Il vino del futuro? Dovrà raccontare sempre più il suo territorio come ha ribadito un convegno di Assoenologi Fvg all’Istituto Tecnico Agrario di Cividale

(g.l.) Il vino del futuro dovrà sempre più raccontare il suo territorio, con un’impronta identitaria che lo renderà inconfondibile. Su questa importante, ma nel contempo affascinante domanda, è ruotato il convegno che si è tenuto, con una grande partecipazione, all’Istituto Tecnico Agrario di Cividale del Friuli, protagonisti gli esperti Luigi Moio e Graziana Grassini, e l’imprenditore vitivinicolo Nicola Manferrari. L’incontro è stato ospitato nell’aula magna del “Paolino d’Aquileia” con l’organizzazione di Assoenologi Fvg e la collaborazione dello stesso Ita, registrando una partecipazione numerosa e qualificata di enologi, enotecnici, produttori, insegnanti e le classi quarta, quinta e sesta di enologia dell’Istituto, alla presenza dell’assessore regionale all’agricoltura Stefano Zannier. Titolo dell’incontro “La pulizia sensoriale come elemento di promozione dell’identità territoriale, perché il vino del futuro si riconosce ad occhi chiusi”.

Al centro del confronto un tema cruciale per il comparto vitivinicolo contemporaneo: appunto, la pulizia sensoriale come condizione indispensabile per far emergere l’identità territoriale dei vini. Nel suo intervento, il professor Luigi Moio – ordinario di enologia all’Università di Napoli, esperto di analisi sensoriale nonché autore di numerosi testi di riferimento – ha ribadito con forza che la tecnica deve essere al servizio del territorio e non sostituirlo. Eliminare i difetti — che tendono a standardizzare i vini rendendoli simili in ogni parte del mondo — significa restituire spazio all’espressione autentica del luogo. Solo attraverso una rigorosa pulizia sensoriale è possibile permettere alle caratteristiche identitarie di emergere con chiarezza. Per cui è uscito un messaggio netto: il futuro del vino non è nella standardizzazione, ma nella riconoscibilità.
L’enologa Graziana Grassini, consulente di fama internazionale, ha, invece, sottolineato come la componente aromatica rappresenti l’anima identitaria di un vino. La frazione profumata va preservata con attenzione e competenza, perché è proprio attraverso il profumo che un territorio si racconta e si distingue. Di grande interesse anche la testimonianza del vitivinicoltore Nicola Manferrari, che ha condiviso la propria esperienza aziendale: una scelta compiuta anni fa, quella di valorizzare le differenze tra le diverse aree vitate attraverso l’utilizzo mirato di lieviti selezionati, trasformando tale approccio in un elemento distintivo di comunicazione e identità.
La tavola rotonda, vivace e partecipata, è stata condotta con precisione tecnica e sensibilità professionale dall’enologo e sindaco di San Giorgio della Richinvelda, Michele Leon, che ha saputo guidare il confronto con domande puntuali e stimolanti, mentre i lavori erano stati introdotti dal presidente dei tecnici della vite e del vino, Matteo Lovo. L’incontro era inserito in un percorso più ampio promosso appunto da Assoenologi Fvg, volto a rafforzare la centralità dell’identità territoriale come leva strategica per la promozione del vino regionale. Fondamentale in questo cammino è il ruolo della formazione, per cui la collaborazione con l’Istituto Tecnico Agrario di Cividale testimonia la volontà di costruire un dialogo costante tra mondo professionale e nuove generazioni di tecnici del vino.
L’ampia partecipazione e la qualità degli interventi confermano come il tema dell’identità di un vino, oggi più che mai, rappresenti una priorità culturale oltre che economica. Perché il vino del futuro, come è stato ricordato durante l’incontro, sarà quello capace di raccontare il proprio territorio con precisione, eleganza e riconoscibilità. Un vino che si riconosce, davvero, ad occhi chiusi.

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In copertina, il professor Luigi Moio con l’enologa Graziana Grassini; all’interno, immagini del convegno aperto dal saluto di Matteo Lovo, presidente di Assoenologi Fvg, presente un foltissimo uditorio.

Vigneto Fvg, vino del futuro sempre più legato al suo territorio: convegno Assoenologi oggi all’Agrario di Cividale

(g.l.) Importante convegno stamane all’Istituto Agrario di Cividale con obiettivo puntato sulla vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia. “La pulizia sensoriale come elemento distintito dell’identità territoriale, perché il vino del futuro si riconosce ad occhi chiusi” è, infatti, il tema dell’incontro tecnico che vedrà protagonista la sezione Fvg di Assoenologi guidata da Matteo Lovo in collaborazione con il “Paolino d’Aquileia” che, come è noto, da molti anni offre anche la specializzazione enologica. L’invito, oltre che ai tecnici della vite e del vino, è infatti rivolto in primo luogo proprio agli studenti dell’Istituto. Il convegno si terrà dunque nell’aula magna con inizio alle 9.30.

Matteo Lovo

Interverranno il professor Luigi Moio, ordinario di enologia all’Università di Napoli, esperto di analisi sensoriale e autore di numerosi testi di riferimento, tra cui “Il respiro del vino”, e Graziana Grassini, consulente enologa di fama internazionale. La mattinata incentrata sul Vigneto Fvg sarà così dedicata ad un approfondimento tecnico e culturale sul ruolo della pulizia sensoriale e della riconoscibilità olfattiva come elementi chiave nella costruzione e nella comunicazione dell’identità territoriale del vino.
«L’incontro – anticipa il presidente Lovo – si articolerà in una “lectio” introduttiva sulle tecniche enologiche che mettono in risalto o deprimono l’identità territoriale, alla quale seguirà una tavola rotonda che metterà a confronto approcci scientifici, esperienze produttive e visioni enologiche, con l’obiettivo di riflettere sul vino del futuro: un vino sempre più riconoscibile, coerente e profondamente legato al proprio territorio».