Oro, affari e finanza tra luci e ombre: il mondo d’oggi riletto da Diego Fusaro intrecciando a Sedilis il pensiero di Marx con un calice di Ramandolo Docg

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Da sempre si sa che l’oro è il bene rifugio per eccellenza, in grado di metterci al riparo dai danni di improvvise (e neanche tanto) tempeste finanziarie – chi non ricorda i gravi contraccolpi anche sui nostri conti correnti in seguito al tracollo di Lehman Brothers nei primi anni Duemila? – o da crisi di vario genere che possono turbare il regolare andamento economico. Quindi, investire in oro o in altri metalli preziosi (ottimo anche l’argento) rappresenterebbe una saggia formula per tutelare i propri risparmi, anche perché chi l’ha fatto una ventina di anni fa, all’epoca della introduzione dell’euro, si trova oggi con un valore fortemente lievitato, mentre il potere d’acquisto della moneta unica si è andato via via riducendo a causa del rincaro, spinto da varie motivazioni, delle materie prime e della erosione di salari, stipendi e pensioni da parte di una inflazione costante, addirittura senza freni.


Vale oro, dunque, la nostra tranquillità economica, specialmente in un momento delicato come l’attuale, oppresso da un debito pubblico sempre più gigantesco, travagliato da guerre che non intendono spegnersi, da crisi di ogni tipo e da economie mondiali che si fronteggiano attraverso due grandi blocchi: quello occidentale-atlantico con a capo gli Stati Uniti d’America e quello rappresentato dai cosiddetti Brics, i Paesi emergenti fra i quali agli iniziali Brasile, Russia, India e Cina si sono aggiunti Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia. Uno scenario molto complesso nel quale è avvenuta anche la presentazione del libro del professor Diego Fusaro “Marx a Wall Street. Il capitalismo finanziario e le sue truffe” (Edizioni Piemme), un saggio provocatorio e profondo che analizza le contraddizioni del capitalismo globale, intrecciando il pensiero di Marx con le dinamiche speculative dell’alta finanza.


Una presentazione che non è avvenuta, come si potrebbe pensare, nella sede di un ente pubblico o di un’organizzazione che si occupi di economia, bensì in una bella azienda agricola del Tarcentino: all’agriturismo Micossi che s’incontra sulla strada che sale da Nimis alla volta di borgo Clotz e prosegue per Sedilis, nel cuore del “cru” che ci dona quel gioiello che il Ramandolo, da un quarto di secolo premiato dalla Docg, la denominazione di origine controllata e garantita, il massimo riconoscimento per un vino di qualità. E il Ramandolo, ottenuto nei vigneti ai piedi della Bernadia tra Nimis e Tarcento, è il primo ad averlo ottenuto in Friuli Venezia Giulia, dopo un lungo iter legislativo, nell’ormai lontano 2001. L’incontro è stato organizzato da Geko Gold – una realtà attenta alla cultura economica e ai percorsi di consapevolezza personale e collettiva (le cui sedi si ritrovano nella Repubblica di San Marino, a Rimini e a Padova), sul posto con suoi rappresentanti – con un protagonista d’eccezione del pensiero contemporaneo, il filosofo opinionista e saggista torinese autore di numerosi volumi che fanno luce sulle complicate tematiche d’oggi, divenendo uno degli intellettuali più discussi del panorama italiano, capace di accendere il dibattito e stimolare nuove visioni sui temi economici, sociali e culturali del nostro tempo.


Il saggista quarantaduenne – davanti a un folto e attento uditorio, al quale ha proposto una vera e propria “lezione” socio-economica – ha fatto il punto su quest’epoca di forti polarizzazioni, nuovi ordini mondiali, tensioni internazionali e sconfitte politiche altisonanti, sostenendo quanto sia importante una riflessione profonda sul mondo in cui viviamo e su chi muove i fili dell’alta finanza, a cominciare dai gruppi bancari e dalle Banche centrali (in primis Bce e Federal Reserve), oltre che dal Fondo monetario internazionale. Diego Fusaro è tornato, infatti, sul tema che più di tutti lo rende riconoscibile come studioso in Italia e nel mondo: appunto Karl Marx e il capitalismo di oggi. «Lo “spettro di Marx” – ha osservato il professore – seguita ad aggirarsi minaccioso tra le rovine del desolato paesaggio post-1989, e resta la guida imprescindibile e il sismografo irrinunciabile per cartografare le contraddizioni che costellano il nostro presente». Come dire che “Marx a Wall Street” indaga criticamente il nuovo capitalismo finanziario che si è venuto contraddittoriamente delineando a partire dagli anni Ottanta del cosiddetto “secolo breve” e che si è rafforzato con la marcia trionfale della globalizzazione liberal-finanziaria, fino a questi ultimi anni, E a maggior ragione oggi che, con la vittoria negli Usa di Donald Trump, entra in una nuova e sofisticata fase dell’ordine mondiale. Molto ampia, dunque, la tematica affrontata in una utile e partecipata riflessione, stimolata da vari interventi, anche sorseggiando un ottimo Ramandolo Docg. Che poi a Nimis, in una fortunata manifestazione promozionale d’autunno, diventa puntualmente “Oro di Ramandolo”…

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Diego Fusaro (Torino, 1983) è una delle voci più critiche e indipendenti della riflessione filosofica contemporanea. Specialista di Filosofia della storia e interprete eterodosso di Hegel e Marx, insegna Storia della filosofia all’Istituto Alti Studi Strategici e Politici di Milano. All’insegnamento e alla ricerca affianca la divulgazione, anche attraverso collaborazioni giornalistiche con testate quali La Stampa e Il Fatto Quotidiano. Tra i suoi libri: Bentornato Marx! (Milano, 2009), Pensare altrimenti (Torino, 2017), Storia e coscienza del precariato (Milano, 2018), Il nuovo ordine erotico (Milano, 2018), Glebalizzazione (Milano, 2019).

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In copertina e all’interno immagini dell’incontro con il professor Diego Fusaro.

Quella ruota del Mulino di Terenzano non macina più granaglie ma arte, cultura e musica: tanti applausi all’Orchestra Schippers per il suo intreccio di ritmi barocchi e moderni

di Giuseppe Longo

POZZUOLO DEL FRIULI – In quella roggia non c’è più l’acqua attinta dal Cormor che scorre poche decine di metri più in là, il suo letto è diventato un prato verde. Perché non serve più per azionare le pale della grande ruota nello storico Mulino di Terenzano, che ora altro non è che un bellissimo esempio di archeologia industriale. E quella che fino ad alcuni decenni fa era era una preziosa fonte per l’economia rurale delle fiorenti campagne alle porte di Udine oggi è diventata un polo culturale di prim’ordine. In altre parole, quella gigantesca ruota non fa girare più le macine che trasformavano in alimenti mais, frumento e altre granaglie. Quella ruota oggi macina… cultura. Azionata da un’associazione molto nota e apprezzata in Friuli, conosciuta come “Il mulino a Nord Est” che qui ha il suo punto di riferimento ma esplica la sua azione anche altrove, a cominciare dalla vicina città con frequenti e brillanti iniziative che incontrano sempre incoraggianti apprezzamenti, a cominciare da quelli del Club per l’Unesco di Udine guidato dall’infaticabile Renata Capria D’Aronco.

Non solo cultura, però, in senso stretto. Ma anche arte e musica. Perché nella sala d’ingresso del mulino così ben restaurato su progetto dell’architetto Aldo Peressa è allestita una bella mostra di arte contemporanea; in quella successiva, invece, ieri sera ha preso vita un concerto dell’Orchestra Thomas Schippers. La formazione cameristica diretta dal maestro Carlo Grandi vi era stata ospite anche l’anno scorso, solo che era incappata in un vero e proprio diluvio che aveva turbato non poco la serata. Stavolta, invece, il tempo era splendido: caldo, ma non troppo, quindi gradevole, specie se protetti da quei muri possenti che trasudano storia. E l’architetto Peressa, che è anche presidente del circolo culturale organizzatore – che ha preso proprio il Mulino di Terenzano come suo simbolo -, alla fine della serata ha detto di aver sognato la possibilità di ascoltare, in un magico intreccio, la musica contemporanea fra queste mura le cui fondamenta poggiano in un antico passato, risalente addirittura all’età medioevale. La serata inserita nella prima sezione del Festival Schippers ha offerto, infatti, un’applauditissima interpretazione di due brani dell’australiano Robert Davidson composti poco dopo lo scoppio della pandemia, cinque anni fa, e uno ancora in età giovanile, nel 2000.
E il primo brano, significativamente intitolato “Twenty Twenty”, non ha fatto a meno di commuovere il pubblico che gremiva la sala un tempo piena di sacchi di cereali appena macinati o in arrivo dalle fattorie della zona. Impossibile, infatti, dimenticare la tristissima esperienza Covid. Il musicista di Melbourne l’ha scritta, quando verso la fine di febbraio 2020, aveva cominciato a circolare minaccioso il Coronavirus. In quei mesi di inizio primavera Davidson – ha raccontato il maestro Grandi – si accingeva a festeggiare il compleanno della figlia ventunenne, ma il diffondersi del morbo che avrebbe sconvolto il mondo aveva giocoforza fatto cambiare i programmi. Per cui, rattristato dalle imposizioni restrittive scattate anche in Oceania, il compositore aveva deciso di trasferire sul rigo musicale i suoi sentimenti. E ne era uscita una composizione per pianoforte – poi trascritta per orchestra – che pure oggi emoziona fin dal primo ascolto, per i toni gravi che trasmettono il suo stato d’animo in difficoltà, ma anche sereni, e talora gioiosi, che inducono alla speranza. Quella che ci ha fatto credere che prima o poi (poi, purtroppo) tutto sarebbe passato. E così anche il pubblico di Terenzano – dopo quello di Villa Russiz a Capriva e Muggia Vecchia – non ha potuto fare a meno di ricordare e rivivere quei drammatici momenti, che fecero anche tante migliaia di vittime. Prolungati gli applausi per la significativa composizione, che probabilmente, come confidato dal maestro stesso, in questi concerti della Schippers veniva «eseguita per la prima volta in assoluto nella sua versione orchestrale». Dello stesso autore gli archi hanno poi proposto il fortemente ritmato “A Short Hour Unseen”, composto da Davidson esattamente un quarto di secolo fa. Con una apprezzatissima concessione del bis nella trascinante parte conclusiva.

Molto bello e coinvolgente il programma messo a punto dal direttore artistico, volto a individuare la «correlazione tra la pulsazione ritmica ed i contrappunti di alcuni capolavori del periodo Barocco e altri dell’Età contemporanea», tanto da intitolare “Ba Rock” questa prima parte di concerti del Festival Schippers. Il maestro Grandi ha, infatti, messo a confronto i ritmi veloci di certe composizioni di più di tre secoli fa con quelli delle partiture del nostro tempo, indicando delle analogie seppur i generi musicali siano completamente diversi. La serata è cominciata, pertanto, con un festoso Concerto in La maggiore per Archi di Antonio Vivaldi, proponendo poi, dello stesso “prete rosso” l’altrettanto affascinante Concerto in Do maggiore, nel quale i toni allegri del primo e terzo movimento cedono spazio a quelli gravi e meditativi del secondo. Ed ecco due godibilissimi brani del suo contemporaneo Georg Philipp Telemann, del quale gli archi della Schippers hanno interpretato con grande efficacia un Divertimento e 6 Scherzi, alla fine del quale c’era addirittura un singolare “Scherzo Arlecchinoso”, dai ritmi molto giocosi e scanzonati adatti a ricordare la più conosciuta maschera del Carnevale italiano. Ma non da meno è stato il “Tourbillon” dello stesso autore nato a Magdeburgo, un vero e proprio “vortice” musicale che subito ti coinvolge senza farti perdere una battuta. Meritata, a questo punto, una pausa di alcuni minuti, per riprendere poi con una bellissima Suite del francese Jean-Philippe Rameau, del quale più volte Carlo Grandi ha offerto deliziose interpretazioni – in evidenza il violino di Laura Grandi nella Descente de Mercure -, prima di arrivare alle citate coinvolgenti opere di Robert Davidson. Lunghi e calorosi gli applausi all’indirizzo del direttore e della sua formazione. Per cui è doveroso ricordarne i componenti: violini appunto Laura Grandi, Marco Favento, Daniel Longo, Beatrice Cher, Lorenzo Mian, Simonetta Fumiato e Lea Pangerc; viola Rachele Castellano; violoncello Massimo Favento e Katja Panger; contrabbasso Donata Paduano. I quali stasera replicano ancora una volta: appuntamento, alle 21, a nella Corte Marco d’Aviano di palazzo Torriani, sede municipale di Gradisca d’Isonzo. Con questa serata scenderà, dunque, il sipario sulla prima tranche del Festival Schippers che si snoderà lungo una quindicina di appuntamenti che toccheranno vari centri del Friuli Venezia Giulia.

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In copertina e all’interno alcune immagini del Mulino di Terenzano; e poi del concerto dell’Orchestra Thomas Schippers diretta dal maestro Carlo Grandi.

Collio vino da uve autoctone, quando il territorio vale più delle varietà. Cresce il progetto per valorizzare lo storico uvaggio simbolo della prima Doc friulana

di Giuseppe Longo

GORIZIA – Il Collio ha celebrato da poco i sessant’anni dalla sua nascita, come prima denominazione di origine controllata del Friuli Venezia Giulia. E di strada in questo lungo periodo, cominciato quasi l’indomani della pubblicazione della legge 930 del 1963 istitutiva delle Doc nel Vigneto Italia, ne ha fatto davvero tanta attraverso il Consorzio di tutela che ancora ricorda con riconoscenza la lunga e illuminata presidenza del conte Douglas Attems e che da pochi mesi è affidato alla giovane guida di Luca Raccaro. Ma, tra i tanti vitigni storicamente autoctoni e internazionali, peraltro perfettamente adattati al nostro habitat tanto da diventarne parte integrante, i vignaioli isontini hanno sempre avuto un punto fermo: l’uvaggio Collio. Che ora si vuole rilanciare e valorizzare, sapendo quanto sia importante il nome del territorio più di quello delle varietà. Il “terroir”, per dirla alla francese, fatto non solo dalla fisicità del luogo vocato alla coltivazione della vite, ma anche di tutti quei fattori ambientali, climatici e umani che fanno di una specifica area davvero un “unicum” che, proprio nel caso del vino, è in grado di donare prodotti inimitabili.


E con questi intendimenti si è dato vita a un singolare progetto dal titolo eloquente: “Collio vino da uve autoctone”. Nel quale i vitigni base utilizzati sono quelli di sempre, vale a dire Tocai friulano, Malvasia istriana e Ribolla gialla, fra i quali il primo – “offeso” dalla perdita del nome dopo il nostro grave insuccesso nella vertenza con l’Ungheria – ha la parte preponderante. E quale migliore location di Casa Krainer, in via Rastello a Gorizia, per presentare i nuovi arrivati nel gruppo? «Un progetto recente – spiega Stefano Cosma che, con la consueta bravura, ne ha coordinato la presentazione -, ma che affonda le sue radici nello storico uvaggio del Collio, come l’ex Ferramenta Krainer, aperta agli inizi del ‘900 in un edificio preesistente riprogettato in stile Liberty. Così l’etichetta dei primi del ‘900 del “Coglianer-Görzer weisswein”, il vino bianco del Collio amato da sempre dai consumatori austriaci». Un’etichetta storica proiettata durante la presentazione in quella bellissima strada del centro storico nella Città europea della cultura – con la contermine Nova Gorica – che si cerca in tutti i modi di rilanciare. «All’epoca – riprende l’esperto – era un vero e proprio uvaggio, perché nei vigneti c’erano varietà miste, in cui prevaleva la Ribolla gialla che venivano raccolte assieme e concorrevano a produrre un bianco tipico. Già nel 1888, alla prima Fiera dei Vini che si tenne a Trieste con espositori da tutta l’Austria-Ungheria, la Società agraria di Gorizia portò in assaggio un “Vino Bianco Collio 1887”, uno dei principali e dei più apprezzati prodotti vitivinicoli del “Giardino del Goriziano”».

«Dopo la Grande Guerra – ha aggiunto Stefano Cosma, appassionato conoscitore anche della storia del Collio, ma pure di tutto il Vigneto Fvg -, con la ricostruzione della viticoltura, fu dato maggior spazio alla Malvasia istriana e al Tocai friulano, che divennero gli altri due componenti del Bianco del Collio, assieme alla Ribolla gialla. Perciò Ribolla, Malvasia e Tocai sono state le varietà previste nel disciplinare della Doc Collio approvato nel 1968. Le percentuali sono state cambiate ad inizio Anni ’90, mantenendo le tre varietà; un’ulteriore modifica consente tutt’ora di utilizzare a piacimento altre varietà a bacca bianca».
Ma veniamo al progetto attuale. «Quattro produttori iniziali, poi diventati sette, hanno così deciso – continua la spiegazione del dottor Cosma – di proporre il “Collio Doc Vino da uve autoctone”: con l’utilizzo della bottiglia Collio Collio, l’etichetta uguale per tutti, uscendo con il vino dopo almeno 18 mesi dalla vendemmia, con la presenza delle sole varietà Ribolla gialla, Malvasia (istriana) e (Tocai) Friulano con prevalenza di quest’ultimo, la possibilità di affinamento in legno ed altre regole di autodisciplina. All’evento qui in Casa Krainer sono già in 11: Kristian Keber, Fabjan Muzic, Andrea Drius di Terre del Faet, Alessandro Dal Zovo della Cantina Produttori Cormons, Fabijan Korsic, Maurizio Buzzinelli, La Rajade, Marcuzzi, Vigne della Cerva, Ronco Blanchis e Manià. Un progetto nato dal basso, tra produttori che credono nella forza di un’identità territoriale autentica». «Abbiamo fatto un passo indietro come azienda per farne uno in avanti come gruppo», dicono gli stessi produttori. E Cosma riprende: «Il progetto del Collio da uve autoctone, che non serve chiamare “Collio bianco”, perché Collio è già sinonimo di miglior bianco d’Italia, dimostra che eleganza, complessità e capacità evolutiva possono convivere in un calice». «Un vino corale, dove il territorio viene prima del brand, l’identità prima del marketing», è la conclusione emersa durante l’incontro in Casa Krainer, attraverso gli interventi dei produttori e di alcuni ospiti, tra i quali Gianni Ottogalli e un giovane enologo trevigiano che su questo progetto ha basato addirittura la propria tesi di laurea. Veramente bravi i produttori di “Collio vino da uve autoctone” tanto che meritano i migliori auguri. Anche perché la qualità che tutti abbiamo potuto accertare – bottiglie del 2023 ma anche del 2022 – dopo le parole, pur necessarie, è davvero alta, oltre che valorizzata dai finger food di Chiara Canzoneri. Ma nel contempo pur suscettibile di ulteriori miglioramenti. Cosa che in oltre sessant’anni il Collio ha sempre dimostrato di saper fare con grande professionalità. E che continuerà a fare!

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In copertina e all’interno immagini della illustrazione del progetto: alcune delle bottiglie presentate, il gruppo di vignaioli con Stefano Cosma (primo a sinistra), interventi di produttori e Gianni Ottogalli, la degustazione a Casa Krainer.

Le Notti del vino (con Corno di Rosazzo) ora entrano nel vivo del lungo calendario dopo la brillante serata inaugurale a Nimis nella terra del Ramandolo Docg

di Giuseppe Longo

NIMIS – Notti del vino atto secondo. Come dire che proprio oggi, a Corno di Rosazzo, nella zona viticola più a sud dei Colli orientali del Friuli, è in programma il secondo appuntamento con il format estivo delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia. E questo dopo il riuscitissimo avvio a Nimis, nell’area invece più a nord della prestigiosa Doc nata 55 anni fa, del lungo tour enogastronomico – da giugno a settembre, con ben 36 serate, l’una più promettente dell’altra – in tutta la regione, con addirittura due puntate all’estero, nella slovena Capodistria e nella croata Buje d’Istria che hanno chiesto con entusiasmo di aderire alla grande “famiglia” dei Comuni più vocati alla vite e al vino del Vigneto Fvg, ma anche del più vasto Vigneto Italia, nel 2024 tornato primo al mondo!

Se l’anno scorso aveva avuto l’onore di chiudere la rassegna a fine agosto, stavolta Nimis ha beneficiato del privilegio di aprirla a ridosso del Solstizio d’estate, appena dopo l’apertura avvenuta a Roma dell’intera manifestazione che quest’anno, come è noto, è diventata nazionale, tanto è piaciuta ai vertici delle Città del vino, a cominciare dal presidente Angelo Radica (abruzzese), la formula innovativa ideata in Friuli Venezia Giulia. E il paese pedemontano l’ha fatto con grande successo in una serata che ha segnato il pressoché tutto esaurito. Nonostante l’incerto avvio dovuto alla pioggia temuta tutto il giorno e che poi è puntualmente arrivata poco prima dell’inaugurazione della serata. Niente paura, però: nella magnifica location scelta anche quest’anno, visto il successo della prima edizione, era pronto infatti il “piano B”, ovvero la possibilità di ospitare la manifestazione al coperto. Ed è quello che è puntualmente avvenuto nella perfettamente strutturata Cantina I Comelli di borgo Valle, ai piedi del monte Bernadia e delle colline più famose per la produzione del dolce Ramandolo, il primo vino Docg dell’intera regione. Tuttavia, la pioggia era durata molto poco, tanto da far spuntare uno splendido arcobaleno, addirittura doppio. Per cui “Fiato alle trombe!”, come amava dire l’indimenticabile Mike.

Brevi e mirati gli interventi di saluto per non sottrarre tempo alle degustazioni e al lieto conversare. Hanno così parlato il sindaco Fabrizio Mattiuzza – presente anche l’assessore alle attività turistiche Davide Michelizza -, che ha fatto gli onori di casa, dicendosi entusiasta di ospitare questa seconda edizione delle Notti del vino, dopo l’ottimo esordio che era stato accordato e organizzato a tempo di record nel 2024 dall’allora commissario straordinario Giuseppe Mareschi, pure presente alla serata inaugurale, ringraziando i produttori partecipanti e la Pro Nimis, guidata da Mario Srebotuyak, per la preziosa collaborazione; il coordinatore regionale delle Cdv Tiziano Venturini, il quale si è richiamato alle motivazioni che l’anno scorso avevano portato a creare questa nuova formula promozionale ora allargata, come si diceva, a tutta l’Italia, e il consigliere regionale Edy Morandini che ha confermato l’appoggio della Regione Fvg: fra l’altro, anche quest’anno Le Notti del vino sono state infatti presentate ufficialmente a Trieste, nella sede del Consiglio regionale, alla presenza del presidente Mauro Bordin. Chi scrive si è pregiato, invece, di portare il saluto degli “ambasciatori” delle Città del vino (era presente anche Giorgio Cattarin), e in particolare del presidente Carlo Rossi (trentino), auspicando che fin dalla prossima edizione anche Nimis, con il suo Ramandolo Docg, possa essere inserito nel programma sempre più vasto e importante delle Grandi Verticali. E proprio sul prestigioso vino Docg si è al termine soffermato, con alcune pertinenti, interessanti oltreché curiose osservazioni, il dottor Matteo Bellotto, “regista” e animatore apprezzatissimo proprio delle riunioni degustative che si sono concluse da pochi giorni a Gorizia, nell’ambito delle manifestazioni che la città isontina condivide con Nova Gorica quale Capitale europea della cultura 2025.

Ricordiamo, allora, i protagonisti della serata inaugurale. Diciassette i 17 produttori di Ramandolo Docg, il vino più pregiato e rappresentativo del territorio: Ad Coos, Ca’ Felice, Dario Coos srl, Dri Giovanni Il Roncat, I Comelli, Ronco dei Frassini, Micossi, Nimissutti, Roncaia, Valleombrosa, Anna Berra, Bressani Giuseppe, Zaccomer, Cooperativa Ramandolo, Cossettini, Ronc de Val e Borgo Romanzo. Ai quali si sono aggiunti tre ristoranti, nove artigiani del gusto con proposte di prodotti tipici friulani e la distilleria Giacomo Ceschia, che è la più antica del Friuli essendo stata fondata nel 1886. Ricordiamo che le Notti del Vino sono organizzate fino al 12 settembre con 36 date dai Comuni aderenti al Coordinamento del Friuli Venezia Giulia dell’Associazione nazionale Città del Vino e godono del patrocinio del Consiglio regionale Fvg. In collaborazione con Io sono Friuli Venezia Giulia, Unione Nazionale Pro Loco d’Italia – Comitato del Friuli Venezia Giulia, Unidoc Fvg ed Ert Fvg. E questa sera, come si diceva all’inizio, calici nuovamente alzati per la seconda Notte del vino, protagonisti i produttori di Corno di Rosazzo, il paese dove peraltro ha anche sede il Consorzio per la tutela dei vini Doc e Docg Friuli Colli orientali e Ramandolo. E poi, via via, seguiranno gli altri numerosi appuntamenti fin dalla settimana entrante, a cominciare da Cormons e dalla vicina Dolegna del Collio.

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In copertina, il saluto del coordinatore delle Città del vino Fvg Tiziano Venturini che ha accanto il sindaco Fabrizio Mattiuzza e il consigliere regionale Edy Morandini.

Notti del vino Fvg, dal brillante debutto 2024 una continua crescita: dopo il via a Nimis 35 eventi con due uscite in Slovenia (sul mare) e Croazia. Il plauso della Regione: ecco come va fatto “sistema”

di Giuseppe Longo

TRIESTE – «Il Friuli Venezia Giulia ha fatto da apripista e il successo è stato tale da trasformare questa esperienza in un importante evento nazionale», ha sottolineato il presidente delle Città del vino, Angelo Radica, in video-collegamento dalla sua Tollo in Abruzzo. E il presidente del Consiglio regionale Fvg, Mauro Bordin, gli ha fatto eco: «Avete aperto una strada che, appena un anno dopo, è diventata un’autostrada». Come dire che il cammino intrapreso si è ben presto rivelato pieno di appaganti soddisfazioni. Per cui davvero efficaci queste allegorie che fotografano con immediatezza la rapidissima affermazione delle Notti del vino, geniale intuizione per l’estate 2024 del Coordinamento Fvg fatta propria, nella seconda edizione, dall’intero Stivale enologico, anche se «un terzo degli eventi in calendario – ha aggiunto Radica, plaudendo alla bravura dei friulgiuliani – avrà luogo proprio in Fvg».

E alla fine una bella foto di gruppo.

LA CRESCITA – Dopo l’esordio della scorsa estate, ecco dunque l’anno della crescita, appunto a livello nazionale. E l’intero calendario della manifestazione – ben 36 appuntamenti, otto in più rispetto all’anno scorso, con due uscite all’estero, nell’Istria slovena e croata – ieri mattina ha avuto per la sua presentazione ufficiale nientemeno che la bellissima sala dedicata, in piazza Oberdan a Trieste, a Tiziano Tessitori, l’indimenticabile conterraneo “padre” della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Confermata la formula rivelatasi subito vincente nel 2024: una serie di serate sotto le stelle in cui le cantine del territorio, interessato di volta in volta, propongono i propri vini abbinati a specialità gastronomiche e a eventi invitanti quali musica, teatro, presentazioni letterarie o visite guidate a beni culturali e naturalistici. Un format che unisce, dunque, degustazioni di grandi vini a percorsi turistici, valorizzando i territori e le comunità legate storicamente al vino. Una vera e propria festa dell’enoturismo, insomma, applicando una “formula” che piace sempre più, tanto da caratterizzare, e qualificare, in modo crescente il movimento vacanziero nella nostra regione.

LE NOVITÁ – In Friuli Venezia Giulia, il periodo delle Notti del vino si è allargato – dal 23 giugno, con la serata inaugurale di Nimis, al 12 settembre, con l’evento conclusivo di Chiopris Viscone, mentre prima c’erano solo luglio e agosto – e sono aumentati gli appuntamenti, da 28 a 36, coinvolgendo 35 Città del Vino (alcune collaborano allo stesso evento, altre propongono due date). Come detto, tra le partecipanti anche due Città oltre i confini nazionali: Buje d’Istria in Croazia, storica associata alle Città del Vino, e Capodistria, entrata nell’associazione alla fine dello scorso anno e subito desiderosa di partecipare ai suoi eventi. Proprio la slovena Koper, ammantata di splendidi vigneti carezzati dalla brezza dell’Adriatico, assieme all’altra esordiente Muggia, un gioiello del Golfo di Trieste, famoso anche per l’olio, proporrà una serata davvero particolare: una barca porterà al largo i partecipanti partendo da Portorose, a metà strada tra le due località. Altra novità, la collaborazione con l’Ente regionale teatrale del Friuli Venezia Giulia che proporrà nelle Città del Vino concerti con giovani musicisti della nostra regione.

I relatori col presidente Bordin e la sala.

LE DATE – I programmi completi sono in continuo aggiornamento sul sito www.cittadelvinofvg.it. Queste, comunque, le date e le location dell’edizione 2025: Nimis 23 giugno con la serata inaugurale degli eventi; Corno di Rosazzo 28 giugno; Dolegna del Collio 2 luglio; Cormons 4 luglio; Sequals 4 luglio; Cervignano del Friuli 5 luglio; Codroipo 5 luglio; Muggia/Milje e Koper/Capodistria 11 luglio; Casarsa Della Delizia 16 luglio; Manzano 17 luglio; Monrupino/Repentabor 24 luglio; Sesto al Reghena 24 luglio; Povoletto 25 luglio; Premariacco 25 luglio; Aquileia 25-26 luglio; Palazzolo dello Stella 26 luglio; Ronchi dei Legionari 26 luglio; Torreano 29 luglio; San Giorgio della Richinvelda 1 agosto; Pocenia 2 agosto; Prepotto e Dolegna del Collio 3 agosto; Latisana 5 agosto; Gradisca d’Isonzo 6 agosto; Latisana 7 agosto; San Giovanni al Natisone 7 agosto; San Vito al Tagliamento 8 agosto; Camino al Tagliamento 8 agosto; Duino Aurisina/Devin Nabrežina 8 agosto; Buje/Buie d’Istria 9 agosto; Bertiolo 10 agosto; Sgonico/Zgonik 20 agosto; Buttrio 21 agosto; San Dorligo Della Valle Dolina 23 agosto; San Quirino 30 agosto; Chiopris Viscone 12 settembre, con il già ricordato evento conclusivo.

IL COORDINATORE FVG – «Quello dello scorso anno – ha detto Tiziano Venturini, vicesindaco di Buttrio, coordinatore regionale e vicepresidente nazionale delle Città del Vino, aprendo i lavori al Consiglio regionale – è stato un esordio davvero positivo, con oltre 7 mila persone partecipanti e oltre 300 cantine aderenti, alle quali si sono uniti un centinaio di ristoratori. Numeri che hanno portato l’Associazione nazionale Città del Vino, con grande convinzione da parte del presidente nazionale Angelo Radica, ad adottare il nostro progetto per dargli valenza in tutta Italia. Siamo stati lieti di condividere il know how sviluppato dal nostro Coordinamento regionale per sviluppare ulteriormente l’evento in tutta la Penisola. Pensiamo che Le Notti del Vino possano essere anche una risposta per un settore produttivo che, vista la situazione dell’export segnata da tensioni commerciali internazionali, sta cercando un modo per “rivitalizzare” i consumi interni di vino di qualità in Italia. I nostri appuntamenti in chiave prettamente enoturistica danno proprio una mano in questo senso alle cantine, che possono promuoversi e farsi conoscere negli stessi territori da cui nascono i loro grandi vini. Copriamo l’area di tutte le Doc regionali e siamo orgogliosi di avere anche l’adesione degli amici di Buie e Capodistria».

IL PRESIDENTE NAZIONALE – Angelo Radica, in videocollegamento, ha appunto osservato che «circa un terzo delle proposte de Le Notti del Vino in tutta Italia, in questa edizione di avvio a livello nazionale, arriveranno dal Friuli Venezia Giulia: un format di valore che con piacere abbiamo accolto per tutta la Penisola. Nelle varie proposte, oltre alle degustazioni e ai momenti di intrattenimento, inviteremo le Città del Vino a prevedere pure attimi di riflessione su sostenibilità, salute e salvaguardia del territorio».

Fabrizio Mattiuzza (Nimis)

Franco D’Altilia (Palazzolo)

Carlo Schiff (Chiopris Viscone)

ALTRI INTERVENTI – Presentati da Davide Francescutti, responsabile della comunicazione delle Cdv Fvg, sono seguiti altri interventi. Pietro De Marchi, presidente del Comitato regionale delle Pro Loco d’Italia, ha ricordato la stretta sinergia tra Città del Vino e Unpli, che proprio «in Friuli Venezia hanno firmato un patto di collaborazione dal valore nazionale e che vede 7 Pro Loco di altrettante Città del Vino regionali fare parte anch’esse dell’Associazione: con i nostri volontari saremo con impegno all’interno della squadra de Le Notti del Vino». Sandro Paravano vicedirettore Banca 360 Fvg, ha poi ricordato ancora una volta il convinto sostegno dell’istituto di credito cooperativo ai territori e alla filiera del vino, a partire dalla sponsorizzazione delle Notti del Vino, evento dal grande valore.
Mateja Hrvatin Kozlovič, sindaco di Koper Capodistria, Franco Biloslavo, consigliere comunale delegato di Muggia, e Massimo Romita, in rappresentanza del Comune di Duino Aurisina Devin Nabrezina, e membro del coordinamento regionale Città del Vino, hanno invece presentato lo speciale evento sul mare dell’11 luglio prossimo, di cui abbiamo già fatto cenno.
Presente a Trieste anche l’ingegner Fabrizio Mattiuzza, neosindaco di Nimis, località pedemontana a nord di Udine – famosa per il suo Ramandolo Docg – dove il 23 giugno prenderà il via il lungo calendario delle Notti del Vino sul territorio regionale: con lui c’era anche l’assessore Davide Michelizza, anche in rappresentanza della Pro Loco, guidata da Mario Srebotuyak, che collabora fattivamente nell’allestimento della serata inaugurale nel parco della Cantina I Comelli. Carlo Schiff, sindaco di Chiopris Viscone, si è invece detto ben lieto di ospitare la serata conclusiva del 12 settembre. Sono intervenuti a presentare i propri eventi pure il sindaco di Palazzolo dello Stella Franco D’Altilia, che ha citato un aumento delle presenze turistiche nel suo Comune anche grazie proprio agli eventi legati alle Città del Vino, e il direttore dell’Ente turistico di Buje, Valter Bassanese. Presenti pure altri numerosi sindaci e amministratori delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia, membri del Coordinamento regionale e Ambasciatori delle Cdv.

Massimo Romita (Duino), Franco Biloslavo (Muggia) e  Mateja Hrvatin Kozlovič (Koper)

IL PRESIDENTE BORDIN – Ha chiuso la serie degli interventi il padrone di casa, il presidente dell’Assemblea legislativa Fvg, avvocato Mauro Bordin. «Le Notti del Vino sono un esempio concreto di come il Friuli Venezia Giulia sappia fare sistema valorizzando le sue eccellenze, non solo vitivinicole, ma anche culturali e paesaggistiche – ha affermato –. L’estensione dell’evento a livello nazionale è motivo di grande orgoglio e dimostra la capacità del nostro territorio di essere laboratorio di buone pratiche replicabili. Questa iniziativa rappresenta un’opportunità concreta per promuovere il vino di qualità attraverso un’esperienza che unisce territorio, cultura e tradizione, rafforzando il legame tra identità locale e sviluppo turistico consapevole». «In questi anni, assieme al presidente della V commissione, Diego Bernardis (presente all’incontro, ndr), abbiamo seguito il percorso dell’associazione Città del vino, che ha portato a risultati importanti di crescita. Un progetto che evidenzia la sinergia tra enti locali, mondo economico, mondo associazionistico e produttori», ha aggiunto il presidente Bordin, osservando come «il Friuli Venezia Giulia abbia saputo fare sistema con lungimiranza, valorizzando le sue eccellenze vitivinicole, culturali e paesaggistiche e rafforzando il legame tra identità locale e sviluppo turistico». «Quest’estate chi verrà qui in vacanza o chi resterà in regione potrà trovare sul territorio tante occasioni per stare insieme e divertirsi, assaporando i vini e i prodotti locali. A chi ha creduto in questo progetto – ha concluso Bordin – va il nostro grazie di cuore».

Valter Bassanese (Buje)

Ricordiamo, infine, che le Notti del Vino sono organizzate dal Coordinamento del Friuli Venezia Giulia dell’Associazione nazionale Città del Vino e godono del patrocinio del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Vengono allestite in collaborazione con Io sono Friuli Venezia Giulia, Unione Nazionale Pro Loco d’Italia – Comitato del Friuli Venezia Giulia, Unidoc Fvg, Ente regionale teatrale del Friuli Venezia Giulia. Sponsor Banca 360 Fvg.

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In copertina, alla fine dell’incontro stampa il brindisi beneaugurante del presidente Mauro Bordin con da sinistra Bernardis, Paravano, Venturini e De Marchi.

“Notti del vino”, conto alla rovescia per la serata inaugurale a Nimis: ieri il punto del sindaco Fabrizio Mattiuzza con il coordinatore delle Cdv Tiziano Venturini

di Giuseppe Longo

NIMIS – Ormai gira a pieno regime la macchina organizzativa delle “Notti del vino”, il tour enogastronomico estivo giunto alla seconda edizione e che prenderà il via ufficialmente a Nimis il 23 giugno prossimo durante la serata che verrà proposta nel parco della Cantina I Comelli, ai piedi del monte Bernadia, le cui pendici sono ricoperte dai pregiati vigneti che producono il Ramandolo Docg. E il punto sull’allestimento della manifestazione inaugurale è stato fatto ieri pomeriggio in Municipio durante un incontro che il sindaco Fabrizio Mattiuzza ha avuto con il coordinatore regionale delle Città del vino Fvg, Tiziano Venturini – accompagnato da chi scrive nella sua qualità di “ambasciatore” dell’associazione vitivinicola -, presente il vicesindaco Gloria Bressani. La serata di Nimis e quelle successive – che punteggeranno tutto il Friuli Venezia Giulia vocato alla vite e al vino – saranno presentate lunedì prossimo a Trieste, nella sede del Consiglio regionale, durante un incontro con gli amministratori dei Comuni interessati e con la stampa Fvg.
Il Comune pedemontano, il più a nord assieme a Tarcento nell’ambito della Doc Friuli Colli orientali, è dunque “immerso” nel conto alla rovescia della grande serata di apertura dell’originale circuito estivo che, visto l’ottimo esito della prima edizione ideata e organizzata tutta in Fvg, quest’anno è stato allargato all’intero territorio nazionale. Una perfetta riuscita alla quale aveva contribuito anche Nimis con la serata di chiusura, a fine agosto, organizzata dall’allora commissario straordinario Giuseppe Mareschi e ospitata sempre nel parco dei Comelli. E proprio per la disponibilità della storica azienda ad accogliere ancora l’evento ha avuto parole di riconoscenza il primo cittadino, dicendosi certo – se, ovviamente, il bel tempo sarà alleato – di una nuova affermazione dell’iniziativa alla quale ha assicurato al Comune la propria collaborazione la Pro Nimis guidata da Mario Srebotuyak. Una quindicina le cantine che hanno aderito, dimostrando grande interesse per la manifestazione, come peraltro era emerso nelle scorse settimane durante un incontro con aziende e associazioni indetto nella sede municipale.
Quindi, archiviata anche la seconda edizione delle “Notti del vino”, potranno essere messe in cantiere anche altre iniziative di concerto con le Cdv, nelle quali Nimis è una presenza storica figuradovi ormai da decenni. Venturini – apprezzando il lavoro organizzativo svolto dalla nuova amministrazione civica e in primis dal sindaco Mattiuzza che si occupa direttamente anche delle Attività produttive – e quindi della stessa vitivinicoltura, settore leader nel comparto agricolo locale -, ha fatto quindi cenno alle Grandi verticali del vino che hanno avuto un grande successo pure nella seconda edizione che si è snodata in questi primi mesi dell’anno con numerosi appuntamenti che hanno visto degustazioni sempre molto partecipate e piene d’interesse. Per cui è intenzione, fin d’ora, di far partecipare alla terza edizione anche Nimis con il suo vino leader, il già ricordato Ramandolo Docg, creando una sorta di “gemellaggio” con un vino avente caratteristiche simili, ma non necessariamente, prodotto in un’altra regione. Ma per questo c’è ancora tempo: per ora è meglio concentrarsi proprio sulla ormai imminente “Notte del vino” affinché Nimis, che ha l’onore di aprire la manifestazione in Friuli Venezia Giulia, possa ottimamente figurare, come era avvenuto nel 2024 quando aveva avuto il privilegio di chiuderla.

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In copertina, il coordinatore regionale delle Città del vino durante l’incontro in Municipio con il sindaco Fabrizio Mattiuzza.

A Nimis sui colli delle Pianelle riparte con Paolo Ciani una storica ristorazione. Il sindaco: “È un segnale importante di vitalità e fiducia nel nostro territorio”

di Giuseppe Longo

«Questa apertura rappresenta un segnale importante di vitalità e di fiducia nel nostro territorio. Auguro che questa nuova avventura sia costellata di soddisfazioni e successi». Lo ha sottolineato, a Nimis, il sindaco Fabrizio Mattiuzza durante l’inaugurazione di “Arches Bistrò”, il bel locale appena aperto da Paolo Ciani, già gestore dell'”Antica Osteria di San Gervasio” – e prima ancora con un passato nella politica regionale -, sui colli delle Pianelle, riattivando un importante punto di ristorazione fermo da tempo e che, come molti ricorderanno, era stato creato tanti anni fa da Dario Piccini, dandogli quell’impronta originale dal sapore “messicano” che voleva rappresentare una novità per il paese.


«A nome mio e di tutta l’Amministrazione comunale – ha concluso il primo cittadino in una delle sue prime uscite dopo le recenti elezioni comunali – desidero ringraziare Paolo e Maurizio per aver scelto di investire nel nostro paese con l’apertura di questa nuova attività che promette non solo nuove esperienze culinarie, ma anche un ulteriore impulso al nostro tessuto sociale ed economico».
Bella la descrizione che ha dato del locale e della sua zona l’esperto di enogastronomia Stefano Cosma, amico di Ciani da lunga data: «Ho raggiunto il “Bistrò Arches” passando per Faedis e Attimis, in un percorso già di per sè suggestivo, con verdi colline e dietro le montagne. Una strada da cui si vedono castelli o loro rovine – Soffumbergo, Partistagno, Zucco, Cucagna -, ma anche l’austero monastero delle Clarisse. Strade immerse nel verde, con curve, salite e discese, che s’insinuano in un mondo da favola medievale. Già i nomi delle località ricordano le famiglie e le comunità che siedevano nel Parlamento del Friuli! Zone di collina dove nascono vini antichi: Refosco di Faedis, Verduzzo di Ramandolo, Tazzelenghe… ».

Fabrizio Mattiuzza

Stefano Cosma

«Per raggiungere il “Bistrò” – ha aggiunto il dottor Cosma, che è anche il direttore responsabile di “Fuocolento”, mensile specializzato nella promozione della buona tavola in Friuli Venezia Giulia – bisogna salire per una strada ripida, che porta ad un ampio parcheggio e già da lì si ammira un bel panorama. Entrando nel locale, contraddistinto da archi che rimandano ad un’architettura spagnoleggiante, con le pareti bianche, luminoso, si trovano quattro sale: una all’ingresso, con tavoli in legno massiccio, quella intorno al banco (sala dei “Senatori”) con tavolini da 4, provvisti di comodo gancio per le borsette delle signore, e altre due ampie, adatte a feste, a cene di gruppo, a serate spensierate. Una bella terrazza si presta, invece, a cene estive e a balli con musica dal vivo o con dj. Un’altra terrazza, più piccola e nascosta, diventerà quella degli innamorati… Una grande griglia interna, con camino, è perfetta per cuocervi le carni, ma anche per scaldare l’ambiente nelle stagioni fredde. I piatti proposti sono sia a base vegetale, come l’insalata fredda con riso venere, e il gazpacho, ma anche salsicce e costate alla griglia, da accompagnare a birre austriache e a vini friulani. Un locale dall’atmosfera allegra e dalla vista meravigliosa e rilassante, verso le colline circostanti e la valle sottostante, che – per ora – sarà aperto solo a cena venerdì, sabato e domenica».
Le parole dell’esperto bastano, dunque, a qualificare questa nuova attività che per Nimis assume un grosso significato economico e sociale. Anche perché si associa alla ormai prossima riattivazione della citata “Antica Osteria di San Gervasio”, che sorge alle spalle della storica Pieve. Se ne occuperà “La Valanghe”, il vicino e conosciutissimo ristorante, per restituirla al suo ruolo di tipico ritrovo friulano. Una doppia attività, dunque, che riparte a Nimis e che integra quella già importante nel settore agroalimentare fondata e portata avanti, con successo, da anni da Paolo Ciani a Villa Santina. E di questi tempi non è poco.

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In copertina, Paolo Ciani titolare di “Arches Bistrò”; all’interno, con i collaboratori.

Bertiolo rende omaggio a Pietro Pittaro: enologo, produttore vitivinicolo, sindaco. Ma soprattutto grande Figlio del Friuli

di Giuseppe Longo

Archiviata con grande successo la sua storica Festa del vino – che, peraltro, essendo collocata a cavallo della tradizionale ricorrenza del Patrono San Giuseppe, è la prima in assoluto che si organizza nel Vigneto Fvg -, ora per Bertiolo si annuncia un altro appuntamento molto importante e sentito. La prestigiosa Città del vino delle Risorgive, nel cuore delle Grave del Friuli, proprio oggi, 5 aprile, renderà infatti omaggio a un vero e proprio protagonista della scena vitivinicola regionale e internazionale, essendo stato anche presidente mondiale degli enologi. A pochi giorni dal primo anniversario della scomparsa, il Comune di Bertiolo, con il suo sindaco Eleonora Viscardis, renderà omaggio a Pietro Pittaro, lungimirante produttore vitivinicolo nella vicina Zompicchia, tecnico preparatissimo tanto da essere stato a lungo anche direttore della locale Cantina, e pure indimenticabile primo cittadino. Oltre che presidente dell’Ente Friuli nel mondo e prestigioso componente del Ducato dei vini friulani che stamane a Udine si riunisce per rinnovare i suoi organi.
Proprio per questo grande impegno, e per tutto il bene che la comunità ha ricevuto in tanti anni, Bertiolo – che poco prima della morte aveva attribuito a Pietro Pittaro la cittadinanza onoraria – ha indetto per quest’oggi nel suo nome una grande festa, una serata che resterà memorabile. Ha organizzato, infatti, “Pietro Pittaro un Friulano Doc”, manifestazione commemorativa, appunto a un anno dalla dipartita avvenuta nel marzo 2024 sulla soglia dei novant’anni: l’appuntamento è alle 20.45 nell’auditorium “Ottaviano Paroni”. Nell’occasione, avverrà la consegna del Premio “Vini Doc per un Friulano Doc” proprio dedicato alla memoria di Pietro Pittaro. «Nel corso della serata – annuncia Eleonora Viscardis – avremo il piacere di ascoltare la Fvg Orchestra, diretta dal maestro Paolo Paroni». E il suo concerto renderà ancora più solenne e importante l’appuntamento. Il sindaco, pertanto, estende l’invito a tutti i suoi concittadini, ma ovviamente anche a tutti coloro che conoscevano e stimavano “Pieri”. Ed è facile prevedere che la sala non riuscirà a contenere quanti vorranno rendere omaggio a un grande Figlio del Friuli.

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In copertina, Pietro Pittaro accanto alla Bandiera del Friuli che tanto amava.

Edizione d’argento per “Asparagus” che continua a crescere arrivando in Veneto e a Milano. Un piatto di Giorgio Celiberti dedicato ai nove ristoranti protagonisti

di Giuseppe Longo

UDINE – “Asparagus”, la fortunata rassegna enogastronomica del Ducato dei vini friulani, compie un quarto di secolo e per festeggiare l’importante anniversario, nel ricordo dei suoi indimenticabili fondatori, Isi Benini ed Elio Del Fabbro, fa un ulteriore passo avanti, approdando anche fuori regione, nella veneta Portogruaro, e perfino nella lombarda Milano. La manifestazione, in nove gustosissime tappe, è stata presentata ieri a mezzogiorno, l’ora in cui gran parte dei friulani si mette a tavola, nella sala che la Camera di commercio di Pordenone-Udine ha opportunamente dedicato a Gianni Bravo, suo illuminato presidente anche perché “padre” del marchio Made in Friuli.

La presentazione ieri a Udine.


«Quest’anno si apre con la novità di quattro nuovi ristoranti inseriti nel circuito “Asparagus”», ha spiegato il duca Alessandro I, citando la Locanda Alle Vigne a Subida di Cormons, Ae do Paanche a Giai di Portogruaro, Osteria Solder a Corno di Rosazzo e l’Osteria della Stazione di Milano, gestita dal friulano Gunnar Cautero, che promuove esclusivamente prodotti nostrani. Locali che si vanno così ad aggiungere agli storici Al Grop di Tavagnacco, Là di Moret a Udine, Lokanda Devetak 1870 a San Michele del Carso, Da Nando a Mortegliano e La Dinette a Grado: manca purtroppo, ed è stato rimarcato con dispiacere, la storica Trattoria Da Toni di Gradiscutta, da sempre presente alla manifestazione con il suo indimenticabile Aldo Morassutti. «E proprio l’Osteria friulana a Milano – ha aggiunto il presidente dell’ente camerale Giovanni Da Pozzo, che aveva accanto il giornalista Enzo Cattaruzzi – ha ricevuto la nostra targa “Qui si mangia friulano”, essendo praticamente la casa dei nostri conterranei nel capoluogo lombardo. Una felice “esportazione” di questo “Asparagus d’argento”, che con il bel traguardo rappresenta una tradizione in grado di rinnovarsi costantemente, valorizzando il territorio e la creatività dei nostri chef e dell’enogastronomia locale, sempre più un motivo per venire a visitare la nostra bellissima regione». La Camera di Commercio Pordenone-Udine, come è noto, è da sempre sostenitrice dell’iniziativa che è realizzata anche con il supporto di Io sono Fvg, l’ormai affermato marchio di qualità della Regione, e Fondazione Friuli con la collaborazione della rivista Qb-Quanto basta. Alla conferenza stampa di presentazione, aperta dal giornalista Enzo Cattaruzzi, è intervenuto anche il vicecoordinatore regionale delle Città del vino, Maurizio D’Osualdo.
Prenderà, dunque, il via dopodomani, 4 aprile, come è tradizione al Ristorante Al Grop di Tavagnacco – il locale dove il tour della buona tavola è nato per celebrare l’asparago bianco prodotto nei campi alle porte di Udine -, per poi snodarsi attraverso altri otto venerdì consecutivi fino al 30 maggio. In tutti i ristoranti protagonisti, come sempre, ci sarà un piatto comune, che sarà il classico, ma sempre di grande fascino e incomparabile gusto, “asparagi e uova”, lasciando poi alla fantasia degli chef declinare gli altri piatti nei vari e ricchi menù che avranno sempre l’asparago come comune “ingrediente”, sia il celebre e delicato bianco sia il caratteristico verde, che i produttori sparsi nelle diverse aree del Friuli Venezia Giulia, unitamente a quelli storici appunto di Tavagnacco, non mancheranno di fornire. E i vini in abbinamento? Saranno ovviamente «i grandi bianchi friulani lasciando però anche spazio a qualche rosso in cerca di avventure», aggiungono i rappresentanti del Ducato che sabato prossimo è atteso all’importante appuntamento assembleare per il rinnovo delle cariche.

I fondatori Elio Del Fabbro e Isi Benini.


Ricordiamo che le zone tipiche di produzione dell’asparago sono Tavagnacco, Tricesimo, Latisana, Fiumicello, San Vito al Torre nonché Fossalon, Cormons, Sant’Andrea, Moraro e Medea nel Goriziano. L’asparago è forse uno dei pochi vegetali consumabili che hanno un’origine mediterranea. «Giova ricordare – ribadisce Alessandro Salvin – che è un eccellente fonte di acido folico, vitamine e sali minerali; è ricco di fibra, apporta un basso contenuto calorico ed esercita una benefica azione depurativa e diuretica, favorendo l’eliminazione dall’organismo delle tossine e dei liquidi in eccesso. I suoi ottimi valori nutrizionali contribuiscono al benessere di chi lo assapora e il suo sapore delicato dona ai piatti un gusto raffinato ricco di sempre nuove emozioni». Già da metà Settecento, rammentano i referenti del Ducato, l’asparago era coltivato sulle colline moreniche e di ciò c’è ampia traccia nei bollettini agricoli del tempo. La stessa Imperatrice d’Austria Maria Teresa si narra ne fosse particolarmente ghiotta, facendoseli recapitare fino a Corte e favorendo in tal modo il loro commercio nell’area viennese.
Questo, dunque, il calendario dell’edizione 2025, che come simbolo ha un bellissimo piatto decorato dal maestro Giorgio Celiberti per celebrare l’importante anniversario: 4 aprile Al Grop-Tavagnacco; 11 aprile Locanda Alle Vigne-Subida di Cormons; 18 aprile Da Nando-Mortegliano; 2 maggio Là di Moret-Udine; 9 maggio Lokanda Devetak 1870-San Michele del Carso; 15 maggio Osteria della Stazione-Milano; 16 maggio La Dinette-Grado; 23 maggio-Ae do Paanche-Giai di Portogruaro; 30 maggio Osteria Solder-Corno di Rosazzo. E, allora, buon “Asparagus” a tutti!

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In copertina, il duca Alessandro Salvin e il presidente della Camera di Commercio Giovanni Da Pozzo presentano “Asparagus 2025” con alle spalle il piatto celebrativo realizzato da Giorgio Celiberti.

Maxi-dazi per l’export delle nostre cantine negli Usa: Angelo Radica (Città del vino) sollecita il governo a tutelare un settore già sotto pesanti attacchi

di Giuseppe Longo

Dazi mai visti per il vino europeo, e quindi anche italiano e friulano, esportato in America? Prospettiva del tutto inaccettabile per il presidente nazionale delle Città del vino, Angelo Radica. «La minaccia di dazi addirittura al 200 per cento sul vino da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, suscita grande preoccupazione in tutta la filiera, dalle aziende fino agli amministratori. Vanno messi in campo tutti gli strumenti a disposizione per scongiurare l’escalation: sarebbe una vera e propria follia», ha affermato, infatti, il leader della organizzazione che riunisce anche quaranta Città del vino del Friuli Venezia Giulia, guidate da Tiziano Venturini. A nome delle quali, come si ricorderà, aveva alzato la voce nei giorni scorso Alberto Bernava, sindaco di San Vito al Tagliamento, il Comune sul cui territorio si registra la maggior incidenza viticola di tutta la regione.
A sostegno della sua presa di posizione, il presidente Radica sottolinea i dati diffusi dall’Unione italiana vini, secondo cui «lo scorso anno l’Italia ha indirizzato negli Stati Uniti il 24 per cento dell’export di vino, in aumento del 10 per cento rispetto al 2023, per un valore che è arrivato a sfiorare i due miliardi di euro. È perciò evidente il danno economico che scaturirebbe dai dazi e da dazi del livello prospettato da Donald Trump: sarebbe una catastrofe per tutta l’economia del Paese. Dobbiamo inoltre considerare che il vino esprime una cultura millenaria come quella italiana e per questo non può essere sostituito da nessun altro prodotto. Ci attiviamo da subito con gli altri attori della filiera per dare suggerimenti e porre in essere azioni per contribuire a fermare questa follia. Siamo per giunta già sotto attacco: pensiamo alle restrizioni introdotte del governo nel Codice della strada che hanno creato danni notevoli ai ristoratori e alla posizione dell’Unione Europea che considera di fatto il vino una bevanda dannosa senza distinguere tra consumo e abuso». Per cui Angelo Radica conclude con un pressante appello: «L’esecutivo nazionale sui dazi e sulle misure allo studio da parte dell’Unione Europea deve farsi sentire, per tutelare un settore sotto attacco, ma che costituisce di fatto la spina dorsale dell’export del nostro Paese».

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In copertina, il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.