Alte Grave del Friuli terra ideale per gli spumanti, parola di Albino Armani

(g.l.) La conformazione dei suoli e il microclima delle Grave del Friuli, in particolare della parte più a nord, tanto per intenderci quella che si estende nei magredi tra Lestans e Sequals, offre una combinazione unica per la produzione di spumanti di qualità. Parole di Albino Armani, storico produttore veronese e presidente del Consorzio della Doc delle Venezie – che ha nel Pinot grigio prodotto in Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto la sua bandiera -, che in quest’area friulana ha investito parecchio traendone importanti soddisfazioni.
Come quella del Prosecco Rosé Doc millesimato (2020), extra dry, fermentato naturalmente con oltre 60 giorni di sosta sui lieviti, nel quale c’è l’unione perfetta dello slancio fruttato della Glera e la struttura decisa conferita dal 10 per cento di Pinot nero. Un vino con perlage fine, complessità aromatica, grande freschezza e persistenza… Caratteristiche che sono valse al nuovo prodotto firmato proprio Albino Armani – Viticoltori dal 1607 una lunga serie di riconoscimenti internazionali, a partire dal primo posto al concorso Prosecco Trophy 2021 di Falstaff (92 punti) e dalla medaglia d’argento al Concours Mondial de Bruxelles 2021.

Albino Armani

Risultati eccellenti che si traducono in un successo tutto friulano, o meglio dell’Alta Grave Friulana, a conferma delle grandissime potenzialità, poche volte realmente comprese, di un territorio naturalmente vocato alla produzione vitivinicola in generale e alla spumantistica in particolare. Nello specifico, le uve di questo Prosecco Rosé, certificate Sqnpi, sono prodotte tra Sequals e Lestans, sotto l’antico sguardo delle Alpi Carniche dove si respira un clima pedemontano con forti venti e sbalzi termici, nell’altipiano disegnato dai fiumi Meduna e Tagliamento, dove regnano suoli notoriamente pietrosi – con i “claps” in prima linea, i tipici sassi bianchi nel dialetto locale – ghiaiosi e calcarei, estremamente drenanti. Ci troviamo, più precisamente, nel paesaggio dei magredi: la vite qui deve fare i conti da sempre con un contesto a tratti aspro, che concede rese naturalmente contenute ma dalla qualità molto elevata. Qui prendono vita vini dall’inconfondibile tipicità, piacevolmente freschi, sapidi, eleganti e minerali.
Una passione quella per il territorio friulano che è nel cuore e nelle ambizioni di Armani sin dagli albori della sua carriera. Passione che si trasforma dapprima in una sfida, e poi in una scommessa vinta. «La mia avventura in Friuli è iniziata ormai trent’anni fa», racconta Albino Armani, che continua: «È stato importante approcciarsi alla cultura e alla gente friulane con umiltà e fare mia nel tempo la complessità di questo territorio che amo sin da ragazzo. Una terra in cui non esiste omogeneità, tutt’altro: è un vero e proprio caleidoscopio di anime e di interpretazioni, dove convivono infinite diversità enologiche, morfologiche e climatiche. Ed è soprattutto nella Grave friulana – con le sue differenze pedologiche e i suoi climi estremi – che vedo da sempre un enorme potenziale, ancora oggi a mio avviso inespresso, nella produzione di spumanti da uve locali. In riferimento alle varietà più note legate all’areale, parliamo soprattutto di Prosecco e Ribolla gialla, sono convinto che la conformazione dei suoli e il microclima della Alta Grave offrano una combinazione unica per la produzione di spumanti dall’elegante ed inconfondibile profilo enologico, che molto presto verrà riconosciuto a livello internazionale».

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In copertina e all’interno vigneti nella zona di Sequals e in altre aree delle Alte Grave del Friuli.

Non solo Prosecco dai grappoli di Glera: ora c’è anche il “Gin of Veneto”

(g.l.) È  nato il primo e unico gin al mondo che ha come botanica principale l’uva Glera, la stessa che viene utilizzata per produrre le bollicine di Prosecco ottenute nella Doc interregionale tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, oltre che nella Docg avente quale suggestivo epicentro le colline di Conegliano e Valdobbiadene: un vino che ha letteralmente conquistato il pianeta. Il tutto ha avuto origine dall’idea di due ragazzi veneti e di un amico… astemio, i quali hanno dato vita a un gin artigianale che rivoluziona il mercato dei “white spirits” e che si posiziona all’interno della categoria Super-Premium per la sua qualità ed eleganza.

Il Gin of  Veneto


«Abbiamo deciso di chiamarlo “Giove – Gin of Veneto” perché vogliamo rendere onore – spiega Pierfilippo Tomei – al territorio veneto che, grazie alle colline patrimonio dell’Unesco, alla cultura, alle tradizioni ma soprattutto alla qualità dei propri prodotti come il Prosecco, merita di essere conosciuto in tutto il mondo. Poche botaniche ma essenziali compongono questo gin unico nel suo genere: ginepro, coriandolo e angelica sono arricchite dall’utilizzo di uva Glera e foglie dello stesso vitigno, direttamente raccolte a mano nella terra del Prosecco e trattate sapientemente da una distilleria indipendente italiana. “Giove – Gin of Veneto” esalta al massimo l’uva Glera che è un’uva molto pregiata, a bacca bianca, grappoli grandi e lunghi con acini giallo-dorati diventata famosa in tutto il mondo con il nome di Prosecco». Il prodotto è distillato artigianalmente con un alambicco discontinuo in rame utilizzando l’elegante metodo London Dry: ha 42 gradi. Questa produzione in small batch valorizza ogni singola botanica e rende unico ogni lotto.
Ma come si presenta questo gin così originale? «La sua anima – continua Tomei – è rappresentata dal suo gusto rotondo, amabile, con note fruttate e un retrogusto di un inconfondibile esplosione di sentori provenienti dal mondo del vino. Se chiudi gli occhi ti senti subito trasportato in un piccolo paesino veneto, all’interno di una cantina nel periodo della vendemmia e vieni invaso da un’esplosione di gusto che ricorda il vino in ogni sua forma. È  un ottimo London Dry Gin che soddisfa un’esigenza di mercato, andando a proporre un gin unico al mondo che, data la sua altissima qualità e grazie alla sua eleganza nel gusto, si presta ad essere bevuto in ogni momento, dall’aperitivo al dopo cena e, soprattutto, in ogni modo: on the rocks, gin&tonic, miscelato nei cocktails». E il prezzo? «Il prodotto è disponibile su giovegin.com a 42 euro».

Vigneti sui colli di Valdobbiadene.

CONTATTI:
info@giovegin.com

Pierfilippo Tomei – 348.8745420
Francesco Pavan – 340.4847823

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In copertina, ecco i grappoli di Glera, la varietà base del Prosecco.

Dai Viticoltori La Delizia uno spumante speciale per un’annata tutta da ricordare

Uno spumante speciale per Natale a chiusura di un’annata durissima, “storica”, da ricordare a lungo, ma che vuole esprimere anche un messaggio di speranza per guardare al futuro con serenità. E che è soprattutto dedicato a chi ha sofferto per la pandemia, a chi non c’è più e a chi continua la lotta: l’hanno prodotto i Viticoltori Friulani La Delizia al termine di questo 2020 complicato, ma che ha messo in essere risposte alle difficoltà che saranno alla base per la Cantina di Casarsa di domani.
Dal direttore commerciale Mirko Bellini arriva l’analisi di 12 mesi intensi e l’esigenza immediata di attivare al più presto dei sistemi di sostegno al credito e alla liquidità delle aziende (tramite la legge 80 già esistente e in attesa del Recovery Fund) per sostenere tutta la filiera vitivinicola dai produttori fino ai ristoratori. Inoltre, da segnalare la partenza superiore alle attese sul mercato della grande distribuzione per il nuovo Prosecco Rosè che si affianca al citato spumante in edizione speciale marchiato La Delizia dedicato, appunto, a tutti coloro che hanno sofferto a causa del Covid-19.

MERCATI – “Commercialmente abbiamo vissuto una doppia annata. Nella grande distribuzione organizzata (Gdo) sia in Italia che all’Estero abbiamo avuto una forte crescita, fino al 30% delle bottiglie vendute in più rispetto al 2019. Di contro però il settore degli hotel, ristoranti, caffetterie e bar (HORECA) a parte i mesi estivi è risultato completamente bloccato, con flessione del 50% delle vendite e una perdita secca della marginalità. In pratica, ci sono stati solo 5 mesi di attività a singhiozzo e 7 di chiusura, tra lockdown e restrizioni varie. È chiaro che il settore Horeca non potrà ripartire pienamente fino alla prossima primavera, con l’arrivo dei vaccini anti Covid-19 e dell’aumento delle temperature meteorologiche”.

SOSTEGNO – “Le aziende del comparto vitivinicolo e dell’agroalimentare in generale hanno bisogno di interventi di sostegno da parte della politica vitali per affrontare il 2021. In primis riducendo il costo del lavoro, il costo di produzione e soprattutto la riduzione dei costi di energia, in modo da aumentare la competitività delle aziende. In questi mesi, la filiera commerciale è stata tenuta in piedi dai sistemi territoriali e non dai sistemi centrali: le singole aziende hanno fatto la loro parte, in particolare sostenendo in prima persona le vendite nell’HORECA, fornendo la merce ai clienti a fronte di difficoltà negli incassi. Ecco quindi che l’intervento auspicabile è il sostegno alla liquidità del credito, visto che soprattutto nell’Horeca l’esposizione all’incasso è in queste settimane l’elemento di maggior allarme. Azioni da realizzare tramite gli strumenti finanziari che ci sono già: per esempio la legge 80, con il sostegno al credito delle aziende da parte della Regione Friuli Venezia Giulia, relativo alle fatture di vendita regolarmente emesse e non incassate, fino ad arrivare al Recovery Fund. Sarebbe una boccata d’ossigeno non indifferente di cui beneficerebbe l’intero comparto e ci permetterebbe di affrontare i mercati e sostenere l’intera filiera come fatto finora”.

EVOLUZIONE – “Il 2020 nelle stime iniziali pre-Coronavirus sarebbe stato un’annata di ripartenza dei mercati. Ma in ogni caso questi mesi, a partire dal lockdown di primavera, sono stati utili per organizzare il nuovo futuro che ci attende: li stiamo mettendo a frutto, cambiando la nostra struttura e modificando la “macchina” produttiva e organizzativa in funzione delle criticità che il Covid-19 ha evidenziato, in modo da essere pronti alla ripartenza, speriamo definitiva, del 2021. Ora siamo sempre più orientati verso l’industria 4.0, la sostenibilità ambientale e qualità del prodotto, l’efficienza, nuovi sistemi di lavoro e di gestione. Ringrazio i nostri dipendenti, soci e la forza vendita che ci hanno seguito su questa strada in una grande lavoro di squadra”.

PROSECCO ROSÉ – “Il Prosecco Rosè era molto atteso dai mercati, dopo l’adozione del disciplinare da parte del Consorzio del Prosecco Doc. Non solo sui mercati esteri, ma anche su quello italiano della Grande distribuzione, essendo l’Horeca attualmente fermo, stiamo avendo una partenza superiore alle previsioni, con il 15% sul totale delle vendite di Prosecco. È un vino che nasce dalla sapiente unione tra uve Glera e Pinot nero, che risulta elegante, raffinato, fragrante e sicuramente non banale. Uno spumante che completa la gamma del brand Prosecco riempiendo quella “casella” di prodotto alla moda e che ci permette di compiere lo stesso percorso fatto da altri brand come lo Champagne”.

EDIZIONE SPECIALE – “Abbiamo creato uno spumante Pinot Chardonnay con un metodo Charmat lungo 4 mesi di autoclave, specificatamente per il Natale 2020. Un’edizione limitata che vuole essere un messaggio di speranza per guardare al futuro con cui auspichiamo maggiore serenità. Per questo, al centro della grafica, risalta un cuore, dedicato sia a chi ha sofferto per la pandemia, a chi non c’è più e a chi continua la lotta”.

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In copertina, il direttore Mirko Bellini brinda con il nuovissimo Prosecco Rosè dei Viticoltori La Delizia.

Il Prosecco, un fenomeno tutto italiano: Fedriga al Congresso Assoenologi

“La sfida del futuro è abbinare la vitivinicoltura alla sostenibilità, coniugando la produttività con la tutela del territorio. Tutti dobbiamo impegnarci per tenere alto il valore delle nostre produzioni: in Friuli Venezia Giulia, oltre al Prosecco, che rappresenta un terzo del totale, anche Pinot grigio e Ribolla gialla con cui siamo riusciti ad affermarci su tutti i mercati internazionali”. Lo ha sottolineato il governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, nel corso dell’approfondimento sul tema “Prosecco: un fenomeno tutto italiano”, moderato da Bruno Vespa e a cui ha partecipato anche il governatore del Veneto Luca Zaia. Il convegno – come informa una nota Arc – è stato organizzato da Assoenologi in occasione del Congresso nazionale, per la prima volta svolto in modalità telematica, alla presenza del ministro delle Politiche agricole e alimentari Teresa Bellanova.
Fedriga ha ricordato come l’avvento del Prosecco sia da inquadrarsi come la più grande trasformazione avvenuta nel comparto vitivinicolo regionale dal dopoguerra ad oggi e come grazie a un paese di poco più di 1.300 anime di nome Prosecco sul Carso triestino si sia potuta concretizzare l’idea di agganciare un toponimo al vino. Per evitare che l’uva del Prosecco potesse venire coltivata anche fuori dai confini del Veneto nacque, infatti, l’idea – sotto l’egida di Luca Zaia, allora ministro dell’Agricoltura – di allargare la zona di produzione fino ad inglobare il paese di Prosecco e di conseguenza l’intero Fvg, creando la Denominazione di origine controllata (Doc) Prosecco. Con questo allargamento della zona di produzione e visto che la Comunità Europea protegge i nomi di territorio, anche il vino Prosecco è stato tutelato a livello mondiale e l’uva, dal quale deriva il famoso spumante, ha preso il nome di Glera.
Oggi, in rapporto alla produzione, Glera e Prosecco sono l’uva e il vino più pagati dal mercato (un litro di vino per produrre Spumante Prosecco oggi, sul mercato all’ingrosso, vale circa 1.50/1.60 euro mentre, il Pinot grigio Doc delle Venezie al litro 0.75/0.85 euro). Il Prosecco raggiunge il 70 per cento delle esportazioni (dieci anni fa il 40): oggi ha superato lo Champagne e sta conquistando anche il mercato inglese e americano.
Fedriga nel suo intervento ha rimarcato come la sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle aziende vitivinicole del Prosecco rappresenti non solo un’opportunità per il sistema produttivo, ma anche una necessità per la durabilità della denominazione.
“Da un lato la capacità di garantire valore aggiunto alla produzione è fondamentale – ha evidenziato il governatore – ed è per questo che, ad esempio, la Regione sta finanziando impianti di spumantizzazione del Prosecco con l’obiettivo di mantenere tutta la filiera in loco; dall’altro lato, la ricerca di sistemi che tengano conto della sostenibilità sarà di certo un riconoscimento al brand Prosecco che verrà riconosciuto dalle istituzioni europee e dai consumatori. Si tratta, quindi, oltre che un investimento per la tutela dei nostri territori anche di un’operazione di marketing lungimirante, perché già ora vi sono canali di mercato che escludono completamente chi non produce con certificazione sostenibile e di qualità”.

Videoconferenza con Assoenologi.

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In copertina, grappoli di Glera dai quali si ottiene il vino Prosecco.

Dove va il Vigneto Fvg? Dieci riflessioni con Assoenologi in attesa di Vinitaly

di Giuseppe Longo

UDINE – Anno 2020, dove va la vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia? Quali scenari, produttivi e commerciali, si aprono anche alle luce degli importanti eventi internazionali che sono maturati negli ultimi tempi? Ne abbiamo parlato con Rodolfo Rizzi, leader di Assoenologi Fvg, il quale giorno per giorno vive le vicende del settore da un “osservatorio privilegiato”, che è tale non solo dal punto di vista tecnico ma anche politico-istituzionale con le annesse novità legislative, nazionali e comunitarie, che non mancano mai e che la Sezione regionale tiene aggiornate grazie anche al costante contatto con la Sede centrale di Milano. A tre mesi dal Congresso nazionale Assoenologi di Matera – preceduto nel 2018 da quello, indimenticabile, di Trieste – gli abbiamo rivolto dieci domande che fanno il punto sulla situazione sotto le varie sfaccettature del “pianeta” vite e vino.

1 – Presidente, ci avviciniamo sempre più al Vinitaly di Verona: il Friuli Venezia
Giulia come si presenta?

Il Vinitaly, anche per il vignaiolo friulano, è un momento molto importante, sia per presentare la nuova produzione enoica che per incontrare i tanti “ricercati” buyer. Anche quest’anno, la nostra regione vitivinicola saprà animare gli enormi spazi, del Padiglione 6, con i suoi tanti produttori, sia quelli presenti in forma a sè stante che gli altri 110 riuniti nello stand collettivo dell’Ersa. L’obiettivo comune, della Regione Fvg e dei Consorzi di tutela, è quello di formare una squadra che sia il più possibile coesa almeno su alcuni macro-obiettivi. Uno su tutti, sicuramente, la promozione.

La “casa del vino” a San Vito.

2 – Recentemente, è stato costituito l’auspicato Consorzio Doc Friuli, che ha trovato sede assieme ad altri importanti organismi vitivinicoli a San Vito al Tagliamento. Come valuta questa nuova realtà?

La realtà enologica, del Friuli-Venezia Giulia, in questi ultimi anni si è fortemente modificata, soprattutto grazie ad un mercato in evoluzione, dove Prosecco e Pinot grigio ricoprono oltre il 50% dell’intero Vigneto Friuli (adesso non analizziamo se questo sia giusto o sbagliato, ma è la realtà). Da questa breve considerazione, si deduce che molte cose sono cambiate all’interno delle Doc e, se pensiamo a come si sia modificata la comunicazione, allora viene spontaneo ricercare qualche alternativa. Ecco, allora, che la nascita di questo nuovo Consorzio non dev’essere vista come l’ennesimo ente di tutela, ma come un’opportunità per tutti i produttori della nostra regione. Dobbiamo fare un ulteriore salto di qualità sia nell’ambito della promozione che della regolamentazione di alcune strategie produttive. Basta prendere spunto dalle nuove Doc, Prosecco e Delle Venezie, per capire che le regolamentazioni sono auspicabili. Le ultime ombre di crisi, calate sulla Ribolla gialla, ci dovrebbero fare riflettere.

3 – Ritiene questo nuovo Consorzio in sintonia con la “cabina di regia” annunciata dal ministro delle Politiche agricole a chiusura del Congresso nazionale Assoenologi?

In occasione del 74° Congresso di Assoenologi, tenutosi ai primi di novembre nella splendida Matera, a chiusura dei lavori il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, aveva annunciato, anche su forte pressione della nostra Categoria, la nascita di una “cabina di regia” del vino italiano riunendo, attorno allo stesso tavolo di lavoro, le principali sigle sindacali del settore agricolo. Il ministro Bellanova aveva, infatti, così esordito: “Un settore così strategico e importante ha bisogno di un luogo dove affrontare le criticità, valutare con attenzione le strategie di valorizzazione, maturare un confronto vero con tutte le parti interessate per un progetto complessivo di futuro del settore. Se il vino italiano costituisce uno dei nostri comparti di maggiore successo, sono altrettanto evidenti le problematiche che ne frenano l’enorme potenziale”. Inutile dire, che nel suo piccolo, anche il neo Consorzio della Doc Friuli-Venezia Giulia dovrà ascoltare la base e programmare strategie future per il bene dell’intero settore.

Il ministro Teresa Bellanova con i presidenti Rizzi e Cotarella a Matera.

4 – Ma quale sarà la funzione di questo nuovo Istituto nazionale?

Il settore vitivinicolo, oltre ad affrontare le solite problematiche interne legate alla programmazione agraria, sta vivendo forti turbolenze a livello internazionale. I mercati agroalimentari mondiali si sono scoperti molto fragili e volatili divenendo, purtroppo, una vera moneta di scambio, a causa sia di instabilità politica che di concorrenza ad alto livello. Su tutte, la “guerra” tra Boeing e Airbus, e la Brexit, che potrebbero portare pesantissime conseguenze sulle nostre esportazioni agroalimentari. Anche per questi motivi, è fondamentale avere un tavolo unico di concertazione, assieme alle diverse organizzazioni di Categoria e a fianco delle istituzioni, al fine di salvaguardare un prodotto, come il vino, che dev’essere sempre più ambasciatore del “Made in Italy” nel mondo. Questo “tavolo di regia” avrà anche il compito di portare a termine il lungo iter che ha visto la nascita del “Testo Unico del Vino”, ma che è ancora carente di moltissimi decreti attuativi la cui pubblicazione dovrebbe essere prevista per il prossimo Vinitaly. Sicuramente, avrà riflessi anche per il Vigneto Fvg. Anche la nostra regione, infatti, potrà avere dei benefici dalla nascita di questa “cabina di regia”, vista anche la linea diretta, sia mia che del collega Daniele Calzavara (consigliere nazionale di Assoenologi), instaurata in tantissimi anni, con il presidente Riccardo Cotarella, membro effettivo del Tavolo ministeriale e, non dimentichiamo, artefice della sua nascita.

5 – A che punto siamo con difesa e promozione della Ribolla gialla, ferma o spumantizzata, non rientrante fra le Doc di collina che già la tutelano?

Come dicevo, il Prosecco e il Pinot grigio occupano, nella nostra regione, oltre metà dell’intera produzione vitivinicola, mentre la Ribolla gialla, nei pensieri di tanti vignaioli, si dovrebbe ritagliare il terzo posto in questa importante classifica. L’idea è sicuramente interessante ma, purtroppo, deve fare i conti con tante altre che, molto spesso, difficilmente collimano. In verità, l’iter per la difesa del vitigno (sostituzione del nome) è già partita ma i tempi burocratici, come sempre, si allungano. Mentre, per quanto riguarda la promozione del vino Ribolla gialla, sia fermo che spumante, sta procedendo in ordine sparso e a volte sfiorando il “patetico”.

Grappoli di Ribolla gialla…

6 – Una volta ottenuto il tanto auspicato pronunciamento normativo su questo vino autoctono da parte del Ministero competente, ritiene utile anche in questo caso la nascita di un Consorzio specifico?

Io penso, anzi ne sono convinto, che lo scopo del nuovo Consorzio Doc Friuli sia anche quello di tutelare la Ribolla gialla, non solo regolamentandone la produzione ma, soprattutto, promuovendo questo vino. Quindi, per ora, non vedo il bisogno di un Consorzio ad hoc in quanto si rischierebbe di isolare questo vino in una “bolla” mediatica.

7 – Come sta funzionando quello interregionale del Pinot grigio?

Qui il discorso cambia. Il Pinot grigio oggi, nel Nord-Est, è coltivato su una superficie di circa 26.000 ettari (contro i poco più di 2.000 della Ribolla gialla) e ricopre l’85% di produzione a livello nazionale. Con questi numeri, un Consorzio specifico ha sicuramente un motivo per esistere. Inoltre, sotto la guida del presidente Albino Armani gli incrementi dell’imbottigliato stanno crescendo a doppia cifra e anche i prezzi del vino sfuso dovrebbero a breve subire un incremento viste le tante richieste di mercato.

… e di Pinot grigio.

8 – E del Prosecco, cosa ci può dire? Hanno fatto bene anche i nostri produttori a puntare su queste bollicine?

Il vino Prosecco è divenuto un “marchio” mondiale e questo è un traguardo bellissimo che dà merito sia al Consorzio trevigiano che ai tanti produttori che hanno creduto nel futuro di questo vino. Purtroppo, oggi c’è ancora chi si scandalizza solo a sentire pronunciare questo nome invece di capire che, il Prosecco, è un’opportunità per tutti. Un vantaggio immediato è sicuramente, sia per quanti lo coltivano (oggi, è il vino sfuso più pagato in rapporto alla sua produzione per ettaro – 24.000 ettari Doc e 8.000 a Docg) che per quelli che lo spumantizzano. Inoltre, abbiamo moltissime aziende che, in questi ultimi anni, hanno inserito, nei loro listini, uno spumante varietale o millesimato (non coltivando nemmeno una pianta di Glera) sulla scia della richiesta che il Prosecco sta ottenendo a livello mondiale. Quindi, mi sembra una bella opportunità per tutti e per questo si deve gestire al meglio.

9 – In definitiva, qual è il suo giudizio complessivo sul Vigneto Fvg all’inizio del nuovo anno, anche alla luce di Brexit, dazi americani sulle importazioni e recente accordo commerciale Usa-Cina?

Sicuramente il 2020 si apre, per il mercato agroalimentare, con molte incognite. Forse la Brexit, oggi, è quella che ci dovrebbe preoccupare di meno, in quanto il mercato d’Oltremanica è già alla ricerca di stabilizzazioni commerciali con i vari partner europei. Invece, l’accordo Usa-Cina che prevede, per i prossimi due anni, l’acquisto da parte dei cinesi di merce agroalimentare a stelle e strisce (vino compreso) pari a 32 miliardi di dollari, potrà avere delle ricadute negative anche sui nostri vini. Infatti, potremmo assistere ad una flessione delle esportazioni verso il continente asiatico. Anche la già ricordata “guerra commerciale” tra l’americana Boeing e l’europea Airbus potrebbe avere delle ricadute negative su un’eventuale introduzione di dazi commerciali che potrebbero colpire anche i nostri vini. Però, a scapito di tutte queste incertezze momentanee, dobbiamo essere orgogliosi del nostro “Made in Italy” che marchia e certifica non solo la qualità dei prodotti agroalimentari, ma anche uno stile di vita, riconosciuto e invidiato in tutto il mondo. Continuiamo a crederci e a produrre qualità in ogni cosa che facciamo, dal vino all’accoglienza, in questo modo saremo sempre vincenti anche di fronte ad eventuali “barriere commerciali” che poi, inevitabilmente, dovranno cadere.

La degustazione a Corno di Rosazzo.

10 – A Corno di Rosazzo, il presidente Cotarella ha lanciato la importante sfida dei vini bianchi invecchiati. Da tecnico, con una lunga esperienza maturata sul campo, ritiene che il Vigneto Fvg sia pronto per potersi incamminare proficuamente anche su questa strada così impegnativa?

Quanto ha affermato il presidente Cotarella è sacrosanto e il Friuli-Venezia Giulia vitivinicolo non si può esimere dal percorrere questa strada. Sicuramente, una delle problematiche dei vini, sia bianchi che rossi, è la loro durata nel tempo, però con un distinguo. Infatti, se per i vini rossi il problema dell’invecchiamento è superabile, grazie alla loro naturale composizione, per i bianchi, mancando di struttura tannica, la cosa diventa più complicata. Fortunatamente, già da parecchi anni, per ovviare a questa breve durata nel tempo dei bianchi, si è cominciato a lavorare in vigna, sia attraverso corrette pratiche agronomiche che equilibrate produzioni d’uva. Aver abbassato le rese ci ha permesso, tra le altre cose, l’ottenimento di un’uva bianca più predisposta ai vini di lunga durata. Mentre, la successiva crescita tecnologica in cantina ha sicuramente fatto il resto. Il messaggio di Riccardo Cotarella ha comunque una doppia valenza in quanto, oltre a spronare un aumento della qualità dei nostri vini, ci indica anche le tendenze del mercato mondiale. Un mercato sempre più propenso alla ricerca di vini, giustamente strutturati (a seconda della varietà) ma, soprattutto, longevi nel tempo.

I grandi vini bianchi Fvg.

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In copertina, Rodolfo Rizzi con il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella.

Jadér, quando uno spumante si veste d’estate

di Gi Elle

Un fresco spumante d’estate? Ci sta – si usa dire oggi -, eccome! E allora perché non presentare le classiche “bollicine” anche con un abito adatto? E’ quello che hanno pensato, e fatto, i Viticoltori Friulani La Delizia di Casarsa che ora lanciano la “Summer Edition” di Jadér, la cuvée che è un riuscito progetto della cantina in riva al Tagliamento, interamente curato dalle vigne sulle Grave fino alla scelta dell’etichetta, e che continua ad essere sempre più richiesto (+15% di vendite nel primo semestre 2019). Per rispondere ancora di più alla domanda nasce quindi la prima “Summer Edition”, versione speciale dello Jadèr in tiratura limitata, solo 30 mila bottiglie e solo per i mesi estivi, con una nuova etichetta che omaggia l’arte degli anni ’70-’80 e che vuole essere un inno alle sere d’estate e al divertimento.
“Si tratta di uno dei primi progetti del genere nel panorama italiano degli spumanti – ha commentato il direttore commerciale dei Viticoltori Friulani La Delizia, Mirko Bellini -, di sicuro il primo per quanto riguarda la bollicine friulane: ci siamo accorti che Jadèr è sempre più il prodotto immagine della nostra azienda, il quale associa a sè concetti come prestigio, l’essere giovani e frizzanti, amare la vita notturna e aver voglia, sempre con responsabilità ovviamente, di divertirsi. Da qui l’idea di potenziare l’offerta, visto che comunque sarà in commercio anche la bottiglia con l’etichetta classica dello Jadér. I fatti ci stanno dando ragione: solo nella prima settimana abbiamo ricevuto prenotazioni per 15 mila bottiglie dai nostri clienti, che credono molto nel prodotto: per questo li ringraziamo”.

L’enoteca a “Filari di Bolle”.

Elemento caratterizzante dell’edizione limitata la rivoluzionaria scelta comunicativa, con una grafica che dall’etichetta si è allargata al collo della bottiglia e alle confezioni di cartone. Per la “Summer Edition” sono state scelte immagini fresche, che evocano i ricordi degli anni ‘70 della Hippy e Beat Generation, fino ad arrivare ai disegni morbidi e colorati della Pop Art degli anni 80’. La “Summer Edition” sarà commercializzata nel formato bottiglia da 0,75 litri e in quello Magnum da 1,5.
Ma non è finita qui: a novembre arriverà la “Winter Edition”, perché le bollicine piacciono anche nella stagione fredda. “La versione invernale – ha spiegato Bellini – proseguirà con la stessa filosofia, con una nuova immagine che cambierà ulteriormente l’etichetta: parlando con i nostri agenti, che con impegno e passione portano i nostri vini in tutta Italia, abbiamo capito che c’è già grande attesa anche per questa prossima uscita. Jadér è quindi sempre più il nostro spumante-brand dal grande futuro”.

Non solo il mercato, ma anche gli addetti ai lavori hanno riconosciuto questa ventata di freschezza portata nel comparto delle bollicine dalla cuvée friulana: alla Selezione Spumanti Filari di Bolle, in maggio, aveva ricevuto il premio per il miglior rapporto qualità-prezzo, mentre il concorso internazionale Mundus vini ha assegnato la propria medaglia d’argento proprio a Jadér.
“L’anno scorso – ha concluso il direttore commerciale – abbiamo chiuso con 500 mila bottiglie di Jadér vendute, ora nei primi sei mesi del 2018 siamo già a 300 mila: il prodotto piace e ci permette di essere presenti in un settore delle bollicine che sarà sempre più richiesto, quello degli uvaggi a base Glera (vitigno dal quale si produce il vino Prosecco, ndr). Il Prosecco, compreso quello La Delizia, continua ad avere una grande domanda ma al fianco di questa c’è anche quella per le cuvèe che sarà sempre più interessante per le cantine: noi in questo filone ci siamo, già da tempo, grazie a un progetto lungimirante, lanciato con coraggio ma sempre con i piedi ben piantati a terra come da tradizione della nostra azienda”.

Gli spumanti valutati dagli esperti.

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In copertina, il direttore commerciale Mirko Bellini con Jadér “estivo”.