Un’ottima vendemmia (in Fvg -9%), ma pesa l’emergenza sanitaria

di Gi Elle

Mentre sulle tavole degli italiani arriva il vino novello – si tratta, secondo i dati Coldiretti, di 3,5 milioni di bottiglie alle quale è stato dato il via venerdì 30 ottobre, con tre settimane di anticipo rispetto al più famoso Beaujolais noveau, che invece esce dalle cantine, secondo consolidata tradizione, il terzo giovedì di novembre – si tirano le somme sulla vendemmia 2020 che in Italia si è rivelata ottima nella qualità e misurata nella quantità. E questo non è certamente un male, considerato il momento difficile. “Un verdetto della natura – osservano Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini – favorevole rispetto alla congiuntura economica mondiale, che consegna una raccolta molto promettente anche per il futuro commerciale del principale produttore mondiale di vino al mondo”. Ma che contrasta con l’anno sfortunatissimo che stiamo vivendo – bisestile sotto tutti i punti vista! – a causa dell’emergenza sanitaria e dei gravissimi danni inferti da Coronavirus, o Covid che dir si voglia, a tutti i settori produttivi, non ultimo quello del vino che ora subisce anche i pesanti effetti dell’ultimo Dpcm con cui si vietano fiere, sagre e rassegne, limitando l’attività di bar, osterie, enoteche e ristoranti con la loro chiusura anticipata alle sei di sera. In questo quadro, il Vigneto Fvg si colloca meglio di quanto indicavano le previsioni pre-raccolta, tanto che nelle botti sta fermentando un prodotto sceso di poco meno del 10 per cento ma di sicura qualità.

Rodolfo Rizzi e Riccardo Cottarella.

Il responso definitivo della vendemmia italiana 2020, elaborato appunto da Assoenologi – sulla base delle rilevazioni delle sezioni regionali, come quella del Friuli Venezia Giulia guidata da Rodolfo Rizzi -, Ismea e Unione Italiana Vini, rileva una produzione complessiva di vino e mosto di 46,6 milioni di ettolitri, con una flessione del 2% rispetto ai 47,5 milioni di ettolitri del 2019. Una stima che registra un lieve calo anche rispetto alle prime stime di settembre (-1%, a 47,2 milioni; dato ripreso da Oiv per il nostro Paese e diffuso per le previsioni mondiali) dovuto a minori rese sia in campo che in cantina, ma che vede crescere l’asticella della qualità, con uno standard che grazie al meteo si è elevato di settimana in settimana, con punte di eccellenza in quasi tutto il Paese anche dopo le piogge di fine settembre. La geografia della raccolta, perfetta anche dal punto di vista dello stato fitosanitario delle uve, segna la contrazione maggiore per le regioni del Centro e Sud Italia, a partire dalla Toscana (-21%) fino alla Sicilia (-20), all’Umbria e al Lazio (-10). In controtendenza la Sardegna (+20%). In equilibrio il Veneto (+1%), che con 11 milioni di quintali di vino previsti mantiene il primato produttivo nazionale, seguito dalla Puglia, in calo dell’8% e dall’Emilia Romagna (+10%). In crescita, in un contesto generale che si posiziona sotto la media quantitativa dell’ultimo quinquennio, anche importanti regioni produttive come Abruzzo (+6%), Trentino Alto Adige (+5%), Lombardia (+10%) e Marche (+5%), mentre, come si diceva, cala di 9 punti il Vigneto Fvg.

“La vendemmia 2020 – ha osservato il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella – ci ha regalato uve di altissima qualità grazie anche a un leggero decremento della quantità. D’altronde, come è noto, da sempre riteniamo che l’unico elemento che possa dar valore al vino italiano, oltre alla nostra immensa biodiversità, sia la qualità intrinseca dei nostri vini. Il record mondiale della quantità prodotta non è ritenuto da noi elemento qualificante sia per la forma che per la sostanza. Data anche la situazione pandemica sono certo che l’ottima qualità saprà essere il valore aggiunto di una vendemmia che, per gli aspetti legati proprio all’emergenza sanitaria, è stata vissuta anche con quel senso di preoccupazione che ormai ci attanaglia da mesi. Un senso di preoccupazione che non deve però intaccare il sentimento di speranza e la voglia di superare questo drammatico momento. Da presidente di Assoenologi, ma anche da uomo e imprenditore del settore, mi sento di rinnovare, oggi più che mai, l’appello a tutta la filiera del nostro comparto, a moltiplicare gli sforzi e far sì che questa vendemmia possa essere tradotta in grandi vini”.

“Le cantine italiane stanno affrontando le difficoltà derivanti dalla pandemia con grande dinamismo e spirito di adattamento – gli ha fatto eco Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea -. Sono sempre di più le imprese che hanno operato un processo di diversificazione dei canali distributivi, riuscendo a collocare i prodotti anche nel momento di blocco totale del canale Horeca. In questa difficile congiuntura è stata soprattutto la Gdo a mitigare le perdite del comparto sul mercato italiano, in virtù del buon andamento degli acquisti durante i primi 9 mesi del 2020 (+7% in valore con punte dell’11% per il segmento della spumantistica). Ma l’emergenza sanitaria, come rivela un’indagine Ismea in corso di realizzazione, ha impresso anche una forte accelerazione nella digitalizzazione del settore vinicolo, tramite un più diffuso ricorso all’e-commerce e a nuove modalità di vendita e interazione con il cliente finale. Anche sul fronte dell’export, nonostante il tonfo registrato a maggio, la riduzione dei flussi in valore si è limitata nei primi 7 mesi dell’anno a un meno 3,2%, registrando addirittura un piccolo spunto di crescita nel mese di luglio (+1,1%)”.

Infine, per il presidente di Unione Italiana Vini, Ernesto Abbona, “la natura è riuscita a esprimere in un anno di estrema difficoltà una vendemmia ovunque molto equilibrata e, in molte aree, certamente, da ricordare. L’ottima qualità, unita alla giusta quantità, saranno di aiuto per le aziende in questa particolare congiuntura economica. I volumi, sensibilmente più bassi (-2%) della media dell’ultimo quinquennio, consentiranno di contenere le tensioni del mercato interno determinate dalle rinnovate restrizioni imposte dalle ultime misure governative e, sul fronte internazionale, dalla dilagante emergenza sanitaria globale. Il contesto è senz’altro difficile – ha concluso Abbona –, ma c’è la consapevolezza che, appena ci saranno le condizioni, il settore sarà in grado di ripartire come ha sempre fatto negli ultimi anni. Al governo chiediamo cautela e attenzione nel gestire le misure di emergenza sanitaria. In questa fase servono ascolto e condivisione, equità nei trattamenti e tempi certi per i ristori economici annunciati dal Governo. Inoltre, ci auguriamo che si avvii rapidamente una fase di progettazione dei piani promozione istituzionale del made in Italy agroalimentare e del vino per la prossima annualità, al fine di rilanciare l’immagine del nostro settore nei principali mercati internazionali”.

Vigne dopo la raccolta in Friuli.

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In copertina, mascherine anche per i vendemmiatori in quest’annata dominata dalla pandemia.

Assoenologi conferma: in Fvg uva di qualità ma con il 18% in meno

di Giuseppe Longo

Ora che è tornato un bel sole settembrino, dopo il maltempo del fine settimana che ha riversato abbondanti precipitazioni su gran parte della regione, la vendemmia nel Vigneto Fvg procede a buon ritmo, ma è palpabile fra i viticoltori la sensazione che alla fine il raccolto risulterà molto meno generoso del 2018, che invece era stato espresso da un’annata record sia in termini di quantità che di qualità. In più, va annotato che in certe zone – specialmente di collina, a causa di gran caldo e poca pioggia – c’è una minore resa uva-mosto. A livello nazionale il calo è valutato intorno al 16 per cento, con una produzione di vino stimata in 46 milioni di ettolitri (nel 2018 si erano sfiorati i 55). E in Friuli Venezia Giulia la riduzione è ancora più evidente, tanto che si ipotizza il 18 per cento in meno: 1 milione 780 mila ettolitri contro 2 milioni 167 mila del 2108 (dati Agea). Ma, per fortuna, la qualità è molto buona qui come su tutto il territorio nazionale.
Si tratta delle stime ufficiali presentate a Roma durante un vertice, tenutosi al Ministero dell’Agricoltura, che per la prima volta ha visto insieme Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, organizzazioni che hanno unito forze e competenze con l’obiettivo di fornire un quadro ancor più completo e dettagliato sulle stime vendemmiali. La base è costituita dalle valutazioni condotte, a livello locale, con rilevamenti in campo dalle diciassette Sedi periferiche di Assoenologi, quindi anche quella del Friuli Venezia Giulia guidata dal presidente regionale Rodolfo Rizzi. Successivamente, questi dati sono stati confrontati con quelli rilevati dalle stesse Uiv e Ismea.
Come sempre, la relazione non si limita a dare un giudizio generale sulla qualità e quantità della campagna in corso, ma analizza nei dettagli l’andamento dell’annata dal punto di vista climatico, agronomico e fitosanitario, dal quale derivano prima in termini generali poi regionali il perché dei risultati di previsione. Vediamo allora la “fotografia” che la nostra Assoenologi ha scattato sul Vigneto Fvg.

“La stagione invernale, in Friuli Venezia Giulia – si legge nella relazione finale -, è stata caratterizzata da mesi poco piovosi contrassegnati da un caldo anomalo che, nel mese di febbraio, ha raggiunto temperature anche sopra i 20°C. Queste condizioni climatiche hanno accelerato la ripresa vegetativa della vite e, verso i primi di aprile, le varietà precoci, hanno iniziato il germogliamento, con due settimane di anticipo rispetto al 2018. Contemporaneamente ai primi germogliamenti, è ritornato il freddo con molta pioggia e intense nevicate in montagna. Questa situazione di forte instabilità è proseguita anche nel mese di maggio, con temperature ben al di sotto della media stagionale. Tutto ciò ha rallentato lo sviluppo vegetativo della vite, tanto che la fioritura è iniziata solo ai primi di giugno con una decina di giorni di ritardo rispetto allo scorso anno. Sabato 13 luglio un’intensa grandinata ha interessato alcune zone collinari e pianeggianti della provincia di Gorizia (Collio e Isonzo) creando notevoli danni ai grappoli, soprattutto in quei vigneti già defogliati. Nella seconda decade di luglio, in concomitanza con l’invaiatura delle varietà precoci come Pinot grigio, Chardonnay, Pinot nero e Sauvignon, è arrivato un nuovo fronte africano con caldo rovente. Anche il mese di agosto è stato caratterizzato da scarse precipitazioni e da alte temperature diurne (ma con un’apprezzabile escursione termica notturna), costringendo i vignaioli ad intervenire con irrigazioni di soccorso soprattutto nei terreni ghiaiosi”.

“Per quanto riguarda lo stato sanitario della vite, sia in collina sia in pianura, si segnalano – si legge ancora nelle conclusioni di Assoenologi Fvg – solo alcuni sporadici attacchi di peronospora e oidio. L’estate complessivamente è stata calda e l’acqua ben distribuita, condizioni ottimali per una buona maturazione dell’uva. La quantità risulta inferiore di circa il 18%, rispetto allo scorso anno. I grappoli dei vigneti di prima produzione e delle nuove varietà “resistenti alle crittogame” sono stati raccolti negli ultimi giorni di agosto, mentre i primi di settembre sono iniziati i conferimenti di Pinot grigio, Pinot nero e alcuni cloni di Sauvignon. A seguire si vendemmieranno le uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera (per Prosecco) e Ribolla gialla”.
“Lo stacco delle uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet franc) dovrebbe invece iniziare – prosegue il resoconto – solo dopo il 20 settembre, mentre le operazioni di raccolta termineranno con le varietà tardive (Verduzzo, Refosco e Picolit). Attualmente il mercato evidenzia una certa stagnazione dei prezzi per l’abbondanza delle scorte in cantina e le basse quotazione dei vini sfusi. Per le uve rosse l’attenzione è rivolta al Refosco, al Merlot, al Cabernet sauvignon e al Pinot nero”.

Riccardo Cotarella

Rodolfo Rizzi

Questa dunque la situazione in Friuli Venezia Giulia che anticipa i risultati di una vendemmia che si confermerà poco generosa, ma senza dubbio buona, e che concorrerà con la sua pur modesta entità (meno del 4 per cento) – se raffrontata con quella dei colossi produttivi a cominciare dal Veneto – a creare quei 46 milioni di ettolitri di cui dicevamo all’inizio. Tuttavia, l’Italia dovrebbe conservare anche quest’anno il ruolo di prima Cantina mondiale, perché anche in Francia la produzione non è quantitativamente esaltante.
Tutte previsioni che sono dunque uscite dall’Osservatorio del Vino presentate, come si diceva, nella sede del Ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, che hanno appunto visto insieme per la prima volta Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini. All’appuntamento sono intervenuti il presidente di Uiv Ernesto Abbona, il direttore generale di Ismea Raffaele Borriello, il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella e il segretario generale del Comité Européendes EntreprisesVins Ignacio SanchezRecarte.
“Se l’annata 2018 è stata generosa – ha sottolineato Cotarella –, nel 2019 si assiste in molte zone a un’inversione di rotta. Dal punto di vista climatico anche quest’anno la variabilità del meteo si è fatta sentire, in particolare a maggio, con un abbassamento delle temperature accompagnato da abbondati precipitazioni, che hanno determinato un rallentamento del ciclo vegetativo della vite. Si rileva un generale ritardo della maturazione di circa 10/15 giorni, tanto da far rientrare l’epoca di vendemmia in periodi più legati alla tradizione, dopo gli innumerevoli anticipi registrati negli ultimi anni”.

“Con la vendemmia 2019 – ha spiegato Abbona – rientriamo nella media degli ultimi anni, segnando una flessione marcata rispetto alla eccezionale produzione dello scorso anno con una qualità variabile, tra il buono e l’eccellente a seconda delle zone, che ci consente di guardare al futuro con ottimismo e fiducia. È lecito attendersi la tenuta dei prezzi sui vini a Do, che rimanendo nei volumi dei disciplinari subiranno meno la flessione, così come lo scorso anno hanno risentito meno dell’aumento produttivo, e un possibile ritocco in alto dei listini degli sfusi visto il calo vendemmiale anche di Francia e Spagna”. “Il vino italiano – gli ha fatto eco Borriello – negli ultimi anni ha consolidato un importante percorso di internazionalizzazione tramite la concentrazione e la riorganizzazione dell’offerta verso prodotti di maggiore qualità e gradimento nei mercati esteri. Gli effetti di tale evoluzione verso la qualità e l’efficacia delle politiche commerciali sono testimoniati dal costante aumento del fatturato all’export, quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni. In prospettiva, sul futuro del settore peseranno le modalità di uscita del Regno Unito dall’Europa e l’incertezza del nuovo assetto geopolitico mondiale, dove le dinamiche dei mercati saranno sempre più difficili da leggere e imporranno strategie sempre più complesse, differenziate e flessibili: maggiori rischi, ma anche maggiori opportunità, per chi saprà anticipare le tendenze evolutive, lavorando a un’accurata segmentazione delle politiche commerciali di esportazione”.
Infine, per Ignacio Sanchez Recarte, segretario generale del Ceev, al livello europeo si prevede “una vendemmia 2019 ridotta rispetto a quella del 2018, che fu straordinaria e vicina alla media storica. Le elevate temperature registrate durante l’estate rappresentano la causa principale della riduzione della produzione, ma quest’anno ci aspettiamo un’uva di eccellente qualità”.

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In copertina e all’interno immagini di vendemmia scattate sul Collio tra Cormons e San Floriano.

(Foto di Giorgio Alt)