Giornata mondiale dell’alimentazione: oggi Udine la celebra parlando di Dieta mediterranea che da anni è riconosciuta Patrimonio Unesco dell’Umanità

(g.l.) Oggi si celebra in tutto il pianeta la Giornata mondiale dell’alimentazione, organizzata dalla Fao. E pure il capoluogo friulano la festeggia con una significativa proposta del Club per l’Unesco di Udine incentrata sul tema “La Dieta Mediterranea Patrimonio dell’Umanità”. L’appuntamento è alle 18 nelle sale del Ristorante Ramandolo in via Forni di Sotto. I lavori saranno introdotti dal saluto della presidente Renata Capria D’Aronco che si soffermerà sul riconoscimento Unesco attribuito una decina di anni fa proprio alla dieta mediterranea e sui numerosi incontri che sono stati organizzati in Friuli Venezia per approfondire l’importante tematica. Il primo a prendere la parola sarà quindi Germano Pontoni, maestro di cucina ed executive chef, onorario della Federazione Cuochi e componente dello stesso Club Unesco, che tratterà il tema La Dieta Mediterranea in Friuli Venezia Giulia: un modo di alimentarsi e di vivere in salute. Quindi, seguiranno gli interventi dei professori Edo D’Agaro e Ugo Falcone, autori del testo La Dieta Mediterranea in Friuli Venezia Giulia.

Renata Capria D’Aronco

La Giornata mondiale dell’Alimentazione 2025 offre anche l’occasione per celebrare gli 80 anni della Fao, Food and Agricolture Organization, riflettendo sui problemi che attraversano i sistemi agroalimentari in un momento storico fragile e complesso: fra conflitti armati, cambiamenti climatici e shock economici che mettono a rischio le risorse naturali da cui dipendiamo ogni giorno e la sicurezza alimentare mondiale. Nel 2024 circa 673 milioni di persone hanno sofferto la fame cronica (State of Food Security and Nutrition in the World-SOFI 2025) e 295 milioni, sparsi in 59 Stati, hanno sperimentato forme di insicurezza alimentare acuta, raggiungendo il livello più alto dal 2016 (Global Report on Food Crises 2025). Una emergenza che emerge con forza anche in Italia, restituita dai dati dell’Osservatorio Waste Watcher International in vista del World Food Day: il 13,9% della popolazione italiana – circa 8 milioni di persone – vive in condizioni di insicurezza alimentare moderata o severa. Ma sprechiamo 1,7 milioni di tonnellate ogni anno: l’equivalente di 3,4 miliardi di pasti da 500 grammi, basterebbero a sfamare oltre tre milioni di persone in povertà alimentare per un anno intero. «Alle soglie del 16 ottobre, giornata che invita a una riflessione profonda per un cambio di paradigma nelle politiche e nei comportamenti alimentari, l’Italia è un Paese che spreca e che ha fame – spiega il direttore scientifico Waste Watcher, l’agroeconomista Andrea Segrè – Un dato che l’indice Fies (Food Insecurity Experience Scale) sviluppato dalla FAO e applicato da WWI all’Italia declina anche in chiave predittiva: il 13,8% degli italiani teme che nei prossimi dodici mesi verserà in una situazione di insicurezza alimentare. Dietro le cifre, si nasconde la realtà di famiglie costrette a ridurre la qualità o la quantità del cibo acquistato, saltare i pasti o rinunciare ai prodotti freschi perché troppo costosi. Una povertà alimentare che non è solo economica, ma anche sociale e culturale, dove la difficoltà di accesso al cibo sano si accompagna alla perdita del suo valore nutrizionale e relazionale. Impoverimento e spreco alimentare sono quindi due facce della stessa crisi. Ogni settimana, ciascun italiano getta in media 555,8 grammi di alimenti (Waste Watcher, settembre 2025). Lo spreco domestico dal 2024 al 2025 è diminuito del 18,7%, ma resta un fenomeno strutturale. E il paradosso è evidente: chi ha meno tende a sprecare di più in quantità e in qualità, il consumo di alimenti poco costosi e di basso valore nutrizionale si riflette su un aumento dello spreco domestico (+4%)e un peggioramento della dieta con effetti negativi sulla salute. Il risultato è un circolo vizioso in cui spreco e povertà si alimentano reciprocamente, aggravando disuguaglianze economiche, sociali e salutari».


I dati Waste Watcher attestano anche che un italiano su 2 (51%) si dichiara favorevole a inserire il Diritto al cibo nella Costituzione, anche a costo di un lieve aumento della tassazione per finanziare programmi di welfare nutrizionale, mense sociali e filiere corte. Lo ius cibi viene così riconosciuto come diritto fondamentale e costituzionale, per garantire a ogni cittadino un accesso stabile, equo e sostenibile a un’alimentazione adeguata. «Contrastare la povertà alimentare e ridurre lo spreco diventano così due obiettivi convergenti, da perseguire con strumenti educativi, tecnologici e normativi. L’Italia – osserva ancora Andrea Segrè – si distingue oggi anche per le sue innovazioni nel campo dell’educazione e della misurazione dello spreco: Sprecometro, l’app ideata da Last Minute Market e Università di Bologna per la campagna Spreco Zero, consente ai cittadini di monitorare e ridurre concretamente lo spreco domestico, traducendo i grammi di cibo gettati in impatti economici, idrici e climatici. L’app, che oggi conta oltre 21.000 utenti attivi, ha già permesso di evitare l’equivalente di 80.000 pasti sprecati, diventando un modello replicabile anche in altri Paesi. In occasione dell’evento ufficiale FAO, mercoledì a Roma, ricorderò che l’Italia, con la sua rete di istituzioni, imprese, università e cittadini attivi, può e deve giocare un ruolo guida in questa transizione, puntando su educazione, prevenzione e innovazione sociale».
Nel suo messaggio per l’80° anniversario, la Fao richiama i Paesi membri a un’azione congiunta per un sistema alimentare più giusto, resiliente e sostenibile. Ridurre lo spreco alimentare significa dare pieno valore al cibo, riconoscendolo non solo come bene economico ma come bene comune, strumento di giustizia e coesione sociale. I piccoli gesti quotidiani sono determinanti per trasformare la promessa dell’Agenda 2030 in realtà: «in Italia, concretamente – ricorda Segrè – cogliere l’obiettivo 12.3 significa arrivare nel 2030 a uno spreco settimanale medio pari a 369,7 grammi pro capite. Mancano quindi 186 grammi, per arrivare al 2030 perfettamente “in linea”, sulla base dell’ultimo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International. E abbiamo 5 anni, fino al 2030, per cogliere questo risultato».

Dieta mediterranea in Fvg tra tutela e valorizzazione, Falcone e D’Agaro oggi all’incontro organizzato nel Calendario 2025 dal Caffè Letterario Udinese

(g.l.) Il Caffè Letterario Udinese, da anni, si distingue per un’intensa attività culturale che vede la trattazione, sotto la competente e appassionata regìa di Maria Sabina Marzotta, di un ampio ventaglio di argomenti, anche di notevole spessore. Come lo sono quelli del Calendario 2025 che è giunto agli ultimi mesi della sua programmazione e che ha proposto finora sei incontri di grande interesse, tali da richiamare sempre una folta partecipazione. Quella che sicuramente si registrerà anche questa sera a Udine, quando sarà trattato un argomento di notevole importanza, soprattutto per il valore che ha nei confronti della nostra salute. Il sodalizio udinese ha, infatti, scelto di riprendere la sua programmazione dopo la tradizionale pausa agostana trattando il tema “La dieta mediterranea in Friuli Venezia Giulia: un patrimonio Unesco da tutelare e valorizzare”. L’incontro, come al solito, si terrà al consueto orario delle 18 alla Caffetteria Da Romi- Al Vecchio Tram in piazza Garibaldi.


Dopo la presentazione della serata da parte della presidente Marzotta, seguiranno le relazioni dei professori Ugo Falcone ed Edo D’Agaro (Club per l’Unesco di Udine), i quali scenderanno nei dettagli dell’attualissimo argomento, indagando ulteriormente su un “metodo” alimentare che è anche una “cultura” radicata storicamente sul territorio, tanto da meritare da ben quindici anni il riconoscimento di Patrimonio culturale immateriale mondiale dell’Umanità. Un “modus vivendi” tipico in tutto il bacino, appunto, mediterraneo, ma che è stato opportunamente definito anche “dieta adriatica” durante una riuscita tappa di approfondimento della importante tematica che si era tenuta a Grado con la organizzazione del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco e di Arga Fvg, l’associazione della stampa agricola e agroalimentare, guidata da Carlo Morandini.

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In copertina, alcuni dei cibi tipici della dieta mediterranea e all’interno la sua caratteristica piramide alimentare.

Dieta mediterranea in Fvg, a Udine il libro di Ugo Falcone ed Edo D’Agaro

(g.l.) L’importanza della dieta mediterranea, da quindici anni Patrimonio Unesco, ancora sotto la lente in Friuli Venezia Giulia, dopo i numerosi incontri – sempre perfettamente riusciti – dedicati in questi ultimi anni a un argomento che è sempre più sentito a livello di studi e approfondimenti, ma anche di consumatori. Sabato 7 giugno, alle ore 18, all’Ambassador Hotel Palace di Udine, in via Carducci 46, si terrà infatti l’anteprima regionale della presentazione del volume “La dieta mediterranea in Friuli Venezia Giulia. Saggi e percorsi”, curato dai docenti Ugo Falcone ed Edo D’Agaro per la casa editrice L’orto della cultura. Si tratta dell’atto finale del progetto regionale omonimo, realizzato dal Club per l’Unesco di Udine con il contributo della Regione Fvg e in collaborazione con l’Università degli studi di Udine e con le associazioni La Riviera Friulana, Io ci vado e Quattro Stagioni Aps.


Il libro, la cui copertina è impreziosita da un quadro inedito del grande artista friulano Giorgio Celiberti, rappresenta il primo esempio regionale in cui la cultura umanistica incontra la cultura prettamente scientifica, avvalendosi sia di immagini create con l’intelligenza artificiale sia di percorsi pittorici reali eseguiti per l’occasione da artisti locali che hanno realizzato quadri dedicati ai prodotti tipici della dieta mediterranea che, come detto, dal 2010 è entrata a far parte del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Sono presenti articoli sulla storia della viticoltura ed olivicoltura con fonti archivistiche e bibliografiche, saggi sull’agroalimentare dell’Alto Adriatico con approfondimenti sugli aspetti salutistici e culinari della dieta mediterranea, ove si valorizzano la biodiversità e la sostenibilità di prodotti tipici locali.
L’incontro sarà aperto con i saluti istituzionali di Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, di Teresa Gualtieri presidente della Federazione italiana delle associazioni e dei club per l’Unesco, di Maura Pontoni, direttore della casa editrice L’orto della cultura, di Mario Anzil, vicepresidente della Regione Fvg e assessore regionale alla cultura, di Diego Bernardis, consigliere regionale e presidente della commissione cultura. Il volume sarà, quindi, illustrato nei dettagli dai due curatori, appunto, Ugo Falcone, professore dell’Isis Bonaldo Stringher di Udine e delegato del Club per l’Unesco di Udine per le scienze archivistiche bibliografiche, e da Edo D’Agaro, professore dell’Università di Udine e delegato del Club per l’Unesco di Udine per i rapporti universitari. Saranno presenti anche gli altri autori dei saggi, quali Franco Rosa, Gianni Pistrini, Maria Rosaria Peri, Carlo Morandini, Germano Pontoni, Vittorio Sutto, e gli artisti che nel libro hanno partecipato con i loro quadri: Sergio Marino, Alida Liberale, Gianni Toniatti Giacometti, Marina Bertocchi, Graziella Mattiussi, Renato Croppo, Cosimo Todarello, Gianna Pittini, Stefano Balzano, Marina Coccolo, Sandra Gusso e Patrizia Buttignol. Ingresso libero.

 

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In copertina, alimenti che costituiscono la salutare dieta mediterranea.

Quando la dieta mediterranea piace anche agli artisti: da oggi mostra a Udine dopo i convegni del Progetto Unesco

(g.l.) La dieta mediterranea si fa strada e piace a un sempre maggior numero di persone. Anche agli artisti. Tanto che proprio oggi, giovedì grasso, all’Italian Secret-La Casa degli Artisti di piazza Matteotti 18 (San Giacomo) a Udine si terrà la vernice della mostra d’arte intitolata proprio “Dieta mediterranea”. La rassegna, che beneficia della collaborazione del Club per l’Unesco di Udine presieduto da Renata Capria D’Aronco, sarà inaugurata alle 18 con la presentazione a cura dei professori Vito Sutto e Ugo Falcone.

«La dieta mediterranea in Fvg – si osserva in una breve nota a corollario dell’originale iniziativa – è occasione di incontro, è momento di riflessione. Condivisione di idee e di valori, ascolto interiore. Artisti del Litorale Adriatico si incontrano per ripensare il colore e con la creatività gustare il cibo e sentirne il profumo. Un incontro e una mostra d’arte nel Progetto Dieta Mediterranea del Club per l’Unesco di Udine, con gli autori Miriana Bertocchi, Fabiana Biasioli, Alessandra Candriella, Marina Coccolo, Renato Croppo, Alida Liberale, Luya, Sergio Marino, Graziella Mattiussi, Cosimo Todarello».
La mostra sarà visitabile fino al 31 marzo prossimo e segue una serie di convegni e momenti di riflessione che, con la collaborazione dell’Arga Fvg guidata dal giornalista Carlo Morandini – fondatore e presidente, fra l’altro, dell’Associazione culturale La riviera friulana -, si sono tenute in varie località del Friuli Venezia Giulia, mettendo a fuoco i vari, importantissimi aspetti, di questo “stile di vita”. A tutte le iniziative assicura il suo prestigioso apporto anche l’Università di Udine tramite l’appassionato intervento del professor Edo D’Agaro.

 

 

Dieta mediterranea Patrimonio Unesco ma poco conosciuta fra i giovani. A Gorizia oggi si parla della sua realtà Fvg

(g.l.) Pochi giorni fa, la “dieta mediterranea” ha festeggiato i 14 anni dal suo riconoscimento quale patrimonio culturale da parte dell’Unesco. E questo tipo di alimentazione salutare, divenuta Patrimonio dell’Umanità, sarà questo pomeriggio al centro di una importante iniziativa a Gorizia, città di confine che con Nova Gorica si prepara al grande evento 2025 di Capitale europea della Cultura. Alle 17.45, al Grand Hotel Entourage di piazza Sant’Antonio, ci sarà infatti un incontro dal titolo “La dieta mediterranea del Friuli Venezia Giulia” organizzato con un apporto sinergico di Club per l’Unesco di Udine, Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Io sono Friuli Venezia Giulia, Università degli studi di Udine, Quattro Stagioni – Associazione promozione sociale, L’Orto della Cultura, La Riviera Friulana e Iocivado – Associazione di promozione sociale. I vini sono offerti da Ca’ Lovisotto di Prepotto. Dopo gli indirizzi di saluto di Fabrizio Oreti, assessore alla cultura del Comune di Gorizia, del consigliere regionale Diego Bernardis, di Adriano Chinni, presidente del Club per l’Unesco di Gorizia, e Paolo Petiziol, presidente dell’Associazione culturale Mitteleuropa, seguiranno i vari interventi.

IL CONVEGNO – Dopo l’intervento introduttivo di Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, ci saranno quelli di Alessandro Lovato (Grand Hotel Astoria di Grado), Ugo Falcone (delegato per le scienze archivistiche e bibliografiche – Club per l’Unesco di Udine), Enzo Cattaruzzi, presidente del Club della minestra Fvg, Gianni Pistrini, presidente dell’Associazion Museo del Caffè di Trieste, Germano Pontoni, maestro di cucina e conduttore della degustazione finale, Edo D’Agaro, docente dell’Università di Udine, che trarrà le conclusioni dell’incontro, che fa seguito ad altre importanti iniziative che si sono tenute nei mesi scorsi.

LE ORIGINI – È il Cilento, in Italia, l’emblema di questa tradizione della dieta mediterranea, il luogo simbolo dello stile di vita Patrimonio dell’Umanità, dove lo studioso americano Ancel Keys, negli anni ’60, teorizzò i suoi studi sul mangiar sano all’italiana salvaguardando l’ecosistema. Quattordici anni dopo, cosa è rimasto, in Italia, di questa tradizione distintiva per il nostro Paese? Oggi i giovani non solo faticano a praticare la dieta mediterranea: spesso neppure la riconoscono, come testimonia la nuova indagine dell’Osservatorio Waste Watcher International “La Dieta Mediterranea in Italia: un’eredità di cui riappropriarsi”. Sembra effettivamente che nel nostro Paese non sia questo il modello nutrizionale di riferimento per le nuove generazioni. Solo il 23% dei giovani tra i 18 e i 24 anni – quasi uno su 4 – si allinea a questo stile alimentare, definendola però, imprecisamente, “un regime alimentare che prevede un consumo elevato di carne, pesce e latticini, con un ridotto apporto di carboidrati”. Va meglio in altre fasce anagrafiche, il 77% di chi ha fra 55 e 64 anni la riconosce come “uno stile di vita che include abitudini alimentari equilibrate, basate su olio d’oliva, cereali, frutta, verdura, pesce, carne moderata, e il rispetto della stagionalità e della biodiversità”.

GLI ANZIANI – Complessivamente, il 72% degli intervistati dimostra di avere una comprensione adeguata della dieta, ma a praticarla sono soprattutto i più anziani, che ne fanno quasi una regola di vita: la segue infatti l’85% di chi ha oggi 65 anni, o più, e il 71% afferma di praticarla “sempre” o “spesso”. Tuttavia, 1 italiano su 3 sembra seguirla a modo suo, affermando che la sua famiglia ha adottato “uno stile alimentare mediterraneo, con pasta e pizza”. D’altra parte, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, solo il 5% della popolazione adulta italiana segue rigorosamente questo modello alimentare. La maggior parte (83,3%) presenta un’aderenza moderata) e solo il 4% degli intervistati si dichiara “attento alla sostenibilità”, dimostrando così una attenzione generalmente labile a un valore urgente del nostro tempo. Fra chi ha una definizione corretta della dieta mediterranea il 75% la segue regolarmente, contro il 60% di chi ne ha una percezione errata: una conoscenza precisa sembra quindi incentivare l’adozione di questo stile alimentare. Ma quali sono le ragioni di resistenza all’adozione della dieta mediterranea? Le principali barriere sono i costi elevati dei cibi freschi (42%) e la mancanza di tempo per predisporre i piatti (27%), indicazioni che salgono in modo significativo fra i giovani: è troppo costosa per il 50% dei 18-24enni e fa perdere troppo tempo per il 38% dei giovani. Ma ricerche condotte dal team Waste Watcher sul costo della spesa dimostrano che Il carrello settimanale della dieta mediterraneo costa ben 7,28 € in meno rispetto al carrello della dieta seguita degli italiani (46,27 euro vs. 53,55 euro). E in generale gli ingredienti freschi, come frutta e verdura di stagione, cereali, legumi e olio d’oliva, sono spesso più economici rispetto ai prodotti più elaborati. Mentre l’aspetto delle abitudini alimentari consolidate, che riguarda 1 italiano su 4 (il 26% degli intervistati) rappresenta un ostacolo sia per i più giovani sia per gli anziani, indicando una resistenza al cambiamento su entrambi i fronti generazionali.

LO STUDIOSO – «La perdita di un Patrimonio culturale e alimentare, qual è la dieta mediterranea, sarebbe un danno gravissimo per le future generazioni. Il contrasto all’impoverimento alimentare dei ceti socio-economici meno abbienti e di una parte delle giovani generazioni è la sfida che abbiamo davanti per promuovere stili alimentari sani e sostenibili – spiega l’economista triestino Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International –. L’indice di povertà assoluta nell’ultimo anno è passato in Italia dal 7,7 all’8,5% della popolazione e tocca ben 5,7 milioni di cittadini. Un dato che genera nelle famiglie meno abbienti una riduzione del 2,5% nella spesa reale (Istat), così le persone più vulnerabili sono spesso costrette a consumare solo alimenti di base o prodotti a buon mercato, spesso malsani. Garantire lo “ius cibi”, il diretto di tutti ad una alimentazione sana e sostenibile, significa oggi prevedere un serio investimento per ridurre le spese sanitarie derivanti dalle malattie causate da un’alimentazione scorretta». E conferma il coordinatore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International, Luca Falasconi: «Per affrontare tutte le percezioni infondate, è fondamentale investire nell’educazione alimentare, chiarendo che la Dieta Mediterranea non solo è accessibile ma anche sostenibile. È cruciale fornire informazioni chiare e pratiche su come comporre pasti sani e sostenibili, per attrarre le nuove generazioni e rendere la dieta mediterranea un’opzione allettante. Ed è essenziale promuovere un punto d’incontro e uno scambio intergenerazionale. Gli anziani, custodi di tradizioni culinarie preziose, possono insegnare ai giovani l’importanza di un’alimentazione sana e delle pratiche gastronomiche tradizionali».

L’INDAGINE – Entrando nel dettaglio dell’indagine: le donne tendono a seguire la Dieta Mediterranea più fedelmente rispetto agli uomini, con consumi più alti di frutta e verdura. Il 24% delle donne consuma 11-15 porzioni settimanali di verdura, contro il 17% degli uomini, e il 21% delle donne consuma 11-15 porzioni di frutta, rispetto al 19% degli uomini. Gli uomini, invece, consumano più carne rossa e bevande alcoliche: il 49% degli uomini consuma 1-5 porzioni settimanali di alcol, rispetto al 42% delle donne.
E ancora: 1 persona over 65 su 4 (25%) consuma 11-15 porzioni di verdura a settimana, contro l’8% della fascia 18-24 anni. Per la frutta, il 29% degli anziani consuma 11-15 porzioni settimanali, rispetto al 9% tra i 25-34 anni. Anche il consumo di olio extravergine di oliva è più frequente tra le persone di età più avanzata, mentre il consumo di carne rossa svetta decisamente fra i giovani: il 27% degli under 25 consuma carne rossa settimanalmente, contro solo l’11% degli over 65. Anche i cluster geografici denotano differenze, e a sorpresa: mentre a nord-ovest, il 25% della popolazione consuma 11-15 porzioni di verdura settimanali, al Sud solo il 12% raggiunge questo livello. Nelle Isole, invece, il 24% degli abitanti consuma 11-15 porzioni di frutta fresca, più di quanto non accada al Nord-Est e al Centro (18%). Conta anche il cluster sociale, naturalmente: le persone che si autoincludono nel ceto medio e medio-basso seguono maggiormente le raccomandazioni rispetto al ceto popolare. Nel ceto medio, il 22% consuma 11-15 porzioni settimanali di verdura, rispetto al 18% del ceto medio-basso. Anche per la frutta fresca, il 22% del ceto medio consuma 11-15 porzioni settimanali, contro il 17% del ceto medio-basso. E i comportamenti alimentari si riverberano nello stato di salute generale delle persone: i normopeso e sottopeso tendono a consumare più frutta e verdura rispetto a quelle sovrappeso o obese. Tra gli obesi, solo l’8% consuma frutta in quantità adeguata e si registra un consumo più elevato di carne rossa, indicando una predilezione per alimenti calorici. D’altra parte, le statistiche confermano che nei 28 Paesi UE le donne e gli uomini della fascia di reddito più bassa hanno rispettivamente il 90% e il 50% di probabilità in più di essere obesi rispetto alle persone che percepiscono redditi più alti, accrescendo le diseguaglianze di salute.

L’EDUCAZIONE ALIMENTARE – Come promuovere l’adozione della dieta mediterranea? La misura più apprezzata è l’educazione alimentare nelle scuole (64%), sostenuta soprattutto dagli over 55 (73%). Seguono le campagne di sensibilizzazione sulla salute (46%), elemento di particolare interesse sono le indicazioni offerte dai giovani: la preferenza dei 18-24enni non va tanto alle campagne di educazione alimentare quanto – più di 1 giovane su 2, il 58% – all’adozione di etichette che possano aiutare il consumatore nella scelta dei prodotti più idonei per seguire una dieta sana. E quasi 1 giovane su 3 (il 27%) propone di tassare i cibi non salutari. Com’è noto, la Dieta Mediterranea ha una intrinseca efficacia antispreco, favorendo il recupero e riutilizzo del cibo. Fra il 2021 e il 2024 lo spreco alimentare domestico registra complessivamente una lieve riduzione per alcuni alimenti, in Italia: lo spreco medio settimanale della frutta passa da 32,4 grammi a 27,1 grammi, quello dell’insalata da 22,8 a 22,3 grammi settimanali. Una tendenza che può essere attribuita alla crescente sensibilizzazione pubblica. Ma è in lieve aumento lo spreco del pane fresco (da 22,3 a 24,1 grammi settimanali), così come per la verdura che sale da 22,2 a 24,6 grammi settimanali.

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In copertina e all’interno ecco gli alimenti tipici della dieta mediterranea.

Dieta mediterranea o meglio “adriatica” Patrimonio Unesco tra scienza e storia: dopo Grado domani incontro ad Aquileia

di Giuseppe Longo

GRADO – Dieta mediterranea, atto terzo. Dopo i riusciti incontri all’Università di Udine e a Fossalon di Grado, ecco un nuovo appuntamento con questo “stile di vita”, più che modello di alimentazione, che si terrà domani 31 luglio ad Aquileia nella sede dell’azienda agricola Vini Brojli, in località Beligna, sulla strada per Fiumicello a sud della Basilica poponiana. Si tratterà, come annuncia la locandina, di un incontro di approfondimento sull’identità enogastronomica e culturale del territorio della Riviera Friulana, area nella quale «la dieta mediterranea fa parte del costume e degli usi comuni, tant’è che è insita nel Dna dei Friulani».
Moderatore dell’incontro, che comincerà alle 18, il cavalier Carlo Morandini, giornalista e presidente dell’associazione culturale La Riviera Friulana. Quindi la serie degli interventi, aperti dal saluto di Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine che, convintamente e con entusiasmo, sostiene l’importante iniziativa che ha il suo “motore” tecnico-scientifico nell’Ateneo di Udine e in particolare nel professor Edo D’Agaro, del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali. Quindi, prenderà la parola Maria Rosaria Peri, nutrizionista e pure docente universitaria, sul tema Il cibo della dieta mediterranea è fonte di salute da Ancel Keys ai giorni attuali.

Poi spazio alla poesia con Rosinella Celeste che presenterà la sua “ode” al peperoncino, vegetale più o meno piccante che nella dieta mediterranea non manca mai. Al collegamento di questo “stile di vita” con l’arte si riferirà, invece, Adriana Ronco Villotta, mentre Alviano Scarel, già sindaco di Aquileia e ricercatore universitario, tratterà questo tipo di alimentazione già nella cucina dell’antica Aquileia, come ci informano i mosaici della storica Chiesa patriarcale. La parola passerà poi all’agronomo Gabriele Cragnolini, presidente della sezione Udinese di Italia Nostra, che si soffermerà sul tema Particolarità di terreni e microclimi e i prodotti della dieta mediterranea. Infine, prima della degustazione di alcune pietanze intonate con l’argomento trattato, interverrà Efrem Tassinato, giornalista enogastronomico e chef, nonché presidente di Wigwam Clubs Italia, su I sapori aquileiesi della dieta mediterranea: prodotti e piatti di una filiera corta “ante litteram”.
La dieta mediterranea, che dal 2010 è patrimonio Unesco iscritta fra i beni immateriali, è dunque, come si diceva, uno stile di vita, più che un semplice elenco di alimenti, la cui salubrità è accertata e correttamente divulgata. Tanto che questo modello alimentare non è più soltanto quello delle popolazioni che si affacciano direttamente sul Mediterraneo – come Italia, Grecia e Spagna -, ma che si sta via via diffondendo. E anche il Friuli Venezia Giulia, pur in riva al mare Adriatico quale ultima propaggine settentrionale del Mediterraneo, non conosceva queste abitudini alimentari, ma oggi se ne sta appropriando, con soddisfazione diffusa. Tanto che Alessandro Lovato, titolare del ristorante Caneo – che, alla foce dell’Isonzo, Punta Sdobba, aveva ospitato il secondo incontro che ho avuto l’onore di moderare -, aveva giustamente osservato che alle nostre latitudini sarebbe più appropriato definirla proprio «dieta adriatica». Ai numerosi interventi dei relatori è stato, quindi, affiancato un menù a base di piatti tipici del territorio, curato dal maestro di cucina Germano Pontoni.


Anche in quella occasione, prima di dare il via agli approfondimenti previsti in scaletta – predisposta dallo stesso professor D’Agaro -, ha portato un saluto la professoressa D’Aronco. Quindi ancora Maria Rosaria Peri, dietista dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, il cui intervento è stato mirato proprio sulla dieta mediterranea calata nella realtà del Friuli Venezia Giulia. Poi una finestra aperta sulla storia di questa nostra terra: Vittorio Sutto, giornalista pubblicista, ha parlato dell’Alimentazione durante l’epoca romana e del Patriarcato, con chiari riferimenti alla vicinissima Aquileia, seguito da Carlo Morandini, che è anche presidente della Stampa agricola Fvg; Sergio Pascolo, produttore friulano di uova biologiche; Luigi Lovisotto, a nome di Ca’ Lovisotto Wines and Hospitality; e Maura Pontoni, responsabile della casa editrice L’Orto della Cultura. Il tutto è stato riassunto nell’intervento dello chef Germano Pontoni che poi ha offerto una interpretazione pratica della dieta mediterranea di casa nostra attraverso la collaborazione dello staff delle cucine del Caneo. Nell’occasione, come si diceva, anche una parentesi artistica nel corso della quale lo stesso professor Sutto ha presentato i dipinti di Stefano Balzano, Alessandra Candriella, Salvatore dell’Anna, Alessandra Gusso, Sergio Marino, Giulio Menossi e Gianna Pittini.
E ora ecco questo nuovo appuntamento di Aquileia per mettere ancora l’accento su questo “stile di vita” che si sta sempre più appropriando del nostro modo d’essere. Sarà un’altra utile occasione per approfondire l’importante tematica anche in questo caso con l’aiuto di relatori preparati. E, allora, buona “dieta mediterranea” a tutti!

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In copertina e all’interno immagini del secondo incontro sulla dieta mediterranea che si era tenuto a Grado: l’intervento della nutrizionista Peri, il saluto della presidente Club Unesco D’Aronco e di Alessandro Lovato del ristorante Caneo, lo staff di cucina con il maestro Pontoni e un ricordo con organizzatori, relatori e personale di cucina.