Anche dal Veneto per scoprire i segreti degli strucchi lessi delle Valli del Natisone: successo per la tappa di Faedis

Una serata a imparare a cucinare gli štrukiji kuhani, gli strucchi lessi, piatto tradizionale delle Valli del Natisone “imparentato” con la gubana: questa la bella esperienza che hanno potuto vivere i partecipanti (provenienti da varie parti del Friuli Venezia Giulia e, pure, del Veneto) a “Fiori e riti d’estate in Benečija”, prima tappa di un nuovo progetto che unisce la scoperta turistica alla possibilità concreta di imparare a realizzare le antiche ricette di questa storica zona di confine. Il progetto si svilupperà in varie tappe seguendo il ritmo delle stagioni e dei sapori a esse collegati. Prossimo appuntamento in autunno, definizione in corso.


Il primo appuntamento, dedicato all’estate e ai suoi piatti tipici, si è tenuto nell’agriturismo Non Solo Cicciole in borgo Gradischiutta a Faedis. I partecipanti (che hanno pernottato nel locale) hanno anche potuto conoscere i riti legati alla celebrazione della Rožinca (l’Assunzione di Maria), nonché degustare biscotti e formaggi tipici e scoprire i fiori del territorio.
Con la dottoressa Erika Balus, profonda conoscitrice delle piante locali e cultrice della tradizione della Benečija, nella tappa di Faedis si è andati a conoscere il significato della celebrazione della Rožinca, le tradizioni e le piante ad essa collegate. Assieme a Caterina Dugaro, dell’agriturismo La Casa delle Rondini, e con il supporto di Valeria Domenis, de La Gubana della Nonna, sono stati come detto preparati gli štrukiji kuhani secondo la ricetta di famiglia: un dolce che caratterizza tutte le feste che scandiscono l’anno e testimonia l’ospitalità tipica della Benečija. La serata si è conclusa con Bruna Flaibani e la sua degustazione al contrario, in cui i vini dell’azienda agricola familiare hanno incontrato i biscotti de La Gubana della Nonna ed i formaggi dell’azienda agricola Manig.

Informazioni sulle prossime tappe: telefono 339.8403196 – 349.3241168 – email segreteria@nediskedoline.it. Organizzazione a cura di Pro Loco Nediške Doline – Valli del Natisone Aps, Donne della Benečija, Distretto turistico commerciale Corte Natisonis.

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In copertina e all’interno alcune immagini del laboratorio dedicato agli strucchi lessi a borgo Gradischiutta di Faedis.

“Mama Moja”, a Corno di Rosazzo giovedì 101 ricette della cucina popolare friulana

Il Circolo culturale Corno, in collaborazione con la Società Filologica Friulana, propone per giovedi 15 dicembre, alle 18.30, a villa Nachini Cabassi, a Corno di Rosazzo, la presentazione del volume curato da Lucia Pertoldi “Mama moja – cent ricetis plui une” (edizioni Sff 2022). La pubblicazione è la raccolta – come fa capire subito il titolo – di cento ricette della tradizione gastronomica popolare friulana raccontate dall’autrice nel corso della trasmissione radiofonica della Rai Fvg “Vita nei campi” a cominciare dal settembre 2013 per quattro anni. Più una ricetta che l’autrice ha voluto aggiungere relativa alla gubana e alla putizza.


È stato il giornalista Rai Armando Mucchino a sollecitare la Pertoldi a raccogliere in un libro queste ricette che poi la Società Filologica ha voluto editare. E saranno proprio loro, assieme a Roberto Zottar dell’Accademia italiana della cucina, ad intervenire alla presentazione a Corno di Rosazzo che segue un analogo evento, sempre proposto dal locale Circolo culturale, incentrato su un altro libro gastronomico, “La cucina delle dimore storiche friulane”, sempre edito dalla Filologica.
Mama moja nella parlata slava delle Valli del Natisone sognifica “mia madre” e all’autrice è piaciuto intitolare proprio così il libro a ricordo delle origini della mamma. Nella prefazione, Mucchino paragona le ricette a spartiti musicali a significare la valenza culturale non solo della ricerca storica della Pertoldi, ma anche della sapienza popolare che emerge dalla tradizione contadina della cucina friulana raccontata nel centinaio di ricette.  L’ingresso alla presentazione del libro è libera e per chi vorrà sarà poi possibile degustare a cena un menù ispirato a questo ricettario nel ristorante interno a villa Nachini previa prenotazione al numero 0432.755733 entro un giorno prima dell’iniziativa.

Gli Emigranti sloveni valorizzano gli storici dolci delle Valli del Natisone

Le ricette gastronomiche, anche se si tratta di dolci, sono radici di un territorio e quindi opportunità per mantenere saldo il contatto con le origini e raccontarle ai discendenti di chi quel territorio ha dovuto abbandonare. È questo il concetto espresso dall’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, a Pulfero, dove è stato presentato il libro “Dolce la mia Valle” edito dall’Unione Emigranti Sloveni del Friuli Venezia Giulia/Slovenci po Svetu. L’Amministrazione regionale ha sostenuto l’edizione del volume perché crede nella conservazione e divulgazione delle tradizioni nelle quali possono riconoscersi i nostri corregionali all’estero. Il cibo, e i dolci in questo caso – fra i quali, ovviamente, primeggiano la gubana e gli strucchi -, sono pietanze di grande valore culturale e di impareggiabile potenziale evocativo, capaci di alimentare e risvegliare ricordi, interessi e curiosità di cui i nostri emigrati e loro figli e nipoti sono depositari e diffusori potenziali.
Ciò a cui la Regione Fvg lavora – ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga – è far sì che le bellezze delle Valli del Natisone possano diventare chiave di una tipologia di turismo oggi in forte ascesa: lo “slow”, il lento, legato alla natura, alla bici, ai prodotti enogastronomici, che può beneficare sicuramente dei nostri ambasciatori naturali all’estero, disseminati in tanti Paesi del mondo. Così, un territorio che in passato offriva poco e generava emigrazione ha molto da dare e può permettere ai giovani di rimanere e sfruttare nuove opportunità occupazionali. In questo senso – ha concluso l’assessore – la riforma degli Enti locali e i finanziamenti della Regione, promuovendo la collaborazione tra i Comuni e l’attivazione di maggiori servizi a vantaggio dei residenti e dei visitatori, si inscrivono in una strategia di rilancio di tutte le aree del Friuli Venezia Giulia che porta a premiarne le peculiarità e le tipicità, anche quelle finora meno note ed esplorate. Come, appunto, le Valli del Natisone, orgogliose di essere depositarie di una tradizione gastronomica antica che ha, appunto, nella gubana la sua espressione più alta. Un dolce di grande qualità e valore, fatto di storia e tradizione, che merita d’essere ulteriormente valorizzato e fatto conoscere.

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In copertina e qui sopra la tipica gubana delle Valli intera e tagliata.

LA RICETTA – La putizza di Natale, gubana con noci e miele

di Roberto Zottar

Natale è anche tempo di dolci, ma secondo la contessa Perusini nella cucina friulana manca un dolce natalizio, mentre sappiamo che nella Venezia Giulia si gustavano le frìtole di pasta lievitata, ora scomparse, secondo il detto: “De Nadal le frìtole, de Pasqua pinze e titole”. La globalizzazione odierna ci ha portato il panettone, mediamente buono, anche se è difficile trovarne uno di gran qualità: vi suggerisco di leggere sempre la lista degli ingredienti e di acquistare solo quelli che al secondo posto, dopo la farina, hanno o burro o tuorli, ma vedrete che la ricerca non sarà facile!
Molto classica, però, a Natale è anche la putizza che, come scriveva già a metà del ‘700 il medico Baltazar Hacquet, viene preparata in occasione sia del Natale sia della Pasqua. “Putizza”, “potica” o “gubana delle Valli del Natisone” o “Reindling della Val Canale” sono dolci acciambellati simili caratterizzati da un pasta al lievito ricca che avvolge un gustoso ripieno. Se la prima citazione del termine “gubana” la troviamo in una poesia goriziana del 1714, il termine sloveno “potica”, contrazione di “potivica”, cioè “rollata”, è già presente nell’opera dello storico Janez Vajkard Valvasor “Die Ehre des Hertzogthums Crain“, La gloria del ducato di Carniòla, del 1689 dove viene descritta come un dolce con impasto finemente steso e spalmato di noci e miele, arrotolato e cotto. Ricette di putizze con noci e miele si trovano sia in vari testi austriaci, col termine di “Nusspotitze”, sia nei ricettari sloveni e sia in quelli giuliani.
Le ricette più antiche prevedono di «sbollentare le noci» con caffè o latte caldi. Non ho capito l’utilità di tale procedura fino a quando ho trovato uno scritto che riportava due proverbi. Il primo ricorda che le noci maturano a Santa Maria Maddalena, il 22 luglio: “Par Santa Maria Madalena la còcula ’l è plena”. Il secondo ricorda che le noci irrancidiscono già il 10 agosto a San Lorenzo: “Par Sant Lorens la còcula rens”. L’operazione di sbollentatura serviva quindi a ridurre l’afrore delle noci autoctone facilmente irrancescibili. L’uso attuale di noci di Sorrento o californiane rende invece inutile tale procedura.

Procedimento:
Per realizzare una putizza con noci e miele preparate una pasta al lievito con mezzo chilo di farina, 50 g di lievito, 80 g di burro, 50 g di zucchero, 3 tuorli, un uovo intero, un pizzico di sale, buccia grattugiata di limone, un po’ di latte e fate lievitare. Per il ripieno riscaldate in un tegame 300 g di miele con mezzo bicchiere di latte, una noce di burro e 400 g di noci macinate. Aromatizzate con vaniglia, rum, scorza di limone e distribuite freddo sulla pasta stesa: arrotolate, acciambellate e mettete in una tortiera imburrata, spennellate con uovo sbattuto e dopo aver fatto ri-lievitare infornate a calore moderato per un’ora.

Vino:
Un Ramandolo Docg passito.

La gubana delle Valli del Natisone.

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In copertina, ecco la putizza dolce della tradizione natalizia.