’1% della superficie agricola utilizzata in Friuli Venezia Giulia e, per questo motivo, l’apporto alle colture esaminate è trascurabile (si parla di superfici totalmente assenti o di molto inferiori all’ettaro)”.

Mele prodotte in Friuli.

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In copertina, nocciole in Fvg nella fase estiva di accrescimento.