Vongole sparite, fasolari e cozze sempre di meno: crisi climatica e mucillagini stanno uccidendo la molluschicoltura

«I pescatori del Friuli Venezia Giulia sono solidali con le preoccupazioni dei colleghi veneti che hanno avviato una manifestazione di protesta a oltranza – dicono Achille Ghenda, responsabile del settore pesca di FedAgriPesca Fvg e Marino Regeni, presidente del Consorzio Gestione Molluschi di Monfalcone (Cogemo) -. Si è creata una situazione che sta mettendo in ginocchio un intero settore economico». «Già da dieci anni, nel litorale friulano – spiega Ghenda – le vongole della specie “Chamelea gallina” non si pescano più causa della loro mancanza. Dal 2013 sono stati avviati alcuni tentativi di introduzione e moltiplicazione che, però, non hanno dato i frutti sperati. A ciò si aggiunge il fatto che, come ben sanno i consumatori, anche la vongola verace (“Ruditapes philippinarum”) è praticamente sparita dal nostro mare. In più, durante la primavera-estate del 2024 sono venuti a mancare anche l’80-90% dei fasolari (“Callista chione”) e il 70-80% delle cozze (“Mytilus galloprovincialis”). In questa situazione, tutta l’attività della pesca ai molluschi sta vivendo un momento drammatico e di grande difficoltà economica e occupazionale».
Le cause di questi fenomeni sono ancora al vaglio degli enti di ricerca incaricati, ma le alte temperature estive, l’abbondante portata di acqua dolce, l’aumento delle mucillagini e la presenza invasiva del granchio blu, sicuramente hanno dato il loro contribuito. L’anomalo evento alluvionale che ha caratterizzato il mese di maggio 2024, ha innescato una serie di eventi che, agevolati dall’innalzamento delle temperature medie delle acque marine a causa della crisi climatica (+1,5 °C di media negli ultimi 40 anni), hanno portato allo sviluppo del fenomeno della mucillagine, generatosi nelle acque dell’Alto Adriatico dopo un lungo periodo di assenza, che ha creato problematiche diffuse ai diversi settori economici delle attività in mare. La fase successiva è la deposizione sugli strati inferiori della colonna d’acqua, con conseguente scarso ricambio di ossigeno per mancato rimescolamento delle acque a causa di sbalzi di temperatura, che si ripercuote sui banchi naturali di molluschi. Strati mucillaginosi molto compatti ed estesi verticalmente compromettono il ricambio gassoso e impediscono la sedimentazione del plancton e delle particelle che possono avere valore alimentare; una copertura omogenea rende inefficaci i tentativi di allontanamento anche per le specie dotate di ampia motilità; la persistenza del fenomeno comporta l’esaurimento delle riserve degli individui e il consumo dell’ossigeno disciolto al di sotto degli strati di mucillagine. Questo fenomeno si propone a seguito della presentazione contemporanea di determinati elementi e, nel 2024, il fenomeno si è verificato accentuato, come non accadeva da diversi anni.
Con il proseguire dell’estate si sono riscontrati vari fenomeni di moria la cui causa è ascrivibile all’elevata temperatura misurata nella colonna d’acqua sul fondo (anche maggiore di 28 °C) che compromette la sopravvivenza dei molluschi bivalvi dei fondali marini. A causa del combinato disposto di questi fenomeni un’intera economia e tutto l’indotto sono al collasso. «Con tutta la nostra preoccupazione, dunque – dicono Ghenda e Regeni – facciamo appello agli Amministratori pubblici e agli Enti competenti perché attivino misure urgenti per uscire da questa situazione, con maggiore ricerca e un puntuale monitoraggio della situazione ecologica lagunare».

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In copertina e qui sopra due immagini della drammatica situazione della molluschicoltura.

Confcooperative Fvg, coltivare il mare con la pesca sostenibile: gli scopi del progetto oggi in un convegno a Marano

Con il completamento della posa di 64 strutture artificiali sommerse, al largo di Lignano Sabbiadoro, si è conclusa la parte più impegnativa del progetto “Upi – Unità Produttiva Ittica” realizzato da Confcooperative Fvg su un’idea del consorzio Cogepa, con un sostegno europeo pari a 570mila euro, erogato dalla Regione Fvg tramite il fondo Feamp 2014-2020. Scopi e risultati attesi saranno illustrati dai protagonisti, oggi 5 dicembre, a Marano Lagunare (in Pescaria Vecia), a partire dalle ore 16.30.
Dopo l’introduzione del presidente regionale di Confcooperative Fvg, Daniele Castagnaviz, il progetto sarà descritto da Giovanni Dean, di Confcooperative FedAgriPesca Fvg. Ai partner del progetto è stato affidato il compito degli approfondimenti durante una breve tavola rotonda alla quale parteciperanno: Riccardo Milocco, presidente del Consorzio di pescatori Cogepa, che avrà il compito di gestire le Upi; il progettista Guido Beltrami; Pietro Gentiloni del Cirspe e Claudio Franci di Bio-Res. Walter De Walderstein, responsabile scientifico del Consorzio Cogiumar, porterà una panoramica di altre strutture simile presenti in Friuli Venezia Giulia. Gli interventi conclusivi sono stati affidati all’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, e al coordinatore del Settore pesca e acquacoltura di FedAgriPesca Fvg, Achille Ghenda.

Per sostenere il settore regionale della pesca e aumentare la biodiversità marina, a 9 e a 14 metri di profondità, rispettivamente a circa 2 e 3 km al largo di Lignano Sabbiadoro, sono stati immersi gli “scogli” artificiali realizzando due aree circolari che avranno lo scopo di offrire riparo e vita per pesci, molluschi e crostacei. La porzione di mare afferente al progetto, costantemente monitorato, investe una superficie di circa 800 ettari. Si tratta di un modello innovativo di gestione delle risorse marine e della pesca, sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Non si deve dimenticare, infatti, lo stato di crisi del comparto regionale, sia a causa della riduzione del pescato che delle flotte dedicate. Una crisi che colpisce soprattutto la pesca artigianale in conseguenza della mancanza di risorse ittiche, della riduzione dei “nutrienti”, dei cambiamenti ambientali e dell’invasione di specie “aliene”.
«Favorire il ripopolamento delle nostre acque significa dare prospettive concrete alla diversificazione delle attività legate alla gestione della risorsa mare che, in futuro, saranno sempre più importanti come il pescaturismo e l’ittiturismo – sottolinea Milocco -. Per rispondere alle sfide che la pesca ha davanti e per favorire il rinnovamento generazionale rendendo la professione più attrattiva per i giovani, i pescatori hanno l’esigenza di integrare la tradizionale attività di pesca con nuove fonti di reddito. Progetti come questo, insomma, possono davvero far fare quel passo nel futuro a tutto il comparto, dando continuità alla filiera della pesca nella nostra Regione, nei prossimi anni».
Le piramidi sono “protette” dalla pesca a strascico da apposite strutture posizionate sui fondali. Come detto, l’intervento ha lo scopo di aumentare le superfici sottomarine solide con degli scogli “artificiali” ottenendo un effetto protettivo per il pesce di taglia piccola e di aggregazione per la fauna ittica in generale, aumentando così anche la presenza della specie ittiche pregiate: spigole, orate, ombrine, sogliole, triglie di scoglio, come già verificato dai risultati dei primi monitoraggi, a 90 giorni dalla posa.
In futuro, ci si aspetta di vedere aumentare la presenza e la biodiversità ittica con la presenza di altre specie come saraghi, corvine, scorfani e anche qualche astice, tipiche dei fondali rocciosi e con apprezzabile valore commerciale. Nell’area di mare considerata, l’attività di pesca artigianale verrà condotta direttamente dai pescatori (“coltivatori del mare”), grazie a un regolamento di gestione redatto dal Cogepa, verificando costantemente quantità e qualità dei prelievi. Durante l’incontro maranese, il progetto verrà presentato anche tramite la proiezione di un filmato illustrativo realizzato dalla cooperativa Varianti di Udine.

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In copertina, pesca tradizionale a Marano Lagunare e all’interno la posa di tecno reef a Lignano.

(Foto Cooperativa Varianti)

Agricoltura Fvg devastata da grandine e vento: cosa chiedono le organizzazioni

Gran parte del territorio rurale del Friuli Venezia Giulia è stato devastato da una impressionante ondata di maltempo che non ha precedenti in termini di vastità così elevata, con danni incalcolabili alle produzioni di ogni tipo e alle strutture. Ecco, pertanto, cosa chiedono alla pubblica amministrazione le organizzazioni agricole.

CIA – Gli eventi meteoclimatici delle giornate del 24 e del 25 luglio sono stati davvero catastrofici per l’agricoltura. È la considerazione fatta, a caldo, dai presidenti di Cia Fvg – Agricoltori Italiani, Franco Clementin, e da Franc Fabec, presidente della Kmecka Zveza. Si consideri che i fenomeni hanno colpito in maniera estesa l’intero territorio del Friuli Venezia Giulia, dalla provincia di Gorizia, passando per il Medio Friuli e la Bassa Friulana, giungendo fino alla Bassa Pordenonese e considerando, soprattutto, che in numerose aziende è stato distrutto fino al 70% dei raccolti, con punte dell’80% in alcune aziende vitivinicole e cerealicole, oltrechè vi sono stati ingenti danni alle infrastrutture aziendali. Clementin e Fabec, inoltre, rilevano che ciò compromette gravemente la capacità produttiva nonché, nei casi più gravi, la sopravvivenza stessa delle aziende agricole e, dunque, rivolgono alcune richieste all’Amministrazione regionale e, in particolare, alla Direzione delle Risorse agroalimentari chiedendo, inoltre, un incontro urgente con l’assessore Stefano Zannier, competente per materia al quale, i due presidenti, anticipano le loro proposte di intervento e ristoro chiedendo di farsi parte attiva al fine di: richiedere ai competenti organi la dichiarazione dello stato di calamità sui territori colpiti; procedere nella quantificazione dei danni semplificando la raccolta delle informazioni peritali; adottare uno stanziamento straordinario al fine di soccorrere economicamente le imprese colpite e permettere la continuità aziendale; convocare gli Istituti bancari operanti sul territorio regionale al fine di farli partecipi della grave situazione complessiva e, soprattutto, richiedere al Governo nazionale l’adozione, tramite Decreto, di una moratoria sul pagamento dei prestiti e mutui per le aziende agricole insediate nelle zone interessate dai fenomeni temporaleschi.

COLDIRETTI – Abbiamo chiesto al Governo il riconoscimento dello stato di calamità per l’agricoltura devastata dal maltempo che ha colpito il Nord Italia. È quanto annuncia il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, che ha scritto una lettera al Governo per sottolineare la necessità di una immediata moratoria sugli impegni economico finanziari e la sospensione degli oneri contributi. Il nord Italia è stato segnato da ben 44 tempeste di vento e grandine in un solo giorno che hanno colpito città e campagne con danni incalcolabili, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Eswd (European sever weather database) dalla quale si evidenzia che l’ondata di maltempo ha colpito dal Piemonte al Veneto fino al Friuli Venezia Giulia con il concentrarsi di numerosi eventi estremi in particolare in Lombardia.
Le forti grandinate con vere e proprie palle di ghiaccio hanno colpito irrimediabilmente le produzioni di grano, ortaggi, barbabietole, frutta e vigneti ma anche alberi divelti, serre distrutte e strutture agricole con tetti rovinati. La grandine è l’evento climatico avverso più temuto dall’agricoltura in questa fase stagionale per i danni irreversibili che provoca alle coltivazioni in campo che lo scorso anno hanno raggiunto la cifra record di oltre mezzo miliardo di euro solo nelle aziende assicurate secondo l’Asnacodi.
I chicchi colpiscono i frutti in modo da provocarne la caduta o danneggiandoli così da impedirne la crescita o lasciando deformazioni tali da renderli non adatti alla commercializzazione. Un evento climatico avverso che si ripete sempre con maggiore frequenza ma a cambiare è anche la dimensione dei chicchi che risulta essere aumentata considerevolmente negli ultimi anni con la caduta di veri e propri blocchi di ghiaccio anche più grandi di una palla da tennis.

CONFAGRICOLTURA – «Le grandinate della scorsa notta non solo sono state catastrofiche in alcune zone, ma anche abbastanza rare in quanto hanno colpito un territorio ampio, in un raggio di oltre 50 chilometri», dice Fabio d’Attimis Maniago, viticoltore di Buttrio e referente dei giovani agricoltori di Confagricoltura Fvg. «Mi hanno chiamato molti colleghi e amici di Mortegliano, Codroipo, Bertiolo, dei Colli Orientali, segnalandomi dei danni ai vigneti che, a seconda della zona, vanno dal 10% fino all’80% a causa della grandezza dei chicchi della grandine e della violenza del vento. Un collega aveva anche un appezzamento a luppolo, completamente distrutto».
«Nel Codroipese, del mais sono rimasti in piedi solo gli steli – sottolinea Alberto Vendrame -. Anche le pannocchie sono state danneggiate e, nella fase di crescita, potranno produrre muffe indesiderate mettendo a repentaglio la qualità del (poco) raccolto. Di converso, il mancato raccolto anche delle piante fresche, creerà contraccolpi alla zootecnia. Da una prima ricognizione si può dire che il danno sul mais è stimabile attorno al 70-80%. Pure la soia è stata completamente defogliata e, se si riprenderà, sarà sicuramente meno produttiva. Infine, i danni sulle vigne e sui grappoli, molto elevati, saranno probabilmente aggravati dalle infezioni che, da qui alla vendemmia, attaccheranno gli acini, peggiorando la qualità del raccolto». «A Pasiano di Pordenone – aggiunge Giacomo Proietto – siamo stati interessati dai fenomeni grandinigeni in maniera marginale. Segnalo però che, ieri sera, in pochi minuti di temporale, sono piovuti 10 mm di acqua».
A Remanzacco non c’è stata la grandine, ma vento forte che ha causato danni alle piante e a tante strutture agricole. «Questi eventi estremi ci colgono impreparati – è il pensiero di Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg -. C’è da riflettere sul fatto che, soprattutto, vengono danneggiate le colture pluriennali e le strutture aziendali, con conseguenze che interessano più annualità produttive. Confidiamo nel sostegno della Regione, che non è mai mancato, per fare in modo che i nostri imprenditori agricoli possano rimettersi in piedi, con le proprie aziende, nel più breve tempo possibile».

FEDAGRIPESCA – «È tutta la mattina che sono al telefono con i soci delle nostre cooperative – dice Venanzio Francescutti, presidente di FedAgriPesca -. La zona colpita dal maltempo degli ultimi due giorni è veramente vasta e abbraccia parecchi chilometri quadrati di territorio regionale: dal Pordenonese al Medio Friuli e alla bassa pianura goriziana. Difficile, ancora, fare stime precise dei danni anche perché alcune zone sono state più martoriate altre, fortunatamente, meno. Sui vigneti, sul kiwi e sui vivai di barbatelle, sicuramente, si segnalano i danni più importanti che, in alcuni casi, si ripercuoteranno sulle stagioni successive. Purtroppo – prosegue Francescutti – ci segnalano anche molte stalle con i tetti danneggiati e le vacche senza protezione. In alcuni luoghi è venuta meno la corrente elettrica con difficoltà o impossibilità di eseguire per tempo la mungitura degli animali. In positivo si può dire – conclude Francescutti – che siamo certi che la Regione, come sempre, sarà vicina ai nostri produttori; dall’altra parte, non possiamo più negare che tutti noi, collettivamente, abbiamo un ruolo nella crisi climatica e ne subiamo le conseguenze (in primis i produttori agricoli) e dobbiamo urgentemente capire il da farsi e intervenire per bloccare la spirale peggiorativa, con politiche adeguate e pure con modifiche quotidiane sui nostri stili di vita».

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In copertina e all’interno immagini della devastazione causate in Fvg dalla grandine.

Esplosione dei costi, attività agricola impossibile senza programmazione

«Programmazione e pianificazione nel medio-lungo termine delle attività agricole aziendali e cooperative. Saranno queste le parole d’ordine alle quali gli operatori del mondo rurale dovranno rispondere nei prossimi mesi se vorranno continuare a mantenere la sostenibilità economica delle loro imprese», ha detto il presidente di FedAgriPesca Fvg, Venanzio Francescutti, durante l’incontro svoltosi a Codroipo davanti a un folto gruppo di cooperatori (soci e dirigenti di cooperative agricole e agroalimentari), incentrato sulla “Campagna Agricola 2023” ormai alle porte.
«L’impegnativa congiuntura economica, l’aumento dei costi di produzione (+170 per cento dei concimi; +129 per cento del gasolio; +90 per cento dei mangimi; +50 per cento del vetro dei contenitori) e una crescente difficoltà nel reperimento dei mezzi tecnici (fertilizzanti) richiedono una nuova consapevolezza e un cambio di mentalità – ha aggiunto Francescutti – che devono essere affiancate da una formazione personale costante e da puntuali servizi di assistenza tecnica».
Alle sottolineature di Francescutti si sono affiancate le considerazioni contenute nelle relazioni di Andrea Zadro, del Circolo Agrario Friulano, e Gualtiero Gigante, del Carac. Ricordiamo, infine, che a FedAgriPesca Fvg aderiscono 131 cooperative aderenti con quasi 10 mila soci, 1.200 addetti e 513 milioni di euro di fatturato complessivo.

Fondo di rotazione, dalla Regione Fvg boccata d’ossigeno per evitare chiusure

FedAgriPesca Fvg esprime soddisfazione per i provvedimenti adottati recentemente dalla Giunta regionale a favore del settore primario. Le imprese agricole e agroalimentari stanno, infatti, affrontando una delicata congiuntura economica che registra un’impennata dei costi e una situazione di mercato complessa. Su tali questioni, l’organizzazione agricola ha da subito chiesto interventi mirati e finanziari che permettessero alle imprese associate di affrontare la tempesta in atto e di poter programmare, con senso di responsabilità e sacrificio, il futuro del settore agroalimentare regionale. In particolare, il comparto lattiero-caseario deve essere sostenuto, perché sono a rischio chiusura caseifici e allevamenti.


«L’attuazione del Programma anticrisi conflitto russo-ucraino attivata con la delibera di Giunta del 16 dicembre 2022 proposta dall’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, potenzia nuovamente lo strumento finanziario del Fondo di rotazione in agricoltura (che ha una dotazione complessiva di circa 50 milioni di euro), permettendo alle cooperative e alle imprese agricole di accedere a finanziamenti per la liquidità aziendale, il contenimento dei costi e gli investimenti che restano, in ogni caso, necessari – sottolinea il presidente della Federazione regionale delle cooperative agricole e agroalimentari (135 cooperative, oltre 10 mila soci, 1.200 addetti per oltre 460 milioni di euro di fatturato), Venanzio Francescutti -. Il quotidiano contatto con le associate segnala che vi sarà una notevole richiesta di finanziamenti sul Fondo di Rotazione, testimonianza della volontà delle imprese di guardare avanti. Rimane però necessario che l’Amministrazione regionale implementi ulteriormente la capacità finanziaria del Fondo, strumento agevolato virtuoso e peculiare del Friuli Venezia Giulia nel favorire imprenditorialità e sviluppo. Inoltre, FedagriPesca Fvg auspica una forte sinergia con il mondo bancario regionale, attore cardine nella operatività del Fondo, per individuare le forme migliori di sostegno, in primis, per le imprese in difficoltà», conclude Francescutti.

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In copertina, la consegna del latte appena munto in una latteria turnaria; all’interno, Venanzio Francescutti.

Francescutti: “Anche in Fvg ok allo stop triennale degli impianti di Pinot grigio”

«È una positiva storia enologica di condivisone quella che ha visto anche i più importanti Consorzi a Doc della nostra regione, la “Friuli VG”, appunto, e la “Grave”, approvare recentemente il blocco triennale degli impianti di Pinot grigio, dopo che la stessa scelta era stata fatta dalla Doc “Delle Venezie”», dice il presidente di FedAgriPesca Fvg, Venanzio Francescutti.
«La cooperazione regionale si è sempre battuta, dentro e fuori le sue responsabilità consortili, per promuovere azioni condivise che avessero il fine di mantenere alto il valore del vino e dell’uva più coltivata in Friuli Venezia Giulia (oltre 8.500 ettari). Per questo accogliamo con favore il parere limitativo espresso dai due Consorzi destinato a evitare un eccesso di offerta sul mercato. Un parere che, confidiamo, sarà accolto favorevolmente dall’assessorato alle Risorse agroalimentari del Fvg, nei prossimi giorni. Un parere già espresso da molti Consorzi importanti del Veneto e recentemente accolto dal competente assessorato regionale. Il NordEst, come mai successo prima, sta facendo squadra attorno al progetto di governo, tutela e valorizzazione di questo vino di successo e siamo certi che ciò porterà frutti interessanti e utili per tutti i nostri vignaioli. Ovviamente saranno sempre possibili i reimpianti e gli aggiornamenti decisionali in corso d’opera che avranno come riferimento i mercati del vino e le loro evoluzioni», conclude Francescutti.

Venanzio Francescutti

La Doc “Delle Venezie” – Nata nel 2017, rappresenta la volontà delle filiere vitivinicole di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Trento di tutelare la denominazione di origine del Pinot grigio. In termini di numeri, l’85 per cento della produzione italiana di Pinot grigio, prima al mondo per volume, viene prodotta nel Triveneto in una quantità pari a oltre 234 milioni di bottiglie.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio vitigno che è ormai leader nel Triveneto.

“Latterie Aperte” per festeggiare quella di Marsure che compie 100 anni

Le latterie, primo esempio storico di cooperazione in Friuli Occidentale e ora realtà che guardano al futuro: importante traguardo per la Latteria Sociale di Marsure (Comune di Aviano), presieduta da Manuel Candotto Carniel, che sabato 21 maggio celebrerà i suoi 100 anni di attività. Associata a Confcooperative Pordenone, assieme alle consorelle di Palse (Porcia) e di Maron (Brugnera) – anch’esse facenti parte dell’ente cooperativo -, ha dato vita al progetto Fildilat – Latterie pordenonesi di filiera, associazione temporanea d’impresa che promuove i propri prodotti a “km zero” in maniera unitaria.
«Un traguardo davvero significativo – ha commentato il presidente di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli – quello del secolo di attività per la Latteria di Marsure. Proprio poco distante dal borgo avianese, a Maniago, nel 1882 è nata la prima cooperativa del Friuli Occidentale e anch’essa era una latteria. Da allora la cooperazione ha continuato a mantenere viva l’economia solidale che è una caratteristica del nostro territorio, dove l’unione delle forze porta benessere a tutti i soci e alle comunità interessate. La sinergia tra Marsure, Palse e Maron è un ulteriore esempio di questa vocazione che guarda al futuro».
Come detto, sabato prossimo è previsto a Marsure il primo appuntamento di Latterie Aperte, evento organizzato per far conoscere il mondo delle storiche filiere del latte pordenonesi. In programma su prenotazione, nella mattinata, visite alla latteria con i casari, laboratori di illustrazione e cucina per bambini, mentre nel pomeriggio si potrà fare il giro turistico delle stalle dei soci conferitori.
Nell’evento si inseriscono però per l’appunto anche i festeggiamenti per il centenario della latteria, supportati dalla Pro Loco di Marsure, con alle 11 il convegno “La Latteria Sociale di Marsure compie 100 anni e ancor oggi fa vivere il territorio guardando al futuro” e la presentazione di una bella e documentata pubblicazione sulla sua storia che si intreccia con quella della comunità locale. Nell’occasione, si parlerà anche del valore sociale ed economico delle latterie di paese in Friuli Venezia Giulia e di politiche e interventi regionali a sostegno di imprese e filiere del settore lattiero-caseario. Relatori saranno l’esperto di storia locale Maurice Tassan, il giornalista Adriano Del Fabro, la dirigente regionale Karen Miniutti e a conclusione è previsto l’intervento dell’assessore regionale alle risorse agroalimentari, forestali, ittica e montagna, Stefano Zannier. In rappresentanza del mondo della cooperazione interverrà il presidente regionale di Fedagripesca Fvg, Venanzio Francescutti.

Per prenotazioni a visite e laboratori: info@fildilat.it o whatsapp +39 351.6206012.

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In copertina, lo staff della Latteria Sociale di Marsure, ad Aviano, in festa per i suoi cent’anni.

 

FedAgriPesca Fvg, Venanzio Francescutti confermato leader per altri quattro anni

Venanzio Francescutti, cooperatore vitivinicolo di Casarsa della Delizia, all’unanimità, è stato riconfermato alla guida di Confcooperative – Fedagripesca Fvg per altri quattro anni, durante l’assemblea dei soci riunitasi a Codroipo. A collaborare con lui, è stato chiamato il nuovo consiglio direttivo del quale fanno parte Riccardo Milocco (vicepresidente e coordinatore del comparto pesca), Franco Baiutti, Simone Betto, Ariedo Bront, Filippo Bregant, Daniele Castagnaviz, Renzo Di Tommaso, Bruno Di Fant, Michele D’Andrea, Alessandro Driussi, Nicola Foschiatto, Tomaso Pietro Fabris, Eddi Gomboso, Paolo Gressani, Juri Ganzini, Giorgio Giacomello, Maurizio Masotti, Paolo Pittaro, Pier Vito Quattrin, Gianluca Trevisan, Ivan Volpatti, Livio Salvador, Marino Regeni, Walter De Walderstein e Salvatore Lala.
Attualmente, le cooperative agricole e agroalimentari aderenti al sistema di Confcooperative Fvg sono 131, con 9.773 soci, 1.212 addetti per un fatturato complessivo di 449 milioni di euro.

Il tavolo della presidenza a Codroipo.


«Il comparto maggiormente in sofferenza rimane quello della zootecnia bovina con un prezzo del latte da troppo tempo non remunerativo e, di conseguenza, stalle che chiudono (sono rimaste “solo” 700), capi in vendita e giovani in fuga (le cooperative del settore che, nel 1980 erano 214, attualmente sono solo 30) – ha sottolineato, tra l’altro, il riconfermato presidente -. La professionalità, la formazione, le competenze imprenditoriali sono fondamentali, oggi, per stare sul mercato ed è per questo che FedAgriPesca si è molto spesa e si sta spendendo tuttora per sostenere le aggregazioni tra imprese, come quelle portate a recente conclusione tra Friulfrut e Friulkiwi e tra l’essiccatoio Vieris e la Morenica Cereali: dove c’è economia, anche i giovani restano in azienda. In questo momento, però, i cambiamenti degli scenari (politici, economici, sociali) sono assai rapidi e, a volte, disorientanti. A livello europeo, non si può cambiare idea in continuazione senza dare certezze alle aziende che hanno la necessità di programmare, seminare, allevare, investire, innovare. La transizione ecologica, probabilmente, è stata innescata un po’ troppo in fretta e con obiettivi troppo ambiziosi. Ora pare che si voglia buttare a mare ogni cosa per produrre tutto dappertutto, senza regole e limiti. Così non va – è la conclusione di Francescutti -. Serve varare norme razionali, basate sul supporto scientifico e con un occhio particolarmente attento alla sostenibilità economica».

Zootecnia, settore in grande sofferenza.

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In copertina, Venanzio Francescutti, di Casarsa, confermato presidente di Confcooperative – Fedagripesca Fvg.

 

Vino Fvg, un settore ormai a rischio a causa dei pesanti extracosti energetici

Extracosti da oltre 1,1 miliardi di euro a causa dell’incremento delle spese per l’energia e delle materie prime: è questo il conto salato che sta per abbattersi sulla filiera vitivinicola italiana. Una vera tempesta dei prezzi che intaccherà la redditività delle imprese e rischia di comprometterne anche la capacità competitiva sui mercati internazionali. È quanto emerge dallo studio Censis- Alleanza Cooperative Agroalimentari Vino, “La febbre dei costi” presentato a Roma.

Venanzio Francescutti


«Questo valore – commenta Venanzio Francescutti, presidente di FedAgriPesca Fvg – rappresenta un carico aggiuntivo sulla redditività delle imprese che, inevitabilmente, andrà a erodere i loro margini, compromettendone anche la loro capacità competitiva sui mercati internazionali».
Contribuiscono in modo sostanziale all’incremento dei costi di produzione le componenti dei prodotti energetici, che hanno fatto segnare tra febbraio 2021 e febbraio 2022 un +31,4 per cento medio annuo, con un incremento dei carburanti pari al 38,3 per cento, quello dell’energia elettrica del 16,7 per cento e quello dei lubrificanti addirittura del 70 per cento. Fra i fattori produttivi utilizzati nella coltivazione, fertilizzanti e concimi hanno visto crescere il livello del 32,3 per cento.
Fra gennaio 2021 e gennaio 2022 – e quindi al netto degli effetti dovuti allo scoppio della guerra in Ucraina – il prezzo alla produzione del vetro è cresciuto dell’8,5 per cento e quello del sughero del 9,4 per cento. Sono invece compresi fra il 23 e il 30 per cento gli aumenti relativi alla carta e agli imballaggi.
«Ciononostante, la tensione verso la massima qualità del vino all’interno della cooperazione vitivinicola del Friuli Venezia Giulia, non si arresta – sottolinea Francescutti -. Dopo il lancio sul mercato del primo vino vegano friulano (certificato Ceviq), da parte della Cantina Produttori di Ramuscello, infatti, è di questi giorni la notizia che, alla 13ma edizione del prestigioso Concorso mondiale del Sauvignon (tenutosi a Torres Vedras, in Portogallo), il Sauvignon 2020 della Cantina Rauscedo è stato giudicato il migliore della Penisola (tra i 31 italiani premiati) e il Sauvignon Casa 40 2020, della stessa Cantina, ha conquistato la medaglia d’oro mentre quello della Cantina Produttori Cormòns (della vendemmia 2021) si è aggiudicato la medaglia d’argento (tra le 1.120 etichette presentate, provenienti da 23 Paesi diversi). In precedenza, alla Delizia Viticoltori Friulani di Casarsa, erano state assegnate due medaglie d’oro per la Ribolla gialla Spumante Brut Naonis (al Berliner Wine Trophy) e per il Prosecco Doc Rosè Spumante Extra Dry, al Concours Mondial de Bruxelles (tenutosi a Valladolid, in Spagna).


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In copertina e qui sopra due immagini riguardanti l’imbottigliamento dei vini.

 

Ucraina, è allarme di FedAgriPesca Fvg per l’impatto sulle filiere agricole

Agroalimentare Fvg a rischio a causa della guerra in Ucraina. È forte, infatti, la preoccupazione delle cooperative delle filiere per l’impatto sui mercati del conflitto scoppiato ormai tre settimane fa. Perciò, i rappresentanti delle cooperative agricole e della pesca del Friuli Venezia Giulia si sono riuniti a Udine, nella sede di Confcooperative Fvg, per fare il punto della situazione. Alla crescita dei costi energetici, si aggiungono le turbolenze sui prezzi delle commodities scambiate sui mercati internazionali, con aumenti record per i cereali, e gli impatti sulle filiere agricole. «Le tensioni sui prezzi e sui mercati, aggiunte alle perturbazioni sui commerci internazionali e a comportamenti speculativi, potranno colpire in maniera differenziata i diversi segmenti delle filiere agricole, mettendo in crisi molti produttori», è l’allarme di Venanzio Francescutti, presidente di FedAgriPesca Fvg, la Federazione regionale delle 131 cooperative della filiera agroalimentare (agricoltura e pesca) di Confcooperative, con 449 milioni di euro di ricavi e 9.773 soci produttori.

Venanzio Francescutti


Il presidente nazionale di FedAgriPesca, Giorgio Mercuri, in collegamento da Roma, ha sottolineato la necessità di un Piano straordinario e di emergenza per le colture strategiche: «È necessario anticipare i pagamenti diretti per sostenere il settore e sospendere i requisiti del greening liberando l’uso di terreni improduttivi. È forte, infatti, la richiesta europea di influenzare le intenzioni di semina primaverili a favore di mais, soia, girasole, sorgo e orzo, aumentando la capacità produttiva e garantendo un incremento della produzione nazionale. Già nel quadro della Pac attuale, inoltre, si può attivare la riserva di crisi liberando risorse per 500 milioni di euro».
Ma l’incremento della produzione è frenato dalle incertezze sulle condizioni di mercato e sul prezzo finale al momento del raccolto: incertezze che inducono le aziende agricole a un comportamento cauto. «C’è il fondato timore che i prezzi di produzione possano erodere i margini in maniera significativa – spiega infatti Francescutti – perché non solo cresce l’energia, ma anche ad esempio il costo di fertilizzanti e mangimi. L’urea ha superato i 100 euro al quintale, e sta diventando di difficile reperibilità. Al momento, le maggiori preoccupazioni – aggiunge il presidente di FedAgriPesca Fvg – vengono dal settore zootecnico, che affronta un drammatico aumento dei costi di produzione (dei mangimi, in primis), mentre il prezzo del latte alla stalla resta eccessivamente basso – attorno agli 0,40 euro/litro -, frenato anche da consumi in calo del 6-7 per cento». E mentre il comparto cerealicolo potrebbe non beneficiare a pieno del buon prezzo dei cereali a causa dell’impressionante crescita dei costi energetici (ma anche dei prodotti fitosanitari e dei carburanti), quello vitivinicolo deve affrontare pure le tensioni legate agli scenari export, complicato ulteriormente da problemi nel reperimento di bottiglie e capsule. Uno scenario complesso, dunque, che intanto deve già fare i conti con aumenti dei costi degli imballaggi: in legname del 61 per cento; in cartone del 31 per cento; in banda stagnata del 60 per cento; della plastica per l’agroalimentare, del 72 per cento; del vetro del 40 per cento. A questi si aggiungono le impennate, dal 400 per cento al 1.000 per cento, di container e noli marittimi.

Coltivazione di soia.


Il presidente regionale di Confcooperative, Daniele Castagnaviz, invita a non sottovalutare le difficoltà del comparto: «La filiera agroalimentare è centrale per il Paese e per il Friuli Venezia Giulia ed è un elemento distintivo della nostra riconoscibilità nel mondo. Servono, pertanto, misure straordinarie per sostenerne la competitività anche in questa fase difficile».
Preoccupati anche i produttori ortofrutticoli: conseguenze sui mercati potrebbero derivare, infatti, pure dall’invasione del mercato nostrano di prodotti, mele in particolare, abitualmente smerciate da Paesi come la Polonia, proprio sul mercato russo, e che nei prossimi mesi potrebbero essere riversate sui mercati dell’Europa occidentale, creando tensioni sui prezzi.

Bovine di Pezzata rossa.

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In copertina, produzione di mele in Friuli: anche questo settore è a rischio.