Agroalimentare, paura per i dazi americani: a rischio l’export Fvg di vino e altri prodotti, ma per i kiwi (80% negli Usa) sarebbe una disfatta commerciale

I dazi di Donald Trump fanno paura in Friuli Venezia Giulia. C’è preoccupazione, infatti, anche nella filiera agricola della nostra regione per il possibile impatto delle imposizioni statunitensi sui prodotti europei. Il Centro Studi di Confcooperative stima che l’introduzione di dazi doganali sul “Made in Italy” comporterebbe un immediato aumento dei prezzi dei prodotti italiani sul mercato Usa, con una probabile riduzione delle esportazioni stimabile tra il 15-30% per prodotti chiave come vino, ortofrutta, formaggi Dop, prodotti trasformati come il pomodoro e la pasta.

Kiwi pronti per l’esportazione negli Usa.


«Per il mercato dei kiwi, l’impatto di eventuali dazi statunitensi sarebbe sicuramente molto significativo perché quello nordamericano è il principale mercato di destinazione, cui è indirizzato circa l’80% del nostro export», sottolinea Livio Salvador, presidente della cooperativa agricola Frutta Friuli di Spilimbergo, principale produttore di kiwi in regione, con circa 16 mila quintali.
Preoccupazione anche per il vino. Gli ultimi mesi hanno visto una crescita degli ordini dagli Usa nell’ordine dell’11%; un appeal del vino regionale negli States che sarebbe a rischio in caso di dazi. «Le esportazioni del vino friulano verso gli Stati Uniti sono andate molto bene nel corso del 2024 e anche il mese di gennaio ha visto una crescita dell’11% per il Prosecco. Quello nordamericano per noi è un mercato molto importante, che vale il 50% della produzione e la cui crescita ha compensato il minore sviluppo di alcuni mercati europei, come quelli dell’Europa orientale, a causa della guerra in Ucraina», conferma Flavio Bellomo, presidente di Vini La Delizia.

Brindisi americani in pericolo.


«Il mercato nordamericano è al momento quello che tira di più, di fronte alla crisi tedesca. Lo scatenarsi di una guerra commerciale Ue-Usa avrebbe un impatto diretto sulla competitività dei nostri prodotti negli Stati Uniti, e produrrebbe una crescita dei costi logistici e una riduzione dei consumi anche in Europa a causa dell’impatto generale sull’economia», sottolinea poi Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca, la federazione di settore di Confcooperative che riunisce 108 cooperative agricole con un fatturato di 639 milioni di euro.
Anche i settori non direttamente colpiti guardano con preoccupazione ai dazi. «Il vivaismo viticolo non è interessato dai possibili dazi in maniera diretta, ma per l’impatto che potrà avere sui viticoltori – dice invece Alessandro Leon, presidente dei Vivai Cooperativi di Rauscedo, leader a livello mondiale nella produzione di barbatelle, presenti in Usa con una società controllata che ha un giro d’affari di 16 milioni di euro –. Il mercato nordamericano è comunque uno dei più importanti, sia per le barbatelle che per il vino: guardiamo, quindi, con attenzione all’impatto che la possibile guerra commerciale tra Ue e Usa avrebbe sulla competitività del vino europeo».

Ne soffrirebbero anche i formaggi.


«L’imposizione di dazi potrebbe tradursi in una perdita di fatturato per il settore di circa 1,5-2 miliardi di euro annui a livello nazionale, considerando che gli Usa rappresentano il terzo mercato di destinazione dell’export agroalimentare italiano con un valore di circa 6 miliardi di euro», chiosa infine Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative.

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In copertina, kiwi prodotti in Friuli: il loro export negli Usa è a rischio a causa dei dazi.

Roma promuove il Consorzio Doc Friuli. FedAgriPesca Fvg: un passo importante

Con un Decreto emanato dal Masaf – cioè il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -, è stato ufficialmente approvato il riconoscimento del Consorzio tutela vini Friuli Venezia Giulia con l’attribuzione dell’incarico a svolgere le funzioni di promozione, valorizzazione, tutela, vigilanza, informazione del consumatore e cura generale degli interessi degli associati per la Doc “Friuli” o “Friuli Venezia Giulia” o “Furlanjia” o “Furlanjia Julijska”.

Venanzio Francescutti


«Si tratta di un passaggio importante – sottolinea Venanzio Francescutti, presidente regionale di FedAgriPesca –, non solo per la storia abbastanza travagliata della nascita del Consorzio, ma anche perché, sullo stesso, sono concentrate molte aspettative dei vignaioli regionali. Tra l’altro, ritengo che, sperabilmente, da qui in avanti, si riesca a ridurre la burocrazia che sta ingabbiando la filiera enologica; a fare maggiore sintesi tra le varie Doc del Friuli Venezia Giulia e a diventare protagonisti nella progettazione del futuro vitivinicolo del territorio. Un lavoro impegnativo e, per questo, vanno fatti gli auguri di buon lavoro al presidente e a tutti i consiglieri ai quali, però, l’erga omnes conferisce indubbiamente un decisivo impulso operativo».

Stefano Trinco


La Denominazione (coinvolgendo il territorio di 160 Comuni è la più grande della regione) è nata ufficialmente nel 2016 e il Consorzio di Tutela, fondato nel 2019, attualmente è presieduto dall’enologo Stefano Trinco (coadiuvato alla vicepresidenza da Flavio Bellomo) che è succeduto a Giuseppe Crovato. Una Doc di successo, la “Friuli” visto che secondo i dati forniti dal Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità), nel 2021 gli ettari vitati rivendicati sono stati 2.967 (erano 2.497 nel 2018), per 163.431 hl di vino prodotti che, nel 2022, sono cresciuti del 17 per cento attestandosi sui 191.190 hl complessivi. I vini più rivendicati: tra i bianchi, il Pinot grigio; tra i rossi, il Merlot.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio varietà bianca fra le più rivendicate della Doc Friuli.

Siccità, conto salato per i raccolti Fvg: preoccupata analisi di Confcooperative

La siccità comincia a presentare il conto ed è, purtroppo, già evidente che alla fine colpirà pesantemente i raccolti del Friuli Venezia Giulia. Dalle prime stime effettuate da Confcooperative Fvg presso le cooperative agricole aderenti, si preannuncia un impatto particolarmente pesante in particolare nel settore cerealicolo (-40 per cento), ma le ripercussioni rischiano di farsi sentire un po’ in tutti i comparti della filiera agricola, aggravati dall’incremento dei costi energetici che sono a livelli critici da inizio anno.

Venanzio Francescutti


«La siccità sta colpendo pesantemente, in particolare quelle aziende che non hanno accesso alle aree irrigate dai Consorzi e devono affidarsi ai pozzi, con conseguente aggravo dei costi. È assolutamente necessario continuare a investire nelle tecnologie e negli investimenti per l’irrigazione raggiungendo anche le zone non irrigue (bene, a questo proposito, gli stanziamenti regionali appena deliberati), altrimenti nei prossimi anni in certe zone sarà impossibile fare agricoltura di qualità», ha affermato Venanzio Francescutti, presidente regionale di FedAgriPesca (131 cooperative associate in Fvg), preoccupato anche per l’impatto sul settore vino, dove si stima un calo del raccolto attorno al 20 per cento: «La siccità incide sulla maturazione e provoca una perdita di peso degli acini e quindi perdita di resa nella trasformazione da uva a vino: i risultati della vendemmia 2022 dipenderanno dal clima di queste ultime settimane prima della vendemmia».

Viticoltura in bilico – Dello stesso avviso Filippo Bregant, presidente della storica Cantina di Cormòns: «La viticoltura di collina, come quella del Collio, soffre particolarmente per l’assenza di irrigazione ma, ormai, con il razionamento idrico anche in pianura l’acqua scarseggia. Fino a oggi era possibile prevedere una vendemmia importante per qualità e quantità, ma ora dipenderà molto dalle ultime settimane. Noi prevediamo di avviare la vendemmia a fine agosto». In aggiunta, tra i viticoltori c’è un certo allarme in relazione al raffreddamento dei mosti a causa delle temperature elevate che permangono e che potrebbero incidere sulla qualità, soprattutto sulla componente aromatica.

Settore cerealicolo ko – I danni più gravi sono previsti nel settore cerealicolo, come evidenzia Daniele Castagnaviz, presidente della cooperativa “Granaio Friulano” (nata dalla fusione di Cerealicola Vieris e Cooperativa Morenica Cereali) e di recente nominato coordinatore nazionale del settore cerealicolo di FedAgriPesca: «Prevediamo un calo del raccolto di almeno il 40 per cento rispetto al 2021, con punte del 50 per cento. In questa situazione, inoltre, molte aziende non hanno ricorso alla semina del secondo raccolto, una pratica diffusa ad esempio per la soia e, in questo caso, il calo rispetto allo scorso raccolto potrebbe raggiungere addirittura il 60 per cento». Per le aree non irrigue, ma che sono costrette a ricorrere ai pozzi, il calo del raccolto potrebbe raggiungere addirittura il 70 per cento, avvisa Pietro Tomaso Fabris, presidente dell’Essiccatoio Torricella: «A questo si aggiungono le preoccupazioni per le spese di essiccazione che, con gli attuali costi energetici schizzati alle stelle, incidono pesantemente sulle aziende. Stiamo cercando di sviluppare sinergie e collaborazioni fra le realtà del settore al fine di contenere i costi e continuare a generare un reddito adeguato per i soci agricoltori».

Frutticoltura in sofferenza – Anche i raccolti della frutta saranno penalizzati dalla siccità: «È ancora presto per fare previsioni dettagliate – spiega Livio Salvador, presidente di FruttaFriuli (nata dalla fusione di Friulfruct e Friulkiwi), grande realtà cooperativa che raccoglie mele e kiwi dai propri soci – ma è attendibile un calo del 15 per cento. La frutta è una coltura che ha bisogno di molta acqua e le temperature elevate fanno venir meno anche gli sbalzi termici che migliorano la qualità. Le cooperative di raccolta e trasformazione come la nostra, poi, sono aziende fortemente energivore per la presenza di grandi celle frigo: noi ci siamo attrezzati con impianti di autoproduzione con fotovoltaico da 650 kW e contiamo di espandere la nostra autoproduzione energetica, ma intanto il costo dell’energia è schizzato alle stelle e impatta enormemente sui costi aziendali».

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In copertina, soia di secondo raccolto in gravi difficoltà; qui sopra, mais non irriguo nell’Udinese devastato dalla siccità.

Ha più voce la cooperazione Made in Fvg nel vertice nazionale di FedAgriPesca

Più spazio per la cooperazione del Friuli Venezia Giulia nel rinnovato vertice nazionale di FedAgriPesca, con importanti incarichi per alcuni dirigenti della nostra regione.
A Roma, nel corso dell’assemblea nazionale di FedAgriPesca (che riunisce oltre 3.000 cooperative agricole e della pesca), l’emiliano Carlo Piccinini è stato eletto alla presidenza, alla conclusione dei due mandati di Giorgio Mercuri. Con il voto degli oltre 300 delegati, allo stesso tempo, Venanzio Francescutti e Riccardo Milocco, rispettivamente presidente e vicepresidente della Federazione regionale, sono entrati infatti a far parte del Consiglio nazionale. Daniele Castagnaviz, presidente regionale di Confcooperative e presidente della nuova cooperativa cerealicola Granaio Friulano, è stato eletto invece a coordinatore nazionale del Settore “Grandi colture”, che riunisce il comparto nazionale delle cerealicole e proteoleaginose. Tra le altre presenze di vertice, Gianluca Trevisan (presidente della Cantina Produttori di Ramuscello) farà parte del Coordinamento vino; Livio Salvador (presidente di Frutta Friuli) del Coordinamento ortofrutticolo e Riccardo Milocco del Coordinamento pesca.
«Si tratta di importanti riconoscimenti per il movimento cooperativo del Friuli Venezia Giulia – spiega Francescutti – che sottolineiamo con soddisfazione e nei quali vediamo valorizzato il serio lavoro di presenza e proposta di tutto il comparto agricolo, agroalimentare e della pesca regionale, svolto in questi anni».
Un movimento che nella nostra regione, nel sistema Confcooperative, conta 131 adesioni, con 9.773 soci, 1.212 addetti per un fatturato complessivo di 449 milioni di euro.

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In copertina, ecco i vertici Fvg di FedAgriPesca con il neo-presidente nazionale Carlo Piccinini.

Vitigni resistenti, via libera europeo all’inserimento nei disciplinari Doc

«È una bella notizia quella che arriva da Bruxelles e che è stata comunicata dal professor Attilio Scienza, neo presidente del Comitato Nazionale Vini. Parliamo della possibilità introdotta, anche per l’Italia, di poter inserire nei Disciplinari delle Doc i vitigni resistenti alle fitopatie», dice Venanzio Francescutti, presidente regionale di FedAgriPesca, che poi aggiunge: «Un’importante decisione non solo per i Vivai Cooperativi Rauscedo (Vcr) che, da molti anni, sono impegnati nella ricerca sul fronte della viticoltura sostenibile e che si sono dedicati a moltiplicare e diffondere queste varietà più sostenibili che rispettano l’ambiente e che riescono a far risparmiare agli agricoltori fino all’80 per cento di trattamenti sulle viti e le uve, con le relative positive conseguenze per la salubrità dei vini prodotti».
«I responsabili di Consorzi e Denominazioni – ha poi raccomandato Scienza – si mettano in fila per chiedere al Comitato l’inserimento dei vitigni resistenti nei loro vini».
Il progetto sui vitigni resistenti è stato avviato nel 1998, in collaborazione con l’Università di Udine, l’Istituto di Genomica Applicata (che, per primo al mondo, ha sequenziato il genoma della vite) e alcuni privati. La realizzazione dei primi vitigni è datata 2011 (oggi sono già 15), da parte dei Vcr che, attualmente, li riproducono e li esportano in oltre 20 Paesi del mondo (in primis, la Francia), con una certa diffusione anche in Friuli Venezia Giulia dove sono già stati autorizzati dalla Regione Fvg (assieme ad altre cinque Regioni italiane) e sono circa una ventina le aziende che li hanno piantati. Una diffusione che ora potrà aumentare (attualmente, in Italia, si stimano circa 1.000 ettari investiti), grazie a questa decisione della Comunità Europea. Del resto, in altri Paesi europei (Austria, Francia, Germania, Danimarca, Ungheria) le Doc sono già autorizzate a inserire le varietà resistenti nei loro disciplinari mentre, in molte regioni d’Italia, la loro coltivazione è ancora limitata al solo “vino da tavola” o Igt.

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In copertina e qui sopra due dei nuovi vitigni resistenti ottenuti in Fvg: il Cabernet Eidos e il bianco Soreli.

 

 

 

Caso Prošek, Fedagripesca in prima linea per l’opposizione alla menzione croata

«Siamo in prima linea nel sostenere la procedura di opposizione alla richiesta di riconoscimento del Prošek, istanza che riteniamo lesiva per le filiere e per le comunità viticole del Prosecco Doc e Docg, un segmento di assoluto valore economico e territoriale nel quale la cooperazione esercita un ruolo di primo piano sia a livello produttivo che commerciale». Lo ha dichiarato Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca, al termine della riunione del gruppo di opposizione alla domanda di riconoscimento della menzione Prošek avvenuta, come è noto, a Venezia alla presenza, tra l’altro, del sottosegretario alle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e dell’assessore alle Risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, per mettere a punto le linee e la strategia del procedimento di contestazione che sarà notificato alla Commissione europea.
Fedagripesca ci tiene a evidenziare come il caso Prošek violi i principi stabiliti a livello europeo, perché potenzialmente in grado di ingenerare confusione e di indurre in errore i consumatori che, in taluni casi, ha ricordato Francescutti, «pur non conoscendo le caratteristiche dei prodotti Prošek e Prosecco, riconoscono, o credono di riconoscere, la notorietà del nome, corrispondente alla sua letterale traduzione. Il fatto che il Prošek sia un vino ottenuto da uve appassite e non un vino spumante o frizzante non esclude pertanto – ha proseguito Francescutti – che tale circostanza non possa ingenerare confusione nel consumatore, anche considerando le recenti pronunce della Corte di Giustizia europea che, in più occasioni, ha garantito un ampio raggio di tutela delle Dop e delle Igp, esteso a tutti gli usi, compresi tra l’altro i servizi e non solo i prodotti, come indicato nella sentenza “Champanillo”, che sfruttano la notorietà dei nomi protetti. Il caso Prošek – ha concluso Francescutti – potrebbe rappresentare un precedente pericoloso e un grimaldello per indebolire in futuro altre filiere territoriali Dop e Igp. Per questo abbiamo apprezzato l’azione unitaria e coordinata tra il Governo, il Ministero delle politiche agricole, che ha attivato uno specifico tavolo di lavoro, nonché le Regioni, i Consorzi di tutela e le altre associazioni e organizzazioni del settore vitivinicolo».

Venanzio Francescutti

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In copertina, grappoli di Glera il vitigno base del Prosecco spumante.

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Video sul Prosecco:

 

In Fvg il vino cooperativo è in salute malgrado Covid e ristorazione in crisi

(g.l.) Nel settore enologico, per fortuna, c’è anche qualche luce: il prodotto della cooperazione tiene, malgrado il Covid e il crollo dell’Horeca, vale a dire la ristorazione. Nell’anno della pandemia il sistema vitivinicolo cooperativo (423 cantine per 4,9 miliardi di euro di giro d’affari e una produzione pari al 58 per cento del vino italiano) ha infatti mostrato la sua resilienza, registrando nel complesso una sostanziale tenuta del proprio fatturato (+1 per cento), su cui ha inciso positivamente l’incremento di vendite nel canale della Gdo (+6 per cento) e quello sulle esportazioni (+3). È questo il dato più significativo emerso nel corso di Vivite Talk del vino cooperativo, iniziativa organizzata a Roma da Alleanza Cooperative Agroalimentari.

Venanzio Francescutti


«Nel corso del 2020, il 34 per cento delle cooperative vinicole ha mantenuto stabile il proprio fatturato e un 41 per cento lo ha visto in calo», ha spiegato Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma, presentando lo studio sulla performance delle cooperative vitivinicole durante il Covid. «L’analisi ha anche evidenziato, di contro, come una cooperativa su 4 del campione intervistato – che numericamente rappresenta oltre il 50 per cento del fatturato complessivo della cooperazione vinicola – abbia invece registrato un fatturato in aumento. Si tratta delle cooperative più dimensionate, con fatturati superiori a 25 milioni di euro che, nel 6 per cento dei casi hanno addirittura registrato un sensibile aumento, superiore al +15 per cento rispetto alle performance registrate nel 2019, prima dell’avvento del Covid». Guardando ai singoli canali distributivi, le cooperative più grandi sono state favorite, oltre che nella Gdo, anche nell’E-commerce.
«Abbiamo così un’ulteriore conferma – aggiunge Venanzio Francescutti, presidente regionale di FedAgriPesca – di come i processi di sinergia tra cantine siano importanti e debbano essere maggiormente rafforzati in un mercato mondiale che ha subìto dei violenti cambiamenti nei mesi della pandemia. E io penso che il nostro sguardo, in questo senso, debba andare pure oltre l’orizzonte ormai ristretto dei confini regionali già superati, nei fatti, dalla collaborazione in essere sulle varie Denominazioni interregionali. L’altro asset sul quale lavorare, e le cooperative ci sono – spiega ancora Francescutti -, è quello della sostenibilità. Tutte le nostre cantine cooperative regionali, a esempio, hanno adottato o stanno adottando il protocollo di produzione della gestione integrata dei vigneti con relativa certificazione (Sqnpi), così come sta succedendo con le regole di produzione del Prosecco e di altre Denominazioni importanti. Il vino del Friuli Venezia Giulia, in questo modo, potrà essere comunicato non solo perché buono, ma anche perché sostenibile e certificato».
Infine, nelle sottolineature delle performance economiche della cooperazione va evidenziata quella delle vendite sui mercati esteri. Se l’export di vino italiano, nel complesso, ha registrato nel 2020 un calo pari al 2,4 per cento in valore, quello della cooperazione, invece, ha registrato una crescita pari al 3.

Le Cantine cooperative del Friuli occidentale pronte per la vendemmia

Si avvicina la vendemmia 2020 che, in base alle condizioni meteo dei prossimi giorni, dovrebbe partire tra il 20 e il 24 agosto: anche quest’anno, il cuore delle produzione regionale a livello di cooperative sarà nel Friuli occidentale, territorio nel quale è attiva la maggior parte delle cantine regionali più grandi, associate a Confcooperative Pordenone. Un mondo composto da oltre 1.200 viticoltori (e relative famiglie) e quasi 5 mila ettari di vigneto e soprattutto un territorio leader in alcune varietà a livello regionale (per esempio in provincia di Pordenone c’è la maggiore superficie vitata del Friuli Venezia Giulia a Pinot grigio e la seconda d’Italia dopo Treviso).
Che annata sarà? In sintesi, si prospetta una buona qualità delle uve, quantità stabile rispetto lo scorso anno o leggermente in diminuzione (il che non è negativo visto che aumenta di contro la qualità dei grappoli). La vera incognita è rappresentata dall’andamento dei mercati tra l’autunno e l’inverno prossimi in seguito a come si muoverà la pandemia Covid-19, sia per quanto riguarda i consumi italiani che esteri. L’estate ha visto una prima ripresa che si spera però di non vanificare. Sul fronte dei prezzi dell’uva, il sistema cooperativistico si conferma quello che tutela maggiormente il lavoro dei viticoltori.

I Viticoltori Friulani La Delizia di Casarsa hanno 400 soci e 2.000 ettari di vigneto. “Siamo tra le realtà che hanno retto meglio durante il lockdown grazie alla differenziazione dei nostri vini e dei canali commerciali – spiega il presidente Flavio Bellomo -: speriamo che i segnali incoraggianti dell’estate nei consumi del settore Ho.Re.Ca. (Hotellerie-Restaurant-Café, ndr) non vengano meno con le prossime stagioni a causa di nuove chiusure. Prevediamo una vendemmia in linea con quella dello scorso anno, ideale sia per la vinificazione che per la successiva commercializzazione. Nel frattempo proseguiamo nel nostro cammino di investimenti e innovazione, per vini sempre più apprezzati dai consumatori”.

La Cantina di Rauscedo ha 390 soci e 1700 ettari. “Tra le novità della vendemmia 2020 – commenta il presidente Antonio Zuliani -, per la quale prevediamo una buona qualità delle uve visto il meteo che finora è stato equilibrato, c’è che abbiamo ulteriormente potenziato la nostra parte tecnica con un’ulteriore persona a fianco dei soci nei vigneti per consigliarli e aiutarli. In tutto siamo a 4 tecnici rispetto all’unica unità di due anni fa, una bella crescita. Con il potenziamento del servizio tecnico sul campo si vuole elevare la qualità già, peraltro, riconosciuta alta dal mercato”.

La Cantina produttori di Ramuscello e San Vito conta 150 soci che lavorano 650 ettari vitati. “Le condizioni meteorologiche sono state fino ad oggi ideali per la coltivazione della vite – sottolinea il presidente Gianluca Trevisan – e con la Vendemmia 2020 possiamo contare sull’80% dei nostri soci che hanno aderito al progetto SQNPI, al fine di utilizzare delle pratiche di agricoltura integrata rispettose, sia dell’ambiente che del prodotto finale. Il numero dei soci è in costante ascesa, segno di come la nostra cooperativa stia facendo un percorso virtuoso, con importanti investimenti tecnologici al fine di garantire la giusta remunerazione dell’uva ai soci conferenti”.

La cantina Vini San Giorgio della Richinvelda ha 80 soci e 400 ettari. “Un’annata che si prospetta all’insegna della qualità delle uve – sottolinea il presidente Ivan Volpatti – mentre la quantità, per quanto ci riguarda, calerà. Ci stiamo preparando, meteo permettendo per iniziare attorno al 23 agosto con la vendemmia”. In Friuli occidentale è attiva anche la Cantina di Conegliano e Vittorio Veneto, che si è fusa con la Cantina di Fontanafredda e Sacile da cui ha ereditato 180 soci.

“Una vendemmia di prospettiva – ha chiosato Pietro Tomaso Fabris, referente provinciale di Fedagripesca e vicepresidente di Confcooperative Pordenone – che deve fare i conti con l’incertezza dettata dal Covid-19 ma che vede le nostre cantine pronte a rispondere alle esigenze dei mercati con prontezza, professionalità e passione nonché una serie di interventi innovativi sia nel campo dei prodotti, sia della vinificazione e sia infine della coltivazione salvaguardando l’ambiente. Alla fine della raccolta trarremo i bilanci, ma nel frattempo ci prepariamo a questo momento così fondamentale nella vita delle nostre cooperative”.
“Il comparto – ha aggiunto Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca – è compatto nell’impegno per una vendemmia di qualità e ha messo in essere, già dagli scorsi anni, una serie di visioni comuni e innovazioni in corso d’opera che permettono ora di salvaguardare il lavoro delle cantine cooperative. La collaborazione con i territori vicini, all’interno dei consorzi di tutela a partire dai nostri vini di maggior richiesta, Pinot grigio e Prosecco, sta dando i suoi frutti e il sistema cooperativistico concorre decisamente a una tenuta dei prezzi dell’uva per i viticoltori”.
“Il mondo agricolo – ha concluso il presidente di Confcooperative Pordenone Luigi Piccoli – da sempre rappresenta uno dei punti di forza della cooperazione in Friuli occidentale. Come altri settori, anche quello vitivinicolo che nella nostra realtà e tra i più vocati all’esportazione, deve fare fronte alla nuova situazione mondiale. Le radici mutualistiche, ancora una volta, hanno dimostrato di essere forti per distribuire benessere agli associati anche in tempi difficili”.

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In copertina, uve bianche, ormai mature, pronte per la vendemmia.

Confcooperative Pordenone a Rauscedo capitale delle “viti bambine”

di Gi Elle

Se Rauscedo oggi è leader mondiale per la produzione di barbatelle, merito è soprattutto della cooperazione che ha saputo mettere insieme le varie energie del paese in riva al Tagliamento, con uno spirito di intesa e solidarietà che ha mirato prioritariamente alla crescita della comunità rispetto a quella dell’individuo, all’insegna del detto, sempre valido, che “l’unione fa la forza”. La cooperazione, quindi, come chiave del successo nella produzione delle “viti bambine”, ma non solo, tanto che San Giorgio della Richinvelda vanta il titolo, non da poco, di “Comune delle Cooperative”. Dove organizzare, allora, se non nel paese dei vivaisti viticoli l’assemblea generale di Confcooperative Pordenone, principale associazione di rappresentanza delle cooperative nella Destra Tagliamento, la prima a tenersi in Friuli occidentale dopo il lockdown tra quelle dei più importanti enti economici: programmata inizialmente per fine febbraio e poi posticipata a causa dell’emergenza Coronavirus, si terrà rispettando le misure di sicurezza sanitaria proprio oggi, 1 luglio, alle 15, nella sede dei Vivai Cooperativi Rauscedo. L’appuntamento, intitolato “Costruttori di bene comune per lo sviluppo delle comunità”, concluderà il mandato quadriennale e ne aprirà uno nuovo, visto che sono previste anche le elezioni per il rinnovo del presidente e del consiglio.

Luigi Piccoli

I lavori avranno al centro la relazione del presidente uscente Luigi Piccoli, sul cui possibile secondo mandato si è registrata in questi giorni l’adesione delle cooperative, riunitesi nelle assemblee di settore, tra cui anche quelle agricoltura e pesca. Conoscenza, intersettorialità donne e giovani, solidarietà e mutualità, competenza e coesione: ecco le direttrici sviluppate negli ultimi quattro anni e che saranno alla base per l’azione futura post Covid-19 . In questo quadriennio il mondo di Confcooperative Pordenone (che è uno tra i più attivi a livello cooperativo regionale) ha dimostrato una decisa propensione anticiclica: in tempi di crisi economica e occupazionale, ha aumentato i fatturati del +34% e quasi raddoppiato gli addetti. Numeri che ora andranno confrontati con la situazione determinata nel 2020 dal Covid-19, con cooperative che hanno dovuto affrontare importanti cali di fatturato (come quelle del settore cultura e spettacolo) e altre che sono state chiamate in prima linea a rispondere alle esigenze della popolazione costretta nelle proprie abitazioni (come la filiera agricola e quella del consumo). Nell’occasione, Piccoli ringrazierà per il lavoro svolto assieme il consiglio uscente con i vicepresidenti Maurizio Tantin, Fabio Dubolino e Giorgio Giacomello. Inoltre, sarà ricordato Riccardo Fioretti, revisore dei conti dell’ente nonché storico direttore, recentemente scomparso.

Una manifestazione a Rauscedo.

Le 151 cooperative con oltre 50 mila soci associate a Confcooperative Pordenone sono una vera e propria “locomotiva”, economica e sociale, non solo del Friuli occidentale ma dell’intero Friuli Venezia Giulia: basta infatti pensare che con oltre 500 milioni di euro di fatturato, rappresentano più del 50% del valore della produzione complessiva delle cooperative associate a Confcooperative a livello regionale. Una serie di realtà che dà occupazione anche in anni di crisi economica, tanto da aumentare gli occupati (tra soci lavoratori e dipendenti) dalle 4.550 unità del 2013 alle oltre 8 mila attuali. Tra i positivi esempi di questa capacità di generare occupazione, quello del Servizio civile attraverso il Consorzio di cooperative sociali Leonardo, che negli ultimi dieci anni ha coinvolto oltre un centinaio di giovani nelle cooperative che si occupano di disabili, con una ventina di loro che poi sono anche stati assunti. Per quanto riguarda i fatturati in totale in questi ultimi anni si è assistito a una variazione per le cooperative del +34%, sviluppo che è stato riversato sulla società e sulle comunità.
Per quanto riguarda il settore primario, fa parte della “grande famiglia” della cooperazione in Destra Tagliamento anche Fedagripesca. Sono 43, infatti, le società del settore agricolo e della pesca aderenti a Confcooperative Pordenone, per un totale di 5 mila 541 soci e un capitale sociale di oltre 17 milioni di euro. Il tasso di mutualità è di oltre il 78% e danno lavoro a 2.700 persone. Il loro fatturato è di oltre 391 milioni di euro. Per il sostegno delle attività economiche sono due le banche di credito cooperativo aderenti a Confcooperative Pordenone (Bcc Pordenonese e Monsile, Friulovest Banca), per un totale (al 31 dicembre 2018) di oltre 20 mila soci e 350 dipendenti. Ammontano invece a 4,5 milioni di euro la raccolta e gli impieghi delle due banche operative sul territorio.

Pietro D’Andrea fondatore dei Vcr.

L’Unione friulana delle Cooperative e mutue della Destra Tagliamento, ovvero Confcooperative Pordenone, nacque il 15 settembre 1951. La data non è un errore: nacque addirittura prima della Provincia pordenonese, che sorgerà solamente nel 1968. Ciò fu reso possibile dal fatto che questo territorio già da fine Ottocento aveva dato vita a diverse esperienze cooperativistiche, prima nel credito con le casse rurali e poi in ambito agricolo e del consumo. Una presenza talmente forte che in quel 1951 si ottenne addirittura una deroga ai regolamenti nazionali di Confcooperative, la quale prevedeva unioni territoriali solamente in corrispondenza dei territori provinciali. Sfogliando i libri di storia emergono altri passaggi epocali. La prima cooperativa, una latteria, sorse a Maniago nel 1882, zona dove poi sorsero realtà legate ai coltellinai. E poi il credito cooperativo, anche grazie a figure carismatiche come Leone Wollemborg e monsignor Giuseppe Lozer. Infine, ancora prima della nascita dell’Unione provinciale, da segnalare come nel 1949, anno di costituzione dell’Associazione Cooperative Friulane a Udine, la cooperazione pordenonese aveva già un suo ufficio distaccato, retto da Orlando Fioretti.

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In copertina e qui sopra un impianto a Rauscedo in cui si fanno crescere le barbatelle, le “viti bambine”.