Coldiretti, assemblea oggi a Roma per eleggere il nuovo presidente nazionale

Stamane al Centro congressi Rospigliosi, a Roma, si riunisce l’Assemblea nazionale della Coldiretti con le rappresentanze degli agricoltori da tutte le province e regioni d’Italia e dei movimenti dei giovani, delle donne e dei pensionati che eleggeranno il nuovo presidente e la giunta esecutiva per i prossimi cinque anni, in rappresentanza di 1,5 milioni di iscritti della maggiore Organizzazione di settore a livello europeo. L’appuntamento “Nutriamo il futuro” avrà al centro dei lavori l’innovazione in agricoltura tra conflitti e crisi climatiche, ma anche il tema del credito, le misure a favore dei più fragili e i contenuti della manovra all’esame del Parlamento e le scadenze del Pnrr. Assieme al presidente Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo ci sarà anche il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida.
Focus sulle scelte di acquisto delle famiglie alla vigilia delle feste dalle quali dipende il futuro di centinaia di migliaia di aziende italiane ma anche la difesa del lavoro, del territorio e del patrimonio di biodiversità, con il rapporto Coldiretti/Ixe’ “Il Natale sulle tavole degli italiani”. Saranno illustrati la spesa prevista, le tavolate, i consumi dei prodotti simbolo, le sfide storiche tra le diverse specialità ma anche i nuovi trend 2023, con la sfilata dei dolci tipici locali durante la quale saranno svelati i segreti delle ricette conservate da generazioni nelle campagne.

Peste suina e indennizzi:
domande dal 15 gennaio

Si possono presentare dal 15 gennaio e fino al 15 febbraio prossimi le domande per gli aiuti riconosciuti alle aziende suinicole italiane che hanno subìto danni indiretti per le misure adottate al fine del contenimento dei focolai di peste suina africana. Si tratta degli interventi relativi al periodo dal 1° luglio 2022 al 31 luglio 2023. Le risorse stanziate per l’anno in corso sono pari a 19.644.443,25 euro, di cui il 60% destinato alle piccole e medie imprese e alle micro che operano nella produzione agricola e il restante 40% al settore della macellazione e della trasformazione. L’aiuto verrà pagato in un’unica soluzione dal 3 giugno. Il 14 dicembre sono state pubblicare le istruzioni Agea con le modalità operative su richiesta ed erogazione del sostegno. Gli indennizzi sono riconosciuti alle imprese che svolgono produzione agricola primaria e alle Pmi e microimprese del settore della trasformazione e macellazione, nei limiti del de minimis. Sono compresi anche gli gli stabilimenti autorizzati a esportare nel 2022 nei Paesi terzi, ma che non hanno potuto effettuare le spedizioni per i bandi sanitari delle autorità estere, notificati dal ministero della Salute italiano.
Per ottenere l’indennizzo previsto per le aziende agricole il richiedente deve risultare detentore/operatore o proprietario di un allevamento di scrofe da riproduzione a ciclo aperto, a ciclo chiuso e da ingrasso (comprensivi di allevamenti da svezzamento e magronaggio), in uno dei comuni assoggettati a restrizioni sanitarie indicati nelle disposizioni del ministero della Salute e/o nelle ordinanze del Commissario governativo alla Peste Suina Africana. L’allevamento doveva risultare attivo nel periodo tra il 1° luglio 2022 e il 31 luglio 2023. Le categorie merceologiche per le quali è concesso l’aiuto sono: verri; scrofe; scrofette; suini da ingrasso e suinetti. Il sostegno può coprire fino al 100% il danno totale subìto, calcolato, per ciascuna fattispecie, sulla base degli importi unitari. Per quanto riguarda le aziende che operano nella macellazione e trasformazione le categorie merceologiche ammesse sono verri; scrofe; scrofette; suini da ingrasso; suinetti; prosciutti; prodotti di salumeria; e tagli di carne suina.

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In copertina, il presidente nazionale uscente di Coldiretti Ettore Prandini.

Allevatori Fvg contro la carne sintetica: bene ha fatto l’Italia a vietarla. Un sospiro di sollievo da un migliaio di aziende

Il no alla carne coltivata arriva forte e chiaro anche dal Friuli Venezia Giulia e a pronunciarlo è il presidente dell’Associazione regionale allevatori, Renzo Livoni, commentando il via libera definitivo della Camera al Ddl che vieta di produrre, consumare e mettere in commercio “cibi e mangimi generati a partire da colture cellulari”. Un provvedimento, quello firmato dai ministri Francesco Lollobrigida e Orazio Schillaci, a difesa del Made in Italy e della qualità che nei giorni scorsi, proprio mentre passava all’esame dell’Aula di Montecitorio, è stato all’origine di una lite tra il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, in piazza assieme a un gruppo di lavoratori per festeggiare l’approvazione della norma, e alcuni parlamentari di Più Europa, pro carne sintetica.

Gustose bistecche di carne bovina.


«Esprimiamo la nostra solidarietà a Prandini», afferma Livoni, a sua volta soddisfatto del via libera alla norma, che rappresenta un primo paletto allo sbarco sul mercato della carne realizzata in laboratorio, ma che dovrà fare i conti con la futura norma comunitaria, come ha evidenziato anche il Quirinale. «Intanto portiamo a casa questa prima vittoria – dichiara Livoni – contro un prodotto che è ancora a livello sperimentale, rispetto al quale non è stato nemmeno testato il principio di precauzione. Lo si sponsorizza perché salutare e a zero impatto ambientale dimenticando che questa carne, sintetica, non coltivata, vorrebbe sostituirsi ad agricoltura e zootecnia, economie circolari ante litteram».
A restarne impattata, in Fvg, se la futura norma europea dovesse essere in contrasto con quella nazionale e infine imporsi, sarebbe una filiera di un migliaio di aziende tra realtà zootecniche e di trasformazione che per il momento possono tirare un sospiro di sollievo. «Avremmo conseguenze economiche, ma anche sull’ambiente e non ultimo sulla conoscenza, la qualità, i sapori di quello che portiamo in tavola – aggiunge Livoni -. La carne sintetica è un prodotto di laboratorio, non possiamo vedere come viene realizzata e così perdiamo il contatto con ciò che mangiamo a differenza della zootecnia tradizionale, che porta nel latte i profumi di quello che le vacche mangiano, dell’erba, dei fiori, profumi che poi ritroviamo nella carne e nel latte. E’ una biodiversità che dobbiamo proteggere a tutti i costi».

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In copertina, il presidente dell’Associazione regionale allevatori Renzo Livoni.

Oggi a Roma apre il Villaggio Coldiretti: per tre giorni Made in Italy protagonista

Apre a Roma il Villaggio Coldiretti più grande mai realizzato. L’appuntamento è al Circo Massimo che da oggi a domenica vedrà protagonisti migliaia di agricoltori da tutta Italia con stand di Campagna Amica, le tende dei cuochi contadini, gli spazi dedicati a giovani, donne e senior della Coldiretti. Il tutto con l’obiettivo di proporre al Paese il meglio dell’agricoltura italiana e sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di sostenere il settore agroalimentare, a partire dall’imminente Manovra di bilancio per arrivare alla difesa del Made in Italy dalla concorrenza sleale e dai rischi connessi ad alcune scelte della Ue.
Assieme al presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, e al segretario generale, Vincenzo Gesmundo, alla giornata inaugurale saranno presenti i vicepresidenti del Consiglio Matteo Salvini (ministro delle Infrastrutture) e Antonio Tajani (ministro degli Esteri). Ma nella tre giorni non mancheranno altri autorevoli esponenti del Governo e del mondo politico, come il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.
Spazio al più grande mercato a “chilometri zero” mai realizzato nel Paese dove gli agricoltori di Campagna Amica provenienti da tutta la penisola potranno vendere le loro specialità ma anche le eccellenze agroalimentari di Filiera Italia e i prodotti dalle aziende di agricoltura sociale impegnate nel reinserimento socio-lavorativo di soggetti disagiati, disabili o problematici, nell’educazione ambientale e nei servizi alle comunità locali. Sarà anche possibile fare la Spesa sospesa, l’iniziativa di solidarietà lanciata da Campagna Amica per donare prodotti agroalimentari 100% italiani alle famiglie bisognose.
Grandi protagonisti saranno anche i giovani agricoltori, le imprese femminili e i seniuor Coldiretti con aree dedicate, incontri e iniziative. Ma ci sarà pure la scuola di olio extravergine italiano nell’Oleoteca e nell’Enoteca del Villaggio, dove degustare i migliori extravergine, vini e birra agricola. Al Villaggio si potranno anche scoprire le opportunità e i pacchetti vacanze offerti dagli agriturismi di Campagna Amica Terranostra. Le tende dei cuochi contadini prepareranno poi una serie di menu a base di prodotti agricoli provenienti da tutta Italia che saranno proposti ai cittadini al prezzo di 8 euro. La salute delle giovani generazioni rispetto ai disturbi alimentari sarà al centro dell’iniziativa “Il cibo amico” promossa da Campagna Amica con la Fondazione Bambino Gesù.

Lunedì 16 ottobre il via
agli anticipi della Pac

Parte il 16 ottobre (e fino al 30 dicembre) il pagamento degli anticipi della Pac che non possono superare il 70%. E’ stata pubblicata la circolare Agea con le modalità dell’intervento. Gli anticipi riguardano: sostegno di base al reddito per la sostenibilità; sostegno ridistributivo complementare al reddito per la sostenibilità; sostegno complementare al reddito per i giovani agricoltori; regimi per il clima, l’ambiente e il benessere degli animali, articolati negli ecoschemi relativi al pagamento per la riduzione dell’antimicrobico resistenza e per il benessere animale, per inerbimento delle colture arboree, per la salvaguardia olivi di valore paesaggistico, per sistemi foraggeri estensivi con avvicendamento, per misure specifiche per gli impollinatori. Sono interessati inoltre il sostegno accoppiato al reddito, esclusivamente riferito ai seguenti settori relativi alle superfici: frumento duro, semi oleosi (colza e girasole, esclusa la coltivazione di semi di girasole da tavola), riso, barbabietola da zucchero, pomodoro destinato alla trasformazione, olio d’oliva, agrumi e colture proteiche comprese le leguminose. Erogabili anche gli anticipi relativi agli interventi di sviluppo rurale basati sulle superfici e sugli animali. Il 16 ottobre è anche la prima data per il prelievo obbligatorio pari al 3% sulle somme destinate agli agricoltori per i pagamenti diretti della Pac, ma per ciascun beneficiario il prelievo può intervenire in momenti diversi anche in esercizi finanziari successivi al pagamento degli aiuti Pac. L’Agea ha fornito le istruzioni relative al prelievo delle quote di partecipazione degli agricoltori e al finanziamento di AgriCat, il fondo mutualistico nazionale per la copertura dei danni alle produzioni provocati da alluvioni, gelo, brina e siccità. Gli interventi della domanda unica aiuti diretti sui quali viene eseguito il prelievo obbligatorio sono: sostegno di base al reddito per la sostenibilità, sostegno redistributivo al reddito per sostenibilità, sostegno complementare al reddito per i giovani agricoltori, regimi per il clima, l’ambiente e il benessere degli animali e le misure di sostegno accoppiato al reddito a superfici e per gli animali. Il prelievo è eseguito dagli Organismi pagatori.

Manovra, ecco cosa chiede
l’agricoltura al Governo

La nuova Manovra economica del Governo deve sostenere la competitività delle imprese agricole e della pesca per garantire la sovranità alimentare del Paese e ridurre la dipendenza dall’estero, promuovendo filiere produttive 100% Made in Italy e raffreddando l’inflazione che pesa sui bilanci delle famiglie. E’ quanto ha affermato il segretario generale della Coldiretti Vincenzo Gesmundo all’incontro con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida sulla Legge di Bilancio. Occorre prevedere misure per il contenimento del carico fiscale delle imprese con strumenti di accesso al credito e garanzie ma anche norme per semplificare e sbloccare le risorse già stanziate, promuovendo un potenziamento delle strutture amministrative per tagliare la burocrazia che troppo spesso paralizza gli investimenti. E’ necessario intervenire sulle emergenze con sostegni adeguati ma servono anche scelte strutturali per far fronte agli effetti sempre più devastanti dei cambiamenti climatici attraverso un’azione a favore della transizione ecologica con investimenti che vanno dal verde urbano alle agroenergie ma anche un Piano invasi per garantire acqua a cittadini e imprese e lo sviluppo dell’agricoltura 4.0 per difendere il potenziale produttivo nazionale.

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In copertina, ecco uno scorcio del Villaggio Coldiretti allestito al Circo Massimo.

“Città del vino”, sei medaglie Fvg: premiate a Roma Sesto al Reghena, Latisana, Premariacco e San Vito

Sei medaglie, di cui cinque d’oro, per le cantine situate in Città del Vino del Friuli Venezia Giulia al 21mo Concorso Enologico Internazionale Città del Vino 2023, la cui premiazione si è tenuta, alla presenza del ministro dell’Agricoltura e sovranità alimentare Francesco Lollobrigida e del sindaco Roberto Gualtieri, nell’aula Giulio Cesare a Roma in Campidoglio.

La cerimonia in Campidoglio.


«Un risultato eccezionale – ha commentato il coordinatore regionale delle Città del Vino, Tiziano Venturini, presente con il vicecoordinatore Maurizio D’Osualdo – che va a rendere merito ai nostri produttori, che oltre a dare vita a grandi vini sono i primi promotori dei propri territori e del Friuli Venezia Giulia».
Medaglia d’oro generale per Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito (Città del Vino di Sesto al Reghena), Azienda agricola Scluba Roberto (Città del Vino di Premariacco), Azienda agricola Bagnarol Franco (Città del Vino di San Vito al Tagliamento) e Azienda agricola Battista II di Lorenzonetto Mauro (Città del Vino di Latisana). Per quest’ultima anche una medaglia d’oro categoria forum e un argento forum. Presenti assieme ai produttori (tra cui il presidente di Ramuscello San Vito Gianluca Trevisan e Franco Bagnarol con i familiari) anche il sindaco di San Vito al Tagliamento Alberto Bernava e per Sesto al Reghena il sindaco Andrea Nonis e l’assessore Marco Luchin. Questa edizione ha visto la partecipazione di 1.300 vini, di cui 1.065 italiani e 222 stranieri (provenienti da 12 Paeesi) oltre a 80 grappe.
«L’atto conclusivo di un’edizione con grandi numeri, in crescita in Italia e all’estero – ha sottolineato il presidente nazionale Città del Vino, Angelo Radica – che fanno del concorso internazionale Città del Vino uno fra i più longevi e consolidati. Città del Vino cerca di far sentire meno soli i sindaci, riusciamo a fare rete, stando vicini nelle problematiche, nelle difficoltà quotidiane, non solo in fatto di promozione. Continuiamo a fare sistema e a stare vicino ai nostri territori, Comuni e cantine».
«Grande qualità a livello nazionale ed internazionale – ha affermato il ministro Lollobrigida -, naturalmente prevale quella italiana, anche in questa circostanza, e sono veramente contento che amministrazioni ed imprenditori, in una rete diffusa, promuovano un’eccellenza italiana che è il nostro sistema vitivinicolo. Naturalmente, ci sono anche delle grandi criticità che vanno affrontate: la protezione dall’Italian sounding, la protezione del nostro mercato, evitando che il nostro vino venga accusato di essere il problema, invece di una virtù che garantisce convivialità e benessere. A queste cose il sistema Italia deve saper rispondere nella maniera più attenta».

Il ministro Francesco Lollobrigida.

ANSA/ANGELO CARCONI

Infine, i saluti del sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri: «Roma ritorna ad ospitare le Città del Vino e questa manifestazione così bella dalla partecipazione straordinaria. Roma è anche il più grande Comune agricolo d’Italia, una città in cui si fa vino, abbiamo anche una Doc, stiamo cercando di lavorare sulla nostra food policy, sulla valorizzazione di questa dimensione verde, agricola, produttiva e in particolare, sulla produzione di vino come grande tratto identitario e punto di forza di tutto il Paese. Avervi qui è una gioia grandissima, vogliamo proseguire questo cammino comune e Roma è a disposizione per dare forza e qualità a questa straordinaria unicità e caratteristica del nostro Paese e dei nostri territori, forza non solo economica ma anche identitaria nel rapporto con il territorio e nello sviluppo sostenibile».

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In copertina, i rappresentanti delle cantine che sono stati premiati nella Capitale.

Agrisolare senza vincolo di autoconsumo: Cia Fvg è grata al ministro Lollobrigida

«Il ministero si appresta a pubblicare un nuovo bando sull’agrisolare che supererà la criticità, ossia la necessità di estendere il concetto di autoconsumo e rendere la misura ancora più attrattiva». Così il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata alla Camera nella quale l’onorevole Giuseppe Castiglione chiedeva conto delle misure Pnrr che competono al Masaf.
«La scarsa adesione degli agricoltori al primo bando – spiega Franco Clementin, presidente di Cia Fvg-Agricoltori Italiani -, era proprio causata dal fatto di non poter installare in azienda kWh eccedenti l’autoconsumo. Fin dal momento della discussione della misura ci eravamo detti fortemente perplessi anche perché, d’altro canto, assistiamo all’assalto delle campagne fertili da parte di imprese e Fondi che installano il fotovoltaico a terra a fini meramente speculativi che, tra l’altro, causano un irragionevole consumo di suolo. Ben venga dunque – conclude Clementin – questa nuova iniziativa ministeriale che, speriamo, veda presto la luce senza vincoli troppo stringenti».
Per quanto riguarda ancora l’agrisolare, Lollobrigida ha aggiunto che «le positive interlocuzioni informali che abbiamo avviato e concluso con la Commissione europea permetteranno di introdurre alcune importanti novità: l’incremento del contributo a fondo perduto concesso alle imprese agricole su tutto il territorio nazionale; l’introduzione del nuovo concetto di autoconsumo condiviso (comunità energetiche rinnovabili) e l’eliminazione totale, in diversi casi, del vincolo di autoconsumo».

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In copertina, agrivoltaico sui tetti di un allevamento caprino in Friuli Venezia Giulia.

Al maestro di potatura Marco Simonit il nuovo Premio istituito dal Vinitaly

Il Premio Vinitaly International Innovation 2023 è stato assegnato al maestro di potatura della vite Marco Simonit, goriziano. La consegna è avvenuta ieri a Verona in occasione della cerimonia di apertura della 55ma edizione del Salone enologico. Si tratta di un nuovo Premio istituito quest’anno per premiare personalità o aziende del mondo enologico e viticolo che si siano particolarmente distinte nel contesto internazionale per la loro meritoria attività di ricerca e sviluppo di progetti innovativi. A consegnare il prestigioso riconoscimento a Marco Simonit è stato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Questa la motivazione: “Per la sua ricerca nel campo della viticoltura che lo porta ad offrire consulenza nei più importanti vigneti di tutto il mondo, per aver introdotto una tecnica di potatura ramificata meno invasiva e rispettosa della natura delle piante”.


Marco Simonit, goriziano, una passione per la vite coltivata fin da ragazzo. Premio Vinitaly International Innovation 2023, ha ideato con l’amico e socio Pierpaolo Sirch il Metodo di potatura Simonit&Sirch che codifica le corrette regole di potatura della vite, è applicabile a tutte le sue forme di allevamento ed è usato in molte fra le più importanti aziende vinicole del mondo.
Classe 1966, famiglia d’origine contadina, da giovane per dieci anni agronomo del Consorzio vini Collio, è oggi il Ceo della Simonit&Sirch Vine Master Pruners, l’unico gruppo internazionale specializzato e accreditato nel settore della formazione del personale addetto alla potatura manuale dei vigneti, e punto di riferimento del settore a livello mondiale. Il team lavora nei principali distretti viticoli mondiali, dove è stato chiamato come consulente da oltre 150 prestigiose aziende in 15 paesi (Italia, Austria, Germania, Francia, Svizzera, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Ungheria, USA, Argentina, Cile, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda), fra cui i leggendari Château d’Yquem, Château La Tour, Roederer, Domaines Leroy, Domanie Leflaive. Collabora con molti tra i più autorevoli istituti di ricerca vitivinicoli e università internazionali. Cinque le sue sedi: in Italia, in Francia, in Spagna, in Usa e in Sud Africa.
Con il suo team, Simonit ha rinnovato radicalmente e dato valore a un mestiere ritento fino ad allora umile e ha creato una nuova figura professionale, i Vine Master Pruners, maestri di potatura della vite ad alta formazione, che formano il personale delle aziende e lo affiancano in vigna. A riconoscimento di questo impegno, nel 2016 arriva il Premio Nonino Risit d’Aur-Barbatella d’Oro con la seguente motivazione: “Il loro operare è magistrale ed è un grande esempio per le nuove generazioni”.
Con la Simonit&Sirch ha formato oltre 15 mila lavoratori specializzati in tutti i continenti e ha stretto collaborazioni scientifiche con numerosi fra i più autorevoli Centri di ricerca ed Università italiani e stranieri. Nel 2009 ha ideato la Scuola Italiana di Potatura della Vite (un centro di formazione permanente in partnership con importanti istituzioni, unico nel suo genere a livello internazionale) a cui sono seguite altre prestigiose Pruning Schools all’estero e nel 2021 la Vine Master Pruners Academy (vinemasterpruners.com), la prima piattaforma digitale al mondo interamente dedicata alla formazione sulla potatura della vite. In poco più di un anno è diventata la più grande Community di potatori del tutto il mondo, ha avuto circa 300 mila visite, oltre 11 mila utenti registrati e persone di 41 paesi ne hanno acquistato i corsi.
Nel 2022 ha aperto a Capriva del Friuli, fra le colline del Collio, l’Accademia Vine Lodge, con duplice vocazione: sede delle attività didattiche della VINE MASTER PRUNERS Academy e hotel per chi ne segue i corsi e per i turisti amanti della natura e appassionati del vino. Marco Simonit è autore di due Manuali di Potatura della Vite assolutamente innovativi, dedicati al Guyot (la cui versione francese nel 2018 ha vinto quello che viene considerato il Nobel della letteratura vitivinicola, ovvero il Premio internazionale OIV 2018 nella sezione Viticultura) e al Cordone speronato, editi da L’informatore Agrario e tradotti in inglese, francese, tedesco e spagnolo.
Fra i suoi progetti di grande respiro internazionale, la creazione del Dute, Diplôme Universitaire de Taille ed d’Epamprage, primo e unico Diploma universitario di Potatura e scelta germogli al mondo, avviato a Bordeaux nel 2016, e promosso dall’ Isvv – Institut des Sciences de la Vigne et du Vin de l’Université de Bordeaux in collaborazione con Simonit&Sirch – Maîtres Tailleurs de Vigne, filiale francese della società che ha creato nel 2003 in Friuli.
Negli ultimi anni ha messo a punto la tecnica di Dendrochirurgia applicata alle viti, che permette di eliminare il legno cariato e curare il mal dell’Esca per salvare i vigneti senza estirparli. L’importanza di questa tecnica è rilevante soprattutto per salvaguardare la longevità delle piante, per lui uno degli obiettivi più importanti, e garantire qualità e riconoscibilità dei grandi vini. Oscar del Vino 2012 come Miglior Agronomo Viticoltore, chiamato come relatore a consessi internazionali, nel 2018 è stato l’unico italiano tra i relatori internazionali al IX Symposium Masters of Wine di Logroño ne La Roja, in Spagna. Ha partecipato come esperto a varie trasmissioni televisive, fra cui “I signori del Vino” su Rai 2 e Linea Verde su Rai 1. Oltre 5 milioni di visualizzazioni su youtube.

Informazioni – SIMONIT&SIRCH
www.simonitesirch.it – info@simonitesirch.it – Tel. +39 0432.752417

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In copertina, il ministro Lollobrigida consegna il Premio a Simonit; all’interno, altra immagine della cerimonia avvenuta ieri al Vinitaly.

Governo e Unesco: la cucina italiana è cultura, diventi Patrimonio dell’Umanità

(g.l.) “La cucina italiana è un insieme di pratiche sociali, riti e gestualità basate sui tanti saperi locali che, senza gerarchie, la identificano e la connotano. Questo mosaico di tradizioni territoriali riflette la diversità bioculturale del Paese e si basa sul comune denominatore di concepire il momento della preparazione e del consumo del pasto a tavola come occasione di condivisione e di confronto”. Queste sono alcune delle considerazioni che hanno indotto il consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l’Unesco che, riunitosi in modalità telematica, ha approvato come candidatura italiana da presentare all’esame del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale “La Cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale”.


“Ovunque, in Italia – è stato sottolineato in una nota diffusa dal Club per l’Unesco di Udine, presieduto da Renata Capria D’Aronco -, cucinare è un modo di prendersi cura della famiglia e degli amici o degli avventori. È il frutto di un continuo gioco di connessioni e scambi che dalle precedenti generazioni arriva alle nuove. È anche una manifestazione quotidiana di creatività che rimanda al “buon vivere” italiano per il quale, nel mondo, siamo apprezzati e talvolta invidiati. Come evidenzia lo storico Massimo Montanari, la candidatura vuole rappresentare la cucina italiana, domestica e non, come un mosaico in cui le singole tessere permettono di definire un insieme coerente che trascende l’unicità e la specificità di ogni singola tessera. Tutto ciò è il risultato di una storia plurisecolare caratterizzata da numerosi scambi, interferenze e contaminazioni reciproche. La cucina italiana, come emerge dal dossier di candidatura, è un elemento essenziale, vivo e attuale dell’italianità, riconosciuto tanto all’interno del Paese quanto all’estero”.
Quella della cucina italiana è la candidatura ufficiale anche del governo italiano quale patrimonio dell’umanità Unesco per il 2023, come proposto dai ministri dell’Agricoltura e sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, e della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ottenendo poi l’approvazione unanime della Commissione nazionale. Il dossier sarà trasmesso dal ministero degli Esteri all’Unesco: l’iter di valutazione dovrebbe concludersi entro il 2025. Secondo Lollobrigida, la cucina italiana “non ha rivali”, indicando come “sia stato forse un problema che finora non si sia avuta la forza e la capacità di promuoverne la complessità”. “Bisogna anche guardare la cucina italiana – ha aggiunto – nella sua prospettiva poliedrica: dal produttore all’allevatore fino ad arrivare al trasformatore, colui che ci fornisce gli elementi che finiscono in cucina, e i nostri cuochi trasformano in un bene prezioso che deve essere raccontato in sala dal personale che deve essere formato in una delle nostre ottime scuole alberghiere. Deve essere raccontato ai cittadini italiani e agli acquirenti di benessere di tutto il mondo, che lo possono fare attraverso un valore che è la cucina italiana nella sua interezza”.

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In copertina, spaghetti alle vongole e all’interno due grigliate di pesce: piatti tipici della cucina italiana di mare.

 

 

 

Il “caso Irlanda” preoccupa Assoenologi: moderazione nel consumo del vino, ma no a quei pericolosi messaggi in etichetta

(g.l.) Il “caso Irlanda”, riferito ovviamente ai “messaggi” allarmistici da porre in etichetta per tutti i prodotti alcolici e quindi anche per il vino, non poteva non avere una preoccupata eco anche all’importante Simposio che Assoenologi ha appena tenuto a Napoli sul tema, mai così attuale, “Vino e Salute tra alimentazione e benessere”. E difatti si è subito levata forte e chiara, riguardo ai venti minacciosi che soffiano dall’isola e da Bruxelles, la voce del presidente Riccardo Cotarella che ha aperto i lavori dinanzi ai migliori esperti, a livello internazionale, del settore medico e alimentare, mentre collegati in video-conferenza c’erano i ministri della Salute, Orazio Schillaci, e delle Risorse agricole, Francesco Lollobrigida.


«Con questa inusuale coincidenza – ha affermato il leader nazionale dei tecnici della vite e del vino – ci viene data l’opportunità per ribadire la nostra contrarietà a questo silenzio-assenso dell’Unione Europea, riguardante l’inserimento, nelle etichette delle bevande alcoliche, vino compreso, di messaggi o immagini per scoraggiarne l’uso. Una deriva che l’Irlanda vorrebbe a breve adottare al fine di dimostrare una correlazione tra l’assunzione di alcol e alcune gravi patologie umane». E ha aggiunto: «Tutto questo è molto grave e noi enologi siamo chiamati, in prima persona, a fare chiarezza sull’uso moderato e intelligente del vino. Oggi, grazie alla presenza al nostro Convegno di scienziati del comparto medico, avremmo l’opportunità, in base ai loro studi, di tracciare la strada che dovremmo percorrere in futuro».
A questo discorso iniziale di Cotarella, e con la stessa forza, hanno fatto eco i due esponenti del Governo presieduto da Giorgia Meloni, i quali, con riferimento al senso salutistico ma anche al futuro del comparto agroalimentare, hanno auspicato come la moderazione nei consumi del vino stia alla base di ogni nostra scelta. Orazio Schillaci, a tale riguardo, ha affermato che bisogna «promuovere la conoscenza al fine di espandere la consapevolezza del consumatore e promuovere un corretto consumo del vino prevenendo gli abusi», sottolineando altresì la necessità di «campagne nelle scuole promosse dal Ministero della Salute» al fine di divulgare il corretto uso degli alcolici. «Il principio chiave del Governo – ha aggiunto il ministro – è quello di sostenere il prodotto italiano senza penalizzarlo e, contemporaneamente, di salvaguardare la salute umana».
Deciso anche l’intervento di Francesco Lollobrigida, titolare dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, il quale ha affermato: «Promuoviamo il nostro vino nel mondo. Il settore per l’Italia intera è strategico. “Vino e salute” è un convegno che arriva al momento giusto in questi giorni in cui si sta applicando l’etichetta della salute nel vino, in alcuni Paesi. La commissione Eu non ha mosso obiezione dinanzi tale applicazione. Noi ci prendiamo l’impegno di contrastare questo uso “offensivo” dell’etichetta della salute nei nostri vini. Come? Prima di tutto facendo sistema e sostenendo chi già fa bene, chi crea qualità ed eccellenza. In tutto il mondo si parla di comunicare la “salute” nel modo giusto. Ma l’applicazione del bollino colorato nei prodotti è un condizionamento che scagiona i prodotti delle grandi multinazionali a scapito del prodotto artigianale. Forti delle nostre ragioni abbiamo ostacolato il “nutriscore” posticipando al 2024 la sua possibile applicazione. Non possiamo utilizzare oltremodo la parola vino anche in quelli che sono i nuovi prodotti dealcolizzati. Serve una distinzione tra uso e abuso».

Giorgio Calabrese

È stata, dunque, la parola “moderazione” la chiave di tutti gli interventi che si sono susseguiti. In particolare, il cardiologo Vincenzo Montemurro ha osservato come i due/tre bicchieri di vino durante i pasti per l’uomo (20/30 grammi di alcol) e metà dose per le donne, vista la mancanza genetica di un enzima specifico, siano uno stimolo per l’attività cardiaca e dimostrino, da studi fatti, una maggior longevità rispetto ad un astemio. Anche il noto dietologo Giorgio Calabrese, popolare volto televisivo, oltre ad avvalorare le tesi del cardiologo ha illustrato gli esiti degli studi eseguiti negli Usa dove è stato dimostrato come il paziente diabetico, a differenza di quanto sostenuto fino a poco tempo fa, assumendo una moderata quantità di vino migliori la sua condizione patologica. Inoltre, il vino, essendo ricco in resveratrolo e di tanti altri composti a base di polifenoli, agisce, nel corpo umano, come antiossidante e antinfiammatorio. Stesse considerazioni sono state portate dal neurologo Rosario Iannacchero, il quale però ha sottolineato come l’abuso di sostanze alcoliche, abbinato ad una errata dieta e al fumo, si metta in correlazione con gravi patologie legate all’ictus e alle malattie delle arterie periferiche.
Ad assistere al Simposio napoletano c’era una folta presenza di enologi da tutta Italia e, tra loro, anche Rodolfo Rizzi, direttore generale della Cantina di Ramuscello, terza realtà produttiva del Friuli-Venezia Giulia, e già presidente per lunghi anni di Assoenologi Fvg. L’enologo Rizzi, da un lato, ha espresso la sua preoccupazione per quanto appunto accade a Bruxelles e, dall’altro, ha fatto emergere una chiara soddisfazione per i risultati usciti dal Convegno ricordando come il settore vitivinicolo italiano sia una trave portante della nostra economia. «Coinvolge – ha aggiunto infatti il responsabile tecnico della cooperativa in Comune di Sesto al Reghena – il turismo, la paesaggistica, l’enogastronomia e per finire l’export che, grazie ai 14 miliardi di euro, diventa di fondamentale importanza».

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In copertina, il presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cotarella con Rodolfo Rizzi direttore della Cantina di Ramuscello.

“Dop economy”, il Fvg è leader in Italia: vale 1 miliardo e 162 milioni di euro

«Il Friuli Venezia Giulia è la regione italiana in cui le produzioni dell’agroalimentare Dop e Igp hanno registrato la crescita maggiore nel 2021. L’incremento del 63 per cento, rispetto all’anno precedente, nel valore generato dalle produzioni a marchio tipico rispetto al totale della produzione agroalimentare pone la nostra regione al primo posto in Italia per il tasso di aumento che si è registrato nell’anno post-pandemia rispetto al 2020». A renderlo noto è stato, a Roma, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier proprio in occasione della presentazione del ventesimo Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole certificate Dop Igp Stg, che descrive i dati del settore dei prodotti registrati a origine protetta e tipici e analizza i consumi delle stesse tipologie di prodotti nel mercato italiano nel 2021, con un focus anche sull’andamento e l’evoluzione nel corso del 2022.
«Il dato di crescita record, il 63 per cento nell’ultimo anno quando la media nazionale è del 21 per cento – ha sottolineato l’assessore – rappresenta un risultato molto importante per il comparto agroalimentare del Friuli Venezia Giulia. In numeri e i dati che pongono la regione in vetta alla classifica del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 testimoniano anche la capacità del settore e delle sue imprese a reagire con le strategie giuste nonostante le diverse difficoltà che non sono mancate nella congiuntura internazionale». L’analisi territoriale del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 ha un nuovo indicatore “Peso Dop Igp” che, per ogni regione, esprime l’incidenza del comparto sul totale del settore agroalimentare regionale.
In Friuli Venezia Giulia il peso della “Dop economy” equivale a un valore pari a un miliardo e 162 milioni di euro. Il settore delle produzioni a marchio tipico comprende 26 prodotti (oltre a molti vini, tra le produzioni certificate più “blasonate” e conosciute vi sono Prosciutto di San Daniele, formaggio Montasio, olio Tergeste, la Pitina, la Brovada, il Prosciutto di Sauris) e occupa circa 3.650 addetti. Sul valore complessivo la parte del leone è rappresentata dai vini: 803 milioni di valore economico, quasi tremila occupati e una crescita di oltre il 35 per cento nel 2021 rispetto al 2020. Nel segmento del cibo l’incremento è stato di circa il 7 per cento e il valore nella “bilancia” complessiva delle produzioni a marchio registrato è di 359 milioni di euro. Nelle filiere, quella vitivinicola rappresenta il 69% del totale, mentre quella dei prodotti a base di carne il 29%.
«I risultati che emergono dal Rapporto – ha concluso l’assessore Zannier, a margine della presentazione dei dati alla quale era presente anche il neoministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida – mostrano che la strada intrapresa dalle imprese del settore e dalle politiche regionali degli ultimi anni in difesa e per la valorizzazione delle produzioni certificate va perseguita con ancora maggiore determinazione. Nella convinzione che non serve competere sulla quantità ma bisogna saper investire sulla qualità e sulle tipicità».

Dop e Igp, il Friuli Venezia Giulia è leader in Italia nella crescita post-pandemica

«Il Friuli Venezia Giulia è la regione italiana in cui le produzioni dell’agroalimentare Dop e Igp hanno registrato la crescita maggiore nel 2021. L’incremento del 63 per cento, rispetto all’anno precedente, nel valore generato dalle produzioni a marchio tipico rispetto al totale della produzione agroalimentare pone la nostra regione al primo posto in Italia per il tasso di aumento che si è registrato nell’anno post-pandemia rispetto al 2020». A renderlo noto è stato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenuto a Roma proprio in occasione della presentazione del ventesimo Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole certificate Dop Igp Stg, che descrive i dati del settore dei prodotti registrati a origine protetta e tipici e analizza i consumi delle stesse tipologie di prodotti nel mercato italiano nel 2021, con un focus anche sull’andamento e l’evoluzione nel corso del 2022.

Grandi protagonisti anche il prosciutto…


«Il dato di crescita record, il 63 per cento nell’ultimo anno quando la media nazionale è del 21 per cento – ha sottolineato l’assessore – rappresenta un risultato molto importante per il comparto agroalimentare del Friuli Venezia Giulia. I numeri e i dati che pongono la regione in vetta alla classifica del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 testimoniano anche la capacità del settore e delle sue imprese a reagire con le strategie giuste nonostante le diverse difficoltà che non sono mancate nella congiuntura internazionale”. L’analisi territoriale del Rapporto Ismea-Qualivita 2022 ha un nuovo indicatore “Peso Dop Igp” che, per ogni regione, esprime l’incidenza del comparto sul totale del settore agroalimentare regionale».
In Friuli Venezia Giulia il peso della “Dop economy” equivale a un valore pari a un miliardo e 162 milioni di euro. Il settore delle produzioni a marchio tipico comprende 26 prodotti (oltre a molti vini, tra le produzioni certificate più “blasonate” e conosciute vi sono Prosciutto di San Daniele, formaggio Montasio, olio Tergeste, la Pitina, la Brovada, il Prosciutto di Sauris) e occupa circa 3.650 addetti. Sul valore complessivo la parte del leone è rappresentata dai vini: 803 milioni di valore economico, quasi tremila occupati e una crescita di oltre il 35 per cento nel 2021 rispetto al 2020. Nel segmento del cibo l’incremento è stato di circa il 7 per cento e il valore nella “bilancia” complessiva delle produzioni a marchio registrato è di 359 milioni di euro. Nelle filiere, quella vitivinicola rappresenta il 69% del totale, mentre quella dei prodotti a base di carne il 29%.
«I risultati che emergono dal Rapporto – ha concluso l’assessore Zannier, a margine della presentazione dei dati alla quale era presente anche il neoministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida – mostrano che la strada intrapresa dalle imprese del settore e dalle politiche regionali degli ultimi anni in difesa e per la valorizzazione delle produzioni certificate va perseguita con ancora maggiore determinazione. Nella convinzione che non serve competere sulla quantità, ma bisogna saper investire sulla qualità e sulle tipicità».

… e il formaggio di qualità.

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In copertina, i grandi vini Fvg sono l’elemento di traino nel “paniere” Dop e Igt.