Alla scoperta degli antichi pascoli del Monte Prat che si specchiano nelle acque blu cobalto del lago di Cornino

Alla scoperta degli antichi pascoli dell’altipiano del Monte Prat, che sovrasta il lago blu cobalto di Cornino, specchio d’acqua di origine glaciale noto proprio per il suo intensissimo colore: domani 10 agosto la Riserva naturale regionale del lago di Cornino propone, infatti, una suggestiva escursione in una conca naturale che si sviluppa a un’altitudine di 800 metri e che è scrigno di tesori naturalistici e storici e di preziose testimonianze etnografiche. Fra di esse gli stavoli, costruzioni di montagna – tipiche del Friuli Venezia Giulia – utilizzate un tempo come ricovero per gli animali domestici: in legno e pietra, queste strutture si trovavano nei pascoli delle quote inferiori, quelli usati per il prealpeggio; alcune erano isolate, altre agglomerate, a comporre dei piccoli villaggi d’altura, dotati di tutto il necessario per vivere in autosufficienza per parecchi mesi.
La camminata sui sentieri Cai che si snodano nella parte meridionale del Monte Prat permetterà di osservare questi antichi edifici, molti dei quali recuperati e restaurati, approfondendo la conoscenza delle tradizioni degli abitanti di Forgaria e dintorni. Il ritrovo è fissato al Centro visite della Riserva, alle 9; da lì ci si sposterà in macchina verso l’altopiano. L’uscita prevede un dislivello di circa 600 metri e richiederà circa 4 ore. Prenotazione obbligatoria, con mail all’indirizzo centrovisite@riservacornino.it

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In copertina, una suggestiva immagine del Monte Prat sopra il lago di Cornino.

Un avvoltoio monaco e un capovaccaio: due nuovi rarissimi avvistamenti a Cornino. Lago sempre più polo internazionale con il Progetto Grifone

Nuove entusiasmanti sorprese nella Riserva naturale regionale del lago di Cornino, che in questo periodo di forti spostamenti per i grandi veleggiatori del cielo attira specie rare da altri areali. Le telecamere del sito protetto hanno appena inquadrato un maestoso esemplare di avvoltoio monaco, mentre si stava alimentando assieme a circa 200 grifoni, e un capovaccaio subadulto: in Italia la specie è presente con appena una decina di coppie.

La distanza dai luoghi di nidificazione e il fatto che il Friuli Venezia Giulia non rappresenti una zona tradizionalmente frequentata da questi rapaci rendono la loro presenza a Cornino un fatto straordinario, che «equipara il progetto di conservazione in atto nella nostra Riserva – commenta il direttore scientifico della stessa, Fulvio Genero – ai più importanti attivati in Europa». «Evidentemente – aggiunge – la colonia di grifoni esercita una forte attrazione su una vasta area, attirando anche altri avvoltoi. Quasi ogni anno qualche avvoltoio monaco, specie estinta in Italia e molto rara in Europa, arriva a Cornino. Dall’inizio del progetto di salvaguardia del grifone sono una quindicina le osservazioni registrate (due risalgono all’8 febbraio scorso): circa la metà degli esemplari giunti fin qui erano marcati, circostanza che ha permesso di capire che provenivano da Francia e Bulgaria. Quello appena osservato aveva un anello bianco in plastica con la sigla KEH: è nato in Provenza nel 2024. In Francia – precisa il direttore scientifico – la specie è stata reintrodotta a partire dagli anni Novanta sul Massiccio Centrale e in due siti in Provenza e attualmente la popolazione è in aumento, con oltre 50 coppie. Ulteriori reintroduzioni sono in corso in Bulgaria, Portogallo e Spagna. In Italia sono in fase di studio progetti per reinserire l’avvoltoio monaco in Abruzzo e in Sardegna».
Il capovaccaio, l’avvoltoio attualmente più a rischio in Europa, era invece privo di marcature. A Cornino è già stato osservato oltre 20 volte, ma solo due individui erano marcati (arrivavano dalla Francia e dalla Spagna): sull’origine e sugli spostamenti degli altri non ci sono dunque certezze. Forte entusiasmo per i nuovi arrivi viene espresso dal presidente della Coop Pavees (che gestisce il sito naturalistico protetto), Luca Sicuro, e dal vicesindaco di Forgaria con delega alla Riserva, Luigino Ingrassi: «L’ennesima dimostrazione – afferma quest’ultimo – del grande valore scientifico del Progetto Grifone, che ha reso Cornino un punto di riferimento su scala internazionale».

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In copertina, l’esemplare di capovaccaio e all’interno l’avvoltoio monaco.

Viaggio di oltre mille chilometri per due grifoni dalla Germania al lago di Cornino ora già liberati con le radio satellitari

Hanno viaggiato per oltre mille chilometri, su un mezzo appositamente attrezzato per il lungo trasferimento: due grifoni recuperati nella Germania Centrale nel mese di giugno, a un paio di giorni di distanza l’uno dall’altro, sono arrivati alla Riserva naturale regionale del lago di Cornino, dove hanno potuto recuperare pienamente le forze. Le condizioni dei rapaci risultavano complessivamente buone, ma apparivano piuttosto deboli ed è così parso opportuno un loro “soggiorno” nell’oasi specializzata gestita dalla Coop Pavees, presieduta da Luca Sicuro, che ha provveduto all’applicazione delle radio satellitari su un maschio e su una femmina, entrambi dal peso superiore agli 8 kg.


«L’operazione – informa il direttore scientifico della Riserva, Fulvio Genero – è stata condotta in collaborazione con vari istituti e associazioni, in particolare il Parco Nazionale di Kellerwald Edersee, la clinica veterinaria di Giessen Ludger Kluthausen, l’ufficio veterinario di Waldeck-Frankenberg e il Centro Edersee Griffon Vulture Observatory. Tutte queste realtà si sono preoccupate di reinserire al più presto in natura i due individui, in un’area sicura e controllata, nella quale fossero già presenti colonie della loro specie». E la scelta è appunto ricaduta sulla Riserva di Cornino, grazie alle garanzie fornite per la stessa dal Centro di Vienna per la conservazione degli avvoltoi. I tedeschi hanno organizzato il trasporto, impegnativo e costoso.
Nel pomeriggio di mercoledì 18 settembre la liberazione: dal punto di alimentazione gli esemplari si sono involati, prendendo rapidamente quota e dimostrando ottima forma. I loro spostamenti saranno seguiti tramite i monitoraggi effettuati in Riserva e con i dati forniti dalle radio satellitari. L’importanza dell’intervento viene sottolineata dal vicesindaco di Forgaria con delega alla Riserva, Luigino Ingrassi, che evidenzia come il sito sia «ormai diventato un punto di riferimento scientifico su scala europea».

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In copertina, uno dei grifoni arrivati dalla Germania; all’interno, l’applicazione delle radio satellitari.

Grifone simbolo di Cornino fulminato dai cavi elettrici. “Ora bisogna intervenire!”

I tralicci della media tensione hanno ucciso “F17”, uno splendido esemplare di grifone adulto, simbolo della Riserva naturale regionale del lago di Cornino, i cui esperti monitoravano e studiavano da una quindicina d’anni. Il rapace è stato fulminato da una scarica elettrica, quasi certamente, domenica 14 marzo, dopo essersi posato sul traliccio della media tensione. A segnalare il fatto è stata, lunedì, una residente di Sompcornino, Virginia Marcuzzi, che ha individuato la carcassa negli spazi verdi attigui al suo cortile. Immediato l’intervento della squadra di recupero della Riserva che dall’anello di riconoscimento – dove F sta per Forgaria – ha identificato il volatile. «Molto probabilmente il maltempo e le forti raffiche di vento che hanno contraddistinto la mattinata di domenica scorsa hanno indotto l’animale a posarsi proprio sul traliccio della media tensione, provocandone la morte per elettrocuzione», spiega il direttore scientifico della Riserva e del Progetto Grifone, professor Fulvio Genero, confermando che si trattava di un magnifico esemplare di “Gyps fulvus”, avvoltoio grifone appunto, mitico uccello mangiatore di carcasse, oggetto di un piano di reintroduzione in natura tra i più importanti a livello europeo. «Purtroppo – aggiunge Genero – questo decesso incrementa i dati della “strage” che i tralicci provocano fra gli avvoltoi e tutta l’avifauna di grossa taglia. Si tratta della principale causa di morte, assieme all’avvelenamento da piombo legato al consumo di resti di origine venatoria».

La Riserva del lago di Cornino.


“F17” accompagnava l’attività di ricerca degli ornitologi del Progetto Grifone da moltissimo tempo. Sicuramente nato sulle pareti rocciose della Riserva, poi soccorso in una situazione di pericolo nel 2006, ha volato incontrastato nei cieli per ben 15 anni, «prima che a spezzare il filo della sua vita – accusano dalla Riserva naturale – ci pensasse uno dei più grandi nemici degli uccelli di tutto il mondo: il cavo della media tensione».
«La principale sfida, nelle problematiche di conservazione delle specie – osserva Luca Sicuro, presidente di Pavees, la società cooperativa che da quasi 10 anni gestisce la Riserva -, è senza dubbio la ricerca di un equilibrio tra lo sviluppo antropico e il rispetto degli spazi della biodiversità. Molto è stato fatto, in particolar modo in Europa Occidentale, ma la strada è ancora lunga, e a dimostrarcelo è questo triste evento. Sono ormai una decina gli esemplari morti per lo stesso motivo. La nostra Riserva – spiega poi – è lambita dalle spire di una serie di moduli di trasporto della corrente elettrica fortemente invasivi rispetto all’equilibrio naturale di questo fragile ecosistema. Non è ovviamente ipotizzabile la rimozione di una così preziosa infrastruttura: basterebbe seguire l’esempio di altri Paesi europei, quali Croazia, Spagna e Bulgaria, che hanno ovviato al problema con semplici ed economiche installazioni di dispositivi di isolamento parziale, condizione sufficiente per lenire in maniera drastica eventuali danni di impatto. Non possiamo che appellarci ai gestori del servizio e alle istituzioni per contrastare un problema la cui gravità, soprattutto se commisurata alla semplicità delle soluzioni, non può più essere ignorata. A rendere ancora più dolorosa questa vicenda – conclude – è il periodo in cui ci troviamo: è arrivata infatti al culmine la stagione di nidificazione di questa rarissima specie, tornata in regione dopo secoli di assenza. E’ probabile, se non certo, che F17 avesse un uovo da covare al quale non farà più ritorno».
Anche l’amministrazione comunale, che da decenni investe nel Progetto Grifone, esprime preoccupazione per la minaccia in essere. «In passato – dichiara il sindaco Marco Chiapolino – incidenti di questo tipo avevano già causato la morte di alcuni esemplari: all’epoca avevamo sollevato il problema con l’ente gestore delle linee elettriche, avanzando la richiesta di mettere in sicurezza la zona. Nei prossimi giorni convocheremo i tecnici responsabili per individuare con precisione le tratte che andrebbero isolate, al fine di accelerare i tempi di un intervento risolutivo».

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In copertina e qui sopra il grifone ucciso da una scarica dei cavi elettrici della media tensione.