Il Ramandolo Docg (dal vino alla grappa) con due storiche aziende di Nimis protagonista anche oggi a WeFood 2025

(g.l.) La più antica distilleria del Friuli e l’azienda vitinicola che per prima si è incamminata, con successo, sulla strada della promozione del Ramandolo: sono la Giacomo Ceschia, anno di fondazione 1886 (famosa per la Grappa di Ramandolo presentata nel conosciutissimo fiaschetto impagliato), e la Giovanni Dri Il Roncat le due bellissime realtà di Nimis, storica Città del vino Fvg, che figurano tra le sette protagoniste di tutta la nostra regione nella nuova edizione di WeFood – Un weekend nelle Fabbriche del Gusto che, cominciata ieri, si concluderà nella giornata odierna: un vero peccato per il tempaccio che oggi imperversa. In entrambe le aziende, dunque, è protagonista il Ramandolo Docg, sia come vino che come grappa. Le altre ditte friulane che partecipano alla manifestazione sono Casato Bertoia di Valvasone Arzene, Corte Tomasin di Castions di Strada, Dorbolò di San Pietro al Natisone, La Glacere di San Daniele e Torre Rosazza di Manzano.
Ricordiamo che WeFood è «il festival che celebra le eccellenze enogastronomiche dei territori permettendo alle aziende – le Fabbriche del Gusto – di raccontare al pubblico la propria storia e i propri valori e di far conoscere ad appassionati e curiosi la qualità del food Made in Italy». L’evento, che si svolge, come detto in due giorni (ieri e oggi), «attira ogni anno migliaia di amanti e appassionati del mondo della cucina direttamente all’interno delle aziende, con showcooking, conferenze, visite guidate e laboratori».

Distilleria Ceschia

Giovanni Dri Il Roncat

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In copertina, bottiglie del famoso vino Docg all’ultima edizione di Oro di Ramandolo.

A Nimis è partita la “corriera virtuale” per scoprire le cantine del Ramandolo

di Giuseppe Longo

Ventun marzo, primo giorno di primavera. Almeno quella ufficiale, astronomica, visto che quella atmosferica-meteorologica è fissata, da alcuni anni, il primo giorno del mese (come in ogni stagione successiva). E proprio in questa domenica, la più vicina alla ricorrenza soppressa (ormai una quarantina d’anni fa, esattamente nel 1977), si festeggiava San Giuseppe: il tradizionale appuntamento era a Vallemontana, la piccola frazione di Nimis dove si organizzava una semplice e invitante sagra campestre che seguiva pochi giorni dopo quella di “San Bastiàn” a Ramandolo. Ma con l’emergenza sanitaria, che ancora non si arrende, tutto è cambiato o rinviato in attesa di tempi migliori, quelli che tutti ci auguriamo avvengano quanto prima possibile.

L’assessore Fabrizio Mattiuzza.


Quest’anno, però, vista la necessità di fruire per ogni iniziativa delle enormi risorse della rete, l’Ufficio turistico di Nimis ha colto questa straordinaria opportunità dando vita a una importante e lodevole iniziativa – soprattutto perché calata in questi momenti molto difficili, nei quali il contraccolpo economico della crisi pandemica è pesantissimo – che ha preso il via proprio nell’immediata vicinanza della festa di San Giuseppe, organizzando una sorta di “corriera virtuale” per andare alla scoperta delle aziende agricole, e in particolare vitivinicole, del territorio al fine di conoscere i protagonisti dei luoghi di produzione delle eccellenze enogastronomiche di Nimis, tra le quali primeggia il Ramandolo Docg, che festeggia i vent’anni dall’importante riconoscimento che ha consentito quella valorizzazione che il prodotto meritava. E per la prima tappa è stata scelta un’azienda storica, che oggi si chiama “I Comelli”, ma che vanta radici lontane: da almeno 200 anni, infatti, la famiglia Comelli è legata alla terra e alla produzione proprio del Ramandolo Docg. Veicolo di questi messaggi sono la pagina Facebook dello stesso ufficio e i gruppi in cui si parla del paese pedemontano e delle iniziative che riguardano capoluogo e frazioni.
Una bella e importante iniziativa, dunque, che merita di essere continuata, o integrata, anche con ristoranti, trattorie, agriturismi ed enoteche, esercizi strettamente legati al lavoro delle aziende vitivinicole e che a Nimis godono da sempre di ottima fama. E che insieme soffrono la grave crisi causata appunto dal Coronavirus. Ed è proprio quello che avverrà, perché – come ha assicurato l’assessore comunale Fabrizio Mattiuzza, con delega alle attività produttive, al turismo, allo sport e alle società partecipate – “lo step successivo sarà proprio quello”. Un invito, insomma, da cogliere al volo salendo sulla “corriere virtuale” dell’Ufficio turistico di Nimis. Le soddisfazioni sicuramente non mancheranno.

Vigneti a Ramandolo.

E la distilleria Ceschia
il 28 marzo sarà a “WeFood”
le Fabbriche del Gusto

Un evento digitale riguarderà domenica prossima anche un’altra importante realtà di Nimis: la distilleria Ceschia, la più antica del Friuli. L’azienda sarà infatti protagonista il 28 marzo, a partire dalle 15, nell’ambito della rassegna “WeFood – Le Fabbriche del Gusto”. Ricordiamo che la distilleria – nota soprattutto per la famosissima Grappa di Ramandolo presentata nel fiaschietto impagliato – ha origine nel 1886, quando Giacomo Ceschia iniziò a girare di paese in paese con il suo carretto a raccogliere le vinacce e la frutta dagli agricoltori per distillarle nell’alambicco che lui stesso aveva costruito. Negli anni la storica distilleria si è evoluta, ma sono rimasti immutati passione, pazienza e tradizione, fatta di legami con il territorio e di sapienza e attenzione nel produrre, distillando le bionde vinacce di Verduzzo friulano coltivato nella zona tutelata del Ramandolo Docg che permette di produrre una grappa di grande pregio con la ricetta originale del lontano 1886. Per maggiori informazioni: https://wefood-festival.it/programma/

Gli alambicchi Ceschia.

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In copertina, ecco il caratteristico grappolo del Verduzzo friulano che dà origine al Ramandolo Docg.

Quella piccola distilleria di Giacomo Ceschia oggi è un’eccellenza del Friuli

di Giuseppe Longo

NIMIS – La bella giornata che si poteva apprezzare stamattina sul prato delle Pianelle – un vero peccato che, complice Coronavirus, non ci sia la “Sagre des Campanelis” che conta più di cinque secoli – mi ha riportato alla memoria una grande cerimonia che proprio qui, davanti al Santuario della Madonna, in questi giorni al centro di un Ottavario singolare, si tenne esattamente 53 anni fa, la prima domenica di settembre, in un pomeriggio caldo e pieno di luce. Il cardinale Ildebrando Antoniutti, indimenticato figlio di Nimis, celebrava il solenne rito della Incoronazione della Vergine e del Bambino. E tra la folla c’era anche un ospite speciale: Giacomo Ceschia, il più anziano del paese, spentosi nella primavera successiva alla soglia dei 105 anni. Che, proprio per la sua veneranda età, fu molto festeggiato, a cominciare dagli alti prelati fra i quali c’era anche l’arcivescovo di Udine, Giuseppe Zaffonato. Sindaco di Nimis era il farmacista Mario Pelizzo.


Veramente bello ed emozionante ricordare questo avvenimento, uno dei più significativi della storia del paese, che rivivo con nitidezza, come fosse oggi, meglio ancora se aiutato dalle preziose fotografie di Bruno Fabretti. E di quella storia di Nimis faceva parte a pieno diritto – come lo farà sempre – proprio Giacomo Ceschia, l’ideatore della celebre Grappa di Ramandolo e della sua mitica fiaschetta impagliata, prodotta in quella distilleria in riva al Cornappo che per primo aveva costruito in Friuli, appunto per non disperdere quel patrimonio di bontà che c’era nelle preziose vinacce di Verduzzo. Dalle quali era stato appena spremuto quel nettare candidato a dare un vino eccezionale e che da due decenni è protetto dalla Docg, la prima ad essere ottenuta nella nostra meravigliosa regione, terra di grandi vini. Un primato che si coniuga perfettamente con quello della distilleria Ceschia, appunto la più antica del Friuli perché fondata nel lontano 1886.
Un Giacomo Ceschia ancora giovanissimo – nacque nel 1863, al tramonto dei pochi decenni dell’Impero asburgico – aveva infatti ben presto intuito le potenzialità racchiuse in quelle bionde vinacce, che fra alcune settimane torneranno ad essere conferite in via Ugo Foscolo dai vignaioli del paese. E per distillarle girava di casa in casa – parlare di aziende, a quel tempo, sarebbe improprio! – con il suo piccolo e rudimentale alambicco, da lui stesso costruito e posto su un carretto. Ma di lì a poco il genio imprenditoriale lo avrebbe indotto a gettare le basi di una distilleria: allora, Nimis da appena vent’anni si era unita all’Italia. Su quel piccolo, iniziale opificio, s’innestò poi una progressiva crescita, non solo come strutture ma anche come produzione di qualità, che ricevette particolare impulso da Guido Barchiesi – fu anche sindaco di Nimis – che aveva sposato Maria Ceschia, figlia di Giacomo, e la cui azione si andò intensificando man mano avanzava l’età di “Min di Cescjs”. Quindi, l’inserimento dei figli che ne hanno continuato l’attività nel ricordo del grande nonno. Ma nell’azienda si è registrato un eccezionale salto di qualità in seguito al suo ingresso nel Gruppo Molinari, la storica azienda di Civitavecchia nota in tutto il mondo per la Sambuca e che, tra i suoi prodotti, da quasi una decina d’anni vanta proprio i distillati di Nimis.


Quella piccola e modesta distilleria fondata da Giacomo Ceschia oggi è soltanto un ricordo, ma neanche tanto sbiadito perché da quell’intuito di 134 anni fa si è arrivati al moderno stabilimento che fa piacere visitare, già dal curatissimo show room che accoglie gli ospiti, prima di passare nei vari reparti produttivi, degli alambicchi e delle colonne di raffreddamento in rame, delle barriques di invecchiamento in legni pregiati fino al reparto di imbottigliamento. Dal quale non esce solo la già citata Grappa di Ramandolo anche nella formula stravecchia, ma anche la ottima Nemas, lanciata proprio in occasione del centenario della distilleria e dedicata all’antico nome (probabilmente di origine celtica) del paese, oltre a numerosi distillati di frutta. Una produzione d’eccellenza che coniuga tradizione e saperi antichi con le più moderne concezioni, rendendo onore a Giacomo Ceschia che proprio questi giorni della sentita tradizione settembrina sul prato delle Pianelle mi hanno suggerito di ricordare. Perché anche lui ha contribuito, e molto, a valorizzare il nome della sua amata Nimis.

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In copertina, Giacomo Ceschia con il cardinale Ildebrando Antoniutti a Madonna delle Pianelle; all’interno, un’altra bella foto di quella grande festa del 1967, il distillatore con l’inseparabile toscano e  nella vecchia azienda in riva al torrente Cornappo.

(Le immagini sono tratte dal volume “Nimis un calvario nei secoli” del cavalier Bruno Fabretti)