“Olio e dintorni” invita nel weekend a Manzano. E domani Angelo Floramo aiuterà a scoprire un Friuli che riesce a meravigliare anche chi vi è nato

Ritorna a Oleis nel weekend la fiera regionale “Olio e dintorni”, una kermesse ormai consolidata che unisce olivicoltori, paesaggio, enologia, folclore e cultura nella suggestiva cornice del parco di villa Maseri, in Comune di Manzano, ai piedi dei colli di Rosazzo. E da tre anni si inserisce in tale contesto una iniziativa originale, promossa congiuntamente dal gruppo Fai di Cividale e dal Circolo culturale Corno, volta alla presentazione di una pubblicazione di scrittori locali. Così, domani 25 maggio, alle ore 17, protagonista sarà lo storico Angelo Floramo che presenterà il suo libro “Guida del Friuli per veri friulani” edito da Newton Compton. Un vero e proprio itinerario territoriale e gastronomico che sorprenderà anche chi conosce bene il nostro “piccolo compendio dell’universo”, per usare le parole di Ippolito Nievo.
Il docente e consulente scientifico della Biblioteca Guarneriana di San Daniele con questa sua opera fa intendere quanto ci sia da scoprire in Friuli, da meravigliare anche chi vi è nato. Angoli nascosti, storie segrete, passeggiate insolite, cime montane e spiagge assolate, notti in rifugio e gite in laguna, terme e cantine, il tutto in una originale ed esaustiva mappatura di luoghi e situazioni da scoprire “con il cuore e il fegato dei veri friulani”, come suggerisce l’autore. L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti.

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In copertina, il professor Angelo Floramo e qui sopra Villa Maseri in Comune di Manzano.

Applausi al Museo della civiltà del vino espressione del “sistema Buttrio” che valorizza il territorio con un click

di Giuseppe Longo

BUTTRIO – C’è il “sistema Fvg” che proprio oggi il governatore Massimiliano Fedriga presenta a Londra. E c’è il “sistema Buttrio” appena decollato e che ha fatto da filo conduttore anche alla inaugurazione del Museo della civiltà del vino del Friuli Venezia Giulia. Anche questa prestigiosa realizzazione rientra, infatti, in quel progetto “ideato per valorizzare le eccellenze del territorio comunale offrendo informazioni e punti di interesse di Buttrio a portata di un click”. Una bellissima cerimonia avvenuta a Villa di Toppo Florio – che, con il suo magnifico parco, fa parte del circuito promozionale – e nelle cui sale ha preso vita questa esposizione permanente di cimeli storici legati alla cultura della vite e del vino che in questo angolo rinomato dei Colli orientali del Friuli trovano collocazione ideale.

Geremia Nonini con Bassi e Venturini.


Un allestimento molto curato e di grande interesse, su progettazione di Enrico Franzolini e Francesco Messina (parte grafica), che propone al visitatore una selezione di ben 3.500 pezzi (vecchi attrezzi di campagna e di cantina, ma anche libri, documenti, manifesti) che riconducono alla donazione fatta al Comune collinare da Geremia Nonini. Il quale è stato applaudito dal folto pubblico e ringraziato ufficialmente, con la consegna di riconoscimenti, dal sindaco Eliano Bassi e dall’assessore alle attività produttive Tiziano Venturini, che è pure leader della sezione regionale delle 37 Città del vino, impegnata in questi giorni nelle Grandi verticali che, dopo il felice esordio a Corno di Rosazzo, hanno fatto da apprezzato “corollario” alla stessa apertura del Museo e che ora danno appuntamento alla prossima tappa, il primo dicembre, a Gradisca d’Isonzo nell’ambito delle iniziative per il Gran Premio Noè.

L’intervento di Cristiano Degano.

Un settore del folto pubblico.

Il saluto di Marco Benini.

La Giunta di Bassi e Venturini ha, dunque, portato a termine un progetto che era nato ben venticinque anni fa e che attendeva quella sistemazione adeguata arrivata a compimento soltanto adesso. Con un risultato ragguardevole come hanno potuto accertare i visitatori accompagnati dalle documentate spiegazioni di Stefano Cosma, perfetto “cicerone” tra i meandri storici della vitivinicoltura friulana. Il quale, in precedenza, aveva coordinato la cerimonia di presentazione che, dopo il benvenuto del sindaco Bassi, ha visto tra gli altri interventi quelli del professor Mauro Pascolini, del consigliere regionale Roberto Novelli e del presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Cristiano Degano. Come già annunciato, l’aula polivalente del Museo è stata infatti dedicata alla memoria del giornalista Isi Benini – commosso il figlio Marco, che ha ringraziato di cuore per la sensibilità dimostrata da Buttrio nei confronti del padre -, da tutti ricordato come il “cantore” delle eccellenze della enogastronomia Made in Fvg. E nei vari interventi è stato sottolineato il valore della realizzazione espositiva che si inserisce a meraviglia nel ricordato “sistema Buttrio” e quindi nell’insieme di proposte che, attingendo alle bontà agroalimentari della nostra terra a cominciare proprio dai vini, offre un “volano” imprescindibile per la promozione del turismo nell’area collinare ma più in generale nell’intera regione. In quella che Ippolito Nievo giustamente definì “piccolo compendio dell’Universo” e che, proprio per queste caratteristiche – in poche decine di chilometri si va dalla montagna al mare, passando per colline meravigliose che regalano vini eccezionali – è sempre di più meta di importanti flussi turistici sia italiani che stranieri.

La benedizione dei locali.

Venturini con Floriano Zambon.

Al termine della cerimonia – che ha visto la partecipazione, fra i molti ospiti, anche dell’ex presidente nazionale delle Città del vino, il coneglianese Floriano Zambon, del leader della Doc Friuli Stefano Trinco, del consigliere regionale Massimo Moretuzzo, di Alessandro Salvin, leader del Ducato dei vini friulani (che vide proprio Benini fra i suoi più convinti e appassionati fondatori) e del presidente delle Pro Loco Fvg Valter Pezzarini – è seguita la tradizionale cerimonia del taglio del nastro alla porta d’ingresso della importante raccolta museale, dopo la benedizione impartita dal parroco di Buttrio. Al termine, conclusa la visita ai locali, un sontuoso rinfresco accompagnato dai prestigiosi vini di Buttrio. Quelli che hanno contribuito a rendere famoso il Friuli nel mondo e che sono espressione della storia raccontata proprio dal Museo allestito a villa di Toppo Florio, dove storia, cultura e tradizione s’incrociano offrendo un quadro efficace e coinvolgente della viticoltura di ieri e di oggi, dalla barbatella al vino imbottigliato. I complimenti che si sono sentiti nell’occasione – e indirizzati prima di tutto al sindaco Bassi e all’assessore Venturini, ma anche al presidente della Pro Buri, Emilio Bardus – sono ampiamente meritati.
E dopo la riuscita verticale dedicata al Merlot, di cui si è fatto cenno, ecco un altro importante appuntamento sempre quale “corollario” all’apertura del Museo: giovedì 30 novembre, alle 19, ci sarà infatti il penultimo appuntamento dal titolo “L’importanza di essere Pignolo”, una serata dedicata al pregiato rosso autoctono ma soprattutto al ricordo di Girolamo Dorigo, uno dei grandi protagonisti del rilancio della vitivinicoltura regionale, con relativa degustazione. Ma di questo avremo occasione di parlare, prossimamente, in modo più approfondito.

La visita guidata da Stefano Cosma.

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In copertina, il taglio del nastro all’ingresso del Museo del vino da parte del sindaco Eliano Bassi e del donatore Geremia Nonini.

(Foto anche di Claudio Fabbro)

Città del vino 2022, partita la “nave” di Duino Aurisina: Bertiolo il primo “porto”

di Giuseppe Longo

DUINO AURISINA – La cerimonia di insediamento di Duino Aurisina quale “Città italiana del vino 2022”, con il ricevimento simbolico dello scettro dalla piemontese Barolo, è terminata esattamente quando dal vicino campanile giungevano i quotidiani rintocchi dell’Angelus. E, lasciata la bellissima sala convegni, mentre salivo per il brindisi conclusivo al possente Castello dei Principi Thurn und Taxis – amato dall’imperatrice Sissi, ma anche dai poeti Rainer Maria Rilke e Gabriele D’Annunzio -, il mio sguardo veniva rapito dal leggendario sperone roccioso della “Dama Bianca”, tra lo scintillìo, sotto il sole di mezzogiorno, del mare appena increspato. Tanto che l’immagine di quest’angolo di Adriatico, pieno di fascino, mi ha fatto riaffiorare tra i ricordi dell’adolescenza “Partirà, la nave partirà…”, il significativo brano scritto dal cantautore polesano Sergio Endrigo oltre mezzo secolo fa, prefigurando già i guai ambientali che oggi stiamo vivendo. E mi è parso quasi automatico associare queste parole, come simpatica metafora, alle Città del vino, la cui “nave” – capitanata proprio da Duino Aurisina – stava salpando verso un “mare” rappresentato da un anno che rimarrà nella storia del Vigneto Fvg. Un 2022 pieno zeppo di proposte e di iniziative, legate all’enoturismo (oltre 30 eventi!), anche in un proficuo “dialogo” transfrontaliero con Slovenia e Croazia. E che avrà il suo esordio proprio in questo fine settimana a Bertiolo dove, tradizionalmente, in occasione della ricorrenza di San Giuseppe, si organizza quella che è conosciuta come la prima, famosa Festa del vino del Friuli Venezia Giulia.

Il messaggio di Fedriga.

L’assessore Bini.

Il tavolo dei relatori.

Duino Aurisina – Devin Nabrežina, con il sindaco Daniela Pallotta e l’assessore Massimo Romita – e l’assistenza dell’instancabile coordinatore regionale Cdv, Tiziano Venturini -, ha infatti creduto tenacemente nelle sue potenzialità, fatte di Carso-Kras, rocce aspre e terre rosse, Vitovska, Terrano e Malvasia un tempo semplici vini da “osmiza” e oggi proposti da prestigiose etichette, ma anche di angoli turistico-ambientali e storici di prim’ordine affacciati sul Golfo di Trieste, con alle spalle un Friuli che ha proprio tutto, un «piccolo compendio dell’Universo», per citare le parole di Ippolito Nievo. Tanto da presentare un progetto convincente che è stato premiato con la proclamazione di leader per il 2022, come ha sottolineato il neo presidente nazionale delle Città del vino, Angelo Radica, sindaco dell’abruzzese Tollo, intervenuto con il direttore generale Paolo Corbini. Ha infatti tutti i numeri per guidare la “grande famiglia” tricolore, a cominciare dalle altre 28 Città Fvg (più quattro Pro Loco), che presto diventeranno trenta con l’ingresso di San Giovanni al Natisone. Per cui – ha osservato Radica, entusiasta per l’accoglienza e la perfetta organizzazione – si tratta dell’associazione più rappresentativa dei Comuni italiani dopo l’Anci. Con la particolarità aggiuntiva di rappresentare l’importante mondo vitivinicolo.

Il presidente nazionale Radica.

L’assessore Romita.

Il coordinatore Fvg Venturini.

Fondamentale, però, è “fare sistema” come ha esortato l’assessore regionale alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, il quale, portando il saluto e l’adesione del governatore Massimiliano Fedriga (intervenuto con un applaudito video-messaggio), ha osservato che «il Friuli Venezia Giulia incarna questa capacità di fare squadra che ha portato Duino Aurisina a conseguire l’obiettivo di essere Città italiana del vino 2022: il risultato di un lavoro tutt’altro che semplice, perché svolto in un periodo complicato come è stato quello dell’emergenza pandemica». Ed è proprio la capacità di “fare sistema” – unendo attraverso una progettualità di alto livello tutti gli altri Comuni – ad aver trovato il plauso dell’esponente regionale, il quale ha sottolineato la straordinaria opportunità offerta dal variegato calendario di eventi legati proprio a Duino Aurisina.
«La crescita del numero di turisti che abbiamo registrato in questi ultimi anni in Friuli Venezia Giulia – ha affermato ancora Bini – dimostra l’importanza della capacità di intercettare anche quei flussi di visitatori che ricercano le eccellenze enogastronomiche e culturali di cui il nostro territorio è particolarmente ricco». In questo il ruolo di PromoTurismo Fvg, come ha rimarcato l’assessore, è risultato essere particolarmente incisivo dando slancio all’attrattività del territorio regionale: «Allo stesso modo – ha aggiunto – PromoTurismo Fvg affiancherà il Comune di Duino Aurisina nella promozione degli eventi legati a questa importante manifestazione». Infine, l’assessore ha voluto ricordare il dramma del terribile conflitto scoppiato in Ucraina, rivolgendo un pensiero a tutti coloro che stanno soffrendo, con l’auspicio che quanto prima possa tornare la pace. Era inevitabile, infatti, non fare riferimento a quanto sta accadendo a poche centinaia di chilometri – meno che andare in Puglia! – e ai pesanti contraccolpi sull’economia e sul mondo agricolo in particolare, tanto da riacutizzare, a causa dei pesanti e generalizzati rincari, i gravissimi effetti della pandemia soprattutto sul settore della ristorazione intimamente legato a quello della vite e del vino. Tuttavia, le iniziative messe in programma dalle Città hanno acceso entusiasmo, tanto da guardare con un seppur moderato ottimismo all’auspicata ripresa.

Tanti i sindaci Fvg presenti.

Davanti a una folta platea, nella quale spiccavano le fasce tricolori di molti primi cittadini dei Comuni associati, si è così dipanata in poco più di un’ora la cerimonia di passaggio delle consegne, appunto, tra Barolo – rappresentata dal sindaco Renata Bianco – e Duino Aurisina, magistralmente condotta dal giornalista Stefano Cosma, il quale ha presentato i numerosi interventi, però tutti molto concisi e quindi ancor di più apprezzati, accompagnandoli con interessanti spunti storici. Oltre a Daniela Pallotta e a Massimo Romita, che hanno fatto gli onori di casa, hanno parlato ovviamente Tiziano Venturini, che ha spiegato la “filosofia” delle Città del vino e del significato che avrà questo 2022 tutto speciale, il presidente della Camera di commercio della Venezia Giulia Antonio Paoletti (che ha sottolineato l’opportunità di legare il prodotto della vite anche all’olio che sul Carso, ma pure in Friuli, ha terre d’elezione), l’architetto Roberto Filipaz sulle peculiarità dei vini locali e la senatrice duinese Tatiana Rojc (cooperazione per vivere in pace), mentre ha portato un saluto con simpatiche battute – in particolare quella del «vigneto in piazza Unità d’Italia» – il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza.

Infine una bella foto ricordo.


E ora che il primo atto formale è stato compiuto, la “nave” di Duino Aurisina è pronta a prendere il largo proprio in un “mare” di appuntamenti, il primo dei quali sarà, come detto, la mostra regionale dei vini di Bertiolo. Allora, buona navigazione a tutte le Città del vino del Friuli Venezia Giulia. Ma anche d’Italia!

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Ecco infine i 29 Comuni Fvg aderenti alle Città del Vino: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca D’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Pocenia, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Sesto al Reghena, Trivignano Udinese, Torreano. Aderiscono anche quattro Pro Loco: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina e Risorgive Medio Friuli Bertiolo.

Roccia della “Dama Bianca”…

… e ingresso al Castello di Duino.

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In copertina, lo scambio di consegne fra Renata Bianco (Barolo) e Daniela Pallotta (Duino Aurisina).

(Il servizio fotografico della cerimonia è di Davide Francescutti)

 

Quando il vino è amore e poesia, parola di Rosinella Celeste

di Giuseppe Longo

Picolit e Terrano sono vini eccezionali, espressi da una viticoltura avara, su colline e altipiani che hanno ispirato scrittori e poeti, da Ippolito Nievo a Fulvio Tomizza. Sì, perché il vino è anche poesia. Eccome! Ne sa qualcosa Rosinella Celeste Lucas che ha provveduto alla ristampa di “Vino, amore e poesia”, meritando l’Acino d’oro per il Vino della Pace. Una poesia che attinge proprio all’essenza del Vigneto Fvg, in particolare – per fermare l’attenzione sui due grandi vini appena citati – a quello delle terre meravigliose, ma aspre e difficili, come lo sono quelle dei Colli orientali del Friuli, da Nimis a Savorgnano e Cividale, e del Carso, da Sagrado a Sgonico e Prosecco. Un bel libro, scritto appunto con amore e trasporto per una espressione della nostra economia, fatta di etichette affermatesi in tutto il mondo. Economia che è la somma di lavoro, ingegno, intraprendenza, ma anche di cultura. Perché attorno a un grappolo d’uva, ma soprattutto attorno a un buon bicchiere di vino c’è anche cultura, tanta. E appunto poesia. Quella che ha ispirato la nostra autrice, innamorata dei vini friulgiuliani, tanto da scrivere una serie di liriche che hanno dato vita proprio a “Vino, amore e poesia” (Edizioni della Laguna), tradotto anche in friulano e sloveno, visto che la nostra viticoltura ha un intimo rapporto con la nazione confinante, attravero la Brda, continuazione del Collio, e il Kras, la prosecuzione delle terre rosse carsoline.

Rosinella Celeste Lucas


Ma perché il vino? «E’ stato un modo – spiega la stessa autrice – per assomigliargli di più. Una duplice tematica: amore e vino, movenze e colori, sapori ed affetti si fondono in una sorta di “uvaggio sentimentale”. Così la realtà di un vino e la memoria di un Amore si sovrappongono in una sorta di “uvaggio simbolico”, pretesto lirico, dunque per amare i vini autoctoni con tutti i sensi e i sobbalzi del cuore pronti a captarne le suggestioni. Vino che è anche dura conquista,come duro a volte l’Amore, ma per il quale vale la pena d’esistere. Vino che si umanizza nel riflesso della gente che lo lavora e suda tra le spalliere dei vigneti… specie in Carso (Terrano)».
Il libro, illustrato dall’inconfondibile tratto di Arrigo Poz, ha la prefazione di Piero Fortuna – entrambi, purtroppo, ci hanno lasciato – e la postfazione di Paolo Maurensig. E’ stato premiato a Cormons, Città del vino, ma soprattutto del “Vino della Pace” che si è fatto conoscere in tutto il pianeta, valorizzando nel contempo anche il nome del nostro Vigneto, al quale ha voluto rendere omaggio anche Rosinella Celeste, che l’indimenticabile Fulvio Tomizza accostò “alla schiera dei nostri Slataper, Stuparich e Saba…”. “Figlio del sole” ottenuto “lassù tra Savorgnano e il Torre”, scrive la poetessa di Fiumicello a proposito del Picolit, frutto di “acini d’oro” donati da un “vigneto scabro come un amore taciuto”. Mentre i “contadini del Carso”, dai “visi scorzati dalla Bora” producono l’inimitabile Terrano “nei vigneti dove si spacca la pietra dura”. Un “vino aspro e sanguigno” che in una parola soltanto significa “Umanità”. Ma Picolit e Terrano sono soltanto due esempi di cosa sanno produrre i nostri bravi vignaioli, ai quali ha reso giustamente merito anche il libro “Vino, amore e poesia”. «Una poesia – scrive Licio Damiani – che delinea paesaggi densi e odorosi, nitidi e terragni, paesaggi che incisi espressionisticamente, accennano a una mitologia interiore e che si modulano come un vero e proprio racconto, articolando una vera storia d’amore».

Assieme a Fulvio Tomizza.

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In copertina, il libro di Rosinella Celeste illustrato da Arrigo Poz.