Le patate friulane saranno valorizzate dall’Indicazione geografica protetta

«Sono fiducioso nel buon esito del percorso per l’ottenimento del marchio europeo di Indicazione geografica protetta (Igp) per la patata friulana; una strada sostenuta dall’Amministrazione regionale che potrà contribuire a valorizzare la produzione pataticola locale». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, a chiusura del convegno “Forma è sostanza, le moderne tecniche di marketing” che si è tenuto nell’auditorium di Zoppola. L’evento ha fornito anche l’occasione per presentare il restyling del marchio aziendale della cooperativa Copropa, premessa per l’avvio di una nuova strategia commerciale e d’immagine, e per premiare i campioni di tuberi esposti nella Sagra delle patate di Ovoledo. Quest’anno i campioni in mostra sono stati circa una sessantina, tutti di provenienza regionale, e 19 le varietà.
Nel suo intervento, Zannier ha focalizzato l’attenzione sull’importanza delle filiere agroalimentari: «In regione le filiere ci sono anche se, a volte, incomplete e si traducono in produzione e trasformazione, ma è necessaria anche la parte distributiva. Una filiera funziona quando è completa nelle sue diverse componenti, questo significa anche garantire una sostenibilità economica; il confronto con tutti gli attori offre maggiori opportunità per trovare i corretti equilibri dando soddisfazioni a tutte le parti della catena».

L’assessore regionale Stefano Zannier con Piervito Quattrin presidente di Copropa e l’esperto di marketing Alberto Abate.

Il collegamento produttore-distributore, per Zannier, ha un’efficacia anche in termini di marketing che può essere pensato in maniera unitaria. «In questo modo è possibile dare valore a tutti gli elementi della filiera all’interno, però, di un’area geografica limitata in cui la mia comunicazione risulti efficace», ha precisato l’assessore regionale che ha voluto poi fare un richiamo alla produzione del Friuli Venezia Giulia.
«La nostra produzione agricola – ha indicato Zannier – non ha una dimensione tale da poter competere su un mercato in cui sono presenti grandi volumi, ma può trovare opportunità su un mercato diverso che oggi ha canali aperti all’interno di una logica di produzioni locali gestite in base al venduto per dare impulso al territorio come è emerso nel convegno. Un mercato che presenta volumi potenziali interessanti».
Una riflessione più generale ha riguardato, poi, la riconversione della produzione agricola. «In Friuli Venezia Giulia – ha aggiunto l’assessore regionale – riscontriamo la carenza di alcune produzioni locali nonostante la richiesta del territorio non manchi; pensiamo all’ortofrutta che, ad eccezione di alcune tipologie, non riesce a soddisfare il fabbisogno della regione». Su questo aspetto, Zannier ha collegato il tema delle riconversioni produttive che «possono rappresentare un’alternativa di mercato per i produttori e una sfida per tutto il sistema. Per compiere quel passo serve, però, un soggetto che aggreghi le produzioni e le renda disponibili nei tempi e nelle quantità utili alla distribuzione per garantirle poi al cliente».
L’esponente della Giunta Fedriga ha voluto anche esprimere un apprezzamento a Copropa. «La cooperativa ha saputo evolversi anche, ma non solo, dal punto di vista agronomico; siamo all’ultimo miglio da percorrere insieme per fare quel salto di qualità per collocare sul mercato un prodotto che ha tutte le caratteristiche di qualità e riconoscibilità per essere largamente apprezzato dal consumatore».
L’incontro, organizzato in collaborazione con Ersa, ha visto dopo i saluti istituzionali del sindaco Francesca Papais, di Piervito Quattrin, presidente di Copropa, e di Renato Danielis, dell’Ersa, anche l’illustrazione delle moderne tecniche per trasmettere attraverso un marchio i valori e la qualità del prodotto da parte dell’esperto di marketing Alberto Abate. Alla tavola rotonda, moderata dal giornalista Rossano Cattivello, sono intervenuti alcuni dei rappresentanti delle associazioni di categoria del mondo agricolo ed esperti del comparto.

Un momento della premazione dei produttori.

Premio Trivelli, di Cavasso Nuovo e Tarcento i migliori piatti con la Pitina

L’osteria Ai Cacciatori di Cavasso Nuovo ed il ristorante Costantini di Collalto di Tarcento si sono aggiudicati – a pari merito – la decima edizione del “Premio Mattia Trivelli”, nato nel 2012 per valorizzare un tradizionale salume delle Valli Pordenonesi – la Pitina – che da prodotto a rischio di estinzione è divenuto una vera e propria icona del territorio dove nasce e al quale dal 2018 è stato riconosciuto il marchio comunitario della Igp, l’Indicazione geografica protetta).

Osteria Ai Cacciatori

Ristorante Costantini

La cerimonia di premiazione – trasmessa anche sulla pagina Facebook dell’Ecomuseo delle Dolomiti Friulane Lis Aganis – è avvenuta domenica nella sala consiliare del “Palazàt”, il municipio di Cavasso Nuovo, dove ha fatto gli onori di casa il sindaco Silvano Romanin. Il saluto degli organizzatori è stato portato dalla vicepresidente dell’Ecomuseo, Marina Crovato, che ha ribadito come nel sottotitolo del Premio (“La Pitina, prodotto culturale”) sia condensata la storia di questo gustoso salume, da prodotto di sopravvivenza a ingrediente protagonista di piatti gourmet. Da sempre l’Ecomuseo tutela il patrimonio culturale e valorizza i saperi che le comunità tramandano anche attraverso i prodotti della tradizione: il cibo è cultura! Il saluto dei produttori di Pitina è stato portato dal presidente della loro Associazione, Manuel Gambon; quello dell’Istituto alberghiero Ial di Aviano (dove sono avvenute le degustazioni dei piatti in concorso) è stato affidato invece ad un videoclip realizzato dagli allievi che hanno collaborato e assistito ai lavori della Giuria, composta da Ubaldo Alzetta (ristoratore e socio fondatore dell’Associazione Produttori Pitina), Giuseppe Damiani (esperto di turismo sostenibile), dal giornalista enogastronomo Bepi Pucciarelli e da Giorgio Viel, direttore del Centro studi Friuli Venezia Giulia dell’Accademia Italiana della Cucina, che ha presentato e commentato i piatti in concorso.
Per la prima volta in dieci anni la Giuria ha deciso per un premio “ex aequo”, attribuito al piatto “Blecs di farina di castagne con Pitina, mele antiche e ricotta stagionata” (Osteria ai Cacciatori) e allo “Gnocco di rape rosse ripieno di formaggio Asino e Pitina” (Ristorante Costantini). «Due piatti – ha sottolineato la Giuria nelle motivazioni del Premio – assolutamente diversi, ma entrambi di altissimo livello. I Blecs di Danêl (Daniele Corte, l’oste dei Cacciatori) sono un concentrato di tradizione e di storia del territorio, nel quale gli ingredienti – farina di castagne, Pitina, mele antiche e ricotta stagionata – sono tenuti insieme da un collante fatto di esperienza e amore. Passione e ricerca sono gli ingredienti non scritti dello Gnocco studiato e realizzato da Marco Furlano, chef del ristorante Costantini: anch’esso un piatto quasi a km zero e realizzato con un occhio particolare alla sostenibilità». La Giuria ha anche segnalato come meritevoli del tradizionale “Premio Speciale” il piatto presentati da Gelindo dei Magredi, di Vivaro, e dal maestro pasticciere Stefano Venier dell’Arte Dolce, di Spilimbergo.
In chiusura della cerimonia di premiazione (alla quale ha partecipato anche il consigliere regionale Emanuele Zanon), gli organizzatori hanno confermato la volontà di proseguire con il Premio Mattia Trivelli, la cui formula a partire dall’edizione 2022 sarà “riveduta e corretta”. Verranno aggiornati il Regolamento ed il “format” del Premio, facendo tesoro dell’esperienza accumulata in questo primo decennio; verrà anche ampliata e valorizzata la collaborazione – positivamente testata nell’ultimo biennio – con l’Istituto alberghiero Ial di Aviano. Il progetto è finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con la Lr 21/2016.

Associazione Lis Aganis Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane APS Via Maestri del Lavoro, 1 33085 Maniago (Pn) – tel 0427.764425 – cell. 393.9494762/3 info@ecomuseolisaganis.it – www.ecomuseolisaganis.it

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In copertina, la Pitina (da Il Cibario, Ersa Fvg) e qui sopra la premiazione: da sinistra il sindaco di Cavasso Nuovo Silvano Romanin, Daniele Corte (Osteria ai Cacciatori), Marina Crovato dell’Ecomuseo Lis Aganis, lo chef del Ristorante Costantini Marco Furlano e Manuel Gambon.

Pitina da tre anni Igp, si va verso un aggiornamento del disciplinare

Da qualche anno, la Pitina, celebre prodotto agroalimentare della tradizione delle valli pordenonesi, è protetta dal marchio Igp. Ma ora si prospetta un nuovo “passaggio” normativo. Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, d’intesa con la Regione Friuli Venezia Giulia, ha infatti provveduto alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie Generale – numero 220 del 14 settembre 2021, della proposta di modifica del disciplinare di produzione dell’indicazione geografica protetta “Pitina”. Lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, rilevando che si tratta di un doveroso passaggio tecnico, appunto a tre anni dall’approvazione della Igp, utile a migliorare il disciplinare e atteso dai produttori.
Le eventuali osservazioni alla proposta pubblicata, adeguatamente motivate, dovranno essere presentate dai soggetti interessati al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, Dipartimento delle politiche competitive della qualità agroalimentare della pesca e dell’ippica – PQAI IV, Via XX settembre 20 – 00187 ROMA, PEC: saq4@pec.politicheagricole.gov.it entro 60 giorni dalla data di pubblicazione della citata proposta nella Gazzetta ufficiale (cioè entro il 13 novembre prossimo). Lo scopo dell’avviso – ha osservato l’assessore – è di dissipare ogni incertezza tra i produttori e di garantire l’assoluta salubrità e sicurezza del prodotto ai consumatori.

Spilimbergo, alimentazione
e sostenibilità agricola

Il valore della sostenibilità agricola spesso cozza di fronte alla poca flessibilità delle norme nazionali in materia. E questo aspetto rappresenta un ostacolo che rischia di mettere in discussione il tentativo di avere a disposizione sistemi che il mercato attualmente sta richiedendo in maniera sempre maggiore. Su questo concetto si è soffermato lo stesso assessore Zannier partecipando a Spilimbergo alla rassegna “Alimentazione: tra ambiente e società” organizzata dal Comune del mosaico che ha visto al tavolo dei relatori anche i rappresentanti dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica e di Agrifood Fvg. Di fronte alla convinzione secondo cui le superfici in cui è possibile mettere in atto agricoltura sostenibile sono in riduzione, è stato osservato, questo assunto non corrisponde a realtà per il Friuli Venezia Giulia: all’interno delle foreste, le superfici dedicate a questo specifico ambito sono in crescita del 10 per cento. Su questo tema per l’esponente dell’esecutivo Fedriga il problema sta a monte, in una legislazione troppo rigida che prevede l’inviolabilità di ciò che diventa foresta, quando invece in questo settore ci sarebbero ampi margini di manovra ad esempio per la zootecnia sostenibile. Si è cercato poi di ragionare su quali siano le disponibilità di terreni in Friuli Venezia Giulia per ospitare i diversi tipi di coltivazione, evidenziando come le superfici vitate siano di gran lunga superiori alla media nazionale. Un problema, questo, che si ripercuote sul resto delle produzioni, spesso destinate al consumo animale. Infine, l’assessore si è soffermato sulla necessità di poter identificare i prodotti che derivano da materie prime locali in un mercato che spesso ne utilizza altre provenienti da diverse zone dell’Italia e del mondo. A tal proposito, è stato introdotto il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” che permette di dare riconoscibilità e tracciabilità alle nostre produzioni.

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In copertina e all’interno ecco due immagini nella Pitina Igp.

 

Vino Fvg, oltre 2 milioni per la promozione nei Paesi extra Ue

Ci sono oltre 2 milioni di euro per promozione del vino Fvg nei Paesi extra Ue. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier, ha infatti attivato la misura di promozione sui mercati dei Paesi terzi per l’accesso all’aiuto comunitario per la campagna 2020-2021 dell’Organizzazione comune del mercato vitivinicolo (Ocm vino). I progetti, finanziati con la quota regionale pari a euro 2.192.731,53, dovranno essere presentati – informa Arc – entro le 15 del 23 novembre prossimo al protocollo della Direzione regionale centrale Risorse agroalimentari, forestali e ittiche (servizio valorizzazione qualità della produzioni). Saranno ammessi solo i progetti della durata massima di 9 mesi.

L’Ocm è un regime di aiuto che comprende specifiche misure finanziate direttamente dall’Unione europea, fra le quali la promozione del vino sui mercati dei Paesi terzi – ha indicato Zannier -. Per questa specifica misura, i contributi erogati sostengono le aziende per adottare azioni di informazione e promozione dei vini attuate nei mercati dei Paesi terzi e destinate a migliorarne la competitività in queste aree”. I vini a cui si rivolge la misura sono quelli a Denominazione di origine protetta, a Indicazione geografica protetta, vini spumanti di qualità, di qualità aromatici e vini con l’indicazione della varietà. Gli importi massimi di contributo per i progetti regionali, nei quali partecipano solo le aziende del Friuli Venezia Giulia, prevedono fino a 350mila euro per progetti con un solo partecipante, cifra che sale a 500mila euro se i partecipanti sono da due a 10, 700mila euro da 11 a 30 partecipanti e, se il progetto coinvolge oltre 30 partecipanti, l’importo arriva a 750mila euro. Per i progetti multiregionali a cui aderiscono anche aziende di altre regioni, l’importo massimo di contributo pubblico non può eccedere i 350mila euro per progetto con un solo partecipante e i 500mila euro con più partecipanti. Vengono riservati 200mila euro per il finanziamento dei progetti multiregionali sia per quelli nei quali la Regione Friuli Venezia Giulia è capofila sia se capofila è un’altra Regione.
Rispetto infine al criterio adottato dal decreto ministeriale, il contributo minimo ammissibile per i progetti regionali e multiregionali nei quali la Regione Fvg è capofila, non può essere inferiore a 25mila euro per mercato o Paese terzo e a 50mila euro qualora il progetto sia destinato ad un solo Paese extra Ue.

Stefano Zannier

La delibera recepisce inoltre i criteri di priorità fissati dal decreto ministeriale delle Politiche agricole agroalimentari, Forestali e Turismo n. 3893/2019. Vengono assegnati 20 punti se il soggetto proponente è un nuovo beneficiario; se il progetto è rivolto ad un nuovo mercato o ad un nuovo Paese terzo, i punti complessivi sono 68 divisi secondo cinque percentuali (da 4 punti per percentuale superiore al 15% a 8, 12, 16 punti per oltre il 30%, 50%, 70% fino a 20 punti se l’importo complessivo del progetto è del 100%). Punteggio massimo di 10, invece, se il soggetto proponente richiede una percentuale di contribuzione pubblica inferiore al 60%. I punti andranno da 5 a 8 se il soggetto proponente è un Consorzio di tutela o una federazione di Consorzi di tutela, 7 punti se il progetto riguarda vini a denominazione d’origine protetta. Se il progetto è rivolto ad un mercato emergente si va da 3 a 13 punti a seconda della percentuale dell’importo destinato a quel mercato, da 2 a 4 punti se il soggetto proponente produce e commercializza prevalentemente vini provenienti da uve di propria produzione o di propri associati e fino a 18 punti se il soggetto proponente presenta una componente di piccole o micro imprese (da 5 a 18 punti).
La delibera quantifica il punteggio attribuito ai criteri di priorità in maniera diversa da quanto stabilito dal decreto ministeriale, per la valutazione dei progetti regionali, per adattarlo maggiormente alla realtà regionale e fissa altri criteri nel caso di parità di punteggio nella graduatoria dei progetti. Viene data precedenza, in questo senso, ai soggetti proponenti che presentano un solo progetto. Le priorità successive, sempre a parità di punteggio sono, nell’ordine, i progetti presentati da Consorzi di tutela; il coinvolgimento del maggior numero di partecipanti; soggetti proponenti che producono e commercializzano prevalentemente vini di propria produzione; il costo medio per partecipante più basso; la promozione nel maggior numero di Paesi terzi/mercati dei Paesi terzi.