Fvg terra anche di piccole, grandi birre artigianali che hanno fatto nascere a Udine il primo corso universitario d’Italia

di Giuseppe Longo

UDINE – A Capodanno solitamente si brinda con spumanti, ma anche una buona birra, meglio ancora se Made in Fvg, fa la sua bella figura sulla tavola di chi ne è appassionato. Non solo terra di grandi vini conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, la nostra regione si sta, infatti, facendo sempre più strada anche nella produzione della birra artigianale, dopo quella dei famosi marchi industriali – Moretti e Dormisch (proprio in queste settimane è terminata la demolizione dello stabilimento che, tanti anni fa, venne devastato da un incendio) -, che hanno segnato la storia di Udine, ma anche Dreher a Trieste. Tanto che questa a questa produzione è stata riservata un’attenzione tutta speciale dall’Ateneo friulano che, in Italia, è stato il primo ad istituire dei corsi di studio specifici. Le aziende erano 19 nel 2012 e quest’anno sono diventate 37, con un incremento del 95% in 10 anni e con l’impiego di 170 addetti. Piccoli numeri in valore assoluto, ma segno di un settore, quello delle imprese produttrici di birra, che anche in Friuli Venezia Giulia sta crescendo sensibilmente, secondo i dati elaborati dal Centro studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine. Certamente si tratta di una produzione di “nicchia”, e tale è destinata a rimanere, ma contraddistinta da un’elevata qualità sulla quale concordano gli estimatori della spumeggiante bevanda contraddistinta dall’aroma del luppolo.

E ai birrifici artigianali di casa nostra  la Cciaa ha voluto dedicare il quarto libro della collana, cartacea e online, “Quaderni di Agricoltura”, edita da Vinibuoni Biblioteca e tradizionale strenna natalizia dell’ente camerale. Il volume conclude la quadrilogia che racconta, con la voce narrante del giornalista, scrittore e docente universitario Walter Filiputti, i diversi comparti del settore agricolo. «La birra è un modo felice di concludere questo viaggio librario, di cui l’autore ci parla con la sua penna sempre originale e con il suo spirito entusiastico, sia sulla carta sia tramite il sito web, con le interviste e le pagine interattive di www.quadernidiagricoltura.it, che rendono ancora più completa e viva l’opera», ha detto il presidente Cciaa Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo, che alla presentazione ha aperto il lavori. Con lui in Sala Valduga c’erano anche il sindaco di Udine Pietro Fontanini, al cui saluto sono seguiti gli interventi dell’autore, dell’editore Francesco Busso e del presidente dell’Associazione Artigiani Birrai del Fvg Severino Garlatti Costa. Le conclusioni sono spettate all’assessore regionale alle risorse agroalimentari, Stefano Zannier.


«Il mercato della birra artigianale si espande e trova una risposta di eccellenza nella produzione regionale, che ha saputo cogliere questa opportunità puntando soprattutto sulla qualità», ha detto l’esponente della Giunta Fedriga. «È un settore di nicchia che sta appassionando soprattutto i giovani, sia come consumatori che come produttori – ha detto ancora il titolare dell’Agricoltura Fvg -. La birra artigianale riesce così a diventare un prodotto distintivo capace di crearsi un mercato differenziato rispetto alla grande distribuzione».
Come si diceva all’inizio, l’Università di Udine è stata la prima ad istituire dei corsi sulla produzione di birra anche in considerazione della presenza di alcuni grandi birrifici industriali che hanno contribuito a favorire in Friuli la conoscenza di questo prodotto. «La cultura della birra è un ulteriore elemento di crescita del mercato, anche se le regole della produzione sono differenziate tra mondo agricolo, artigianale e industriale. Questo comporta anche una maggior capacità tecnica e una maggiore conoscenza tecnologica del settore, che è ciò che qualifica i nostri produttori, bravissimi anche nel narrare la storia e l’origine del proprio prodotto. Certo, se la birra fosse inclusa nelle produzioni agricole potrebbe godere di maggiori incentivi», ha concluso l’assessore. Va, infatti. rilevato che in Italia la birra continua a essere classificata come prodotto industriale, sebbene le materie prime siano agricole.


Se le edizioni precedenti dei “Quaderni” si sono soffermate sul mondo del vino, sul seminativo e l’allevamento, il lattiero-caseario, l’acquacoltura, la silvicoltura e la caccia, quindi l’orticoltura, la frutticoltura e le produzioni di nicchia, il quarto e conclusivo libro della collana si concentra dunque sul magico mondo della birra artigianale nostrana, una realtà che presenta moltissime eccellenze – dimostrate anche dalla degustazione che ha concluso l’incontro -, anche pluripremiate in Italia e a livello internazionale.  «Oggi la birra vive un rifiorire e un rinnovamento senza precedenti – ha evidenziato ancora Filiputti – e il nostro Quaderno 2022-2023 mette in luce il lavoro competente, le conoscenze degli imprenditori del settore (una ventina i birrifici artigianali protagonisti, ndr), la passione schietta di tanti giovani che si mettono in gioco e che sanno e vogliono proporre un prodotto d’eccellenza, originale, espressione di un territorio che rispettano in ogni aspetto».
Infine, alcuni dati sulle edizioni precedenti del “Quaderni”, ricordati dallo stesso ente di piazza Venerio: nel 2019, il volume dedicato al futuro della viticoltura e del mercato enologico ha avuto come protagoniste 70 storie aziendali. Nel 2020 sono state 50 le interviste, sul tema “il cibo del futuro, tra sostenibilità, coltivazioni e allevamento” e anche quelle del Quaderno 2021-2022 dedicato a ortofrutta, miele e produzioni di nicchia.
La collana “Quaderni di Agricoltura” fa seguito ad una prima collana camerale dedicata alle imprese del gusto delle diverse aree geografiche del Friuli, che ha censito 195 produttori e 178 ristoratori, tutto in cinque volumi, e la collana, in quattro volumi, dedicata agli “artigiani del fare”, con le storie di 228 imprenditori.

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In copertina, alcune delle birre artigianali degustate al termine della presentazione in Camera di Commercio a Udine;  all’interno, immagini della serata, il libro e la collana di quattro volumi giunta a conclusione.

Città del vino Fvg, anno eccezionale sottolineato anche da una vignetta

di Giuseppe Longo

GORIZIA – Per le Città del Vino del Friuli Venezia Giulia si sta per chiudere un anno davvero eccezionale che ha segnato il suo apice con l’attribuzione alla carsica Duino Aurisina del titolo di Città Italiana del Vino 2022, tanto da essere stata punto di riferimento a livello nazionale delle numerosissime iniziative che hanno punteggiato il mondo vitivinicolo, coronate dalla Convention d’Autunno tenutasi nelle scorse settimane nell’accogliente cornice di Portopiccolo.
E il coordinatore delle Città Fvg, Tiziano Venturini, è stato festeggiato ieri sera a Gorizia nell’ambito della cena offerta nella suggestiva Vineria del Grand Hotel Entourage, ospitato in uno dei palazzi più antichi che sorgono ai piedi del Castello, costruito nel ‘500 dalla famiglia Strassoldo. Elda Felluga, leader del Movimento turismo del vino della nostra regione, gli ha infatti donato una bellissima, ormai storica vignetta, risalente al 2009, dedicata proprio alle Città del vino, sottolineando l’importanza dell’attività svolta per la promozione del vino dal sodalizio che ormai nell’ambito del Vigneto Fvg riunisce ben trentadue Comuni e sei Pro Loco.
Il convivio – presenti anche il direttore di Mtv Massimo Del Mestre e le sue brave collaboratrici – ha infatti concluso la serata che ha visto la premiazione dei migliori elaborati inviati dai vignettisti di tutto il mondo in occasione della 23ma edizione del concorso internazionale Spirito di vino, cerimonia sulla quale ritorneremo nei prossimi giorni in maniera dettagliata. Anche questa cerimonia ha concluso infatti un anno importante per il Movimento turismo del vino Fvg che ha avuto il suo apice nella frequentatissima “Cantine Aperte” di maggio, ma anche nella bella replica in occasione della ricorrenza di San Martino.

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In copertina, Tiziano Venturini mentre riceve il quadro con la vignetta da Elda Felluga presente Massimo Del Mostre; qui sopra, un settore della mostra.

 

 

Collio, i tre nuovi “gioielli” di Villa Russiz pronti per rallegrare le tavole di Natale

di Giuseppe Longo

CAPRIVA – “Libeamour”, una Ribolla gialla spumante brut, metodo Charmat, il “Teodoro Pas Dosé”, uno spumante Metodo classico, e il Collio bianco da uve autoctone, “Maisha 2021”. Ecco i nuovi “gioielli”, pronti per le tavole di Natale e di Capodanno, della prestigiosa azienda vitivinicola di Villa Russiz, prodotti dai vigneti che si estendono sulle dolci colline di Capriva del Friuli. Vini che si affiancano alla già famosa serie, pluripremiata e conosciuta a livello internazionale, di queste storiche cantine dell’altrettanto storico Collio Goriziano, la prima Doc nata in Friuli Venezia Giulia.

Parlano il presidente Paoletti…

… e il direttore Gregoretti.


In una splendida mattinata di sole sono stati presentati questi nuovi tre prodotti proposti della Fondazione Villa Russiz in un contesto davvero unico, dedicato alla promozione dei vini e dell’enogastronomia del territorio. Il tutto, però, con la finalità che caratterizza la benemerita Istituzione: quella di destinare il ricavato dell’attività aziendale alla Casa famiglia che ospita bambini e giovani in difficoltà. Ad accogliere stampa e appassionati del buon vino e della buona tavola il presidente della Fondazione, Antonio Paoletti, e il direttore Giulio Gregoretti, in una invitante e riuscitissima “due giorni” dedicata alla storia e ai vini del Collio nella ricorrenza di San Martino.
«La storia di Villa Russiz – ha spiegato il presidente Paoletti – inizia nel 1868, anno in cui il Conte Theodor de la Tour fondò l’azienda per dar vita a vini caratterizzati da uno stile unico anche grazie all’ideale collocazione sul Collio. San Martino è l’occasione per questo evento di promozione e degustazione il cui ricavato sarà destinato alla Casa Elvine, come peraltro tutta l’attività di produzione dei vini. Oggi abbiamo inteso presentare le nuove bollicine, Libeamour, una Ribolla gialla spumante brut, metodo charmat, il Teodoro “Pas Dosé”, uno spumante metodo classico, e il Collio bianco da uve autoctone, Maisha 2021. Tre vini di grande qualità e che nel loro nome racchiudono la storia di questa Fondazione: la celebrazione dall’amore tra Teodhor de la Tour ed Elvine Ritter con Libeamour, oppure il giusto riconoscimento con il Teodoro per rappresentare il genio di questo uomo che ha portato sul Collio la coltivazione dei migliori vini bianchi francesi, e ancora Maisha, che in swahili significa vita, un Collio bianco a ricordo di una ragazza scomparsa prematuramente. Maisha è un progetto nato due anni e mezzo fa e sostenuto dai genitori di questa giovane che hanno anche aiutato in maniera importante i giovani ospitati a Casa Elvine».

I degustatori all’opera…

… e le spiegazioni degli enologi.


«È una giornata molto importante e una autentica innovazione nel segno della continuità – gli ha fatto eco il direttore Gregoretti – con il lancio di nuovi prodotti che rispecchiano la tradizione di questa azienda vitivinicola, con grande qualità produttiva unita alla finalità di aiutare giovani in difficoltà. In questi ultimi anni c’è stato un grande lavoro in vigna e cantina, coordinato da Cristiano Aschettino e Paolo Comuzzi, unito all’esperienza degli enologi Giorgio Bertossi e Fabijan Muzic».
Nell’ultimo anno, in particolare, la Fondazione Villa Russiz ha lavorato molto per l’acquisizione di nuovi mercati.«Abbiamo consolidato e incrementato il mercato italiano rinnovando ampliando e l’accordo con la Tenuta del Cerro – ha ricordato infatti Giulio Gregoretti –, mentre abbiamo incrementato il settore internazionale in via diretta e con una export manager dedicata e ora siamo maggiormente presenti in Paesi come l’Austria, la Germania, l’Inghilterra, la Polonia, l’est Europa, l’Azerbaigian e stiamo ora concludendo un importante contratto per l’ingresso nel mercato americano». E ora un rinnovato impulso alla presenza commerciale di Villa Russiz verrà proprio attraverso la collocazione sul mercato dei tre nuovi prestigiosi vini che, alla storica azienda del Collio, hanno già cominciato a regalare importanti soddisfazioni.

Il tavolo di degustazione al lavoro.

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In copertina, ecco i tre nuovi vini della Fondazione Villa Russiz di Capriva.

 

L’eroica “viticoltura di montagna” presenta i suoi vini ai degustatori

di Giuseppe Longo

Giornata importante oggi per la “viticoltura di montagna”. I vini ottenuti dalle sperimentazioni in Carnia nelle ultime tre annate saranno, infatti, sottoposti a un’analisi tecnica e sensoriale che si terrà, dal tardo pomeriggio, nella sede dell’azienda vitivinicola “Pitars” a San Martino al Tagliamento. È annunciato un parterre di alto livello con la partecipazione di una quarantina tra ricercatori, esperti degustatori, agronomi, enologi ed imprenditori, oltre alla dirigenza dei Vivai cooperativi Rauscedo e della Vitis. Ci sarà anche il dottor Alexander Morandell, presidente di Piwi International, organizzazione il cui acronimo sottintende le “viti resistenti” agli attacchi fungini, e quindi in perfetta sintonia con l’esigenza di difendere l’ambiente, ma anche alle avversità climatiche. A ispirare il progetto sono state varie considerazioni, come la mancanza di una viticoltura “eroica” in Friuli Venezia Giulia e la presenza di nuove varietà resistenti al freddo e alle malattie. Obiettivi? La riconversione di terreni agricoli incolti e la possibilità di offrire nuove opportunità di lavoro.


Oggetto di discussione e di analisi sensoriale i vini ottenuti dalle varietà Solaris e Soreli coltivate nei vigneti sperimentali impiantati a Forni di Sotto e a Forni di Sopra. Verranno degustate e comparate appunto le ultime tre annate di entrambe le varietà. «Seguirà una breve presentazione – come anticipa l’enologo Paolo Valdesolo, il quale dall’inizio segue questa “rivoluzionaria” iniziativa – che riassumerà tutto il periodo dal risveglio vegetativo del vitigno alla produzione dell’uva e alla vinificazione con relative analisi di grappoli, mosto e vino». Ricordiamo, in particolare, che Solaris è stato registrato già nel 2013 al Ministero delle Politiche agricole ed ha un’alta resistenza al freddo (fino a -24 gradi), è caratterizzato da germogliamento tardivo e maturazione precoce, oltre che da un’alta resistenza alle principali malattie.
Della “eroica” viticoltura in quota si era parlato recentemente anche a Tolmezzo, capoluogo della Carnia, nell’ambito della riuscita manifestazione “Il Filo dei Sapori”, dove c’era stato un convegno di spessore dal titolo “Varietà autoctone e varietà resistenti in sperimentazione. Un’opportunità per una viticoltura più sostenibile?”, ma si era parlato anche di clima che cambia – è da anni sotto gli occhi di tutti – e che, pertanto, favorisce l’innalzamento dei limiti di coltivazione della vite. «La viticoltura in montagna – aveva osservato al riguardo Claudio Coradazzi, vicepresidente della Comunità di montagna della Carnia – è un esempio della tenacia e innovazione che permetteranno tra poco più di un anno di avere il nostro vino e una nuova possibilità di sviluppo dei nostri territori».


La sperimentazione in atto rientra nel progetto Italia-Austria “Biovitis – Viticoltura biologica nelle regioni della Val Canale, Gaital e Carnia (KGC)”, oggetto di una presentazione che, come molti ricorderanno, si era tenuta in marzo sempre a Tolmezzo. Nell’occasione erano finiti sotto la lente d’ingrandimento i quattro vigneti montani,  posti a quote altitudinali superiori ai 700 metri sul livello del mare, la salubrità delle loro uve, dei mosti e dei vini, attraverso lo studio delle percentuali di rame ed acido gluconico. Si era altresì analizzata la vitalità dei lieviti, per isolare eventuali nuovi ceppi resistenti proprio al freddo. «Il punto di partenza delle indagini – ci aveva riferito il dottor Roberto Baldovin, responsabile della sperimentazione – sono i vigneti esistenti nell’area del progetto (uno a Forni di Sotto, uno a Malborghetto-Valbruna e due in Carinzia). Le aziende pioniere si sono affidate ai nuovi vitigni resistenti ai funghi (Piwi): queste varietà possono produrre rese stabili in quantità e qualità anche nelle elevate precipitazioni e nelle condizioni fresche della regione alpina». Nell’ambito del progetto, lo sviluppo e lo stato di salute di questi vigneti sono stati esaminati in modo più dettagliato e confrontati tra loro a livello transfrontaliero. Tra gli obiettivi, inoltre, la creazione di una mappa climatica viticola dell’intera area del progetto. «I risultati – aveva annunciato ancora Baldovin – saranno pubblicati in una relazione finale e dovrebbero servire da orientamento per coloro che, in futuro, fossero interessati ad una viticoltura con queste caratteristiche climatiche».
A partire dal 2015, si sono realizzati campi sperimentali, in particolare, a Drogne di Forni di Sotto (865 metri), nel Comune di Forni di Sopra, a Cella (900 metri) e a Pradàs (940) e perfino a Tavarons (1100!). Durante questi studi le viti sono state sottoposte anche a dure prove climatiche, come la gelata tardiva dell’aprile 2017 – che aveva causato gravi danni in tutto il Vigneto Fvg -, il Burian russo del febbraio 2018 seguito dalla tempesta Vaia di fine ottobre e delle piogge intensissime del novembre 2019. Sono stati impiegati otto vitigni resistenti diversi. Oltre ai citati Solaris e Soreli, Valnosia e Sauvignon Kretos, tutti bianchi, e i rossi Cabernet Cortis, Julius, Merlot Kanthus e Volturnis. Con Baldovin e Valdesolo collaborano al progetto Nicola Macrì (tutor agronomo) e Paolo Antoniali (analisi aromatiche ed isolamento lieviti). Sovrintende all’intera sperimentazione la Fondazione “Edmund Mach” di San Michele all’Adige, in Trentino.

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In copertina e all’interno immagini della sperimentazione in atto a Forni di Sotto con la varietà resistente Solaris.

 

Dolegna premia Zironi per aver fondato Enologia 30 anni fa e Consorzio di bonifica per l’impegno anti-siccità

di Giuseppe Longo

DOLEGNA DEL COLLIO – Festeggiato Roberto Zironi, ma con lui anche l’Università di Udine, per i 30 anni dalla istituzione di Viticoltura ed Enologia alla Facoltà di Agraria. Il professore emiliano, ma friulano d’adozione perché è in questa regione dall’ormai lontano 1988 – quando l’Ateneo, nato all’indomani del terremoto del Friuli, si stava consolidando istituendo appunto, proprio con il determinate apporto del docente, il corso enologico che in questi sei lustri ha sfornato qualcosa come 1200 specialisti della vite e del vino (il 16 per cento dei laureati di tutta Italia!) -, è infatti il titolare del “Falcetto d’oro” che la sezione della Coldiretti di Dolegna del Collio, con il supporto di Civibank, conferisce ogni anno in occasione della Festa di San Martino che, tradizionalmente, conclude l’annata agraria. «Accademico della Vite e del Vino – si legge tra l’altro nelle motivazioni del Premio (26ma edizione) – , contribuisce con grande professionalità alla crescita delle realtà vitivinicole del Friuli Venezia Giulia anche con una comunicazione concreta e di comprensione apprezzata sia dal viticoltore che dal consumatore, avvalendosi sia di moderni mezzi informatici che radiofonici tradizionali. Il suo costante e generoso impegno, mediatico ed altamente scientifico, contribuisce in modo esemplare alla crescita dell’immagine del “Vigneto Friuli” con comprensibile e positiva ricaduta per il territorio e di chi in esso esercita la propria attività».


Oltre a Zironi, è stato premiato il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, nella persona del vicepresidente Fabio Coser (essendo impegnato all’estero il leader Enzo Lorenzon), al quale è andata la 21ma “Foglia d’oro”, l’altro prestigioso riconoscimento assegnato dal Comune di Dolegna sempre nell’ambito della Festa del Ringraziamento, giunta alla 56ma edizione. Il motivo? L’impegno che l’ente mette costantemente a favore dei vitivinicoltori della valle del Judrio per affrontare e risolvere i problemi dell’approvvigionamento idrico, che quest’anno sono stati acuiti da una siccità lunghissima, pressoché interminabile, a parte le ultime settimane prima della vendemmia.


Cornice della festosa cerimonia, presenti autorità e tanti agricoltori, la bellissima Tenuta Jermann, a Ruttars, oggi controllata dalla toscana Marchesi Antinori, rappresentata per l’occasione dall’amministratore delegato Renzo Cotarella, fratello del più noto Riccardo in quanto leader nazionale di Assoenologi. Ma la giornata del Ringraziamento era cominciata nella Chiesa dei Santi Vito e Modesto, che sorge sulla sovrastante collina dalla quale si scorge un panorama incomparabile su Dolegna e sulla contermine Brda con in primo piano Castel Dobra. All’altare monsignor Armando Zorzin, già arciprete di Grado e oggi vicario generale dell’Arcidiocesi di Gorizia. Al termine, tutti si sono riuniti nell’azienda di fama mondiale accolti da Silvio Jermann: in questa sede la Festa di San Martino è ritornata dopo undici anni, dopo quell’indimenticabile 11.11.11, in cui a ricevere il Falcetto d’oro furono i suoi genitori Angelo e Bruna, che oggi vivono in un indelebile ricordo. Prima di dare il via alla tradizionale cerimonia, il prelato ha benedetto i mezzi agricoli e le autovetture, gli strumenti del quotidiano lavoro in campagna.


I lavori, come sempre, sono stati coordinati con la riconosciuta professionalità da Claudio Fabbro, agronomo e giornalista, oltre che presidente della Giuria del “Falcetto”. Il benvenuto è stato rivolto a tutti gli ospiti dal sindaco Carlo Comis, pure lui viticoltore, seguito dall’intervento di Angela Bortoluzzi, presidente della Coldiretti della Provincia di Gorizia, che ha fatto un rapido bilancio sull’annata agraria appunto complicata dalla grave siccità ma che, alla fine, ha saputo dare prodotti ragguardevoli soprattutto da punto di vista qualitativo, facendo però un preoccupato riferimento anche ai provvedimenti per la etichettatura del vino allo studio nell’Unione Europea, che sarebbero nefasti per l’intero settore. Il microfono è passato poi al responsabile del credito agrario di Civibank, da sempre sponsor della manifestazione, Alessandro De Luca, il quale ha sottolineato la vicinanza della storica banca cividalese – oggi nel Gruppo Sparkasse di Bolzano – agli operatori delle campagne friulane. Quindi, dopo il saluto di Michele Buiatti, responsabile della Coldiretti locale, la parola all’assessore regionale Tiziana Gibelli, la quale si è soffermata anche sull’iter per il tanto atteso riconoscimento Unesco a Collio e Brda: in sala c’era anche il consigliere regionale Diego Bernardis, già sindaco di Dolegna, che promosse l’importante iniziativa. «Il clima respirato oggi in occasione di San Martino e della concomitante Giornata del Ringrazimento – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga – conferma l’ottimismo con cui la comunità locale sta accompagnando la candidatura del Collio-Brda a Patrimonio mondiale dell’Umanità. Comuni, istituzioni, imprese, mondo agricolo, cittadini tutti stanno lavorando con una grande consapevolezza che spero ci aiuti sia nell’obiettivo della candidatura Unesco, sulla quale andremo avanti in maniera ferma e determinata, che nella costruzione di GO!2025».

Quindi la consegna dei Premi ha concluso la parte ufficiale della cerimonia, lasciando poi lo spazio a un festoso convivio che ha visto arrivare in tavola le pietanze del ristorante “Al Cjant dal Rusignul”, accompagnate dai grandi vini, bianchi e rossi, di alcune aziende fra le più rinomate di Dolegna. Diverse le autorità presenti, tra i quali spiccavano i sindaci dei contermini Comuni di Prepotto – l’Associazione dei produttori dello Schioppettino era stata titolare del “Falcetto d’oro” nel 2018 -, Mariaclara Forti, e di Cormons, Roberto Felcaro, oltre ai rappresentanti delle Giunte di San Lorenzo Isontino e Mariano, al consigliere regionale Mauro Bordin, ad Angelo Compagnon e a Maria Augusta Marrosu, già prefetto di Gorizia, la quale non vuole mai mancare alla bellissima festa che ogni anno, in Friuli Venezia Giulia, è quella che maggiormente si pone sotto riflettori. Presente pure una rappresentanza di Diano d’Alba, in Piemonte, cittadina da anni gemellata con Dolegna del Collio.

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In copertina e all’interno alcune immagini della bellissima festa di Ruttars: la consegna del “Falcetto d’oro” al professor Roberto Zironi, la premiazione con “Foglia d’oro” di Fabio Coser per il Consorzio di bonifica della Venezia Giulia, la  Messa e la Benedizione delle macchine agricole da parte di monsignor Armando Zorzin, gli interventi di Angela Bortoluzzi (Coldiretti provinciale), Carlo Comis, sindaco di Dolegna, Alessandro De Luca per Civibank, assessore regionale Tiziana Gibelli, Michele Buiatti (Coldiretti locale). Infine, la sala della Tenuta Jermann e le colline dolegnesi ai confini con la Brda, il Collio sloveno.

A Nimis vendemmia di grande qualità. E a San Martino torna “Oro di Ramandolo”

di Giuseppe Longo

La lunga siccità estiva, ma che derivava da una grave carenza d’acqua che si protaeva dall’inizio dell’anno, aveva fatto preoccupare non poco i vignaioli del Friuli. E fra questi, ovviamente, anche quelli di Nimis, all’interno del cui territorio c’è il cru del Ramandolo (che per una parte sconfina anche in quello di Tarcento). Le piogge di fine estate hanno, però, fatto il “miracolo” e hanno riequilibrato, seppur non del tutto, i “bilanci idrici” dei vigneti, consentendo una regolare maturazione dell’uva. Il risultato? Una vendemmia eccezionale, di grande qualità, sicuramente tra le migliori che si ricordino.
E proprio nel clima di questa soddisfazione generale, a Nimis si sta completando in questi giorni la preparazione di quel grande evento promozionale che risponde al suggestivo nome di “Oro di Ramandolo”, richiamando appunto il vino marchiato Docg e il suo meraviglioso colore. La manifestazione si terrà il prossimo 12 novembre, nella ricorrenza di San Martino, secondo la quale, tradizionalmente, “ogni mosto è vino”. Anche se a Nimis non è proprio così, in quanto la vendemmia risulta leggermente posticipata rispetto ad altre aree vitivinicole dei Colli orientali del Friuli, oltre che per l’andamento meteorologico. Ma, come detto, la qualità dei vini che pian piano stanno maturando è davvero ottimale, sia per i bianchi – tra i quali eccelle proprio il Ramandolo – che per i rossi, dei quali il grande portabandiera è il Refosco (sia Nostrano o di Faedis sia del peduncolo rosso). Ricco e molto articolato il programma della manifestazione novembrina, ma ne riparleremo prossimamente.

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In copertina, bellissimi grappoli di Verduzzo friulano (atti a dare il Ramandolo Docg) e qui sopra di Refosco dal peduncolo rosso:

Nimis, quell’antica osteria di Valle rimasta senza il sorriso di Teresa

di Giuseppe Longo

NIMIS – L’antica osteria “da Ridolf” in borgo Valle, a Nimis, è senza ombra di dubbio una fra le più belle e autentiche del Friuli, nella quale c’è il tradizionale angolo del “fogolâr” con il fuoco che durante tutto l’inverno scoppietta, permettendo di assaporarne il calore dai caratteristici “cadregoni”. Un angolo di storia e di vecchio paese che ora è rimasto senza il suo “angelo custode”: la cara Teresa ha chiuso la sua laboriosa “giornata” e se ne è andata in punta di piedi, con quella stessa discrezione e semplicità di modi che ha caratterizzato tutta la sua vita, lasciando alla figlia Annamaria il compito di portare avanti questo bellissimo ritrovo conosciuto e amato da tutti coloro che desiderano un onesto bicchiere di vino. Magari da accompagnare con un piatto di quel meraviglioso salame e formaggio.

Teresa accanto all’amato “fogolâr”…


Teresa Comelli vedova Tomada aveva 88 anni e da ben 31, era ottobre come adesso, tempo di vendemmia, era rimasta senza il suo Guido (di “Gjên”), morto prematuramente. Ma non si è scoraggiata e, assieme alla figlia, ha portato avanti l’attività fino a quando le forze l’hanno sorretta, con quel sorriso che sul suo volto non è mai mancato. L’ha ricordato, durante il funerale celebrato l’altro pomeriggio nel Duomo di Santo Stefano, anche monsignor Rizieri De Tina che ha preso spunto per la sua predica, in friulano, dalla pagina delle Beatitudini di Matteo, rammentando, appunto, la discrezione e il rigore morale di Teresa. «Quante ne ha sentite nella sua osteria – ha detto l’arciprete, ricordando, con una similitudine, la sempre più grave crisi della confessione -, ma dalla sua bocca non è mai uscito nulla».
Con la scomparsa di Teresa Comelli si chiude pertanto un’altra pagina di vita paesana, vissuta proprio fra le mura di quell’antica osteria – che soprattutto per quelli di borgo Valle è “Là dal Pic”, il soprannome della famiglia -, dove rimane indelebile anche il ricordo degli altri suoi “custodi”: oltre a Guido, dal carattere un po’ ruvido e sbrigativo ma dal cuore d’oro, il padre di Teresa, Toni, e “gnagne Anute”, un vero personaggio d’altri tempi, che assieme alla nonna l’avevano allevata essendo rimasta purtroppo presto senza madre. Tutti autentici volti della vecchia Nimis, di quelli che non si vedranno mai più. Ma che continueranno a vivere nel ricordo di chi li ha conosciuti. E soprattutto nel cuore di Annamaria.

… e alla vendemmia con Guido.

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In copertina, Teresa Comelli dietro il banco della sua storica osteria di borgo Valle.

Addio a Licio Damiani e a Gigi Valle autentiche “voci” dell’agricoltura Fvg

di Giuseppe Longo

Prima Gigi Valle, adesso Licio Damiani. In un paio di settimane l’agricoltura del Friuli Venezia Giulia ha perso due “voci” importanti, che hanno segnato la storia rurale di queste contrade: la prima (95 anni) nel settore produttivo, nella fattispecie vitivinicolo; la seconda (87) nell’informazione, quella radiofonica legata alla seguitissima rubrica domenicale di “Vita nei campi”.
Da molti anni ormai in pensione, la sua voce non si diffondeva più nell’etere, ma chi seguiva, e segue, la popolare trasmissione della Rai, ricorda benissimo l’appassionata e competente conduzione che Damiani ha fatto per molti anni. «Era riuscito – ha scritto Carlo Morandini, appena riconfermato presidente di Arga Fvg, l’associazione della stampa agricola della nostra regione – a trasformare in poesia una trasmissione legata alla nostra attività, che è strutturata per gran parte da notizie di carattere tecnico, scientifico, divulgativo. Rendendo l’appuntamento imperdibile per centinaia di migliaia di ascoltatori e ascoltatrici, del Friuli Venezia Giulia e non solo». Gli ha fatto eco il collega Marco Buzziolo, neo vicepresidente per la provincia di Udine dello stesso sodalizio dei giornalisti agricoli, aggiungendo: «Mi piace ricordare gli editorialini con cui faceva iniziare la rubrica radiofonica domenicale “Vita nei campi”. Trasformava così il tradizionale e seguitissimo appuntamento dedicato alla campagna e all’agricoltura, nei suoi molteplici aspetti tecnici e politici, in un momento di autentica poesia, gravido di reminiscenze classiche e di accenni letterari ed artistici in generale».


Per questa sua sincera e affettuosa vicinanza al mondo dell’agricoltura, Arga Fvg aveva attribuito a Licio Damiani il Premio Carati d’Autore – destinato a coloro che nei vari campi hanno inciso con la loro attività a favore del settore primario – e proprio in quella stessa occasione il medesimo riconoscimento era stato consegnato anche a Gigi Valle, enologo della prim’ora, uscito dalla gloriosa scuola di Conegliano, tolmezzino di nascita ma trapiantato a Buttrio dove ha fondato e fatto crescere un’azienda vitivinicola fra le più affermate del Vigneto Fvg, per la cui tutela si è sempre prodigato volendo anche la nascita del Consorzio dei Colli orientali del Friuli, oltre mezzo secolo fa. Damiani, inoltre, nel 2020 era stato insignito del Premio Isi Benini, sottolineando ancora una volta quanto preziosa sia stata la sua penna a favore della vite e del vino. E lo stesso anno era stato insignito a Tarcento del Premio Epifania che sottolinea il particolare legame con la friulanità.
Ho desiderato ricordare insieme questi due autentici ed esemplari personaggi della nostra terra – sebbene Damiani fosse originario della oggi croata Lussinpiccolo, isola adriatica che dovette lasciare giovanissimo – proprio per quello che hanno significato entrambi, nei rispettivi ruoli, nello sviluppo dell’agricoltura friulana, perché se è fondamentale e strategico quello dell’imprenditore, prezioso e irrinunciabile è quello del divulgatore, non solo per valorizzare quanto viene prodotto, ma anche per mettere a fuoco problemi e prospettive, luci e ombre, suscitando occasioni di riflessione e dibattito.
Nel cinquantesimo anniversario della morte di Tita Gori, era l’ormai lontano 1991, il Comune di Nimis aveva affidato proprio a Licio Damiani, che era anche un grande e riconosciuto esperto d’arte oltre che dotato di una vasta cultura generale, la realizzazione di un libro che ricordasse il “suo” pittore. Il giornalista-scrittore dette alle stampe un’opera bellissima che opportunamente intitolò “Tita Gori e i giardini del Paradiso”. E adesso mi piace immaginare lui a passeggiare in quei “giardini” assieme a Gigi Valle e a parlare ancora dell’agricoltura friulana e dei suoi meravigliosi prodotti, a cominciare proprio dai vini.

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In copertina, Licio Damiani; all’interno (secondo a destra accanto a Carlo Morandini) è con Gigi Valle (secondo a sinistra) alla consegna del Premio Carati d’Autore di Arga Fvg.

Stampa agricola Fvg, Morandini resta leader. Amos D’Antoni acclamato presidente onorario

L’impegno, infaticabile, di Carlo Morandini a favore della corretta informazione in agricoltura ha avuto il meritato riconoscimento. Il giornalista, della testata Arc dell’Amministrazione regionale, è stato infatti riconfermato alla presidenza dell’Arga Fvg, l’Associazione regionale della stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia. La rielezione, con voto unanime, è avvenuta durante il Congresso regionale riunitosi a Silvella di San Vito di Fagagna, a Villa Micoli D’Orlandi, presente il segretario generale Unaga, Gian Paolo Girelli. Nel direttivo regionale è stato riconfermato anche Claudio Soranzo, alla vicepresidenza per la provincia di Gorizia, mentre vicepresidente per quella di Trieste è risultato Furio Baldassi. Nel contempo, Marco Buzziolo, già responsabile della sezione Cultura del sodalizio giornalistico, è stato eletto vicepresidente per la provincia di Udine. Mentre per quella di Pordenone si è registrata la new entry Gigi Di Meo. Ida Donati, invece, stata confermata nel ruolo di segretario-tesoriere, mentre Enrico Leoncini è stato nominato revisore unico e Giorgio Bellini responsabile del collegio dei probiviri. Acclamato, infine, all’unanimità presidente onorario Amos D’Antoni, già segretario generale di Arga Fvg e vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti Fvg. Da molti anni, D’Antoni cura l’ufficio di rappresentanza udinese dell’Ordine dei giornalisti e dell’associazionismo di categoria e tuttora fa parte dello staff che si occupa della popolare trasmissione “Vita nei campi”, su Rai Radio 1.
Nel contempo, Morandini ha ringraziato i componenti uscenti del direttivo, Giuseppe Longo e Antonio Buso, rispettivamente per le province di Udine e di Pordenone, per l’impegno profuso, evidenziando il disegno di valorizzare le professionalità esistenti sul territorio con l’apporto di vicepresidenti ai quali sono stati assegnati compiti di animazione locale. Ha sottolineato che il ruolo della stampa specializzata – ma anche di Arga Fvg e di Unaga, che è l’organizzazione nazionale – è quello di favorire la corretta informazione dei cittadini. Un compito sempre più difficile – ha sottolineato – a causa delle particolari dinamiche della società e della situazione contingente, che può essere perseguito con maggiore efficacia da professionisti preparati e in grado di trasmettere informazioni e notizie sulla realtà del territorio con consapevolezza e nel rispetto delle fonti. Per questo, Arga Fvg ha organizzato, e continua a organizzare, corsi di formazione anche mirati, riguardanti i vari aspetti del settore primario. Pertanto, sono già allo studio eventi formativi, anche con i crediti professionali riconosciuti dall’Ordine dei giornalisti, che avranno per tema l’arte e il giornalismo, le false notizie nel mondo faunistico-venatorio, nell’agricoltura in generale, le tematiche ambientali e forestali. In quest’ottica, Arga Fvg – ha ricordato infine il presidente Morandini – proseguirà nella collaborazione con Assoenologi Fvg e Unione cuochi Fvg, oltre che con il Club per l’Unesco di Udine e la sezione friulana di Italia Nostra, tanto per citare alcuni enti e sodalizi. Nel contempo, Arga Fvg continuerà a organizzare i Premi giornalistici Isi Benini-Città di Udine, Carati d’autore, Valerio Ghin e Voce dell’Adriatico, mentre è allo studio l’organizzazione del Premio giornalistico Piero Villotta, dedicato al compianto presidente onorario di Arga Fvg scomparso due anni fa.

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In copertina, il riconfermato presidente di Arga Fvg Carlo Morandini.

Con Assoenologi la “radiografia” di una vendemmia in Fvg del tutto inedita

di Giuseppe Longo

Purtroppo anche con danni, alla fine la tanto sospirata pioggia è arrivata, seppure non sufficiente a spegnere la lunga sete delle nostre campagne. Per cui, anche dal punto di vista vitivinicolo, quella che stiamo vivendo resterà sicuramente un’annata da ricordare.  Sotto molti aspetti, in senso negativo. La lunghissima siccità – che, per quanto riguarda la sua durata, almeno in Friuli Venezia Giulia a memoria non ha stagioni simili – ha infatti pesantemente colpito i vigneti, ormai prossimi alla vendemmia per certe varietà più precoci – o addirittura anche già avviata, come è avvenuto oggi con il Pinot grigio dei soci della Cantina di Casarsa – e  per le basi spumanti, tra le quali ormai domina il Prosecco, influendo sulla quantità che risulterà sensibilmente decurtata – si stima un 10-15 per cento in meno -, mentre la qualità dovrebbe essere garantita sebbene certe criticità siano evidenti come la bassa acidità contenuta in acini piccoli e dalla buccia ispessita. Le piogge annunciate anche per le prossime ore – auspicabilmente tranquille, senza altri danni – potrebbero però ancora fare la differenza, soprattutto in quei terreni sprovvisti di alcun sistema irriguo. E poi c’è il problema, sempre più preoccupante, della flavescenza dorata che sta falcidiando i vigneti, con danni spesso irreversibili.

L’intervento di Cotarella e di due relatori.

Una “radiografia” certamente problematica quella emersa dall’affollato incontro prevendemmiale che Assoenologi Fvg – presente anche il leader nazionale Riccardo Cotarella – ha tenuto ieri ai Vivai Cooperativi di Rauscedo, ma che può essere affrontato con risposte efficaci proprio attraverso la competenza dei tecnici della vite e del vino, come ha sottolineato in un puntuale e interessante messaggio audio l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, trattenuto da improrogabili impegni. Di tutto rispetto i relatori che hanno sviluppato la importante tematica stagionale, dopo i saluti del presidente Matteo Lovo, al suo esordio nel tradizionale vertice tecnico-scientifico-economico, dopo avere ricevuto il testimone da Rodolfo Rizzi. «Più che la mancanza d’uva, perché i grappoli ci sono, a pesare negativamente – ha osservato – saranno le basse rese in mosto, specialmente su Collio, Colli orientali del Friuli e Carso dove l’irrigazione non esiste». E ha aggiunto: «Per fortuna in questi ultimi giorni, dopo la interminabile siccità, c’è stata una escursione termica rivelatasi benefica per l’accrescimento di aromi e profumi, visto che in questi mesi, soprattutto nelle zone non irrigate, le viti non hanno avuto uno sviluppo regolare».
Mentre Eugenio Sartori, direttore generale Vcr, ha fatto gli onori di casa, il presidente Cotarella ha tra l’altro osservato che «nessuno di noi ha la preparazione per gestire una vendemmia particolare come questa, che ci ha colti tutti di sorpresa. Ma – ha continuato – la passione e l’umiltà dell’enologo per capire, vigna per vigna, cosa è accaduto in questa estate insolita, consentiranno certamente di individuare il da farsi, gestendo al meglio le operazioni vendemmiali con sensibilità e dedizione».

Calzavara, Cotarella, Fabbro e Rizzi.


Quindi, Sandro Bressan, dell’Ersa Fvg, ha parlato delle patologie della vite e in particolare di flavescenza dorata, della sua incidenza e dei possibili rimedi, mentre Valentina Gallina, Osmer Fvg, si è soffermata sul quanto mai anomalo Andamento meteo della stagione 2022, caratterizzato appunto da una siccità che si protrae da fine inverno, facendo altresì riferimento alle complicazioni causate dal repentino cambiamento climatico. Paolo Sivilotti, Università di Udine, in collaborazione con Francesco Degano, Consorzio delle Doc Fvg, si è poi soffermato sugli aspetti fitosanitari della vite e sulle curve di maturazione dei grappoli, con interessanti indicazioni varietali. Michele Bertolami, del Ceviq, ha poi disquisito sul nuovo piano dei controlli, cedendo il microfono a Franco Battistutta, Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Ateneo friulano,  il quale ha fornito alcune considerazioni sulla lavorazione dei mosti in cantina, tenendo conto delle conseguenze provocate appunto dall’anomalo andamento meteorologico. Infatti, la prolungata carenza idrica ha causato uno stress sulle piante che ha influito notevolmente su ph ed equilibrio acidico, con non trascurabili ricadute tecnologiche e sensoriali, che si rifletteranno anche sulla longevità dei vini. L’esperto ha pertanto sottolineato l’importanza del nutrimento e della regolarità fermentativa, ma anche del contenimento dei difetti da riduzione. «Attenzione a non generalizzare – ha osservato -, le ultime piogge, anche locali, possono cambiare drasticamente il quadro acidico». E poi ha anche messo in guardia: «Non perdere di vista le diverse maturità, il raggiungimento degli obiettivi rispetto a zuccheri e acidità non significa avere uva matura».

Stefano Trinco

Adriano Gigante

Infine, gli interventi di Stefano Trinco, neo presidente della Doc Friuli, e di Adriano Gigante, presidente del Consorzio delle Doc Friuli Venezia Giulia, che hanno proposto interessanti riflessioni sullo stato di salute del Vigneto Fvg e sulla situazione economica in questa importante fase che ci vede finalmente, almeno pare, all’uscita dalla crisi pandemica che tanto ha influito anche sul settore vitivinicolo, raccordandosi pure sulle considerazioni di carattere generale che aveva fatto Riccardo Cotarella all’apertura dei lavori.
Molto interessante, dicevamo il messaggio dell’assessore Zannier, il quale ha esordito riferendosi proprio alle difficoltà estreme causate dalla gravissima siccità, appunto senza precedenti, e che non ha risparmiato il settore vitivinicolo, soprattutto dove non c’è la possibilità di irrigare, per cui la Regione Fvg è impegnata a sostenere tutte quelle iniziative atte almeno ad attenuare un problema sempre più evidente, innescato dai citati mutamenti atmosferici: interessante, al riguardo, l’invaso collinare realizzato recentemente a Prepotto a beneficio delle vigne di Albana. L’esponente della Giunta Fedriga ha fatto quindi riferimento alle caratteristiche quali-quantitative di questa particolarissima annata e a una vendemmia che richiederà tutta la preparazione degli enologi per essere affrontata in modo efficace. E poi la vera e propria «esplosione della flavescenza dorata», un fenomeno ancora tutto da capire ma con contorni preoccupanti sotto gli occhi di tutti, tanto che le viti colpite «vanno messe quanto prima fuori ciclo» al fine di non compromettere anche quelle sane. Zannier ha riferito, al riguardo, che è allo studio con la Regione Veneto un efficace metodo di lotta.
Insomma, più ombre che luci, purtroppo, in quest’annata tutta eccezionale per le nostre latitudini, a cavallo del 46° parallelo. Non eravamo abituati a questi prolungati stress idrici che hanno richiesto attenzioni speciali per il vigneto, e che le richiederanno anche in cantina. La competenza e la passione dei nostri enologi sapranno, però, anche stavolta metterci la classica “pezza”. Per cui anche quest’anno, nonostante tutto, la riconosciuta qualità dei nostri vini sarà salvaguardata. Come dire che il Vigneto Fvg, con i suoi produttori e tecnici, saprà vincere anche questa inedita sfida.

Infine una bella foto-ricordo.

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In copertina, Matteo Lovo con il presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella ieri pomeriggio ai Vivai di Rauscedo.

(Foto Claudio Fabbro)