La targa “Qui si mangia friulano” all’Osteria della Stazione di Milano: cucina oltre 4 mila frichi l’anno

Per i friulani a Milano è un punto di riferimento e di ritrovo, storico e imprescindibile. Per i milanesi, doc o d’adozione, il luogo in cui assaggiare il gusto autentico del Friuli, dai piatti ai prodotti più tipici e golosi. All’Osteria della Stazione, guidata da 12 anni dall’udinese Gunnar Cautero, «il nido dell’Aquila araldica della bandiera del Friuli dischiude le ali per andarsi a riposare», come scrive Matteo Bellotto nel testo che campeggia sulla home page del sito web del locale. Sito web che si può leggere in friulano, oltre che in italiano, inglese e spagnolo. E locale dove, oltre a servire una carrellata di salumi, prodotti, piatti e vini d’eccellenza regionale, sono capaci di spadellare oltre 4 mila 400 frichi l’anno!
Ieri, Gunnar Cautero ha ricevuto la meritata targa “Qui si mangia friulano” dal presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine, Giovanni Da Pozzo. Un simbolo che riunisce ristoranti, trattorie e locali non solo “in patria”, ma anche fuori dai confini regionali, «dove ci sono realtà come l’Osteria della Stazione – ha detto Da Pozzo – che ci fanno da accoglienti, importantissimi portabandiera, con passione, dedizione ed entusiasmo, oltre che con la qualità e autenticità dell’offerta».

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In copertina e qui sopra il presidente Giovanni Da Pozzo con Gunnar Cautero all’Osteria della Stazione a Milano.

“Cibo a Regola d’Arte” a Milano protagonisti Alto Tagliamento e Montasio

Si terrà da oggi a domenica, 29 maggio, alla Fabbrica del Vapore di Milano, la tredicesima edizione di “Cibo a Regola d’Arte”, il food festival del Corriere della Sera curato dalla redazione di Cook che ogni anno porta all’attenzione del grande pubblico tematiche importanti legate al mondo dell’alimentazione offrendo al tempo stesso un’occasione unica di convivialità e divertimento. Una tre giorni di performance, discussioni e dibattiti guidati dai più noti protagonisti del mondo gastronomico italiano ed internazionale, che quest’anno vede tra le sue presenze più qualificate anche il vitivinicoltore veneto-friulano Albino Armani – appena riconfermato alla guida del Consorzio Doc delle Venezie (che riunisce i produttori di Pinot grigio di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Trento) -, il quale stamane ha dato vita a una masterclass dal titolo “Dall’Alto Tagliamento all’Altopiano del Montasio”, suscitando grande interesse.
Coordinato da PromoTurismoFvg, l’ente di sviluppo e promozione turistica del Friuli Venezia Giulia, e condotto da Gunnar Cautero – resident oste de L’Osteria della Stazione, punto di riferimento del capoluogo lombardo per tutti gli affezionati di enogastronomia friulana – il seminario ha fornito l’occasione per parlare di Terre di Plovia, il nuovo progetto dell’Alta Grave Friulana per la valorizzazione dei vitigni autoctoni già presentato da Albino Armani a Vinitaly. In particolare, è stato il bianco “Flum” (cioè fiume, in lingua friulana, e quindi Tagliamento) – con il suo straordinario equilibrio tra Chardonnay, bacca bianca internazionale per antonomasia, e Friulano (ex Tocai) e Sciaglin, vitigni di profonda matrice locale – ad essere proposto in abbinamento al formaggio Montasio Dop, co-partner dell’evento. Un connubio perfetto tra due eccellenze della regione friulana che da sempre fanno del legame con il territorio e dell’esaltazione delle tradizioni la propria forza.

Il bianco “Flum” dedicato al Tagliamento.

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In copertina, ecco un’immagine dei vigneti di Terre di Plovia nelle Grave del Friuli.