Cia Fvg: priorità alla gestione delle risorse idriche e della fauna selvatica

Cia Fvg-Agricoltori Italiani ha deliberato un calendario di appuntamenti con i candidati alle elezioni regionali che si terranno nei giorni del 2 e 3 aprile. Massimiliano Fedriga, Alessandro Maran, Massimo Moretuzzo e Giorgia Tripoli saranno invitati a degli incontri che li vedranno protagonisti di uno scambio di idee con gli associati Cia Fvg. Chiare le priorità dell’associazione di agricoltori trasmesse tramite un documento ai candidati Presidenti delle quattro coalizioni in campo.

Franco Clementin


«Sarà l’occasione per fare il punto sulla situazione della regione tra emergenze e crisi – riferisce il presidente Franco Clementin -. Guerra e siccità hanno impattato sull’intero sistema economico, mentre ci stavamo per riprendere dalla pandemia. Siamo colpiti dall’aumento dei prezzi e dell’inflazione e questa instabilità si riversa su imprese e famiglie, senza considerare che l’emergenza siccità (il 30 per cento delle colture è già oggi a rischio), soprattutto per gli agricoltori ma non solo, esige una politica di governo concreta e veloce come mai si è visto sino ad ora».
Cia Fvg chiede alla politica regionale diversi impegni nei primi 100 giorni del prossimo governo. «Insistiamo su alcuni punti – specifica Clementin –. Imprescindibile la difesa dell’agricoltura e dell’agroalimentare, settore trainante del Pil nazionale, ma anche contenitore di migliaia di posti di lavoro. Le aziende sono sempre pronte a impegnarsi sulla sostenibilità, sulla digitalizzazione, sulla trasparenza, ma allo stesso modo aspettano risposte certe per il futuro. Grazie al Pnrr, finalmente, si potrebbero costruire infrastrutture per la gestione dell’acqua. Risale a diversi anni fa il progetto ideato dalla Federazione dei consorzi di bonifica per la realizzazione di invasi che non è mai stato recepito, ma che è indispensabile a fronte della siccità che ha distrutto i raccolti. Ora è venuto il tempo di un Commissario nazionale, altrimenti la situazione sarà disastrosa nell’estate prossima o, forse, già a partire dalla primavera in arrivo. Infine, non meno importante, chiediamo una diversa gestione della fauna selvatica (cinghiali, caprioli, nutrie, cormorani) che mette a rischio la sicurezza delle persone: è arrivato (e anche superato) il momento di passare ai fatti!», chiosa infine il presidente regionale di Cia.

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In copertina, esempio di irrigazione a goccia e qui sopra un branco di cinghiali.

 

 

 

Agriflash.FVG – E non solo

I danni della fauna selvaticaParere favorevole da parte della II Commissione del Consiglio regionale alla delibera con la quale la Giunta Fvg modifica il Regolamento che prevede “criteri e modalità per l’indennizzo dei danni arrecati dalla fauna selvatica all’agricoltura, al patrimonio zootecnico, alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo, ai veicoli e per la concessione di contributi per la conservazione e la valorizzazione di bressane e roccoli”. “Con la delibera approvata – ha spiegato l’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, illustrando le novità del regolamento in Commissione – si adegua il precedente regolamento facendo chiarezza sulle situazioni da indennizzare e si punta ad accelerare le procedure per l’erogazione degli indennizzi. Inoltre, vengono normate particolari situazioni, emerse dopo alcuni anni di applicazione della legge, prima non regolate, superando così qualche criticità evidenziata nell’applicazione concreta del precedente regolamento”. La maggiore novità introdotta nel regolamento che stabilisce gli indennizzi dei danni causati dagli animali selvatici (in modo particolare cinghiali, ma anche cervi e altre specie selvatiche) in agricoltura, zootecnia, impianti ittici e ai veicoli privati è costituita dal fatto che si è introdotta la possibilità di presentare la domanda corredata da una perizia di stima sul danno denunciato, redatta da un tecnico abilitato operante in un organismo di difesa collettivo e come libero professionista. Tale possibilità abbrevia i tempi dei procedimenti che prevedono che sia la Regione Fvg a svolgere i sopralluoghi per l’accertamento e la stima dei danni a seguito delle istanze di “risarcimento”. “Dato l’alto numero di domande che si sta registrando negli ultimi anni – ha aggiunto l’assessore – la modifica del regolamento e l’introduzione della possibilità di presentare la perizia di stima “certificata” consentiranno di snellire il lavoro in capo agli uffici regionali e quindi anche di accelerare le modalità e i tempi di liquidazione degli indennizzi dei danni causati dagli animali selvatici”.

In arrivo sessanta forestali “Con l’inizio del 2023 si irrobustirà il Corpo forestale regionale (Cfr) che soffre da tempo di una forte riduzione del personale. Saranno una sessantina i nuovi dipendenti che andranno poi formati; una formazione che deve guardare anche alle esperienze delle altre regioni, attraverso uno scambio di conoscenze. E’ attesa a breve una risposta positiva dalla Sardegna per attivare con il Friuli Venezia Giulia un rapporto di interscambio sulla formazione che sarà proficuo per entrambe le regioni”. Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse forestali, Stefano Zannier, all’inaugurazione della sede del distretto unico di antincendio boschivo Val Cosa-Val d’Arzino nel centro polifunzionale di Casiacco. “Quando parliamo di antincendio dobbiamo ricordare le due realtà che lavorano assieme: i volontari di Protezione civile e il Corpo forestale che ha competenza diretta sulla materia – ha sottolineato Zannier -. L’operatività di queste due componenti ha successo quando il coordinamento è stretto altrimenti si rischiano delle difficoltà esecutive”. Un passaggio del suo intervento ha riguardato il nuovo piano antincendio boschivo che potrà essere pronto e diventare operativo entro il 2023; un piano necessario per dare piena operatività alla legge regionale in vigore. “Dobbiamo tenere insieme un sistema che comprende molteplici componenti e che pur non avendo la garanzia di poterle utilizzare tutte insieme nei modi e nei tempi utili, deve garantire rapidità di intervento. In questo contesto, giocano un ruolo importante anche le squadre comunali del distretto” ha aggiunto Zannier, ribadendo la necessità di un coordinamento ampio delle attività “per migliorare ancor di più l’efficienza e l’operatività delle varie stazioni”. L’esponente della Giunta Fedriga ha ricordato, poi, la non sempre facile introduzione di strumenti innovativi per il contrasto degli incendi boschivi, accanto a quelli tradizionali: “strumenti efficaci per permettere agli operatori di intervenire in sicurezza e con immediatezza”. L’assessore ha infine espresso il ringraziamento dell’Amministrazione regionale per l’impegno che tutte le componenti del sistema garantiscono quotidianamente alla comunità.

L’irrigazione di precisione “Se guardiamo con gli occhi di oggi a cosa è stato fatto in passato ci rendiamo conto della lungimiranza con cui chi ha proceduto alle bonifiche ha compreso l’importanza della gestione della risorsa idrica per la sua redistribuzione sul territorio. Se dall’oggi guardiamo al domani, il futuro è l’irrigazione di precisione”. È il messaggio che l’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, ha rivolto all’inaugurazione della mostra fotografica “Leggere il passato per immaginare il futuro. Uomini e donne dell’acqua”, allestita a Udine nella Cjanive di Palazzo Mantica in via Manin 18, dal 3 dicembre all’8 gennaio (ingresso gratuito – ore 10-12, 15-18). L’iniziativa è promossa dall’Anbi Fvg, associazione che raggruppa i tre consorzi di bonifica della regione – Cellina, Pianura Friulana e della Venezia Giulia – e si inserisce nel calendario delle manifestazioni per il Centenario della bonifica, che si erano aperte con il convegno organizzato ad ottobre in Castello a Udine. “Da troppo tempo parliamo dei cambiamenti climatici e delle loro conseguenze sull’acqua, sia quando questa si manifesta con esondazioni violente sia quando ne subiamo la carenza per lunghi periodi di siccità, ma stentiamo a trovare soluzioni di lungo termine – ha osservato Zannier -; per questo la Regione ha deciso di investire sui sistemi di micro-irrigazione ma anche su interventi che bilancino il ciclo dell’acqua”. Nella prossima legge di Stabilità, Zannier ha annunciato uno stanziamento di 1 milione di euro per il 2023, 3 milioni per il 2024 e 3 milioni per il 2025 rivolto a incentivare l’utilizzo degli impianti di micro-irrigazione nelle colture. “La disponibilità di acqua è limitata e per risparmiare sui costi abbiamo quale unica via l’efficientemento del sistema di gestione e la riduzione degli sprechi” ha ribadito Zannier. L’assessore ha concluso il suo intervento con un ringraziamento ai Consorzi di bonifica (presente la presidente Rosanna Clocchiatti) per il lavoro svolto e per le iniziative di valorizzazione della loro storia e del loro operato.

Tra magredi e risorgive “È lodevole che progetti come quello condotto sui magredi e le risorgive puntino a contemperare la competitività delle imprese dell’agricoltura e dei produttori primari con la valorizzazione degli ambienti naturali e la preservazione degli ecosistemi. È una strategia valida”. Questo il commento dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, intervenuto a San Quirino all’evento di presentazione del progetto a valere sul Psr Fvg 14-20 che interessa i magredi e le risorgive e coinvolge quattordici comuni della pianura pordenonese con capofila il Comune di San Quirino. “La strategia è valida – ha ribadito Zanier -, ma si scontra con la rigidità degli strumenti amministrativi messi a disposizione: il Psr non tiene conto, infatti, delle diverse velocità dell’agire delle imprese private rispetto all’Amministrazione pubblica”. Oltre al tema degli iter procedurali, Zannier ha rilevato criticità anche sul rispetto dei preventivi di spesa all’interno di un programma che abbraccia un settennato caratterizzato da molteplici imprevisti che hanno inciso sui prezzi delle materie prime, dell’energia, causando una generalizzata inflazione. “I costi preventivati sette anni fa non sono rimodulabili in considerazione dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi perché le procedure non lo prevedono. In ogni caso – ha assicurato l’assessore – la Regione ha tutta la volontà di chiudere le rendicontazioni entro i termini stabiliti, a tutela di quanti hanno già investito e utilizzato i capitali attesi”. Quanto al progetto presentato, Zannier ha evidenziato “il forte interesse del territorio a realizzare iniziative che mettono assieme soggetti diversi. In futuro, le progettualità dovranno essere pensate in modo da utilizzare più strumenti di accesso ai finanziamenti pubblici, abbinandone l’efficacia in maniera organica”. Il progetto “Valorizzazione dell’ambiente, del territorio, delle produzioni, della multifunzionalità delle aziende e dell’agricoltura sociale per l’ambito rurale dei magredi, delle risorgive e della pianura pordenonese” vede la partecipazione di 55 partner pubblici e privati, di cui 20 beneficiari. Sono coinvolti 14 Comuni, 10 aziende agricole oltre a enti, associazioni, Università. Sono previsti 45 interventi per un valore di oltre 22,9 milioni di euro in un territorio che comprende 190mila abitanti su una superficie di 540 chilometri quadrati.

Il vino naturale a Milano Ricordiamo che sono aperte le prenotazioni per ViNaRi, la manifestazione dedicata al mondo del vino naturale, ideata e organizzata dalle associazioni ViTe e VinNatur. La prima edizione esordirà domenica 12 e lunedì 13 febbraio a Milano negli spazi messi a disposizione da Studio Novanta. Per scoprire le interessanti proposte enoiche dei produttori presenti, gli operatori di settore potranno beneficiare di una partecipazione anticipata dalle ore 10, mentre a mezzogiorno la rassegna sarà aperta agli appassionati del vino naturale. Per poter prender parte all’evento, verrà richiesta la pre-registrazione su Eventbrite fino al 12 febbraio e il versamento di un contributo associativo pari a 25 euro per la singola giornata e a 40 euro per entrambi i giorni. Sono già più di 150 i vignaioli aderenti all’iniziativa che arrivano da tutta Italia, nello specifico dalle regioni di: Abruzzo, Alto Adige, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia e ancora Sicilia, Sardegna, Toscana, Trentino, Umbria e Veneto. Rappresenteranno il mercato estero alcuni produttori provenienti rispettivamente dall’Argentina, dalla Bordeaux francese e dalla Slovenia. Ad accompagnare la due giorni ci sarà anche la proposta gastronomica dello street food italiano di Trapizzino, nato nel 2008 dall’idea di Stefano Callegari, mastro pizzaiolo che oggi vanta 14 punti vendita tra Torino, Milano, Trieste, New York e Roma, luogo in cui trova la sua prima casa. Il trapizzino è un angolo di pizza a base di lievito madre, croccante fuori e morbido dentro, che dopo una lunga lievitazione si serve farcito di ricette tipiche della tradizione romana, italiana e non solo. A completare il menu, la sfiziosità dei supplì, il classico cibo di strada romano che fin dal 1874 in un risotto panato e fritto nasconde un cuore di formaggio filante. Entrambe le specialità saranno disponibili in diversi gusti, con opzioni dedicate anche al pubblico vegetariano. L’ingresso a ViNaRi è riservato agli iscritti: bit.ly/vinari_iscrizione

Latisana, i danni della fauna selvatica domani sotto la lente di Arga Fvg

di Ida Donati

I problemi legati alla presenza della fauna selvatica nelle nostre campagne domani saranno sotto la lente dei giornalisti agricoli del Friuli Venezia Giulia. Prosegue, infatti, l’attività formativa e divulgativa di Arga Fvg, in collaborazione con l’Associazione culturale La Riviera Friulana, con un nuovo evento in programma appunto domani 14 maggio, alle ore 10.30, a Latisana nella sede dell’azienda agricola Cavalier Guido Lorenzonetto. Al centro dell’incontro la “Gestione della fauna selvatica e i danni che essa arreca sulle terre coltivate e sui terreni vitati“. Un argomento importante – questo sito ne ha riferito anche in questi giorni a proposito dei danni causati dalla enorme presenza dei cinghiali – che sarà sviluppato dal responsabile della Sezione cultura di Arga Fvg, Marco Buzziolo, già responsabile della sede Rai di Udine, appassionato del mondo della natura e delle problematiche faunistico-venatorie.

Carlo Morandini

Marco Buzziolo


L’iniziativa organizzata dall’attivo sodalizio – Gruppo di specializzazione della Federazione nazionale della stampa italiana -, che riunisce la stampa specializzata nei settori agricolo, agroalimentare, ambientale e del territorio, e che è presieduto da Carlo Morandini , è rivolta questa volta, oltre che ai giornalisti, anche a operatori agricoli, viticoltori, enologi ed esponenti del mondo rurale. Collabora infatti all’evento anche l’Assoenologi Fvg presieduta da Matteo Lovo.
L’incontro segue un corso con crediti formativi per operatori dell’informazione che era aperto anche ai rappresentanti dei sodalizi di volontariato che promuovono la cultura del territorio, svoltosi tre settimane fa, sempre a Latisana – Città del vino Fvg -, all’agriturismo Casa Allegra di Giovanni Toniatti Giacometti. Relatore era stato lo stesso Buzziolo assieme al presidente Morandini. Buzziolo, che si è specializzato sull’argomento, ha tenuto corsi per giornalisti in varie sedi, anche fuori regione.
Ma torniamo all’incontro di domani. All’azienda Lorenzonetto, ospite di Guido e Ornella, e dei figli Marco con Chiara, e Mara Lorenzonetto, Marco Buzziolo, preceduto da Carlo Morandini e con la partecipazione appunto di Assoenologi, approfondirà dunque il problema delle specie aliene che in forma incontrollata stanno invadendo il territorio rurale arrecando seri problemi alle colture, all’ambiente e alle opere dell’uomo. L’azienda Lorenzonetto, fondata oltre cinquant’anni fa dal cavalier Guido, è una delle realtà che nella Riviera friulana hanno saputo precorrere i tempi e cavalcare sempre l’innovazione perseguendo traguardi di crescita qualitativa e quantitativa. Oggi con Guido, uno dei pionieri dello sviluppo del mondo rurale nell’area, sempre presente in campagna assieme ai figli, l’azienda produce anche birre con i cereali della Riviera friulana e altri prodotti realizzati con le materie prime delle terre rivierasche, e ha realizzato nuove strutture per poter consolidare ulteriormente i traguardi di qualità raggiunti.

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In copertina, una “famiglia” di cinghiali: gravi i danni arrecati da questa specie alle campagne del Friuli Venezia Giulia.

Nei campi troppi danni dai cinghiali: richiamo da Cia Fvg alle Riserve di caccia

«L’invasione dei seminati da parte della fauna selvatica, cinghiali in particolare, ha raggiunto livelli intollerabili – è la denuncia di Luca Bulfone, direttore di Cia Fvg-Agricoltori Italiani – e un tanto abbiamo anche ribadito all’assessore alle Risorse agroalimentari e alla caccia del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, durante un recente incontro svoltosi a Udine, presso la Regione, al quale erano presenti una decina di agricoltori della Bassa friulana (di Chiopris Viscone, Medea, Fratta, Borgnano, Aquileia), i rappresentanti della Kmecka Sveza e alcuni direttori delle Riserve di caccia e dei Distretti venatori competenti per territorio. Abbiamo anche formulato una precisa richiesta: le Riserve, i Distretti venatori e i loro direttori devono essere chiamati alla diretta responsabilità per i danni che la fauna selvatica causa all’agricoltura e alla pubblica sicurezza. I dirigenti venatori, infatti – prosegue Bulfone – non sempre ascoltano le richieste d’aiuto degli agricoltori i quali, in alcuni casi, hanno addirittura deciso di non seminare il mais a causa dell’invasione dei selvatici che scorrazzano indisturbati per i campi distruggendo irrimediabilmente il loro lavoro. Alcuni di questi direttori, nello specifico, hanno ritardato i tempi dell’apertura dei prelievi in deroga. I cacciatori, inoltre, non sono nemmeno usciti e continuano a non uscire perché attendono di poter abbattere animali di un peso maggiore (a scapito degli agricoltori, ovviamente). Tutto ciò, non solo negando i danni subiti dai coltivatori, ma anche mettendo in campo uno scarso senso di responsabilità nella prevenzione sanitaria, poiché sappiamo quanto sia grave l’eventuale diffusione della peste suina africana trasmessa dai cinghiali che, dopo il Piemonte e Liguria (109 i capi ammalati), è stata segnalata anche a Roma dove è appena stato trovato un animale infetto».

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In copertina, un esemplare di cinghiale adulto: enormi i danni causati da questi animali in campagna.

Fauna selvatica e danni alle coltivazioni: domani incontro di Arga Fvg a Latisana

(s.b.) “La gestione della fauna selvatica e i danni che essa arreca sulle terre coltivate e sui terreni vitati”: questo il tema di grande attualità che sarà trattato a cura di Arga Fvg, l’associazione dei giornalisti agricoli del Friuli Venezia Giulia presieduta da Carlo Morandini, domani alle 18.30, nella galleria La Cantina, in via Generale Radaelli 6, a Latisana. L’iniziativa è organizzata con la collaborazione dell’Associazione culturale La Riviera Friulana, dello stesso spazio artistico diretto da Giovanni Toniatti Giacometti e del Club per l’Unesco di Udine.

Carlo Morandini


E, a proposito di fauna selvatica, va registrato che il Friuli Venezia Giulia è pronto a mettere in campo un piano di intervento per il contenimento della diffusione della peste suina africana, un’infezione virale che non si trasmette all’uomo, ma che si diffonde tra i cinghiali e può mettere ad alto rischio gli allevamenti di maiali nel Nord Italia e in particolare nella nostra regione. L’ingresso dell’infezione in Italia era atteso da Est, ma i primi casi sono stati registrati in Piemonte e Liguria. A chiarirlo è stato l’assessore Stefano Zanier in Seconda Commissione, in seguito all’interrogazione presentata sul tema dal capogruppo dei Cittadini, Tiziano Centis. «La preoccupazione tra gli addetti ai lavori – ha spiegato Centis in aula – è grande e condivisibile perché la possibilità che questa letale pandemia possa raggiungere anche gli allevamenti di maiali in regione è oggettivamente molto alta. L’assessore ha rimarcato la necessità di attivare una Unità di crisi ristretta per il coordinamento delle azioni da intraprendere a breve termine e un gruppo allargato di analisi e azione che coinvolga anche il Servizio caccia, con l’intento di aumentare la segnalazione di ritrovamenti di eventuali carcasse di cinghiali, primi portatori della malattia».

Tiziano Centis

Da giorni negli allevamenti del Friuli Venezia Giulia si è alzato il livello di guardia. I lavoratori prima di entrare negli impianti sono costretti a bardarsi. È vietato l’ingresso di persone non addette ai lavori. E chiunque entri deve seguire le pratiche di sanificazione, in particolare delle calzature. Nella nostra regione ci sono un centinaio di allevamenti concentrati in particolare nei territori di Pordenone e Udine con oltre duecentomila capi allevati. Le carni suine rappresentano quasi il 9 per cento dell’intera produzione di carni del Fvg, ma considerando l’intera filiera suinicola – dagli allevamenti, ai macelli fino ai prosciuttifici (sono circa 400 mila le cosce che gli allevamenti del Fvg forniscono annualmente al distretto di San Daniele) – si parla di un fatturato annuo che supera di gran lunga i 350 milioni di euro. «Di fronte a tali numeri un piano di sorveglianza e prevenzione, basato su un sistema di allerta precoce, risulta indispensabile. E la Regione – ha concluso Centis – dovrà anche continuare a garantire, come già fatto lo scorso anno, un sostegno concreto a un comparto che rappresenta una delle nostre eccellenze. A livello nazionale il Ministero dell’Agricoltura ha stanziato 50 milioni di euro per il contenimento della peste suina africana, di cui 15 milioni per l’installazione di reti e 35 milioni per interventi di biosicurezza negli stabilimenti».

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In copertina, un branco di cinghiali: la loro presenza favorisce la diffusione della Peste suina africana fra i maiali allevati.

Una piccola, grande vendemmia a Nimis a vent’anni dalla Docg Ramandolo

di Giuseppe Longo

Piccola, grande vendemmia quella che si è appena conclusa nei “ronchi” di Nimis. L’affermazione fotografa, infatti, esattamente come sono andate le cose in vigna in questo 2021 che coincide anche con il ventennale dell’approvazione della Docg Ramandolo, la prima ad essere riconosciuta nel Vigneto Fvg. La qualità, infatti, è ai massimi livelli, grazie all’uva perfettamente matura, ma la quantità – complici la gelata tardiva e l’intensa piovosità primaverile – è risultata piuttosto avara. Anche del 40 per cento in meno, mi ha detto qualche giorno fa Sandro Vizzutti. Parole confermate da Ivan Monai, alla vigilia della raccolta degli ultimi, appassiti grappoli di Verduzzo prima dell’arrivo del maltempo, previsto dall’Osmer per domani, giorno dei Santi. «Devo raccogliere ancora quei grappoli che mi hanno lasciato uccelli e caprioli», ha aggiunto il produttore di Ramandolo evidenziando i danni prodotti dalla fauna selvatica, specie nei vigneti vicini a boschi o a terreni abbandonati. Un problema, questo, evidente ormai da anni e che sta molto preoccupando i viticoltori, non solo della zona di Nimis e Tarcento, quella appunto “ritagliata” per dare vita alla denominazione di origine controllata e garantita, massimo grado di espressione e tutela della qualità di un vino.

Refosco dal peduncolo rosso.


E della vendemmia in questo angolo dei Colli orientali del Friuli, fra l’altro il più settentrionale, tanto che i suoi vignaioli sono gli ultimi a portare in cantina il frutto dell’annata, si è occupato efficacemente martedì scorso anche il programma “Lo scrigno” che va in onda da molti anni su Telefriuli ponendo l’accento su tanti aspetti della vita nella “Piccola Patria”. La troupe guidata dal direttore Daniele Paroni ha ripreso il lavoro di raccolta delle uve, tutto fatto a mano in quanto in queste zone di collina la meccanizzazione è pressoché impossibile, soffermandosi soprattutto nei vigneti delle sorelle Daniela ed Elena Comelli (“Matie”), alla prima vendemmia senza i preziosi consigli del padre Sergio che, novantenne, si è spento quest’estate. Un lavoro fatto secondo i crismi della tradizione, descritto minuziosamente anche attraverso le parole della mamma Teresa. Nelle vigne anche il dottor Marco Malison, responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti, che ha espresso interessanti osservazioni anche di carattere generale su questa stagione, sulla quale pesano gli effetti del secondo anno pandemico, sebbene fortunatamente una certa, incoraggiante ripresa si sia cominciata a registrare. Concetti ripresi poi pure da Giorgio Bertolla, presidente locale della stessa organizzazione agricola, e da Paolo Comelli, mentre i suoi vendemmiatori raccoglievano cantando villotte i bellissimi grappoli nelle giovani vigne terrazzate sulle colline dirimpettaie al monte Bernadia.
Una vendemmia che, dunque, va in archivio anche nella zona di Nimis. Poco generosa in termini di ettolitri, ma di grande qualità, a cominciare appunto dal dolce Ramandolo e dal generoso Refosco, nostrano e dal peduncolo rosso. Ed è proprio la qualità che fa grande e famosa una zona che ora, come l’intero Vigneto Fvg, guarda con fiducia alla ripresa, dopo i gravi danni causati dalle misure adottate nell’ambito della emergenza sanitaria, con una forte riduzione dei consumi provocata dal prolungato blocco di un settore così importante e vitale come quello della ristorazione, che nella zona di Nimis è molto conosciuto e rinomato.

La vallata di Nimis da Ramandolo.

Infine, va registrata una bellissima notizia. Anche Nimis infatti fa parte, assieme ad altri 25 Comuni del Friuli Venezia Giulia, dell’Associazione nazionale Città del Vino: si è appena saputo che Duino Aurisina è stata proclamata “Città del Vino 2022”, come dire che tutta l’attenzione nazionale nel prossimo anno sarà calamitata dalla località carsica e, appunto, dai Comuni che aderiscono all’Associazione stessa. Un riconoscimento importante sul quale dedicheremo un approfondimento nei prossimi giorni.

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In copertina, ecco alcuni grappoli di Verduzzo perfettamente maturi.

Troppa neve in Fvg, rotoballe di fieno in soccorso degli animali affamati

«Si stanno concludendo in queste ore le prime fasi delle operazioni di soccorso della fauna selvatica in difficoltà, curata in maniera sinergica dal personale del Corpo forestale regionale e della Protezione civile della Regione, con il supporto di alcuni cacciatori delle locali riserve di caccia». Lo hanno confermato il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Protezione civile e l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Riccardo Riccardi e Stefano Zannier, evidenziando che «dopo le nevicate da record di fine dicembre e inizio gennaio, in certe zone il manto nevoso ha raggiunto i due metri di spessore e sono state innumerevoli le segnalazioni dei cittadini che hanno rilevato la presenza di ungulati in difficoltà. In genere per superare il rigore dell’inverno gli animali si spostano verso valle, dove il manto nevoso generalmente è più ridotto, ma talvolta, come accaduto in questa fase, anche il fondovalle è risultato coperto da uno spesso strato di neve. Ci sono quindi state numerose segnalazioni di esemplari sulle strade o in prossimità delle abitazioni, le uniche aree sgombre dalla neve nelle quali possono muoversi agevolmente».

Il Corpo forestale, d’intesa anche con i direttori delle riserve di caccia, ha quindi programmato – come informa Arc – un’attività di foraggiamento di soccorso dove erano segnalati gruppi di animali in difficoltà, con il duplice intento di proteggere la fauna selvatica ed evitare il rischio di un aumento degli incidenti stradali. Altri interventi sono stati effettuati in punti dove in passato, a seguito di grandi nevicate, sono state registrate morie di animali. Zannier ha spiegato che «data la diminuzione della presenza umana causata dalle misure anti Covid-19, gli animali tendono ad avvicinarsi più del solito a paesi, abitazioni e strade. Sono quindi stati pianificati e calibrati su base scientifica alcuni interventi che tengono conto del rispetto della biologia e dell’ecologia delle specie presenti in Friuli Venezia Giulia. Per queste operazioni di soccorso è stato quindi impiegato un foraggio molto grezzo e ricco di cellulosa, messo a disposizione dal Servizio biodiversità della Regione, proveniente dallo sfalcio di aree prative situate in ambienti naturali ad alta valenza ecologica».

Il foraggiamento artificiale degli ungulati selvatici, infatti, è una pratica di emergenza che richiede particolari cautele: i ruminanti selvatici d’inverno sono abituati a una alimentazione scarsa e fibrosa, si adattano difficilmente a brusche variazioni derivanti dalla somministrazione di alimenti eccessivamente energetici e proteici, che possono causare gravi alterazioni metaboliche, con esiti anche letali. È, inoltre, necessario pianificare con particolare cura la distribuzione dei punti di foraggiamento al fine di evitare assembramenti che agevolano la trasmissione di patogeni e parassiti tra animali già indeboliti dai rigori di un inverno particolarmente freddo e nevoso. «Per questi motivi, in presenza di animali in difficoltà – hanno ribadito Riccardi e Zannier -, è opportuno che la popolazione non distribuisca alimenti autonomamente, ma avverta la locale stazione forestale, che valuterà la strategia d’intervento più idonea».
Come evidenziato del vicegovernatore Riccardi, «tutte le operazioni di movimentazione delle rotoballe è stata curata dalla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia in sinergia con il personale del Corpo forestale e il contributo anche di numerosi cacciatori locali. Con i mezzi della Protezione civile sono state distribuite dai centri di smistamento fino ai punti di alimentazione degli animali 74 balle di alimento fibroso con interventi nei Comuni di Tarvisio, Paluzza, Sutrio, Ligosullo, Forni Avoltri, Sauris, Ovaro e Paularo. Per raggiungere alcuni punti, sfruttando missioni già programmate per altre attività, è stato impiegato anche l’elicottero della Protezione civile».

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In copertina e all’interno alcune immagini del soccorso della fauna selvatica con rotoballe di fieno.

(Foto Regione Fvg)