Stalle Fvg schiacciate dal caro prezzi: oggi i rischi in un vertice con Zannier

Allevatori del Friuli Venezia Giulia sempre più in affanno. Il rischio, infatti, è che in breve le aziende zootecniche decidano di chiudere e che non ci sia più latte da trasformare per la Gdo. A dare l’allarme è l’Associazione allevatori Fvg che denuncia la gravissima situazione vissuta dalle stalle in regione (e non solo), strozzate dai costi energetici più che raddoppiati di elettricità, gas e combustibili, dal costo delle materie prime per la coltivazione dei terreni, vedi sementi, concimi e fitosanitari, e ancora dei mangimi e concentrati per l’alimentazione degli animali. Un grido d’allarme trasformato anche in un appello che è stato subito raccolto dalla politica grazie all’interessamento del consigliere regionale Alberto Budai che ha informato l’assessore alle risorse agricole, Stefano Zannier, il quale ha immediatamente convocato, per oggi 30 marzo, un incontro per raccogliere le istanze dell’associazione allevatori e per portarle successivamente all’attenzione della Gdo e dei trasformatori.

L’assessore Stefano Zannier.

«Molti allevatori – spiegano Andrea Lugo e Renzo Livoni, rispettivamente direttore e presidente dell’Aafvg – hanno già inviato parte delle bovine allevate al macello per consentire di mantenere in vita gli animali rimasti in stalla e continuare a produrre il latte, ma nel giro di pochi mesi, i pochi animali rimasti non avranno più di che mangiare per sopravvivere».
La fiammata dei costi energetici, dei fertilizzanti e dei mangimi, peraltro pure di difficile reperimento dall’esplosione del conflitto in Ucraina, ha cancellato con un colpo di spugna i tempi del lockdown, «tempi – ricordano Lugo e Livoni – in cui la zootecnia in generale e quella da latte in particolare garantivano le produzioni ricevendo la gratitudine dei consumatori che nel frattempo prendevano d’assalto i supermercati spingendo le vendite della Gdo su del 25%».
Da mesi ormai la situazione è gravemente peggiorata. Il costo medio di produzione del latte, già nel 2021 (dati Ismea) era di 46 cent/litro, con un aumento medio del 7,4% rispetto all’anno precedente, a fronte di un rialzo dei prezzi del latte pagati agli allevatori limitato al solo 2,9%. Già l’anno scorso, il rapporto tra costi di produzione e prezzi di vendita aveva determinato l’annullamento della redditività del settore. Oggi quel rapporto si è ulteriormente deteriorato.
I vertici dell’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia fanno appello alla grande distribuzione: «Dev’esserci una presa di coscienza da parte della Gdo e del settore della trasformazione, ognuno deve fare la sua parte e riconoscere, almeno per qualche mese, un prezzo del latte alla stalla di 5 centesimi in più per consentire alle aziende di andare avanti mantenendo le produzioni», rivendicano Lugo e Livoni che avvertono: «Se non sarà così, a breve non ci sarà nemmeno latte da trasformare per la Gdo».
Come detto, oggi si terrà un incontro con l’assessore alle risorse agricole, Stefano Zannier, al fine di raccogliere le istanze dell’Associazione allevatori.

Il presidente Renzo Livoni.

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In copertina, bovine di razza Pezzata rossa allevate in Friuli Venezia Giulia.

 

Il successo dei “top wine” dimostra che bisogna puntare sul Vigneto Fvg

«I dati degli studi che ci son stati illustrati oggi dimostrano in modo lampante che il mercato in cui viene venduto il nostro vino regionale non si interroga su quanta uva per ettaro viene coltivata per poi produrre il vino. I parametri di riferimento per farci conoscere al di fuori dei confini regionali sono altri ed è su quelli che dovremmo soffermarci di più per essere maggiormente competitivi». Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo al convegno dal titolo “Gdo, eCommerce, wine delivery: il giusto mix per valorizzare origine e qualità del vino” svoltosi a Pordenone nell’ambito della fiera internazionale “Rive” dedicata alla vitivinicoltura e all’enologia, e che si è conclusa da qualche giorno.
«Se è vero che la qualità ha degli standard minimi che vanno rispettati – ha detto ancora l’esponente della Giunta Fedriga – è altrettanto vero che, come dimostrano i dati illustrati da Nomisma, è l’aspetto territoriale il valore aggiunto che caratterizza la vendita di un vino in un mercato globale qual è quello online. Se quindi i “top wine” permettono di identificare un territorio, dobbiamo lavorare affinché tutto il resto della nostra produzione venga trainata da questa riconoscibilità, agganciando il consumatore che sta compiendo la ricerca sui vini più conosciuti. Questo significa che vanno rafforzate le capacità promozionali delle Doc di riferimento del Friuli Venezia Giulia affinché facciano da traino a tutto il resto della produzione locale».
«Stare su una piattaforma specializzata – ha aggiunto Zannier – ha degli indubbi vantaggi legati al numero di accessi. C’è però la forte esigenza di targetizzare il segmento di produzione regionale, evidenziando le caratteristiche di questi prodotti a seconda di ciò che chiede il mercato, come ad esempio la sostenibilità ambientale di una azienda o la sua capacità di essere integrata all’interno di un territorio con vini autoctoni o di nicchia. Le discussioni che invece fino ad oggi stanno animando il dibattito in regione sulla quantità di uva per ettaro coltivata e poi utilizzata per produrre il vino – ha concluso l’assessore regionale – non vanno incontro alle caratteristiche individuate dai consumatori per scegliere la bottiglia».

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In copertina, alcune bottiglie del Friuli Venezia Giulia esposte al Vinitaly di Verona.

Cantine Aperte, con Assoenologi Fvg il punto sul mercato stravolto dal Covid

(g.l.) Cantine Aperte, un grande ritorno nel Friuli Venezia Giulia, in questo momento in cui pare che finalmente la pandemia, che tanti danni ha causato anche al settore vitivinicolo, stia allentando la presa, tanto che da domani la nostra regione diventerà “zona bianca”. La tradizionale festa del Movimento turismo del vino Fvg- che avrà un bis anche a metà giugno – rappresenta un’occasione promozionale da sempre importante per far conoscere il prodotto della vite negli stessi luoghi in cui nasce (“Vedi e sai cosa bevi!”, recita il famoso slogan). E lo è ancora di più in quest’anno che ha dovuto nuovamente fare i conti con l’emergenza sanitaria, che ha “disegnato” – o sarebbe meglio dire “imposto” – un nuovo modello di mercato del vino che oggi risulta stravolto, privilegiando Gdo a scapito di Horeca, come è emerso chiaramente da un webinar che Assoenologi Fvg ha organizzato proprio in questi giorni in collaborazione con Enartis, azienda leader nazionale per i prodotti destinati all’enologia, suscitando grandissimo interesse, tanto che è stata grande la partecipazione di tecnici e produttori vitivinicoli. Tema del convegno era proprio “Il futuro mercato del vino”.

Rodolfo Rizzi e Riccardo Cotarella.

I saluti di Assoenologi Fvg sono stati portati dal presidente Rodolfo Rizzi, il quale si è soffermato sull’importanza che oggi riveste l’enologo non solo nella parte tecnica, ma anche in quella commerciale e di comunicazione. Gli ha fatto eco il presidente nazionale Riccardo Cotarella che ha tracciato un quadro dell’evoluzione professionale dell’enologo, cambiata appunto radicalmente in questi ultimi anni e che oggi, vista l’evoluzione dei mercati, dovrà dimostrare un’ancora maggiore flessibilità professionale. “Nessuno meglio dell’enologo – ha proseguito Cotarella – può raccontare e divulgare il vino, presentando un territorio variegato e ricco di storia com’è quello che ci circonda”.
Ma nel vivo dell’importante tematica si è entrati con Fabio Piccoli, giornalista esperto di marketing internazionale del vino e direttore del magazine online “Wine Meridian”. Il relatore, dall’alto della sua riconosciuta esperienza internazionale, ha analizzato il mercato del vino prima e dopo la pandemia.
Fino al 2019, ha spiegato Piccoli con dati alla mano, la maggioranza delle cantine prediligeva commercializzare i propri vini sul canale Horeca (Hotel-Ristorante-Catering) a dispetto della Grande distribuzione organizzata. Infatti, in questi ultimi anni la Gdo stava subendo un evidente calo di consensi, da parte di molte realtà vitivinicole, che dimostravano un certo distacco e disapprovazione per quella tipologia commerciale.
Prima dell’esplosione del Covid, anche l’e-commerce era visto con pochissimo interesse, da parte del vignaiolo e infatti, occupava un risicato 1 per cento sull’intera vendita di vino. Tutti questi orientamenti commerciali, che fino a marzo 2020 (mese in cui la pandemia è stata ufficialmente riconosciuta) erano dei “dogmi” per i vignaioli, sono improvvisamente crollati in quanto, era in atto una vera rivoluzione del mercato.

La festa dell’enoturismo.


La vendita di vino nel canale dell’Horeca, a causa delle moltissime restrizioni imposte dal Governo nazionale, si è praticamente azzerata, mentre la Gdo ha avuto un vero sussulto, aumentando le vendite a doppia cifra in percentuale. Grande risalto ha avuto poi la vendita dei vini fermi, mentre, soprattutto nel primo periodo, i vini spumanti hanno subito una flessione rispetto al periodo precedente alla pandemia.
La Gdo si è quindi dimostrata come la vera “ancora di salvezza” per tantissime aziende che hanno saputo diversificare, negli anni, i loro segmenti di mercato.
Inoltre, ampi scenari si sono spalancati anche per l’e-commerce che grazie, sia all’impossibilità del consumatore di spostarsi, per i noti motivi, sia all’evoluzione “digitale” del consumatore stesso, ha fatto registrare un fortissimo aumento percentuale. Anche il settore Bio sta registrando buoni interessi, da parte del mercato, segno tangibile di una costante rincorsa verso una “Sostenibilità ambientale” che viene intrapresa anche sotto altre forme di certificazione (Sqnpi, Equalitas…).
Fabio Piccoli, a conclusione del suo interessante e apprezzato intervento, ha voluto sottolineare come questo mercato, in forte cambiamento, farà sicuramente registrare una diminuzione dei locali distributivi, una diversa modalità di approvvigionamento e di consumo e per questo richiederà aziende sempre più strutturate e organizzate. Saranno quindi professionalità, competenza e organizzazione, i capisaldi per una nuova ripresa commerciale, sia in Italia che all’estero.

Successivamente è passato a Michele Manzo, dell’area manager di Enartis, il compito di presentare un nuovo prodotto enologico, a base di tannino naturale, denominato Hideki che, tradotto dal giapponese, significa “Splendida opportunità”. Questa miscela di tannini ha la straordinaria proprietà di salvaguardare il vino, sia con una funzione antiossidante che di protezione verso microorganismi indesiderati, quali i batteri acetici. Una nota tecnica, insomma, molto interessante che ha coronato la trattazione di una tematica strategia per il settore della vite e del vino. Il quale, evidentemente, non può prescindere dalla tecnica che, anzi, deve viaggiare sempre più in sintonia con gli altri aspetti legati appunto alla produzione, alla commercializzazione e alla promozione. Come quella che si sta facendo, appunto, anche oggi con Cantine Aperte, manifestazione leader del Vigneto Fvg.

Una bella immagine di vigneti.

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In copertina, Cantine Aperte in Friuli Venezia Giulia: l’appuntamento è anche oggi fino al tramonto.

 

In Fvg il vino cooperativo è in salute malgrado Covid e ristorazione in crisi

(g.l.) Nel settore enologico, per fortuna, c’è anche qualche luce: il prodotto della cooperazione tiene, malgrado il Covid e il crollo dell’Horeca, vale a dire la ristorazione. Nell’anno della pandemia il sistema vitivinicolo cooperativo (423 cantine per 4,9 miliardi di euro di giro d’affari e una produzione pari al 58 per cento del vino italiano) ha infatti mostrato la sua resilienza, registrando nel complesso una sostanziale tenuta del proprio fatturato (+1 per cento), su cui ha inciso positivamente l’incremento di vendite nel canale della Gdo (+6 per cento) e quello sulle esportazioni (+3). È questo il dato più significativo emerso nel corso di Vivite Talk del vino cooperativo, iniziativa organizzata a Roma da Alleanza Cooperative Agroalimentari.

Venanzio Francescutti


«Nel corso del 2020, il 34 per cento delle cooperative vinicole ha mantenuto stabile il proprio fatturato e un 41 per cento lo ha visto in calo», ha spiegato Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma, presentando lo studio sulla performance delle cooperative vitivinicole durante il Covid. «L’analisi ha anche evidenziato, di contro, come una cooperativa su 4 del campione intervistato – che numericamente rappresenta oltre il 50 per cento del fatturato complessivo della cooperazione vinicola – abbia invece registrato un fatturato in aumento. Si tratta delle cooperative più dimensionate, con fatturati superiori a 25 milioni di euro che, nel 6 per cento dei casi hanno addirittura registrato un sensibile aumento, superiore al +15 per cento rispetto alle performance registrate nel 2019, prima dell’avvento del Covid». Guardando ai singoli canali distributivi, le cooperative più grandi sono state favorite, oltre che nella Gdo, anche nell’E-commerce.
«Abbiamo così un’ulteriore conferma – aggiunge Venanzio Francescutti, presidente regionale di FedAgriPesca – di come i processi di sinergia tra cantine siano importanti e debbano essere maggiormente rafforzati in un mercato mondiale che ha subìto dei violenti cambiamenti nei mesi della pandemia. E io penso che il nostro sguardo, in questo senso, debba andare pure oltre l’orizzonte ormai ristretto dei confini regionali già superati, nei fatti, dalla collaborazione in essere sulle varie Denominazioni interregionali. L’altro asset sul quale lavorare, e le cooperative ci sono – spiega ancora Francescutti -, è quello della sostenibilità. Tutte le nostre cantine cooperative regionali, a esempio, hanno adottato o stanno adottando il protocollo di produzione della gestione integrata dei vigneti con relativa certificazione (Sqnpi), così come sta succedendo con le regole di produzione del Prosecco e di altre Denominazioni importanti. Il vino del Friuli Venezia Giulia, in questo modo, potrà essere comunicato non solo perché buono, ma anche perché sostenibile e certificato».
Infine, nelle sottolineature delle performance economiche della cooperazione va evidenziata quella delle vendite sui mercati esteri. Se l’export di vino italiano, nel complesso, ha registrato nel 2020 un calo pari al 2,4 per cento in valore, quello della cooperazione, invece, ha registrato una crescita pari al 3.

La Delizia, il virus rallenta le bollicine ma non i vini fermi

Secondo le indicazioni che si coglievano prima della pandemia, questo sarebbe stato un altro anno con previsioni di crescita a doppia cifra per i Viticoltori Friulani La Delizia, cantina tra le prime nove d’Italia nella produzione di spumanti e tra le più importanti del comparto vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia. Invece si è abbattuto il tornado del Coronavirus, con danni gravissimi all’economia italiana, mondiale e ovviamente friulana. Ma ogni situazione di emergenza può generare anche nuove opportunità, se si sanno cogliere, tanto che l’azienda di Casarsa continuerà, nonostante tutto, a crescere: infatti durante il lockdown ha proseguito a lavorare rispettando le disposizioni di sicurezza, vedendo aumentare la sua quota di mercato nella grande distribuzione (Gdo) del 15 per cento, comprensivo delle vendite sia a livello nazionale che internazionale. Il tutto mentre a causa del Covid-19 il settore HoReCa italiano – acronimo che sta per “Hotellerie, Restaurant, Catering” – era completamente fermo: ma anche qui, con l’avvio della fase 2, si sta tornando con questo mese di maggio a programmare il futuro.

Mirko Bellini

“Già nella prima settimana in cui ristoranti, bar e locali hanno riaperto – spiega il direttore commerciale Mirko Bellini – abbiamo registrato una prima ripartenza confortante, con un valore di circa il 15% di quanto fatturato lo scorso anno nell’analoga settimana, valore simbolico che dimostra la voglia di ripartire. L’italia si sta rimettendo in moto con velocità diverse: abbiamo notato una ripresa sulle aree periferiche rispetto alle grandi città che vivono prevalentemente di turismo, come Roma, Firenze e Milano. Siamo anche in attesa che il mercato della Campania si riattivi. L’effetto Covid-19 nel settore HoReCa è iniziato il 10 marzo e si è pesantemente rivelato ad aprile, causando un blocco quasi totale delle vendite: siamo vicini ai nostri clienti, sapendo che la ripresa sarà lenta, soprattutto considerando che se i locali dedicati alla movida inizieranno a lavorare rispettando le disposizioni di sicurezza, purtroppo verranno a mancare le vendite generate da quella parte di mercato legato invece alle cerimonie, a partire dai matrimoni. Va considerato, poi, che l’effetto Covid-19 ha avuto un risvolto negativo sui costi delle famiglie che sommato in alcuni casi alla cassa integrazione, a cui certe aziende sono dovute ricorrere o al calo del lavoro, ha determinato una riduzione del potere di acquisto del cliente finale, sancendo di fatto una nuova priorità negli acquisti del beni del settore agroalimentare”.
E se le bollicine patiscono la nuova situazione sociale ed economica, i vini fermi invece continuano a essere richiesti. “Proprio perché legati a situazioni di consumo più quotidiane – ha aggiunto Bellini – e perché sono un bene che il consumatore ama comprare anche nella grande distribuzione, dove le rilevazioni ci dicono che i vini fermi sono stati più richiesti degli spumanti, proprio per le sopracitate mancate occasioni di festa e aggregazione sociale. Questa pronta risposta all’aumento della richiesta di vini fermi è un elemento che ancora una volta conferma la forza della nostra azienda, la quale potendo contare su varie linee di prodotto a proprio marchio, generate da una filiera interna completa che va dalla vite all’imbottigliamento alla commercializzazione, può gestire al meglio le emergenze e i cambiamenti repentini del mercato”.
La situazione in Italia prevede una ripresa graduale del mercato. All’estero, nel frattempo, La Delizia continua a vendere. “I mercati esteri stanno reagendo bene – ha sottolineato Bellini – considerando i mercati primari di riferimento della nostra cantina, ovvero Usa, Regno Unito e Russia, ove la situazione sanitaria si è aggravata 20 giorni dopo l’Italia e ora stanno attraversando il periodo di lockdown preparandosi alla graduale apertura. Nel frattempo, le loro strutture, che per noi sono soprattutto nella grande distribuzione, hanno continuato a essere in linea con le annate precedenti, anche in alcuni casi registrando importanti segni positivi. Speriamo anche all’estero in una rapida ripresa del canale HoReCa”.

E ora si guarda alla nuova annata in vigna con uno sguardo già al prossimo anno. “Penso – ha concluso Bellini – che usciremo da questa emergenza solo ragionando in ottica di biennio 2020-2021 sia a livello economico che a livello produttivo specifico per il comparto vitivinicolo. La Delizia, inserita nel contesto produttivo-commerciale del territorio pordenonese che da sempre ha rappresentato un’area ‘locomotiva’ del sistema economico regionale, si prepara anche in questa fase ad affrontare questa nuova sfida. Da questa situazione si esce principalmente investendo, in idee, comunicazioni e strutture in grado di soddisfare le richieste e nel contempo addattarsi ad un mercato in rapida cambiamento, in cui le aziende riescono a rimanere competitive solo se aumentano le proprie performance produttive, con un calo dei costi e un aumento della competitività sui mercati, riuscendo sempre a farsi riconoscere la qualità dei propri prodotti”.

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In copertina, brindisi con bollicine, il prodotto ideale per le feste che ha subito di più i danni da Coronavirus.