E dopo “Oro di Ramandolo” la preziosa Docg di Nimis e Tarcento sarà protagonista anche al Gran Premio Noè

di Giuseppe Longo

NIMIS – E dopo “Oro di Ramandolo” la preziosa Docg sarà protagonista anche al Gran Premio Noè di Gradisca d’Isonzo. Nella cittadina della provincia di Gorizia fervono, infatti, i preparativi della prestigiosa manifestazione annuale che si terrà nel prossimo fine settimana e che avrà quale punto di riferimento l’Enoteca regionale “La Serenissima” e che quest’anno sarà dedicata, in modo particolare, ai vini dolci e passiti, come appunto il Ramandolo prodotto nei vigneti che si estendono nel “cru” a cavallo tra i territori comunali di Nimis e Tarcento. Assieme al Picolit, al Verduzzo, al Traminer, al Moscato e ad altri vini.

Una nuova occasione, dunque, per degustare nella storica Città del vino Fvg il nobile vino prodotto ai piedi del monte Bernadia, dopo il recentissimo successo ottenuto a metà novembre proprio con “Oro di Ramandolo”, un appuntamento ormai irrinunciabile visto il gradimento che lo stesso suscita in una larga fascia di “wine lovers”. La manifestazione aveva infatti registrato il “sold out”, cioè il tutto esaurito, già diverse settimane prima dell’evento che, quest’anno, ha beneficiato di una giornata eccezionale, un sabato da vera “estate di San Martino”. Venti le aziende partecipanti assieme a ristoratori e produttori di eccellenze agroalimentari di Nimis e Tarcento, ma non solo, che hanno fatto la gioia dei buongustai.
Ricordiamo, allora, i nomi delle aziende presenti: oltre a I Comelli che come sempre, con la loro moderna cantina di via Valle, hanno fatto da punto di riferimento e di snodo dell’intera giornata degustativa – proprio da qui partivano, infatti, i pulmini che portavano il pubblico nelle altre diciannove tappe -, sono stati protagonisti i vini di AD Coos, Borgo Romanzo, Bressani Giuseppe, Ca’ Felice, Comelli Andrea, Cooperativa agricola Ramandolo, Cossettini Lorenzo, Dario Coos, Filippon di Comelli Lorenzo, La Roncaia, Micossi di Revelant Alessandro, Nimissutti, Ronco dei Frassini, Ronc de Val, Tenuta Valleombrosa, Tami, Vigneti Pittaro, Vizzutti Sandro e Marco, Zaccomer Maurizio.
E ora l’appuntamento è già fissato a “Oro di Ramandolo” 2025. Ma prima il dolce-passito Docg potrà essere degustato anche in altre occasioni a cominciare proprio dal Gran Premio Noè dei prossimi giorni – 6, 7 e 8 dicembre – a Gradisca d’Isonzo, il cui momento più atteso, con la cerimonia di premiazione dei produttori, si terrà sabato nel Nuovo Teatro Comunale della città-fortezza della Serenissima.

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In copertina e all’interno ecco alcune belle immagini di “Oro di Ramandolo” 2024.

San Martino, Dolegna del Collio premia i vitivinicoltori Livon (da 60 anni realtà in evidenza nel Vigneto Fvg) e il giornalista Toni Capuozzo attento ai problemi del mondo ma vicino anche all’amato Friuli

di Giuseppe Longo

DOLEGNA – Due grandi nomi quest’anno sono risultati i titolari degli ambiti Premi che Dolegna del Collio assegna nella ricorrenza di San Martino e della tradizionale Festa del Ringraziamento. Tenuti segreti, come è consuetudine, fino al momento della consegna, sono stati accolti da calorissimi applausi gli annunci dell’assegnazione del Falcetto d’oro, creato ventotto anni fa dalla sezione Coldiretti, alla Famiglia Livon che da 60 anni esprime una delle realtà più in vista del Vigneto Fvg, e della Foglia d’oro, il riconoscimento istituito dal Comune collinare nel 2001, al giornalista friulano Toni Capuozzo, notissimo volto di Mediaset inviato per molti anni sui fronti più caldi del pianeta, ma da sempre attento anche alle piccole cose della sua terra, a cominciare da quelle della vite e del vino. La consegna dei Premi è avvenuta ieri, ricorrenza del Santo di Tours, in una mattinata inondata da un sole limpidissimo, da vera “estate di San Martino”. E il tutto è avvenuto all’interno della splendida barricaia della Vineria di Vencò, un “gioiello” che i Livon esibiscono con orgoglio.

Come è tradizione, la cerimonia è stata preceduta dalla parte religiosa, cominciata con la benedizione di una ventina di trattori schierati nel piazzale, assieme alle numerose autovetture. Celebrante don Joseph, cooperatore della Parrocchia di Cormons che da anni ha in carico anche la piccola comunità di Dolegna, il quale durante la Messa ha insistito molto sul significato di “dire grazie” al termine della stagione dei raccolti. Sul cui esito si è soffermata, al termine del rito, Marta Venica, presidente della Coldiretti locale, la cui apprezzata analisi è stata seguita dal saluto dell’avvocato Guglielmo Pelizzo, vicepresidente di Civibank, lo storico istituto di credito cividalese oggi facente parte del Gruppo Sparkasse, sempre a fianco in qualità di “main sponsor” della manifestazione autunnale. Sono quindi intervenuti il presidente provinciale della Coldiretti, Martin Figelj, e il consigliere regionale Diego Bernadis, già sindaco di Dolegna, che hanno messo l’accento sulla presenza dell’organizzazione nell’assecondare l’attività degli agricoltori e l’attenzione che l’amministrazione guidata da Massimiliano Fedriga riserva sempre a favore del settore primario attraverso la delega assegnata all’assessore Stefano Zannier. Infine, ha preso la parola il sindaco Carlo Comis, esprimendo compiacimento per la continuità della sentita manifestazione rinnovando la vicinanza dell’ente locale all’attività agricola, di cui lui stesso è espressione, che ha messo in tutta evidenza la piccola Dolegna del Collio divenuta grande, non solo per la bravura dei coltivatori tutti provetti vignaioli, ma anche grazie ai due prestigiosi riconoscimenti che hanno reso questa Giornata del Ringraziamento una fra le più note e attese dell’intero Friuli Venezia Giulia, proprio per il valore degli assegnatari dei Premi scelti ogni anno con scrupolosità da una commissione presieduta dall’agronomo Claudio Fabbro al quale, impossibilitato a intervenire, è andato un caloroso applauso.

Infine, il momento clou della festa con la consegna appunto dei Premi, dando lettura degli attestati che ne motivano l’assegnazione. Il Falcetto d’oro, come detto, è stato consegnato nelle mani di Matteo Livon, a suggello della lunga attività dell’azienda fondata nei primi anni sessanta dal nonno Dorino e che proprio a Dolegna produce il prestigioso Tiare Blu, mentre la Foglia d’oro è andata al giornalista Toni Capuozzo, attento commentatore televisivo delle tensioni che agitano il nostro tempo, soprattutto le guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Entrambi hanno ringraziato con emozione, orgogliosi per essere stati omaggiati attraverso questi importanti segni di stima e amicizia. Anche quest’anno la cerimonia è stata presentata e coordinata dal giornalista Nicolò Gambarotto, editore di Top. E accanto alla folta partecipazione di agricoltori e tecnici del settore primario, fra i numerosi ospiti c’erano i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, il sindaco della contermine Prepotto, Mariaclara Forti, la dottoressa Augusta Marrosu, già prefetto di Gorizia sempre presente a queste belle manifestazioni, il presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, Franco Iacop, e il coordinatore regionale delle Città del vino – di cui anche Dolegna del Collio fa parte -, Tiziano Venturini, titolare del Falcetto 2023. Insomma, anche questa si è rivelata una riuscitissima giornata che ha confermato quanto sia sentita da residenti e non, per cui tutti si sono lasciati con il proposito di tornare al Ringraziamento che si terrà il giorno di San Martino del prossimo anno. Dove? Ancora presto per dirlo perché Comune e Coldiretti scelgono ogni anno una “location” diversa così da far sentire coinvolte tutte le frazioni.

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In copertina, la consegna del Falcetto d’oro alla Famiglia Livon; all’interno, la Foglia d’oro al giornalista Toni Capuozzo, i saluti del sindaco Carlo Comis, della presidente di Coldiretti Marta Venica, del vicepresidente di Civibank Guglielmo Pelizzo e del consigliere regionale Diego Bernardis; infine, la benedizione di trattori e autovetture impartita da don Joseph della Parrocchia di Cormons.

L’addio del Collio a Roberto Felluga alfiere del Vigneto Fvg nel mondo

di Claudio Soranzo

Ha atteso di trascorrere la splendida Estate di San Martino, di pensare alla festa della vendemmia da poco terminata, prima di lasciarci da soli a terminare tutti i suoi progetti, concretando le sue idee, e trasferirsi nel mondo dei più, senza darci il tempo di capire quale vuoto intendeva lasciarci. Se n’è andato così, Roberto Felluga, in una tiepida giornata di novembre, lasciando nello sconforto più totale i suoi cari – la moglie Elena, la figlia Ilaria, il padre Marco, le sorelle Patrizia e Alessandra -, ma anche tantissimi altri parenti, amici e conoscenti che l’hanno sempre amato, ascoltato e rispettato. Roberto, a soli 63 anni, ci lascia un vuoto incolmabile in campo umano e professionale, dopo una vita intera vissuta con le mani nella sua terra ad accarezzare i grappoli d’uva appena raccolti e ad assaporare i profumi e i sapori dei suoi magnifici vini. Non tralasciando la ricerca e lo sviluppo del territorio, della sua cantina e di quanto poteva essere utile e innovativo per una viticoltura migliore, di minor impatto ambientale e volta al sociale. Come ha detto anche l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier, interpretando i sentimenti di tutto il Friuli Venezia Giulia, in occasione della Festa del Ringraziamento di Udine: «È doveroso il ricordo di un grande della vitivinicoltura della nostra regione che ci ha lasciato, Roberto Felluga, vignaiolo del Collio che assieme al padre Marco ha costituito un’impresa pilastro del settore: un imprenditore a cui il Friuli Venezia Giulia deve molto in termini di innovazione, promozione del territorio e di immagine nel mondo».


Ci ha lasciato così, a pensare ai suoi ultimi approcci con questo mondo, con la nostra consapevolezza che da lassù non solo proteggerà i suoi cari e i suoi campi, ma anche che arruolerà nuovi lavoratori eccellenti per allestire dei magnifici vigneti fra le candide nuvole del Cielo. Mi piace ricordarlo con le due nostre ultime occasioni d’incontro: la prima a marzo di tre anni fa, durante un’intervista a Gradisca, e la seconda a metà maggio 2019 all’inaugurazione del monumento all’ingresso della cantina e dello showroom a Russiz Superiore. Nell’intervista pose in evidenza tutte le sue idee di rinnovamento e di coesione con altre realtà della zona. Ecco alcuni spunti: «In un mondo del vino sempre più globalizzato, dove purtroppo sta entrando la speculazione, la ricetta per stare al passo dei mercati è investire sulla qualità» – «Non dobbiamo correre dietro alle mode, anche se siamo inevitabilmente influenzati dalle tendenze, come accade per esempio nel campo dell’abbigliamento, e sono tante le zone prestigiose del mondo che hanno già variato un po’  la qualità. In questo contesto che cambia costantemente dobbiamo cercare di rimanere in qualche modo autentici e di non correre dietro per forza a quello che il mercato chiede, ma dobbiamo saper imporre varietà che definirei tipiche, più che autoctone, perché non è facile stabilire un parametro per decidere quale vino è veramente autoctono in una determinata area; parlerei piuttosto di autenticità e di caratterizzazione».


A una mia precisa domanda su cosa dovrebbero fare i vignaioli del Friuli Venezia Giulia per caratterizzare meglio il loro prodotto – ricordo che era anche responsabile del settore viticoltura di Confagricoltura -, Roberto Felluga così mi rispose: «La collina del Friuli Venezia Giulia non ha seguito le mode, l’entrata di nuovi vitigni o di una nuova denominazione non ne ha stravolto la produzione, ma guardando più in generale, per il Vigneto regionale occorre stabilire una politica a lungo termine, sui quindici-vent’anni, che possa individuare cosa vogliamo esattamente da questa regione, dal Vigneto Fvg, senza che ci limitiamo a guardare al domani. Per poter cogliere preparati anche le sfide del futuro. Finora – continuò il viticoltore – non c’è stata una visione univoca del Friuli Venezia Giulia, mentre per quanto riguarda il Collio la nuova frontiera potrebbe essere rappresentata dal passaggio dalla Doc alla Docg: abbiamo già rese per ettaro molto basse e seguiamo un percorso di qualità da sempre, ovviamente con l’alternanza tra le diverse annate».
E questo fu il suo pensiero finale per mantenere una strada che già aveva dato grandi soddisfazioni: «Servirebbe una Docg da riempire anche con altri valori, quali la questione ambientale, la capacità di ancorare sempre di più il prodotto alle nostre tradizioni, la volontà di riscoprire un uvaggio che ha fatto sempre parte della nostra storia, ma che è stato messo un po’ da parte, realizzato con una gran selezione, che può essere composta da uve di Ribolla, Pinot bianco e Malvasia».
All’inaugurazione del monumento di Johann Willsberger lo ricordo alquanto emozionato, durante il discorso prima dello scoprimento, pensando che il poliedrico artista, uno dei grandi innovatori del Ventesimo secolo nella comunicazione visiva, avesse scelto proprio la sua tenuta per erigere nel cuore del Collio uno degli allora nuovi 40 progetti, tutte opere realizzate tra Italia, Austria, Germania e Francia. La scultura ideata esclusivamente per Russiz Superiore riproduce il simbolo emblematico del territorio circostante, la collina, che decise di rappresentare attraverso una forma stilizzata e lineare, composta da una sezione orizzontale verde atta a rispecchiare i vigneti e un basamento nero a testimonianza di una terra sicura e ben salda. «Vi è un aspetto di base fondamentale – disse Willsberger in quell’occasione -, quello di proiettarsi verso il futuro dell’enologia, che va di pari passo al rispetto e alla salvaguardia della propria terra. Per questo dobbiamo pensare “green”. Da qui il prestigio della collina del Collio: dolcemente definita ed elegante, proprio come i suoi vini».


Mi piace ricordare, infine, Roberto Felluga con un post che Francesca Fiocchi, eclettica Donna del Vino dell’Oltrepò Pavese, pubblicò sul suo blog nel 2016 in occasione di una sua visita a Russiz Superiore: «La cena da Roberto Felluga mi ha fatto respirare l’anima del vero Friuli, vuoi per la bellezza del posto, incantevole, immerso nel verde di quel territorio magnetico che è il Collio, vuoi per i vini estremamente eleganti e sempre molto corrispondenti al vitigno di appartenenza, vuoi – elemento assolutamente da non sottovalutare – per la cortesia e il buon gusto del padrone di casa, sempre attento alla convivialità e a far star bene i suoi ospiti» – «Senza dimenticare che i vini del Collio, figli della migliore espressione del territorio, sono in grado di regalare piccoli e grandi tesori. Se poi, dopo una cena a base di tipicità locali e bottiglie che sanno farsi ricordare, Roberto Felluga decide di stappare a sorpresa – imprevedibile com’è – una bottiglia importante, oserei dire memorabile, impolverata e con l’etichetta stinta e rovinata dal tempo, la serata diventa addirittura speciale. Il Russiz Superiore Pinot Bianco 1985 – descrive la Fiocchi – è un piccolo capolavoro del gusto che ci regala Roberto Felluga, e che non stappa proprio per tutti: acidità ancora splendida dopo trent’anni, colore vivo, freschissimo. Un vino di classe e personalità che si concede poco alla volta al naso e al palato, con un ventaglio aromatico complesso, che riflette un territorio carismatico, avaro e generoso al tempo stesso. Degustarlo nelle cantine sotterranee aggiunge fascino a un vino tecnicamente perfetto e capace di emozionare. A lungo».
Così a lungo ricorderemo tutti un grande alfiere del nostro tempo e del nostro territorio, una bravissima persona che ha saputo spendersi per la coltivazione della vite e la produzione di un vino che ci contraddistingue in tutto il mondo.

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In copertina, Roberto Felluga durante l’inaugurazione del monumento; all’interno, immagini della cerimonia e della cantina di Russiz Superiore.