Città del Vino, Concorso internazionale da grandi numeri: 1300 campioni da tutto il mondo e un record per le grappe. Le selezioni di Gorizia presentate a Roma

Gorizia sarà Capitale della cultura, ma anche del vino! Edizione internazionale da grandi numeri, infatti, per il 22° Concorso Enologico Internazionale Città del Vino e Grappa Award, con selezioni nel capoluogo isontino dal 31 maggio a 2 giugno prossimi. Saranno ben 1.300 i campioni partecipanti, di cui l’80% italiani ed il 20% da 11 Paesi di tutto il mondo. Con le novità di Israele, Libano, Cile e Messico; e molti vini provenienti da Portogallo, Moldavia, Croazia, Romania, Germania, Slovenia e Lussemburgo. E poi 113 campioni per il concorso riservato alle grappe: è record rispetto alle precedenti quattro edizioni. Tutti saranno giudicati da 12 commissioni per un totale di 60 commissari, impegnati durante il Concorso le cui selezioni si terranno appunto a fine mese nella città isontina che si sta avvicinando al grande appuntamento della Capitale europea della cultura Go!2025 assieme alla slovena Nova Gorica.
Sono questi gli importanti numeri resi noti ieri a Roma, durante la conferenza stampa di presentazione del Concorso, convocata nella sede di Piazza Colonna della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. All’appuntamento è intervenuto lo stato maggio delle Città del vino: il presidente nazionale Angelo Radica,il vicepresidente e sindaco di Nemi (Roma) Alberto Bertucci e il direttore Paolo Corbini, con il coordinatore del Friuli Venezia Giulia, Tiziano Venturini, presenti anche il vice Maurizio D’Osualdo e i membri del Coordinamento Giorgio Cattarin e Gianpietro Colecchia.
«Un ringraziamento alla Regione Friuli Venezia Giulia, per l’ospitalità nella prestigiosa sede di Piazza Colonna, in cui abbiamo presentato questa edizione dello storico Concorso enologico internazionale di Città del Vino – ha sottolineato il presidente Radica -. Un Concorso che offre ogni anno l’opportunità di far conoscere e promuovere la qualità dei vini e il virtuoso rapporto esistente tra aziende e territorio, inteso non solo come ambiente e paesaggio, ma anche come pubblica amministrazione. Non è un caso, infatti, che il Concorso assegni i suoi premi contemporaneamente all’azienda e al Comune, per sottolineare questo legame, elemento indispensabile per la promozione dei vini».
Ricordiamo, riguardo alla ormai vicina selezione goriziana, che la “tre giorni” in riva all’Isonzo vedrà nei pomeriggi anche delle degustazioni aperte al pubblico nella sede dell’Ugg. E il programma, in dettaglio, sarà presentato prossimamente proprio a Gorizia, dove cresce l’attesa per quello che si annuncia come un grande evento di settore.

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In copertina, gli intervenuti alla presentazione a Roma con Angelo Radica e Tiziano Venturini.

Novembre, scuole di potatura al via con Simonit&Sirch Academy in Italia e Spagna, California, Canada e Australia

La Vine Master Pruners Academy diventa Simonit&Sirch Academy, un’articolata piattaforma di formazione dedicata all’allevamento della vite basata su un ambiente di apprendimento virtuale (www.simonitesirchacademy.com) e su Scuole di potatura della vite in campo. Unica nel suo genere a livello internazionale, offre sulla piattaforma 4 corsi on demand continuativi e 8 webinar registrati nelle vigne su tematiche diverse (potatura, dendrochirurgia, parete fogliare), e 16 Scuole di Potatura in presenza in diverse regioni italiane e straniere.
Le prossime Scuole di Potatura di 1° livello si terranno a partire da novembre. Il pacchetto prevede 2 corsi online, Vine Pruner e Vine Pruner Advanced, e 3 giornate di esercitazioni pratiche, che si svolgeranno full time dalle 8 alle 17 tra novembre e febbraio per la potatura invernale e in primavera per la selezione dei germogli. I tutor Simonit&Sirch insegneranno le tecniche di potatura e gestione delle piante per salvaguardarne la salute, la longevità, favorire la resilienza agli stress climatici e migliorare la sostenibilità dei vigneti. Verranno esplorati i quattro principi fondamentali della Potatura Simonit&Sirch: rispettare il flusso linfatico, favorire la ramificazione e la crescita cronologica del legno, praticare tagli piccoli e preservare il legno vivo.
Complessivamente si terranno 14 Scuole di potatura in varie regioni italiane (Piemonte, Trentino Alto Adige, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Campania) e 2 in Spagna in Ribera e Rioja. A chi frequenterà tutte le lezioni e supererà una prova pratica d’esame, sarà rilasciato un attestato di partecipazione. Inoltre, off-line si terranno scuole in California, Oregon, British Columbia (Canada), UK, Germania, Ungheria, Australia e Lussemburgo.
Date e programmi dettagliati si trovano sul sito www.simonitesirchacademy.com, dove si possono già fare le iscrizioni. Il costo è di 640 euro. Chi ha già frequentato una Scuola, o già acquistato online i corsi Vine Pruner e Vine Pruner Advanced, può iscriversi a una o più sessioni pratiche nella sede che preferisce (costo 480 euro).


SCUOLE DI POTATURA
DI 1° LIVELLO

ITALIA

Toscana – Guyot
27-28 novembre 2023
SEDE: Agricola San Felice – Località San Felice – Castelnuovo Berardenga (SI)

Toscana – Cordone speronato
29-30 novembre 2023
SEDE: Agricola San Felice – Località San Felice – Castelnuovo Berardenga (SI)

Veneto – Guyot
4-5 dicembre 2023
SEDE: Azienda Agricola Cecchetto – Via Largoni 27 – Motta di Livenza (TV)

Lombardia – Guyot (inglese)
11-12 dicembre 2023
SEDE: Azienda Bellavista – Via Bellavista 5 – Erbusco (BS)

Lombardia – Cordone speronato (inglese)
13-14 dicembre 2023
SEDE: Azienda Bellavista – Via Bellavista 5 – Erbusco (BS)

Piemonte – Guyot
14-15 dicembre 2023
SEDE: Braida di Giacomo Bologna – Via Roma 94 – Rocchetta Tanaro (AT)

Friuli Venezia Giulia – Guyot
18-19 dicembre 2023
SEDE: Accademia Vine Lodge – Campus Simonit&Sirch – Via degli Alpini 2 – Capriva del Friuli (GO)

Lombardia – Guyot
15-16 dicembre 2023
SEDE: Azienda Bellavista – Via Bellavista 5 – Erbusco (BS)

Lombardia – Cordone speronato
17-18 dicembre 2023
SEDE: Azienda Bellavista – Via Bellavista 5 – Erbusco (BS)

Campania – Guyot
22-23 gennaio 2024
SEDE: Azienda Agricola Feudi di San Gregorio – Località Cerza Grossa – Sorbo Serpico (AV)

Campania – Guyot
24-25 gennaio 2024
SEDE: Azienda Agricola Feudi di San Gregorio – Località Cerza Grossa – Sorbo Serpico (AV)

Veneto – Guyot
29-30 gennaio 2024
SEDE: Allegrini – Via Giare 9 – Fumane (VR)

Friuli Venezia Giulia – Cordone speronato
31 gennaio – 1 febbraio 2024
SEDE: Accademia Vine Lodge – Campus Simonit&Sirch Via degli Alpini 2 – Capriva del Friuli (GO)

Trentino Alto Adige – Guyot
12-13 Febbraio 2024
SEDE: Cantine Ferrari – Via del Ponte 15 – Trento (TN)

SPAGNA

Ribera – Cordone speronato
14-15 dicembre 2023
SEDE: Pago de Carraovejas – Camino de Carraovejas – Peñafiel, Valladolid

Rioja – Cordone speronato
18-19 dicembre 2023
SEDE: Marques de Riscal – C. Torrea Kalea 1 – Eltziego, Álava

Per iscrizioni e informazioni – SIMONIT&SIRCH ACADEMY
www.simonitesirchacademy.com – info@simonitesirchacademy.com

“Harvest 2020”, parte da Aquileia il progetto sul rapporto persona-vino

di Gi Elle

Si chiama “Harvest 2020” il progetto con cui si vuole indagare sul rapporto persona – mondo del vino in Friuli Venezia Giulia e in particolare ad Aquileia, vocata alla coltivazione della vite fin dalla sua età romana, quando la città, una delle maggiori dell’Impero, con il suo porto fluviale era un attivissimo crocevia di traffici commerciali nei quali il vino aveva una parte molto importante. E alla presentazione del progetto ha partecipato anche l’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, che ha messo l’accento sul valore dell’iniziativa.

“Harvest 2020” è infatti un’esperienza filmica e in web che punta a valorizzare la ricchezza dei luoghi, anche del Friuli Venezia Giulia, partendo proprio da Aquileia e focalizzando il rapporto tra il vino e l’essere umano. Un rapporto importante che secondo l’esponente della Giunta Fedriga può divenire occasione di promozione anche culturale del nostro articolato territorio, ricco di attrattive e di peculiarità. “Il rapporto tra il vino e la gente – ha sottolineato, come si riferisce in una nota Arc – fa parte della nostra storia e della nostra cultura: gli antichi Romani sono arrivati anche nelle nostre terre e, come in altre che intendevano colonizzare, vi hanno impiantato le barbatelle della vite e le piante di ulivo, ricchezze che oggi abbiamo saputo valorizzare. Ne è una conferma il riconoscimento di quello che è l’immenso patrimonio culturale materiale e immateriale, cioè il tramandarsi di saperi antichi dell’enogastronomia del Friuli Venezia Giulia, che evidenzia non solo il retaggio di tradizioni, conoscenza, saperi, pazienza, ma anche di amore per un territorio e la sua terra”.

Il Foro romano.


“In questo contesto, Aquileia – ha concluso l’esponente regionale – gioca un ruolo determinante, considerando anche che qualche decennio fa era forse più conosciuta per i suoi vini che non per essere stata una delle più grandi città romane, uno dei simboli della storia dell’umanità, luogo di commerci, scambio di merci, intreccio di culture e di identità. Credo che la consapevolezza di tutto ciò ci potrà consentire di valorizzarne pienamente le potenzialità per quanto attiene all’attrattività turistica e culturale”. Con l’assessore Gibelli hanno partecipato alla presentazione del progetto in videoconferenza anche il sindaco di Aquileia Emanuele Zorino, Alberto Bergamin e Matteo Bellotto che hanno messo l’accento sull’importanza del vino nell’economia e nella cultura della città romana. Quel Pucinum che tanto piaceva a Livia, moglie di Augusto, è infatti il progenitore del moderno Refosco dal peduncolo rosso che oggi è uno dei vini bandiera di “Friuli Aquileia”, la denominazione di origine controllata che da 45 anni protegge la produzione di quest’area vitivinicola prestigiosa.
“Harvest 2020” (significa raccolto) è un progetto che si sviluppa principalmente attorno a un’esperienza filmica del regista Maurizio Gigola e avrà per protagonisti anche il territorio e il mondo del vino del Friuli Venezia Giulia. L’iniziativa fa parte di un progetto più ampio denominato “Wine Odyssey”, del quale è l’episodio di lancio, e si propone di raccontare le sensazioni del rapporto tra il vino e l’umanità. Il progetto complessivo si comporrà di una produzione cinetelevisiva, dato che Wine Odyssey è una serie televisiva che per il primo anno prevede altri sei episodi oltre ad “Harvest 2020”: Italia, Grecia, Georgia, Germania, Francia e California.
Harvest 2020 è supportato da PromoturismoFvg e l’iniziativa coinvolgerà anche il mondo digitale con un portale dedicato e intende fare di Aquileia un “metaluogo”, un progetto che assieme alla città e al Comune mira a far divenire la località friulana centro di attrazione reale del mondo digitale di “Wine Odyssey”.

La Doc Friuli Aquileia.

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In copertina, il richiamo alla vite e al vino nei preziosi mosaici della Basilica di Aquileia.

 

Collezionismo del caffè dopo il “ponte” Trieste-San Pietroburgo

di Chiara Falzetti*

Anche nel 2020 l’appuntamento biennale con i Partenariati tra Musei Europei del Caffè non si è fatto attendere. Giunto alla sua 9a edizione, dopo Germania, Svizzera, Austria, Francia, Ungheria, Olanda, Cipro e Belgio, il viaggio attraverso le nuove frontiere del caffè è arrivato fino alla grande Russia. In occasione della Giornata Mondiale del Caffè, il 1° ottobre scorso, l’Associazione Museo del Caffè di Trieste (aMDC) ha inaugurato la sua collaborazione a distanza con il “Muzej Kofe” di San Pietroburgo, unica realtà museale dedicata al caffè presente in territorio russo. La passione per l’aromatica bevanda e la voglia di unire le forze per raccontare e divulgare la cultura del verde-brunito chicco hanno superato le difficoltà logistiche dovute alle misure anti-Covid. Sfruttando la praticità dei social network, in diretta sulla piattaforma Zoom e attraverso Facebook dell’Associazione triestina, si è svolto il piacevole incontro tra il fondatore del “Muzej Kofe” Fjodor Efimovic’ Malkovskij e il presidente dell’Associazione Museo del Caffè, Gianni Pistrini.

Ecco Gianni Pistrini collegato con San Pietroburgo.

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L’apertura dell’incontro si è avviata con i saluti della dottoressa Elena Toukchoumskaia, portavoce del Console Onorario della Federazione Russa per il Friuli Venezia Giulia, dottor Carlo Dall’Ava, che ha patrocinato l’evento, invitando i partecipanti russi in visita al territorio Friul-Giuliano. In un clima di estrema cordialità e grazie al mio coordinamento linguistico, sono state messe in evidenza le affinità tra le due realtà espositive, in particolare la comune missione di condividere saperi e conoscenze sull’aromatico prodotto. L’auspicio di tutti i partecipanti è, naturalmente, quello di rafforzare ulteriormente questo sodalizio in presenza, una volta rientrata l’emergenza pandemica.
Per la realizzazione dell’incontro, i dovuti ringraziamenti sono andati specialmente rivolti anche al Commissario di Governo, il Prefetto di Trieste dottor Valerio Valenti, al Console Generale d’Italia a San Pietroburgo, dottor Alessandro Monti, al presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, dottor Piero Mauro Zanin, alla Camera di Commercio della Venezia Giulia, alla Skola Kavi (di Praga), al Lions Club Duino-Aurisina.
A tale riguardo, i lettori sono invitati a dar menzione alla scrivente, qualora nei propri rispettivi luoghi esistano dei Musei del caffè, così da proseguire i contatti europei e porre Trieste al centro di questa rete culturale-aromatica. Infine, si segnala che ogni secondo venerdì del mese alle ore 18, fino a maggio 2021, il Sodalizio triestino organizza i suoi Cenacoli del Caffè. L’iniziativa, giunto alla quarta edizione, coinvolgerà il tema del collezionismo del caffè.

La bellissima San Pietroburgo.

* La dottoressa Chiara Falzetti è socia-consigliere di aMDC, ha completato il suo corso di Laurea magistrale in Traduzione specialistica e interpretazione di conferenza a Trieste alla Scuola Superiore di Lingue – Dipartimento di Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell’Interpretazione e della Traduzione con il punteggio di 110 e lode, discutendo una tesi di laurea su “La traduzione in una tazzina: strategie e problematiche di localizzazione dall’italiano al russo nel sito internet aziendale Tama Caffè”, con relatrice la dottoressa Margherita De Michiel e correlatrice la dottoressa Iryna Borusovska.

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In copertina, chicchi di profumato caffè: nel suo nome è nata l’amicizia di Trieste anche con San Pietroburgo.

 

Suinicoltura Fvg in crisi con prezzi crollati: “Comprate prodotti italiani”

di Gi Elle

La crisi suinicola torna ad abbattersi in Friuli Venezia Giulia ed è già la seconda volta che accade in quest’anno sfortunato, dominato dall’emergenza pandemica che ha contribuito notevolmente ad aggravare la situazione. Per cui scatta pressante l’appello ai consumatori di Confagricoltura Fvg: comprate carne allevata e macellata in Italia. «In soli 30 giorni, a novembre, il prezzo della carne suina è crollato del 20 per cento», è infatti la denuncia di David Pontello, coordinatore della Sezione economica suinicoltura della organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina. «Su base annuale, il valore è sceso in maniera ancora più sensibile: di oltre il 30 per cento. Un anno fa, infatti, la carne di suino valeva 1,80 euro al chilo circa. Ora siamo a 1,22 euro al chilo (con tendenza verso l’euro), molto al disotto della convenienza economica per l’allevatore», aggiunge amareggiato Pontello. In questa condizione drammatica si trovano tutti i 765 suinicoltori della nostra regione che, ogni anno, allevano oltre 245 mila suini.

David Pontello


«L’attuale situazione ha origine in Germania dove, da settembre, sono scoppiati un paio di focolai di Peste suina africana (Psa). Di conseguenza, sono scattate alcune misure di contrasto alla pandemia e i Paesi asiatici (Cina in testa) hanno smesso di acquistare la carne suina tedesca che si è riversata sul mercato italiano facendo crollare i prezzi – spiega Pontello -. A questo grave fatto, si è aggiunta la chiusura del canale Horeca a causa dei nuovi confinamenti conseguenti alla seconda ondata di Covid-19 che ha ulteriormente ristretto le opportunità di mercato. Durante tutti questi mesi difficili – è la considerazione di Pontello – gli allevatori hanno garantito i rifornimenti di carne su tutti i mercati disponibili, in quantità e qualità, pur tra mille difficoltà. Nelle prossime settimane, dunque, confidiamo che il nostro appello di acquistare carne allevata e macellata in Italia venga ampiamente accolto dall’opinione pubblica e dai consumatori, nel tentativo di dare qualche soddisfazione agli allevatori e alle filiere nazionali. Purtroppo – conclude l’esponente di Confagricoltura Fvg –, le nuove etichette sull’origine delle carni sono entrate in vigore con una deroga che le rende veramente visibili ai consumatori solo a partire dall’1 febbraio 2021. Ma sul mercato si trovano già molti prodotti completamente “Made in Italy”, a cominciare dai prosciutti a Dop».

Prosciutto Dop

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In copertina, suinetti allevati in Friuli: si riaffaccia la crisi del settore.

Le eccellenze Fvg si degustano… online oggi a Monaco di Baviera

I sapori tipici del Friuli Venezia Giulia viaggiano a Monaco di Baviera per sedurre i palati e far conoscere al pubblico tedesco il ricco patrimonio della nostra regione. Authentic Friulano, in programma oggi 26 novembre, alle 17, e organizzato da PromoTurismoFvg in collaborazione con la Camera di commercio italo-tedesca, offrirà l’occasione per scoprire i prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia grazie alla degustazione online che vedrà collegare in streaming la nostra terra con la Germania per un assaggio in diretta delle specialità enogastronomiche.
Ai 45 partecipanti – proprietari di enoteche e negozi di specialità alimentari, ristoratori, importatori, stampa di settore, privati, appassionati – è stato inviato un kit di degustazione con tre vini autoctoni, due bianchi e un rosso, prosciutto di San Daniele, formaggio Montasio e l’olio Tergeste e a condurre l’evento sarà la nota giornalista e autrice Monika Kellermann.
Dopo Lussemburgo e Giappone, sarà dunque la importante città tedesca protagonista della promozione dei sapori tipici del Friuli Venezia Giulia. PromoTurismoFvg continua a sostenere questi appuntamenti per mantenere i contatti e portare il nome del Friuli Venezia Giulia fuori dai confini nazionali, ma anche per promuovere i grandi brand dell’enogastronomia, aumentando così le opportunità di business dei prodotti della filiera, nonché l’intero territorio regionale. L’obiettivo di degustazioni ed eventi sul digitale è anche quello di incoraggiare la vendita dei prodotti e dei vini della nostra regione.

Formaggio Montasio

Prosciutto di San Daniele

Olio Tergeste

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In copertina, vini bianchi del Vigneto Fvg, molto apprezzati in Germania.

Cantine Fvg in gravi difficoltà: l’ipotesi “vendemmia verde”

di Gi Elle

Le ripercussioni della pandemia da Coronavirus sul Vigneto Fvg sono così gravi che addirittura spaventa la prospettiva di una nuova produzione, magari abbondante, con le cantine ancora piene. Tanto che si affaccia l’ipotesi, a cui i nostri vignaioli non avevano mai fatto ricorso, della “vendemmia verde”, pratica disciplinata dalle norme europee e che prevede la totale eliminazione dei grappoli appena formati dopo la fioritura. E questo al fine di ridurre, sul nascere, praticamente a zero la capacità produttiva del terreno vitato.

Vasche inox in una moderna cantina.

«A oggi, la riduzione del fatturato delle cantine del Fvg si colloca tra il 70 e l’80 per cento. Le esportazioni vitivinicole che pesano per oltre 137 milioni di euro, hanno come mercati di riferimento gli Usa (26 per cento), la Germania (19 per cento) e la Gran Bretagna (9 per cento), Paesi fortemente colpiti dall’emergenza sanitaria e sociale i quali, duo nque, creano forti preoccupazioni per le future vendite», afferma infatti Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura. «Le nostre cantine – spiega – si trovano così ad affrontare dei problemi molto immediati, come quelli del ridotto spazio di stoccaggio e vinificazione essendosi creato un accavallamento di annate. Su questo punto, servono forti apporti contributivi nelle Misure di investimento utili a sommare liquidità a basso costo con dei contributi in maniera tale da dare consentire, a esempio, non solo l’acquisto di nuovi serbatoi per il vino, ma anche di preservare i capitali e stimolare le imprese a investire nella ripartenza. Anche la “vendemmia verde” potrebbe essere un valido strumento per contenere la produzione – prosegue l’esponente di Confagricoltura -, ma la Misura andrebbe maggiormente sostenuta e resa più appetibile per il settore delle Denominazioni (che rappresentano l’89 per cento del vino regionale) con alcuni aggiustamenti al calendario delle operazioni e con una dotazione finanziaria almeno raddoppiata (10 milioni di euro). Risulta essenziale, inoltre, il sostegno alle imprese con iniezioni di liquidità specifiche e la semplificazione burocratica poiché le aziende hanno bisogno di supporti finanziari erogati con agilità e semplicità: gli ostacoli burocratici rallentano la ripresa delle imprese italiane rispetto ai colleghi concorrenti degli altri Paesi”.

Michele Pace Perusini

“Occorre anche assicurare la necessaria di liquidità – conclude Pace Perusini – alle cantine attraverso la rinegoziazione del debito, rimodulando le condizioni dei finanziamenti, anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, in essere al 31 gennaio 2020, affinché tali operazioni risultino meno onerose e consentano di continuare l’attività. Infine, chiediamo la concessione di contributi in conto interessi, anche attraverso l’ausilio delle Regioni, per finanziare il fabbisogno di capitale circolante connesso all’impatto negativo derivate dalla situazione emergenziale riconosciuta come evento eccezionale e di grave turbamento dell’economia ai sensi dell’articolo 107 del Trattato sul funzionamento dell’Ue».

Vini in bottiglia pronti per la vendita.

Ma dicevamo della “vendemmia verde”. La malaugurata pratica – cui un viticoltore non dovrebbe mai aver bisogno di fare ricorso – è disciplinata dall’articolo 47 del regolamento europea numero 1308/2013 attraverso il quale si stabilisce la possibilità, per i produttori, di beneficiare di un sostegno economico che prevede un intervento forfettario per ettaro di vigneto. La distruzione dei grappoli in formazione dovrà avvenire entro il 30 giugno, quando gli acini hanno la dimensione dei pallettoni, quindi molto prima che si arriva alla fase dell’invaiatura, il cambio di colore che dà avvio alla maturazione.

Uva vicina all’invaiatura.

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In copertina, grappoli in formazione: l’epoca della “vendemmia verde”.

Confagricoltura Fvg: l’accordo Usa-Cina colpisce il nostro vino

di Gi Elle

Il recentissimo accordo commerciale Usa-Cina sfavorisce i nostri prodotti. E in particolare i vini per i quali il mercato Usa vale quasi un terzo delle esportazioni dal Vigneto Fvg. Ma c’è anche la questione dei dazi sui prodotti dell’enologia e dell’agroalimentare europeo e italiano ad alimentare preoccupazioni. E i problemi sollevati dagli stessi rimangono, purtroppo, all’ordine del giorno anche e soprattutto dopo la firma della “fase uno” dell’accordo tra i due colossi, americano e asiatico. Così, il mondo del vino tricolore e regionale continua a essere fortemente in ansia.
Infatti, l’export vinicolo del Friuli Venezia Giulia, secondo i dati forniti dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, alla voce “bevande”, vale complessivamente oltre 141 milioni di euro, quasi tutti assimilabili al tema vino. E gli Stati Uniti rappresentano il nostro primo mercato di sbocco, con una quota pari al 28 per cento che vale circa 38 milioni di euro (la nona voce per importanza del nostro export complessivo verso gli States). A seguire la Germania (20 milioni) e la Gran Bretagna (8 milioni) che, tra pochi giorni, avvierà il percorso definitivo di uscita dall’Ue, nella fase finale della Brexit.

Philip Thurn Valsassina


«Le esportazioni del “Made in Italy” agroalimentare destinate al mercato statunitense ammontano a 4,5 miliardi di euro l’anno – ricorda il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina -. Si tratta del primo mercato per i nostri prodotti fuori dall’Ue e il terzo in assoluto. Quasi la metà delle esportazioni totali è assicurata dalle vendite di vini, pasta alimentare e olio d’oliva. Più nel dettaglio – spiega il leader degli imprenditori agricoli -, attualmente le importazioni agroalimentari della Cina dall’Ue sono pari a circa 130 miliardi di euro. Dopo la firma dell’altro ieri, oltre il 30 per cento del fabbisogno cinese sarà coperto con le maggiori importazioni dagli Usa (soprattutto per soia, carni suine, pollame, prodotti ortofrutticoli, mais, sorgo ed etanolo) e l’Europa e l’Italia dovranno rivolgersi ad altri mercati per esportare. L’altro motivo di preoccupazione – aggiunge il presidente – è legato al fatto che gli Usa hanno deciso di applicare i dazi all’Ue con il metodo “a carosello” secondo il quale, ogni tre mesi, viene rivista la lista dei prodotti colpiti e, quindi, tra 90 giorni ci si potrebbe trovare nella stessa situazione critica di oggi. Per provare a evitare ciò, bisogna affrontare un negoziato diretto con gli Usa e, nel frattempo, sostenere le filiere colpite – conclude Thurn Valsassina -. Se, alla fine, non si trovasse un accordo, bisognerà inevitabilmente ricorrere ai dazi, anche da parte europea».
Se gli Usa decideranno per l’applicazione del 100 per cento dei dazi sul vino italiano, una bottiglia di Prosecco, su quel mercato, potrebbe passare dai 15 ai 20 dollari di costo per il consumatore. Lo stesso potrebbe succedere con il Pinot grigio, mettendo fuori mercato il nostro prodotto rispetto a quello californiano, ad esempio.

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In copertina, vini friulani: crescono le preoccupazioni per il loro export.

La Delizia, bollicine superstar: 2 milioni le bottiglie di Naonis

di Gi Elle

Le feste di Natale e di Capodanno sono le più gettonate per i brindisi a suon di bollicine. E alla Cantina di Casarsa alzeranno i calici – soci produttori, tecnici e amministratori – per sottolineare il grande successo ottenuto dagli spumanti prodotti tra i sassi in riva al Tagliamento. C’è infatti molta soddisfazione ai Viticoltori Friulani La Delizia, tra le prime nove realtà d’Italia per la produzione di spumanti, per un positivo 2019: la linea di bollicine Naonis ha tagliato il traguardo dei 2 milioni di bottiglie vendute nel settore Horeca (hotel, restaurant e cafè) nazionale (+12% rispetto lo scorso anno) e ha iniziato a farsi apprezzare sempre più in Germania, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Un successo, quello degli spumanti, che traina anche i vini fermi, prodotto storico della cooperativa: in totale, contando tutte le linee dei vini La Delizia, sono 24 milioni le bottiglie prodotte quest’anno, di cui 14 milioni appunto di spumanti.


“Si è confermata – spiega il presidente Flavio Bellomo – una nostra previsione, ovvero che la qualità degli spumanti avrebbe riportato interesse sull’intero brand La Delizia, genuinamente radicato nel territorio friulano ma che ha allo stesso tempo un respiro internazionale. Ecco quindi che il successo di Naonis, linea nata appena cinque anni fa e che debuttò con 150 mila bottiglie vendute, s’inserisce all’interno di una crescita globale dell’azienda. Un successo che condividiamo con tutti i nostri 400 soci, le maestranze che producono il nostro vino qui in cantina e la rete vendita. Per noi è motivo di soddisfazione sapere che molte persone, nelle prossime feste, brinderanno al Natale e al nuovo anno con i nostri vini”.
Ora si guarda al futuro. “Continueranno gli investimenti per innovare sempre più la nostra filiera produttiva – ha aggiunto Bellomo -, inoltre abbiamo già le conferme dei clienti consolidati per il 2020 mentre nuovi mercati, come quello tedesco, stanno guardando con favore a Naonis. Regno Unito e Usa sono gli altri due Stati in cui puntiamo a crescere: stiamo a vedere cosa succederà con la Brexit, mentre per i dazi americani i nostri vini ne sono esclusi. In ogni caso, quando un prodotto piace, il pubblico lo richiede e di questo i legislatori ne tengono conto: siamo fiduciosi”.
Proseguirà infine il progetto delle edizioni limitate. “Per la cuvée Jadér – ha concluso il presidente – la Summer Edition è andata molto bene la scorsa estate, con 60 mila bottiglie vendute, un dato che puntiamo a replicare con la Winter Edition in vendita in questo inverno. Un punto di orgoglio per un’azienda che tiene alle proprie radici friulane, ma che sa anche guardare avanti con prodotti innnovativi premiati dal mercato che ne apprezza il gusto moderno”.

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In copertina, il presidente Flavio Bellomo; all’interno, due fasi produttive degli spumanti: vendemmia e vinificazione.

La vendemmia ok, ma il mercato tra luci e ombre

di Giuseppe Longo

Nel Vigneto Fvg la vendemmia sta procedendo con ritmi sostenuti tanto da avvicinarsi sempre più alle battute finali, escluse ovviamente alcune varietà tardive come i Refoschi, dal peduncolo rosso e soprattutto di Faedis (Refoscone), lo Schioppettino di Prepotto, il Verduzzo friulano – e quindi il Ramandolo Docg nel “cru” ritagliato tra Nimis e Tarcento – e il prezioso Picolit, altro vino protetto dalla denominazione di origine controllata e garantita. Una vendemmia che conferma le previsioni fatte nei primi giorni di settembre da Assoenologi, sia in termini di quantità che di qualità. Anche se quel 18 per cento in meno, a conti fatti, con molta probabilità dovrà essere rivisto ulteriormente al ribasso perché le rese uva-mosto soprattutto in collina sono notevolmente ridotte, complice l’estate siccitosa dopo un finale di primavera con piogge continue che avevano posticipato di molto la fioritura, anche se poi la vite ha un po’ recuperato, fruendo del gran caldo arrivato già in giugno, ma collocando comunque la vendemmia in un periodo più tradizionale per le nostre latitudini. Anche se questo non è un male, soprattutto per una regolare vinificazione che, a temperature mitigate, consente di preservare al meglio nei futuri vini aromi e profumi.

Il Refosco dal peduncolo rosso e quello di Faedis o Refoscone.

Qualità dunque buona, anche ottima, ma quantità ridotta di almeno un quinto rispetto all’anno precedente. Cosa che dovrebbe riequilibrare anche il mercato, che ha mostrato più volte segni di stanchezza. A parte l’anomala situazione che sta vivendo la Ribolla gialla, con quotazioni in pianura delle uve così basse – si è forse piantato troppo? E qui andrebbe aperta una parentesi anche sul dilagante Prosecco – che lanciano segnali preoccupanti anche per il futuro se non si troveranno soluzioni adeguate (e tra queste c’è anche la tutela del nome del vino di questo antico vitigno autoctono attraverso una Doc (o Dop come si dovrebbe dire oggi) che lo metta al riparo dalla concorrenza di altre regioni), è la situazione generale del mercato che va tenuta sotto controllo.

L’abbondante produzione italiana del 2018 – rileva la citata Assoenologi con un’analisi di “respiro” nazionale ma che, evidentemente, trova riscontri anche in Fvg – ha avuto riflessi negativi sulle quotazioni dei vini che nel complesso hanno segnato un -13% sulla precedente campagna. A determinare la riduzione dei listini sono stati soprattutto i vini comuni, da sempre i più esposti alle dinamiche dell’offerta internazionale e alla concorrenza degli altri Paesi produttori, Spagna in primo luogo. Il mercato dei vini comuni nella campagna 2018/2019, infatti, è stato caratterizzato da subito da ribassi piuttosto consistenti tanto che, soprattutto nei bianchi, in alcuni momenti si è tornati a sfiorare i prezzi di dieci anni prima. Nel complesso, l’ultima campagna si è chiusa con un -27% per i vini comuni, maturato da un -34% nel segmento dei bianchi e da un -21% nei rossi. Per i vini a denominazione (Doc-Docg) la riduzione si è limitata al -6%, a dimostrazione che i vini di qualità hanno mercati in qualche modo più consolidati e meno esposti alla concorrenza dei prodotti dei Paesi competitor”. Ed ecco spiegato il motivo per cui è urgente una soluzione anche per la Ribolla, soprattutto se spumantizzata.

Un momento della vendemmia.

In questo panorama certamente non roseo, una luce comunque è rappresentata dal commercio con l’estero, nonostante le “turbolenze” in atto a livello planetario fra le grandi Potenze, questione dazi e Brexit in primo luogo. “Il 2019 sembra avviato su binari piuttosto positivi – rileva infatti Assoenologi -, dopo un 2018 che aveva chiuso i battenti con esportazioni al di sotto dei 20 milioni di ettolitri (-8% sul 2017) a fronte, comunque, di una crescita del valore che, ancora una volta, aveva ritoccato il record positivo attestandosi sui 6,2 miliardi di euro. Intanto, secondo elaborazioni Ismea su dati Istat, i primi 5 mesi del 2019 hanno segnato una decisa progressione delle esportazioni italiane a volume, attestate a 8,6 milioni di hl (+11% sullo stesso periodo dell’anno precedente), a fronte di una meno che proporzionale progressione del valore che ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro (+5,5%)”.

“Se i dati dei mesi successivi – osserva, ancora con proiezione nazionale, la organizzazione dei tecnici della vite e del vino che in Friuli Venezia Giulia è guidata da Rodolfo Rizzi – dovessero confermare questo trend, a fine anno si potrebbero sfiorare i 22 milioni di ettolitri per un introito che, finalmente, potrebbe arrivare al traguardo dei 6,5 miliardi di euro, sebbene ad un ritmo che si sta mostrando più lento rispetto alle attese di qualche anno fa. Sul fronte export, c’è da registrare una progressione più marcata verso i Paesi Ue (+14% in volume e +6% in valore), rispetto a quella verso i Paesi terzi (+6% e +5%). Questa dinamica è correlata chiaramente al mix di prodotto e al loro valore medio. Ad avere avuto, infatti, l’incremento più importante sono stati i vini comuni che, con 2 milioni di ettolitri hanno avuto una crescita del 19% a valore, accompagnata però da una lieve flessione degli introiti. I vini comuni, per lo più sfusi, hanno come naturale destinazione i mercati comunitari e la Germania in particolar modo”.

Continua la crescita degli spumanti (+8% sia a volume che a valore) – conclude Assoenologi -, ma ormai senza l’incremento a doppia cifra a cui eravamo abituati. Anche in questo caso bisogna considerare da una parte il Prosecco che continua a crescere di oltre il 20% sia a volume che a valore mentre l’Asti, ad esempio, mostra delle difficoltà importanti a mantenere quote di mercato. L’export rappresenta circa la metà del fatturato complessivo per il vino italiano, uno sbocco di mercato tanto più importante per lo sviluppo del settore vista la situazione interna che, dopo anni di flessioni, si sta ora assestando sui 22,5 milioni di ettolitri e che potrebbe aumentare nel corso del 2019, fino a superare i 23 milioni”. E per quanto riguarda casa nostra va a tale riguardo annotato proprio il caso Ribolla gialla, sempre più gradita anche spumantizzata. Ma la difficile situazione che, paradossalmente, la varietà sta vivendo in questa vendemmia deve sollecitare, quanti di competenza, a prendere quanto prima le contromisure più adeguate. Proprio perché il mercato ha regole così rigide e impietose che non impongono distrazioni.

Picolit e Verduzzo (Ramandolo Docg): la loro vendemmia è tardiva.

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In copertina, il Tocai friulano che si sta raccogliendo nella zona di Nimis.